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      <title>la 4 c brunelleschi in emergenza virus by Salvatore Improta</title>
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      <description>realizzato con i cuccioli</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-09-18 07:11:28 UTC</pubDate>
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         <title>1 la metafisica</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong><em>CERBONE</em></strong><br><br><br>Aristotele ha distinto le scienze in tre grandi settori:</div><div>1a)scienze teoretiche che ricercano il sapere per se medesimo</div><div>2b)scienze pratiche che ricercano il sapere per raggiungere attraverso esso la perfezione morale</div><div>3c)scienze poietiche o produttive vale a dire scienze che ricercano il sapere in vista del fare cioè allo scopo di produrre determinati oggetti.</div><div>Le più alte per dignità e valore sono le prime: </div><div>1a)metafisica, fisica (in cui è inclusa anche la psicologia) e matematica.</div><div>Ma a che serve studiare questa metafisica?</div><div>Aristotele non usa il termine metafisica ma  parla di FILOSOFIA PRIMA O TEOLOGIA   perché la filosofia seconda  sarebbe la fisica. Ma Andronico da  Rodi nel sistemare i libri di Aristotele chiamò  METAFISICA tutti i libri che parlavano di argomenti che trattavano  del mondo metaempirico cioè al di là della realtà fisica---o --- empirica. Da allora in poi (1 secolo A.C.) si chiamò metafisica quella scienza che trattava di argomenti che Aristotele  elencò in 4 definizioni: cioè la metafisica indaga su:</div><div>a<strong>)le cause e i principi supremi &gt;le 4 cause</strong></div><div>b<strong>)l'essere in quanto essere &gt; le 10 categorie</strong></div><div><strong>c)la sostanza</strong></div><div><strong>d) Dio e la sostanza soprasensibile</strong></div><div><br></div><div>analizziamo la prima : La metafisica come scienza delle CAUSE a quali domande risponde?</div><div><br></div><div>La metafisica  risponde non ai bisogni materiali ma spirituali, cioè il puro bisogno di conoscere  il vero, di sapere il perchè ultimo della realtà, di rispondere ai "perché". Infatti Aristotele osservando il mondo nota che è costituito da una grande varietà di enti, accumunati dal fatto  di possedere l'essere, cioè che esistono. Allora si pone la domanda ontologica : che cos'è l'essere dell'ente ?  <br>Ecco perchè la regina delle scienze è la metafisica perchè  risponde a queste domande:<br>1)Che cosa sono?<br>2)Di che materia sono fatte?<br>3)Quale causa le ha generate? <br>4)A che scopo tendono?</div><div>Cioè le cause e i principi supremi.</div><div> Cioè Aristotele vuole capire qual'è il principio e quali sono le condizioni per cui una cosa è così e non in un altro modo.</div><div>Aristotele ne elenca 4:</div><div>1) causa formale</div><div>2)causa materiale</div><div>3)causa efficiente</div><div>4)causa finale </div><div>Cioè quali sono i principi (fondamenti) e quali sono le cause (condizioni) per cui esiste una cosa.</div><div><em>Per esempio l'uomo: la sua causa formale è l'anima; quella materiale: è fatto di carne e ossa (di che materia è fatto?); quella efficiente (perchè mai è nato? chi lo ha generato? perchè  cresce? ) causa efficiente &gt; il padre e la madre. ma perchè esiste, quale  è il fine - lo scopo? Causa finale.</em></div><div><em> </em></div><div>LA METAFISICA COME SCIENZA CHE STUDIA L'ESSERE IN QUANTO ESSERE</div><div>La metafisica come scienza che studia l'essere in quanto essere (ontologia) non può avere, per Aristotele, un solo significato. E'  necessario introdurre una riforma nel campo dell'ontologia, disciplina fondata da Parmenide (L'ESSERE E' E NON PUO' NON ESSERE. IL NON ESSERE NON E' E NON PUO' ESSERE)  e che Platone aveva cercato di superare parlando del mondo delle idee e del mondo  delle cose sensibili. Questa riforma  per Aristotele  è fondamentale perchè quando si parla dell'essere non si deve intendere un solo significato ma piuttosto un significato  PLURIVOCO  ossia che ha molteplici significati.Cioè  Aristotele studiando l'essere in quanto essere vuole rispondere alla domanda che cos'è questa cosa qui? (TODE TI?)</div><div>Cioè Aristotele vuole fare un catalogo di tutto ciò che esiste per definire che cos'è quella cosa.</div><div>Il che cos'è una cosa per Aristotele significa  dire che quella cosa o è<strong><em> sostanza</em></strong> o è affezione della sostanza o attività della sostanza.</div><div>Dunque attraverso la metafisica  posso studiare l’essere in quanto essere  e i suoi significati supremi, cioè in quanti modi posso esaminare L'ESSERE</div><div>In quattro modi:</div><div>● l'essere come categorie  cioè come essere per sé</div><div>● l’essere come atto e potenza</div><div>●l’essere come accidente </div><div>●l’essere come vero</div><div><br></div><div>QuindI se io vado in classe e voglio fare un catalogo di tutto ciò che esiste In questa classe, osservo che esistono diverse realtà (sensibili e intellegibili): alunni, banchi, sedie, penne, libri, .....ma esistono anche pensieri, sentimenti,  suoni, colori .....esiste il lunedi....esiste la storia ...la matematica.  Essi sono enti. Tutto ciò che esiste si chiama ENTE.</div><div>Ora come posso mettere nella stessa categorie ossia nello stesso genere cose così diverse?</div><div>L'ente lunedi ha lo stesso significato dell'ente banco? Forse che la parola ESISTE ha lo stesso significato quando diciamo: esiste il lunedi ...esiste il banco.....esiste il sentimento di noia?Che significa? Che non tutti gli enti che esistono hanno lo stesso significato e valore?</div><div>Cioè per Aristotele l'essere è ogni realtà, sia sensibile che intellegibile, (sia cose che idee) ma non tutti hanno lo stesso significato. Cioè di ogni essere che esiste si può predicare in modo PLURIVOCO Se vogliamo che il nostro catalogo sia il più possibile conforme alla realtà dobbiamo raggruppare i diversi enti in diversi generi</div><div>Ecco le CATEGORIE.</div><div>Perché di ciascuno di questi generi predichiamo l'essere ma dandogli un significato diverso IN QUANTO radicalmente diverse tra di loro, quindi anche i significati del verbo essere sono diverse tra di loro.</div><div>Volendo fare un elenco dei più generali di tipi di enti e di significati abbiamo le 10 CATEGORIE:<br>1) Sostanza<br><br></div><div>2) Qualità<br><br></div><div>3) Quantità<br><br></div><div>4) Relazione<br><br></div><div>5) Azione o agire<br><br></div><div>6) Passione o patire<br><br></div><div>7) Dove o luogo<br><br></div><div>8) Quando o tempo<br><br></div><div>9) Avere<br><br></div><div>10) Giacere<br><br></div><div>È bene ribadire ancora una volta, trattando la questione delle categorie, che per lo Stagirita c’è assoluta corrispondenza tra il piano del pensiero (aspetto <em>logico-linguistico</em>) e quello della realtà (aspetto <em>ontologico</em>). Sotto l’aspetto <em>ontologico, </em>infatti, le categorie sono i “generi” supremi o le originarie “divisioni dell’essere”, mentre sotto l’a­spetto <em>logico-linguistico, </em>sono le classi (ovvero i “predicati”) in cui rientrano tutti i termini possibili che usiamo nelle proposizioni.<br><br></div><div>Un esempio esplicativo. Vediamo un possibile esempio in cui vengono usate tutte e dieci le categorie: Tizio è un uomo (sostanza) di bell’aspetto (qualità) alto un metro e ottanta (quantità) che sta scrivendo (azione) e sta prendendo il sole (passione) vicino a Gaio (relazio­ne) sulla spiaggia (dove) oggi (quando) e porta un cap­pello (avere) e sta seduto (giacere).<br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-10 09:16:07 UTC</pubDate>
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         <title>LA SOSTANZA</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/5yid6bac5ld5/wish/159231170</link>
         <description><![CDATA[<div>GIACCO<br><br>Aristotele parlando delle categorie afferma che  solo la prima categoria ha una sussistenza autonoma mentre le altre 9 categorie presuppongono la prima o  si fondono sull'essere della prima. Per cui la domanda successiva a cui Aristotele cerca di rispondere è:<br>Se la sostanza è il cardine intorno al quale ruotano tutti i significati dell'essere, allora : Quali sostanze esistono?<br> Solo quelle sensibili? Oppure anche quelle soprasensibili? Ma soprattutto che cos'è la sostanza in generale?<br>Partiamo da ciò che più evidente.<br>CHE COS'è PIU' EVIDENTE per i naturalisti? Essi dicono che  negli elementi materiali  esiste il principio sostanziale (Acqua, aria, terra fuoco).<br>Platone indica la FORMA  (IDEA)  come sostanza in generale.<br>Altri cioè a uomini comuni  sembrerebbe che la sostanza è <strong>l'individuo e la cosa concreta </strong>che è fatta di MATERIA e FORMA.<br>Chi ha ragione?<br>Un pò tutti.<br>Per Aristotele prendendoli nel loro insieme presentano una verità, perché l'essere nel suo significato più forte è la sostanza, ma la sostanza in senso improprio è materia; in  un secondo senso  (più proprio) è sinolo; e in un terzo senso (per eccellenza) è forma.<br>Infatti è indubbiamente il principio costitutivo delle realtà sensibili perchè è il sostrato della forma (es. il sostrato  della forma del  mobile è il legno, il sostrato della forma della statua è il marmo....ecc..)<br>Se eliminassimo la materia  non esisterebbero le cose sensibili.........però la materia in sè e per sè  è potenzialità indeterminata, cioè solo la forma gli dà una determinato aspetto (dunque è sostanza ma in modo improprio).<br>La forma invece è sostanza a pieno titolo, perchè  costituisce il ciò che è una cosa, la sua essenza,  (quod qui est), ciò che realizza attualizza, determina la materia (legno &lt;MATERIA indeterminata  &gt;in potenza può diventare  mobile, banco, tavolo. FORMA &gt;il mobile che attualizza e determina la materia legno. Il legno non è niente è solo legno materia indeterminata, non ha una forma ; è in potenza di diventare qualcosa).<br>Ma la sostanza è anche il composto di materia e forma che Aristotele chiama sinolo, cioè insieme di materia e forma, in quanto  riunisce la sostanzialità del principio materiale e formale, ed è dunque sostanza a pieno titolo.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-10 11:20:35 UTC</pubDate>
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         <title>atto e potenza</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/5yid6bac5ld5/wish/159292987</link>
         <description><![CDATA[<div>FONTANELLA<br><br><br>essere come                            <strong><em>Potenza e atto<br></em></strong><br></div><div><br> Collegata alla dottrina delle quattro cause è la dottrina del divenire: Aristotele (nega il non essere Parmenideo e accetta il teorema del divenire d’Eraclito) ritiene che il divenire non implichi un passaggio dal non essere all’essere, e viceversa, ma un passaggio da un certo tipo di essere ad un altro tipo di essere; fatto ciò il filosofo elabora il concetto di potenza e atto. La potenza è la possibilità, da parte della materia, di assumere una determinata forma, mentre l’atto è la realizzazione di questa forma. La potenza sta dunque alla materia come l’atto sta alla forma, infatti la materia è per definizione la possibilità di assumere forme diverse, mentre la forma è la realtà in atto di tali possibilità. L’atto possiede una priorità gnoseologica, cronologica ed ontologica nei confronti della potenza (la conoscenza della potenza presuppone la conoscenza dell’atto). ’essere inteso come “potenza” e “atto”: ogni individuo, considerato nella sua realtà concreta, non è fisso e immutabile, ma diviene di continuo per attuare pienamente il suo essere. In alternativa a Parmenide, Aristotele afferma infatti che ogni ente <em>viene all’essere</em>, nasce, passando dal <em>“non-essere ancora”</em> all’essere, si accresce o diminuisce quantitativamente, passando da <em>un modo</em> di essere ad <em>altro modo</em> di essere, muta o si altera qualitativamente, passando da uno stato ad altro stato, si sposta da un luogo ad un altro, cambiando posizione nello spazio, e infine cessa di essere, muore, passando dall’essere al <em>“non-essere più”</em>. Nel ciclo della vita dell’individuo si attua dunque il <em>divenire</em>, cioè il movimento, che implica necessariamente il <em>passaggio dalla potenza all’atto</em>. Scrive infatti Aristotele nella <em>Metafisica</em>: “<em>Potenza significa […] possibilità di ricevere una determinata forma; atto è averla ricevuta. Ad esempio, il chicco di grano è atto come chicco di grano, ma è potenza nei confronti della spiga che da lui deriverà; la spiga, pienamente formata, è il chicco di grano divenuto atto, cioè la potenza che si è attuata”.</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-10 15:20:28 UTC</pubDate>
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         <title>LA LOGICA</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>COPPOLA<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-10 15:29:49 UTC</pubDate>
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         <title>ETICA</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>LEUCOIO</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-10 15:30:38 UTC</pubDate>
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         <title>LA TEOLOGIA  OVVERO IL DIO ARISTOTELICO</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/5yid6bac5ld5/wish/159429479</link>
         <description><![CDATA[<div><em>La metafisica come teologia<br><br></em><strong>DE ROSA</strong><em><br></em><br></div><div>(Definizione n. 4) Nell’ambito del discorso metafisico Aristotele arriva ad affermare l’esistenza di un essere divino, definito “motore immobile”, che è causa dell’unità e del fine che la natura insegue attuandosi nel divenire. Lo Stagirita afferma anche che questa entità superiore è incorporea ed assolutamente perfetta ed è perciò l’aspirazione di tutte le cose del mondo, poiché tutti gli enti desiderano, per la loro stessa natura, essere partecipi della perfezione. Esistono anche altri motori, ossia le intelligenze motrici dei pianeti e delle stelle; tuttavia, il motore immobile, che nella tradizione filosofica medievale è stato identificato con Dio, nella descrizione di Aristotele non è suscettibile di interpretazioni religiose: il Dio di Aristotele, infatti, proprio in quanto <em>primo motore immobile</em> non è interessato a ciò che accade nel mondo, né ha creato il mondo. Aristotele limita quindi la sua “teologia”, a ciò che la scienza metafisica richiede e può dimostrare. La <em>Metafisica</em> diventa quindi per Aristotele <em>teologia</em> nel momento in cui considera l’Essere supremo, il fondamento di tutta la realtà. “<em>Teologia</em>” è in altre parole un termine che per lo Stagirita indica la considerazione metafisica dell’essere dal punto di vista della <em>Causa Prima</em> (da cui “<em>filosofia prima</em>”)<a href="https://ontologismi.wordpress.com/2015/07/07/aristotele-alla-portata-di-tutti-cap-1-quadro-storico-gli-scritti-il-rapporto-con-platone-la-metafisica/#_ftn27">[27]</a>. Ma qual è allora il rapporto tra la metafisica intesa come ontologia, scienza che studia l’ente in quanto ente, e l’altra branca della metafisica, la teologia, che studia l’ente in quanto perfezione assoluta: Dio, ovvero l’atto puro e primo motore immobile? Il problema è, ancora una volta, quello del divenire (del movimento)<a href="https://ontologismi.wordpress.com/2015/07/07/aristotele-alla-portata-di-tutti-cap-1-quadro-storico-gli-scritti-il-rapporto-con-platone-la-metafisica/#_ftn28">[28]</a>. Siamo nel libro centrale della <em>Metafisica</em>, il libro XI, dove Aristotele prende in esame il concetto di Essere sotto un nuovo punto di vista<a href="https://ontologismi.wordpress.com/2015/07/07/aristotele-alla-portata-di-tutti-cap-1-quadro-storico-gli-scritti-il-rapporto-con-platone-la-metafisica/#_ftn29">[29]</a>. La metafisica viene intesa qui come la scienza della sostanza immobile che non ha alcun principio in comune con le altre specie di sostanze (I 1069 b 1); questa sostanza immobile, eterna, indivisibile ed in estesa è il primo motore da cui l’atto eterno genera tutto il movimento. L’analisi del movimento, insomma, costituisce il punto di partenza che porta dal divenire alla teologia.<br><br></div><div><strong>Il problema del regresso all’infinito.</strong> La necessità di pensare un atto puro all’estremo superiore della catena degli esseri consegue dal principio fondamentale dell’anteriorità dell’atto sulla potenza. Se infatti la potenza presuppone l’atto, è evidente che, per evitare l’assurdo di un regresso infinito, dobbiamo porre al termine superiore della catena potenza-atto-potenza, ecc. un <em>atto senza potenza, </em>ossia un <em>Atto puro. </em>Data la corrispondenza tra atto e forma, l’Atto puro è nel contempo <em>pura Forma </em>senza materia ed è pertanto una <em>sostanza incorporea, sovrasensibile. </em>Ontologicamente esso è il Principio supremo, il fondamento da cui dipende tutta la catena degli esseri, ciò che gli uomini chiamano <em>Dio.<br></em><br></div><div><em> <br></em><br></div><div>L’esigenza di evitare il regresso infinito è alla base di tutte le dimostrazioni aristoteliche dell’esistenza di Dio. Il medesimo ragionamento che ci costringe a porre Dio come Atto puro e Forma pura può essere applicato al movimento: ogni cosa mossa presuppone qualcosa che la metta in moto ossia un motore, ma anche quest’ultimo, in quanto è a sua volta mosso, presuppone un motore, ecc., per cui, per non incorrere nel regresso infinito, dobbiamo porre al termine della catena un motore che non sia a sua volta mosso, ovvero un <em>Motore immobile. </em>Analogamente stanno le cose, se riflettiamo sulla catena delle cause: ogni effetto presuppone una causa, che è a sua volta effetto di un’altra causa e così via; dovrà quindi esserci una <em>Causa prima </em>non causata.<br><br></div><div>Le proprietà di Dio. Dio è quindi <em>Atto puro</em> e <em>Forma pura</em>, <em>Motore immobile</em>, <em>Causa prima</em>; in quanto sostanza sovrasensibile non ha né grandezza né parti, è eterno, separato, ingenerabile e incorruttibile. A questa sostanza sovrasensibile, in quanto perfezione massima, appartiene il modo di vivere più perfetto, “quel modo di vivere che a noi [uomini] è concesso solo per breve tempo” e di cui essa invece gode in eterno: la vita dell’intelligenza. Dio è quindi pensiero ed è pensiero «che ha come oggetto ciò che è eccellente in massimo grado» ossia se stesso: egli è <em>Pensiero che pensa se stesso. </em>Dio è il supremo motore non in quanto causa efficiente, ma in quanto causa finale: egli muove, senza a sua volta essere mosso, “come l’oggetto d’amore attrae l’amante”, ossia in quanto <em>Fine ultimo </em>a cui tendono tutti gli esseri. Dio non ha volontà, perché il volere e il desiderio presuppongono la mancanza di ciò che si vuole e si desidera, ed egli non manca di nulla; perciò il rapporto di Dio col mondo è unidirezionale: tutte le cose tendono a Dio, ma Dio non tende a nulla ed è impassibile a tutto ciò che accade nel mondo.<br><br></div><div>Così il mondo non ha avuto un inizio nel tempo e nemmeno si è sviluppato dal caos all’ordine: esso è eterno, sempre identico a se stesso e unico. Tempo e movimento sono coeterni al mondo.<br><br></div><div>Poiché da Dio come <em>Motore immobile</em> dipende il movimento <em>fisico </em>di tutti i cieli, tra metafisica e fisica (o filosofia naturale) sussiste, nella visione aristotelica, una connessione essenziale: non è possibile trattare i problemi fondamentali del mondo fisico, delle sostanze sensibili, senza fare riferimento alla sostanza sovrasensibile, anzi <em>alle sostanze sovrasensibili. </em>Secondo Aristotele, infatti, Dio è la <em>suprema, </em>ma <em>non l’unica </em>sostanza sovrasensibile: come vedremo meglio nella sezione successiva sulla fisica, le sfere celesti sono mosse da Intelligenze simili a Dio, anche se a lui inferiori. Aristotele non è quindi monoteista; come tutti i filosofi greci, egli ritiene che il divino sia costituito da molte realtà eterne e incorruttibili, anche se pensa queste realtà disposte in un ordine gerarchico che ha alla sommità il supremo <em>Motore immobile</em>.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-11 12:01:51 UTC</pubDate>
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         <title>IL PROGETTO FILOSOFICO DI ARISTOTELE</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2017-03-11 14:03:42 UTC</pubDate>
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         <title>ELLENISMO COS&#39;è?</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2017-05-19 15:02:35 UTC</pubDate>
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         <title>AGOSTINO</title>
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         <title>PLOTINO</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title></title>
         <author>anna_paola</author>
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         <title>curtis e feudi</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>&nbsp;da studiare per la verifica</div>]]></description>
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         <title>RINASCITA DELLA CITTà NEL MEDIOEVO</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>RINASCITA ANNO MILLE</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>ronca</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div><br><br><strong><em>FISICA</em></strong><br><br>Quella di Aristotele ‒ vista con gli occhi del fisico moderno ‒ è una fisica 'ingenua', basata cioè sull'esperienza comune. Stando a quest'ultima, la Terra sembra stare ferma, mentre il Sole si muove nel cielo; inoltre i corpi celesti, a differenza di quelli terrestri, sembrano rimanere uguali e si muovono circolarmente. Partendo da queste osservazioni Aristotele elabora una concezione geocentrica e disomogenea dell'Universo. Geocentrica, perché la Terra sta immobile al centro dell'Universo, mentre il Sole e i pianeti le ruotano attorno. Disomogenea, perché si basa sulla distinzione tra due zone: quella celeste (dalla luna in su), nella quale i corpi sono eterni, immutabili e si muovono di moto circolare, e quella sublunare (dalla luna al centro della Terra), nella quale i corpi sono mutevoli, composti da elementi (terra, acqua, aria, fuoco) e caratterizzati dal moto rettilineo. Tale moto è dovuto alla naturale tendenza dei corpi verso il loro 'luogo naturale', come dimostra il fatto che le pietre, composte di terra, cadono verso il basso, mentre le bolle, composte d'aria, vanno verso l'alto. Tale concezione dell'Universo, ripresa da Tolomeo, dominò sino al 16° secolo.</div>]]></description>
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         <title>ARGIENTO</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong><em>SCIENZE PRATICHE</em></strong></div>]]></description>
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         <title>pace</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>LA PSICOLOGIA</div>]]></description>
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         <title>stoici</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>epicuro</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>stoici</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title></title>
         <author>martinaapeace</author>
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         <title>CHIESA SAN MARCO IN SYLVIS</title>
         <author>leonardo_laezza2003</author>
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         <title>Umanesimo e Rinascimento </title>
         <author>Domenico10</author>
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         <title></title>
         <author>v_angelino03</author>
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         <title></title>
         <author>samuele_cerbone2</author>
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         <description><![CDATA[<div>7<strong><br>Diritto Elettorale<br></strong><br></div><div> | «Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. La legge stabilisce requisiti e modalità per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero e ne assicura l'effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l'elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge. Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.»<br> | (<a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:costituzione:1947-12-27~art48!vig=">Costituzione della Repubblica Italiana, articolo 48</a>)<br><br>In Italia esistono due tipi di elettorato, uno attivo e uno passivo. L’elettorato attivo riguarda i votanti e conferisce il diritto di voto a tutti i cittadini maggiorenni, vale a dire tutti i cittadini con età maggiore ai 18 anni. Questo tipo di elettorato non fa distinzione di sesso: il suffragio universale fu esteso alle donne anteriormente alla costituzione. Sono quindi necessari solo due requisiti per avere il diritto di voto in Italia, ovvero:<br><br></div><div>1 cittadinanza italiana, data solo ai cittadini di nazionalità italiana di conseguenza sono esclusi gli apolidi e gli stranieri;<br><br></div><div>2 la maggiore età, quindi i cittadini che hanno un’età superiore ai 18 anni, però questi sono esclusi dalla votazione per i membri della camera del senato in quanto, secondo l’art. 58 della costituzione italiana, per la votazione di questi l’elettore deve avere un’età superiore ai 25 anni.<br><br></div><div>L’art. 48 della costituzione italiana sancisce anche le caratteristiche del voto, ovvero sancisce che il voto deve essere: eguale, segreto, personale e libero, e ne qualifica anche l’esercizio come dovere civico.<br><br></div><div>Il voto è:<br><br></div><div><em>personale</em> nel senso che non può essere delegato;<br><br></div><div><em>eguale</em> nel senso che ogni voto ha lo stesso valore di tutti gli altri;<br><br></div><div><em>libero</em> nel senso che la volontà dell'elettore non può essere coartata;<br><br></div><div><em>segreto</em> nel senso che l'elettore ha diritto di isolarsi al momento di votare e deve mantenere il segreto su quanto avviene in quello stesso momento.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-18 17:08:23 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>leonardo_laezza2003</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/5yid6bac5ld5/wish/416280194</link>
         <description><![CDATA[<div><strong><br>        </strong> <strong>              Ius soli</strong></div><div><strong><em><br>Ius soli</em></strong> (in <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_latina">lingua latina</a> «<strong>diritto del suolo</strong>») è un'espressione giuridica che indica l'acquisizione della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cittadinanza_(diritto)">cittadinanza</a> di un dato paese come conseguenza del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fatto_giuridico">fatto giuridico</a> di essere nati sul suo territorio, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori. Si contrappone allo <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ius_sanguinis"><em>ius sanguinis</em></a> (o «<strong>diritto del sangue</strong>»), che indica invece la trasmissione alla prole della cittadinanza del genitore, sulla base pertanto della discendenza e non del luogo di nascita. <br><br></div><div><br>Quasi tutti i paesi del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/America">continente americano</a> applicano lo <em>ius soli</em> in modo automatico e senza condizioni. Tra questi gli <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cittadinanza_statunitense">Stati Uniti</a>, il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Canada">Canada</a> e quasi tutta l'<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/America_meridionale">America latina</a>.<br><br></div><div><br> Alcuni paesi <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Europa">europei</a> (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Francia">Francia</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Germania">Germania</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Irlanda">Irlanda</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Regno_Unito">Regno Unito</a>) concedono altresì la cittadinanza <em>ius soli</em>, sebbene condizionata.<br><br></div><h1>                       Italia</h1><div><br>In applicazione delle norme che mirano a scongiurare l'<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Apolidia">apolidia</a>, in Italia lo <em>ius soli</em> trova applicazione in circostanze eccezionali. Esso si applica, come norma residuale, in tre casi:<br><br></div><div>per nascita sul territorio italiano da genitori ignoti;<br><br></div><div>per nascita sul territorio italiano da genitori <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Apolide">apolidi</a>;<br><br></div><div>per nascita sul territorio italiano da genitori stranieri impossibilitati a trasmettere al soggetto la propria cittadinanza secondo la legge dello stato di provenienza.<br><br></div><div><br>Inoltre, in virtù dell'art. 4, comma 2, della legge 5 febbraio 1992, n. 91, una versione particolare dello <em>ius soli</em> è applicata allo straniero nato in Italia e che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età. Infatti, in tal caso egli diviene cittadino italiano di diritto se dichiara di voler acquisire la cittadinanza italiana entro un anno dal raggiungimento degli anni diciotto di età, quindi senza le condizioni normalmente richieste (reddito sufficiente, incensuratezza, circostanze di merito, ecc.) per ottenere la cittadinanza per naturalizzazione. Tale beneficio viene perso in mancanza di volontà espressa entro un anno dal raggiungimento della maggiore età, dopo di che la cittadinanza è ottenibile solo tramite le norme ordinarie.<br><br></div><div><strong><br> </strong></div><div><strong><br>                     Ius culturae</strong></div><div>Lo ius culturae<em> </em>è al momento uno scenario inedito nel diritto di cittadinanza in Italia. Si tratta di un istituto giuridico che permette la possibilità di ottenere la cittadinanza ad un minore straniero, nato in un Paese o arrivato entro una certa età, a patto che abbia frequentato regolarmente almeno uno (o più) cicli di studio o dei percorsi di istruzione e formazione professionale. In sostanza, per diventare cittadino bisogna dimostrare di avere un certo livello di “culturae” <br><strong>La differenza tra ius culturae e ius soli</strong></div><div>Lo ius culturae non si deve confondere con lo ius soli. Nel primo caso, la cittadinanza si ottiene a patto che venga completato un percorso di formazione, mentre nel secondo caso la cittadinanza viene concessa per il solo fatto di essere nato sul territorio italiano, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori. </div>]]></description>
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         <title></title>
         <author>mvangone15</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <title>The Founder</title>
         <author>Martinabaldinucci</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/5yid6bac5ld5/wish/433616891</link>
         <description><![CDATA[<div>VOTO 7<br>martina baldinucci<br><br><strong><em>The Founder</em></strong> è un film del <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/2016">2016</a> diretto da <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/John_Lee_Hancock">John Lee </a>Hancock. Il film racconta la storia vera dell'imprenditore <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Ray_Kroc">Ray Kroc</a>, interpretato da <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Michael_Keaton">Michael Keaton</a>, e della sua acquisizione della catena di <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Fast_food">fast food</a> <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/McDonald's">McDonald's</a>.<br><a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Anni_1950">Anni 1950</a>. <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Ray_Kroc">Ray Kroc</a>, venditore di frullatori dell'<a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Illinois">Illinois</a>, si reca in <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/California">California</a> per lavoro; qui incontra i fratelli <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Dick_e_Mac_McDonald">Dick e Mac McDonald</a>, proprietari di un <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Fast_food">fast food</a>. Kroc, colpito dal rapido sistema di produzione e vendita del cibo, vede del potenziale nell'azienda, e riesce così a guadagnare una posizione all'interno della società, fino al punto di acquisirne il completo controllo, a discapito dei due fratelli, creando poi un impero da miliardi di dollari.<br><strong><br>The Founder: trama<br></strong>L’incredibile storia vera di Ray Kroc, un rappresentante di frullatori americano con poche prospettive che, negli anni 50, imbattutosi in un chiosco di hamburger nel bel mezzo del deserto sud-californiano, ha creato l’impero mondiale della ristorazione “fast food” che noi tutti conosciamo come McDonald’s. Un film sull’ambizione, sulla tenacia e sul prezzo da pagare per ottenere il successo.</div><div><strong>The Founder: curiosità<br></strong>La compagnia per cui Kroc lavorava prima di farsi coinvolgere da McDonald’s, la Prince Castle, non solo esiste ancora ma tuttora rifornisce McDonald’s con diversi elettrodomestici e altri utensili da cucina.<br>I ristoranti che si vedono nel film sono stati riCOstruiti apposta per le riprese all’interno di alcuni parcheggi perché non sono stati trovati punti vendita che la produzione ha ritenuto visivamente adatti per essere usati.<br>Di norma, le produzioni di questo tipo girano circa dodici ore al giorno. Il regista, invece, è arrivato sul set estramente preparato e non ha avuto bisogno di rigirare quasi nulla, portando le ore di ripresa a una cifra tra le otto e le dieci al giorno. Inoltre tutto il film è stato girato per intero in appena ventidue giorni. Un’efficienza pazzesca e molto rara.<br>Nonostante i ritmi di produzione non fossero (così) folli come su altri set, un giorno la <em>crew</em> era particolarmente stanca dopo ore di intenso lavoro. Michael Keaton ha quindi noleggiato due interi camion di gelato per ristorare tutti i suoi collaboratori.<br>John Carroll Lync, nel film Mac McDonald, ha imparato l’intera sceneggiatura del film come se fosse il copione di una rappresentazione teatrale.<br>L’ufficio dei fratelli McDonald è stato ricostruito nello stesso teatro di posa in cui è stato installato anche l’ufficio di Kroc. In questo modo, i due telefoni sono stati collegati in modo tale che gli attori potessero girare le loro telefonate in tempo reale, parlandosi a vicenda. </div><div>                                              <mark>Martina Baldinucci</mark></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-01-20 11:44:00 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;usura : dalle origini ad oggi.</title>
         <author>gsabrinalanzano</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/5yid6bac5ld5/wish/433663197</link>
         <description><![CDATA[<div>VOTO;7<br><br></div><div><br>L'<strong>usura</strong> (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Parola">parola</a> <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_latina">neolatina</a> usata anche per definire l'applicazione illegale degli <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Interesse">interessi</a> <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Finanza">finanziari</a>) è la pratica consistente nel fornire <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Prestito_(finanza)">prestiti</a> a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tasso_di_interesse">tassi di interesse</a> considerati illegali, socialmente riprovevoli e tali da rendere il loro rimborso molto difficile o impossibile, spingendo perciò il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Debito">debitore</a> ad accettare condizioni poste dal <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Credito">creditore</a> a proprio vantaggio, come la vendita a un <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Prezzo">prezzo</a> particolarmente vantaggioso per il compratore di un bene di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Propriet%C3%A0_(diritto)">proprietà</a> del debitore, oppure spingendo il creditore a compiere atti illeciti ai danni del debitore per indurlo a pagare.<br><br></div><div><br>Di solito le vittime dell'usura sono persone e aziende in difficoltà economiche, alle quali è precluso il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Credito">credito</a> bancario, in ragione della consapevolezza da parte della banca della presumibile insolvenza di chi chiede prestiti. Tali persone e aziende trovano credito presso canali non ufficiali. Chi concede il prestito a tassi d'usura conta di rivalersi, in caso di mancato pagamento, sul <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Patrimonio">patrimonio</a> del debitore, che accetta il prestito anche a tali condizioni, sperando di poterlo comunque restituire. <br><br></div><div><br>Frequentemente gli usurai (detti comunemente "strozzini") svolgono altre attività illegali, dalle quali provengono i capitali che essi prestano e compiono altri atti illeciti, come il riciclaggio di denaro guadagnato illecitamente o atti di violenza per piegare la volontà delle loro vittime. Altre volte l'usuraio svolge un'attività lecita che, oltre a fargli guadagnare grosse somme, lo mette in contatto con persone in difficoltà: come l'assicuratore o il commercialista. Talora, l'usuraio già dispone di un notevole patrimonio personale ed è in grado di fornire garanzie ai creditori per prestiti di un certo ammontare. A volte si limita a firmare una <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fideiussione">fideiussione</a>, che permette alla vittima di ottenere un prestito. L'istituto di credito rifiuta di concedere un prestito a chi non fornisce sufficienti garanzie e/o capacità di rimborso futuro, e la fideiussione può aprire le porte al credito. In questo modo, l'usuraio potrebbe riscuotere <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Interesse">interessi</a>, senza anticipare alcuna somma. Diversamente, l'usuraio potrebbe prendere a prestito il denaro da un istituto di credito, garantendo col suo patrimonio, e girando le somme alle vittime a tassi usurai. Tuttavia, prestiti frequenti di ingenti somme potrebbero essere segnalati, e l'usuraio chiamato a documentare l'impiego delle aperture di credito. L'usuraio non è considerato un lavoro a norma di legge pertanto non è definito come professione. <br><br></div><div><br> <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-01-20 14:38:47 UTC</pubDate>
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         <title>Malattie nel Medioevo</title>
         <author>leonardo_laezza2003</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/5yid6bac5ld5/wish/439829757</link>
         <description><![CDATA[<div>VOTO 7<br>Alla peste del 1348 seguirono numerose altre forme epidemiche e ad esse si associarono, nei decenni successivi, tutta una serie di altre affezioni non sconosciute all'epoca precedente, ma che vennero ad assumere una virulenza molto superiore: così la varicella, la scarlattina, la parotite, la meningite(che colpiva soprattutto bambini e adolescenti), il morbillo, la tubercolosi. <br>Fra il 1326 e il 1400 si registrarono in Germania 32 anni di epidemie, 30 in Inghilterra fra il 1351 e il 1485, 37 in Italia fra il 1361 e il 1502.<br>Sul piano demografico l'impatto di questi diversi morbi fu devastante, più nelle città che nelle campagne.<br>Ciò è facilmente spiegabile con il fatto che le concentrazioni urbane favorivano il contagio. In città, tuttavia, la ripresa era resa più pronta dall'arrivo di nuovi immigrati, mentre in campagna gli effetti furono più duraturi. Tutta una serie di piccoli centri, ripetutamente falciati dalle epidemie tre-quattrocentesche, scomparvero.<br>Nelle campagne la diminuzione del numero degli uomini determinò l'abbandono di molte terre e dunque la regressione della coltivazione dei cereali (base dell'alimentazione) ed una ripresa del bosco e del pascolo, con la moltiplicazione di animali selvaggi quali cinghiali, cervi, caprioli, lepri, conigli e anche lupi.<br>In città si ridusse la manodopera necessaria alle attività artigianali e industriali, con un corrispondente calo della produzione.<br>Interi nuclei famigliari furono colpiti e scomparvero, altri furono decimati: aumentò il numero degli orfani e delle famiglie senza un genitore. L’epidemia uccideva gli uomini, ma risparmiava i beni materiali: vi furono a disposizione più case per gli abitanti ed il loro valore diminuì, come pure i canoni d'affitto.<br>I sopravvissuti divennero più abbienti, ereditando i beni dei morti. Vi fu un'espansione dei consumi individuali ed il minor numero di uomini portò ad un aumento dei salari e delle retribuzioni in generale: la domanda di forza-lavoro era superiore all'offerta.<br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-02-03 18:18:57 UTC</pubDate>
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         <title>Marco Polo</title>
         <author>c03coppola</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/5yid6bac5ld5/wish/439892234</link>
         <description><![CDATA[<div>Marco Polo nasce a Venezia nel 1254. Mercante, viaggiatore italiano, al suo nome è legata l'opera passata alla storia come "Il Milione". Si tratta, a parere unanime degli storici, del compendio più importante e prezioso che il Medioevo, prima della scoperta dell'America e della successiva epoca delle grandi esplorazioni, abbia mai lasciato in merito ai territori d'Oriente, comprendendo con questa espressione anche un'ampia moltitudine di popoli e geografie che la civiltà occidentale, fino a quel momento, non aveva mai esplorato.Cittadino della cosiddetta Serenissima, come viene chiamata a quei tempi la Repubblica di Venezia, Marco Polo nasce in una famiglia tipica della Laguna, benché originaria di Sebenico, Dalmazia.Appartenente all'alta borghesia veneziana, figlio di Niccolò, mercante da cui apprende gran parte dei segreti del mestiere, nipote di Matteo Polo, fratello di suo padre e anch'egli mercante, all'età di diciassette anni il giovane Marco intraprende un lungo viaggio insieme con i due familiari. È il viaggio della sua vita, che consegna il suo nome alla storia. In realtà, sono proprio Niccolò e Matteo ad invogliare il giovane Marco ad intraprendere la carriera di commerciante all'estero. Nei mesi intorno alla sua nascita infatti, i due si sono spinti già nelle terre d'Oriente, stabilendo i propri mercati prima a Costantinopoli e poi a Soldaia, nella Crimea. I due fratelli Polo durante questi viaggi entrano nelle grazie del grande Qubilai, il conquistatore e unificatore della Cina,ottenendo fruttuosi privilegi, oltre che una probabile dignità nobiliare.Tornati a Venezia nel 1269, forti dell'esperienza appena trascorsa, dopo nemmeno due anni decidono di rimettersi in viaggio. Con loro, c'è anche Marco Polo, il quale insieme con suo padre Niccolò e suo zio Matteo, nella primavera del 1271 parte per l'Asia. Qui, stando ai primi resoconti dell'esperienza, i commercianti veneziani si guadagnano la fiducia del Gran Khan del Katai, in Cina. Questi, affida loro alcune missioni nelle province più remote del suo impero, dandogli la possibilità di intraprendere viaggi in terre impervie, alla stregua di popolazioni e culture fino a quel momento nemmeno immaginate dall'uomo occidentale. Tutta l'esperienza dura quasi venticinque anni e, successivamente e con dovizia di particolari, costituisce il corpus centrale dell'opera di Polo: "Il Milione", appunto. Secondo i documenti riportati di seguito, i Polo sarebbero giunti a Pechino alla corte del Gran Kahn intorno al maggio del 1275. Il giovane e intraprendente viaggiatore veneziano, su incarico dall'Imperatore, ispeziona le regioni al confine del Tibet e lo Yün-nan fregiandosi del titolo di "Messere". È un'onorificenza che lo pone a stretto contatto con la figura del sovrano, facendo di lui un rappresentante e informatore, oltre che ambasciatore di Stato. Svolge inoltre attività amministrative e si guadagna la stima delle alte sfere della società mongola. Nel 1278 poi, Marco Polo viene nominato Governatore di Hang-chou, già capitale, sotto la dinastia dei Sung, del reame dei Mangi. È il massimo riconoscimento per la sua abilità e per l'impegno profuso alla corte del Kahn. Nel 1292, a ventun'anni dalla partenza da Venezia, il mercante divenuto governatore inizia il viaggio di ritorno salpando dal porto di Zaitun. Dopo tanto peregrinare, nel 1295 rientra a Venezia. L'idea di mettere nero su bianco quanto visto e appreso durante la sua traversata in Oriente non lo sfiora minimamente, coinvolto com'è in alcune vicissitudini che riguardano la sua Repubblica. Tre anni dopo pertanto, nel 1298, Polo viene fatto prigioniero dai genovesi, durante la battaglia navale di Curzola, cui prende parte per difendere la sua Serenissima. In carcere però, durante la sua prigionia, fa la conoscenza di un mediocre letterato, tale Rustichiello da Pisa, che fino a quel momento si è guadagnato da vivere compilando avventure cavalleresche. Questi però, ha la brillante idea di farsi raccontare da Marco Polo tutta l'esperienza passata in Oriente insieme con i suoi parenti, con il fine di rendere su carta quanto appreso e diffonderla a tutti. Le regioni di cui racconta il viaggiatore veneziano, ancora del tutto ignote agli europei, sono quelle della Valle del Pamir, del deserto di Lop e del deserto di Gobi. Il testo che ne viene fuori non denuncia fratture e testimonia la piena osmosi avvenuta tra racconto orale e composizione scritta, tra oratore e narratore.Il libro viene redatto, in origine, in lingua francese, sebbene non ignorasse alcune forme lessicali e sintattiche italianizzanti, perlopiù volgare veneto e toscano. Dei primi esemplari composti, tutti andati perduti, si segnalano alcune varianti di quello che in principio doveva essere il titolo originale dell'opera, come detto in lingua francese, ossia: "Divisament dou monde". A questo, si aggiungono versioni intitolate "Livres des merveilles du monde" o, in latino, "De mirabilibus mundi". Smarrite le copie originali, restano però diverse traduzioni dell'opera, in molte lingue, e quasi tutte con il titolo giunto fino ai nostri giorni: "Il Milione". Contrariamente a quanto si pensi, questa fortunatissima traduzione dell'opera deriva da un'aferesi del nome Emilione, il quale i Polo protagonisti del viaggio usavano, nella città lagunare, per distinguersi dagli altri Polo, assai numerosi in quel di Venezia. In italiano, l'opera ha avuto come felice traduzione del suo titolo quella di "Ottimo", diffusa soprattutto intorno agli inizi del '300, ma di sicuro prima del 1309. L'intellettuale Ramusio, successivamente, nel 1559, è noto per aver curato la prima edizione a stampa dell'opera famosa. A conti fatti, "Il Milione" resta un documento fondamentale per comprendere sia l'Oriente medievale, sia la mentalità mercantile italiana verso la fine del '200. La sua struttura, di impianto trattatistico e romanzesco insieme, si mantiene unitaria, nonostante convivano nell'opera elementi apparentemente discordanti, quali l'amore per il fiabesco e il gusto per l'osservazione diretta e precisa, oltre all'attenzione ad alcuni aspetti tecnici economici e sociali propri di un esperto mercante. Le tre anime insomma, derivanti da due personalità in carne ed ossa, sono ravvisabili e, in ogni caso, non cozzano tra loro. C'è il cronista fantasioso, il viaggiatore attento e il mercante, abile nell'apprendere i meccanismi più vicini alla quotidianità di un popolo e di una terra fino ad allora sconosciuta. Marco Polo muore a Venezia nel 1324, a settant'anni. In Italia il suo volto campeggia sulla banconota da 1.000 lire in uso dal 1982 al 1988.<br><strong>Via della seta: itinerario di una via tra Oriente e Occident </strong><a href="https://doc.studenti.it/appunti/storia/3/marco-polo.html"><strong>Marco Polo - Ricerca sul viaggio raccontato ne Il Milione</strong></a> <em>Cos'è la via della seta</em>«Quivi si fa molta seta». Con queste parole <strong>Marco Polo</strong> descrisse ne il <em>Milione</em> l'economia della provincia cinese del Catai caratterizzata dalla <strong>produzione della seta</strong>, tessuto che in <a href="https://www.studenti.it/topic/europa.html">Europa</a> arrivava attraverso un percorso preciso che univa <a href="https://www.studenti.it/topic/oriente.html">Oriente</a> e Occidente: la <a href="https://www.studenti.it/topic/via-della-seta.html"><strong>via della seta</strong></a>.<br>La <strong>via della seta</strong> è infatti l'insieme di itinerari terrestri, marittimi e fluviali di circa 8000 chilometri lungo i quali dall'antichità si snodavano gli scambi culturali e commerciali tra <strong>Oriente</strong> e <strong>Occidente</strong> e, in particolare, della <strong>seta</strong> di cui la <a href="https://www.studenti.it/topic/cina.html">Cina</a> mantenne per secoli il monopolio.   <em>Il nome </em><strong>via della seta</strong> apparve per la prima volta nel 1877, quando il geografo tedesco<strong> Ferdinand von Richthofen</strong>, nell'introduzione del libro <em>Diari dalla Cina</em>, nominò per la prima volta la <strong>via della seta</strong>.  La <strong>via della seta</strong> attraversava l'Asia centrale e il Medio Oriente, collegando la <strong>Cina</strong> all'<strong>Asia Minore</strong> e al <a href="https://www.studenti.it/topic/mediterraneo.html"><strong>Mediterraneo</strong></a>. Le sue diramazioni si estendevano a est sino alla <a href="https://www.studenti.it/topic/corea.html">Corea</a> e al <a href="https://www.studenti.it/topic/giappone.html">Giappone</a> e a Sud fino all'<a href="https://www.studenti.it/topic/india.html">India</a>.Nella porzione occidentale del tragitto, gli itinerari furono <strong>molti e variabili</strong> a seconda delle condizioni storico-economiche dei Paesi che ne erano attraversati: una volta superati i passi montani del Pamir, la <strong>via della seta</strong> proseguiva in vari percorsi che da una parte conducevano all’India, dall’altra verso l’<a href="https://www.studenti.it/topic/iran.html">Iran</a> e i fiumi Tigri ed Eufrate in Medio Oriente. Il tratto meglio definibile e immutabile nel tempo fu quello orientale che si propagava in Cina.   <strong>Tappe terrestri</strong> importanti erano sempre:·       Roma, Atene e Costantinopoli in Europa·       Baghdad in Medio Oriente·       Samarcanda nell'attuale Uzbekistan·       Hotan e Xi'an in Cina·       É importante sottolineare che la <strong>destinazione finale</strong> della <strong>seta</strong>, che viaggiava su questa via insieme ad altre merci preziose e che iniziò a uscire con regolarità dalla Cina dopo il 200 a.C., era <a href="https://www.studenti.it/storia-romana-cronologia-protagonisti-eventi.html"><strong>Roma</strong></a>. Altre merci altrettanto preziose viaggiavano in <strong>senso inverso</strong>, e insieme alle merci si muovevano in un senso e nell'altro le<strong> idee</strong> legate alla matematica e all'<a href="https://www.studenti.it/astronomia-significato-e-storia.html">astronomia</a> e <a href="https://www.studenti.it/topic/religione.html">religioni</a> come il Manicheismo e il Nestorianesimo.<br>Questi scambi commerciali e culturali furono determinanti per la nascita e lo sviluppo delle <strong>antiche civiltà</strong>, ma anche per la nascita del mondo moderno.  Marco Polo avrebbe riportato assieme a spezie e stoffe meravigliose, anche uno strano cibo fatto di morbide strisce: la pasta. Questa storia è molto famosa, ma si tratta di una leggenda, perchè la pasta che Marco ebbe modo di assaggiare non aveva nulla a che vedere con quella di grano duro tipica italiana, ma era fatta con "farina di alberi" (ovvero soia). Ancora oggi la Cina vede nella sua gastronomia una notevole presenza di pasta: spaghetti di soia, spagheti di riso, gnocchi di farina di riso. </div><div><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-02-03 19:36:37 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>v_angelino03</author>
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         <description><![CDATA[<div>7</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-02-05 18:35:43 UTC</pubDate>
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         <title>Il Decameron</title>
         <author>gsabrinalanzano</author>
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         <description><![CDATA[<div><br></div><div><a href="https://www.studenti.it/boccaccio-vita-opere.html"><strong>Giovanni Boccaccio</strong></a> comincia la stesura del suo capolavoro, il <strong>Decameron</strong>, a pochissima distanza dalla grave epidemia di <a href="https://www.studenti.it/peste-cause-conseguenze.html">peste</a> che devastò l’<a href="https://www.studenti.it/topic/europa.html">Europa</a> nel Trecento, intorno al <strong>1349</strong> quindi, e continuando il lavoro di scrittura e revisione fino al <strong>1353</strong>. <br>Alcuni dati lasciano intendere che almeno le prime tre giornate, e le rispettive novelle, circolassero già prima della stesura definitiva dell’opera: in apertura della quarta giornata infatti, troviamo un’introduzione dell’autore in cui questo difende il suo lavoro dalle critiche che dovevano essere state rivolte alle prime novelle. </div><div>È considerata una delle opere più importanti della letteratura del Trecento europeo, durante il quale esercitò una vasta influenza sulle opere di altri autori (si pensi ai Canterbury Tales di Geoffrey Chaucer), oltre che la capostipite della letteratura in prosa in volgare italiano. Boccaccio nel Decameron raffigura l'intera società del tempo, integrando l'ideale di vita aristocratico, basato sull'amor cortese, la magnanimità, la liberalità, con i valori della mercatura: l'intelligenza, l'intraprendenza, l'astuzia.</div><div>Il libro narra di un gruppo di giovani, sette donne e tre uomini, che per dieci giorni si trattengono fuori da Firenze per sfuggire alla peste nera che in quel periodo imperversava nella città, e che a turno si raccontano delle novelle di taglio spesso umoristico e con frequenti richiami all'erotismo bucolico del tempo. <br>Il libro è dedicato agli afflitti dalle pene d'amore e specialmente alle donne che per il solo fatto di esser tali non hanno la possibilità di svagarsi (cacciare, giocare d'azzardo, mercanteggiare, ecc.) per cercare di dimenticare o almeno di alleviare queste pene e quindi, leggendo le novelle, potranno trovarvi svago ma anche dei suggerimenti utili su come comportarsi in determinate occasioni. Di conseguenza l'autore indirizza il libro ad un pubblico raffinato (l'amore, secondo l'ideale cortese, è un sentimento nobile e quindi può essere sentito solo da donne gentili), ma non composto da letterati, infatti è utile ricordare che non tutte le donne, anche se nobili e ricche, sapevano leggere.<br><strong>Boccaccio</strong> usa, inoltre, il termine di "<em>peccato della Fortuna</em>" per spiegare la condizione femminile e usa questo termine probabilmente per evidenziare un tema che poi si rivelerà ricorrente nel romanzo e cioè la Fortuna, intesa come destino, che regola la vita dell'uomo, ma soprattutto la capacità di quest'ultimo di cambiare il corso degli eventi imponendosi sulla volontà della prima.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-02-10 14:48:05 UTC</pubDate>
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         <title>VOTO 8</title>
         <author>mvangone15</author>
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         <description><![CDATA[<div>Giubileo<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-02-10 16:34:43 UTC</pubDate>
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         <title>STORIA DI IQBAL</title>
         <author>Martinabaldinucci</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/5yid6bac5ld5/wish/443263838</link>
         <description><![CDATA[<div>VOTO: <br><br>baldinucci martina<br><br> L'autore di questa storia vera, Francesco D'Adamo narra la situazione in cui vivono diversi bambini costretti in schiavitù.</div><div>Il narratore del romanzo è interno, e, prende il nome di Fatima. Ella è una ragazzina costretta a lavorare nell'industria tessile di Hussain Khan per un debito contratto dalla famiglia. Come a tutti i bambini anche a lei verranno disegnate su una lavagna le linee che rappresentano i giorni di lavoro dovuti. Purtroppo però, nonostante il duro lavoro esse non finiranno mai. Fatima, insieme agli altri bambini della fabbrica, è costretta a vivere in condizioni precarie e disumane. <br>Il lavoro occupa gran parte delle loro giornate, interrotto solo dalla pausa per il pranzo. I bambini sono inoltre distinti dal padrone in base alla loro ostilità, infatti quelli più problematici sono incatenati al telaio in modo che non possano arrecare danni. E' proprio in uno di questi giorni uguali tra di loro che arriva in fabbrica Iqbal Masih. Egli era uno di quei bambini ritenuti ostili, e che quindi venivano incatenati. Subito Iqbal si fa apprezzare da Fatima, con la quale parla nelle ore notturne. Il bambino riesce a portare una grande novità tra i suoi amici; infatti tutti loro avevano imparato a vivere solo pensando al presente, lui riporta invece la possibilità di progettare un futuro nel quale avrebbero potuto giocare con gli aquiloni. Inizialmente, Hussain è soddisfatto del suo nouvo "acquisto" che dimostra di essere un lavoratore diligente. Questa sua idea verrà smentita completamente, quando nel periodo delle vendite dei tappeti Iqbal taglia quello a cui stava lavorando, danneggiandolo economicamente. Per questo fatto Iqbal verrà punito e costretto a stare nella tomba, un pozzo coperto da una grata e pieno di scorpioni, per una settimana. Le sue sofferenze però sono alleviate dai suoi amici, i quali escono ogni notte di nascosto per portargli un po' di acqua e di pane. Dopo un periodo di tranquillità Iqbal fugge dalla fabbrica, per poi esservi ricondotto dopo pochi giorni da due poliziotti. Il bambino denuncia a questi ultimi le condizioni in cui sono costretti a vivere, ma i due anziché aiutarli accettano del denaro da Hussain per far finta di niente. Giorni monotoni e duri seguono il ritorno di Iqbal, che intanto era stato punito nuovamente nella tomba. Il bambino però aveva un nuovo piano, cioè scappare per raggiungere il "Fronte di liberazione del lavoro minorile" che aveva incontrato nella fuga precedente. Il suo piano, questa volta riesce alla perfezione. Infatti raggiunge il fronte ed insieme al capo Eshan Khan libererà tutti i suoi amici dalla schiavitù. I bambini saranno tutti condotti al quartier generale dove verranno lavati e nutriti per poi essere ricondotti dalle proprie famiglie. Soltanto Iqbal, Fatima e Maria rimarranno con loro per più tempo, poiché nessuno riesce a contattare i loro parenti. Da qui inizia la missione di Iqbal che insieme a Eshan, libererà molti altri bambini dalla schiavitù tanto da essere chiamato per delle conferenze in America e vincere una borsa di studio per diventare avvocato. Nel medesimo periodo Fatima verrà ricondotta dalla sua famiglia, della quale rimangono solo i due fratelli. Tornato dal suo viaggio Iqbal, va a trovare i genitori per passare con loro la Pasqua. Sarà proprio in quest'occasione che le varie minacce ricevute diventeranno realtà. Infatti il bambino viene ucciso da dei colpi di pistola sparati dal finestrino di una macchina. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-02-10 19:08:08 UTC</pubDate>
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         <title>Film: “L’ULTIMO DEI TEMPLARI”</title>
         <author>lucreziasmile03</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/5yid6bac5ld5/wish/443348937</link>
         <description><![CDATA[<div>VOTO  7+<br><br>La prima promo è apparsa nel periodo di Halloween 2009 , in realtà il film, diretto da Dominic Sena, ha esordito nelle sale americane solo7 gennaio 2011. In Italia è stato distribuito il 15 giugno 2011 a cura della Medusa Film.</div><div>Era inizialmente previsto che L'ultimo dei Templari fosse distribuito il 19 marzo 2010, ma 35 giorni prima di questa data lo studio decise di bloccarne l'uscita. </div><div> </div><div>Nonostante il titolo scelto per l'edizione italiana, i protagonisti sono semplici cavalieri crociati e non templari. Non si evince alcuna loro appartenenza a ordini monastico-cavallereschi. Solo nelle prime scene del film compaiono alcuni soldati (a piedi) che indossano abiti simili a quelli dei templari. L'elsa delle spade dei due protagonisti rappresenta uno stemma riconducibile ai cavalieri teutonici, con l'aquila e la croce; nel film inoltre non viene mai utilizzata la parola "templare.</div><div><strong>Un gruppo di soldati al seguito di un prete si reca con tre donne, condannate per stregoneria, a un ponte affinché siano giustiziate. Mentre il prete chiede loro di pentirsi e confessare i loro peccati, una delle tre (credendo di poter essere risparmiata) ammette di aver praticato la stregoneria, un'altra ammette di preparare unicamente rimedi erboristici, la terza maledice il prete. Le donne, una dopo l'altra, vengono impiccate e fatte calare nell'acqua, compresa la donna che ha confessato, poiché il prete afferma che il perdono vale solo per la sua anima. Il prete chiede ai soldati di tirarle su affinché possa praticare i necessari rituali dal suo libro per evitare il ritorno in vita delle donne giustiziate, ma questi, scettici, non gli danno ascolto, pertanto ritorna da solo di notte per svolgere i riti. La terza donna, inspiegabilmente tornata in vita, dà fuoco al libro e impicca su quello stesso ponte il sacerdote.</strong></div><div><strong>Nella prima metà del XIV secolo due cavalieri, Behman (Nicolas Cage) e Felson (Ron Perlman), militano in Terrasanta durante le Crociate Smirniote. Dopo un lungo e pesante servizio, i due crociati abbandonano i compagni a causa del rimorso per aver ucciso anche donne e innocenti per volontà della Chiesa.</strong></div><div><strong>Nel viaggio di rientro troveranno la propria terra devastata dalla peste. Giunti a una cittadella assediata dal morbo, i due crociati vengono riconosciuti e arrestati in quanto disertori; avendo pochi uomini a disposizione a causa dell'epidemia, viene però chiesto loro dal locale vescovo-conte di prendere in custodia una strega, ritenuta autrice della pestilenza, e di portarla in una remota abbazia dove i monaci possano processarla e giustiziarla per poter fermare l'epidemia.</strong></div><div><strong>Il prete Debelzaq, il cavaliere in lutto per la morte di tutta la sua famiglia Eckhardt, il truffatore itinerante Hagamar e il testardo giovane chierico Kay si uniscono ai due crociati nella missione, accompagnandoli in regioni selvagge e pericolose.</strong></div><div><strong>Durante il tragitto Eckhardt e Hagamar muoiono in circostanze particolari: il primo si uccide gettandosi sulla spada di Kay, in preda ad allucinazioni che gli mostravano sua figlia, mentre il secondo muore sbranato da lupi. Debelzaq accusa la prigioniera di avere impiegato la sua stregoneria per evitare di essere condotta all'abbazia e fuggire; Behmen, che inizialmente provava pena per la donna, comincia anch'egli a nutrire dei sospetti per le varie stranezze e per l'inspiegabile forza fisica della ragazza.</strong></div><div><strong>Giunti all'abbazia, i quattro scoprono che la peste ha raggiunto anche quel luogo e che tutti i monaci sono oramai morti. Il prete Debelzaq ritrova la Chiave di Salomone, antico libro che permette anche di fermare la presunta strega, e decide di compiere lui stesso il processo rituale per stregoneria, che dovrebbe annullare il poteri della strega. Una volta iniziato, la donna prima fa sanguinare le ferite del prete, poi tenta di confondere Behmen pronunciando le parole del suo generale di crociata e accusandolo di essere un orribile peccatore e assassino. Felson si interroga su come abbia fatto a venirne a conoscenza e il prete comprende così che la donna non è in realtà una strega ma un'anima posseduta dal demonio stesso, iniziando a compiere il rito di esorcismo che comincia ad avere effetto. Il demonio riesce però a distruggere la gabbia in cui è rinchiuso e fugge, volando in una torre dell'abbazia.</strong></div><div><strong>Il gruppo capisce che il demonio era realmente la causa della peste e che si era fatto appositamente portare lì per distruggere l'ultima copia rimasta del libro magico. Trovata la creatura, Debelzaq prova nuovamente a compiere il rito, ma viene ucciso dal mostro mentre gli altri sono impegnati a combattere i cadaveri dei monaci, ora posseduti a loro volta. Kay allora si sostituisce al prete per compiere il rituale mentre Behmen e Felson ingaggiano un combattimento con il demonio per tenerlo impegnato. Il rito viene portato a termine e il demonio scacciato, ma a prezzo del sacrificio dei due crociati.</strong></div><div><strong>Kay e Anna, la donna ora non più posseduta, si mettono in viaggio portando con loro la Chiave di Salomone, dopo aver seppellito i caduti.</strong></div><div><strong> </strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-02-10 21:14:00 UTC</pubDate>
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         <title>John Wycliffe e I Lollardi </title>
         <author>alessandrobarisciano</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/5yid6bac5ld5/wish/443351685</link>
         <description><![CDATA[<div>VOTO 7<br><br>John Wycliff e was a famous preacher of the Middle Ages. He was born in the North of England but we do not know the exact year (it was around 1328). John Wycliffe was educated at Oxford University and he soon became famous there for his learning and his skill in debate.<br>In the Middle Ages the Church was immensely wealthy and powerful. John Wycliffe was concerned by the situation and he taught that the state had the right to confiscate the property of corrupt clergymen. Not surprisingly many in the Church did not welcome his views! In 1377 the Pope condemned Wycliffe but he was never arrested or tried for heresy. (He was protected by powerful friends).<br>Later John Wycliffe attacked the doctrine of transubstantiation (the belief that during mass bread becomes the body of Christ). He taught that Christ is spiritually present. John Wycliffe also taught that the true Church consists of God's chosen people and they do not need a priest to mediate between them and God. John Wycliffe's followers translated the Bible into English.<br>In 1374 Wycliffe was made rector of St Mary's Church in Lutterworth. John Wycliffe died of natural causes in 1384 but his movement lived on. His followers were called Lollards. The word Lollard may come from a Dutch word meaning 'mutterer' because they muttered long prayers.<br>At first Lollards were left alone but when Henry IV became king the situation changed. From 1401 Lollards could be burned to death for heresy. However, the Lollards continued and even increased in number and in the 16th century they merged with the Protestants.<br><br><br>John of Gaunt introduced a Poll Tax to pay for the war against France. The Poll Tax had to be paid by everyone over the age of 15 no matter how much money they earned. In March 1381, the government demanded the third Poll Tax in four years.<br><br>Traduzione<br><br>John Wycliff  era un famoso predicatore del Medioevo. È nato nel nord dell'Inghilterra ma non conosciamo l'anno esatto (era intorno al 1328). John Wycliffe ha studiato all'Università di Oxford e presto è diventato famoso lì per il suo apprendimento e la sua abilità nel dibattito.<br>Nel Medioevo la Chiesa era immensamente ricca e potente. John Wycliffe era preoccupato per la situazione e ha insegnato che lo stato aveva il diritto di confiscare la proprietà del sacerdote corrotto. Non sorprende che molti nella Chiesa non abbiano accolto con favore le sue opinioni! Nel 1377 il Papa condannò Wycliffe ma non fu mai arrestato o processato per eresia. (Era protetto da potenti amici).<br>Successivamente John Wycliffe attaccò la dottrina della transustanziazione (la convinzione che durante il pane di massa diventa il corpo di Cristo). Ha insegnato che Cristo è spiritualmente presente. John Wycliffe ha anche insegnato che la vera Chiesa è composta dal popolo eletto di Dio e non hanno bisogno di un sacerdote per mediare tra loro e Dio. I seguaci di John Wycliffe tradussero la Bibbia in inglese.<br>Nel 1374 Wycliffe fu nominato rettore della chiesa di Santa Maria a Lutterworth. John Wycliffe morì per cause naturali nel 1384 ma il suo movimento sopravvisse. I suoi seguaci si chiamavano Lollards. La parola Lollard potrebbe derivare da una parola olandese che significa "borbottare" perché mormoravano lunghe preghiere.<br>Inizialmente i Lollardi furono lasciati soli, ma quando Enrico IV divenne re la situazione cambiò. Dal 1401 Lollards potrebbe essere bruciato a morte per eresia. Tuttavia, i Lollardi continuarono e persino aumentarono di numero e nel XVI secolo si unirono ai protestanti.<br><br><br>Giovanni di Gaunt introdusse una tassa sul sondaggio per pagare la guerra contro la Francia. La tassa sul sondaggio doveva essere pagata da chiunque avesse un'età superiore ai 15 anni, indipendentemente dalla quantità di denaro guadagnata. Nel marzo 1381, il governo chiese la terza imposta sui sondaggi in quattro anni. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-02-10 21:20:25 UTC</pubDate>
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         <title>I LOLLARDI</title>
         <author>giovannisodano2003</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/5yid6bac5ld5/wish/443378447</link>
         <description><![CDATA[<div>VOTO :7<br><br>I lollardi termine che significa seminatori di zizzania o anche chiamati mormoratori furono un gruppo religioso belga sorto ad Anversa nel XIV secolo, durante una forte pestilenza, i lollardi si dedicarono alla cura degli appestati, al seppellimento dei cadaveri ed al conforto degli infermi mediante preghiere e canti religiosi.</div><div><br>I lollardi inglesi abbracciarono le idee di John Wycliffe che si batteva per la riforma della Chiesa romana. Wycliffe pensava che la pietà fosse l'unico requisito per il prete che volesse impartire un sacramento e che anche un laico avrebbe potuto fare altrettanto in quanto il potere e l'autorità derivano dalla pietà e non dalla gerarchia ecclesiastica.</div><div><br>Wycliffe era convinto della falsità e corruttibilità della chiesa e per questo fu anche accusato dal papa ma non venne mai processato per le sue conoscenze, auspicando che si privasse di tutti i suoi beni materiali e abbandonasse la vendita delle indulgenze.</div><div><br>I lollardi furono perseguitati a causa del carattere sovversivo delle loro idee: molti subirono il martirio, ma il movimento non si estinse del tutto e continuò a crescere e ad attirare sempre più seguaci e alla fine si unirono ai protestanti.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-02-10 22:32:51 UTC</pubDate>
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         <title>VOTO: 7</title>
         <author>annaircano10</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/5yid6bac5ld5/wish/443516615</link>
         <description><![CDATA[<div>Bonifacio VIII fu un papa con il quale sia Dante sia i Templari ebbero a che fare ricevendone danno. Benedetto Caetani, nato ad Anagni nel 1235, fu papa dal 1294 al 1303 e sin dal suo avvento fu un personaggio molto controverso, caratterizzato da atteggiamenti assai determinati, arrivando sino a una spregiudicatezza estrema che gli procurò numerosi antagonisti, tra cui certamente Dante. Fu lui a indurre e favorire l’abdicazione di Celestino V e a farlo relegare in prigionia, salendo al suo posto al soglio pontificio. Dante certo lo detestava, per diversi motivi. Tanto per cominciare Bonifacio VIII, appena nominato papa, revocò agli Spirituali (tanto cari a Dante) il privilegio di vivere separati dal resto della famiglia francescana, al fine di limitarne l’autonomia. Altro motivo di contrasto, ben più grande, consiste nel fatto che Bonifacio appoggiò il rientro dei Neri in Firenze, provocando di fatto la condanna all’esilio di Dante. Inoltre, questo papa si comportò sempre come un personaggio avido di potere e di ricchezze e anche per questo fu accusato da parte di molti di simonia. Lo stesso Dante, nel canto XIX dell’Inferno, gli riserva un posto tra i simoniaci, malgrado nel 1300, nel momento in cui è ambientata la Commedia egli fosse ancor vivo.</div><div>« […] Se’ tu già costì ritto, / se’ tu già costì ritto, Bonifazio? /Di parecchi anni mi mentì lo scritto./ Se’ tu sì tosto di quell’aver sazio / per lo qual non temesti tòrre a ‘nganno / la bella donna, e poi di farne strazio? »</div><div>(Inferno, Canto XIX, 52-57)</div><div>Dante mette queste parole al papa Niccolò III, anche lui dannato tra i simoniaci che sono condannati a stare a testa in giù in pozzi circolari e con i piedi lambiti da fiamma. Niccolò III non potendo vedere in faccia Dante, ma sentendolo avvicinarsi, crede che si tratti Bonifacio VIII, predestinato a tale pena. Grazie a questa trovata artificiosa e beffarda Dante quindi colloca Benedetto Caetani nell’Inferno, quando era ancora in vita. Dante non presenta mai direttamente Bonifacio in tutta la Commedia, ma lo dipinge indirettamente, facendolo nominare prima da un papa, poi da un frate, poi dal trisavolo del Poeta e infine da San Pietro (il suo primo precursore) in una serie di invettive in cui Benedetto Caetani è presentato come figura perversa e destinato alla dannazione eterna. I Templari a loro volta ebbero a che fare direttamente con Bonifacio nel 1298 quando questi era in difficoltà finanziarie procurategli dal conflitto con i cardinali Colonna. Per questo motivo egli chiese un sussidio di 12.000 fiorini d’oro ai Cavalieri Templari e all’Ordine degli Ospedalieri. Anche se la cifra era ingente l’Ordine del Tempio pagò subito, disciplinatamente, obbediente alla propria regola di ritenere il papa come padrone dell’Ordine, subito dopo Gesù Cristo. Gli ospedalieri, trovando qualche scusa, versarono molto meno e Bonifacio dovette  contentarsi dell’erogazione dei Templari che anche in questo caso si dimostrarono fedeli al proprio codice d’onore e rispettosi dell’autorità pontificia, indipendentemente al personaggio discutibile che in allora la ricopriva. Certo anche di questa vicenda Dante era informato, in quanto proprio in quegli anni molto impegnato politicamente. Probabilmente anche questo dovette essere un motivo in più per la propria disapprovazione dei comportamenti poco dignitosi di Bonifacio VIII.</div><div><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-02-11 07:38:48 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[salvatore Improta vorrebbe chattare con te su Skype. È gratis!

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         <pubDate>2020-03-07 11:00:50 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>chiarafusiello04</author>
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         <description><![CDATA[<div>VOTO: 8</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-03-10 11:19:14 UTC</pubDate>
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         <title>I vespri siciliani </title>
         <author>antonio_07</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/5yid6bac5ld5/wish/457494500</link>
         <description><![CDATA[<div>  VOTO 6 +<br>I Vespri siciliani furono delle ribellioni scoppiate a Palermo nel 1282. Bersagli della rivolta furono i dominatori francesi dell'isola, gli Angioini, avvertiti come oppressori stranieri. Da Palermo i moti si sparsero presto all'intera Sicilia e ne espulsero la presenza francese. La ribellione diede avvio a una serie di guerre, chiamate "guerre del Vespro" per il controllo della Sicilia, che si conclusero definitivamente con il trattato di Avignone del 1372.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-03-10 11:44:43 UTC</pubDate>
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         <title>Il matrimonio tra Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona</title>
         <author>martinaapeace</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/5yid6bac5ld5/wish/457500099</link>
         <description><![CDATA[<div><br>VOTO :7<br><br>La Corona di Aragona esercitava il proprio dominio su una federazione di regioni nettamente separate. Le sue importanti città mercantili sulla costa (come Barcellona e Valencia) erano popolate da una nobiltà dinamica e fortemente impegnata sul versante commerciale - in particolare quella che dominava le cortes di Catalogna. L’espansione catalana era rivolta verso il Mediterraneo, arrivando, pur senza esercitare un dominio netto sulle élites locali, fino al Regno di Napoli. A metà del XV secolo la Corona di Aragona stava attraversando un certo declino da un punto di vista economico.</div><div><br></div><div>La corona di Castiglia era sicuramente la più estesa tra le due: anche in questo caso, il complesso agglomerato di territori sotto il suo dominio era frutto di un lungo processo di espansione verso sud ai danni dei possedimenti musulmani (la cosiddetta reconquista). Quando salì al trono, nel 1454,  il re Enrico IV ereditava un complesso agglomerato di stati saldamente controllato dalla nobiltà, la cui economia si reggeva in particolar modo sul possedimento terriero. La nobiltà castigliana, tuttavia, era fortemente divisa.  </div><div><br></div><div> Nel 1469 Isabella aveva 18 anni. Figlia di Giovanni II di Castiglia e di Isabella di Portogallo, nonché sorella del re di Castiglia Enrico IV, la ragazza godeva di consistenti diritti sul trono di Castiglia. Ferdinando, di un anno più giovane, era figlio di Giovanni II di Aragona, ed erede al trono di Aragona. Il riconoscimento di Isabella come erede al trono era stato fortemente voluto da una delle due fazioni della potente nobiltà castigliana, appoggiata dal primo ministro del re, il marchese di Villena, che attraverso questo matrimonio sperava di rafforzare la propria posizione.   </div><div>La fazione rivale appoggiava invece la successione di Giovanna, figlia di Enrico IV, ma di legittimità incerta, che nel 1475 avrebbe sposato lo zio Alfonso V, re di Portogallo.  </div><div>La prima persona a non accettare questo matrimonio tuttavia era stato lo stesso Enrico IV, che nel 1469 diseredò Isabella in favore di sua figlia Giovanna, di cui giurò pubblicamente la legittimità, e che proclamò ufficialmente erede al trono.  </div><div>Quando nel 1474 Enrico IV morì la Castiglia era più divisa che mai:  </div><div>da una parte c’erano i sostenitori di Isabella, supportati dal regno di Aragona</div><div>dall’altra quelli di Giovanna, supportati dal Portogallo.</div><div>La situazione sfociò in un guerra civile (1475-1479). I diritti di Isabella vennero definitivamente sanciti e riconosciuti nel 1479, con il Trattato di Alcaçovas. Nello stesso anno, dopo la morte di suo padre, Ferdinando saliva al trono di Aragona. </div><div><br></div><div>Nel 1479, per la prima volta nella storia, la corona di Castiglia e quella di Aragona erano politicamente unite, ma non per questo fuse tra loro. Entrambe le Corone, anzi, continuarono a mantenere una forte autonomia istituzionale almeno fino al XVIII secolo. A questo punto, i Re Cattolici cercarono una completa unificazione della penisola iberica. Attraverso una strategia matrimoniale, che tuttavia non andò in porto, tentarono di assicurare ai propri discendenti qualche pretesa dinastica sul Portogallo</div><div>Nel 1480 i Re Cattolici tornarono ad occuparsi dell’ultima presenza musulmana nella penisola iberica: il prosperoso Emirato di Granada, che nel 1492 venne definitivamente conquistato ed annesso alla Corona di Castiglia. La fine della presenza musulmana in Spagna valse a Ferdinando ed Isabella il titolo onorifico di Re Cattolici, conferito da papa Innocenzo VIII e poi confermato da Alessandro VI.    </div><div>Le mire espansionistiche della corona si rivolsero a questo punto verso il Nordafrica, con la conquista completa delle Canarie e la costruzione di una serie di fortezze. Contemporaneamente, con l’intento di aprire nuove rotte commerciali verso occidente, i re Cattolici finanziarono il viaggio di Cristoforo Colombo che portò alla scoperta involontaria del continente americano (1492).    </div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-03-10 11:54:47 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>VOTO : 7+</title>
         <author>caterinamarseglia04</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/5yid6bac5ld5/wish/457531680</link>
         <description><![CDATA[Guelfi e Ghibellini erano le due fazioni contrapposte nella politica italiana del Basso Medioevo, in particolare dal XII secolo sino alla nascita delle Signorie nel XIV secolo.
Le origini dei nomi risalgono alla lotta per la corona imperiale dopo la morte dell'imperatore Enrico V (1125) fra le casate bavaresi e sassoni dei Welfen (da cui la parola «guelfo») con quella sveva degli Hohenstaufen, signori del castello di Waiblingen (anticamente Wibeling, da cui la parola «ghibellino»). Successivamente,dato che la casata sveva acquistò la corona imperiale e, con Federico I Hohenstaufen, cercò di consolidare il proprio potere nel Regno d'Italia, in questo ambito politico la lotta passò a designare chi appoggiava l'impero (ghibellini) e chi lo contrastava sostenendo il papato (guelfi). Nei castelli del tempo i merli delle mura erano guelfi se squadrati e ghibellini se a coda di rondine.Un momento di fondamentale importanza fu il conflitto per la successione di Enrico VI del 1198, quando i Ghibellini si schierarono a favore di Filippo Duca di Svevia e i Guelfi per Ottone di Brunswick. Molte famose battaglie furono combattute, come quella di Montaperti nel 1260, di Camaldino nel 1289, di Montecatini nel 1301 o di Altopascio nel 1325, ad alcune delle quali lo stesso Dante Alighieri partecipò, schierato con i Guelfi Bianchi. Anche lui subì la sorte di molti altri Bianchi e Ghibellini quando, nei primi anni del 1300, i Neri presero il potere a Firenze e condannarono a morte o all’esilio i loro avversari.Gli scontri tra Guelfi e Ghibellini si protrassero fino alla nascita delle Signorie, quando alle guerre tra fazioni si sostituirono quelle tra città per l’espansione territoriale. Non per questo, però, dobbiamo dimenticare una vicenda in cui persero la vita migliaia di persone, che divise una società intera e che determinò il futuro di Firenze.
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         <pubDate>2020-03-10 12:41:23 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>caterinamarseglia04</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/5yid6bac5ld5/wish/457532573</link>
         <description><![CDATA[<div>VOTO 7<br><br>Guelfi e Ghibellini erano le due fazioni contrapposte nella politica italiana del Basso Medioevo, in particolare dal XII secolo sino alla nascita delle Signorie nel XIV secolo.<br>Le origini dei nomi risalgono alla lotta per la corona imperiale dopo la morte dell'imperatore Enrico V (1125) fra le casate bavaresi e sassoni dei Welfen (da cui la parola «guelfo») con quella sveva degli Hohenstaufen, signori del castello di Waiblingen (anticamente Wibeling, da cui la parola «ghibellino»). Successivamente,dato che la casata sveva acquistò la corona imperiale e, con Federico I Hohenstaufen, cercò di consolidare il proprio potere nel Regno d'Italia, in questo ambito politico la lotta passò a designare chi appoggiava l'impero (ghibellini) e chi lo contrastava sostenendo il papato (guelfi). Nei castelli del tempo i merli delle mura erano guelfi se squadrati e ghibellini se a coda di rondine.Un momento di fondamentale importanza fu il conflitto per la successione di Enrico VI del 1198, quando i Ghibellini si schierarono a favore di Filippo Duca di Svevia e i Guelfi per Ottone di Brunswick. Molte famose battaglie furono combattute, come quella di Montaperti nel 1260, di Camaldino nel 1289, di Montecatini nel 1301 o di Altopascio nel 1325, ad alcune delle quali lo stesso Dante Alighieri partecipò, schierato con i Guelfi Bianchi. Anche lui subì la sorte di molti altri Bianchi e Ghibellini quando, nei primi anni del 1300, i Neri presero il potere a Firenze e condannarono a morte o all’esilio i loro avversari.Gli scontri tra Guelfi e Ghibellini si protrassero fino alla nascita delle Signorie, quando alle guerre tra fazioni si sostituirono quelle tra città per l’espansione territoriale. Non per questo, però, dobbiamo dimenticare una vicenda in cui persero la vita migliaia di persone, che divise una società intera e che determinò il futuro di Firenze.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-03-10 12:42:31 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>VOTO :  7</title>
         <author>DeRosaAC90</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/5yid6bac5ld5/wish/457539666</link>
         <description><![CDATA[<div>La Guerra delle due Rose<br><br><br> La guerra delle due rose<br> Fu una guerra civile combattuta in Inghilterra tra la casa di Lancaster e quella di York (1455-85). La denominazione, coniata in tempi più tardi, si basa sulla convinzione che i due partiti combattessero avendo come distintivo una rosa rossa per i Lancaster e una bianca per gli York. In realtà la rosa rossa fu usata come distintivo nell’ultimo periodo della lotta solo dai Tudor. <br><br></div><div><br>Il primo scontro avvenne, nel 1455, tra il re Enrico VI Lancaster (appoggiato dalla maggior parte della nobiltà inglese) e Riccardo di York (appoggiato dai potenti Neville, dal conte di Salisbury e da Riccardo conte di Warwick), che raccogliendo i diritti del terzogenito di Edoardo III pretendeva di succedere sul trono a Enrico, discendente da Giovanni di Gaunt, 4° figlio di Edoardo. Riccardo sconfisse i reali e prese prigioniero lo stesso Enrico VI, la cui follia, sopravvenuta subito dopo la battaglia, parve aprire una tregua; ma la pace durò poco e la guerra riprese con sorti altalenanti: nel 1459 la regina Margherita d’Angiò attaccò e sconfisse Salisbury; nel 1460 Warwick prevalse su Enrico VI a Northampton e lo fece prigioniero; l’anno successivo Margherita sconfisse e uccise Riccardo e Salisbury, battendo poi anche Warwick, ma le truppe indisciplinate non le permisero di marciare su Londra. Fu l’inizio della rovina: Edoardo di York, figlio di Riccardo, dopo alcuni successi militari, poté raggiungere la capitale e vi si proclamò re col nome di Edoardo IV. Sconfitti nuovamente a Towton, Enrico e Margherita si rifugiarono in Scozia: poi la regina passò in Francia, mentre Enrico cadde prigioniero (1465). Le sorti parvero rovesciarsi quando Warwick, alleatosi, forse per istigazione di Luigi XI, ai Lancaster, riuscì a rimettere sul trono Enrico VI (1470). Poi però, scontratosi con Edoardo IV, fu ucciso e dopo la vittoria di Tewkesbury morirono anche Enrico VI e il figlio (1471). Edoardo IV, rimasto senza rivali, poté regnare fino alla morte (1483). <br><br></div><div><br>La lotta tornò a divampare tra Riccardo di Gloucester (Riccardo III), fratello di Enrico, ed Enrico Tudor, divenuto capo della casa di Lancaster: questi sbarcò in Inghilterra e, con l’aiuto dei nobili avversi a Riccardo per la sua violenza, sconfisse il re (Bosworth, 1485) e si proclamò sovrano col nome di Enrico VII<br><br></div><div><br>(The "rose" is the national emblem of England from the time of the War of the Roses. These wars broke out between the House of York and the House of Lancaster. The Wars of the Roses were wars of destruction, every victory being followed by massacres and confiscations for the benefit of the Crown. The supportes of the House of Lancaster were the bellicose nobles of Scotland and Wales, while the Yorkists found their followers in East Anglia and London) <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-03-10 12:51:29 UTC</pubDate>
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         <title>Giovanna d&#39;Arco</title>
         <author>antoniaritaleucoio</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/5yid6bac5ld5/wish/457546585</link>
         <description><![CDATA[<div> VOTO 6+ <br>Per molti aspetti, la storia di Giovanna d’Arco può sembrare incredibile.Santa Giovanna d’Arco nasce in una famiglia contadina intorno al 1412 a Domrémy, e muore neanche ventenne il 30 maggio del 1431 a Rouen. Il contesto è quello di una fase molto difficile per la Francia, in piena guerra dei Cent’anni (1337-1453).  <br>Convinta di essere guidata da Dio, questa ragazza, priva di qualsivoglia educazione militare, riuscì a guidare l’armata del suo re verso una vittoria decisiva, che fondamentalmente evitò una conquista della Francia da parte degli Inglesi. Verrà comunque catturata l’anno successivo, e condannata al rogo come eretica. In Francia, Giovanna d’Arco conserva tutt’ora un ruolo simbolico: si tratta di un vero e proprio mito fondativo della coscienza nazionale francese. Giovanna era figlia di agricoltori di Domrémy, al confine tra il ducato di Bar e la Lorena, nel nordest della Francia. Analfabeta, assorbì fin da giovanissima la pia religiosità di sua madre Isabella. La Francia di questi anni era dilaniata da un aspro conflitto con l’Inghilterra, che verrà ricordato come la Guerra dei Cent’anni, in cui la Francia era in netto svantaggio.  <br>Nel 1420, con il Trattato di Troyes, il legittimo erede al trono di Francia, Carlo di Valois, era stato diseredato. Il giovanissimo Enrico VI, re d’Inghilterra, era formalmente allo stesso tempo re di Francia e di Inghilterra. Il reggente di Francia era Giovanni di Lancaster, duca di Bedford, che puntava a far accettare il dominio inglese per tutta la Francia. Di fatto, gli Inglesi occupavano gran parte della Francia settentrionale con l’aiuto del ducato di Borgogna, governato da Filippo il Buono. In questo contesto, molti degli abitanti di Domrémy, il villaggio di Giovanna, dovettero abbandonare le proprie case e le proprie terre.  In questi difficili anni, la tredicenne Giovanna iniziò a sentire voci. La ragazza affermava che provenivano da messaggeri di Dio, che l’aveva scelta per una missione importantissima: salvare la Francia, espellerne i nemici, riportare il delfino Carlo di Valois, legittimo sovrano di Francia, al trono. Questa “Missione divina”, in una Francia funestata da decenni di guerre civili e devastazioni, rappresentava probabilmente i sogni di moltissimi popolani come Giovanna. Nel maggio del 1428, seguendo le indicazioni delle “voci”, Giovanna raggiunse Vaucouleurs, una fortezza in cui si erano riuniti alcuni lealisti del delfino Carlo. Inizialmente il capitano locale, Robert de Baudricourt la respinse. Tuttavia, l’insistenza di Giovanna, che nel frattempo era riuscita a crearsi un nutrito gruppo di sostenitori, lo portò a cedere nel febbraio del 1429. <br>Convinto il magistrato, la ragazza si tagliò i capelli – un vero e proprio simbolo per le donne del medioevo – e si vestì da uomo, incamminandosi per un pericoloso viaggio di 11 giorni verso Chinon, dove si trovava la corte del delfino Carlo, attraversando i territori nemici accompagnata da una piccola scorta. <br>Giovanna aveva un piano semplice e chiaro: prima di tutto liberare la città di Orléans dagli Inglesi, poi rendere il delfino sovrano legittimo attraverso la cerimonia di incoronazione a Reims, tradizionale luogo di incoronazione dei monarchi di Francia, e da ultimo la definitiva sconfitta di Inglesi e Borgognoni. <br>Raggiunto il Delfino, Giovanna gli espose il proprio piano. All’erede al trono, la ragazza chiedeva un esercito per poter liberare Orléans, assediata dagli Inglesi. Si trattava di un obiettivo determinante: caduta Orléans, infatti, l’intera Loira meridionale sarebbe finita in mani inglesi. Contro il parere della corte, orientata piuttosto verso una politica filo-borgognona, Carlo concesse alla ragazza di provare con i fatti che la sua missione fosse davvero sacra e voluta da Dio. <br>Nel marzo del 1429 Giovanna partì per Orléans con l’esercito che avrebbe dovuto soccorrere la città. Non le venne affidato nessun ruolo di comando, ed il suo ruolo fu inizialmente simbolico. Il Delfino puntava a sfruttare la forte presa che la ragazza aveva sul popolo e sui soldati. Grazie alla potente presa di Giovanna sul popolo, l’esercito degli Armagnacchi, i principali sostenitori di Carlo VII di Valois, raccolse un gran numero di volontari. Il morale delle truppe era alle stelle. Orléans, assediata dagli Inglesi sin dall’ottobre del 1428, era difesa da una guarnigione di uomini ormai stanchi, affamati e pronti alla resa. Il 27 aprile del 1429 lo spettacolare arrivo di Giovanna a cavallo del suo destriero bianco, preceduta da un corteo di sacerdoti che intonavano cori sacri, cambiò tutto. L’esercito, che portava anche viveri ai difensori, riuscì ad entrare attraverso la porta di Bourgogne, sul lato est delle mura. Entrata in città, Giovanna venne acclamata dalla folla. <br>Nei primi giorni di maggio i difensori di Orléans, rinvigoriti ed ispirati dalla ragazza, uscirono in più occasioni dalle mura e catturarono alcune fortezze vicine. Giovanna fu colpita da una freccia, ma ciò non le impedì di ispirare un assalto finale il 7 maggio, ottenendo il giorno dopo il definitivo ritiro degli Inglesi. Giovanna aveva dimostrato di essere in grado di mantenere le promesse, e la sua fama iniziava a crescere. Secondo gli Inglesi, una fanciulla in grado di sconfiggere eserciti doveva essere posseduta dal demonio. D’altro canto, Giovanna si guadagnò il supporto di alcuni importanti esponenti del clero. <br>A questo punto la pulzella prese parte a nuovi assalti, conquistando nuove posizioni durante il mese di giugno, e guadagnandosi il supporto di comandanti di rilievo. Il 18 giugno, presso Patay, l’armata inglese subì una sonora sconfitta. Implacabile, l’esercito continuò a marciare verso Reims, e diverse città si consegnarono spontaneamente. Altre, come Troyes, capitolarono piuttosto facilmente. Il 16 luglio fu finalmente la volta di Reims, ed il giorno successivo Carlo VII veniva incoronato re di Francia. Il prossimo obiettivo, secondo Giovanna, doveva essere Parigi, ma stavolta Carlo VII si mostrò piuttosto cauto. A corte si preferiva trattare con i Borgognoni, nel timore, tra l’altro, che il potere della fanciulla potesse diventare incontrollabile. Gli Inglesi ed i Borgognoni riuscirono così a consolidare la propria posizione a Parigi, resistendo ad un attacco guidato da Giovanna d’Arco (8 settembre). A questo punto, per ordine del re, l’esercito degli Armagnacchi dovette ritirarsi. A dicembre Giovanna e la sua famiglia vennero ricompensati con un titolo nobiliare. Una momentanea tregua tra Francia e Inghilterra costrinse la pulzella d’Orléans all’inattività fino al maggio del 1430, quando Carlo VII le ordinò di partecipare alla difesa di Compiégne da un imminente attacco di Borgognoni. Il 23 maggio, durante un assalto all’accampamento nemico a nord della città, la ragazza, vittima di un agguato, venne disarcionata e catturata. <br>La prigioniera venne condotta presso il castello di Beaurevoir, da dove tentò in più occasioni di evadere, ma senza successo. Per 10.000 lire tornesi, valuta della Francia medievale, i Borgognoni consegnarono la pulzella d’Orléans agli Inglesi, che la portarono immediatamente a Rouen, principale centro in loro possesso.  A questo punto Giovanna venne processata. Contro di lei c’erano ben 70 capi d’accusa, tra spiccavano l’eresia, la stregoneria, e persino l’essersi vestita da uomo, al tempo un reato accostabile all’eresia. In realtà l’obiettivo del processo era politico: Inglesi e Borgognoni intendevano liberarsi della pericolosa condottiera, screditando allo stesso tempo Carlo VII, i cui successi e la cui reputazione molto dovevano all’opera della ragazza. Dal canto suo il re di Francia, a cui certamente non conveniva essere associato ad una strega eretica, preferì evitare tentativi per ottenere la liberazione di Giovanna.  </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-03-10 13:00:11 UTC</pubDate>
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         <title>ircano e Elia</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2020-03-11 09:48:21 UTC</pubDate>
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         <title>BERNELLI</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>1° domanda che si pone Aristotele: ESISTE UNA CORRISPONDENZA TRA IL SAPERE E LA REALTà DELLE COSE?</div><div>Aristotele concepisce la filosofia non tanto come un esercizio di sapienza, bensì un’attività scientifica articolata in un sistema di discipline distinte, e mirante ad abbracciare tutti gli aspetti della realtà. Essa non serve a trasformare il mondo, ma soltanto a comprenderne l’ordine e a giustificarlo così come è.</div><div>Il sapere è inteso come la conoscenza delle cause e i principi.</div><div>Aristotele distingue tre gruppi di scienze:</div><div>●le scienze teoretiche, che sono la metafisica, la fisica e la matematica, che studiano il necessario (ciò che non può essere diverso da così com’è) e hanno come scopo la conoscenza disinteressata della realtà;</div><div>● le scienze pratiche, che sono l’etica e la politica, che studiano il possibile (ciò che può essere diverso da così com’è: hanno come scopo l’illuminazione dell’agire) e indagano nell’ambito dell’agire individuale e collettivo;</div><div>● le scienze poietiche, che sono le arti belle e le tecniche, che hanno per oggetto sempre il possibile e che studiano l’ambito della produzione d’opere o della manipolazione d’oggetti.</div><div>Per Aristotele bisogna ricercare l’essenza delle cose ma non nel mondo delle idee perché l’essenza delle cose sta nelle cose (IMMANENZA NON TRASCENDENZA).</div><div>Compito della filosofia dunque è indagare sull’essere in quanto essere, perché la filosofia è scienze delle cause prime.</div><div>MA CHE COS’è L’ESSERE per Aristotele?</div><div>L’essere è sostanza ciò che sta sotto, che sussiste di per sé. Dunque sostanza è l’individuo (uomo---albero---animale). Cioè l’individuo che per Aristotele è SINOLO DI MATERIA E FORMA. Aristotele ha calato in modo immanente l’IDEA di Platone nella materia , così da costituire un unico ente. TODE –TI questo qui questo gatto ….questo cane. Si passa dal discorso platonico delle idee  al discorso aristotelico dalle cose: dalle idee della prospettiva idealista a quella realista.. Aristotele dice che se hai un idea delle cose esterne è perché hai percepito con i sensi le cose e ti sei fatto un concetto un idea.</div><div><strong><em>Qual è l’essere dell’ente cavallo? </em></strong>Possiamo rispondere in 10 modi-categorie diverse, ma la prima categoria è la sostanza gli altri sono accidenti cioè i modi di essere di quel cavallo. Ma alla domanda che cos’è quell’ente? Si risponde che esso è una sostanza.<br>E' questo cavallo (FURIA esempio) è un sinolo di materia e forma, di materia (carne, ossa ecc..) e di cavallinità cioè sto parlando del cavallo furia……cioè TODE TI.<br><br> <strong><em>essere come “accidente”: <br></em></strong>Non tutto ciò che accade è necessario. Per definire ciò che accade pur non essendo necessario (ovvero ciò che accade <em>accidentalmente</em>) Aristotele utilizza il termine <em>symbebekòs</em>, che significa “ciò che accade insieme, ciò che si accompagna ad altro”.<br><br></div><div>Siamo così nel <em>Quinto Libro</em> della <em>Metafisica</em>, dove lo Stagirita fornisce varie definizioni, tra le quali quella dell’essere inteso come <em>non necessario</em>, ovvero come <em>casuale</em> o <em>fortuito</em>, <em>non connesso all’essenza</em>. L’essere come <em>accidente</em> può essere spiegato in questo modo: ad esempio all’uomo <em>accade</em> di essere un filosofo o un contadino, o qualcos’altro, ma né l’esser filosofo né l’esser contadino appartengono all’<em>essenza</em> di uomo, eppure, allo stesso tempo, queste sono determinazioni di ciò che l’uomo di volta in volta “<em>è</em>“.<br>L’<em>essere</em> <em>accidentale</em> è quindi l’essere che di fatto <em>si trova ad accadere</em>, ma potrebbe anche non accadere, non è necessario che accada; si tratta di un essere che in qualche modo “è”, senza per questo trovarsi radicato nelle profondità necessarie delle strutture intelligibili che costituiscono l’intelaiatura del reale (come per esempio avviene, sul piano metafisico, con il legame tra <em>causa-effetto</em> o, sul piano della logica, con i principi di <em>identità</em>, <em>non contraddizione</em> e <em>terzo escluso</em>). Di fatto è accidentale ogni realtà particolare e ogni evento concreto. Necessarie sono solo le strutture intelligibili, le nature specifiche e le leggi universali. In altre parole, dalla sostanza come essenza, espressa dalla definizione della cosa, dobbiamo distinguere <em>l’accidente (symbebekòs), </em>che è un altro dei significati dell’<em>essere</em>. Che, ad esempio, Tizio sia bello o brutto, alto o basso, calvo, biondo, ecc. non ha a che fare con l’<em>essenza</em> di Tizio che è l’<em>umanità</em>. L’accidente è un essere casuale, può darsi o non darsi e non è legato alla sostanza da un vincolo necessario. Esso è il significato più <em>debole</em> dell’essere e di esso non c’è scienza, perché non può esserci scienza di ciò che avviene per caso. Volendo essere ancora più precisi, dall’<em>accidente</em> Aristotele distingue <em>il proprio (ìdion): </em>anche <em>il</em> <em>proprio</em> — come l’accidente — non esprime l’essenza di una sostanza, ma — a differenza dell’accidente — <em>si predica universalmente di quella sostanza</em>. La “capacità di ridere”, ad esempio, è “propria” dell’uomo perché, pur non facendo parte dell’essenza dell’uomo, caratterizza tutti gli individui appartenenti alla specie umana.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-03-12 17:40:35 UTC</pubDate>
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         <title>il cosmo secondo aristotele</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2020-03-12 17:44:59 UTC</pubDate>
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         <title>Lotta fra meccanicismo e finalismo</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nell'antica Grecia dal conflitto di queste due fazioni ne uscì vincitore il finalismo, appoggiato  non solo dalla filosofia stoica, ma anche da Aristotele, allievo dello stesso Platone da cui prende la visione teleologica.<br>Il meccanicismo verrà in seguito sostenuto da pochi autori, come l'epicureo Lucrezio. Nel Medioevo la visione di una realtà non governata da un Dio-padre non poteva venire assolutamente accettata sia dal clero che dai suoi fedeli. Da questo rigetto totale del Meccanicismo da parte della cristianità medievale si allontana il Rinascimento, che, appoggiando spiritualmente il finalismo dando al mondo l'accezione di "vivente e intelligente" come creatura senziente, non ripudia completamente alcuni tratti del modello "casuale e non  provvidenzialstico" dell' universo.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-03-12 17:45:27 UTC</pubDate>
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         <title>ARISTOTELE video 1</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong><em>BALDINUCCI<br></em></strong><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-03-12 17:54:29 UTC</pubDate>
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         <title>atto e potenza</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong><em>ANNUNZIATA</em></strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-03-12 17:56:03 UTC</pubDate>
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         <title>angelino</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>La metafisica:</div><div>La metafisica per Aristotele è la “filosofia prima”. Il filosofo attribuisce alla parola “metafisica” quattro definizioni:</div><div>●”studia le cause e i principi primi”;</div><div>● “studia l’essere in quanto essere”, ossia studia la realtà in generale (ontologia);</div><div>● “studia la sostanza”;</div><div>● “studia Dio (dio razionale) e la sostanza immobile” (teologia).</div><div>I significati dell’essere:</div><div>La metafisica è dunque lo studio dell’essere; I significati supremi dell’essere sono:</div><div>● l’essere come accidente</div><div>● l’essere come categorie</div><div>● l’essere come vero</div><div>● l’essere come atto e potenza</div><div>Le categorie:</div><div>Le categorie sono per Aristotele le caratteristiche fondamentali e strutturali dell’essere e del pensiero (modi più generali in cui l’essere si presenta); esse sono dieci e sono:</div><div>la sostanza, la qualità. La quantità, la relazione, l’agire, il subire, il dove (il luogo), il quando (il tempo), l’avere (lo stato) e il giacere (l’essere in una certa situazione).</div><div>Se sotto l’aspetto ontologico le categorie sono i generi supremi dell’essere (i modi fondamentali in cui la realtà si presenta), sotto quello logico sono i vari modi in cui l’essere viene predicato.</div><div>La “sostanza” è ciò a cui fanno riferimento le categorie, che la presuppongono.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-03-12 17:56:28 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-03-12 17:57:00 UTC</pubDate>
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         <title>laezza</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-03-12 17:57:54 UTC</pubDate>
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         <title>L’IMPERO OTTOMANO E LE SUE ESPANSIONI </title>
         <author>giuseppegiacco</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/5yid6bac5ld5/wish/459915377</link>
         <description><![CDATA[<div>VOTO 7+ <br>La storia dell’impero ottomano è stata lunga, gloriosa e densa di avvenimenti che hanno coinvolto e segnato, direttamente o indirettamente, lo sviluppo sia dell’Europa che quello di altre vaste regioni del Nord Africa e del Medio Oriente. Per molti secoli, a partire dal 1300, l’impero ottomano ha infatti rappresentato un grande ed importante organismo politico, etnico, religioso e militare.<br>All’origine di questa complessa e possente struttura imperiale furono le numerose migrazioni dei popoli provenienti dall’Asia centrale. Da questo immenso territorio, tra il IV e il V secolo, gli Unni investirono direttamente le steppe russe e l’Europa centrale, portando altre popolazioni ad essi linguisticamente affini ad esercitare nelle epoche successive un’analoga e costante pressione in direzione della Russia meridionale.<br>Eponimo e fondatore dello Stato e della dinastia ottomana fu ‛Othman, che costituì in Bitinia un principato, estendendolo fino a conquistare Bursa nel 1326. Da Bursa, il figlio di ‛Othman, si affacciò al Mar di Marmara e passò in Europa nella penisola di Gallipoli. La prima fase di vera espansione si ebbe con Murad I che, sconfitta la Serbia (1389), assicurò l’egemonia ottomana sui Balcani: già dal 1361 Adrianopoli era successa a Bursa come capitale. Dopo un periodo di arresto per la disfatta subita a opera di Tamerlano (1402), la cattura del sultano stesso e la susseguente anarchia, la parabola ascendente riprese, per culminare, sotto Maometto II, nella presa di Costantinopoli (1453), che pose fine all’Impero romano d’Oriente. <br>Seguì la conquista della Grecia e delle colonie genovesi. Le conquiste continuarono con slancio nel secolo successivo, soprattutto grazie a due sultani:<br>- Selīm I: che sconfisse i Persiani e conquistò Armenia, Siria ed Egitto, distruggendovi lo Stato dei Mamelucchi.<br>- Solimano il Magnifico, che estese il dominio nei Balcani e in Ungheria (giungendo fino alle porte di Vienna nel 1529), nella Penisola Arabica, a Baghdad e in Persia. Egli fece dell’impero ottomano una delle più grandi potenze mediterranee e rafforzò il sistema di potere accentrando il comando nelle mani del sultano e del gran visir (primo ministro)</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-03-13 12:47:51 UTC</pubDate>
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         <title>Magna charta libertatum</title>
         <author>francy082003</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/5yid6bac5ld5/wish/459971806</link>
         <description><![CDATA[<div><br>VOTO: 7<br>La <strong><em>Magna Charta Libertatum </em></strong>è una carta accettata il 12 giugno dal re GiovanNi d'Inghilterra (soprannominato anche "Senza Terra", perché privo di appannaggi reali) a Runnymede, nei pressi di Windsor. Redatta dall'Arcivescovo di Canterbury per raggiungere la pace tra l'impopolare re e un gruppo di popolani, garantì la tutela dei diritti della chiesa, la protezione dei civili e dalla detenzione illegale, la garanzia di una rapida giustizia e la limitazione sui pagamenti feudali alla corona. Fu chiamata <em>magna</em> per non confonderla con un provvedimento minore, una <em>carta</em> emanata proprio in quegli anni per sancire una serie di limiti al potere del sovrano inglese. Pur presentandosi, quindi, come un atto di concessione unilaterale da parte del re, costituiva, in realtà, un contratto di riconoscimento di diritti reciproci. Dopo la morte di Giovanni, il governo di Guglielmo il Maresciallo, reggente per il suo giovane figlio Enrico III, fece emanare nuovamente il documento nel 1216, spogliato di alcuni dei suoi contenuti più radicali, in un tentativo fallito di costruirsi un sostegno politico; l'anno seguente, alla fine della prima guerra dei baroni, fece parte del trattato di pace concordato a Lambeth. A corto di fondi, Enrico fece ripubblicare ancora una volta la Carta nel 1225, in cambio di una concessione di nuove tasse; suo figlio, Edoardo I, lo fece nel 1297, questa volta confermandola come parte della legge statuaria dell'Inghilterra. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-03-13 13:39:35 UTC</pubDate>
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         <title>La cattività avignonese</title>
         <author>Lupa03</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/5yid6bac5ld5/wish/462012626</link>
         <description><![CDATA[<div><br><br>voto :7<br><br>Il termine "cattività" viene dal <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Lingua_latina">latino</a> <em>captīvus</em> (prigioniero). Tale termine presso i coevi non sottintendeva tanto una prigionia dei Papi presso i <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Re_di_Francia">Re di Francia</a>, bensì una situazione di esilio paragonabile a quella vissuta dal popolo <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Ebrei">ebraico</a> durante la <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Esilio_babilonese">cattività babilonese</a> (<a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/587_a.C.">587 a.C.</a>-<a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/517_a.C.">517 a.C.</a>). Esso venne indirettamente coniato dal <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Francesco_Petrarca">Petrarca</a>: nel <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Sonetto">sonetto</a> 114 del suo <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Canzoniere_(Petrarca)"><em>Canzoniere</em></a> (<a href="https://it.wikisource.org/wiki/Canzoniere_(Rerum_vulgarium_fragmenta)/De_l%27empia_Babilonia,_ond%27%C3%A8_fuggita"><em>De l'empia Babilonia, ond'è fuggita</em></a>) egli identifica Avignone con <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Babilonia_(metafora)">Babilonia</a>, <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Bibbia">biblicamente</a> intesa come capitale dell'iniquità e del vizio. I contemporanei quindi – partendo da questo paragone – assimilarono la lontananza del Papato da Roma con l'esilio degli Ebrei e chiamarono questa situazione "nuova cattività babilonese". In seguito, per poter meglio distinguere l'originale cattività ebraica con quella pontificia, il termine mutò in "cattività avignonese".<br>Dal 1309 Clemente V decise di restare ad Avignone, in Provenza, che era sotto il controllo di esponenti della famiglia reale francese. Insieme al papa anche la Curia papale si trasferì ad Avignone fino al 1377. Questo periodo è noto come cattività avignonese. Infatti, i contemporanei lo paragonarono alla cattività babilonese, avvenuta nel VI secolo a.C. Le critiche riguardavano soprattutto l'eccessiva mondanizzazione della Chiesa negli anni trascorsi ad Avignone, durante i quali salirono solo papi di origine francese, che riorganizzarono la Curia papale basandosi sulla struttura del Regno di Francia. Oggi, però,molti storici reputano positivo questo periodo, perché la Chiesa, liberatasi dalle ingerenze romane, riuscì a diventare una delle maggiori potenze economiche dell'epoca. Allo stesso tempo,però,il fatto di essere diventato un grande centro politico costò al papato molte critiche da parte dei contemporanei, come testimonia il diffondersi in tutta Europa di movimenti religiosi dissidenti, che volevano un ritorno della Chiesa alle origini.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-03-16 16:08:20 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>samuele_cerbone2</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/5yid6bac5ld5/wish/464563687</link>
         <description><![CDATA[<div><strong><em><br>Unam Sactam<br></em></strong><br></div><div>La bolla Unam Sanctam fu emanata da papa Bonifacio ottavo il 18 novembre del 1302, dopo un lungo contrasto con il re di Francia Filippo settimo il Bello riguardo al diritto della Chiesa di avere forme di giurisdizione all’interno dei confini del Regno di Francia, come l’esenzione degli ecclesiastici dai tribunali regi. La bolla emanata dal Papa utilizzava la teoria delle due spade per esprimere la subordinazione del potere temporale a quello spirituale. Infatti secondo questa teoria I pontefici utilizzavano la spada (potere spirituale), ma avevano delegato (il potere politico) la spada <a href="https://ricerca.skuola.net/Temporale">temporale</a> ai sovrani. Nella teoria di Bernardo, i re esercitavano la sovranità solo nella misura in cui il papa conferiva loro il <a href="https://ricerca.skuola.net/diritto">diritto</a> di far uso del potere temporale. La giustificazione biblica dell'interpretazione teocratica della dottrina delle due spade, nel testo di Bonifacio VIII, è data da un passo del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Vangelo_di_Luca">Vangelo di Luca</a> che narra come <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ges%C3%B9">Gesù</a>, prima di recarsi nell'<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Orto_dei_Getsemani">orto dei Getsemani</a> accettasse <em>due spade</em> per la difesa della propria persona. Bonifacio VIII con questa bolla sottolinea inoltre l'unicità della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_cattolica">Chiesa</a> attraverso una particolare <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Allegoria">allegoria</a>. <br><br></div><div> | «Al tempo del diluvio invero una sola fu l'arca di Noè, raffigurante l'unica Chiesa; era stata costruita da un solo braccio, aveva un solo timoniere e un solo comandante, ossia Noè, e noi leggiamo che fuori di essa ogni cosa sulla terra era distrutta.» <br> | (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Bonifacio_VIII">Bonifacio VIII</a>, <em>Unam Sanctam Ecclesiam</em>)</div><div><br>Nella citazione, il ripetuto utilizzo delle parole "un solo" o "una sola", ha il fine di dare l'idea di unicità della chiesa dal punto di vista spirituale (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dio">Dio</a> si riconosce in un'unica Chiesa); le parole «e noi leggiamo che fuori di essa ogni cosa sulla terra era distrutta» sottolineano l'importanza e la necessità della Chiesa anche per il buon ordinamento temporale dell'umanità.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-03-18 14:42:31 UTC</pubDate>
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         <title>sintesi per i miei studenti</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2020-03-25 10:02:29 UTC</pubDate>
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         <title>VANGONE  </title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>ARISTOTELE FISICA, COSMO E ANIMA</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-21 14:52:45 UTC</pubDate>
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         <title>ARISTOTELE La Logica</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>LANZANO</div>]]></description>
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         <title>MARSEGLIA</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>LA VITA LE OPERE LO SCOPO</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-21 14:53:09 UTC</pubDate>
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         <title>SODANO </title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>la POLITICA</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-21 14:53:29 UTC</pubDate>
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         <title>POST PER BALDINUCCI</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-04-21 15:34:22 UTC</pubDate>
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         <title>FONTANELLA</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>RONCA </title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div><a href="https://www.youtube.com/watch?time_continue=21&amp;v=FccLrnetzQg&amp;feature=emb_logo">https://www.youtube.com/watch?time_continue=21&amp;v=FccLrnetzQg&amp;feature=emb_logo</a></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-21 16:12:01 UTC</pubDate>
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         <title>PACE</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-04-21 16:17:16 UTC</pubDate>
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         <title>ARGIENTO</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-04-21 16:19:24 UTC</pubDate>
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         <title>SODANO</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-04-21 16:23:29 UTC</pubDate>
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         <title>DE ROSA</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>ANGELINO</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>ELIA</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>MARSEGLIA</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>MARSEGLIA</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-04-21 16:38:23 UTC</pubDate>
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         <title>BARISCIANO </title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>LA FELICITà</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-21 18:17:30 UTC</pubDate>
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         <title>Aristotele mappa n.1</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-04-24 08:54:39 UTC</pubDate>
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         <title>ELLENISMO COS&#39;è?</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-04-24 09:37:41 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>A  COSA SERVE IL PRIMCIPIO DI NON CONTRADDIZIONE?<br><br></div><div><em>Il principio di non-contraddizione serve a stabilire che l’essenza è immutabile, perché se A è A non può essere non A. Ogni realta’ è perfetta e limitata alla sua realtà. Dunque se l’atto è perfetto può diventare qualche altra cosa ? No, perché se A è A non può essere A e non A contemporaneamente. C’è UN IMPOSSIBILITA’ ONTOLOGICA E UN IMPOSSIBILITA’ LOGICA<br></em><br></div><div>Aristotele esprime il principio di non contraddizione in due modi: <br><br></div><div>● “È impossibile che la stessa cosa sia e insieme non sia” (impossibilità ontologica che un determinato essere sia, e insieme non sia, quello che è);<br><br></div><div> ● “È impossibile che la stessa cosa insieme inerisca e non inerisca alla medesima cosa e secondo il medesimo rispetto (impossibilità logica di affermare e negare nello stesso tempo uno stesso predicato intorno ad uno stesso soggetto). Tale principio rimanda alla sostanza, che è l’equivalente ontologico del principio logico di non contraddizione.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-24 10:47:09 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-04-27 08:34:10 UTC</pubDate>
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         <title>LAEZZA</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-04-28 07:38:45 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-04-28 08:01:19 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>annaircano10</author>
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         <description><![CDATA[<div>Giovanna d’Arco: la vita tra storia e leggenda.</div><div>Giovanna d’Arco, conosciuta anche come la Pulzella d’Orléans, è una delle figure più emblematiche della storia francese. Protagonista dell’ultima fase della Guerra dei Cent’anni, è considerata une vera e propria eroina nazionale ed è venerata come una santa dalla Chiesa Cattolica.</div><div>La biografia di Giovanna d’Arco: la fede</div><div>Giovanna nacque il 6 gennaio del 1412 da una famiglia di poveri contadini che vivevano nel villaggio di Domrémy, in Lorena. In quegli anni la Francia viveva un periodo di forti tensioni interne a causa della corona d’Inghilterra che, possedendo molti terreni feudali nel Paese, combatteva per conquistare la debole monarchia francese. Fu a soli 13 anni che Giovanna cominciò a sviluppare una forte fede religiosa, alimentata dalle sue visioni: secondo la giovane pastorella dei messaggeri celesti le facevano visita per esortarla a compiere una missione importante, ovvero liberare la Francia dallo straniero.</div><div>Fu nel 1429 che Giovanna, appena diciassettenne, si presentò alla corte di Carlo VII per chiedere di poter cavalcare in testa all’esercito pronto a soccorrere la città di Orléans, presa d’assedio dall’esercito di Enrico VI. La Pulzella, anche se non ricopriva un ruolo di comando, fu importante per spronare le truppe che, alla fine, riuscirono a sbaragliare l’armata inglese e a liberare la città assediata. Carlo VII fu, così, consacrato re a Reims ma Giovanna d’Arco non si accontentò di questa impresa, continuando ad incitare i soldati francesi a combattere contro i nemici.</div><div>La biografia di Giovanna d’Arco: la cattura e la prigionia</div><div>Nel 1430, mentre conduceva una compagnia di 200 soldati italiani, Giovanna cadde prigioniera dei Borgognoni, alleati degli Inglesi. Da quel momento in poi fu rinchiusa in un carcere insieme ad alcuni compagni fedeli fin quando, il 24 ottobre, fu ceduta agli Inglesi dietro il pagamento di 10 mila scudi d’oro. Dal canto suo il re Carlo VII non fece nulla per liberarla e così, dopo qualche mese, la Pulzella d’Orléans fu costretta a subire un processo nel castello di Rouen.</div><div>La vita di Giovanna d’Arco: il processo e la condanna al rogo</div><div>Giudicata da un tribunale di ecclesiastici, Giovanna d’Arco a soli 19 anni fu incolpata di eresia ed empietà e condannata al rogo. Il 30 maggio 1431 venne arsa viva nella piazza del Mercato Vecchio di Rouen, davanti ad una folla numerosa accorsa sul posto per l’occasione. Solo molti anni dopo, nel 1456, papa Callisto III al termine di una seconda inchiesta dichiarò la nullità del processo per eresia subito dalla Pulzella. La beatificazione di Giovanna arrivò per opera di Pio X nel 1909, mentre la sua canonizzazione risale al 1920 con il papa Benedetto XV in seguito al riconoscimento del suo potere intercessorio per miracoli prescritti.</div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-28 09:34:54 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Gengis Kan</title>
         <author>v_angelino03</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2020-04-28 09:37:32 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>La Conquista di Costantinopoli </title>
         <author>antoniojole2000</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/5yid6bac5ld5/wish/547029323</link>
         <description><![CDATA[<div>La grave crisi in cui versava l’Impero bizantino fin dalla seconda metà dell’XI secolo apparve evidente agli inizi del Trecento, quando gli imperatori persero definitivamente il controllo dell’area balcanica. Dall'inizio del XIV secolo, partendo da un piccolo principato in Anatolia, gli Ottomani si espansero in tutta la penisola anatolica e poi nell'area balcanica. L’espansione turca colse di sorpresa  i regni balcanici, i quali in pochi decenni vennero assoggettati. Inviarono diverse richieste di aiuto ai sovrani occidentali, ma essendo impegnati in altri conflitti, come la Guerra dei cent’anni, questi ultimi le ignorarono. L’espansione ottomana in Occidente venne temporaneamente bloccata a causa dell’irruzione in Anatolia dell’esercito di Tamerlano, un sovrano mongolo, il quale sconfisse gli Ottomani ad Ankara. L’imperatore bizantino Giovanni VIII Paleologo approfittò della situazione, infatti pur di ottenere l’appoggio dei sovrani occidentali, accettò la ricomposizione dello scisma d’Oriente, sancita dal concilio di Ferrara-Firenze, con un atto che sottoponeva la Chiesa di Costantinopoli  a quella di Roma. All'appello risposero però solo pochi signori, i quali vennero sconfitti dal sultano Murad II. Preso atto dell’isolamento internazionale dell’Impero bizantino, il successore di Murad II, ovvero Maometto II nel 1453 diede il via alla conquista di Costantinopoli, capitale dell’Impero bizantino. La vittoria dei turchi significò per Costantinopoli un profondo cambiamento. Riconoscendone l’importanza secolare, i nuovi dominatori decisero di installarvi la capitale del impero ottomano, trasformarono dunque i precedenti edifici religioni in moschee e  costruirono numerose opere architettoniche e monumentali, destinati a celebrare la vittoria, la cultura e il potere arabo. Ad esempio il vasto complesso del Topkapi, un tempo sede del sultano, ed oggi museo, edificato sul area in cui sorgevano il Foro e i Palazzi del Impero d’Oriente. Si sviluppa in quattro cortili, e contiene numerosi edifici religiosi e privati. Patrimonio del Unesco dal 1985, il Topkapi è considerato il migliore esempio di architettura ottomana. Dopo la costruzione del Topkapi, del complesso imperiale bizantino non rimase quasi nulla. Resta visibile solamente l’ippodromo, accanto al quale sorge dal 1700 la celebre moschea blu. In altri casi ci vengono in soccorso ricostruzioni e disegni d’epoca, come quello della colonna di Giustiniano, eretta nel sesto secolo e distrutta nel sedicesimo secolo. Al sesto secolo risale anche l’imponente Basilica di Santa Sofia, prima sede patriarcale, poi trasformata in moschea dai turchi. La moschea di Fatih sorge invece al posto della Basilica bizantina dei Santi Apostoli, demolita completamente nel quindicesimo secolo. In molti punti della città si possono trovare i resti delle imponenti mura teodosiane, costruite a scopo difensivo a partire dalla fondazione della città nel 324 e continuamente fortificate nel tempo. Le mura hanno protetto la capitale bizantina da moltissimi invasori, ma non dai turchi guidati da Maometto II.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-03 15:25:09 UTC</pubDate>
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         <title>Ferdinando II di Aragona e Isabella di Castiglia</title>
         <author>antoniaritaleucoio</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/5yid6bac5ld5/wish/551258641</link>
         <description><![CDATA[<div>Verso la metà del XV secolo, la Penisola Iberica era divisa in quattro regni:<br>1. - il Regno del Portogallo, praticamente autonomo e indipendente e già interessato all’espansione coloniale,<br>2. - il regno di Navarra, che, vista la sua collocazione geografica controllava uno dei pochi passaggi fra Spagna e <a href="https://ricerca.skuola.net/Francia">Francia</a>;<br>3.- il Regno di Castiglia e di Aragona, il più esteso e il cui dominio comprendeva anche la <a href="https://ricerca.skuola.net/Sardegna">Sardegna</a> e la Sicilia. Comprendendo anche il porto di Barcellona e di Valenza il commercio aragonese si spingeva fino nel <a href="https://www.skuola.net/geografia/medio-oriente.html">Medio Oriente</a>;<br>4. - Il Regno di Granada, in mano ai musulmani.<br>Ferdinando di Aragona nacque nel 1452 dal re Giovanni II di aragona e da Giovanna Henriquez, sua seconda moglie. Poiché la corte era occupata quasi esclusivamente in guerre interminabili fra aristocrazia e re, l’educazione del giovane <a href="https://www.skuola.net/appunti-italiano/machiavelli/machiavelli-principe/il-principe-machiavelli.html">principe</a> fu piuttosto trascurata e l’unica sua guida fu la madre che praticamente fu l’unica che gli preparò la strada per arrivare al trono.<br>Isabella nacque nel 1451 ed era la seconda figlia del re di Castiglia. Ancora giovane restò orfana del padre e il fratello regnante la chiamò a corte dove essa si potette rendere conto della vita disordinata che qui veniva condotta normalmente. Mentre il popolo viveva nella più squallida miseria, la corte sperperava immensi tesori e non mancavano lotte politiche che si concludevano con saccheggi, violenze ed assassini. La stessa Isabella si trovò coinvolta in una vicenda in cui veniva messo in discussione il suo diritto di successione al trono. Per ragioni sentimentali e politiche, essa scelse come sposo Ferdinando d’Aragona, anche se molti nobili erano contrari ad una tale unione.<br>Nel 1474, morì il re di Castiglia morì ed Isabella si proclamò regina di Castiglia, nonostante l’opposizione degli aristocratici. Questi ultimi, per reazione, chiesero aiuto al re del Portogallo il quale dichiarò guerra al Regno di Castiglia. Isabella, con l’aiuto finanziario del clero e dei nobili rimasti fedeli, fece costruire delle fortificazioni e mise in piedi un valido esercito. Da parte sua, anche Ferdinando entrò in guerra e dopo tre di conflitto, l’esercito portoghese fu definitivamente sconfitto. Nel frattempo il re d’ Aragona, padre di Ferdinando morì lasciando il trono al figlio che prese il nome di Ferdinando II d’ Aragona. In questo modo il Regno di Castiglia ed il Regno d’Aragona si trovarono uniti: ognuno governava sul proprio stato anche se, in pratica la politica intrapresa era la stessa.<br>Sotto il governo dei due monarchi, il paese, dopo anni di miseria, conobbe un periodo di prosperità. Fra l’altro, Ferdinando riusci ad annettere il Regno di Navarra a quello di Aragona.<br>Nel 1481, i due sovrani intrapresero una lotta che stava molto a cuore sia a loro che al mondo cattolico: quella contro i Mori, il nemico secolare della monarchia spagnola che n ella penisola iberica deteneva ancora il Regno di Granata. Con battaglie e con abilità diplomatica condotta con molta astuzia, il nemico fu sconfitto e nel 1492, Ferdinando ed Isabella, chiamati da allora i re cattolici, entrarono trionfanti a Granata. Nello stesso anno, Cristoforo Colombo scopriva l’America e le casse reali spagnoli cominciarono a riempirsi di oro ed altro materiale prezioso. Isabella, che aveva sostenuto l’impresa del navigatore genovese, era all’apice del trionfo. Fu però una gloria segnata da eventi nefasti: poco dopo, la figlia Giovanna, sposata a Filippo e madre del futuro Carlo V impazzì ed il figlio Giovanni, erede al trono, venne a mancare.<br>Da quel momento in poi, le sue sofferenze ebbero la meglio sulla sua salute, per altro già preacaria, e morì nel 1504. Ferdinando la seguì nella tomba dodici anni più tardi, dopo aver rafforzato in tutta Europa e nel Mediterraneo il prestigio <a href="https://www.skuola.net/grammatica-spagnola/spagnolo-regole-pronuncia.html">spagnolo</a>.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-05 07:23:56 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>leucoio</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <title>epicurei stoici secondo bellavista</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>la canonica</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>stoici</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>epicuro</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title></title>
         <author>mvangone15</author>
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         <description><![CDATA[<div>Lorenzo il magnifico<br><br></div>]]></description>
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         <title>Il codice da Vinci</title>
         <author>gsabrinalanzano</author>
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         <pubDate>2020-05-10 18:02:10 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>chiarafusiello04</author>
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         <pubDate>2020-05-11 14:34:41 UTC</pubDate>
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         <title>l termine «prospettiva» deriva dal latino perspectiva e dal verbo perspicere che significa “vedere attraverso” (secondo altri “vedere chiaro”).Nel Duecento la bidimensionalità era accettata come dato di fatto. Nel Trecento invece il mondo visibile acquistò un’importanza tale che l’artista si pose il problema di come rappresentarlo. Giotto lo risolse empiricamente e inserì le figure in uno spazio reale, creando il senso della profondità attraverso i volumi e la disposizione dei corpi.Solo nel Quattrocento venne messa a punto la prospettiva lineare, un sistema basato su precise regole matematiche, che consente un’esatta misurazione delle distanze e la collocazione delle figure secondo precise proporzioni. Iniziatore di questi studi è, a Firenze, Filippo Brunelleschi. Saranno però Leon Battista Alberti e Piero della Francesca a fissare le complesse regole della rappresentazione prospettica in due trattati teorici, rispettivamente il De pictura (1436) e il De prospectiva pingendi (1475).La prospettiva lineare è una delle invenzioni più importanti del Quattrocento. Grazie a essa era possibile rappresentare in modo realistico la profondità dello spazio, le diverse dimensioni degli oggetti e le distanze tra loro.Lo spazio è misurato in modo omogeneo attraverso un sistema di linee che convergono in un unico punto di vista centrale (il punto di fuga). In questo modo la dimensione tridimensionale dello spazio è riportata su un disegno bidimensionale e si possono fissare dei punti esatti per collocare figure e oggetti nel dipinto.Masaccio fu tra i primi ad adottare la prospettiva nell’affresco della Trinità, nella chiesa di Santa Maria Novella a FirenzeLa prospettiva aerea La prospettiva aerea è una modalità di rilevamento e di rappresentazione della realtà, che tiene conto del progressivo sfocarsi delle immagini degli oggetti lontani provocato dalla presenza di umidità negli strati bassi dell’atmosfera e del mutamento dei colori, alla distanza (questo concatenato mutamento delle tinte, in un paesaggio, è definito prospettiva cromatica ed è strettamente connesso con la prospettiva aerea).La prospettiva aerea tiene pertanto conto, contemporaneamente, dello sfocarsi degli oggetti, alla distanza e del mutamento dei loro colori. L’esempio più semplice riguarda le montagne. Quelle a noi più vicine sono meno sfocate e sono verde-marrone. Quelle più lontane sono molto sfocate e azzurrine. La prospettiva aerea – come sfocamento e mutamento di colore di ciò che sta in un punto distante da chi osserva – fu messa a punto, con esiti massimi, rispetto ai pittori precedenti, da Leonardo da Vinci. La prospettiva lineare ci offre semplicemente, nel campo lungo, una riduzione delle dimensioni degli oggetti, progressiva, rispetto al punto di vista, e la convergenza delle linee, verso un punto collocato all’orizzonte, come vediamo nell’immagine qui sotto. La messa a punto di una perfetta prospettiva aerea che completasse la prospettiva lineare – recuperata, teorizzata e applicata a Firenze attorno al 1420 – fu, in Leonardo, favorita dall’osservazione empirica della realtà, alla quale si accostava senza pregiudizi o preconcetti accademici, che invece accantonava per non esserne influenzato.</title>
         <author>c03coppola</author>
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         <pubDate>2020-05-11 17:52:56 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>michelleannunziata63</author>
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         <pubDate>2020-05-11 21:27:43 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>giuseppegiacco</author>
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         <pubDate>2020-05-18 17:40:01 UTC</pubDate>
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         <title>Gutenberg</title>
         <author>Martinabaldinucci</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>Martina Baldinucci<br>Johannes Gutenberg nacque a Magonza dal mercante Friele (Friedrich) Gensfleisch zur Laden, nato intorno al 1350, e da Else Wyrich, che Friedrich aveva sposato in seconde nozze nel 1386. Non si conosce la data certa della nascita di Johannes, ma è citato come maggiorenne in un documento del 1420. Gli studiosi hanno pertanto collocato la sua nascita tra il 1393 e il 1403 (come data simbolica per la nascita di Johannes Gutenberg è stato preso il 1400). Il nome "zum Gutenberg" deriva dall'edificio "nella corte Gutenberg" (oggi in Christophstraße 2) in cui la famiglia si trasferì.<br><br>I Gensfleisch erano una delle famiglie patrizie della città, addetti alla lavorazione del metallo e del conio. Nel 1430 Johannes Gutenberg decise di trasferirsi a Strasburgo per motivi politici, e qui lavorò come apprendista orafo, occupandosi in particolare del conio delle monete.<br><br>La Bibbia di Gutenberg<br>Attorno al 1448 Gutenberg ritornò a Magonza, dove nel 1450 costituì una societas con l'orafo Johann Fust per la produzione di un libro stampato con la nuova tecnica. I due decisero di stampare la Bibbia cristiana (il testo utilizzato fu quello della Vulgata). Fust prestò personalmente a Gutenberg 1600 fiorini olandesi, in due rate da 800 fiorini a distanza di due anni l'una dall'altra. Con tale denaro Gutenberg assunse una ventina di operai (tra fonditori di caratteri, compositori, lavoranti al torchio e correttori) e acquistò i materiali per la stampa[3]. Furono fusi 290 tipi di carattere.<br><br>Nel 1449 gli esperimenti di Gutenberg (coadiuvato dall'incisore Peter Schöffer, che lavorava al suo servizio) erano a buon punto; i due erano già in grado di comporre e stampare sia fogli singoli sia libri. La stampa della «Bibbia a 42 linee» in caratteri gotici venne ultimata il 23 febbraio 1455 in "corte Humbrecht" (oggi Schustergasse 20) e il libro fu messo in vendita a Francoforte. L'edizione, con tiratura di 180 copie, suscitò immediato entusiasmo per la qualità tipografica.<br><br>Produzione di libri stampati dal 1450 al 1800<br>I frutti economici dell'operazione però stavano tardando ad arrivare e per produrre le 180 copie della Bibbia occorsero tre anni. I rapporti tra i due soci divennero tesi e nel 1455 - proprio nel momento in cui le Bibbie venivano completate - Fust pretese la restituzione del prestito e citò Gutenberg in giudizio. La sentenza fu favorevole a Fust, che vide riconosciuto il proprio diritto a riavere indietro i 1600 fiorini prestati (6 novembre 1455)[5]. Gutenberg, che non disponeva di tale cifra, fu costretto a cedere a Fust almeno parte dell'attrezzatura per la stampa e i caratteri tipografici per le bibbie.<br><br>Fust e Schöffer aprirono una loro officina tipografica. La loro impresa, Fust und Schöffer, raccolse i frutti del buon nome che si era fatto Gutenberg e divenne la prima impresa commercialmente redditizia nella storia della stampa. La tipografia di Fust e Schöffer, che diventarono parenti poiché Schöffer sposò la figlia di Fust, stampò nel 1457 un'edizione del Libro dei Salmi. L'opera presentò nuovi tipi in due altezze e la stampa bicroma dei capilettera.<br>Gutenberg cercò di continuare la sua attività aprendo a sua volta una tipografia. Alcuni studiosi gli attribuiscono la stampa di altro materiale dopo la prima Bibbia. A ogni modo, nessun'altra sua opera a stampa raggiunse la magnificenza e lo splendore della «Bibbia a 42 linee». Negli anni che seguirono, Magonza visse continui contrasti. Durante uno di questi, nel 1462, il nuovo padrone della città mandò in esilio molti cittadini, tra cui lo stesso Gutenberg. Al suo ritorno scoprì che buona parte delle persone con cui aveva lavorato non avevano fatto rientro; decise quindi di abbandonare l'attività tipografica. <br>Gutenberg morì sei anni dopo, nel febbraio del 1468.<br>Si può dire che Gutenberg abbia inventato un intero processo industriale, comprendente:<br>i caratteri mobili, forgiati in metallo tenero e fondibile, ottenuti in rilievo da una matrice. Gutenberg usò il punzone degli orefici per creare non il singolo carattere, ma la matrice di una serie di caratteri, secondo il principio della fóndita a ripetizione. Dalla matrice si potevano ricavare, con apposite colature, i caratteri tipografici in quantità, grandezza e qualità desiderate;<br>l'inchiostro per i caratteri mobili, con qualità chimiche appropriate ai caratteri in metallo (non più ad acqua, ma utilizzando l'olio);<br>il processo di composizione con le relative attrezzature. La principale è il torchio tipografico, modellato sul torchio da vino dei coltivatori renani.<br>L'idea vincente di Gutenberg fu di sintetizzare strumenti e tecniche che già esistevano e applicarle alla stampa.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-18 18:58:16 UTC</pubDate>
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         <title>Bartolomé de Las Casas</title>
         <author>francy082003</author>
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         <description><![CDATA[<div>Bartolomé de Las Casas è stato un vescovo cattolico spagnolo impegnato nella difesa dei nativi americani. Viene altresì ricordato per aver inizialmente proposto a Carlo V l'importazione di schiavi neri per sostituire gli indigeni nei "laboriosi inferni delle miniere d'oro delle Antille"; tuttavia, ritrattò in seguito questa posizione, schierandosi al fianco degli africani schiavizzati nelle colonie. Fu anche il primo ecclesiastico a prendere gli ordini sacri nel Nuovo Mondo. I padri Domenicani della Curia Provinciale di Siviglia hanno aperto la causa della sua beatificazione nell'anno 2002, per cui la Chiesa cattolica gli ha assegnato il titolo di Servo di Dio. Su suo impulso e grazie alla sua attività di denuncia del sistema di sfruttamento degli indios vennero compilate le "Leggi nuove" ratificate da Carlo V, con le quali venivano abolite le encomiendas, strutture organizzative agricole fondate su un sistema schiavistico-feudale, principale causa dello sfruttamento dei nativi. Nacque a Siviglia probabilmente nel 1484, anche se il 1474 è l'anno indicato tradizionalmente. Alcuni resoconti[senza fonte] sostengono che Las Casas discendesse da una famiglia di conversi, ovvero di Ebrei costretti a convertirsi al Cristianesimo. Raggiunte nel 1502 le Indie (l'attuale America centrale) per curare gli interessi coloniali della famiglia, fu testimone delle vicende del quarto viaggio di Cristoforo Colombo, del quale lesse e trascrisse il "Giornale di bordo" relativo ai diversi viaggi da questi compiuti. Dopo essere stato encomendero, la lettura della Bibbia finì per metterlo in contrapposizione ai conquistadores, in difesa degli indios. Ordinato sacerdote nel 1507, entrò nel 1515 nell'ordine domenicano, che si era già schierato a favore dei diritti degli indigeni (ad esempio con la figura di Antonio Montesinos) e iniziò la sua instancabile battaglia a favore degli indios: condannò senza eccezioni il colonialismo e l'espansionismo degli europei, viaggiò nelle terre americane e attraversò molte volte l'oceano per portare in Spagna le sue proteste. Nei suoi testi, Las Casas ci presenta una puntuale descrizione delle qualità fisiche, morali e intellettuali degli indios, finalizzata alla difesa dell'umanità degli abitanti del nuovo mondo, contro la tesi della loro irrazionalità e bestialità avanzata da altri suoi contemporanei, soprattutto di cultura umanista. Celebri sono i dettagliati resoconti che egli diede delle vessazioni e delle atrocità compiute dai colonizzatori "cristiani" che agivano contro la lettera e lo spirito delle Leggi di Burgos. Da Istoria o Brevissima relatione della distruttione dell'Indie Occidentali conforme al suo vero originale spagnuolo già stampato in Siviglia di Bartolomeo dalle Case, o Casaus tradotta in italiano dall. eccell. sig. Giacomo Castellani già sotto nome di Francesco Bersabita:<br>«..Nell'Isola Spagnuola; la qual fu la prima, come dicessimo, dove entrarono Christiani, dando principio alle immense stragi, e distruttioni di queste genti; e la quale primamente distrussero, e disertarono; cominciando li Christiani à levar le mogli; &amp; e i figliuoli à gli Indiani per servirsene, &amp; usar male di essi; &amp; à mangiar le sostanze de i sudori, e delle fatiche loro; non contendandosi di quello, che gli Indiani davano loro spontaneamente, conforme alla facoltà, che ciascuno haveva, la quale è sempre poca; perché non sogliono tenere più di quello, che serve al bisogno loro ordinario, &amp; che accumulano con poca fatica; &amp; quello, che basta à tre case, di dieci persone l'una, per un mese, un Christiano se lo mangia, e lo distrugge in un giorno; &amp; ad usare molti altri sforzi, violenze, e vessationi; cominciarono gl'Indiani ad accorgersi, che quegli huomini non doveano esser venuti dal Cielo.», giustificati in questo dalle cosiddette Leggi di Burgos (il cui presupposto erano alcune tesi del decretalista medievale Enrico da Susa). Il suo tentativo di creare una società coloniale pacifica in Cumaná, Venezuela, nel 1520 fallì e la comunità venne massacrata da una rivolta indigena che, secondo alcuni critici, venne incitata dai vicini coloniali. Nel 1536 si recò in Guatemala insieme ai confratelli Pedro de Angulo e Rodrigo de Ladrada. In uno dei suoi ritorni in Spagna, Las Casas fu protagonista del grande dibattito del 1550, voluto da Carlo V, che aveva convocato allo scopo la Giunta di Valladolid. Avversario di Las Casas era il rappresentante del pensiero colonialista, l'umanista Juan Ginés de Sepúlveda, che sosteneva che alcuni uomini sono servi per natura, che la guerra mossa contro di loro è conveniente e giusta a causa della gravità morale dei delitti di idolatria, dei peccati contro natura e dei sacrifici umani da loro commessi e che, infine, l'assoggettamento avrebbe favorito la loro conversione alla fede. Las Casas si dichiara, invece, a favore di una pacifica conversione e afferma la naturale bontà degli indios ("senza malizia né doppiezza"), dando origine al cosiddetto mito del buon selvaggio: gli stessi sacrifici umani non sono tanto negativi se li si considera "indotti dalla ragione naturale", al punto che i nativi avrebbero peccato se non avessero onorato i loro dei. Il processo e le discussioni durarono ben cinque giorni. I domenicani non appoggiarono nessuno dei due e il tribunale sembrava propendere per Sepulveda. La disputa si risolse in un nulla di fatto. Tuttavia, sotto la pressione di Las Casas e dell'Ordine Domenicano, qualcosa cominciò a cambiare. Morì nel 1566.</div>]]></description>
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         <title>Civiltà Maya </title>
         <author>alessandrobarisciano</author>
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         <title>L&#39;ambivalenza della figura di Cristoforo Colombo</title>
         <author>lucreziasmile03</author>
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         <pubDate>2020-05-25 21:17:55 UTC</pubDate>
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         <title>Primo libro stampato: la Bibbia di GutenbergL&#39;anno dell&#39;invenzione della stampaPer convenzione, identifichiamo come anno dell’invenzione della stampa il 1455, anno di pubblicazione della cosiddetta Bibbia di Gutenberg. Si trattò del primo libro di una certa importanza ad essere stampato con la tecnica dei caratteri mobili. Da questo punto in poi, l’intera Europa entrerà in contatto con una tecnica rivoluzionaria.     Il primo libro stampato: la Bibbia di Gutenberg Il primo libro stampato: la Bibbia di Gutenberg — Fonte: AnsaL&#39;invenzione della stampa innescò una democratizzazione del pensiero in OccidentePer la prima volta, fu possibile riprodurre libri in modo veramente veloce ed economico. La diffusione dei libri, delle notizie, e della cultura iniziò a farsi più veloce, fino ad arrivare, nei secoli successivi, ad una progressiva democratizzazione del pensiero in Occidente. Ma a questi risultati ci si arrivò attraverso un processo lento e graduale. Per capire bene l’invenzione della stampa, è indispensabile contestualizzarla.  2Invenzione della stampa: si diffondono cultura e libriPrima dell&#39;invenzione della stampa: l&#39;industria della copiaPrima della stampa, l’unico modo per riprodurre un libro era copiarlo manualmente. Si trattava di un processo costoso e faticoso, ma questo non vuol dire che si leggesse: tra XIII e XIV secolo, l’industria della copia era cresciuta a dismisura, in particolare grazie agli scriptoria nei monasteri. Si trattava di vaste sale, naturalmente ben illuminate ed organizzate, dove si copiavano manoscritti.    AppuntiAppunti sul neoplatonismo e il pensiero di plotinoDurante il Rinascimento cresce la domanda di libriLa crescita degli scriptoria rispondeva ad un bisogno concreto: il bisogno di libri. Mentre nascevano le accademie, gli studiosi del Rinascimento andavano riscoprendo antichi manoscritti di Platone. Sebbene la lettura non fosse per tutti, la domanda di libri stava crescendo. Questo anche perché la cultura non era più soltanto appannaggio della chiesa: sempre più laici (nobili e borghesia urbana) si andavano interessando sempre di più alla lettura. Si leggevano soprattutto testi di devozione, ma anche romanzi e persino manuali professionali. Possedere libri, peraltro, era per un ricco laico del Quattrocento un segno di potere.   3Stampa a caratteri mobili: i precedentiStatua di Gutenberg a StrasburgoStatua di Gutenberg a Strasburgo — Fonte: AnsaLa scrittura mercantescaCon un mercato in crescita, l’industria del libro prometteva ottime possibilità di guadagno. Anche per questo, moltissimi personaggi intraprendenti oltre a Johann Gutenberg (1394/9 - 1468) avevano tentato di innovare la produzione in molti modi, spesso molto creativi, ma non sempre efficaci. Le tecniche di scrittura si erano fatte più veloci: in Italia ad esempio avevano preso piede le agili scritture dei notai e dei mercanti questo consentiva di risparmiare inchiostro- tantissimi copisti italiani realizzavano libri in scrittura mercantesca (tra i più popolari Boccaccio).   ApprofondisciLa figura del mercante medievaleLa xilografia come metodo di copiaturaA questo punto, l’unica cosa che mancava era una tecnica per riprodurre lo stesso testo in modo veloce su centinaia o migliaia di copie. Ci si arrivò gradualmente. All’inizio venne inventata la xilografia: l’impressione di una tavola di legno imbevuta d’inchiostro tramite una pressa. Si trattava di una tecnica nata in Cina, che arrivò in Europa intorno al 1300. Nella prima metà del ‘400 venne utilizzata sempre più spesso, in particolare per riprodurre immagini su carta, ma talvolta (non prima degli anni ‘30) anche testi. Fu essenziale, per poter stampare con efficacia, la messa a punto di un particolarmente grasso e fluido.  4Stampa: l’invenzione di GutenbergGutenberg esamina una matriceGutenberg esamina una matrice — Fonte: Getty-ImagesL&#39;invenzione dei caratteri mobili di GutenbergPer rendere la stampa davvero vantaggiosa, il punto essenziale - che in Europa dobbiamo a Gutenberg - furono i caratteri tipografici: si trattava di tasselli metallici, con in rilievo un carattere. Ma per la verità, anche in questo caso, i caratteri mobili esistevano da secoli in Cina (non più tardi del XII secolo) ed in Corea (XIII secolo), dove i caratteri tipografici erano realizzati in bronzo. Combinati a piacere su un’intelaiatura, questi caratteri tipografici andavano a comporre le pagine di un libro: non c’era più bisogno di incidere le intere pagine, ed il costo di riproduzione di ogni libro calava così drasticamente.  Johann GutenbergSulla vita di Johann Gutenberg sappiamo molto poco. Discendeva da una famiglia di orafi: la sua formazione era dunque ideale per realizzare le piccole matrici per i caratteri tipografici. Sembra che Johann Gutenberg fosse stato esiliato da Magonza a partire dal 1428, e che a Strasburgo, tra il 1434 ed il 1444 finanziò dei lavori rimasti oscuri, ma probabilmente legati alla ricerca di nuove tecniche per stampare libri.Johann GutenbergJohann Gutenberg — Fonte: AnsaIl primo libro stampatoTornato a Magonza nel 1448, ottenne cospicui prestiti da un facoltoso borghese chiamato Johann Fust, a causa dei quali nel 1455 subì un processo che gli farà perdere tutti i suoi macchinari. Nessuno dei fogli stampati attribuiti a Johann Gutenberg ha chiare indicazioni di nomi, luoghi o date. I primi esemplari, del 1452 sono indulgenze per la guerra al turco, e più tardi, tra 1452 e 1454, una bibbia primitiva a 36 caratteri. Quella più conosciuta, del 1455, a 42 caratteri, era a suo modo un’opera incredibile: venne realizzata in un nuovo carattere molto sofisticato, piena di abbreviazioni, ebbe bisogno di 300 caratteri tipografici diversi. Si trattava dei primi caratteri tipografici latini mai realizzati. Gutemberg controlla le pagine stampateGutemberg controlla le pagine stampate — Fonte: Getty-ImagesIl primo libro stampato a colori della storiaDopo Gutenberg, il primo libro con caratteri a colori della storia, con un nome ed una data indicati, è il Salterio di Magonza, stampato il 14 agosto (vigilia dell’Assunzione) del 1457 da Johann Fust e Peter Schöffer, quest’ultimo un ex collaboratore di Gutenberg.CuriositàL’editore italiano Aldo Manuzio fu l’inventore del carattere corsivo “Italic” e fu il primo a introdurre il formato stampa in ottavo. La creazione del font Italic aveva due scopi: risparmiare la carta e rendere i testi più leggibili e più eleganti rispetto al gotico di Gutenberg. Il primo libro stampato in corsivo e in formato ottavo fu un testo di Virgilio nel 1501.5La rivoluzione della stampa: caratteristiche e protagonistiApprofondisciUmanesimo: significato e caratteristicheL&#39;industria della stampa prende piede in EuropaL’industria della stampa inizierà a decollare soltanto a partire dal 1470, anno in cui si diffuse rapidamente prima in Germania, e poi in Italia, e da lì gradualmente in tutta Europa. Tra il 1465 ed il 1467, presso il monastero di Subiaco, due tedeschi, Konrad Sweynheym et Arnold Pannartz, realizzarono per il papa un’edizione di Cicerone, una di Lattanzio, ed una Città di Dio di Sant’Agostino, per poi stabilirsi definitivamente a Roma. Seguirà Venezia nel 1469, e poi man mano tutta la penisola.    Una riproduzione della macchina di GutenbergUna riproduzione della macchina di Gutenberg — Fonte: Getty-ImagesAldo Manuzio, una figura importante per la stampa in ItaliaLa figura più importante nella storia della stampa italiana è sicuramente Aldo Manuzio, un umanista che iniziò a stampare a Venezia nel 1494, realizzando meravigliose edizioni di stampe di classici latini, greci ed italiani, ma anche testi pensati appositamente per la stampa, come l’incredibile Hypnerotomachia Poliphili (1499) un romanzo scritto in una lingua inventata che dimostrò come la tipografia poteva essere una vera e propria arte. Le conseguenze dell&#39;invenzione della stampaAll&#39;inizio i primi stampatori vedevano la stampa, molto semplicemente, come un modo più efficace di copiare i testi. Gradualmente però, un po’ come sta succedendo oggi con Internet, la stampa iniziò a cambiare il mondo, a cominciare dal modo in cui leggiamo e pensiamo. Ecco alcune conseguenze dell&#39;invenzione della stampa: i libri divennero progressivamente un bene meno elitario, ed accessibile ad un pubblico più ampio. AppuntiLe cause della riforma protestanteLa stampa: una causa indiretta della RiformaMa questo significava molte altre cose. Ad esempio: per la chiesa controllare il contenuto dei libri diventava sempre più difficile, ed è per questo che molti studiosi vedono tra i motivi del successo delle idee di Martin Lutero (che nel 1517 ruppe definitivamente con la chiesa cattolica) il fatto che potevano essere stampate e diffondersi rapidamente. In questo modo, la stampa sarebbe una causa indiretta (certo non l’unica) della Riforma.     Busto di Gutenberg all&#39;interno del campus omonimo Busto di Gutenberg all&#39;interno del campus omonimo — Fonte: AnsaCompaiono i primi giornaliUn ottimo esempio sono le notizie a stampa: se i primi avvisi a stampa sono già della fine del ‘400, nel XVII secolo compaiono i primi giornali. Prima della stampa, le notizie potevano viaggiare soltanto oralmente oppure, destinate a pochi eletti, in forma manoscritta. Parallelamente, si ponevano le basi per lo sviluppo di una letteratura di consumo, puramente ricreativa e finalizzata al guadagno.   L&#39;invenzione della stampa ha cambiato il nostro modo di pensare e di scrivereRispetto alla scrittura manoscritta, la stampa ci consente di fissare il pensiero in modo più astratto e standardizzato: ogni copia è identica (a cominciare dagli errori), perché sono tutte prodotte dalla stessa matrice. Passando attraverso un macchinario, il rapporto dell’autore e dell’editore col testo diventava meno diretto. Questo cambiò il modo di scrivere, e favorì il diffondersi, nei secoli, di modi di pensare più lineari e sequenziali, nonché di una standardizzazione completa dei linguaggi volgari.  Ad accelerare ed assicurare i</title>
         <author>c03coppola</author>
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         <pubDate>2020-05-26 07:35:03 UTC</pubDate>
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         <author>annaircano10</author>
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         <description><![CDATA[<div>Mondi connessi </div><div>Fin dall’antichità tra le popolazioni dell’Europa,dell’Africa e dell’Asia esisteva un rapporto consolidato,a volte di scambio di  persone, merci e conoscenza e a volte  un rapporto conflittuale.</div><div>Ma quando nel 1492 Cristoforo colombo arrivò in America a entrare in contatto furono nuovi popoli che fino a quel momento avevano ignorato la rispettiva esistenza. </div><div>Quando arrivò nel nuovo mondo Cristoforo pensava di aver raggiunto le coste dell’Asia orientale e per questo credeva di trovare come abitanti una selvaggia popolazione dell’impero cinese. Colombo ritenne che alcune delle parole che questo popolo pronunciava offrissero una conferma alla sua convinzione nonostante lui non capisse ciò che dicevano.</div><div>La comunicazione tra Cristoforo e il nuovo popolo fu molto difficile,utilizzavano soprattutto i gesti.Cristoforo conosceva il portoghese il latino e lo spagnolo però comunque non riusciva a comunicare, lui pensava che fosse dovuto all’ignoranza del popolo, così  quando capì che nella parte più interna del paese in cui era approdato viveva un gran capo, decise di inviare uno dei suoi compagni di avventura che conosceva lingue come l’ebraico e l’arabo a comunicare con il capo credendo che fosse il capo dell’impero cinese ma i risultati non furono migliori dato che il grado il capo non era l’imperatore della Cina. </div><div>Inizialmente gli europei consideravano questo popolo molto buono e  privo di avidità però con il passare del tempo questi si rivelarono molto violenti così gli europei iniziarono ad avere un’immagine negativa perché venivano considerati un popolo molto violento,praticavano sacrifici umani,erano considerati anche  cannibali e figli del demonio e anche adoratori di falsi dei.Gli europei avevano il compito  di educarli alla vera fede.</div><div>Mentre la popolazione che abitava questo nuovo mondo inizialmente  pensava che gli europei non  potessero essere degli esseri umani sia per il loro abbigliamento sia per il loro pallore e  anche per le loro barbe che erano anche bionde o rosse e così iniziarono a pensare che fossero figli del sole e quindi delle divinità.</div><div>Antiche profezie raccontavano che un giorno antichi dei avevano regnato un tempo in quei luoghi,e che se ne erano poi allontanati, ne avrebbero fatto ritorno e che il loro arrivo sarebbe coinciso con la fine del mondo però molto tempo dopo si resero conto che si trattava solamente di uomini molto diversi da loro ma comunque non di divinità</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-26 07:39:54 UTC</pubDate>
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         <title>Le donne nel rinascimento</title>
         <author>gsabrinalanzano</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>Col Rinascimento cambia anche il ruolo della donna rispetto al Medioevo: «finalmente, per ben intendere la vita sociale dei circoli più elevati del Rinascimento, è da sapere che la donna in essi fu considerata pari all'uomo».<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rinascimento#cite_note-20"><sup>[20]</sup></a> Soprattutto in ambito educativo la donna «nelle classi più elevate era essenzialmente uguale a quella dell'uomo», distinguendosi per le sue doti letterarie e filologiche, e contribuendo al rilancio della poesia italiana «onde un numero considerevole di donne acquistarono una grande celebrità».<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rinascimento#cite_note-21"><sup>[21]<br></sup></a><br></div><div><br>Fino al Trecento, secondo <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_da_Certaldo">Paolo da Certaldo</a> (1320 circa–1370 circa) la donna doveva seguire come modello l'esempio della Vergine Maria accudendo la casa<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rinascimento#cite_note-22"><sup>[22]</sup></a>. Le bambine, raggiunti i tre anni dovevano dormire separate dai maschietti e indossare una veste lunga sino ai piedi. Compiuti i 12 anni diveniva compito precipuo dei genitori la sorveglianza sulle figlie, libere soltanto di lavorare in casa, stando lontane dalle finestre e conservando così le principali doti femminili: pietà, pudore e onore. <br><br></div><div><br>Dopo il matrimonio la tutela della donna passava dal padre al marito che eviterà nei casi più coercitivi che la moglie si affacci alla finestra o che si intrattenga sulla porta di casa per spiare o per ciarlare. Le mogli, in assenza del marito si prendono allora la libertà di andare in chiesa, al mercato, al pozzo o al mulino, tutti luoghi questi dove spesso nascono amori destinati presto a morire<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rinascimento#cite_note-23"><sup>[23]<br></sup></a><br></div><div><br>A partire dal Rinascimento in Italia, il ruolo della donna, in specie per quella appartenente all'aristocrazia e all'alta borghesia, al contrario del resto d'Europa, è particolarmente significativo<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rinascimento#cite_note-24"><sup>[24]</sup></a>: riceve un'educazione, come quella dell'uomo, basata sulle materie classiche e acquista rilievo nella vita sociale nella conduzione di feste, balli e tornei. La condizione femminile acquisisce valore come sposa, madre dedita alla cura della famiglia di cui cura gli interessi, anche politici, in assenza del marito. Tipico esempio di queste doti fu <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lucrezia_Borgia">Lucrezia Borgia</a>: perfetta castellana <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rinascimento_italiano">rinascimentale</a>, acquistò la fama di abile politica e accorta diplomatica, tanto che il marito arrivò ad affidarle la conduzione politica e amministrativa del ducato quando doveva assentarsi da Ferrara. Fu anche un'attiva mecenate, accogliendo a corte poeti e umanisti come <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ludovico_Ariosto">Ludovico Ariosto</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Bembo">Pietro Bembo</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gian_Giorgio_Trissino">Gian Giorgio Trissino</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ercole_Strozzi">Ercole Strozzi</a>.<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rinascimento#cite_note-25"><sup>[25]<br></sup></a><br></div><div><br>L'eleganza nel vestire degli uomini e delle donne italiane nel Rinascimento non ha pari nel resto d'Europa. Per evitare eccessive stravaganze vari provvedimenti impongono regole restrittive nonostante le quali però non riescono a controllare l'influenza francese e spagnola. Le donne curano in modo particolare il loro aspetto dal colore della pelle sino a quello dei capelli che la moda prescrive dover essere biondi. L'uso dei cosmetici e del profumo sono tanto diffusi che persino nel contado divengono abituali<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rinascimento#cite_note-26"><sup>[26]</sup></a>. <br><br></div><div><br>Chi aspira a mostrare la propria agiatezza tramite l'abbigliamento e preziosi gioielli sono le donne della buona società e le cortigiane alle quali successivamente viene vietato di indossare stoffe pregiate che tuttavia continuano a essere usate per abiti lussuosi nascosti sotto un mantello di sargia nera. Nel 1546 <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cosimo_I_de%27_Medici">Cosimo I</a> impone alle cortigiane di portare un nastro giallo per non essere confuse con le donne di buona famiglia.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-26 08:26:46 UTC</pubDate>
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         <title>Pocahontas ( La vera storia)</title>
         <author>antoniojole2000</author>
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         <description><![CDATA[<div><br> Nel 1607 John Smith, uno dei tanti colonizzatori inglesi, giunge nei territori che oggi hanno il nome di Virginia. Gli indiani Powhatan vi vivono da sempre e debbono difendersi dall'avidità di una parte dei coloni. John è lì per spirito d'avventura e nei suoi diari, pubblicati nel 1624, racconterà di essere stato fatto prigioniero dagli indiani e di aver ottenuto la libertà grazie all'intervento della figlia del capo, la principessa Pocahontas. La vera storia della ragazza è riportata dalle cronache: dopo l'incontro con Smith (e la successiva separazione) si convertì al cristianesimo, sposò un altro colono e venne condotta in Europa. Morì alla giovane età di 22 anni. La Walt Disney ha preso spunto da questa vicenda storica e ha realizzato un interessante film d'animazione che, una volta sottoposto alla visione, libera lo spettatore dai pregiudizi che una debordante e martellante campagna pubblicitaria poteva avergli ispirato. La storia viene letta come l'incontro tra due culture che hanno bisogno di comprendersi e tra due persone che non rinunciano alla propria identità, anche se l'amore le ha unite.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-30 15:01:24 UTC</pubDate>
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         <author>salvatore_improta71</author>
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         <author>chiarafusiello04</author>
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