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      <title>promessi sposi by Simone Oldani</title>
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      <description>Realizzato con la forza per avere successo</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-02-20 10:20:15 UTC</pubDate>
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         <title>Il palazzotto di Don Rodrigo</title>
         <author>simoneoldani12</author>
         <link>https://padlet.com/simoneoldani12/5ukkmt4o2v6e/wish/233190837</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Il palazzotto di don Rodrigo è presente all'inizio del capitolo V quando <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fra_Cristoforo">Fra Cristoforo</a> decide di recarsi dal nobile nel vano tentativo di farlo recedere dai suoi propositi su <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lucia_Mondella">Lucia</a> e le sue nozze. L'interno dell'edificio non è mai descritto in modo dettagliato, salvo col dire che è la residenza signorile di un nobile e lasciando intendere che vi sono molte sale e salotti: ci viene mostrata direttamente la sala da pranzo, dove don Rodrigo è a tavola coi suoi convitati nel momento in cui riceve la visita di padre Cristoforo (capitolo V), quindi un'altra sala appartata dove si svolge il successivo colloquio col cappuccino (capitolo VI) e della quale ci verrà detto più avanti che sulle pareti campeggiano i ritratti degli antenati del signorotto (capitolo VII). Il palazzo viene citato ancora alla fine del capitolo VIII, quando Renzo, Agnese e Lucia lasciano il paese sulla barca e osservano il paesaggio, su cui il palazzo del signorotto domina dall'alto con un aspetto truce e sinistro. Il luogo ritorna alla fine della vicenda (capitolo XXXVIII), quando don Rodrigo è ormai morto di peste e in paese è giunto il marchese suo erede, per prendere possesso dei suoi beni: il gentiluomo, personaggio moralmente retto e di vecchio stampo, decide di aiutare i due promessi e li riceve nell'edificio, dove Renzo e Lucia entrano accompagnati da don Abbondio, Agnese e dalla mercantessa. <br><br></div><div> | « Il palazzotto di don Rodrigo sorgeva isolato, a somiglianza d’una bicocca, sulla cima d’uno de’ poggi ond’è sparsa e rilevata quella costiera. A questa indicazione l’anonimo aggiunge che il luogo (avrebbe fatto meglio a scriverne alla buona il nome) era più in su del paesello degli sposi, discosto da questo forse tre miglia, e quattro dal convento. Appiè del poggio, dalla parte che guarda a mezzogiorno, e verso il lago, giaceva un mucchietto di casupole, abitate da contadini di don Rodrigo; ed era come la piccola capitale del suo piccol regno. Bastava passarvi, per esser chiarito della condizione e de’ costumi del paese. Dando un’occhiata nelle stanze terrene, dove qualche uscio fosse aperto, si vedevano attaccati al muro schioppi, tromboni, zappe, rastrelli, cappelli di paglia, reticelle e fiaschetti da polvere, alla rinfusa.(...) Fra Cristoforo attraversò il villaggio, salì per una viuzza a chiocciola, e pervenne su una piccola spianata, davanti al palazzotto. La porta era chiusa, segno che il padrone stava desinando, e non voleva esser frastornato. Le rade e piccole finestre che davan sulla strada, chiuse da imposte sconnesse e consunte dagli anni, eran però difese da grosse inferriate, e quelle del pian terreno tant’alte che appena vi sarebbe arrivato un uomo sulle spalle d’un altro. Regnava quivi un gran silenzio; e un passeggiero avrebbe potuto credere che fosse una casa abbandonata, se quattro creature, due vive e due morte, collocate in simmetria, di fuori, non avesser dato un indizio d’abitanti. Due grand’avoltoi, con l’ali spalancate, e co’ teschi penzoloni, l’uno spennacchiato e mezzo roso dal tempo, l’altro ancor saldo e pennuto, erano inchiodati, ciascuno sur un battente del portone; e due bravi, sdraiati, ciascuno sur una delle panche poste a destra e a sinistra, facevan la guardia, aspettando d’esser chiamati a goder gli avanzi della tavola del signore [...] » </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-20 10:28:12 UTC</pubDate>
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         <title>Fra Cristoforo</title>
         <author>simoneoldani12</author>
         <link>https://padlet.com/simoneoldani12/5ukkmt4o2v6e/wish/233191574</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Figlio di un commerciante, prima di ricevere la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Vocazione">vocazione</a> e diventare <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Frate_cappuccino">frate cappuccino</a>, si chiamava Lodovico; Manzoni non fornisce alcun cognome a questo personaggio. Grazie alla fortuna paterna cercava di introdursi negli ambienti della nobiltà, ma rifiutato da questa come irrimediabilmente inferiore per nascita (il suo ultimo avversario lo definisce sprezzantemente <em>vile meccanico</em>), si immedesima nel ruolo di paladino dei più poveri.&nbsp;<br><br></div><div><br>Lodovico, dopo essersi scontrato con un nobile e averlo ucciso in un duello provocato da cause banali (in cui perde la vita anche Cristoforo, suo servitore al quale voleva molto bene), <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Diritto_di_asilo">si rifugia</a> in un convento di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cappuccini">Cappuccini</a> riconducibile all'<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_dei_Santi_Materno_e_Lucia">ex convento</a> situato a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pescarenico">Pescarenico</a>, un rione della città di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lecco">Lecco</a>. Le due tragiche morti (il nobile arrogante con cui aveva duellato si pente amaramente e perdona Lodovico tramite il cappuccino accorso ad assisterlo) avviano alla fine un processo già iniziato di conversione e portano il giovane al cambiamento di vita cui aveva già altre volte pensato.&nbsp;<br><br></div><div><br>Chiede quindi di essere accolto come postulante al convento stesso dove si è rifugiato. La sua decisione permette ai Cappuccini di evitare il prevedibile imbarazzo di difendere il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Diritto_di_asilo">diritto di asilo</a> di un nemico di una potente famiglia, e alla famiglia dell'ucciso, che lo scrittore mantiene anonima, l'imbarazzo di scontrarsi con la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_cattolica">Chiesa</a> per ottenere vendetta. Nella soddisfazione generale Lodovico viene quindi rivestito del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Saio">saio</a>.&nbsp;<br><br></div><div><br>In memoria del suo vecchio e amato servitore, come nome religioso Lodovico sceglierà il nome di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cristoforo">Cristoforo</a>, nome peraltro con una forte valenza religiosa significante "portatore di Cristo". La scena del duello, provocato dalla discussione su chi avesse dovuto cedere il passo fra i due contendenti (cap. IV), ripropone una situazione tipica della tradizione cavalleresca, passata poi ai popolari romanzi di avventura. <br><br></div><div><br><br></div><div>&nbsp;| « Il padre Cristoforo da *** <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fra_Cristoforo#cite_note-1"><sup>[1]</sup></a>era un uomo più vicino ai sessanta che ai cinquant'anni. Il suo capo raso, salvo la piccola corona di capelli, che vi girava intorno, secondo il rito cappuccinesco, s'alzava di tempo in tempo, con un movimento che lasciava trasparire un non so che d'altero e d'inquieto; e subito s'abbassava, per riflessione d'umiltà. La barba bianca e lunga, che gli copriva le guance e il mento, faceva ancor più risaltare le forme rilevate della parte superiore del volto, alle quali un'astinenza, già da gran pezzo abituale, aveva assai più aggiunto di gravità che tolto d'espressione. Due occhi incavati eran per lo più chinati a terra, ma talvolta sfolgoravano, con vivacità repentina; come due cavalli bizzarri, condotti a mano da un cocchiere, col quale sanno, per esperienza, che non si può vincerla, pure fanno, di tempo in tempo, qualche sgambetto, che scontan subito, con una buona tirata di morso.<br> Il padre Cristoforo non era sempre stato così, né sempre era stato Cristoforo: il suo nome di battesimo era Lodovico. Era figliuolo d'un mercante di *** (questi asterischi vengon tutti dalla circospezione del mio anonimo) che, ne' suoi ultim'anni, trovandosi assai fornito di beni, e con quell'unico figliuolo, aveva rinunziato al traffico, e s'era dato a viver da signore. [...] Andava un giorno per una strada della sua città, seguito da due bravi, e accompagnato da un tal Cristoforo, altre volte giovine di bottega e, dopo chiusa questa, diventato maestro di casa. [...] Vide Lodovico spuntar da lontano un signor tale, arrogante e soverchiatore di professione, col quale non aveva mai parlato in vita sua, ma che gli era cordiale nemico, e al quale rendeva, pur di cuore, il contraccambio: giacché è uno de' vantaggi di questo mondo, quello di poter odiare ed esser odiati, senza conoscersi. »&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-20 10:30:38 UTC</pubDate>
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         <title>Don Abbondio</title>
         <author>simoneoldani12</author>
         <link>https://padlet.com/simoneoldani12/5ukkmt4o2v6e/wish/233192517</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Don Abbondio è un personaggio del romanzo <em>I Promessi Sposi</em> di Alessandro Manzoni: è il curato incaricato di sposare Renzo e Lucia, ma durante la sua consueta passeggiata incontra due Bravi, sgherri di Don Rodrigo, che gli intimano di non celebrare il matrimonio. È un uomo codardo, pigro e schivo, che si sottrae davanti alle difficoltà e agli ostacoli che incontra. Il prete in un primo momento cerca di giustificarsi, allontanando da sé la responsabilità di tale scelta, tanto più che non ne ricaverà nessun guadagno, ma alla fine accondiscende alla volontà dei bravi.&nbsp;<br><br></div><div><br>Da quanto detto finora è evidente che Don Abbondio è una figura remissiva e vittima del tempo in cui vive: infatti è costretto a sottostare alle prepotenze dei signorotti locali. Il narratore ci informa che era di condizione non nobile e totalmente mancante di coraggio: esemplare è l'immagine del vaso di terracotta costretto a viaggiare tra vasi di ferro. Inoltre non aveva una reale vocazione, ma fu spinto dai propri genitori alla scelta sacerdotale per appartenere ad una classe sociale rispettabile e protetta, in grado di offrire anche una parziale sicurezza economica.&nbsp;<br>[...] Il nostro Abbondio, non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno, s'era dunque accorto, prima quasi di toccar gli anni della discrezione, d'essere, in quella società, come un vaso di terra cotta, costretto a viaggiar in compagnia di molti vasi di ferro.&nbsp;</div><div><br>Manzoni sembra avere un giudizio molto netto nei confronti di quella parte del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Clero">clero</a> <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cattolico">cattolico</a> comprensiva verso i potenti, anche a danno degli umili; nei confronti del singolo Don Abbondio però sembra essere molto più indulgente cogliendo nelle sue debolezze una caratteristica comune al genere umano. Quando Don Rodrigo decide di impossessarsi di Lucia Mondella, fa minacciare dai bravi il curato (Don Abbondio) del paese, durante la sua solita passeggiata serale:&nbsp;<br><br></div><div>&nbsp;| « "Or bene," gli disse il bravo all'orecchio, ma in tono solenne di comando, "questo matrimonio non s'ha da fare, né domani, né mai." »&nbsp;</div><div><br>Debole ed impaurito, don Abbondio diventa irragionevole e non segue il dovere di sposare <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Renzo_Tramaglino">Renzo</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lucia_Mondella">Lucia</a>, cedendo alle minacce. Renzo e Lucia escogitano dunque il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Matrimonio_a_sorpresa">matrimonio a sorpresa</a>, ma quando si trovano di fronte al curato, non fanno in tempo a pronunciare la formula che li renderebbe a tutti gli effetti sposi che Don Abbondio, compreso l'inganno, fugge. Il curato viene richiamato al suo dovere dal <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cardinale">cardinale</a> <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Federigo_Borromeo">Federigo Borromeo</a>, che gli affida il compito di ricondurre Lucia, rapita dall'<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Innominato">Innominato</a>, presso la casa della madre. Don Abbondio svolge il compito affidatogli, spaventato a morte, perché dubita della sincera conversione dell'Innominato, che interpreta come un inganno.&nbsp;<br><br></div><div><br>Dopo la discesa dei <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lanzichenecchi">Lanzichenecchi</a>, sia pur controvoglia, si rifugia, costretto da <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Perpetua">Perpetua</a>, nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Castello">castello</a> dell'<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Innominato">Innominato</a>, sulla cui conversione nutre ancora seri dubbi. Nemmeno la tragedia della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Peste">peste</a>, che incide in modo vario ma ben riconoscibile nella vita e nella <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Psicologia">psicologia</a> degli altri personaggi, fa giungere don Abbondio a un atteggiamento più generoso e comprensivo. Solo dopo che il dramma della malattia si è concluso, che la vita è tornata a scorrere come prima e che vi è l'assicurazione ufficiale che non vi è più alcun pericolo, data dalla morte di Don Rodrigo, Don Abbondio si convince a celebrare il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Matrimonio">matrimonio</a> dei due promessi sposi.&nbsp;<br><br></div><div><br>L'esperienza della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Peste">peste</a>, che Don Abbondio ha vissuto sulla sua pelle, lo ha provato molto fisicamente (il curato è molto più magro e scarno di prima e ora cammina con un bastone), ma non psicologicamente. Il personaggio infatti non è stato soggetto ad una evoluzione; fino all'ultimo il curato dubita persino della reale morte di Don Rodrigo, ma se ne convince quando la notizia giunge ufficialmente. Egli rappresenta la Chiesa corrotta del Seicento: infatti costui è prete non per vocazione, bensì per le opportunità offerte dalla carica. <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fra_Cristoforo">Fra Cristoforo</a> è in contrapposizione a Don Abbondio in quanto rappresenta la Chiesa giusta ed è mentore dei meno colti e dei più svantaggiati. Al contrario, il curato schiaccia con la sua cultura la povera gente.&nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-20 10:33:53 UTC</pubDate>
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         <title>I Promessi Sposi</title>
         <author>simoneoldani12</author>
         <link>https://padlet.com/simoneoldani12/5ukkmt4o2v6e/wish/233196727</link>
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         <pubDate>2018-02-20 10:49:15 UTC</pubDate>
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