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      <title>La pena di morte by Maria Napoli</title>
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      <pubDate>2019-03-13 00:07:09 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>maria_napoli82mn</author>
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         <pubDate>2019-03-13 07:28:47 UTC</pubDate>
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         <author>maria_napoli82mn</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>La responsabilità penale è personale.<br><br></div><div><br>L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.<br><br></div><div><br>Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato [cfr. art. <a href="https://www.senato.it/1025?sezione=120&amp;articolo_numero_articolo=13">13 c. 4</a>].<br><br></div><div><br>Non è ammessa la pena di morte.<br>Nel diritto e nella procedura penale, la presunzione di non colpevolezza è il principio secondo cui un imputato è innocente fino a prova contraria. In particolare, l’art. 27, co. 2, della Costituzione afferma che «l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva». Tale principio risponde a due esigenze fondamentali: affermare la presunzione di innocenza e prevedere la custodia cautelare prima dell’irrevocabilità della <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/sentenza-diritto-processuale-penale/">sentenza</a>. L’<a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/imputato/">imputato</a>, infatti, non è assimilato al colpevole fino al momento della condanna definitiva. Ciò comporta il divieto di anticipare la pena, mentre consente l’applicazione delle <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/misure-cautelari/">misure cautelari</a>. Secondo la Corte costituzionale (sent. n. 124/1972) questa disposizione va interpretata nel senso che l’imputato non deve essere considerato né innocente, né colpevole, ma soltanto «imputato». Tale regola è meglio precisata nell’art. 6, co. 2, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in base alla quale «ogni persona accusata di un reato è presunta innocente sino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente accertata». Sulla base di questo principio, l’onere di provare la reità dell’imputato incombe sulla <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/pubblico-ministero-diritto-processuale-penale/">pubblica accusa</a>; mentre alla difesa spetta il compito di provare l’esistenza di fatti favorevoli all'imputato. In altre parole non è compito di quest’ultimo dimostrare la propria innocenza, che deve essere, appunto, presunta, bensì dell’accusa dimostrare la sua colpevolezza. Posta la presunzione di innocenza, per poter dichiarare pubblicamente che un individuo è colpevole è quindi necessaria la prova, oltre ogni ragionevole dubbio, che egli è il responsabile del reato, dimostrando che ne è stato effettivamente l'autore. Nelle ipotesi in cui la prova manchi, sia insufficiente o contraddittoria, il giudice dovrà emettere <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/sentenza-di-proscioglimento/">sentenza di assoluzione</a>.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-13 07:33:00 UTC</pubDate>
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         <author>maria_napoli82mn</author>
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         <description><![CDATA[<div>https://it.wikipedia.org/wiki/Pena_di_morte_in_Italia<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-13 07:36:04 UTC</pubDate>
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         <author>maria_napoli82mn</author>
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         <pubDate>2019-03-13 08:04:52 UTC</pubDate>
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