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      <title>Il mito di Orfeo e Euridice by Maria Putignano</title>
      <link>https://padlet.com/mputignano64/5qsw5vatx9cj</link>
      <description>Commenta l&#39;interpretazione che la  Mastrocola dà del mito raccontato nelle Georgiche. Rifletti sulla caratterizzazione psicologica ed emotiva che il poeta Virgilio e la scrittrice contemporanea  danno dei due protagonisti</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2020-03-28 16:52:15 UTC</pubDate>
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         <title>Il mito: varianti e contenuto di forme artistiche diverse (pittura, scultura, melodramma)</title>
         <author>mputignano64</author>
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         <description><![CDATA[<div>Guardate fino in fondo questo video piacevole e rigoroso dal punto di vista filologico.<br><br></div>]]></description>
         <enclosure url="https://youtu.be/m8ux2ffeNSw" />
         <pubDate>2020-03-28 17:26:37 UTC</pubDate>
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         <title>GIADA BRANCATO</title>
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         <description><![CDATA[<div>ORFEO ED EURIDICE<br>Su questo mito sono state date molte interpretazioni, per esempio quella di Virgilio e quella della Mastrocola.<br> In  Virgilio il mito si collega con quello di Aristeo e continua il racconto parlando della discesa di Orfeo nell'Ade. Nella sua versione possiamo percepire una visione tragica, ma anche  patetica e pessimistica dell'amore, difatti la follia amorosa porta il protagonista a compiere un viaggio nell'oltretomba  per riportare la moglie in vita. E inoltre l'eccessivo amore di Orfeo per l'amata lo porta a violare l'unica regola che gli era stata imposta, cioè di non  voltarsi a guardarla; ma violando questa Euridice "muore" due volte. La ninfa dà la colpa allo sposo perché se lui non si fosse lasciato tentare, avrebbe avuto la possibilità di avere una nuova vita, la quale era stato rimpianta con tanta malinconia da essa. E l'elemento tragico lo troviamo proprio nel fatto che Orfeo era quasi riuscito a portarla via dagli inferi perché erano vicini alla luce.<br>Nel versione della Mastrocola invece vediamo la figura di Euridice che non è così convinta di voler tornare alla vita, come se non  volesse fare più parte del mondo vivente perché ora fa parte dell'Inferno. Per quanto riguarda Orfeo, sembra che durante il viaggio di risalita capisca che la sua idea non sia proprio giusta. Entrambi i protagonisti capiscono che la morte fa parte del ciclo naturale della vita e che per amare una persona non sia necessario viverle accanto, infatti quando ormai Orfeo è giunto quasi alla luce si volta per rivedere ancora una volta la sua amata. In più l'autrice sembra voglia far riflettere il lettore sul significato di amore. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-03-31 10:24:47 UTC</pubDate>
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         <title>Orfeo e Euridice</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Virgilio interpreta il gesto di Orfeo nel voltarsi, come un gesto di “improvvisa follia”, è colpito da una passione amorosa verso la sua amata Euridice che non riesce a controllare, e questo lo porta voltarsi prima che siano usciti dagli Inferi, ed Euridice rimprovera e piange questo gesto. La versione di Paola Mastrocola è differente, Orfeo non è colto da nessuna passione irrefrenabile, anzi, lui sceglie di girarsi. La Mastrocola parla di una sorta di paura che nasce in Orfeo nella strada di ritorno dagli inferi, timore che riavere la sua amata possa essere un peso, a differenza di vivere senza di lei; Euridice ha pensieri simili, non vuole tornare sulla terra per provare una seconda volta i “pesi” della vita dei mortali. Inoltre, attraverso il pensiero di Proserpina e Ade, la Mastrocola interpreta il gesto del voltarsi come un qualcosa già di programmato, il gesto di Orfeo era qualcosa di inevitabile. Orfeo, essendo un poeta, riavendo nella sua vita Euridice, avrebbe perso la “donna pensiero” delle sue canzoni, quindi sapeva che solo la mancanza dell’amata e il rimorso di essersi voltato gli avrebbe reso possibile ancora cantare il suo amore. Stessa cosa per Euridice, si sapeva già che lei non avrebbe mai abbandonato gli Inferi, ormai sedotta dal regno dei morti. Entrambi gli autori parlano di una scelta d’amore, ma quello di Virgilio è un amore forse più patetico, passionale e incontrollabile; mentre quello della Mastrocola è un amore diverso più personale e ragionato, elaborato da entrambi, con le conclusioni che il loro amore avrebbe avuto più senso con la separazione dall’amata per Orfeo, e che il loro amore non sarebbe valso una seconda vita da mortale per Euridice. <br><br>Marco Filippi</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-03-31 20:48:06 UTC</pubDate>
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         <title>Orfeo e Euridice - Arianna Bruno</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Il mito di Orfeo ed Euridice, tra i più noti dell’antichità, ha ricevuto nel corso degli anni innumerevoli interpretazioni; infatti, lo si ritrova sia nelle Georgiche di Virgilio, sia nel recente libro “L’amore Prima di Noi” dell’autrice Paola Mastrocola, che forniscono due differenti interpretazioni.<br>Nel testo di Virgilio vi è una visione dell’amore prevalentemente negativa, poiché è definito come una follia che improvvisamente assale Orfeo facendolo voltare verso Euridice; un errore apparentemente banale, che però gli dei non perdonano.  In questo risiede il dramma di Orfeo, infatti non riesce a spiegarsi come uno sbaglio accettabile dagli uomini non viene invece perdonato dalle divinità, che dovrebbero essere dotate di maggior saggezza. Euridice, nel mito di Virgilio, è desiderosa di tornare alla vita terrena, e quando Orfeo si volta, appare distrutta dal fallimento dell’amato.  <br>Dall’interpretazione virgiliana emerge il grande desiderio da parte di entrambi di riaversi accanto; mentre nel libro di Paola Mastrocola, alla fine, vi è un ripensamento reciproco. Euridice, pur apprezzando il gesto di Orfeo, cerca invano di essere lasciata negli inferi dove ha ritrovato la libertà; infatti sostiene che l’amore sia lontananza e che si nutra di distanze impercorribili. Il viaggio di ritorno verso il mondo terreno ha però cambiato anche Orfeo, che prossimo all’uscita, ha paura di riavere Euridice essendosi accorto che vivere senza di lei è leggero perchè è come vivere nel vuoto;  a questo punto svanisce l’iniziale desiderio di voler riavere la sua amata e si presenta in lui l’idea di riuscire ad amarla in eterno grazie al canto.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-01 12:23:21 UTC</pubDate>
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         <title>Gaia Scoffone, Orfeo ed Euridice</title>
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         <description><![CDATA[<div>Il mito di Orfeo ed Euridice è riconducibile a diverse interpretazioni a causa degli innumerevoli scrittori che lo hanno trattato.<br>Analizzando le interpretazioni di Virgilio e di Paola Matrocola, si possono notare alcune notevoli differenze che cambiano parte del significato del mito. Entrambi iniziano collegandosi alla storia di Aristeo,  che ha dato origine a questo tragico susseguirsi di eventi, ma poi, successivamente, ognuno dà la propria visione delle scelte dei personaggi e quindi una diversa opinione sui loro comportamenti.<br>Nell’opera di Virgilio troviamo un amore struggente e patetico di Orfeo verso la sua donna Euridice, motivo per cui decide di compiere il viaggio impossibile negli Inferi, non arrendendosi così al destino della vita. Lo stesso sentimento continua per tutto il racconto, a tal punto da non riuscire a rispettare l’unico divieto imposto da Ade e Persefone, cioè di non girarsi per vedere l’amata. Questo piccolo errore ha un peso enorme per Orfeo, ma anche per la donna amata perchè, voltandosi, fa sì che lui perda l’opportunità di riprendersi Euridice e che quest’ultima torni negli Inferi senza poter avere nuovamente la sua vita.<br>Qui, entrambi i protagonisti sembrano distrutti dal dolore, travolti dalla passione amorosa ed ansiosi di ritornare alla loro vita coniugale precedente per passare ancora del tempo insieme. Virgilio sceglie così una chiave più pessimistica dell’amore, prendendo in considerazione la follia a cui può portare questo sentimento, fino ad arrivare a rovinare tutti i grandi sacrifici fatti fino a quel momento.<br>Troviamo una differente interpretazione moralistica dei personaggi nel racconto del mito elabolarato dalla Mastrocola. Infatti, scorgiamo aspetti più profondi derivanti da riflessioni interne dei personaggi. All’inizio, con la discesa di Orfeo nell’Ade, questo affronta ogni ostacolo per raggiungere la donna amata con il canto e la sua cetra e poi alla fine, una delle motivazioni che lo porteranno a girarsi, sarà proprio legata a questo. <br>Secondo la scrittrice, entrambi i personaggi sulla via del ritorno hanno dubbi contrastanti. Inizialmente, solo Euridice si pone il problema di non voler affrontare per una seconda volta lo stesso passaggio dalla vita alla morte e tutte le sofferenze collegate a questo,  infatti è restia a seguire Orfeo. Successivamente, vediamo che anche il cantautore inizia ad avere dubbi riguardo la sua azione, perchè è proprio il vuoto che Euridice crea nella sua vita a dargli un motivo per cantare. Tutti e due i protagonisti non sono quindi travolti dalla passione amorosa come nella visione virgiliana, ma, nonostante il desiderio di tornare insieme sia immenso, preferiscono non stravolgere il ciclo naturale della vita.<br>Da questa interpretazione, l’autrice vuole dare una visione diversa dell’amore, sottolineando l’importanza del ricordo della donna nel rispetto delle leggi naturali e divine.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-01 12:40:38 UTC</pubDate>
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         <title>Mariacristina Demasi,Orfeo e Euridice.</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Le interpretazioni della Mastrocola e di Virgilio,seppur sullo stesso mito,sembrano dare due interpretazioni non del tutto congruenti fra loro.Virgilio inserisce il mito di "Orfeo e Euridice" nell'epilio di Aristeo servendosi di  un narratore interno "Proteo"; inoltre ne fa una narrazione soggettiva con frequenti interventi da parte del narratore,che provocano momenti di forte phàtos volti ad una compartecipazione emotiva del lettore.Mentre la Mastrocola propone il racconto del mito direttamente in prima persona, interrompendo la narrazione con delle prolessi finalizzate a sue riflessioni o suoi giudizi sulle azioni dei personaggi. Riguardo all'amore,in quello di Virgilio permane una visione negativa mostrata non solo dal racconto generale ma anche dalla sua partecipazione emotiva al dolore di Orfeo per la morte dell'amata; dall'altra versione non scaturisce una visione del tutto pessimistica dell'amore,anzi a volte viene valorizzato dalla stessa autrice .<br>La figura di Euridice descritta dalla Mastrocola la si scopre durante la narrazione  così come per Virgilio; la prima la descrive come un personaggio estroverso che subito si interessa ad Orfeo ed al suo canto cercando,quindi, di conoscerlo, mentre il secondo la fa apparire come l'elemento di morte attraverso l'espressione "moritura puella", inoltre non ne fa una chiara descrizione come invece per Orfeo. Possiamo, quindi, individuare Orfeo come vero e proprio protagonista, che in entrambe le interpretazioni appare scaltro nelle sue mosse, durante la catabasi, per convincere attraverso il suo canto Persefone e Ade a dare una seconda possibilità al loro amore. Infine, La Mastrocola sembra incentrare la colpa della non riuscita nell'impresa ad Euridice, affermando "Sapeva che Euridice non avrebbe mai seguito Orfeo" riferito a Persefone. Virgilio,al contrario, dà la colpa ad Orfeo in quanto lui,per assicurarsi che Euridice lo stesse seguendo  verso l'uscita dell'Oltretomba, si voltò a guardarla, ma troppo presto, facendola così scomparire nuovamente nel buio dell'Ade per l'eternità. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-01 13:41:30 UTC</pubDate>
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         <title>Abbá Ginevra - Orfeo&amp;Euridice</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel mito di Virgilio, Orfeo si volta a pochi passi dalla fine del sentiero che delimita il Regno degli Inferi perché vinto nell'animo dall'amore. Per questo non riesce a non guardare la sua amata. In Virgilio, dunque, è Orfeo che perde per sempre Euridice.<br>Nella versione della Mastrocola, invece, è Euridice che decide di perdere per sempre Orfeo, preferendo la libertà della morte al peso della vita. Infatti Proserpina, regina degli Inferi, sapendo che Euridice non avrebbe mai seguito Orfeo, suggerisce ad Ade un patto con il celebre poeta per evitargli il dolore di scoprire, voltandosi, che la sua amata aveva deciso di non seguirlo. Orfeo, dal canto suo, penserà sempre di essere stato lui a scegliere di perdere Euridice decidendo di amarne il pensiero attraverso la poesia piuttosto che amarne la carne.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-01 14:22:00 UTC</pubDate>
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         <title>Silvestrin Lucrezia, Orfeo ed Euridice.</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/mputignano64/5qsw5vatx9cj/wish/486860192</link>
         <description><![CDATA[<div>Ci sono diverse interpretazioni del mito di Orfeo ed Euridice.<br>Virgilio, ha una visione dell'amore che è struggente e quasi patetico. <br>Ed è proprio questo sentimento che porterà Orfeo a sfidare il mondo degli Inferi per riprendersi Euridice. <br>Ma alla fine un gesto d'improvvisa follia, causato da questo amore così passionale, gli farà perdere Euridice per sempre. <br>Infatti ormai arrivato alla fine, Orfeo decide di voltarsi indietro, disobbedendo così al divieto che  gli avevano imposto Ade e Persefone.<br>Virgilio da la colpa ad Orfeo di aver perso Euridice <br>Entrambi sono stravolti dal dolore di non poter ritornare alla loro vita coniugale precedente. <br>La concezione dell'amore di Virgilio è puramente pessimistica, perché questo potente sentimento ti porta a compiere gesti folli, che rischiano di annientare tutti gli sforzi e i sacrifici fatti fino a quel momento. <br>Invece nell'interpretazione della Mastrocola, abbiamo un'amore più personale e profondo, che ti porta a pensare su quale scelta possa essere la migliore da compiere. Durante lo svolgimento del mito, vediamo un vero e proprio cambiamento nelle azioni di Orfeo. <br>All'inizio spinto dal suo amore per Euridice, Orfeo si addentra negli Inferi per riprendersela, e ci riuscirà proprio grazie al suo canto.<br>Ma entrambi  sono molto dubbiosi sulla scelta di tornare alla loro vita precedente. <br>La prima a presentare questi dubbi è proprio Euridice, la quale  non è disposta a rivivere una seconda volta l'ansia della morte e delle sofferenze che ella porta. Ed inoltre non vuole vivere il dolore che si prova con la morte dell'amato.<br>Verso la fine anche Orfeo si fa dubbioso, infatti fino a quel momento Orfeo riusciva a cantare proprio per il vuoto che gli lasciava la mancanza di Euridice. Infatti i poeti riescono a cantare solamente delle cose che mancano nella loro vita. <br>Per questo decide di voltarsi e di perderla, perché così potrà cantare il suo ricordo. Entrambi si rendono conto che per amare qualcuno non bisogna averlo necessariamente accanto. Così decidono di rispettare il ciclo naturale delle cose.<br>Ma la colpa in questa interpretazione è di Euridice, che aveva già deciso di non seguire Orfeo, e questo Persefone lo sapeva, per questo ha deciso di mettere questo divieto. Ma per Orfeo la colpa rimarrà sempre la sua, e fino alla fine dei suoi giorni continuerà a chiedersi cosa sarebbe successo se avesse agito diversamente.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-01 14:47:53 UTC</pubDate>
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         <title>Andrea Cresi- Il mito di Orfeo ed Euridice.</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>CRESI. Il mito di Orfeo ed Euridice.</div><div>Il mito di Orfeo ed Euridice è noto per essere uno dei più celebri di tutta la tradizione mitologica greca. Esistono numerose e varie versioni del mito, ma le più importanti e famose ci sono state tramandate da Virgilio nelle Georgiche e da Ovidio nelle Metamorfosi.</div><div>Il mito viene inserito da Virgilio all'interno della favola di Aristeo e le api, posta al termine delle Georgiche.</div><div>Nella versione raccontata da Virgilio la vicenda di Orfeo si inserisce in diretta contrapposizione con Aristeo. L’apicoltore infatti riconosce i propri errori, per quanto riguarda l’aver importunato la ninfa Euridice, e rispetta il volere degli dei compiendo i dovuti sacrifici in modo tale da riavere le sue api.</div><div>Orfeo nel momento in cui si volta, dopo essere sceso negli Inferi e aver convinto i sovrani infernali Plutone e Proserpina a restituirgli l’amata grazie alla dolcezza della sua musica, infrange i confini che gli sono stati assegnati, in quanto cerca di infrangere il muro inviolabile della morte.</div><div>Orfeo quindi fallisce per la sua mancanza di rispetto per gli ordini degli dei, mentre Aristeo viene premiato e riottiene indietro quello che aveva perso, il cantore precipita in un abisso di solitudine e muore di morte violenta. In questa versione permane una visione fondamentalmente negativa dell’amore dato che sul giudizio razionale e morale prevale la partecipazione emotiva al dolore di Orfeo.</div><div>Nella versione del mito raccontata dallascrittrice Paola Mastrocola nel suo libro “L’amore prima di noi”, l’autrice ritiene che Orfeo fosse consapevole, nell’istante in cui si voltò, di perdere per sempre la sua amata Euridice ed egli desiderava farlo per rendere eterna la figura di Euridice e ciò sarebbe stato possibile solo attraverso il sogno. Inoltre, sempre secondo Mastrocola, la stessa Euridice ne fu sollevata, poiché non intendeva più affrontare la vita.</div><div>In questa versione sembra dunque che Mastrocola abbia intenzione di far riflettere i lettori sul significato dell’amore in quanto l’atto compiuto da Orfeo è volontario proprio come ad indicare la consapevolezza che quanto aveva appena ottenuto non fosse del tutto corretto perché andava contro il ciclo naturale della vita. È come se si rendesse conto che per amare Euridice non è necessario che questa ritorni in vita, dato che l’amore è in grado di superare anche il limite della morte.</div><div> </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-01 14:51:55 UTC</pubDate>
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         <title>Alessia Lamberto</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div><br><strong>ORFEO ED EURIDICE</strong><br>Il mito di Orfeo ed Euridice incanta da sempre generazioni di uomini e, nel corso del tempo, è stato oggetto di moltissime interpretazioni, una più curiosa dell'altra.<br>Tra gli autori contemporanei che si sono cimentati in questa impresa, troviamo la scrittrice Paola Mastrocola, che nel suo libro "L'amore prima di noi" offre una visione davvero originale del mito.<br>Senza dubbio, la prima grande differenza riguarda la sfera psicologica dei due personaggi. Infatti, mentre Virgilio si era ampiamente dedicato ad Orfeo, lasciando da parte la figura di Euridice, che acquisiva importanza solo per sottolineare il<em> páthos</em> del racconto, la Mastrocola tratta accuratamente la figura della ninfa, le conferisce uno spessore psicologico che prima non aveva e il lettore può persino conoscerne i pensieri attraverso i monologhi che tiene.<br>Un'altra importante differenza, rispetto all'interpretazione virgiliana,  riguarda il rapporto che i protagonisti hanno con il dolore e con la sofferenza amorosa. Virgilio orienta il <em>tòpos</em> del mito in direzione di una spiccata accentuazione del sentimentalismo e del patetismo, facendo sì che Orfeo sia sopraffatto il più delle volte dal <em>furor</em> e, dunque, dall'irrazionalità; al contrario, la Mastrocola delinea due personaggi ampiamente razionali.<br>Questo aspetto diviene esplicito soprattutto nella parte finale della vicenda, poiché l'inizio è pressoché uguale in entrambe le versioni. Nel dettaglio, quando Orfeo ed Euridice sono prossimi all'uscita del "tunnel", cambia qualcosa nei due sposi: vacillano, dubitano, non sono più certi che valga davvero la pena di tornare alla vita che avevano insieme. Si fermano. Riflettono. Pensano al loro amore. E, in quel momento, senza nemmeno parlarsi, hanno gli stessi pensieri: capiscono che il loro sentimento è più intenso se sono distanti, perché "l'amore è lontananza, si nutre di distanze impercorribili, l'amore è sguardo, l'amore è ombra".<br>Orfeo non è più l'uomo impulsivo che annebbiato dal <em>furor</em> agisce irrazionalmente e perde per sempre la sua amata; anzi, è l'uomo consapevole delle proprie azioni, artefice del proprio destino. Per questo decide di voltarsi, perché "è un poeta, vive di pensieri e non avrebbe mai rinunciato alla sua donna-pensiero".<br>Dall'altra parte, Euridice non è più la vittima della situazione, della quale non può nulla, ne diventa causa. Adesso è padrona della propria sorte e le è data la possibilità di scegliere,  e lei sceglie, sceglie di fermarsi, di non seguire Orfeo, Euridice sceglie la Morte. Non vuole morire ancora, né vedere la morte dell'uomo che ama, "troppo dolore vivere per morire".<br>Così i due amanti si separano, consapevoli di essere diventati finalmente liberi dalle catene della vita, dalla necessità di amare nella carne.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-01 15:01:40 UTC</pubDate>
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         <title>Lomazzo Fabio</title>
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         <description><![CDATA[<div>Il mito di Orfeo e Euridice.<br>Da questo mito possiamo ricavare la versione di Virgilio, nelle Georgiche, e la versione di Paola Mastrocola, nel "L'amore prima di noi", autori che hanno vissuto in due epoche diverse e molto distanti fra di loro.<br>Nella versione di Virgilio, Orfeo scende negli inferi, per cercare di convincere Plutone a far tornare in vita la sua sposa Euridice, che tanto aveva amato in vita, poiché non riesce a superare il dolore della sua morte. La ragazza era morta a causa di un morso di serpente, mentre cercava di scappare da Aristeo, attratto anche lui dalla sua bellezza. Ma Plutone e Proserpina decidono di imporre un divieto, ossia che Orfeo non si sarebbe dovuto voltare a guardare la persona amata, fino a che non sarebbero usciti dagli inferi. Orfeo tuttavia a pochi metri dall' uscita, preso dalla follia, vinto nell' animo si volse a guardare la sua Euridice, e infranse così i patti fatti con Plutone e la moglie.<br>Anche nella versione di Paola Mastrocola viene raccontata la storia di Euridice che muore e che Orfeo scende negli inferi per riportarla sulla Terra, solo che a differenza di Virgilio, Mastrocola si sofferma molto di più sullo stato d' animo di Euridice, che non è mai tanto convinta di seguire Orfeo nel mondo dei vivi, ed è per questo motivo che Proserpina propone questo limite, perché sapeva già che Euridice non avrebbe lasciato il posto in cui si trovava. Tutto questo viene complicato dal fatto che Orfeo non riesce a sentire tutte le domande che gli fa l' amata. E quindi, mentre nell' opera di Virgilio  Orfeo perse Euridice poiché, vinto dall'amore, non riuscì  a non voltarsi  e provocò così dolore ad entrambi che   desideravano  stare di nuovo assieme, nella versione di Paola Mastrocola Euridice non vuole tornare nel mondo dei vivi, e Orfeo appunto ritorna solo sulla Terra, ricordando in eterno l'amata con il suo canto<br> <br>Hai fatto un lavoro dignitoso cogliendo le differenze più evidenti, senza però motivarle. 🤬 corretto il penultimo periodo  Spero che tu abbia la versione originale per un confronto, perchè io non sono riuscita a mantenerla </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-01 15:23:45 UTC</pubDate>
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         <title>Frigerio Giorgia </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>ORFEO ED EURIDICE</div><ul><li>Il mitodi Orfeo ed Euridice è uno dei miti più conosciuti e ne sono state fornite tantissime diverse interpretazioni, da quella classica di Virgilio a quella più insolita che Paola Mastrocola racconta nel suo libro "L'amore prima di noi".</li></ul><div>Virgilio colloca questo mito alla fine delle Bucoliche e lo pone in contrapposizione con l'episodio di Aristeo che avendo importunato la ninfa Euridice perde le sue api ma riconosce i suoi errori e segue tutti i rituali impostigli dagli dei per riaverle.<br>Orfeo invece dopo aver convinto persino Proserpina a laciarlo passare e riportare in vita Euridice non rispetta l'unica limitazione che gli era stata data, ovvero quella di non guardare la sua sposa fino a che non fossere stati tutti e due fuori, e così facendo perde la sua opportunità di riportare in vita la moglie. é evidente come Virgilio abbia rappresentato una visione pessimistica e patetica dell'amore visto da Orfeo come causa della perdita della moglie amatissima.<br>Nella versione della Mastrocola invece notiamo che per la prima volta anche Euridice, spesso tralasciata nelle versioni precedenti o solamente usata per esaltare il pathos come in Virgilio, ha uno spessore psicologico e risulta anche lei protagonista della vicenda e non è più solo la vittima inerme della situazione. In questa versione del mito troviamo due personaggi razionali e non più in balia delle emozioni; infatti nella parte conclusiva del mito, quella che si distacca maggiormente dalla visione di Virgilio, Orfeo decide consapevolmente di voltarsi verso la moglie perchè percepisce nel profondo che quello che sta facendo è contro natura. Facendo ciò rende Euridice e il loro amore eterni nei sogni perchè "l'amore è lontananza e si nutre di distanze impercorribili". Anche Euridice durante l'uscitaa dagli inferi pensa e ragiona sul loro amore e così decide di non seguire Orfeo di nuovo sulla terra perchè sente di appartenere agli inferi e non vuole sentirsi di nuovo oppressa dal peso della vita. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-01 15:24:50 UTC</pubDate>
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         <title>Margot Mecozzi</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>ORFEO E EURIDICE <br><br></div><div>Il mito di Orfeo viene raccontato e interpretato in due modi differenti da Virgilio e da Paola Mastrocola.</div><div>Nel primo sarà l’amore visto come furor a far compiere un imperdonabile errore ad Orfeo, che preso dalla follia si volta a pochi passi dall'uscita per guardare Euridice che, profondamente addolorata, torna  ad essere ombra.</div><div>Per Virgilio gli dei considerano lo sbaglio di Orfeo imperdonabile, sebbene sia un piccolo errore, e decidono di punirlo privandolo per sempre dell’amata.<br><br></div><div>La Mastrocola si sofferma particolarmente nella descrizione del dolore di Orfeo, che lo porterà a provare a rompere la legge della Morte con il suo canto armonico.</div><div>Riesce a convincere gli dei, ma la stessa Euridice ha il dubbio se seguire lo sposo; infatti non vuole tornare a vivere per poi dover compiere di nuovo il“passaggio insopportabile” e la paura del dolore che proverebbe vedendo morire Orfeo la blocca, sarà la paura di restare sola e di perderlo che la farà avanzare.</div><div>Orfeo inizia la risalita al mondo ma i pensieri di star sbagliando lo rallentano fino a , poco prima di raggiungere la luce, voltarsi per lasciare che Euridice rimanga ombra;  ha raggiunto la consapevolezza di poter amare la moglie anche se non è viva e sarà la sua assenza a permettergli di cantare in eterno il suo amore. </div><div>La scrittrice descrive gli dei come pietosi per la coppia e non malefici, entrambi sapevano dell’insicurezza  che i due personaggi avrebbero provato e Persefone non voleva che Orfeo sapesse della decisione di Euridice di non seguirlo; nella versione della Mastrocola la coppia degli dei dell’Oltretomba si riconosce nel dolore che gli sposi provano nell'essere divisi.<br><br></div><div>Nel mito di Virgilio l’amore concepito come follia porterà Orfeo a sbagliare e ad essere punito, nella seconda versione invece l’amore è dolore e sacrificio che si trasforma però  in forza ed eternità.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-01 15:33:51 UTC</pubDate>
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         <title>Davide Ditella</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>IL MITO DI ORFEO E EURIDICE<br><br><br>Il mito di Orfeo e Euridice, che attraversa i secoli per il suo fascino e la sua patina nostalgica e malinconica senza tempo, raccontato da Virgilio e ripreso dalla Mastrocola, è stato interpretato in modi differenti, differenziandosi in modo significativo nel senso della narrazione stessa.<br><br>Infatti, il grande autore romano racconta della discesa di Orfeo nell'Oltretomba, che sperava di riportare in vita la propria amata, della condizione imposta da Proserpina di non voltarsi verso Euridice e della successiva risalita compromessa irrimediabilmente dal gesto di Orfeo, che si volta ad un passo dall'uscita, colto da "un'improvvisa follia". Virgilio attribuisce dunque la colpa della definitiva separazione dei due amanti al cantore, accentuandola nelle parole di Euridice, che coincidono con l'apice del páthos. La sposa infatti, in una scena piena di commozione, dà l'ultimo addio a Orfeo, rimpiangendo quel tempo che ormai gli ha negato a causa di un folle gesto, che però dimostra quando grande fosse l'amore tra i due.<br><br>La Mastrocola invece, si sofferma in modo particolare sui momenti antecedenti alla separazione fisica dei due amanti, analizzando nel profondo i pensieri e la psicologia degli stessi. Inoltre, nella sua versione, il "folle gesto" non viene compiuto da Orfeo, bensì dalla sposa. È Euridice, infatti, a non voler tornare alla vita, a quel rincorrersi irreversibile dei giorni, perché tornare con Orfeo significherebbe dover subire nuovamente il dolore della propria morte e di quella dell'amato. Euridice non è pronta a sopportare una simile sofferenza, preferisce invece continuare ad amare, dal buio dell'oltretomba, perché la lontananza da Orfeo non può che accrescere questo sentimento eterno e rafforzare il legame tra i due. Seppur in un secondo momento, anche il cantore rinuncia a riunirsi fisicamente con la sposa, finendo col voltarsi irreversibilmente, in un gesto, a differenza del mito raccontato da Virgilio, privo di follia d'amore, ma colmo di paura. La paura di perderla una seconda volta, la paura di compromettere un amore che va oltre il corpo, leggero, libero e privo di forzature. La sua sposa, ora, non la perderà mai più perché il suono, la voce e la musica la accompagneranno in eterno.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-01 15:42:05 UTC</pubDate>
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         <title>BALLARINI TOMMASO</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>ORFEO ED EURIDICE<br>Nelle due interpretazioni analizzate, quella della Mastrocola e quella di Virgilio, possiamo notare notevoli differenze. A differenza della prima versione Virgilio utilizza un narratore interno molto efficace, ovvero il dio marino Proteo, che possiede una qualità estremamente interessante nel mito: la simpatia nei confronti di Orfeo. Nonostante però quest'elemento è presente il dramma.  Mentre nella versione della Mastrocola le ambientazioni e i paesaggi nonostante siano presenti vengono lievemente descritte, in quella delle Georgiche vi è un'ampia nomenclatura dei luoghi tipici, soprattutto dell'Ade: nominando i diversi fiumi, monti e personaggi e creature presenti in esso.<br>Nella versione più recente però vi è un'introduzione più esauriente e più chiara dei personaggi, e sul finale si può cogliere un'importante morale ben spiegata che viene proiettata nella mente di chi legge. Mentre nella versione di Virgilio questa morale sull'impossibilità di vincere la più perfida e forte delle leggi, quella della morte, si lascia alludere, si lascia nascosta per far si che sia il lettore stesso a scovarla.<br>Un'altra cosa che viene spiegata bene nella versione recente è il vero intento di Ade e di Persefone riguardo al fatto di far credere a Orfeo di avere sulla coscienza la duplice perdita dell'amata. Infatti con il tragico e malinconico amore che prova, può suonare al meglio la cetra e incantare qualsiasi paesaggio e creatura che incontra, perché sono proprio questa lontananza e tristezza che generano in lui la melodia e la poesia.<br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-01 15:42:37 UTC</pubDate>
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         <title>Domitilla Ballarin </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>IL MITO DI ORFEO E EURIDICE<br><br>Tra i miti più celebri e memorabili della letteratura occidentale c'è il mito di Orfeo e Euridice, una tragica e malinconica storia d'amore che nel tempo ha subito molte e differenti interpretazioni. Tra queste: quella di Virgilio nel IV libro delle Georgiche e, quella presente nel libro'' L'amore prima di noi'' di Paola Mastrocola.<br>Molteplici sono però gli elementi che le  rendono differenti:uno di questi è proprio la persona a cui è affidata la narrazione del mito: nel caso di Virgilio , a Proteo, il quale conferisce alla vicenda  soggettività  a causa del suo favoreggiamento nei confronti di  Orfeo; nel testo della Mastrocola invece, è Orfeo stesso a raccontare la vicenda, dando più modo al lettore di immedesimarsi nel protagonista.<br>Un'altra differenza è presente nelle due narrazioni : nel testo dell'autore romano è la perdita delle api di Aristeo a dare origine all'opera, in quanto Proteo comincia l'opera spiegando le ragioni di questa perdita; mentre nell'altro testo,  la triste fine di Aristeo non viene mai menzionata. <br>Infine sono due i contrasti presenti nelle due opere strettamente collegati tra di loro: la prima ha a che fare con la decisione presa da Orfeo nel voltarsi e quindi rinunciare ad Euridice; nell'interpretazione virgiliana Euridice rimane delusa e  sconfortata rispetto alla scelta di Orfeo di voltarsi; nell'altro invece è la stessa Euridice a non voler tornare a vivere , in quanto capisce di poter amare Orfeo anche se distante,  e di non voler rivivere ciò che tutti temono: la morte. A questo è collegata quindi la visione dell'amore dei due autori: infatti nelle Georgiche è descritto come furor( epicureismo) e dementia, quindi pura follia; nell'amore prima di noi, l'amore è diversamente descritto come sentimento sincero e profondo in grado di far sentire i due amanti vicini anche se distanti.<br><br><br><br> <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-01 16:14:15 UTC</pubDate>
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         <title>MORRA CLARISSA, ORFEO ED EURIDICE                          Il mito di Orfeo ed Euridice, nel corso della storia, è stato trattato da innumerevoli autori, in questo modo, ora, possiamo ricavarne diverse interpretazioni. Lo si ritrova principalmente in due celeberrime opere, nelle Georgiche di Virgilio e nel libro “L’amore Prima di Noi” di Paola Mastrocola. Entrambi i testi iniziano collegandosi alla storia di Aristeo, che ha dato origine a tutto ciò, ma, successivamente, ognuno racconterà la propria visione dei fatti.Virgilio inizia raccontando la discesa negli inferi che compie Orfeo, provando a riportare in vita la sposa defunta, Euridice. Il racconto è caratterizzato da un epilogo tragico: il protagonista sopraffatto dall’amore, mal grado gli avvertimenti degli dei infernali, si volta a guardare la donna, che, in questo modo, perde per sempre. Nell’opera, entrambi i protagonisti sembrano distrutti dal dolore e Virgilio prende in considerazione la follia a cui può portare questo sentimento. Si ritrova anche una narrazione soggettiva, che fa trasparire la visione pessimistica dell’autore, in questo modo, provoca una partecipazione emotiva da parte del lettore.Nella versione della Mastrocola il racconto del mito viene proposto in prima persona, interrompendo la narrazione con prolessi e con giudizi.  Diversamente dall’interpretazione fatta da Virgilio, dove la colpa del ritorno della ninfa negli inferi viene data solo ad Orfeo, qui, entrambi i personaggi sulla via del ritorno hanno dubbi contrastanti. Euridice è la prima che è incerta sul seguire o no Orfeo, perché ha paura di affrontare una seconda volta il passaggio dalla vita alla morte. Anche Orfeo, però, inizia ad avere dubbi, perché si rende conto che canta solo a causa del vuoto che Euridice ha creato nella sua vita. Quindi, in questa versione, decideranno entrambi di non andare contro la volontà naturale nonostante il loro folle amore. </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2020-04-01 16:53:13 UTC</pubDate>
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         <title>Orfeo ed Euridice - Elena Governa</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Il mito di Orfeo ed Eurifice viene affrontato da Virglio nelle Georgiche e da Paola Mastrocola nel suo libro "L'amore prima di noi". <br>Virgilio racconta la discesa agli Inferi di Orfeo per poter riavere la sua amata Euridice. Egli si sofferma sull'eccessivo amore che Orfeo prova nei confronti di Euridice, amore che lo porta a trasgredire le leggi dell'Inferno stesso. Questo amore, visto come pazzia, offusca la mente e prende il sopravvento nell'animo di Orfeo, che non è più in grado di rispettare l'obbligo imposto da Proserpina. Il desiderio diventa talmente forte che Orfeo si gira a guardare Euridice e quest'ultima, da sua, ormai non lo è più, in quanto l'ha perduta per sempre. Così, nonostante le fatiche superate, in un attimo Orfeo diventa lui stesso la rovina di sé e nell'ultimo tentativo di afferrare l'ombra di Euridice, ormai nuovamente morta, la perde per sempre.<br>Anche Paola Mastrocola racconta la discesa agli Inferi di Orfeo, ma si sofferma di più sui sentimenti di entrambi i personaggi e sul tema dell'amore in quanto dolore e della morte. Quando Orfeo incontra Euridice nei Campi Elisi, quest'ultima è molto sorpresa nel vederlo e si chiede che cosa ci faccia lì. Ma dato che i due non possono comunicare tra loro, lei all'inizio risulta indecisa sul cosa fare, ma alla fine decide di seguirlo. Mentre lo segue però riflette sul fatto che non vorrebbe tornare in vita, alle sue vecchie abitudini perchè questo implicherebbe affrontare di nuovo la sofferenza della sua morte e quella del suo amato e ritornare ad una realtà che ormai non sente più sua. Infatti quando vede la luce decide di fermarsi più indietro rispetto ad Orfeo e di non proseguire. Orfeo invece subito risulta convinto della sua decisione di riportare in vita Euridice, perché senza di lei sente che non può stare; però nel momento in cui vede la luce si ferma e si rende conto che non ha bisogno della persona di Euridice, gli basta la sua immagine, il suo ricordo che gli permette di amarla, di sentirla vicina e di cantarla ogni giorno. Risulterebbe solo un peso maggiore riportarla in vita rispetto a quel vuoto che ormai lei ha creato in lui. Quindi alla fine decide di voltarsi e guardarla, di compiere questo "sacrificio", perchè si rende conto che così la memoria della sua amata sarà eterna e non dovrà più provare il dolore che ha provato nel perderla. Inoltre il fatto che i due non possano comunicare tra loro, permette a entrambi di riflettere e prendere la giusta decisione, che sta nell'accettare le cose come stanno nonostante la sofferenza che provano, rispettando le leggi della natura.<br><br></div>]]></description>
         <pubDate>2020-04-01 17:55:56 UTC</pubDate>
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         <title>ORFEO E EURIDICE</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Il mito di Orfeo e Euridice è sicuramente uno dei miti più conosciuti, e perciò, è stato soggetto a diverse interpretazioni, anche molto differenti tra loro, nel corso del tempo. A proposito di ciò, particolarmente rilevanti sono le interpretazioni di Virgilio e di Paola Mastrocola.<br><br></div><div>Nell’interpretazione data da Virgilio, il poeta latino si concentra principalmente sulla narrazione della discesa agli Inferi di Orfeo e sul conseguente patto stipulato tra quest’ultimo e gli dei dell’Oltretomba. Orfeo, infatti, straziato per la perdita della sua amata, Euridice, canta il suo dolore girovagando per il mondo, giungendo infine agli Inferi. Qui, il potere incantatore della sua musica, gli permette di ottenere la possibilità di riavere la sua amata, a patto che non si volti indietro durante il tragitto. Questo accetta e inizia quindi il suo cammino. Quasi alla fine del percorso, tuttavia, travolto dall’amore eccessivo e dal desiderio di rivedere Euridice, egli si volta. A questo punto il narratore riporta il discorso di Euridice in forma diretta, la quale esprime tutta la sua amarezza nei confronti del gesto dell’amante, ritenuto artefice della sventurata vicenda. Essa, inoltre, mostra grande sgomento nei confronti della “seconda morte” che inevitabilmente dovrà affrontare.<br><br></div><div>Virgilio, dunque, pone l’accento sul sentimento eccessivo provato da Orfeo “ingiustamente sfortunato” e sull’amarezza provata da Euridice nel momento in cui questo si volta. Egli sottolinea dunque il reciproco desiderio degli amanti di ricongiungersi. Un altro aspetto particolarmente importante è sicuramente il potere magico del canto di Orfeo, che riesce ad incantare persino gli dei dell’Oltretomba. A questi ultimi il poeta volge una critica per quanto riguarda la loro eccessiva intransigenza: infatti, come afferma il poeta, essi non perdonano ciò che gli uomini perdonano. Tale contraddizione risulta essere dunque l’origine della disgrazia di Orfeo. I due protagonisti hanno entrambi il forte desiderio di ricongiungersi, desiderio che, per Orfeo, risulta essere eccessivo tanto da portarlo a perdere nuovamente la sua amata.<br><br></div><div>La Mastrocola offre un’interpretazione differente da quella del poeta latino e, per certi tratti, innovativa. Partendo dal momento in cui Orfeo ed Euridice si incontrano per la prima volta, la Mastrocola mette in luce le abilità musicali di Orfeo, e in particolare, l’argomento che canta, ovvero la bellezza del mondo, per lui coincidente con Euridice. Dopo la morte di quest’ultima, l’amante, affranto, traspone il suo dolore in canto, che porta sino all’Aldilà. Estremamente rilevante è la narrazione del percorso svolto dai due amanti, durante il quale ad Orfeo era stato vietato di voltarsi. Tale percorso rappresenta un vero e proprio viaggio compiuto da entrambi i protagonisti nella loro interiorità. Infatti, durante il cammino Euridice si rende conto di non voler più tornare in vita, poiché, se lo avesse fatto, un giorno avrebbe dovuto necessariamente affrontare di nuovo la morte. Lei afferma il dolore che proverebbe tornando a vivere per morire. Tuttavia, non nega il forte sentimento che la lega ad Orfeo, ma ritiene che, come la vita fa parte della morte, la perdita dell’amante è l’amore. Orfeo, d’altro canto, se all’inizio era convinto e impaziente di rivedere la sua amata, si rende conto anche lui che il vuoto presente in lui per la perdita di Euridice rappresenta per lui un bisogno, poiché gli fornisce lo stimolo per il canto.  La Mastrocola interpreta la decisione degli dei di non far voltare Orfeo sotto una chiave differente rispetto al poeta latino: questa afferma infatti che gli dei, consapevoli del fatto che Euridice non avrebbe proseguito il viaggio con Orfeo, hanno imposto a quest’ultimo di non voltarsi così da risparmiargli un ulteriore dolore. Dunque, un’altra differenza che si può notare tra l’interpretazione della Mastrocola e di Virgilio consiste nella caratterizzazione degli dei che, da Virgilio sono criticati per la loro eccessiva rigidità, mentre dalla scrittrice presentano quasi un aspetto di umanità. <br><br></div><div>Inoltre, la Mastrocola fa di Orfeo ed Euridice dei personaggi a tutto tondo, che evolvono nel corso della storia giungendo a consapevolezze diverse da quelle iniziali. I due amanti risultano essere, dal punto di vista psicologico, più complessi, non totalmente dominati dal desiderio, tanto da anteporre a questo la decisione di restare nel mondo dei morti, da parte di Euridice, e di continuare a cantare il suo dolore, da parte di Orfeo. Tale caratteristica, invece, non è presente nell’interpretazione di Virgilio, che rende i protagonisti dei personaggi “piatti”. Questo è il caso, ad esempio, di Orfeo, il quale durante tutta la narrazione risulta essere dominato dall’amore eccessivo verso Euridice.<br><br></div><div> <br><br></div><div>Francesca Miglio<br><br><br>Ottimo lavoro! Analisi e confronto accurati tra le due  versioni. (attenta alla ripetizione del pronome lui in un periodo centrale. Rileggilo ad alta voce. Non convince il "particolarmente rilevanti" iniziale, può esserlo solo per noi )</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-02 07:59:48 UTC</pubDate>
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