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      <title>Lettere morali a Lucilio by </title>
      <link>https://padlet.com/frabiscari/letterealucilio</link>
      <description>Seneca</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2021-02-21 17:21:57 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2021-03-26 11:44:32 UTC</lastBuildDate>
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         <title>La brevità della vita</title>
         <author>frabiscari</author>
         <link>https://padlet.com/frabiscari/letterealucilio/wish/1223760125</link>
         <description><![CDATA[<blockquote><em>In realtà non è vero che di tempo ne abbiamo poco, piuttosto ne sprechiamo tanto.</em></blockquote><div>Mi sembra incredibile come un testo che risale in realtà alla metà del I secolo d.C. possa essere ancora oggi di estrema attualità e importanza.&nbsp;</div><div>Sono passati 2000 anni e le cose che ho scritto valevano per loro così come valgono per noi oggi. Come per dire che “niente è cambiato”, ma forse tutto potrebbe cambiare se imparassimo ad ascoltare meglio le sagge parole lasciateci da chi ci ha creduto fosse anche 2000 anni fa. Seneca in questa lettera invita al suo amico Lucilio ad abbandonare le preoccupazioni e a non perdere di vista ciò che è importante.in primo luogo Seneca invita a individuare proprio ciò che conta nella nostra esistenza quotidiana, non ti ho oggetti: possedere un bene non serve a niente se non si è pronti a perderlo, reclama Seneca, ma dobbiamo fare nostro il tempo e tutti i minuti che lo compongono.</div><div>Quella di Seneca è una verità che non si può contraddire, perché nemmeno l’uomo più ricco del mondo può fermare le lancette di un orologio e pure ad ognuno di noi ogni giorno viene regalato lo stesso ammontare di tempo: 1440 minuti.</div><div>Non uno in più, non uno in meno. Come spendiamo questo tempo è una nostra scelta e prendere consapevolezza che “moriamo ogni giorno” significa riappropriarsi del proprio tempo ovvero la più alta forma di libertà a cui ognuno di noi può e deve aspirare. A ogni lettera Seneca mi sorprende sempre di più, con la sua capacità di unire profondità razionale e spirituale, ma in particolare trovo che questa lettera sia una delle più brillanti.&nbsp;</div><div>Il tempo è tutto ciò che abbiamo, il tempo e ciò che ci viene distribuito equamente e sprecarlo è come rinunciare alle nostre più grandi possibilità. Il fatto che siamo noi a scegliere come riempirlo e gestirlo lo rende la più bella e pericolosa della libertà.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-02-21 17:37:06 UTC</pubDate>
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         <title>Lettera 24, come si deve affrontare la morte</title>
         <author>frabiscari</author>
         <link>https://padlet.com/frabiscari/letterealucilio/wish/1223763969</link>
         <description><![CDATA[<blockquote><em>L’uomo forte e saggio non deve fuggire dalla vita, ma uscirne</em></blockquote><div>Per Seneca in ogni avvenimento nulla è da temere se non la stessa paura.<br>E’ un vigliacco chi teme la morte ed è una stoltezza morire per paura di essa. Non condivido con Seneca il fatto che nulla possa trattenere un individuo intenzionato a porre fine alla propria vita.<br>E’ vero che spesso l’uomo è sottoposto a dure prove che lo possono rendere infelice, nonostante ciò son convinta che la via del suicidio non sia giusta. Penso che l’affetto e l’amore possano aiutare un individuo che si senta debole e infelice in un<br>momento della sua vita. Per me un uomo forte e coraggioso è colui che riesce ad affrontare le difficoltà chiedendo l’aiuto di persone care.<br>In realtà credo che ciò che ci trattiene ogni giorno dal mollare la presa sulla vita, sull’andare avanti e rialzarci, sia proprio la presenza di legami che non vogliamo rompere.<br>Ciò che rende la vita cosi importante è la paura della morte, che a sua volta proviene sempre da qualche altra paura. La paura, appunto, di perdere qualcuno, o di provocare nel mondo della persona che si lascia uno squarcio enorme. Per citare un libro che mi ha accompagnato nella mia infanzia,</div><blockquote>“Si chiese se fosse il caso di separarli delicatamente. No, non poteva fare un cosa simile. Non esisteva un modo delicato per separare Jules ed Emma. Il solo gesto di dividerli sarebbe stato un atto di violenza, uno squarcio nella stoffa del mondo.”</blockquote><div>Una separazione è l’ultima cosa che vorrebbe chiunque ami, che l’oggetto di quell’amore sia una passione, un luogo, una persona o la vita stessa. L’abbandono è tanto difficile da provocare quanto da subire, e questa paura è assolutamente legittima e sincera.<br>Seneca afferma anche che un uomo forte esce dalla vita, non fugge da essa. In questo caso sono totalmente d’accordo in quanto se la vita che si sta salutando è stata completa non si dovrebbe avere nessun rimorso. Ma se la morte stesse invece incombendo su un bambino o su una persona che deve ancora concludere il suo percorso? La paura è legittima, indipendentemente dalla causa di essa.</div><blockquote>Cassandra Clare scrive: “siamo legati alla vita da una catena d’oro, e non osiamo spezzarla per paura di quello che c’è oltre il baratro” </blockquote><div>perché non dovremmo avere paura dell’ignoto? Quando si va a votare, non si desidera prima conoscere tutte le opzioni che si hanno? Il desiderio di informazione è comprensibile e rispettabile poiché le nostre decisioni contano, come contano le nostre opinioni.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-02-21 17:39:06 UTC</pubDate>
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         <title>Lettera 61</title>
         <author>frabiscari</author>
         <link>https://padlet.com/frabiscari/letterealucilio/wish/1223768709</link>
         <description><![CDATA[<blockquote><em>Disponiamoci, perciò a volere quello che le circostanze esigono.</em></blockquote><div>In questa lettera è evidente il pensiero stoico di Seneca: una volta arrivato il momento di morire, non si può fare altro che accettare ciò come si ha accettato di vivere.<br>Da un lato, comprendo questo concetto e non biasimo il ragionamento. Morire avendo completato la propria vita, con serenità, scaccia il dolore e la paura.<br>Ma dall’altra parte credo che la vita sia sacra, inviolabile, come lo è la morte. Si tratta di concetti a cui apparteniamo, più grandi di noi, e per ciò non credo sia né giusto né possibile cercare di controllarne l’avvento.<br>Quindi si, bisogna accettare ciò che ci viene proposto, poiché rifiutarsi è inutile e provoca tormento, ma non credo valga anche per la metafora utilizzata da Seneca.</div><blockquote><em>Chi obbedisce volentieri agli ordini evita la parte più dura della schiavitù</em></blockquote><div>Non credo la natura umana ci spinga a questo. Il ragionamento sarebbe corretto, se non si stesse parlando di un’essere composto da sentimenti e pensieri complessi. Basti vedere la situazione in cui ci troviamo: il primo istinto di molti è stato quello di raggirare le regole che ci venivano imposte per la nostra stessa sicurezza, anche se non ci danneggiavano direttamente.<br>L’essere umano cerca il libero arbitrio e, anche se la scelta fatta sarebbe equivalente a quella imposta, soffre il comando.<br>Abbiamo una mente straordinaria, in grado di sviluppare pensieri affascinanti, in grado di fare scelte proprie, sbagliate o giuste che siano. Ma la mente non ha solo capacità. Ha bisogno. Ha bisogno di lavorare, di inventare e di guidarci.<br>E l’uomo ha bisogno di libertà.<br>Per questo non possiamo semplicemente accettare le scelte che altri fanno per noi, quando potremmo farle per noi stessi.<br>Altro discorso è, ovviamente, qualcosa di inarrivabile come il controllo della morte.<br>Nonostante non si possa scampare e provarci sia immaturo, come lascia intendere Seneca dicendo che diventando saggio e vecchio ha cominciato a cercare di morire bene e non di vivere bene, è giusto combattere per il nostro diritto alla vita.<br>Al contrario, mi ha affascinata la conclusione.</div><blockquote><em>Non gli anni e nemmeno i giorni, ma lo spirito ci dice se abbiamo vissuto abbastanza.</em></blockquote><div>Il tempo non è di nostro dominio e controllo, per cui non può determinare la completezza di una vita che, invece, dipende da noi.</div><blockquote><em>Ho vissuto abbastanza, carissimo Lucilio; ora, sazio, aspetto la morte. Stammi bene.</em></blockquote><div>Ciò che mi piace di più delle lettere morali a Lucilio è il modo in cui saluta il destinatario della lettera. All’inizio lo avevo interpretato come un saluto informale, amichevole, ma adesso ci vedo un addio. Non si tratta di un addio malinconico, ma di un saluto calmo e liberatorio.<br>Oltre alla saggezza, vedo in Seneca un’innata necessità di andare avanti, come se non avesse più nulla da dare e prendere da questo mondo. Mi ricorda il pensiero si Platone sulla catarsi.</div><blockquote><em>La catarsi è la liberazione dell'anima dopo la morte, ovvero il suo ritorno alla perfezione, dopo una vita di costrizioni in una gabbia terrena</em></blockquote><div>Mi sembra che ciò di cui avesse davvero bisogno Seneca fosse la liberazione da una gabbia terrena, come se questo mondo non fosse più abbastanza.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-02-21 17:41:12 UTC</pubDate>
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         <title>Lettera 54, in trepidezza di fronte alla morte</title>
         <author>frabiscari</author>
         <link>https://padlet.com/frabiscari/letterealucilio/wish/1223780697</link>
         <description><![CDATA[<div>Seneca, in quanto stoico, accetta la morte come passo successivo in un cammino, e considera una vita vuota come conclusa e senza ragione di continuare.<br>Nonostante già conoscessi questo lato del suo pensiero, questa lettera mi ha particolarmente colpita per la quantità di riflessioni profonde che vi ho trovato.<br><br></div><blockquote><em>E ormai so com'è: dopo di me sarà ciò che fu prima di me.</em></blockquote><div><br>Nonostante questa frase, come molte altre, mi abbia invitato a pensare, non condivido l’osservazione. Seneca lascia intendere che questo mondo venga influenzato da ognuno di noi solo negli istanti in cui lo abitiamo da esseri viventi, e che una volta morti si sparisca dalla memoria dell’umanità. Io credo invece che tutte le nostre azioni implichino delle conseguenze, e che è molto difficile che la morte di qualcuno non causi differenze come lo ha fatto la vita.<br>I concetti che consideriamo opposti sono spesso più vicini e comuni di quanto si pensi, una frase interamente posta al negativo darà lo stesso effetto della sua versione positiva, il contrario di un numero è la sua ripetizione stessa posta sotto zero, vita e morte sono dei misteri irrisolvibili, almeno che non li si abbia sperimentati. Non sappiamo nulla della morte, ma come dice Seneca, crediamo sia mancanza di vita, come lo sono i secoli prima della nostra nascita. Eppure non concordo con ciò che deduce da questa affermazione: “il momento prima di nascere è morte”. Io credo che ci sia una grande differenza, in quanto per morire c’è bisogno di aver vissuto, o almeno di aver lasciato un segno, un’impronta, in questo mondo.<br>Prima di esistere, semplicemente, nessuno ci conosceva. Nessuno ci aveva mai amato e nessuno era mai stato influenzato da noi; mi piace credere che con la morte non smettiamo di esistere veramente, anche una volta che il nostro corpo si sarà decomposto, anche una volta che tutti i nostri cari ci avranno seguito. Se abbiamo vissuto, provato emozioni, inseguito obiettivi, il nostro posto nel mondo, quello che si è guadagnato, rimarrà per sempre; per cui no, non torneremo mai a “non essere nati”. Non so cosa ci sia dopo la morte, o meglio, in cosa davvero essa consista, però so che su una cosa Seneca aveva decisamente ragione: la certezza che abbiamo è che ora siamo vivi e abbiamo la possibilità di cambiare noi stessi e ciò che ci circonda. È inutile lasciarsi influenzare dalla paura di cessare di vivere, è piuttosto ammirevole vivere con la consapevolezza di non poterlo fare in eterno e di essere fragili e fare tutto ciò che è in nostro potere per rendere la nostra esistenza memorabile.</div><blockquote><em>sì, sono scacciato, ma me ne vado come se lo facessi di mia volontà. Perciò il saggio non sarà mai scacciato: essere scacciato significa essere allontanato da un luogo contro la propria volontà; ma il saggio non fa niente contro la sua volontà; sfugge alla necessità perché vuole ciò che essa gli imporrà di fare.</em></blockquote><div>Stare bene con se stessi, sentirsi completi e pronti ad andare avanti, qualsiasi cosa implichi: questo è ciò che ci permette di andarcene felicemente, di dire “addio” senza provare rimpianti.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-02-21 17:46:43 UTC</pubDate>
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         <title>Lettera 1</title>
         <author>frabiscari</author>
         <link>https://padlet.com/frabiscari/letterealucilio/wish/1226163122</link>
         <description><![CDATA[<div>Solo oggi, a metà ottobre, dopo mesi dall’inizio di questo progetto, ho deciso di affrontare la prima lettera a Lucilio.<br>Ho aspettato, un pò perché rientra tra le più gettonate, e volevo trovare qualcosa di diverso, un po’ perché temevo l’argomento.<br>Ho commentato argomenti come vita e morte, passione, dolore e tormento, ma il tempo mi mette più paura.<br>Inesorabile, non si può scampare da esso, neanche per un secondo. D’altronde, è ciò in cui consiste l’istante stesso. Non si può ottenere riposo da questo, non si può ignorare o fermare. Anche solo il concetto di fermarsi nasce dallo scorrere del tempo. Ci illudiamo di poterlo ignorare, o di poterci alienare da questo incredibile fenomeno perché non capiamo che la ragione per cui esistiamo non è una corsa contro la lancetta dell’orologio. Forse, se fossimo immortali, vorremmo il contrario, perché ciò che amiamo è relativamente effimero, esiste finche noi esistiamo.<br>Emozioni e tempo.<br>Non possiamo fermarli o dominarli, non li possiamo combattere. Tutto ciò che possiamo fare è lasciarci trasportare e andare.<br>Possiamo abbracciare ciò che proviamo, perché, appunto, il nostro tempo è limitato.<br>I due si limitano e si elevano a vicenda: i sentimenti ci spingono a vivere ciò che ci resta, con la paura che un giorno cesseranno di scaldarci il cuore.<br>Ciò che di più poetico c’è in questo concetto è che è la nostra stessa incapacità di comprendere cosa il tempo realmente sia, nella sua infinita, sconfinata essenza, che ci sprona e ci rende capaci di compiere le azioni incredibili che contraddistinguono l’essere umano.<br>Questo argomento mi affascina, ma mi spaventa. Mi spaventa pensare che, in realtà, questa essenza infinita mi ha creata, ma allo stesso tempo mi ha cancellata. Ha cancellato tante piccole azioni, ha cancellato tanti pensieri, tante parole, tanti respiri. Perché non solo so che non avrò il tempo di fare tutto ciò che mi spinge ad alzarmi dal letto ogni giorno, ma so che ciò che ho fatto un giorno se ne andrà. È per questo che, in realtà, non condivido pienamente ciò che sostiene Seneca.</div><blockquote>Niente ci appartiene, solo il tempo è nostro</blockquote><div>Come fa ad appartenerci qualcosa di talmente grande, qualcosa che nemmeno capiamo? Il tempo è, a mio parere, più un prestito che un possedimento. Quando nasciamo, abbiamo a disposizione un certo numero di minuti. Può essere alto, abbastanza da regalarci una vita lunga anni, come può essere talmente poco da non riuscire nemmeno a dire la prima parola o a fare il primo passo.<br>Sta a noi sfruttarli nel migliore dei modi, ma una volta che la lancetta ha completato il suo giro, non c’è più nulla da fare. E quei minuti che ci sono appartenuti, che se si guarda l’insieme sembrano attimi nella storia dell’umanità, finiranno nel dimenticatoio. Quando tra mille anni qualcuno guarderà indietro alla mia data di nascita, non penserà che quelli furono i primi minuti di vita di Francesca Biscari. Non solo perché non ci sarà più nessuno a cui importerà, ma perché il 19 agosto 2005 è stato un giorno della mia vita come lo è stato della vita del resto del mondo.<br>E allora mi chiedo, posso definire mio ciò che appartiene a tutti gli altri?<br>Forse, alla fine, siamo noi ad essere posseduti dal tempo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-02-22 12:54:02 UTC</pubDate>
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