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      <title>L&#39;albero bianco by Maria Grazia Cantalicio</title>
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      <description>DENOMINAZIONE PROGETTO: L&#39;albero bianco - antologia di racconti di Leonardo Sinisgalli -(Rito di iniziazione alla vita e metafora del distacco dalla memorabile infanzia ) -Classi III A e III B- Referente: prof.ssa Lida Arena.
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      <pubDate>2018-06-21 22:36:09 UTC</pubDate>
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         <title>Prefazione </title>
         <author>tattolina22</author>
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         <description><![CDATA[<div>L’antologia che segue, messa a punto, compilata e stampata nella nostra stessa regione è già un’impresa notevole, che appena qualche decennio fa sarebbe stata impensabile dalle nostre parti. I suoi curatori sono professori, marito e moglie, giustamente preoccupati che la scelta giunga ai giovani lettori in forma semplice e piana. E non si può certo non consentire con loro. Quando si tratta di avvicinare lettori in erba come i nostri, ormai smaliziati anche da noi, a testi tutt’altro che ingenui ma che dall’ingenuità o dall’innocenza come amava chiamarla l’Autore, rappresentano la meta, il traguardo e non, come si potrebbe supporre, il punto di partenza, le spiegazioni non saranno mai abbastanza. Questi racconti seguono e in parte chiariscono, le poesie, così volutamente lapidarie, che ne sono la premessa o la promessa. La scelta effettuata riguarda inoltre solo alcune delle prose del Sinisgalli lucano, Che si è interessato e ascritto, come forse non è inutile ricordare, di artigianato, arte, tecnica, industria, scienza non solo contadina, e che, sebbene noto come “il poeta di Montemurro“, è stato critico, saggista, intellettuale militante, vissuto e conteso  tra Roma e Milano, negli avamposti. Si tratta pertanto di un approccio iniziale all’opera, che dà un’idea dell’artista, dell’habitat in cui è nato, dell’ambiente dal quale è partito, per arrivare e proseguire oltre. In una parola, ci troviamo di fronte a uno sguardo alle origini. Aggiungerei, visto che sono stato invitato gentilmente a dire la mia opinione una testimonianza personale. Sorvolo sulla domanda che pur si impone, e alla quale penso che risponderà il tempo che cosa rappresentato Leonardo Sinisgalli per il paese, per la Lucania, e più in generale per la cultura italiana. Risponderò invece brevissimamente, per quello che In questo caso può interessare, su che cosa ha rappresentato o significato per me, suo compagno di strada e collaboratore, oltre che fratello. Vantaggi immediati, spinte, raccomandazioni, certo, più d’una, ma, per la verità, sempre misurata e col contagocce, come una esclusiva presa, dovrei dire ingoiata, malvolentieri. L’uomo era severo esigente, Come si sa, e l’artista incontentabile. Indicazioni, suggerimenti, esortazioni ne ho avute quante ne volevo, naturalmente. E come si sa, e l’artista incontentabile vi. Indicazioni, suggerimenti, esortazioni ne ho avute quante ne volevo, naturalmente; purché fosse però il momento e luogo opportuno; ma di prima mattina, per esempio e tantomeno in situazione critiche. Alla fine della giornata, al calar della Sera, alla vista di una buona stella, poteva anche chiudere un occhio. E allora, in quei rari frangenti, si era indotti a immaginare che si sarebbe potuto toccare insieme le porte del cielo, come quelle coppie Memorabile di fratelli che si leggono ogni tanto: Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni, Edmond et Jules, Giorgio e Alberto. In realtà la vita con lui è stata perlopiù una sfida è un Confronto, senza essere né sportivi ne politici. Abbiamo meritato insieme negli stessi campi, lavorato nelle stesse stanze, Mietuto gli stessi allori, per lunghi periodi, per anni;  lui maturo, io giovane, lui campione, io gregario; lui stregone, io apprendista. Il risultato è stato che ha vinto sempre lui, e a me è rimasto il mestiere, la penna, la macchina da scrivere, e qualche rammarico, che lettore vorrà  prendere  Per quello che vale, come un avvertimento, è una chiave per penetrare nei segreti umani. In conclusione, vari sono i nudi o livelli con cui si possono intendere i brani raccolti in questo volume;   Non va dimenticato comunque che si sono frutto di esperienze difficili per chiunque, figurarsi per un umano, sia pure prediletto dalle muse e baciato in fronte, ma non di meno sommesso per definizione, e costretto a  una enorme fatica per emergere, si chiami egli Quinto Orazio Flacco oppure....<br>                            VINCENZO SINISGALLI </div>]]></description>
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         <title></title>
         <author>tattolina22</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <title>Capitolo 1 “Parenti lontani” </title>
         <author>tattolina22</author>
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         <description><![CDATA[<div>Da Montemurro, grappolo di case tra le “dolci colline” della Val d’Agri, un bambino, a dorso di mulo, si portava in certe albe estive sulla vetta del Casal Aspro: lontano, sulla linea dell’orizzonte, luminose come tizzi incandescenti, brillavano le case di un paese di mare. Lì abitavano i cugini, figli del prozio Romualdo, del quale la nonna raccontava...<br>Fatti straordinari, vicende memorabili, storie lontane che per il piccolo Leonardo avevano sapore di fiaba, i cui protagonisti riuscivano a creargli il senso delle proprie origini.</div>]]></description>
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         <title>Capitolo 3 “L’albero bianco”</title>
         <author>tattolina22</author>
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         <description><![CDATA[<div>L’infanzia è trascorsa, felice e memorabile, come un bel sogno; Leonardo vive con la madre, le sorelle e i nonni materni. Non aveva ancora tre anni quando il padre Vito divise con tanti compaesani le traversie del viaggio verso l’America. <br>Tra i piccoli allievi del maestro don Vito Santoro è quello che emerge per l’intelligenza pronta e vivace. Frequenta con tale profitto le scuole elementari, che il maestro convince la madre, riluttante a separarsi dal suo piccolo, a fargli proseguire gli studi in collegio, lontano da Montemurro. <br>Ma quando si avvicina il giorno della partenza, la madre riesce a ritardarla di un anno, opponendo al premuroso maestro una scusa che lo lascia esterrefatto. Un albero bianco viene offerto all’altare della Chiesa dal nonno a tutela dell’imminente viaggio.</div>]]></description>
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         <title>Capitolo 4 &quot; Lontano dalle nostre colline &quot;</title>
         <author>tattolina22</author>
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         <description><![CDATA[<div>《 Con le tasche piene di confetti 》e il cuore gonfio di tristezza,Leonardo viene avviato al collegio dei Salesiani, nella lontana Caserta. Quel viaggio, atteso e temuto come un incubo, gli si imprime nella memoria come il momento di una prova più forte dei suoi nove anni. Poi, l'arrivo in collegio: Montemurro, le colline, le contrade e i sentieripercorsi ed esplorati a piedi scalzi, i giochi e le battaglie sulla piazzola, si perdono nella dolorosa esperienza della solitudine. Poco o niente vale ripetere i cari nomi delle sorelle e dei luoghi prediletti. Scrivere e riscrivere quei nomi, componendo faticosi esercizi di calligrafia, può soltanto offrirgli la disperata illusione di non commuoversi più. </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-06-21 22:36:09 UTC</pubDate>
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         <author>tattolina22</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <author>tattolina22</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong><em>Monete rosse (Sinisgalli Leonardo)<br><br>I fanciulli battono le monete rosse<br>contro il muro. (Cadono distanti<br>per terra con dolce rumore.) Gridano<br>a squarciagola in un fuoco di guerra.<br>Si scambiano motti superbi<br>e dolcissime ingiurie. La sera <br>incendia le fronti, infuria i capelli. <br>Sulle selci calda è come sangue. <br>Il piazzale torna calmo. <br>Una moneta battuta si posa<br>vicino all'altra alla misura di un palmo.<br>Il fanciullo preme sulla terra<br>la sua mano vittoriosa.</em></strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-06-21 22:36:09 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>tattolina22</author>
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         <description><![CDATA[<div> <strong>Sinisgalli</strong>, Leonardo fondò e diresse, fino al 1958, la rivista <em>Civiltà delle macchine</em> (1953-79) e una rivista di design, <em>La botte e il violino</em> (1964-66). La sua lirica, che si riconnette alle esperienze e al gusto dell'ermetismo (tra le molte raccolte: <em>Poesie</em>, 1938; <em>Campi Elisi</em>, 1939; <em>Vidi le Muse</em>, 1943; <em>La vigna vecchia</em>, 1952; <em>L'età della luna</em>, 1962; <em>Il passero e il lebbroso</em>, 1970; <em>Mosche in bottiglia</em>, 1975; <em>Dimenticatoio</em>, 1978), appare modulata su due toni prevalenti: uno epigrammatico, che traspone in un denso analogismo ogni motivo autobiografico; l'altro elegiaco, che riammette quell'autobiografia come trama di ricordi, sogni e rimpianti dell'infanzia perduta, con cadenze narrativo-prosaiche. Tono, questo, che nelle prose di <em>Fiori pari fiori dispari</em> (1945) e <em>Belliboschi</em> (1949), poi riunite in <em>Prose di memoria e d'invenzione</em> (1964), ha trovato soluzioni di singolare freschezza. Sinisgalli ha approfondito costantemente la sua esperienza di prosatore (<em>I martedì colorati</em>, 1967; <em>Il tempietto</em>, 1971), legata in particolar modo a temi e ragionamenti fondamentalmente scientifici dai quali traggono alimento altri felici volumi (dal giovanile <em>Quaderno di geometria</em>, 1936 a <em>Furor mathematicus</em> del 1950, ristampato nel 1967 con altri scritti, a <em>Calcoli e fandonie</em> del 1970). </div>]]></description>
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         <author>tattolina22</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>ANTICHI GIUOCHI</strong><br><br>Quando la chiesa è vuota, <br>chiusa a chiave, <br>i cani e i bambini si rincorrono <br>davanti al Convento. <br>I bambini dei nostri paesi <br>giuocano sul sagrato <br>con l'osso secco del castrato.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-06-21 22:36:09 UTC</pubDate>
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         <author>tattolina22</author>
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         <description><![CDATA[<div>A MIO PADRE (Leonardo Sinisgalli) </div><div><br></div><div>L’uomo che torna solo</div><div>A tarda sera dalla vigna</div><div>Scuote le rape nella vasca</div><div>Sbuca dal viottolo con la paglia</div><div>Macchiata di verderame.</div><div>L’uomo che porta così fresco</div><div>Terriccio sulle scarpe, odore</div><div>Di fresca sera nei vestiti</div><div>Si ferma a una fonte, parla</div><div>Con un ortolano che sradica i finocchi.</div><div>È un uomo, un piccolo uomo</div><div>Ch’io guardo di lontano.</div><div>È un punto vivo all’orizzonte.</div><div>Forse la sua pupilla</div><div>Si accende questa sera</div><div>Accanto alla peschiera</div><div>Dove si asciuga la fronte.</div>]]></description>
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         <author>tattolina22</author>
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         <title>Muse appollaiate come avvoltoi, come le Arpie o le vere Sirene – non metà pesce e metà donna, ma donne con corpo d’uccello rapace. Sono quelle che il poeta lucano Leonardo Sinisgalli  elegge, o meglio riconosce come ispiratrici, sin dal primo apparire della poesia nella sua vita. Un rapimento – il nome delle Arpie deriva del resto dal verbo greco ἁρπάζειν, che significa appunto rapire – un’estasi quasi mistica che genera la meraviglia, che è alla base dell’ispirazione poetica</title>
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         <author>tattolina22</author>
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         <title></title>
         <author>tattolina22</author>
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         <description><![CDATA[<div> Biografia di Leonardo Sinisgalli:</div><div> Leonardo Sinisgalli è nato il 9 marzo 1908 da Vito Sinisgalli e Carmela Lacorazza. Visse un'infanzia felice e spensierata, infatti la maggior parte delle poesie trattano questo periodo. Leonardo frequentò la scuola di Vito Santoro che consigliò alla madre di far continuare gli studi al figlio per le sue capacità.</div><div> Incominciò a spostarsi nel 1918, prima al collegio di Caserta. Da Caserta passò, perchè ritenuto più adatto, all'Istituto Tecnico di Benevento.</div><div> Nel 1925 Sinisgalli si iscrisse al corso di "Matematica e Fisica" all'università di Roma. Ma, ultimato il biennio, passò al seminario della scuola di applicazione degli ingegneri di San Pietro in Vincoli. Nel 1926, Leonardo, aveva iniziato a collaborare con "Il Roma della Domenica", rivista napoletana che gli pubblica dodici poesie.</div><div> In tale periodo, in Leonardo Sinisgalli ,nacque l'amore per la pittura e il disegno. </div><div>Amici molto fidati furono Ungaretti, Cecchi, Barilli e Scipione.</div><div> Nel 1931 si laureò in Ingegneria Industriale. Dopo la laurea passò a Milano e qui conobbe Cantatore, Gatto, Quasimodo, Zavattini, Fontana, Sereni e Solini e purtroppo i primi tempi furono difficili economicamente. </div><div>Nel 1934 Ungaretti urlò tutto il suo entusiasmo per il talento poetico dell'ingegnere lucano, che  non trovando un lavoro fisso, ritornò a Montemurro dove scrisse "Quaderno di Geometria" ma i suoi vecchi compagni lo riportarono a Milano. L'anno successivo, Olivetti lo chiamò a sè come responsabile dell'Ufficio Tecnico di Pubblicità e poi come Art Director. Nel 1940, Sinisgalli fu chiamato alle armi e in questo periodo pubblicò "Horror Vacui", uno zibaldone di pensieri.</div><div> Nel 1943 decide di far raccogliere tutte le sue opere in una collana dello "Specchio" e non sapendo che la madre fosse morta iniziò la sua convivenza con Giorgia.</div><div> Nel '44 fu arrestato dalla SS tedesche ma, salvato dalla discreta conoscenza del tedesco di Giorgia, ritornò a Montemurro con la donna e ci rimasero fino all'inverno. </div><div>Si dedicò all'attività traduttiva e alle collaborazioni giornalistiche.</div><div> Nel 1947 creò una rubrica radiofonica, "Il Teatro dell'Usignolo" e Iniziò perfino a girare un documentario scientifico, "Lezione di Geometria". Insieme a Tofanelli, Leonardo fondò "L'House Organ" Pirelli. In poco tempo 'Pirelli' diventò una rivista e favorì il dialogo tra artisti e scienziati. </div><div>Nel '53 si spense il padre e l'eredità fu divisa. A lui spettò la casa sul fosso dei Libritti mentre tre mila viti furono vendute. Sinisgalli rimase male alla vendita della "vigna vecchia", la vigna che la madre aveva portato in dote al padre con il matrimonio. "La Vigna Vecchia" divenne il titolo della nuova raccolta poetica del '56. </div><div>Gli anni '60 furono l'insieme dei viaggi professionali per il poeta. Abbandonata l'ENI dal '62, Leonardo ritornò a Milano. Smise di fumare ma nonostante i consigli medici non ridusse il proprio ritmo.</div><div> Nel '69 sposò Giorgia ma dopo fu tutto segreto dal dolore per la laringectomia totale della moglie e poi la morte nel '78.</div><div> La sua sensibilità è mutata con una poesia lineare , semplice e riflette il pessimismo che lo tormenta, nato dalla solitudine. </div><div>Sinisgalli si rifugiò nel disegno e all'inizio del '79 si recò con il figlio di Giorgia a Matera, dalla sorella Enza.</div><div><br></div><div> Un infarto il 31 gennaio 1981, stroncò la sua vita e venne sepolto a Montemurro, nei suoi Campi Elisi.</div>]]></description>
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         <author>tattolina22</author>
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