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      <title>Religione greca by Francesca Bellotto</title>
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      <pubDate>2018-03-28 07:37:42 UTC</pubDate>
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         <author>francesca_bellotto2003</author>
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         <description><![CDATA[<div>È il caso, per esempio, dell’<strong>urlo acuto</strong> delle donne che invocavano gli dèi durante i sacrifici, oppure del grido indemoniato che accompagnava i <strong>festeggiamenti dionisiaci</strong>.<br> Esisteva naturalmente anche un tipo di <strong>preghiera più strutturata verbalmente</strong>, in cui l’orante, dopo aver menzionato con cura il nome del dio, formulava la propria <strong>richiesta</strong> e, a volte, prometteva offerte o sacrifici in caso di realizzazione della domanda.</div><div>Un altro momento fondamentale della religione greca era quello delle <strong>feste</strong>, che scandivano l’esistenza quotidiana secondo un preciso e intenso calendario.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-16 15:46:45 UTC</pubDate>
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         <author>francesca_bellotto2003</author>
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         <description><![CDATA[<div>Un altro tipo di <strong>sacrificio</strong> era costituito dall’<strong>offerta di</strong> <strong>prodotti</strong>, spesso <strong>primizie</strong>, provenienti dalla terra, oppure di <strong>essenze</strong> o omaggi di altro genere: in tal caso i doni venivano semplicemente <strong>deposti nei luoghi sacri oppure gettati nel fuoco</strong>.</div><div>Forma di offerta importante era anche <strong>la libagione</strong>, ossia il versamento a terra o sull’altare di un liquido: vino, latte, olio oppure miele, a seconda della divinità da celebrare. La libagione veniva spesso associata a un’<strong>invocazione</strong> o a una <strong>preghiera</strong>.</div><div><strong>La preghiera</strong> era <strong>parte integrante</strong> di ogni cerimonia. La <strong>forma di preghiera</strong> più elementare era quella costituita da semplici costruzioni verbali, a volte prive di senso, come un <strong>grido</strong> o un lamento, che solitamente <strong>accompagnavano</strong> riti, sacrifici, processioni e danze. </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-16 15:46:58 UTC</pubDate>
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         <author>francesca_bellotto2003</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il <strong>rito</strong> era l’atto con cui si cementava il <strong>buon rapporto</strong> tra l’individuo e le divinità. Il rito era anche uno dei momenti in cui la comunità cittadina si ritrovava insieme e si riconosceva nella comune religione.</div><div>Nei riti assumeva particolare rilievo il <strong>sacrificio animale</strong>, che prevedeva un preciso cerimoniale. Dopo aver condotto l’animale da immolare in processione all’<strong>altare</strong>, con tanto di <strong>accompagnamento musicale</strong> (di solito era previsto che ci fossero due giovinetti che suonavano rispettivamente la lira e l’aulòs [il doppio flauto]), tutti i partecipanti al rito si <strong>lavavano le mani</strong>; veniva quindi spruzzata un po’ d’acqua sul capo della vittima che, <strong>scuotendo la testa</strong>, dava il suo simbolico <strong>assenso al sacrificio</strong>. Poi, si prendevano chicchi d’orzo non macinato da un canestro e, dopo aver innalzato le mani al cielo e invocato gli dèi, si gettavano sull’altare e sulla vittima. A quel punto, il sacerdote tagliava con il coltello sacrificale alcuni <strong>peli dell’animale</strong> e li buttava nel fuoco per poi procedere immediatamente all’uccisione. Normalmente, le parti dell’animale <strong>non commestibili</strong> venivano <strong>bruciate</strong> come offerta agli dèi, mentre <strong>alcune delle interiora</strong> e le carni erano arrostite e <strong>mangiate dai partecipanti</strong>.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-16 15:47:14 UTC</pubDate>
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         <author>francesca_bellotto2003</author>
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         <description><![CDATA[<div>Distinti dagli dei erano gli <strong>eroi</strong>. Alcuni eroi (come Eracle) erano accolti nel concesso divino mediante l'<strong>apoteosi</strong>(=solenne cerimonia con cui gli antichi elevavano agli onori divini l’eroe morto, e talvolta anche il sovrano vivente). I riti funebri testimoniano nei Greci la credenza in una <strong>vita oltremondana</strong>; ai morti si metteva in bocca una <strong>moneta</strong> (obolo) per pagare a Caronte il passaggio sull’Acheronte, il fiume presente negli Inferi, e in mano una <strong>focaccia</strong> da gettare al cane Cerbero, che ne era il custode. Nel regno dei morti si distinguevano l'<strong>Eliso</strong> e il <strong>Tartaro</strong>. Il primo era luogo di beatitudine per i giusti, mentre il secondo era luogo di tormenti per chi si era macchiato di delitti.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-16 15:47:26 UTC</pubDate>
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         <author>francesca_bellotto2003</author>
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         <description><![CDATA[<div>I Greci non ebbero una teologia: furono i <strong>poeti</strong> ad inventare e a diffondere le storie degli dei. Boschi, selve, fiumi erano abitati da <strong>divinità minori</strong> (satiri, ninfe ecc.) <br>I luoghi in cui erano venerati gli dei si chiamavano <strong>templi</strong>. Esso era in primo luogo l'abitazione della divinità, rappresentata dalla sua statua di culto conservata all'interno. I fedeli non potevano entrare nel tempio e celebravano i <strong>sacrifici </strong>all'esterno su altari appositamente costruiti davanti all'ingresso. <br>La religione dell’Antica Grecia aveva <strong>sacerdoti</strong> e sacerdotesse che compivano i servizi sacri e religiosi, ma non facevano parte di una casta chiusa. Ad Atene, ad esempio, erano gli <strong>arconti </strong>a<strong> </strong>svolgere le mansioni sacerdotali. La risposta divina, sollecitata tramite gli <strong>oracoli</strong>, regolava la vita pubblica e privata. al sacerdozio (elettivo o ereditario) erano ammesse anche le <strong>donne</strong>. <br>Grande sviluppo ebbero, soprattutto in epoca ellenistico-romana, le religioni di <strong>mistero</strong>. </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-16 15:47:40 UTC</pubDate>
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         <author>francesca_bellotto2003</author>
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         <description><![CDATA[<div>Sebbene politicamente frazionati, tutti i Greci della penisola, delle isole e delle colonie avevano coscienza di appartenere ad un'unica stirpe e possedevano quindi un'unità spirituale: le divinità erano anche dette panelleniche cioè di tutti gli Elleni. Queste <strong>divinità</strong> erano state concepite in <strong>forme umane</strong>. Esse erano riunite in numero di dodici, in una famiglia avente suo padre e capo supremo in Zeus. Esse abitavano sul monte <strong>Olimpo</strong>, il più alto della Grecia. <br>Tra le divinità c'è n'era un'oscura e potentissima, che non ebbe mai volto umano: il <strong>Fato</strong> o necessità, rappresentante una Volontà superiore agli dei stessi che determina ogni avvenimento. Questi dei avevano le passioni, le virtù, i bisogni e i difetti degli uomini, differendone soltanto nella <strong>potenza soprannaturale</strong> e nella <strong>immortalità</strong>; il loro cibo era il <strong>nettare</strong> e la bevanda <strong>lambrosia</strong> </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-16 15:47:51 UTC</pubDate>
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         <author>francesca_bellotto2003</author>
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         <description><![CDATA[<div>studenti.it</div><div><br></div><div>www.focusjunior.it =Dizionario Mitologico ad uso di giovinetti</div><div> </div><div>www.studiarapido.it<br><br></div><div>wikipedia.org</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-16 15:49:48 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>francesca_bellotto2003</author>
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         <description><![CDATA[<div>Gli dei minori sono infinitei e si suddividono in: dei nel cielo, sulla terra e nella regione dei morti.<br>Le divinità principali del cielo sono le Muse, Eros, Iride e i Venti.<br>le dibìvinità principali delle acque le Nereidi e le Naiadi.<br>Sotto terra si trovano Ade e Persefone.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-30 13:31:33 UTC</pubDate>
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