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      <title>Il dopoguerra in Italia by Enrico</title>
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      <description>Realizzato con amore</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2020-04-17 11:32:51 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;origine del Boom Economico</title>
         <author>vincenzocalia01</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel 1945 l'Italia appariva come un paese fortemente segnato dalle devastazioni della guerra: la produzione industriale del paese era scesa a meno di un terzo rispetto all’inizio, mentre quella agricola era dimezzata.  Si era diffusa  una forte disoccupazione e le  tensioni sociali aumentarono.<br>Il primo consistente aiuto alla ripresa economica italiana venne dall’estero: l’inserimento dell’Italia nel blocco capitalista dei paesi occidentali a guida USA consentì l’inizio dell’intervento statunitense finalizzato a favorire la ripresa dell’intera economia europea. <br>L'European Recovery Program, meglio noto come “piano Marshall” riversò 13 miliardi di dollari, più aiuti materiali d’ogni genere, sulle economie europee e su quella italiana. <br>Nell’immediato dopoguerra in Italia la politica economica venne guidata dall’economista liberale Luigi Einaudi, che riuscì a far recuperare potere d’acquisto alla Lira riportando la fiducia degli investitori.<br>Nel 1955 venne poi varato il “piano Vanoni”, un primo tentativo di programmazione economica sotto la guida dello Stato. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-19 15:06:49 UTC</pubDate>
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         <title>Cosa accade col Boom Economico</title>
         <author>vincenzocalia01</author>
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         <description><![CDATA[<div> l’Italia alla fine degli anni ‘50 iniziò a crescere in maniera vertiginosa: tra il 1958 e il 1963 il prodotto interno lordo italiano si attestò su un incremento del 6,3% annuo. Nello stesso periodo la produzione industriale risultò più che raddoppiata, mentre le esportazioni aumentarono circa il 14% all’anno. <br>A favorire la grande crescita fu anche il ruolo<strong> dello Stato in ambito economico che </strong>intervenne statale nei settori industriali come quello delle fonti energetiche e delle materie prime: l’<strong>ENI</strong> (<strong>Ente Nazionale Idrocarburi</strong>) divenne il centro strategico per l’approvvigionamento del paese, con lo sfruttamento dei <strong>giacimenti di idrocarburi</strong> presenti in Italia e l’acquisto di combustibili dall’estero e a sua volta l’<strong>IRI</strong> - <strong>Istituto per la ricostruzione industriale</strong> - si impegnò nella creazione di una moderna <strong>industria siderurgica</strong>, rifornendo le industrie di acciaio a costi contenuti per favorire la produzione di infrastrutture e di nuovi beni di consumo su larga scala. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-19 15:19:51 UTC</pubDate>
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         <title>Status Symbol</title>
         <author>vincenzocalia01</author>
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         <description><![CDATA[<div>Uno dei simboli del Miracolo economico ( Boom Economico) fu  l’automobile, diventata in quegli anni un autentico “status symbol”: la FIAT aveva già messo in commercio nel 1955 la Fiat 600, mentre poco più tardi arriverà sul mercato la più piccola ed economica Fiat 500, due modelli destinati ad avere un ampio successo e a rivoluzionare il modo di spostarsi degli italiani.<br>Uno dei principali settori di espansione economica e di cambiamento nello stile di vita negli anni del boom fu certamente quello legato agli elettrodomestici: le aziende italiane del settore (come la Candy e la Ignis) diventarono nel giro di pochi anni leader in questo campo, facendo entrare frigoriferi, lavatrici e lavastoviglie nelle case degli Italiani ed esportando in tutto il mondo i loro prodotti. Un’altra azienda particolarmente attiva fu la Olivetti, attraverso un modello di fabbrica particolarmente innovativo e all’avanguardia nel settore delle macchine da scrivere. Con l’ingresso di questi nuovi strumenti veniva modificato il concetto di tempo libero, rendendo più libere dai lavori domestici soprattutto le donne.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-19 15:30:16 UTC</pubDate>
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         <title>La televisione e la Pubblicità</title>
         <author>vincenzocalia01</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il maggiore tempo libero era dedicato ad un nuovo hobby, destinato a modificare i rapporti sociali:  le televisioni diventarono un oggetto di largo consumo.<br>Sotto il monopolio dell’emittente pubblica statale, (RAI) la televisione divenne un potente strumento di diffusione della nuova civiltà, utile a diffondere la lingua italiana in un paese ancora fortemente legato alle espressioni dialettali e a creare un universo culturale comune, diventando un momento di ritrovo collettivo dentro e fuori le abitazioni.<br> Alla fine degli anni cinquanta anche la televisione italiana cominciò a trasmettere messaggi pubblicitari, ma mentre all’estero avveniva attraverso spot e sponsorizzazioni, in Italia si percorse una strada assolutamente originale. La pubblicità fu ammessa, ma esclusivamente all’interno di uno spazio dedicato, “Carosello”. <br> Alle aziende che intendevano usufruire di questa nuova opportunità, venne richiesto di gratificare lo spettatore, che si riteneva venisse “disturbato” dalla presenza della pubblicità, con qualcosa che avesse una connotazione spettacolare. In tal senso venne imposto che i filmati fossero composti da: 100 secondi di spettacolo (in cui il prodotto non poteva assolutamente essere presente) e 35 secondi per il cosiddetto “codino” commerciale.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-19 15:37:33 UTC</pubDate>
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         <title>Il divario tra Nord e Sud del paese</title>
         <author>vincenzocalia01</author>
         <link>https://padlet.com/erry14554/5gx8ul2borc2c9d4/wish/515560126</link>
         <description><![CDATA[<div>La grande maggioranza dell’espansione economica non riguardò tutto il paese, e a beneficiarne furono le grandi aree industriali del centro-nord, le regioni del Sud, pur vivendo un momento di crescita, restarono ben lontane dallo sviluppo delle aree del Nord; inoltre le imprese esistenti nel Meridione spesso non riuscirono a reggere la concorrenza, aumentando il divario già esistente tra le diverse zone del paese.<br>Il principale effetto delle differenze geografiche nella crescita fu un enorme processo di trasferimento della popolazione dal Sud al Nord: attratti dalle possibilità di lavoro offerti dalle industrie del centro-nord in espansione, tra il 1951 e il 1961 quasi due milioni di persone abbandonarono il Mezzogiorno. Un enorme rimescolamento della popolazione, che recandosi verso le nuove realtà industriali affrontava stili di vita completamente nuovi, situazioni lavorative spesso dure e condizioni abitative precarie, sperimentando un difficile inserimento sociale e un’integrazione problematica.<br>nelle città investite dai flussi migratori la rapida crescita spesso divenne sinonimo di disordine e speculazione edilizia, con la nascita di nuove aree urbane non regolate. Inoltre l’edilizia privata prese il sopravvento su quella pubblica, e la costruzione di ospedali, scuole e servizi raramente fu al passo con il processo di espansione delle città.<br>nel 1965 l’economia italiana accusò una prima battuta d’arresto, e i livelli produttivi del paese gradualmente si assestarono su ritmi di crescita più contenuti rispetto al passato. Le fine del boom economico lasciò un paese profondamente trasformato sotto tutti i profili, certamente più ricco e moderno, ma segnato dall’esplosione di nuovi conflitti sociali e politici.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-19 15:45:21 UTC</pubDate>
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