<?xml version="1.0"?>
<rss version="2.0">
   <channel>
      <title> by Benedetta Tecorvi</title>
      <link>https://padlet.com/paisleypark/5elylq0kkpz1</link>
      <description></description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-01-02 22:18:50 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2023-02-23 04:55:19 UTC</lastBuildDate>
      <webMaster>hello@padlet.com</webMaster>
      <image>
         <url></url>
      </image>
      <item>
         <title>L&#39;ecolocalizzazione nei delfini. </title>
         <author>paisleypark</author>
         <link>https://padlet.com/paisleypark/5elylq0kkpz1/wish/145006568</link>
         <description><![CDATA[<div>I delfini e gli altri cetacei odontoceti riescono a individuare rapidamente le loro prede grazie alla capacità di inviare costantemente un "fascio” di impulsi sonori, molto preciso e in continuo movimento. <br>Una caratteristica degli odontoceti è l'ecolocalizzazione, o biosonar: un sistema che consente loro di localizzare, identificare e stimare la distanza degli oggetti emettendo dei "click" con l'apparato nasale. Si tratta di una capacità essenziale nell'oscurità degli abissi oceanici, dove la vista serve a poco. Il termine biosonar è stato coniato da Donald Griffin, che fu il primo a dimostrarne l'esistenza nei pipistrelli. Anche alcuni uccelli che vivono nelle grotte utilizzano questo sistema. Gli animali ecolocalizzatori emettono suoni nell'ambiente e ascoltano gli echi che rimbalzano da diversi oggetti. Gli echi sono usati per localizzare, identificare e stimare la distanza degli oggetti. L'ecolocalizzazione è usata anche per l'orientamento e la ricerca del cibo o la caccia in vari ambienti.Gli Odontoceti emettono un raggio focalizzato di click ad alta frequenza nella direzione in cui punta la loro testa. I suoni vengono generati dal passaggio di aria dalle ossa delle narici attraverso le labbra foniche. Questi suoni sono riflessi da un denso osso concavo del cranio e da una sacca aerea alla sua base. Il raggio focalizzato è modulato da un grande organo grasso chiamato "melone". Questo agisce come una lente acustica ed è costituito da lipidi di differenti densità.
<br>Molti Odontoceti usano click in serie, o "treno di click" per l'ecolocalizzazione, mentre i capodogli possono produrre click singoli. I fischi degli Odontoceti non vengono usati per l'ecolocalizzazione. La differente velocità del treno di click genera i latrati, guaiti e ringhi del tursiope.
<br>Le eco vengono ricevute in prima istanza dalla mandibola, da cui vengono trasmesse all'orecchio interno per mezzo di un corpo grasso. I suoni laterali vengono ricevuti da lobi che circondano gli orecchi e che hanno una densità acustica simile a quelle delle ossa. Alcuni ricercatori pensano che quando i Cetacei si avvicinano all'oggetto di loro interesse, si proteggono dagli echi più forti abbassando l'intensità dei suoni emessi. Si sa che questo avviene nei pipistrelli, dove viene anche ridotta la sensibilità dell'udito in prossimità dell'obiettivo.<br><br></div>]]></description>
         <enclosure url="https://padletuploads.blob.core.windows.net/prod/152706718/c0e8fc56e3f6367f896caa2538bce16c/dolphin_sonar.jpg" />
         <pubDate>2017-01-02 22:26:21 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/paisleypark/5elylq0kkpz1/wish/145006568</guid>
      </item>
      <item>
         <title>L&#39;ecolocalizzazione : speranza anche per i non vedenti</title>
         <author>paisleypark</author>
         <link>https://padlet.com/paisleypark/5elylq0kkpz1/wish/145007219</link>
         <description><![CDATA[<div>Alcuni studiosi spagnoli scoprono che al buio potremmo usare anche noi l’ecolocalizzatore, il cosidetto radar dei pipistrelli. Un’attitudine che sviluppano alcuni non vedenti sin da bambini, ma che in certi casi può riguardare molti altri
<br>L’uomo può “vedere” al buio come un pipistrello. Lo sostengono alcuni ricercatori spagnoli, i quali sono convinti che, al pari dei neri mammiferi, di delfini e balene, sia in grado di muoversi nello spazio attraverso l’udito, cioè sfruttando la cosiddetta ecolocalizzazione, un vero e proprio radar biologico. Ci vuole, però, un po’ di allenamento. Dopo un mese di test, imparando ad ascoltare il ritorno dell’eco prodotta dall’impatto delle onde sonore con gli oggetti e gli ostacoli, si riesce a camminare nella più totale oscurità. E’ sufficiente uno schiocco della lingua.</div>]]></description>
         <enclosure url="https://padletuploads.blob.core.windows.net/prod/152706718/acaac1cf87906cacadf6095b05f7d419/ecolocalizzazione.gif" />
         <pubDate>2017-01-02 22:52:51 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/paisleypark/5elylq0kkpz1/wish/145007219</guid>
      </item>
   </channel>
</rss>
