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      <title>Mappa by Vincenzo Marsella</title>
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      <description>Spedire in qualsiasi parte del mondo</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2024-11-07 17:03:26 UTC</pubDate>
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         <title>Castel Nuovo, Via Vittorio Emanuele III, Napoli, NA</title>
         <author>marsellavinci</author>
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         <description><![CDATA[<p>Iniziata nel 1279 , per volere di <strong>Carlo I d'Angiò,</strong> la costruzione del Maschio Angioino univa in sé le caratteristiche di <strong>residenza reale</strong> e di <strong>fortezza</strong>. Ai fini di distinguerlo dai più antichi Castel dell'Ovo e Castel Capuano, il Maschio Angioino venne chiamato "Castrum Novum". Il castello divenne ben presto un centro di cultura e mecenatismo, nel quale soggiornarono, tra gli altri, anche letterati e artisti del calibro di Giotto, Petrarca e Boccaccio.</p><p>Gli Aragonesi, succeduti agli Angioini nel 1442, continuarono ad utilizzare il Castel Nuovo come residenza reale fortificata, ampliandolo e rinforzandolo ulteriormente.</p><p>Uno dei primi interventi a livello urbanistico attuati da Alfonso d’Aragona fu la ristrutturazione dell’antico Maschio Angioino, che viene trasformato nel Castelnuovo. Il Castel Nuovo divenne uno dei simboli della città di Napoli. Su progetto di Guillen Sagrera, fu sia reggia reale ma anche una fortificazione. Il linguaggio rinascimentale appare maggiormente evidente nell’arco trionfale che è costituito da due fornici sovrapposti di pregiato marmo bianco di Carrara. Il disegno generale è ispirato agli archi trionfali della Roma imperiale.</p><p>Molto caratteristico è il corteo trionfale che rappresenta l’ingresso di Alfonso d’Aragona a Napoli che attraversa la porta Capuana e arriva fino al castello come un imperatore romano trasportato su un carro</p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-07 17:33:37 UTC</pubDate>
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         <title>Sant&#39;Angelo a Nilo, Piazzetta Nilo, Napoli, NA</title>
         <author>marsellavinci</author>
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         <description><![CDATA[<p>La <strong>chiesa di Sant'Angelo a Nilo</strong>, o anche <strong>cappella Brancaccio</strong>, è una chiesa monumentale di Napoli in piazzetta Nilo.</p><p>La chiesa conserva al suo interno i sepolcri di diversi esponenti della famiglia tra cui una delle opere di maggior prestigio della città, il monumentale sepolcro del cardinale Rinaldo Brancaccio. egiziani. Il cardinale Brancaccio fece erigere nel 1385 una prima cappella di famiglia, dedicata ai Santi Angelo e Marco. La chiesa trecentesca venne restaurata nel 1709 a opera dell’architetto e pittore napoletano Arcangelo Guglielmelli assumendo l’attuale aspetto; dell’antica costruzione resta il portale su Via Mezzocannone. Il nome della chiesa e della piazza é legato al fiume Nilo, che si getta nel mare mediterraneo con un imponente delta.</p><p>All’interno della chiesa c’è un altare alla cui destra c’è il sepolcro del cardinale Rinaldo e a sinistra il sepolcro dei cardinali Francesco e Stefano. Il lato destro della navata ospita la cappella di Santa Candida iuniore. Nella sacrestia c’è il tabernacolo.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-07 18:01:16 UTC</pubDate>
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         <title>Palazzo Diomede Carafa (detto Palazzo della Testa di Cavallo), Via San Biagio dei Librai, Napoli, NA</title>
         <author>marsellavinci</author>
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         <description><![CDATA[<p>Il <strong>palazzo Diomede Carafa</strong> è un palazzo monumentale di Napoli edificato nel XV secolo lungo il decumano inferiore. Questo è noto anche come “<strong><em>palazzo della capa di cavallo</em></strong>”, per la presenza di una riproduzione in terracotta della testa di cavallo bronzea, parte di un monumento equestre mai ultimato per il re Alfonso V d’Aragona.</p><p>Con l’avvento degli Angioini il bronzo della statua equestre venne fuso per costruire le campane del Duomo di Napoli, mentre la testa divenuta di proprietà di Lorenzo il Magnifico, fu da questi donata a Diomede Carafa nel 1471 che la posizionò appunto nel cortile del suo palazzo. L’edificio è rivestito da bugne in tufo giallo e pietra grigia che si alternano tra loro e si caratterizza per le finestre trabeate del secondo piano nobile e per il grande portale quadrato in marmo bianco sul quale insiste una corona rotonda di foglie di alloro mentre sul lato superiore, nella fascia centrale della trabeazione, sono presenti fregi raffiguranti le insegne della famiglia Carafa, presenti anche sui dodici battenti del portone ligneo quattrocentesco sottostante. Il portone ligneo è collocato all’interno di un portale marmoreo, risalente anch’esso alla seconda metà del quattrocento, che rappresenta uno dei primi esempi di struttura architravata di stile ionico a Napoli. Il cavallo rampante divenne l’emblema del seggio Capuana</p><p>, ma fu scelto come immagine anche dagli Svevi e durante Regno delle Due Sicilie e, ancora oggi, rappresenta il simbolo della Città Metropolitana di Napoli</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-07 18:20:22 UTC</pubDate>
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         <title>Duomo di Napoli, Via Duomo, Napoli, NA</title>
         <author>marsellavinci</author>
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         <description><![CDATA[<p>Detto anche confessione di San Gennaro o cappella Carafa,il Succorpo di San Gennaro fu costruito in stile rinascimentale sotto l’altare maggiore del Duomo di Napoli nel 1497. Vi vengono trasferite, dopo un’operazione militare, le ossa di San Gennaro, prelevate dal cardinale Oliviero Carafa stesso da Montevergine. Ha una pianta a tre navate scandite da colonne antiche con capitelli ionici, con delle nicchie laterali e una cappella terminale. L’ambiente è interamente ricoperto di marmo<strong>.</strong> È raggiungibile tramite due rampe di scale semicircolari che conducono alle porte bronzee ornate con stemmi e emblemi della famiglia Carafa eseguiti su disegno di Malvito. La cappella fu restaurata sul finire dell’Ottocento dalla stessa famiglia.</p><p>Uno degli elementi più ambiziosi  è il <strong>soffitto cassonettato di marmo</strong> <strong>di Tommaso Malvito, </strong>composto di diciotto cassettoni e altorilievi recanti le immagini dei santi e degli angeli cherubini.</p><p>Ai quattro angoli del soffitto si trovano le figure dei principali dottori della Chiesa<strong>: </strong><em>San Gregorio Magno, Sant’Agostino da Ippona, Sant’Ambrogio e San Girolamo</em>. Al centro del cassettonato sono rappresentati i primi sette patroni della città ritratti in busti e le storie di David e Giuditta. Nella navata centrale c’è la statua marmorea del cardinale Oliviero Carafa  in preghiera. La scultura è rivolta verso l’altare centrale con l’urna bronzea del 1511 in cui sono conservati <strong>i resti mortali di san Gennaro.</strong></p><p>In fondo alla Cappella si apre un’abside quadrata coperta a cupola e ornata da ritratti in due medaglioni. Nell’intradosso delle finestre si possono notare degli angeli con lo stemma dei Carafa</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-07 18:51:19 UTC</pubDate>
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         <title>Porta Capuana, Piazza San Francesco a Capuana, Napoli, NA</title>
         <author>marsellavinci</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Porta Capuana</strong> è un'antica porta della città di Napoli, a ridosso del Castel Capuano.</p><p>Edificata nel 1484, essa ha da sempre rappresentato un punto di vie di comunicazione di rilevante importanza. Costruita per volere del re <strong>Ferrante d'Aragona</strong> su progetto dello scultore e architetto <strong>Giuliano da Maiano</strong> come punto di accesso per chi giungeva da est per raggiungere il centro della città, inizialmente si trovava nella vicina via Oronzio Costa, per poi essere traslata alle spalle di Castel Capuano: riguardo il suo nome ci sono molte ipotesi, a partire dalla strada di accesso che avrebbe portato verso Capua, o ancora che derivasse dalla famiglia (Capuano) che Ferrante pose a difesa della Porta.</p><p>Quella che vediamo oggi è parte di un più <strong>esteso intervento di fortificazione</strong>&nbsp;voluto dal sovrano aragonese. In origine era alta 25 metri: oggi, a causa del progressivo innalzamento del livello stradale, si ferma intorno ai 23, restando comunque ben più alta degli <strong>archi di trionfo romani</strong> ai quali in realtà si ispirava.</p><p>È caratterizzata da un monumentale arco di marmo bianco ornato da <strong>bassorilievi</strong>, incastonato tra due torri merlate denominate <strong>Onore</strong> e <strong>Virtù</strong>. Nel 1656 la porta fu decorata da una nicchia che ospitava un affresco di <strong>Mattia Preti.</strong> La nicchia, successivamente riaffrescata da <strong>Gennaro Maldarelli</strong>, fu poi rimossa. Anche la <strong>statua votiva di San Gaetano</strong>, una volta posizionata sul lato interno della porta, fu rimossa durante questi lavori e collocata su un basamento nei giardini rivolti verso Porta Capuana.</p><p>Sull’arcata era posizionata una scultura (non più visibile, perché rimossa dalla dominazione successiva) che raffigurava l’<strong>incoronazione di Ferrante</strong>, mentre è presente, al centro della porta, l'incisione dello <strong>stemma di Carlo V</strong>,  in occasione della sua venuta in città.</p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-07 19:08:09 UTC</pubDate>
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