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      <title>RACCONTIAMOCI by tanja Cala&#39; campana</title>
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      <description>Raccontare le storie dei nostri amici, attraverso noi stessi...</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2022-05-21 07:04:32 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>tanjacalacampana</author>
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         <description><![CDATA[<div>La storia di Winner<br>A nord della Nigeria nella città di Maiduguri, inizia l’odissea di Winner scappato per alcuni colpi di arma da fuoco sparati da terroristi contro il dormitorio del college che frequentava. questo lo ha allontanato dalla sua terra di origine conducendolo in Italia, dove <strong>è arrivato approdando al porto di Reggio Calabria nel maggio 2016, dopo una serie di vicissitudini: l’attraversamento del deserto, la fuga dai trafficanti e dai militari, la sopravvivenza ai maltrattamenti subiti in Libia...</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-21 07:23:57 UTC</pubDate>
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         <title>Bisogna sempre avere il coraggio di affrontare le situazioni</title>
         <author>tanjacalacampana</author>
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         <description><![CDATA[<div>La storia di Enaitollah<br>un ragazzino di etnia hazara che lascia l’Afghanistan per inseguire la vita.</div><div>Tutto ha inizio con una tragedia familiare, la morte del padre a seguito di un incidente con un carico pieno di merce. A titolo di risarcimento i creditori pretendono dalla vedova il figlio, Enaiatollah, che allora è un bambino.</div><div>La madre di Enaiatollah prende la decisione più difficile della propria vita: portare il figlio in Pakistan, sperando che lì, lontano dal suo Paese, lontano dai talebani, abbia un destino diverso. Cominciano a Quetta le avventure di Enaiatollah Akbari che, per sopravvivere fa di tutto, il venditore ambulante, il ragazzo di fatica, il muratore. Affrontando viaggi estenuanti e tragici, Enaitollah raggiungerà prima l’Iran, poi la Turchia, attraverserà il mare per arrivare in Grecia e poi finalmente, e per pura casualità, in Italia.</div><div>Qui troverà una casa e una famiglia pronto ad accoglierlo. Nella sua breve vita Enaiatollah si troverà ad affrontare rischi e pericoli insormontabili: il suo racconto è lucido, deciso, dignitoso e ci insegna a leggere il mondo coi suoi occhi di adolescente cresciuto troppo in fretta.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-21 07:29:33 UTC</pubDate>
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         <title>Possiamo farcela</title>
         <author>tanjacalacampana</author>
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         <description><![CDATA[<div>È una storia a lieto fine quella di Seydou Diouf, partito dal Senegal sognando un futuro migliore in Italia e che mai avrebbe immaginato di diventare la punta di diamante di una squadra di calcio proprio in quel paese che lo ha ospitato e messo subito a suo agio.</div><div>Scoperto per caso dall’allenatore Pantera e dal dirigente Brunetti, entrambi della società sportiva dilettantistica Polisportiva Mirto Crosia, in Calabria, militante in Prima categoria Gir. A,&nbsp; mentre giocava una partita di calcetto, il 29enne Diouf ha disputato un campionato a dir poco eccezionale contribuendo notevolmente al raggiungimento dei Playoff da parte della formazione biancoceleste traentina.</div><div><em>“Dopo aver notato quel ragazzo senegalese destreggiarsi con il pallone</em> – racconta mister Prantera – <em>è stato naturale coinvolgerlo nella nostra squadra e l’iniziale timidezza ha lasciato spazio ad un carattere determinato e ricco di sani principi.</em> <em>Sono felice</em> – continua – <em>che averlo accolto nella nostra squadra abbia contribuito a riscattare il suo difficile passato”</em>.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-21 07:35:35 UTC</pubDate>
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         <title>I sogni posso essere realizzati</title>
         <author>tanjacalacampana</author>
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         <description><![CDATA[<div>Sono<strong> Atai Walimohammad, ho 21 anni e vengo dall’Afghanistan.</strong> Vivo in <strong>Italia</strong> dal 2013 e dopo aver ottenuto la protezione come <strong>rifugiato</strong>, lavoro come interprete e mediatore linguistico-culturale. Il mio fratellastro è Atai Liaquat Ali, lui ha studiato all’Università medicina e adesso è medico. Io sono figlio di un medico, mio padre si chiamava Atta Mohammad e fu ucciso dalla gente del mio villaggio. Ero così piccolo che non l’ho mai conosciuto. Crescendo mi è nata la curiosità verso le foto ed i libri presenti in casa nostra e chiesi alla mia mamma “di chi sono queste foto ed i libri?”. Mia mamma mi disse che le foto ed i libri appartenevano a mio padre, e mi raccontò che mio padre fu ucciso da un Imam con l’aiuto della gente del posto.&nbsp; Mio padre consigliava, sempre, alla gente del villaggio di non uccidere per i vantaggi dei paesi stranieri e di mandare i loro figli e le loro figlie a scuola invece di farsi saltare in aria per andare in “paradiso”.</div><div>Da piccolo il mio sogno era di diventare uno psicologo come mio padre: di mattina frequentavo la scuola ed il pomeriggio andavo a fare i corsi di matematica, biologia, fisica, chimica e di scienza. La gente parlava sempre male di me e cercava di ostacolarmi, ma nonostante tutto questo non mi sono fermato ed ho continuato a frequentare la scuola.&nbsp; Nel 2011 i Talebani hanno aperto in una zona rurale, abbastanza lontano dal capoluogo, un centro di addestramento per i kamikaze, in cui veniva insegnato come farsi esplodere per Allah. Tutti i giovani ragazzi invece di andare alla scuola andavano alla MADRASSA.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-21 07:40:00 UTC</pubDate>
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