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      <title>La morte addosso- L.Pirandello by Alessandro Gualtieri</title>
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      <description>Analisi della Novella</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-03-19 14:38:59 UTC</pubDate>
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         <title>Elementi della Novella</title>
         <author>gualtierivincenzo7</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Narratore esterno, </strong>ma lo sviluppo della storia avviene principalmente attraverso <strong>soliloqui;<br>Ambientazione, </strong>ci troviamo in una stazione ferroviaria e non vi sono altri elementi che ci diano indicazioni più dettagliate sull'ambiente e su periodo storico in cui ci troviamo;<br><strong>Successione temporale, </strong>gli avvenimenti sono narrati seguendo un ordine cronologico, tuttavia sono presenti del <strong>Flashback, quindi abbiamo davanti un intreccio;<br>Sequenza che mi ha colpito di più: "Conclusione"(esporre a voce"</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-19 14:38:59 UTC</pubDate>
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         <title>Conclusione </title>
         <author>gualtierivincenzo7</author>
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         <description><![CDATA[<div> Dopo questa rivelazione, l’uomo del posto non è più l’oggetto di irritazione-confusione-confabulazione-disprezzo! Invece diventa un personaggio a cui il lettore può collegarsiForse è vero che l’uomo del posto non è né un stoico né coraggioso… forse, immaginiamo, stia cercando d’adattarsi come meglio può alle circostanze della vita…nell’unico modo che conosce. Il Pirandello sembra sfidare il lettore: "Avrebbe potuto fare meglio se fosse stato costretto a confrontarsi con la propria morte imminente? </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-19 14:38:59 UTC</pubDate>
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         <title>Malattia dell&#39;uomo del posto</title>
         <author>gualtierivincenzo7</author>
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         <description><![CDATA[<div>L’uomo del posto sembra rifiutare l’idea che sua moglie sta soffrendo. Spiega che lei cerca solamente di mantenere l’ordine normale della propria vita. L’uomo del posto caratterizza questo desiderio come un’assurdità: fa un confronto con le case di Messina prima di un terremoto.</div><blockquote>– Ma che povera signora! Vorrebbe, capisce? Ch’io me ne stessi a casa, mi mettessi là fermo placido, come vuole lei, a prendermi tutte le sue piú amorose e sviscerate cure… a goder dell’ordine perfetto di tutte le stanze, della lindura di tutti i mobili, di quel silenzio di specchio che c’era prima in casa mia, misurato dal tic-tac della pendola nel salotto da pranzo… Questo vorrebbe! Io domando ora a lei, per farle intendere l’assurdità… ma no, che dico l’assurdità! La macabra ferocia di questa pretesa, le domando se crede possibile che le case d’Avezzano, le case di Messina, sapendo del terremoto che di lí a poco le avrebbe sconquassate, avrebbero potuto starsene lí tranquille, sotto la luna, ordinate in fila lungo le strade e le piazze, obbedienti al piano regolatore della commissione edilizia municipale? Case, perdio, di pietra e travi, se ne sarebbero scappate! Immagini i cittadini d’Avezzano, i cittadini di Messina, spogliarsi tranquilli per mettersi a letto, ripiegare gli abiti, metter le scarpe fuori dell’uscio, e cacciandosi sotto le coperte godere del candor fresco delle lenzuola di bucato, con la coscienza che fra poche ore sarebbero morti… Le sembra possibile?</blockquote><div>L’uomo del posto sembra dire che la vita sia imprevedibile e che il desiderio di mantenere l’ordine nel presente sia un paradiso per uno sciocco. Tutto possa succedere — per esempio violenti atti distruttivi della natura. Dunque tutto ciò che possiamo realmente contare, le uniche cose che hanno qualsiasi permanenza, siano i nostri ricordi di ciò che è accaduto in passato. <br> Infatti comprendiamo ora che l’uomo del posto ha di recente appreso che ha un carcinoma e che morirà presto.Il suo ritiro dal mondo possa essere visto come una fuga dalla sua realtà dolorosa. Secondo me l’uomo del posto ritira in:– un mondo dei sconosciuti perché loro non sanno nulla della sua condizione</div><div>– un mondo dei ricordi perché sono permanenti e affidabili</div><div>– un mondo dell’immaginazione perché lo aiuta a concentrarsi sulle altre cose oltre la sua morte imminente.</div><blockquote>– Mi lasci dire! Se la morte, signor mio, fosse come uno di quegl’insetti strani, schifosi, che qualcuno inopinatamente ci scopre addosso… Lei passa per via; un altro passante, all’improvviso, lo ferma e, cauto, con due dita protese, le dice: “Scusi, permette? Lei, egregio signore, ci ha la morte addosso”. E con quelle due dita protese, gliela piglia e gliela butta via… Sarebbe magnifica! Ma la morte non è come uno di questi insetti schifosi. Tanti che passeggiano disinvolti e alieni, forse ce l’hanno addosso; nessuno la vede; ed essi pensano intanto tranquilli a ciò che faranno domani o doman l’altro. Ora io, caro signore, ecco… venga qua… qua, sotto questo lampione… venga… le faccio vedere una cosa… Guardi qua, sotto questo baffo… qua, vede che bel tubero violaceo? Sa come si chiama questo? Ah, un nome dolcissimo… piú dolce d’una caramella: Epitelioma, si chiama. Pronunzii, pronunzii… sentirà che dolcezza: epiteli-o-ma… La morte, capisce? È passata. M’ha ficcato questo fiore in bocca e m’ha detto: “Tientelo, caro: ripasserò fra otto o dieci mesi!”. Ora mi dica lei, se, con questo fiore in bocca, io me ne posso stare a casa tranquillo e alieno, come quella disgraziata vorrebbe. Le grido: “Ah sí, e vuoi che ti baci?” – “Sí, baciami!” – Ma sa che ha fatto? Con uno spillo, l’altra settimana s’è fatto uno sgraffio qua, sul labbro, e poi m’ha preso la testa: mi voleva baciare… baciare in bocca… Perché dice che vuol morire con me. È pazza. A casa io non ci sto. Ho bisogno di starmene dietro le vetrine delle botteghe, io, ad ammirare la bravura dei giovani di negozio. Perché, lei lo capisce, se mi si fa un momento di vuoto dentro… lei lo capisce, posso anche ammazzare come niente tutta la vita in uno che non conosco… cavare la rivoltella e ammazzare uno che, come lei, per disgrazia, abbia perduto il treno… No no, non tema, caro signore: io scherzo! – Me ne vado. Ammazzerei me, se mai… Ma ci sono, di questi giorni, certe buone albicocche… Come le mangia lei? Con tutta la buccia, è vero? Si spaccano a metà: si premono con due dita, per lungo, come due labbra succhiose… Ah che delizia! – Mi ossequi la sua egregia signora e anche le sue figliuole in villeggiatura. Me le immagino vestite di bianco e celeste, in un bel prato verde in ombra… E mi faccia un piacere, domattina, quando arriverà. Mi figuro che il paesello disterà un poco dalla stazione… All’alba lei può far la strada a piedi. Il primo cespuglietto d’erba su la proda. Ne conti i fili per me. Quanti fili saranno, tanti giorni ancora io vivrò. Ma lo scelga bello grosso, mi raccomando. Buona notte, caro signore.</blockquote>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-19 14:38:59 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>gualtierivincenzo7</author>
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         <description><![CDATA[<div>Poi, sorprendentemente, l’uomo del posto ammette che non capisce molto di ciò che ha proprio osservato, cioè, che non è sicuro del significato delle sue osservazioni.<br>  – Non capisce? Neanche io. Ma è che certi richiami di immagini, tra loro lontane, sono cosí particolari a ciascuno di noi, e determinati da ragioni ed esperienze cosí singolari, che l’uno non intenderebbe piú l’altro se, parlando, non ci vietassimo di farne uso. Niente di piú illogico, spesso, di queste analogie.</div><div>L’uomo del posto sembra essere guidato da un desiderio di permetter andare dove vuole la sua immaginazione.</div><blockquote>– Ma la relazione, forse, può esser questa, guardi: – Avrebbero piacere quelle seggiole d’immaginare chi sia il cliente che viene a seder su loro in attesa del consulto? Che male covi dentro? Dove andrà, che farà dopo la visita? – Nessun piacere. E cosí io: nessuno! Vengono tanti clienti, ed esse sono là, povere seggiole, per essere occupate. Ebbene, è anche un’occupazione simile la mia. Ora mi occupa questo, ora quello. In questo momento mi sta occupando lei, e creda che non provo nessun piacere del treno che ha perduto, della famiglia che l’aspetta in villeggiatura, di tutti i fastidii che posso supporre in lei…</blockquote><div>L’uomo del posto sembra avere scarsa utilità per il presente. In effetti sembra ignorare la realtà.</div><blockquote>– Ringrazii Dio, se sono fastidii soltanto. C’è chi ha di peggio, caro signore. Io le dico che ho bisogno d’attaccarmi con l’immaginazione alla vita altrui, ma cosí, senza piacere, senza punto interessarmene, anzi… anzi… per sentirne il fastidio, per giudicarla sciocca e vana, la vita, cosicché veramente non debba importare a nessuno di finirla. E questo è da dimostrare bene, sa? Con prove ed esempii continui a noi stessi, implacabilmente. Perché, caro signore, non sappiamo da che cosa sia fatto, ma c’è, c’è, ce lo sentiamo tutti qua, come un’angoscia nella gola, il gusto della vita, che non si soddisfa mai, che non si può mai soddisfare, perché la vita, nell’atto stesso che la viviamo, è cosí sempre ingorda di sé stessa, che non si lascia assaporare.</blockquote><div>Al contrario, la ricchezza della vita sembra essere il passato — questo è ciò che è significativo e ricercato ed apprezzato. I piaceri della vita sono derivati dalle sue memorie.</div><blockquote>Il sapore è nel passato, che ci rimane vivo dentro. Il gusto della vita ci viene di là, dai ricordi che ci tengono legati. Ma legati a che cosa? A questa sciocchezza qua… a queste noje… a tante stupide illusioni… insulse occupazioni… Sí sí. Questa che ora qua è una sciocchezza… questa che ora qua è una noja… e arrivo finanche a dire questa che ora è per noi una sventura, una vera sventura… sissignori, a distanza di quattro, cinque, dieci anni, chi sa che sapore acquisterà… che gusto, queste lagrime… E la vita, perdio, al solo pensiero di perderla… specialmente quando si sa che è questione di giorni…</blockquote><div>Poi, di colpo, l’uomo in vacanza è ‘introdotto’ alla moglie dell’uomo del posto.</div><blockquote>– Ecco… vede là? Dico là, a quel cantone… vede quell’ombra malinconica di donna? Ecco, s’è nascosta!– Come? Chi… chi è che…?</blockquote><div>L’uomo del posto descrive la sua moglie in un modo spaventosamente crudele e sprezzante. (Mi chiedo se la moglie rappresenti ciò che sia reale nel mondo, e, di conseguenza, proprio ciò che l’uomo del posto speri di fuggire?) La moglie del uomo del posto sembra amarlo e d’essersi preoccupata per il suo benessere. Tuttavia questo amore e la preoccupazione sono respinti senza mezzi termini.</div><blockquote>– Mi sorveglia da lontano. E mi verrebbe, creda, d’andarla a prendere a calci. Ma sarebbe inutile. È come una di quelle cagne sperdute, ostinate, che piú lei le prende a calci, e piú le si attaccano alle calcagna. Ciò che quella donna sta soffrendo per me, lei non se lo può immaginare. Non mangia, non dorme piú… Mi viene appresso, giorno e notte, cosí… a distanza… E si curasse almeno di spolverarsi quella ciabatta che tiene in capo, gli abiti… Non pare piú una donna, ma uno strofinaccio. Le si sono impolverati per sempre anche i capelli, qua sulle tempie; ed ha appena trentaquattro anni. Mi fa una stizza, che lei non può credere. Le salto addosso, certe volte, le grido in faccia “Stupida!” scrollandola. Si piglia tutto. Resta lí a guardarmi con certi occhi… con certi occhi che, le giuro, mi fa venire qua alle dita una selvaggia voglia di strozzarla. Niente. Aspetta che mi allontani per rimettersi a seguirmi – Ecco, guardi… sporge di nuovo il capo dal cantone…</blockquote><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-19 14:38:59 UTC</pubDate>
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         <title>Focus sull&#39;uomo del posto</title>
         <author>gualtierivincenzo7</author>
         <link>https://padlet.com/gualtierivincenzo7/55hrh3dnybr4/wish/243531956</link>
         <description><![CDATA[<div> Secondo me la novella da questo punto in avanti mantenerà la sua struttura come una conversazione tra due uomini, diventerà essenzialmente un soliloquio.<br>Mentre la storia progredisce, diventa chiaro che l’uomo del posto ha un potente e attivissima vita interiore. Questa vita interiore (come apprendiamo meglio in seguito) è guidata dai ricordi e l’immaginazione dell’uomo del posto; è anche alimentata dai i suoi poteri d’osservazione.</div><blockquote>– Io? Caro signore, giornate intere ci passo. Sono capace di stare anche un’ora fermo a guardare dentro una bottega, attraverso la vetrina. Mi ci dimentico. Mi sembra d’essere, vorrei essere veramente quella stoffa là di seta… quel bordatino… quel nastro rosso o celeste che le giovani di merceria, dopo averlo misurato sul metro, ha visto come fanno? Se lo raccolgono a numero otto intorno al pollice e al mignolo della mano sinistra, prima d’incartarlo… Guardo il cliente o la cliente che escono dalla bottega con l’involto o appeso al dito o in mano o sotto il braccio… li seguo con gli occhi, finché non li perdo di vista… immaginando… – uh, quante cose immagino! Lei non può farsene un’idea. Ma mi serve. Mi serve questo.</blockquote><div>Poi l’uomo del posto fornisce il primo ‘assaggio vero’ nella sua vita interiore e l’importanza dell’immaginazione. Lui spiega che la maggior parte di ciò che osserva coinvolgesconosciuti.La sua vita interiore, di conseguenza, sembra escludere i parenti e amici.– Attaccarmi cosí, dico con l’immaginazione… attaccarmi alla vita, come un rampicante attorno alle sbarre d’una cancellata. Ah, non lasciarla mai posare un momento l’immaginazione… aderire, aderire con essa, continuamente, alla vita degli altri… ma non della gente che conosco. No no. A quella non potrei! Ne provo un fastidio, se sapesse… una nausea… Alla vita degli estranei, intorno ai quali la mia immaginazione può lavorare liberamente, ma non a capriccio, anzi tenendo conto delle minime apparenze scoperte in questo e in quello. E sapesse quanto e come lavora! Fino a quanto riesco ad addentrarmi! Vedo la casa di questo e di quello, ci vivo, ci respiro, fino ad avvertire… sa quel particolare alito che cova in ogni casa? Nella sua nella mia… Ma nella nostra, noi, non l’avvertiamo piú perché è l’alito stesso della nostra vita, mi spiego? Eh, vedo che lei dice di sí…L’uomo in vacanza suggerisce che queste ‘escursioni’ d’immaginazione deve dare l’uomo del posto un po’ di conforto, ma lui non è d’accordo…dice essenzialmente che il conforto era la cosa più lontana dalla sua mente.– Ma che piacere! Mi dica un po’. È stato mai a consulto d– Bene. Non voglio sapere. Dico, quelle sale… Ci ha fatto attenzione? Quei divani di stoffa scura, di foggia antica… quelle seggiole imbottite, spesso scompagne… quelle poltroncine… È roba comprata di combinazione, roba di rivendita, messa lí per i clienti; non appartiene mica alla casa. Il signor dottore ha per sé, per le amiche della sua signora, un ben altro salotto, ricco, splendido. Chi sa come striderebbe qualche seggiola, qualche poltroncina di quel salotto portata qua nella sala dei clienti, a cui basta quell’arredo cosí, alla buona. Vorrei sapere se lei, quando andò per la sua figliuola, guardò attentamente la poltrona o la seggiola su cui stette seduto, aspettando.</div><div>…e poi sul punto di vista d’un paziente che arriva in anticipo e attende la sua visita del medico. L’uomo del posto domanda, “Che cosa ‘vede’ il paziente mentre aspetta?</div><blockquote>– Eh già, perché lei non era malato… Ma neanche i malati spesso ci badano, compresi come sono del loro male. Eppure, quante volte certuni stan lí intenti a guardarsi il dito che fa segni vani sul bracciuolo lustro di quella poltrona su cui stan seduti! Pensano e non vedono. Ma che effetto fa, quando poi si esce dalla visita, riattraversando la sala, il riveder la seggiola su cui poc’anzi, in attesa della sentenza sul nostro male ancora ignoto, stavamo seduti! Ritrovarla occupata da un altro cliente, anch’esso col suo male nascosto; o là, vuota, impassibile, in attesa che un altro qualsiasi venga a occuparla… Ma che dicevamo? Ah, già… il piacere dell’immaginazione… Chi sa perché, ho pensato subito a una seggiola di queste sale di medici, dove i clienti stanno in attesa del consulto…</blockquote><div><br></div><div> </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-19 14:38:59 UTC</pubDate>
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         <title>Il testo</title>
         <author>gualtierivincenzo7</author>
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         <description><![CDATA[<div><a href="http://www.classicitaliani.it/pirandel/novelle/06_078.htm">http://www.classicitaliani.it/pirandel/novelle/06_078.htm</a><br><strong>Riassunto-<br>Incontro e confronto tra i personaggi<br></strong> Due uomini adulti si inontrano, apparentemente per caso, in una stazione ferroviaria. I nomi degli uomini non sono mai esposti, e essenzialmente nulla è rivelata delle loro vite. Comprendiamo che gli uomini sono ben istruiti e più o meno sofisticati (loro sono, ovviamente, membri della classe media).Uno degli uomini è in vacanza con la sua famiglia. All’inizio della giornata dell’incontro, quest’uomo ha viaggiato in treno dal luogo dove è rifugiataa un paese. Lui ha accettato di svolgere commissioni per sua moglie e sue figlie. All’inizio della novellal’uomo arriva in vettura alla stazione ferroviaria per il viaggio di ritorno ma sfortunatamente mancail treno per un minuto.<br> Quello che segue è uno scambio leggero tra i due uomini: </div><blockquote>– Poteva corrergli dietro!– Già. È da ridere, lo so. Bastava, santo Dio, che non avessi tutti quegl’impicci di pacchi, pacchetti, pacchettini… Piú carico d’un somaro! Ma le donne – commissioni… commissioni… – non la finiscono piú! Tre minuti, creda, appena sceso dalla vettura, per dispormi i nodini di tutti quei pacchetti alle dita: due pacchetti per ogni dito.– Doveva esser bello… Sa che avrei fatto io? Li avrei lasciati nella vettura.– E mia moglie? Ah sí! E le mie figliuole? E tutte le loro amiche?– Strillare! Mi ci sarei spassato un mondo.– Perché lei forse non sa che cosa diventano le donne in villeggiatura!– Ma sí che lo so! Appunto perché lo so. Dicono tutte che non avranno bisogno di niente.</blockquote><div> Poi l’uomo in vacanza ricrea la scena in cui è stato a fare  lo <br>shopping:<br> <em>– Questo soltanto? Capaci anche di sostenere che ci vanno per risparmiare! Poi, appena arrivano in un paesello qua dei dintorni, piú brutto è, piú misero e lercio, e piú imbizzariscono a pararlo con tutte le loro galenterie piú vistose! Eh, le donne, caro signore! Ma del resto, è la loro professione… – “Se tu facessi una capatina in città, caro! Avrei proprio bisogno di questo… di quest’altro… e potresti anche, se non ti secca (caro, il se non ti secca)… e poi, giacché ci sei, passando di là…” – Ma come vuoi, cara mia, che in tre ore ti sbrighi tutte codeste faccende? – “Uh, ma che dici? Prendendo una vettura…” – Il guajo è, capisce?, che dovendo trattenermi tre ore sole, sono venuto senza le chiavi di casa<br></em> La novella sembra essere deliberatamente strutturata come una conversazione tra due uomini, vale a dire, un uomo parla, poi l’altro. Non è chiaramente indicato ma l’impressione è che il secondo uomo (l’uomo del posto) viva nel paese e che, per caso,  sia capitato di essere a piedi nei pressi della stazione ferroviaria quando ha notato che l’uomo in vacanza aveva perso il suo treno. <br> Il treno successivo non partirà per diverse ore e l’uomo in vacanza ha scelto di lasciare i suoi pacchetti nella stazione ferroviaria prima di decidere cosa farà. Tuttavia l’uomo del posto sembra mettere in discussione la saggezza di lasciare i pacchetti alla stazione. Poi l’uomo in vacanza domanda, in sostanza, se ha sbagliato… lui aggiunge che i pacchetti sono ben legati.Quello che segue questo scambio è una serie di intense, ben sentite e stranissime risposte dall’uomo del posto. L'uomo in vacanza<br>afferma che i suoi pacchetti sono ben impacchettati, l’uomo del posto risponde , in dettaglio , come i pacchetti sono impacchettati dai lavoratori dei negozi nel paese.  <br><em>-No no, non dico! Eh, ben legati, me l’immagino, con quell’arte speciale che mettono i giovani di negozio nell’involtare la roba venduta… Che mani! Un bel foglio grande di carta doppia, rosea, levigata… ch’è per se stessa un piacere a vederla… cosí liscia, che uno ci metterebbe la faccia per sentirne la fresca carezza… La stendono sul banco e poi, con garbo disinvolto, vi collocano sú, in mezzo, la stoffa lieve, ben ripiegata. Levano prima da sotto, col dorso della mano, un lembo; poi, da sopra, vi abbassano l’altro e ci fanno anche, con svelta grazia, una rimboccaturina, come un di piú, per amore dell’arte; poi ripiegano da un lato e dall’altro a triangolo e cacciano sotto le due punte, allungano una mano alla scatola dello spago; tirano per farne scorrere quanto basta a legar l’involto, e legano cosí rapidamente, che lei non ha neanche il tempo d’ammirar la loro bravura, che già si vede presentare il pacco col cappio pronto a introdurvi il dito.</em></div><div><em>– Eh, si vede che lei ha prestato molta attenzione ai giovani di negozio…</em></div><div><em><br>  </em></div>]]></description>
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