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      <title>Francisco Goya by Nora Sabri</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2023-01-09 15:35:40 UTC</pubDate>
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         <title>Opera Di Maya</title>
         <author>sabrinora15</author>
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         <description><![CDATA[<div>La coppia è formata da due fra le più celebri opere di Francisco Goya. La Maja desnuda è stata dipinta prima del 1800, in un periodo compreso fra il 1790 e il 1800, anno della prima segnalazione documentata dell'opera. La prima menzione della Maja desnuda appare infatti nel diario di Pedro González de Sepúlveda, incisore e accademico, che ne riferisce come parte della collezione d'arte di Manuel Godoy nel 1800.<br>Secondo la descrizione del Sepúlveda, in visita al palazzo di Godoy nel novembre 1800, nel gabinetto privato del «Principe della Pace» era presente una nutrita collezione di nudi femminili: oltre alla Desnuda vi erano appese anche una Venere con paesaggio - scuola italiana del XVI secolo - e una copia di Tiziano di un'altra Venere. Non c'è menzione né della Maja Vestida né del dipinto di Velázquez Venere allo specchio: questi due dipinti saranno invece ritrovati nello stesso gabinetto alcuni anni dopo. Di sicuro, come detto, nel novembre 1800 la Desnuda era stata già dipinta.<br>Occorre a questo punto precisare che in Spagna le immagini di nudo, anche quelle ipocritamente ammantate dell'aura mitologica tipica della pittura europea del tempo, erano proibite dalla Chiesa e punite dall'Inquisizione[3]: si arrivò al punto che nel XVIII secolo due re spagnoli mandarono al rogo tutti i nudi[4] presenti nelle collezioni reali. Il nudo più importante della storia dell'arte spagnola prima della Desnuda è proprio la già citata Venere allo specchio di Diego Velázquez, oggi nota come Venere Rokeby: non una donna reale, dunque, ma una Venere, con un Cupido accanto, che giace fra le lenzuola volgendo la schiena all'osservatore, così da nascondere seno e pube. La Desnuda è evidentemente un nudo del tutto diverso: solo un uomo potente come Godoy poteva sfidare in modo così aperto le disposizioni del Sant'Uffizio e tenersi in casa un quadro del genere.<br>Nel 1807 Godoy cadde in disgrazia presso il nuovo re Ferdinando VII che si appropriò della sua collezione di dipinti. Nel 1808 venne compilato un inventario della raccolta dal pittore Quilliet, agente di Giuseppe Bonaparte,[11] che si espresse sui quadri con un giudizio simile a quello di Sepúlveda di alcuni anni prima.<br><br>Il 16 marzo 1815 la Camera Segreta dell'Inquisizione ordinò: «... che si chiami a comparire davanti a questo tribunale il detto Goya perché le riconosca e dica se sono opera sua, con che motivo le fece, per incarico di chi e che fine si proponesse». Non siamo a conoscenza delle risposte che Goya dovette dare dinanzi al Tribunale dell'Inquisizione: sappiamo tuttavia che il pittore evitò una condanna grazie all'intercessione del cardinale Luigi Maria di Borbone-Spagna. La Desnuda, purtroppo, fu comunque sequestrata perché «oscena» e praticamente cancellata alla vista di chiunque fino all'inizio del XX secolo.<br>Entrambi i quadri trovarono collocazione alla Real Academia de San Fernando, la Vestida regolarmente esposta, la Desnuda in una stanza riservata, ad accesso controllato, insieme ad altri nudi; pur uscendo allo scoperto la Desnuda continuò tuttavia a suscitare scandalo, a tal punto che - quando negli anni trenta le Poste spagnole le dedicarono un omaggio filatelico - i direttori delle poste americane rifiutavano di accettare la corrispondenza così affrancata perché offensivo della decenza.[12] Dal 1910 entrambi i quadri sono esposti al Museo del Prado, a Madrid.<br>Saturno che divora i suoi figli è a soggetto mitologico e riprende un tema già affrontato nel 1637-1638 da Pieter Paul Rubens in una tela omonima: Saturno. Si trattava di una divinità identificata dai Greci con Crono, il più giovane dei Titani, figlio di Urano (il Cielo) e di Gea (la Madre Terra). Secondo la cosmogonia greca, Crono, essendogli stato profetizzato che uno dei suoi figli lo avrebbe soppiantato e privato del potere, li iniziò a divorare a uno a uno. La moglie Rea riuscì a porre in salvo solo Zeus, il sestogenito, che mise provvidenzialmente in salvo nell'isola di Creta. Qui Zeus crebbe, nutrito dalla ninfa Adrastea con il latte della capra Amaltea, e diventato adulto affrontò il padre, lo obbligò a restituire i figli ingoiati e lo spodestò dal trono, diventando il signore supremo di tutti gli dei.[1]<br><br>L'opera fa parte delle cosiddette Pitture Nere, un ciclo di quattordici dipinti realizzati da Goya sulle pareti della propria casa (la Quinta del Sordo), sulle rive del Manzanarre, presso Madrid, dove abitò negli anni tra il 1819 e il 1823. I dipinti della serie, tutti realizzati con pittura a olio su intonaco, non erano stati commissionati e non erano intesi per essere mostrati al pubblico. Quando Goya si trasferì in Francia, la casa passò al nipote Mariano e nel 1874 era in possesso del barone di Erlanger, il quale, a causa del loro deterioramento, li fece trasferire su tela con la supervisione del curatore del museo del Prado, Salvador Martinez Cubells, e nel 1878 li donò allo Stato spagnolo. Oggi il Saturno che divora i suoi figli è esposto a Madrid, presso il museo del Prado.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-09 15:37:41 UTC</pubDate>
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         <title>Il ciclo delle pitture nere</title>
         <author>sabrinora15</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il dipinto rappresenta la resistenza delle truppe madrilene all'armata francese durante l'occupazione del 1808 della guerra d'indipendenza spagnola. il dipinto rappresenta la resistenza delle truppe madrilene all'armata francese durante l'occupazione del 1808 della guerra d'indipendenza spagnola. Probabilmente il dipinto venne lasciato nei depositi dai trenta ai quarant'anni prima di essere esposto al Prado. Entrambi i quadri dipinti da Goya (2 e 3 maggio) rimasero danneggiati in un incidente stradale durante il trasporto da Valencia: i danni conseguiti, soprattutto la perdita di colore sul lato sinistro del 2 maggio, non sono stati recuperati. Il 3 maggio 1808 rappresenta il momento immediatamente successivo alla rivolta[9] e si focalizza su due gruppi di uomini: il plotone d'esecuzione, sulla destra, i condannati sulla sinistra. È possibile che il 3 maggio 1808 facesse parte di una serie composta da altri tre quadri, tutti incentrati sulla rivolta del due di maggio. Mentre il secondo dipinto, Il 2 maggio 1808, è tuttora conservato al Museo del Prado, gli altri due sono scomparsi in circostanze misteriose, che potrebbero indicare il malcontento scaturito dal raffigurare l'insurrezione</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-09 15:41:24 UTC</pubDate>
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         <title>Francisco Goya </title>
         <author>sabrinora15</author>
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         <description><![CDATA[<div>Francisco Goya nato nel 1746 era un famoso pittore spagnolo visse nell’arte tra 1700 e il 1800 avendo due tecniche di pittura diverse tra loro la prima simile al romanticismo chiamato ritrattistica.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-09 16:53:56 UTC</pubDate>
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