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      <title>Diario di bordo-Alessandra by Alessandra Basso</title>
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      <description>Competenze interculturali</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-06-13 19:29:37 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2024-11-21 08:37:13 UTC</lastBuildDate>
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         <title>JOB  SHADOWING in Finlandia</title>
         <author>alessandra_bass</author>
         <link>https://padlet.com/alessandra_bass/518cdp09cby9/wish/267081134</link>
         <description><![CDATA[<div>La scuola dove farò lo jobshadowing</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-06-13 19:39:21 UTC</pubDate>
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         <title>la scuola </title>
         <author>alessandra_bass</author>
         <link>https://padlet.com/alessandra_bass/518cdp09cby9/wish/267082077</link>
         <description><![CDATA[<div>Queste sono le immagini che ho trovato della scuola... chissà se le foto che posterò al rientro dalla mobilità saranno fedeli all'immagine che, per il momento, mi sono fatta....</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-06-13 19:47:50 UTC</pubDate>
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         <title>Lo stereotipo</title>
         <author>alessandra_bass</author>
         <link>https://padlet.com/alessandra_bass/518cdp09cby9/wish/267082257</link>
         <description><![CDATA[<div>Prima pagina del diario</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-06-13 19:49:28 UTC</pubDate>
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         <title>Seconda parte -Lo stereotipo</title>
         <author>alessandra_bass</author>
         <link>https://padlet.com/alessandra_bass/518cdp09cby9/wish/267618319</link>
         <description><![CDATA[<div><br><br>28 giugno</div><div>Passa il tempo e  le mie impressioni sui finlandesi migliorano.....<br>o meglio alcuni episodi mi fanno sperare in  un clima più accogliente di quanto mi fossi precedentemente immaginata. Ai primi di giugno ricevo una mail dalla collega finlandese che mi dice che, se ho bisogno di qualsiasi cosa, di farglielo sapere perchè poi andranno in vacanza e dal 20 giugno non ci sarà più nessuno a scuola...carina ad averci  pensato. Mi chiede quali classi vorrei visitare (in riferimento all' età degli alunni) e se c'è  qualche materia in particolare che mi interessa osservare. Subito dopo mi scrive anche  il loro Preside  ( direttore...boh) e mi chiede anche lui se ho preferenze per qualche materia...insomma  il fatto che si interessino al mio arrivo mi rincuora.<br>Altro episodio felice. Sono stata 3 giorni ad un Seminario a Belgrado e ho fatto conoscenza con una collega Finlandese. E' stata lei a presentarsi e a chiedermi di fare la strada insieme,  ci siamo sedute vicine per seguire la Conferenza e il giorno seguente abbiamo fatto colazione insieme. Quindi non mi sono sentita quella inopportuna che si attacca a qualcuno che magari vorrebbe starsene per i fatti </div><div> suoi ; inoltre che si sia presentata così spontaneamente mi fa  avere una positiva impressione sui finlandesi, ricredendomi su quanto ho pensato in precedenza.....o magari anche questa è un'eccezione... ma questo significa solo che posso comunque trovare perone socievoli e cordiali. Così ho avuto l'opportunità di chiedere delle informazioni sulla Finlandia. Lei vive ad Est...io andrò a Nord ovest, quindi quello che vale nella zona dove vive lei, non è detto che sia uguale dove andrò io...ma insomma. Ho fatto un po' di pratica con qualche parola finlandese ( il minimo indispensabile: salutare e ringraziare) ma  faccio fatica anche a tenere a mente quelle poche parole...<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-06-18 12:41:44 UTC</pubDate>
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         <title>Terza parte </title>
         <author>alessandra_bass</author>
         <link>https://padlet.com/alessandra_bass/518cdp09cby9/wish/271308106</link>
         <description><![CDATA[<div>26 luglio 2018<br>Manca meno di  un mese alla partenza per la Finlandia e sono sempre più impaziente. Vista la stagione, da tutto ciò che ho letto finora, nessuno degli stereotipi che si sentono sulla Finlandia: il freddo, la neve, la notte polare, i giorni lunghissimi d'estate..... sarà confermato durante la mia permanenza lì.<br>Ad agosto infatti fa più fresco di qua, ma non ancora freddo; le giornate per quanto ancora lunghe corrispondono più o meno  alle nostre lunghe giornate di fine giugno. Nota dolente ad agosto le piogge ahimè sono frequenti..mannaggia, ma anche questo non si può certo considerare uno stereotipo dei paesi nordici. In estate anche le aurore boreali sono rarissime, quindi posso scordarmi di vederne una, caso mai mi fossi illusa! In compenso ho letto parecchie notizie su Oulu, la città vicina alla scuola, e c'è tanto da vedere! <br>Tutte le volte che vado in Inghilterra mi colpiscono in modo particolare gli odori; non sempre in modo spiacevole, ma è qualcosa che noto subito. Ad esempio la prima volta che sono stata ad Oxford mi disturbava non sentire la mattina l'odore di caffè e cornetti, ma quello molto più forte del bacon e di tutti gli altri tradizionali   odori della tipica colazione inglese; a Shrewsbury invece, era pieno di locali che servivano tipiche colazioni italiane, perciò mi piaceva uscire al mattino e sentire "profumo di casa". Ecco penso che in Finlandia l'odore del cibo, sopratutto al mattino, non sarà piacevole...dovrò abituarmi a odori e sapori nuovi; in genere comunque mi piace assaggiare  di tutto e provare i cibi tipici di ogni posto, quindi alla fine sono sicura che non avrò problemi.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-07-27 20:42:23 UTC</pubDate>
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         <title>12 agosto 2018</title>
         <author>alessandra_bass</author>
         <link>https://padlet.com/alessandra_bass/518cdp09cby9/wish/272754626</link>
         <description><![CDATA[<div>Due settimane alla partenza<br>Mancano solo due settimane alla mia partenza per Oulu. Ho ripreso i contatti via mail con i colleghi Finlandesi ( Sirpa e Pasi)  dopo la pausa estiva. Loro hanno riniziato le lezioni  l'8 agosto.<br>Mi hanno chiesto le mie preferenze  per l'organizzazione del timetable ed io ho, intanto,  inviato loro  i documenti necessari. Quasi tutto è ormai stabilito. Il lunedì mattina Sirpa verrà a prendermi in hotel, così poi mi mostrerà la fermata del bus per le volte successive. Molto gentile! Mi ha inviato  il link ad un sito in inglese con tutte le info turistiche. Nel frattempo anche io ho cercato un po' di notizie e, sommando tutte le informazioni, ho scoperto che Oulu offre davvero tantissimo: parchi, musei, gallerie, orto botanico; un villaggio pescatori situato su un'isoletta. Mi sono informata sui piatti tipici.. Solo la preparazione alla partenza mi ha permesso di conoscere tante cose che non sapevo sulla Finlandia...addirittura neanche sapevo che esistesse  la città di Oulu....<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-08-12 13:34:11 UTC</pubDate>
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         <title>DIARIO dalla Finlandia</title>
         <author>alessandra_bass</author>
         <link>https://padlet.com/alessandra_bass/518cdp09cby9/wish/276025203</link>
         <description><![CDATA[<div>Per prima cosa posto la foto della scuola, così come l'ho vista io arrivando adesso, in agosto e senza neve...si piove o meglio pioveva quando sono arrivata, ora sembra che il tempo stia migliorando, c'è abbstanza freddo, come da noi d'inverno. Ho avuto la prima disavventura all'arrivo: mi hanno perso la valigia! Quindi ho dovuto comprarmi il necessario per  sopravvivere questi giorni... Come inizio non è male, ma d'altra parte ero talmente euforica prima della partenza che anche questo inconveniente l'ho superato  meglio di come avrei fatto in circstanze diverse.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-08-28 19:29:18 UTC</pubDate>
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         <title>Primo bilancio</title>
         <author>alessandra_bass</author>
         <link>https://padlet.com/alessandra_bass/518cdp09cby9/wish/276028121</link>
         <description><![CDATA[<div>Dovrei dividere il mio diario in capitoli, dedicati ciascuno ad un argomento specifico, per andare un po' con ordine. Sono qui da due giorni. Parliamo della gente. Le persone sono, o meglio sembrano,  sfuggenti, quasi sgarbate.  Guai a chiedere "Do you speak English? " che subito si allontano dicendo " No, No  e fanno gesti di diniego con la mano...la mia collega mi dice che sono timidi e si vergognano di parlare inglese, ma di sicuro almeno un po' capiscono,  perciò meglio buttare là subito la domanda in inglese...meglio ancora se la risposta richiede solo un  un si o un no.<br>Anche i bambini a scuola ( almeno quelli delle prime classi  sembrano non capire l'inglese...neanche "what's your name?"Questo mi consola molto, secondo me ci facciamo idee che poi non corrispondono alla realtà. Solo verso i 10/ 11 anni cominciano a ripsondere, ma solo a queste frasi basiche e alcuni chiedono aiuto ai compagni.... Chiedono alla loro insegnante, perchè parla inglese con me, trovano strano che non parli la loro lingua....la scuola è in un piccolo paese di circa 4.000 abitanti, che vivono in case sparse nel raggio di alcuni km. La collega mi dice..lo dicono in tanti a scuola veramente, che loro non hanno alunni immigrati, nessuno. Perciò i bambini non hanno molto a che fare con persone che parlano lingue diverse dalla loro e trovano strano sentir parlare inglese. Quando passo ridacchiano tra loro, mi seguono con lo sguardo, non sono ostili, ma trovano strana la mia presenza lì. I bambini più piccoli mi si avvicinano..ho imparato a salutare e chiedere il nome in finlandese e allora mi rispondono e mi sorridono. Mi sento molto orgogliosa, quando sento una conversazione in finlandese, perchè riesco a capire, in mezzo a quei suoni così strani per noi, per me... le parole che ho imparato: kiitos  ( grazie)  e kiitos paljon ( grazie molto) Anteksi ( scusami)  Ei (no) Joo ( si) missa ( dove) hivaa ( bene) e una sensazione che ho provato anche  quando ho incominciato a studiare l'inglese. All'inizio sembra che non potrai mai capire nulla senti solo suoni indistinti, poi cominci a cogliere una parola qui, un'altra là e ti sembra di aver fatto chissà che conquista.....se potessimo trasmettere agli alunni questa sensazione, imparare le lingue per loro sarebbe molto più motivante, come una sfida.....<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-08-28 19:36:55 UTC</pubDate>
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         <title>29.08.2018</title>
         <author>alessandra_bass</author>
         <link>https://padlet.com/alessandra_bass/518cdp09cby9/wish/276399898</link>
         <description><![CDATA[<div>Ho visitato due scuole, la principale, dove sono stata il primo giorno e dove concluderò i miei ultimi due giorni di osservazione e un altro plesso che si trova a circa due km dal primo. In quest'ultimo ho trascorso due giornate ( ieri&nbsp; e oggi).<br>Nell'edificio principale i colleghi sono stati molto gentili ma, devo dire, ho trovato molto più socievoli e simpatici quelli del plesso più piccolo, non so forse proprio perchè più raccolto o perchè non hanno la pressione del Dirigente ( che ho visto...perchè dire conosciuto sarebbe troppo; si è avvicinato al tavolo dove ero seduta durante la pausa -caffè, ha fatto un cenno con la testa e si è messo a parlare con il collega che mi fa da coordinatore&nbsp; e questo è quanto).&nbsp;</div><pre>Insomma sarà per queste ragioni nella seconda scuola, Pohjois, mi sono trovata davvero bene. Oggi poi tanti bambni sono venuti a salutarmi e a chiedermi il nome, il pomeriggio un gruppetto si è seduto intorno a me e ha provato a chiedermi qualcosa...  tutti mi hanno detto il loro nome, mi sorridevano. Come spesso succede, magari avevano solo bisogno di tempo per prendere un po' di confidenza.  </pre><div>Nella sala docenti il clima è davvero cordiale; molti docenti hanno scambiato due chiacchiere con me, sono sempre disponibili a rispondere alle mie domande e mi chiedono informazioni sulla nostra scuola e sul sistema scolastico italiano in generale,&nbsp; un vero confronto. Quasi tutti gli insegnanti parlano l'inglese ma, devo dire, non tutti lo parlano bene, in particolare quelli un po' più grandi di età. Infatti si schermiscono, chiedono scusa per il loro " pessimo" inglese, che alla fine non è così male, però si sforzano comunque di comunicare.<br>E visto che ho citato la sala insegnanti non posso fare a meno di inserire anche la foto.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-08-29 20:17:05 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>alessandra_bass</author>
         <link>https://padlet.com/alessandra_bass/518cdp09cby9/wish/276402888</link>
         <description><![CDATA[<div>Credo si possano vedere i tavoli per lavorare, divano e tavolini per il relax, ...c'è anche una sedia a dondolo. <br>Le aule sono open-space con pareti scorrevoli e tende, in genere ogni open-space comprende quattro classi; si  utilizza anche il corridoio dove sono state ricavate varie aree da lavoro. I gruppi-classe sono flessibili, nel senso che vi sono attività che sono rivolte a  due classi insieme ( ad esempio l'ascolto di una storia...) altre a gruppi di non più di 10/12 alunni. In genere in ogni classe ci sono circa 20  alunni, ma la composizione varia a seconda delle attività. Su due classi lavorano, di norma,  due insegnanti, ma non si dividono le materie, semplicemente programmano insieme le attività da realizzare e poi ciascuna le porta avanti con un gruppo di alunni, la volta successiva potrebbe lavorare con un altro gruppo.<br>Quando lavorano in piccoli gruppi o individualmente gli alunni si scelgono gli spazi che preferiscono ( in terra, alcuni si ricavano un angolo un po' appartato, altri invece si riuniscono attorno ad un tavolo...massima libertà) chiacchierano e , sopratutto in alcune classi, a volte esagerano:  si tirano palline di carta, si buttano per terra; gli insegnanti non alzano mai la voce e raramente li riprendono, ma magari iniziano a battere le mani a ritmo finchè tutti non li seguono e "spezzano"il momento critico. Bisogna anche considerare che ogni lezione dura 45 minuti, la prima parte è dedicata alle istruzioni o spiegazioni o alla lettura, insomma ad attività rivolta all'intero gruppo. In questi momenti tutti fanno silenzio. Il resto del tempo passa poi abbastanza veloce. A volte basta semplicemente interrompere l'attività e farli sedere in semicerchio per riportare la calma.  La gestione della classe, tuttavia, dipende molto da insegnante a insegnante...E' comunque il modo in cui lavorano in assoluto relax che più mi colpisce e anche la facilità con cui organizzano i gruppi, si vede che sono modalità collaudate...questo clima mi è più congeniale, mi sento a mio agio, credo sia così che deve essere. Invece quando sono in classe e faccio in modo che gli alunni mantengano il silenzio, sono sempre tesa, so che ogni piccolo diversivo può generare il caos. <br>Per il resto devo dire, le lezioni, a parte qualche  cosa particolare, sono attività direi quasi "tradizionali":  spiegazione, esercizi sul libro, correzione collettiva...... </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-08-29 20:31:25 UTC</pubDate>
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         <title>Pohjois Ritaharju</title>
         <author>alessandra_bass</author>
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         <description><![CDATA[<div>( l'altro edificio scolastico della Ritaharju school, a circa 2 Km da quello principale)</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-08-29 21:12:24 UTC</pubDate>
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         <title>classi open-space</title>
         <author>alessandra_bass</author>
         <link>https://padlet.com/alessandra_bass/518cdp09cby9/wish/276703142</link>
         <description><![CDATA[<div>Uno degli open space che costituiscono le classi. Si può vedere la parete divisoria mobile e la tenda. Quando entrambe sono chiuse si formano 4 ambienti distinti. P<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-08-30 18:20:54 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>30.08.2018</title>
         <author>alessandra_bass</author>
         <link>https://padlet.com/alessandra_bass/518cdp09cby9/wish/276704442</link>
         <description><![CDATA[<div>Ancora una giornata trascorsa alla Ritaharju school. Oggi ho incontrato tre nuovi insegnanti . Petteri è qui da quattro anni, precedentemente ha lavorato in una scuola internazionale, mi parla con entusiasmo della sua esperienza lì: finalmente un insegnante, qui in questa scuola, che non considera gli alunni provenienti da altri paesi un problema, ma un'opportunità. Nella scuola internazionale, mi spiegava, non c'era l'immigrato, quello che veniva da un altro paese... venivano tutti da altri paesi, ognuno portava la propria cultura, la propria lingua e le proprie usanze.... Petteri mi piace molto, anche il suo modo di gestire la classe. Mi ha spiegato come assegna i ruoli agli alunni, secondo una rotazione prestabilita, come organizza le attività, in modo che gli alunni possano organizzare il proprio tempo e così via, ma è sopratutto il rapporto che ha con loro che mi piace, scherza, è disponibile, sempre rilassato, ma allo stesso tempo si fa rispettare.<br>Riina ha lavorato anche lei alla scuola internazionale con Petteri e Sirpa ; ora ha una seconda ( proprio quella che avrò io quest'anno), i suoi alunni però hanno un anno più dei miei. Lavora con un'altra collega; hanno due classi con un totale di 38 alunni; ci sono anche altri insegnanti che lavorano in queste stesse classi, ma&nbsp; per meno ore, ad esempio un'insegnante per alunni con&nbsp; bisogni speciali, un'insegnante per attività come musica, motoria. Questo permette loro di suddividere le due classi in gruppi più piccoli. Mi hanno accolto con entusiasmo; l'altra insegnante si è scusata più volte per il suo inglese, mi ha detto che non ha molte occasioni di parlarlo e non si sente "confident", ma davvero mi stupisce sempre questo continuo scusarsi di non parlare bene l'inglese, come se avvertissero un senso di inferiorità...tale e quale a noi!&nbsp; Ho assistito alla loro lezione di inglese, poi mi hanno fatto presentare agli alunni il mio paese ( avevo preparato un power point). I bambini sono stati bravissimi, mi hanno fatto tante domande ( con la traduzione delle maestre), conoscevano alcune cose che avevo inserito nella presentazione, perciò hanno partecipato attivamente.La cosa che mi ha stupito di più e, inutile dirlo, mi ha fatto piacere, è stato che, quando le maestre mi hanno presentata e hanno detto che ero italiana,&nbsp; un bambino ha detto: buongiorno! Io ho chiesto subito chi lo avesse detto perchè avevo sentito chiaramente pronunciare buongiorno.&nbsp; Le colleghe non ci avevano badato perchè, non conoscendo la parola, non l'avevano nenache colta. Ho quindi spiegato che un bambino aveva detto "good morning" in italiano; il bambino ha quindi alzato la mano e ha detto che ha dei cugini in Italia, quindi conosceva quel saluto. Mi ha stupito che un bambino così piccolo avesse avuto la prontezza, appena sentita la mia nazionalità, di salutarmi nella mia lingua; in genere siamo noi adulti che li sollecitiamo: dai su qualcuno conosce qualche parola... e così via.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-08-30 18:23:54 UTC</pubDate>
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         <title>Ultimo giorno</title>
         <author>alessandra_bass</author>
         <link>https://padlet.com/alessandra_bass/518cdp09cby9/wish/277136049</link>
         <description><![CDATA[<div>Contrariamente a quanto ho scritto i primi giorni, l‘ ultimo giorno alla Ritaharju school ho avuto tante dimostrazioni di affetto e calore dai colleghi e dai bambini. i piccolini mi hanno abbracciata e regalato disegni, le maestre&nbsp; gli hanno fatto preparare un&nbsp; cartoncino di saluto, continuavano a dirmi "bye bye" e mandarmi baci.&nbsp; Quando ho ringraziato una collega, Riina,  per la calorosa accoglienza mi ha risposto: "but is because of you, you are so warm and brought so happiness in our classes!". Mi rendo conto che sono persone riservate, ma hanno davvero voglia di confrontarsi con altri e non hanno tantissime occasioni per farlo. In particolare fino ad ora, non è&nbsp; da tanto che accolgono insegnanti di altri paesi,&nbsp; questi andavano nelle classi della secondaria. Diciamo che la primaria&nbsp; non veniva coinvolta, perciò questa per loro è proprio la prima volta, quindi molti non sapevano cosa fare o cosa ci si aspettasse da loro. Inoltre in questo edificio lavrano circa 80 insegnanti, c’è una biblioteca, un centro giovani ( una sorta di ludoteca)  quindi tante persone, anche tra loro non è che ci si conosce tutti.<br><br></div><div>Una&nbsp; sera, a cena,&nbsp; ho avuto&nbsp; modo di chiedere a Sirpa come mai aveva lasciato la scuola internazionale &nbsp;per la Ritaharju. Mi ha detto per tre ragioni fondamentali. La prima è che lì aveva solo contratti annuali, mentre con la Ritharju ha un contratto a tempo indeterminato, la seconda la scuola internazionale è ad Oulu e lei vive vicino a Ritaharju,  e già mi sembrano due motivi più che sufficienti.&nbsp; Il terzo motivo&nbsp; mi ha stupito perchè ha&nbsp; espresso un’opinione diamtralmente opposta&nbsp; a quello di Petteri.&nbsp; Secondo Sirpa&nbsp; la scuola internazionale&nbsp; accoglie studenti provenienti dalle classi più agiate, cinesi provenienti da Honkong che fanno affari in&nbsp; Finlandia, ricercatori universitari di varie parti del mondo, finlandesi che hanno trascorso 2/3 anni negli USA e, al rientro in Finlandia,  vogliono che i figli continuino a parlare inglese come lingua di scolarizzazione. Insomma mi ha detto&nbsp; la scuola internazionale è&nbsp; un mondo slegato dal loro  contesto ( di Oulu e della Finlandia) e dalla vita reale,&nbsp; ma nemmeno la&nbsp; cultura degli studenti&nbsp; viene valorizzata,&nbsp; perchè viene annullata da&nbsp; un modello uguale per tutti.....gli studenti sono selezionati. Io, mi ha detto,&nbsp; preferisco&nbsp; stare a contatto con alunni di ogni provenienza sociale,&nbsp; mi sembra&nbsp; più realistco e&nbsp; e mi da piu soddisfazione. Allora ho capito ( o intuito) che quando mi ha detto” noi non abbiamo immigrati in questa scuola, nessuno” stava semplicemente riportando un dato di fatto, sono stata io ad interpretare le sue parole secondo, forse, un mio preconcetto.&nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-09-02 10:08:38 UTC</pubDate>
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         <title>Bilancio finale</title>
         <author>alessandra_bass</author>
         <link>https://padlet.com/alessandra_bass/518cdp09cby9/wish/277136321</link>
         <description><![CDATA[<div>Prima considerazione: fare uno jobshdowing ti da un bagaglio di esperienze pratiche che un corso non ti darà mai, nonostante, mi rendo conto, nei corsi abbbiamo la possibilità di confronto con colleghi provenienti da più paesi e, nello jobshadowing, in genere solo con un paese. Forse però, riprendo il pensiero di  Sirpa, durante i corsi, anche se  ciascuno ovviamente porta la propria cultura e la propria esperienza...siamo fuori dal contesto reale...chissà.</div><div><br></div><div>Secondo: mai dare niente per scontato perchè, anche quando ti senti corazzata, hai già fatto tante esperienze, sai riconoscere i segnali, vai preparata ad un' accoglienza che non è quella cui siamo abituati noi..diciamo del Sud. Tocchi con mano che è proprio cosi e  ci rimani male lo stesso....ma  poi all’improvviso tutto si ribalta e hai dimostrazioni di affetto che mai avresti immaginato. Insomma quello schock culturale diventa quasi un contro- shock.! O forse è proprio lo shock culturale che sei riuscita ad arginare perchè sei arrivata preparata, ma poi basta un  elemento non previsto e tutto dilaga.....<br><br></div><div>Terzo: vado nel cuore del progetto e cominciamo con l' obiettivo principale : nuovi ambienti di apprendimento. Ho potuto osservare come si lavora non solo in piccoli gruppi, con lo spazio morbido ecc.... in classe,ma anche come è possibile utiliźzare spazi che vanno oltre l'aula. Lavorare regolarmente ongi giorno, non solo nelle occasioni speciali, per classi aperte.  Come creare un ambiente dove gli alunni non devono per forza stare seduti nelle sedie, ma  sanno che, nei momenti di ascolto, devono prestare la massima attenzione anche  perchè, questi momenti,  durano non più  di 15 minuti per volta. Poi possono  trovare una sistrmazione comoda dove lavorare  individualmente , in coppia o in piccolo gruppo.E  la classe, la scuola è  davvero un posto con tanti spazi comodi e accoglienti.Gli alunni si tolgono le scarpe quando entrano e girano con le sole calze!<br><br></div><div>Credo che questi elementi contribuiscano a rendere piacevole lo stare a scuola.<br><br></div><div>Quarto: il livello organizzativo. Io ho studiato  il cooperative leraning, i ruoli all'interno dei  gruppi, suddivisione per compiti ecc...pensavo avrei avuto molto da imparare qui, invece no. Gli insegnanti favoriscono molto il lavoro in coppia o in gruppo, ma non c'è una suddivisione dei ruoli, nè di compiti; solo un'indicazione del tempo che hanno a disposizione e, generalmente,  qualche minuto prima gli insegnanti ricordano quanti minuti hanno ancora a disposizione. Gli alunni sono liberi anche di svolgere un compito in modo individuale, se preferiscono, tranne quando si chiede una collaborazione specifica a coppie, ad esempio per un dialogo di inglese...<br>Le classi, come ho già detto,  sono organizzate per team di insegnanti, nella primaria ogni team ha generalmente due classi e due insegnanti principali, a volte un terzo insegnante che ha meno materie e  un insegnante per bisogni speciali (uno per circa 6 classi in media). La prima parte di ogni lezione si svolge in grande gruppo: un insegnante introduce l'argomento, spesso con uso della Lim, c'è  condivisione  e alternanza di ruoli e di discipline, tra i due docenti principali.<br>Poi di solito si chiudono porte e tende e si creano gli ambienti più raccolti, per i lavori in piccoli gruppi ( spesso completamento di esercizi dal libro), ma ho visto anche attività più innovative, che tuttavia facciamo anche noi.  Questo non vuol dire che dal punto di vista delle attività non ho imparato niente, alcuni giochi  per l'inglese, ad esempio erano molto carini e li riproporrò. Nelle classi più grandi ( secondaria)  gli alunni se ne vanno in giro per la scuola a cercare l'angolo preferito; i più piccoli stanno in classe, ma anche loro possono scegliersi lo spazio preferito. Se in classe ci sono più di due insegnanti, in questa fase i gruppi sono suddivisi, in genere, in gruppi più piccoli, in spazi-classe diversi. Ogni insegnante segue un gruppo.Alla secondaria succede spesso che ogni insegnante segua solo la sua classe  per tutti i 45 minuti di lezione o che un'intera classe venga suddivisa in due gruppi più piccoli ( hanno diverse compresenze) ogni gruppo fa 45 minuti di una materia e 45 minuti dell'altra.<br><br>Quinta considerazione: i tempi. Come accennato i tempi di lezione qui sono di 45 minuti. Gli insegnanti della primaria li trovano molto utili e adatti ai tempi di attenzione dei bambini mentre alla secondaria ritengono non siano sufficienti.<br>Ogni due lezioni di 45 minuti c'è una pausa di mezz'ora. Ecco mi piacerebbe  poter adattare alla nostra scuola qualcosa di questa organizazione.  La suddivisione delle  lezioni in tempi più brevi ( almeno alla primaria) intervallate da una pausa. La possibilità per gli alunni di andare dentro e fuori la scuola a loro piacimento; la sorveglianza degli insegnanti organizzata su turni in modo che, quando non si è di turno,  si possa chiacchierare in modo rilassato in sala professori.Addirittura  alla Ritaharju ogni venerdì organizzano il bingo per gli insegnanti durante la pausa caffè! <br><br>Sesta e ultima considerazione: la valutazione. Per gli alunni del primo e secondo anno non c'è scheda di valutazione, nè ci sono voti. Ci sono due incontri l'anno tra insegnante, alunno e genitori. Il colloqui è tra insegnante ed alunno e avviene alla presenza del genitore. L'insegnante spiega quali traguardi ha raggiunto, cosa può fare, se dovrebbe impegnarsi maggiormente, il bambino può dire cosa trova diffcicile ecc... <br>Nelle altre classi ci sono ugualmente i due momenti dedicati al colloquio insegnante/ alunno/ genitore ma c'è anche una scheda intermedia ( loro dicono semestrale) e una finale con voti e giudizio globale.<br>L'idea loro è  che il percorso di apprendimento riguarda principalmente l'alunno, per questo il colloquio lo deve coinvolgere in prima persona. Questo favorsice l'acquisizione di un amggiore senso di responsabilità. <br><br>Nel bilancio fnale non posso non citare i miei progressi con la lingua finlandese. Nei tre mesi precedenti la partenza ho cercato di imparare alcune frasi in finlandese. L'unica parola che ricordavo con sicurezza era kiitos grazie. Il resto non voleva entrare in testa... dopo una settimana qui so più di  20 parole in finlandese e diverse frasi ( e non conto tutte quelle parole molto simili all' italiano che  ho colto durante le lezioni:  minuti,vocali, banani....)Sono riuscita ad individuare dalle conversazioni, parole che avevo cercato di studiare in Italia; ho individuato parole che sento ripetere spesso, le ho messe nel traduttore, ho trovato il significato e le ho memorizzate! Inoltre ho memorizzato parole che vedo scritte spesso ( tipo tervetuloa/benvenuto e ravintola/ristorante) ed ho intuito il significato.  Un'ulteriore prova che la lingua appresa nel contesto è molto più significativa e si apprende con maggiore facilità.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-09-02 10:14:31 UTC</pubDate>
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         <title>Alunni con bisogni speciali</title>
         <author>alessandra_bass</author>
         <link>https://padlet.com/alessandra_bass/518cdp09cby9/wish/277138096</link>
         <description><![CDATA[<div><br>L'ultimo capitolo lo dedico a questo argomento: ci sono delle differenze rispetto all'Italia. Sirpa, la mai tutor, è un'insegnante per alunni con bisogni speciali. Questo in Italia significa alunni con Certificazione che attesti una disabilità fisica, mentale o sensoriale. Qui no. Gli insegnanti per bisogni speciali  si occupano di tutti quegli alunni che, per una ragione o per l'altra hanno difficoltà di apprendimento, perchè sono DSA, perchè non hanno sufficienti stimoli in famiglia o altro.  Funziona così ( e così viene illustrato anche ai genitori): si parte dal presupporto che tutti gli alunni hanno biosgno di supporto; alla base ci sono quegli alunni ( la maggior parte) che hanno bisogno di supporto normale che viene offerto a tutti indistintamente; poi ci sono quegli alunni che hanno bisogno di un supporto maggiore e questo viene offerto sia in classe durante le ore curricolari, sia in piccoli gruppi, qualche volta individualmente all'interno della classe e anche con supporto extrascolastico ( quindi ore di recupero pomeridiano), se necessario, garzie anche al supporto degli insegnanti per bisogni speciali; Infine ci sono gli alunni che, oltre ad un maggiore supporto, hanno bisogno di  traguardi meno alti rispetto alla classe, per loro viene predisposto un piano personalizzato. Ogni due mesi si fa una verifica, confrontandosi con tutto il team e si vede se un alunno è, ad esempio, passato dalla necessità di un piano personalizzato alla sola necessità di maggiore supporto ( e capita spesso agli alunni di passare da un livello all'altro... è l'obiettivo che ci si prefigge e non comporta tagli al numero di docenti per bisogni speciali). <br> Gli alunni con disabilità hanno due classi a parte,  con un numero di alunni inferiore ( circa 12) svolgono un programma differenziato. Sono stata in una di queste: era la classe di Petteri, Sirpa mi ha spiegato che era una delle due classi speciali solo dopo........io non mi sono accorta! Petteri mi ha spiegato come aveva assegnato i ruoli, in ogni banco c'erano due posti  ( indicati da una traghetta adesiva, dove sedevano gli alunni che avevano la responsabilità di  far mantenere il silenzio in quel tavolo e uno per quello che doveva controllare che tutti svolgessero il compito. <br>Ogni settimana gli alunni ruotavano in modo che   a turno tutti svolgessero quei ruoli.  Era un gruppo sufficientemente omogeneo per età, ma potevano esserci alunni dagli 11 ai 13/14 anni ( questo lo penso adesso, il giorno ho dato per scontato fosse una classe di alunni di 12 anni circa).  C'era anche il programma settimanale appeso ad una delle lavagne, in modo che tutti sapessero cosa dovevano fare nell'arco della giornata e della settimana. Sono stati molto educati, mi hanno chiesto il nome in inglese e mi hanno detto il loro, non ridacchaivano come  ho visto fare in altre classi. Per il resto hanno mangiato alla mensa con tutti gli altri ( ognuno si siede dove vuole), durante le pause sono andati  fuori o nell'ingresso dove ci sono due tavoli da tennis tavolo e un biliardino, insieme agli altri ragazzi. E, per la prima volta, mi sono chiesta se questi ragazzi non stiano meglio così, in classi dove il curriculum e le attività sono organizzate sulla base dei loro bisogni e delle loro capacità; sicuramente erano a loro agio, autonomi nel muoversi, prendevano la parola, intervenivano....Non è che con la nostra presunta idea di integrazione non facciamo altro che costringerli ad adattarsi a ritmi e tempi che non sono loro congeniali, per cui si sentono "disadattati" all'interno di classi cosidette "normali"?</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-09-02 10:42:11 UTC</pubDate>
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         <title>CONCLUSIONI</title>
         <author>alessandra_bass</author>
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         <description><![CDATA[<div>La domanda di fondo è: cosa è che fa della Finlandia uno dei paesi con i migliori risultati scolastici?<br>Le attività, anche qui alla Ritaharju, non sono poi così innovative. La scuola è inserita in un programma finanziato dalla  microsoft  ma, a parte avere un certo numero di computer e tablet a disposizione di ciascuna classe, non ho visto utilizzare la Lim e altre dotazioni tecnologiche in modo più innovativo del nostro ( e ho sentito docenti lamentarsi per computer vecchi, lenti, Lim che non va...) esattamente come facciamo noi!<br>L'organizzazione dei tempi con lezioni più brevi e pause, potrebbe essere un elemento che contribuisce a migliorare l'attenzione.<br>Gli arredi e la libertà di movimento degli alunni ugualmente potrebbe favorire la concentrazione e lo "star bene a scuola".<br>La differenza  sostanziale per me sta tuttavia nella diversa gestione degli alunni in generale; il rispetto per la loro necessità di muoversi, di non stare seduti composti, ma di stare "comodi"; il trovare strategie non "invasive" per insegnare loro a comportarsi in modo corretto. E la gestione  degli alunni con bisogni speciali e degli insegnanti  loro dedicati. Lascio stare il discorso delle classi "differenziali" perchè penso che l'inserimento di questi alunni in classe, non incida nel rendimento  degli altri e, nè in Italia, nè in Finlandia  incide sui risultati, che vengono elaborati senza tener conto di questi alunni.<br>Il numero di insegnanti di sostegno da noi è abbastanza elevato ma il loro lavoro è rivolto solo  ad una cerchia ristretta di alunni e di classi. I nostri risultati sono cresciuti, come scuola primaria e siamo diventati l fiore all'occhiello della scuola italiana quando, con i moduli, con tre insegnanti per classe era possibile  suddividere le classi in sottogruppi, seguire gli alunni che avevano difficoltà, differenziare. Questo tuttavia è ancora possibile farlo, gestendo in modo diverso il sostegno e il potenziamento, superando il sistema delle certificazioni  e dell'assegnazione dell'insegnante all'alunno e alla singola classe, per arrivare ad una gestione delle risorse a disposizione più funzionale.  Questo in sostanza è quello che ho visto fare lì in Finlandia e qualcosa in più: l'organizzazione in team è meglio organizzata e strutturata; la valutazione è mirata a registrare immediatamente i progressi e a calibrare la necessità di supporto, perchè un alunno non resti perennemente in una stessa fascia e coinvloge in prima persona l'alunno.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-09-02 13:38:07 UTC</pubDate>
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         <title>Il mio souvenir</title>
         <author>alessandra_bass</author>
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         <description><![CDATA[<div>Dimenticavo....anche io vi ho portato il mio souvenir dalla Finlandia. Gli alunni eraano una decina, anche se la maggior parte non si vedono.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-09-08 06:17:14 UTC</pubDate>
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