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      <title>ORTA NOVA MISTERIOSA  by </title>
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      <description>LAVORO DI CLASSE</description>
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      <pubDate>2019-02-27 15:38:38 UTC</pubDate>
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         <title>ORTA NOVA MISTERIOSA  TRA FEDE E SUPERSTIZIONI </title>
         <author>mimmomansi22</author>
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         <pubDate>2019-02-27 15:45:03 UTC</pubDate>
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         <title>Le prime notizie sulla nascita della città di Orta Nova risalgono al periodo normanno. Il conte Guglielmo, donò all’Abbazia di Venosa il “locum qui dicitur Orta” per ottenere dal Signore la salvezza della propria anima, di quelle di suo padre e degli altri parenti defunti. Probabilmente i confini del “locum” di Orta corrispondevano agli attuali comuni di Orta, Stornara, Stornarella, Ordona e Carapelle. L’intera Capitanata fu organizzata in masserie per la produzione cerealicola e masserie di allevamento di bestiame. In particolare, la zona di Orta Nova ed i territori limitrofi, ricchi di grano e frumento, costituirono una grande risorsa per l’Imperatore che seppe sfruttare questi territori, combattendo i privilegi degli ecclesiastici e dei feudatari. Nel XV secolo, il territorio di Orta fu adibito a pascolo perché assoggettato al regime della Dogana della Mena delle Pecore. Nel 1417, la regina del Regno di Napoli, Giovanna II donò il territorio di Orta, che in seguito a ciò divenne feudo, a ser Giovanni Caracciolo. Dai Caracciolo il feudo poi passò di proprietà della nobile famiglia napoletana del Tufo. Fu proprio da Marzio del Tufo che, nel 1611 i Gesuiti acquistarono il feudo di Orta e diedero origine alla “Casa di Orta”. Il feudo comprendeva un ampissimo territorio costituito dal Convento di Orta, la Badia Concistoriale di Ordona, le masserie baronali di Stornara e Stornarella, il Passo d’Orta, la taverna di Orta e Ordona ed importanti estensioni di terreni. Attorno al Convento e alla Chiesa sorsero i primi nuclei abitativi di Orta Nova. Nel 1774, il re di Borbone, Ferdinando IV, stabilì con le terre degli ex gesuiti quattro colonie di contadini che con le loro famiglie venissero a popolare le quattro masserie e in più fu prevista una quinta colonia presso il torrente Carapelle. Vennero calcolate 92 versure per la costruzione dei cinque villaggi, strade di collegamento e per servizi vari. Nacquero così i Cinque Reali Siti: Orta, Stornara, Stornarella, Ordona e Carapelle.. Orta nel 1795 venne venduta al Duca Nicola di Sangro. Nello stesso anno, Orta, con altre colonie vicine veniva riacquistata dal Demanio e due anni dopo, con decreto di Giuseppe Napoleone I, Orta fu eretta a Comune autonomo. Oggi, le comunità che compongono i Reali Siti, sono città dalle caratteristiche per lo più omogenee con l’economia basata prevalentemente sull’agricoltura, su un terziario di tipo tradizionale ma protese tutte verso lo sviluppo economico e sociale.</title>
         <author>mimmomansi22</author>
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         <pubDate>2019-02-27 15:53:36 UTC</pubDate>
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         <title>Lo scorso 13 giugno 2013, come avviene per tradizione ogni anno, ad Orta Nova hanno raggiunto il loro culmine i festeggiamenti, durati dal giorno 12 al 15, in onore del suo patrono, Sant’Antonio di Padova. A lui gli abitanti attribuiscono, oltre alle guarigioni miracolose e all’abbondanza dei raccolti, il merito di averla salvata dal disastroso terremoto del 18 agosto 1948. Per quest’ultima ragione gli ortesi innalzarono in suo onore una colonna votiva sormontata dalla sua statua, nella centralissima, vasta ed alberata Piazza Pietro Nenni.

In questa giornata i festeggiamenti sono stati aperti (ore 7) dallo sparo dei mortaretti e dalla S. Messa tenutasi nella Chiesa Parrocchiale della B.V.M. Addolorata, che sul primo altare della navata destra custodisce la pregevole statua del santo patrono con Gesù Bambino, vestita con abiti sacerdotali bianchi e damascati d’oro. In occasione dei festeggiamenti la statua è stata sistemanta su uno scenografico trono con drappi bianchi e gialli, collocato a sinistra dell’altar maggiore. Al termine della funzione religiosa sono stati distribuiti i pani benedetti e le offerte sono state devolute ai bisognosi. In seguito, a partire dalle 9:30 il Concerto Bandistico “Città di Ordona”, ha compiuto il suo giro della città animandola con i brani musicali scelti per l’occasione.

Nella medesima chiesa, la Santa Messa delle ore 11 è stata invece quella del ringraziamento a S. Antonio di Padova da parte degli ortesi impiegati nel lavoro dei campi, e al suo termine è stata impartita la benedizione dei loro mezzi agricoli.

A mezzogiorno proprio dinanzi alla suddetta colonna votiva, in Piazza Pietro Nenni, c’è stata la benedizione della città e la consegna simbolica delle chiavi al santo patrono da parte del sindaco di Orta Nova dott.ssa Iaia Calvio.

Nel tardo pomeriggio, sempre nella Chiesa Parrocchiale della B.M.V. Addolorata, ha avuto luogo a partire dalle 19:00 la solenne concelebrazione eucaristica, presieduta da mons. Felice Di Molfetta, vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano, al termine della quale, intorno alle 20:15, la statua di S. Antonio, una volta uscita dalla chiesa è stata caricata a bordo di uno scenografico carro, addobbato con fiori bianchi e spighe di grano maturo, e sistemata sotto un apposito baldacchino ubicato nella sua parte centrale.

Il carro è stato solennemente condotto a mano in processione per le vie principali della cittadina del tavoliere ed è stato preceduto dalle associazioni e dalle quattro confraternite ortesi nonché da una reliquia del santo patrono e dal clero locale. Subito dietro al carro, e prima dei fedeli, hanno sfilato i gonfaloni e le autorità civili e militari non solo di Orta Nova, ma anche di vicini comuni di Carapelle, Ordona, Stornara e Stornarella. Questi cinque comuni fanno parte, dal dicembre 2008, dell’Unione dei Comuni dei Cinque Reali Siti. Essi consistevano in altrettante colonie agrarie fondate a partire dal 1774 sui terreni già appartenuti ai Gesuiti (che risiedevano nel relativo palazzo di Orta Nova) da parte del re Ferdinando IV di Borbone che, con l’ampliamento delle colture a scapito dei pascoli, intendeva far fronte sia ai fabbisogni della popolazione che andava incrementandosi sia all’insufficiente offerta di grano sul mercato a fronte dell’aumentata richiesta. Inoltre va ricordato che Sant’Antonio da Padova è anche il patrono della Vicaria della Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano, che comprende tali comuni e che è perciò anche detta dei “Cinque Reali Siti”.

Durante la sosta della processione in Via Stornarella, ai limiti del centro abitato, il sacerdote ortese don </title>
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E&#39; la storia di un culto che ad Orta Nova, nei primi anni del dopoguerra, avrebbe potuto tranquillamente raggiungere la portata e la fama del vicino Padre Pio di San Giovanni Rotondo ma, per una serie di motivi, oggi pare finito nel “dimenticatoio”.

La “leggenda” popolana, prende le mosse dal lontano 1916, quando la giovane Maria, affetta da un gravissimo male, decide di recarsi da sola ad Andria, dove dal 1500 si adorava la Madonna dell&#39;Altomare. Giunta alla città dei tre campanili, si fece segnare la fronte con l&#39;olio benedetto della lampada della Vergine Maria e, sulla via del ritorno, con 3 centesimi comparsi miracolosamente nelle tasche del suo grembiule, acquistò un grosso quadro della Madonna dominatrice dei mari. Una volta tornata ad Orta Nova, Marietta guarì miracolosamente e si sposò ed ebbe tre figli. Ma l&#39;evento che sicuramente segnò la sua vita fu quando, durante la Seconda Guerra Mondiale, si accorse di avere dei doni di guarigione.

Con le visioni della Madonna dell&#39;Altomare, si dice che Marietta ebbe anche il dono della preveggenza; mentre nel frattempo la sacra effigie, conservata nell&#39;abitazione dei coniugi Balsamo, continuava a dispensare guarigioni ai visitatori. Per grazia ricevuta, migliaia di devoti lasciavano quadri, ciocche e trecce di capelli, veli nuziali, oggetti in oro e somme di denaro. E fu proprio con queste donazioni, provenienti da tutte le parti d&#39;Italia e anche dall&#39;estero, che Maria e suo marito Ciro, riuscirono nel 1945 a porre la prima pietra per la realizzazione della cappella di Via Ordona, dove fu predisposto l&#39;altare con il quadro miracoloso. Questo fu il momento di massima diffusione del “mito” di “Mariett la Madonn”, ma evidentemente qualcosa stava per cambiare.

Le autorità ecclesiastiche, infatti, continuavano ad apprendere con diffidenza le notizie relative ai miracoli di Orta Nova e quindi iniziarono a giungere da Roma le prime lettere di diffida. Anche il rapporto con le Istituzioni Pubbliche non fu mai idilliaco tant&#39;è che, per motivi mai chiariti nel corso della storia, la stessa Marietta fu più volte arrestata. Queste vicende lasciarono degli strascichi importanti nell&#39;opinione pubblica e così lentamente si andava perdendo quel punto di riferimento che fu Marietta. Dopo la morte, avvenuta nel 1977, i suoi presunti doni di guarigione sono spariti insieme a lei, e i figli non hanno potuto che vivere di ricordi e di corrispondenze dei devoti da tutte le parti del mondo. Il quadro della Madonna dell&#39;Altomare è oggi conservato nella nuova Chiesa di Via Ponticello, mentre la vecchia Cappella edificata da Marietta, è stata sconsacrata ed è tuttora in disuso. Oggi, la parrocchia dell&#39;Altomare, ogni anno festeggia in Agosto, la propria festa, ma da quando non c&#39;è più “Marietta la miracolosa” davanti alla carro della Madonna, non è più lo stesso.



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