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      <title>2018/2019 TURISTI...PER SCELTA: &quot;Storia, Tradizioni ed eventi a Valle&quot;&quot; by scuoaviva prolocovalle</title>
      <link>https://padlet.com/scuolavivaprolocovalle/e9mpvn07xtvm</link>
      <description>I.C. Maddaloni2-Valle di Maddaloni
P.O.R Campania 2014/2020</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2019-05-29 08:14:41 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2023-02-24 16:54:49 UTC</lastBuildDate>
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         <title>Ponti della Valle</title>
         <author>scuolavivaprolocovalle</author>
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         <description><![CDATA[<div>La parte dell'acquedotto Carolino <a href="http://whc.unesco.org/en/list/549/">( patrimonio dell' UNESCO )</a> che costituisce i Ponti della Valle è annoverata tra le più importanti opere d’arte del mondo e costituisce l’elemento più spettacolare dell’intero condotto. Il ponte, con i suoi 529 metri di lunghezza, fu, all'epoca, il ponte più lungo d'Europa e con le sue triplici arcate ben proporzionate testimonia nei secoli il genio di Vanvitelli (la qualità dell'opera vanvitelliana è testimoniata anche dalla sua resistenza ai tre violenti terremoti che hanno colpito l'area negli ultimi due secoli). I 44 piloni della parte superiore sono a pianta quadrata e terminano con una strada larga quasi due metri racchiusa da due spalliere. I passaggi interni sopra ciascun ordine formano gallerie luminose utili al controllo del sistema. L’intonaco rosso crea fasce decise ed armoniose sul grigio del tufo. L’opera è godibile in qualsiasi ora del giorno ed anche di sera tarda se c’è la luna piena. Se si sale il monte Garzano (basta seguire le indicazioni per il santuario di san Michele Arcangelo), subito si passa l’arcata che porta le grandi lapidi commemorative della costruzione dell’acquedotto. Poi, a mezza costa del monte, si passa sotto un’arcata dell’ultimo livello degli archi del condotto. Da lì la veduta dei Ponti della Valle mozza il fiato.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-05-29 08:17:25 UTC</pubDate>
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         <title>Cenni Storici</title>
         <author>scuolavivaprolocovalle</author>
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         <description><![CDATA[<div>Non è nota l'epoca di fondazione di Valle, ma la sua nascita sembra legata strettamente alla presenza di un castello edificato su un altura poco distante dal nucleo abitativo originario in epoca alto medievale (XIII sec. circa). Il castello dovette sopportare le scorrerie dei Goti, dei Vandali, dei Saraceni. Il tessuto abitativo del paese presenta perciò la tipica conformazione degli insediamenti medievali, con un percorso principale, l'odierna via Umberto I°, e delle piccole diramazioni collaterali. La storia di Valle ruota per tutto il medioevo attorno alle sorti del castello che a partire dal 1300 e fino al 1500, fu oggetto di passaggi ereditari o "forzati" tra varie dinastie, tra le quali la famiglia catalana dei "de La Rath" e la stirpe francese degli Artois. Alle soglie del XIV sec, il castello ebbe diversi dominatori: passò dalle mani di Onorato I Caetani di nuovo a quelle dei "Della Ratta” e precisamente da Giovanni, a Francesco a Caterina. Sotto il governo spagnolo, Ferdinando il Cattolico confermò a Caterina il possesso dei territori di Valle, Caserta, Limatola, Ducenta e S.Agata de' Goti. Nel 1509 Caterina sposò Andrea Matteo Acquaviva, duca d'Atri. In queste complesse vicende di successione, si inserisce la notizia della vendita, nel 1470, del Feudo di Valle da parte di Francesco della Ratta ad un suo omonimo per la somma irrisoria di 1500 ducati, al punto da far pensare più ad una donazione che ad una compravendita. Francesco godette per 23 anni del feudo, fino a quando tra lasciti, confische, riscatti e vendite, passò da un Andrada agli Acquaviva (1544), da costoro ai Gaetani Sermoneta (1635) ed infine a Carlo 111 di Borbone nel 1753. Tra queste vicende la popolazione vallese tra il XVI ed il XVII sec. passò da 3090 anime (1620) a meno di 500 a causa di una grave pestilenza. L'acquisto da parte di Carlo di Borbone della Terra di Vallata di Maddaloni è strettamente correlato alla costruzione del Palazzo Reale nella città di Caserta. Motivo principale fu la necessità di rifornire il sito reale e la stessa Caserta di abbondanti quantità d'acqua che sarebbe dovuta passare in gran parte per il Feudo di Valle; ciò portò alla costruzione del maestoso Acquedotto Carolino. I lavori dei "Ponti" iniziarono nel 1752 e vennero portati a termine nel 1759. L'inaugurazione ebbe luogo nel 1760, cui seguì quella dell'acquedotto nel 1764. In età borbonica, la popolazione lievitò a circa 700 abitanti. Nei secoli XIX e XX, grazie al governo borbonico ed alle abbondanti derrate alimentari prodotte da una popolazione quasi del tutto dedita all'agricoltura, la densità degli abitanti salì da 800 anime a quasi 1200 nel 1840. Il 1 ° ottobre 1860 fu combattuta la famosa battaglia del Volturno presso i Ponti della Valle, tra le truppe garibaldine, guidate da Nino Bixio, e l'esercito borbonico. Fu proprio grazie ad essa che l'esercito garibaldino evitò l'accerchiamento delle truppe borboniche e la disfatta finale. Oggi, a ricordo di questa battaglia, sorge, nelle immediate vicinanze dei Ponti di Valle, un monumento ossario in memoria di quanti diedero la vita per la conquista dell'Unità d'Italia.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-05-29 08:18:29 UTC</pubDate>
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         <title>Il Castello</title>
         <author>scuolavivaprolocovalle</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il primo elemento della Terra di Valle ( Catalogus Baronum aa. 1150/1168 ), è rappresentato dal Castello, edificato presumibilmente intorno all'XI secolo su resti più antichi, posseduto da Carlo I d'Angiò che nel 1269 lo donò agli Artois. Il conte Roberto II d'Artois, detto il Nobile (n. 1250-1302 Courtrai), trasferitosi in Sicilia dopo la morte (1285) di Carlo I assunse la reggenza del Regno e senza apparenti motivi lo diede a Diego Della Ratta.</div><div>All'interno del Castello, come si legge in un'inventario redatto nel 1544 dal Notaio Ferdinando Rossi, RegioCommissario inviato a Valle dal Vicerè don Pietro di Toledo, vi era una chiesa sotto il titolo di S.Maria del Castello di diritto patronato del feudatario, formata di un pingue beneficio ( beneficio de jure patronato della Casa Santa di A.G.P. di Napoli ).</div><div>I beni della chiesa erano costituiti da terreni seminativi denominati:</div><ul><li><em>Piana Maggiore</em> di moggi 32 e passi 6;</li><li><em>Campagnano</em> di moggi 14 e passi 13;</li><li><em>Il Campo</em> di moggi 1, passi 4 e passitelli 5;</li><li><em>Mezzopan</em>e di moggi 1, passi 4 e passitelli 5;</li><li><em>Mezzopane</em> di moggi 1 e passitelli 2;</li><li><em>La Chiusa</em> di moggi 1, passi 15 e passitelli 15.</li></ul><div>Dall'inventario redatto nel 1753 da Tavolari don Michelangelo Porzio e Costantino Manni, il castello venne indicato come diruto e la chiesa di S.Maria del Castello rovinata.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-05-29 08:19:14 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;Ossario Garibaldino</title>
         <author>scuolavivaprolocovalle</author>
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         <description><![CDATA[<div>Per iniziativa dell'Associazione dei Superstiti delle patrie battaglie di Napoli, con il patrocinio attivo del comune di Maddaloni, sorse nel 1888 l'idea di un monumento ai Ponti della Valle che raccogliesse le ossa dei caduti il 1° ottobre 1860, sparse sotterra per quei campi. </div><div>Scultore fu il maestro Enrico Mossutti; autore del progetto, per la parte architettonica, e direttore dei lavori fu l'ing. Carmelo Destino. La costruzione fu compiuta dal cav. Giuseppe Gozzolino.</div><div>Il monumento si eleva per circa 19 metri con un obelisco di forma triangolare in cima al quale è posta la stella d'Italia. L'obelisco sorge su una base, in mezzo alla quale s'apre la porta che dà l'accesso all'ossario.</div><div>Ai lati di questa porta ci sono degli altorilievi rapprensentanti, insieme all'eroe dei due mondi, Nino Bixio, Pilade Bronzetti, Fabrizi, Cairoli, Dezza, Avezzana, Medici, De Martino ed altri ancora. Le loro figure, scolpite nel vivo masso, sono come la rievocazione dell'epopea garibaldina e sembrano uscir fuori dalla tomba. Questa base, che è come il plinto su cui si leva l'obelisco, poggia su tre scalini,sul terzo dei quali vi erano, fino al furto avvenuto nel 1990, dei fasci d'arme addossati alla roccia dalla quale parevano uscire "naturlamente". </div><div>L'ingresso alla cripta è custodito da una porta di ferro ornata da due rami di palme, quasi sacro simbolo della corona di gloria, che nella storia dell'umanità cinge la fronte dei martiri per la patria. Questo ingresso è sormontato da un serto di quercia, che cinge la data 1° ottobre 1860.</div><div>La vittoria delle camicie rosse è raffigurata da una statua colossale di bronzo che, con una falce fiammeggiante nella destra e rami di palma nella sinistra, si posa sul plinto dopo il volo glorioso, per deporre la palma auspicata sul monumento che tanti ricordi e tanto eroismo rammenta. Questa statua, che fa onore all'artista Mossutti, è stata fusa dalla fonderia Bracale. Il monumento è chiuso con un cancello alto 2 metri, stile egiziano, fuso nello stabilimento De Lamorte.</div><div>Per la costruzione occorsero circa dieci anni, tra lavori veri ed interruzioni prolungate.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-05-29 08:20:02 UTC</pubDate>
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         <title>Chiesa S.S. Annunziata</title>
         <author>scuolavivaprolocovalle</author>
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         <description><![CDATA[<div>Chiesa a pianta longitudinale suddivisa in una navata centrale e due laterali, a loro volta divise in tre cappelle per lato più due nel transetto destro e sinistro. Nella zona dell'altare maggiore, abside quadrangolare, sono presenti due ambienti a destra ed a sinistra, probabilmente le sagrestie. La copertura presenta una volte a botte nella navata centrale e volte a crociera nelle laterali. Nella navata destra si apre un altro ambiente, sede della congrega. A destra dell'altare maggiore è collocato il coro ligneo, diviso in due parti; consta di sei stalli per parte divisi da una lesena scanalata. L'unico motivo decorativo è costituito da due grifi che completano il coro su entrambi i lati. L'altare maggiore in marmo bianco e commesso si presenta nelle tinte giallo serpentino e rosso levanto. Riccamente decorato, ha due puttiai capi-altare, il paliotto ad urna e lateralmente in posizione arretrata, su entrambi i lati lo stemma della congrega dell'A.G.P. Sotto la volta è affrescata la raffigurazione dell'Annunciazione ( 1749 ), opera del pittore Giovanni Cosenza, attivo in Campania intorno allla metà del XVIII secolo. La chiesa, "senza carta di fondazione", può essere datata agli inizi del XVI secolo. Nel 1514 fra Giovanni d'Aloysiis, in una visita pastorale, annota che la chiesa è curata da due cappellani e menziona anche l'esistenza di un " hospitalis" e ben sette cappelle (altari) una delle quali consacrata alla Beata Vergine dell'Annunziata. Dal 1580 al 1587 le Sante Visite annotano solo notizie frammentarie e non esaltanti per il decoro della chiesa e si appunta l'esistenza di crepe nella navata centrale dove penetra acqua; a seguito di rilievo la chiesa subì dei rimaneggiamenti anche negli stucchi e, nell'ottocento, fu decorata con finto commesso marmoreo. Il 19 novembre del 1753 nella chiesa fu cantata un solenne <em>Te Deum </em>col concorso di tutte le autorità e del popolo in onore del Cavaliere Nerone, Intendente di Caserta, dopo aver preso possesso del feudo di Valle, acquistato da Carlo III.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-05-29 08:20:57 UTC</pubDate>
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         <title>Parrocchia San Pietro Apostolo</title>
         <author>scuolavivaprolocovalle</author>
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         <description><![CDATA[<div>Le prime notizie risalgono al 1308, riportate in " Rationes Decimarum Italiae " ed è indicata come <strong>Monasterium S. Petri de Valle</strong> e, successivamente nel 1325 <strong>In Castro Vallis</strong>. La sua fondazione è da collocare, agevolmente, tra il X e XI secolo durante il declino del dominio Longobardo, in località Votta, ove attualmente vi sono terreni ancora di proprietà della Parrocchia di San Pietro. Per circa 189 anni non si hanno notizie. Nel 1514 non è più indicato "Monasterium" ma <strong>Ecclesia </strong>e solo successivamente, nel 1531, fu espressamente denominata <strong>Cura=Parrocchia</strong>. Nel 1601 il vescovo Giulio Santucci, dopo varie alternanze di visite pastorali, trovò la chiesa in non buone condizioni edilizie e così ordinò all'Arciprete don Ottavio Gloria che venisse abbattuta per poi costruirne una nuova nell'abitato per maggiore comodità degli abitanti. Nel 1621 con giubilo della popolazione, la nuova chiesa venne ufficialmente inaugurata del vescovo Ettore Diotallevi. Per circa quattro secoli non si hanno sostanziali notizie se non l'aver subito alcune trasformazioni che hanno teso ad ampliare la chiesa e renderla più agevole al culto. Gli ultimi lavori di ampliamento, che ne hanno mutato la fisionomia, furono fatti eseguire dall'Arciprete don Alfredo de Lucia. </div><div>L'interno di presenta tripartito in navata centrale e due laterali (ciascuna in tre cappelle); l'abside e la navata centrale sono coperte da "volta a botte". Nella navata destra c'è l'accesso ad un ambiente annesso, sede di congrega. La facciata si presenta molto semplificata dopo un restauro ottocentesco . Caratteristica è l'acquisantiera a valva di conchiglia realizzata in marmo rosso di levanto e la Pila dell'acquasanta in pietra arenaria; su di esso poggia la vasca decorata da una boccellatura. Il campanile a basamento quadrangolare si sviluppa su tre ordini con orifizi ad arco di dimensioni diverse nei vari livelli.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-05-29 08:24:11 UTC</pubDate>
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         <title>Chiesa San Rocco</title>
         <author>scuolavivaprolocovalle</author>
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         <description><![CDATA[<div>Indicata nel 1753 e 1807 come "Cappella Rurale Laicale", amministrata dalla Congrega di Carità di A.G.P. di Valle, priva di sepoltura e di carta di fondazione. Nel documento esistente presso l'Archivio di Stato di Caserta, in Prefettura Opere Pie, datato 5 giugno 1866 a firma di Luca Coscia, la cappella è indicata come "Cappellania S. Rocco dei Coccari". Questo appellativo lascia supporre che la Cappella fu fatta costruire da Carlo Antonio Coccaro per se ed i suoi familiari, agli inizi del XVI° secolo. Il 10 agosto 1994, il giorno dopo la presa d'atto del Consiglio Comunale che il "Bene" era divenuto di proprietà comunale, il Sindaco affidò a tre volontari ( Sebastiano Izzo, Giuseppe Saccone e Giovanni Possumato ) la manutenzione e cura della chiesa. Questi benemeriti concittadini hanno reso nuova dignità al luogo sacro con numerosi lavori di ristrutturazione e manutenzione a spese loro e degli abitanti dei quartieri limitrofi. </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-05-29 08:24:37 UTC</pubDate>
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         <title>SCUOLA VIVA</title>
         <author>scuolavivaprolocovalle</author>
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         <description><![CDATA[<h1>TURISTI...PER SCELTA: "Storia, Tradizioni ed eventi a Valle""</h1><div><br><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-05-29 08:39:29 UTC</pubDate>
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