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      <title>Il mio padlet fantasioso
 by Katia Ianniciello</title>
      <link>https://padlet.com/katiaianniciello04/4u3ed0jieilx</link>
      <description>Realizzato con grandi sogni</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-02-27 20:03:03 UTC</pubDate>
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         <title>TIPOLOGIE DI GIOCO </title>
         <author>katiaianniciello04</author>
         <link>https://padlet.com/katiaianniciello04/4u3ed0jieilx/wish/156550994</link>
         <description><![CDATA[<div>TEORIE SUL GIOCO <br>Giocare è il modo di vivere del bambino. Il gioco, può essere considerato, infatti, dal punto di vista del soggetto, oppure come comportamento suscettibile di osservazione, o come contesto nel quale si esprime il comportamento. Nel primo caso, l’accento è posto sulla motivazione, di carattere intrinseco, che spingerebbe il bambino a giocare. Nel secondo caso, l’attenzione è posta sulle tipologie del gioco e sulle sue caratteristiche. Infine, nel terzo caso, il gioco è considerato come un’attività attraverso la quale diviene possibile esplorare aspetti e fenomeni dello sviluppo infantile(Rubin, Fein e Vandenberg,<em>Play</em>, 1983). Tra le teorie più significative riguardanti il gioco, hanno rilevante importanza quelle di Vygotskij e di J. Bruner. Il primo autore, considera il gioco come risposta che il bambino, alle prese con i propri bisogni, elabora al fine di poterli soddisfare, se pure nel mondo della fantasia. Tale autore, agli aspetti puramente cognitivi, aggiunge gli affetti, le motivazioni e il contesto sociale. Uno degli aspetti più importanti del gioco, messo in evidenza dallo studioso russo, è costituito dalla funzione di liberare gli oggetti dal loro potere vincolante. In altre parole, nel gioco gli oggetti non “suggeriscono” il comportamento del bambino, bensì acquistano nuovi significati. “nel gioco il pensiero è separato dagli oggetti e l’azione nasce dalle idee più che dalle cose: un pezzo di legno comincia ad essere una bambola e un bastone diventa un cavallo”(L. S. Vygotskij,<em>Il ruolo del gioco nello sviluppo</em>,1966). Il gioco diviene così una fase di transizione nell’acquisizione di significati, e del linguaggio in particolare, attraverso cui il bambino crea situazioni nuove. Un autore come Bruner, invece, considera il gioco con riferimento all’adattamento umano e alle strategie di soluzione di problemi. Giocare è, innanzi tutto, un modo di apprendere all’interno di una situazione “controllata”, in cui sono ridotti al minimo i rischi di una violazione delle regole sociali. Il gioco assume così un ruolo importante nell’evoluzione dell’educabilità. Funzione prioritaria del gioco sarebbe, quindi, conseguire, attraverso la manipolazione di strumenti, una migliore destrezza e sempre nuove combinazioni di comportamenti. Il gioco è così definibile, grazie alle teorie sviluppate dai numerosi studiosi che si sono interessati dell’argomento, come uno straordinario fattore di maturazione, e come sostiene Vygotskij: “ il gioco contiene tutte le tendenze evolutive in forma condensata ed è esso stesso una fonte principale di sviluppo”(L. S. Vygotskij,<em>Il ruolo del gioco nello sviluppo</em>, 1966). Il gioco risulta essere un’esperienza coinvolgente e ricca di stimoli, capace di catturare l’attenzione, attivare e motivare anche i bambini con maggiori difficoltà, accompagnandoli nell’acquisizione di conoscenze, strategie e competenze. Alcuni studi mettono in luce come, la presenza di un adulto significativo, che sia in grado di interagire con il bambino, soprattutto elaborando e guidando in maniera adeguata il gioco, possa favorire lo sviluppo cognitivo, oltre che l’equilibrio emotivo-affettivo. Alcune tipologie di gioco ludico utilizzate sono, ad esempio, il <strong>gioco esplorativo</strong> che agisce progressivamente sulle capacità di attenzione, o il gioco di finzione, verso il quale il bambino progredisce, caratterizzato dall’immedesimazione del bambino, nel ruolo e/o in una situazione a suo piacimento, oppure il gioco simbolico, caratterizzato dall’assegnazione da parte del bambino, di un significato particolare ad un oggetto, significato spesso lontano da quello originale, il quale favorisce lo sviluppo delle rappresentazioni mentali e del linguaggio. L’utilizzo del gioco all’interno del processo d’apprendimento cognitivo, si può collocare a cavallo di due filoni di studi: da un lato quello secondo il quale è possibile sviluppare le attitudini al ragionamento con esercizi diretti allo scopo, indipendentemente dai contenuti dei programmi scolastici, e dall’altro quello che condivide la teoria “dell’impregnazione”, propria di coloro che ritengono possibile finalizzare le attività didattiche correnti in modo da trasformarle in un esercizio cognitivo costante. Secondo quest’ultima teoria, sarebbe fondamentale mettere a punto strategie che modificano la didattica corrente delle discipline, in modo da privilegiare la riflessione e da rinforzare i processi mentali dell’alunno. Questo modello prevede la trasformazione delle interazioni in classe, l’adeguamento dei manuali e degli strumenti di valutazione, la fruizione di attività didattiche e ludiche mirate, al fine di renderli mezzi utili per il potenziamento e l’apprendimento cognitivo. Al fine di scegliere e utilizzare efficacemente le attività ludiche occorre però disporre di un modello cognitivo di riferimento, che analiticamente illustri le operazioni mentali interessate. Tra i modelli cognitivi esistenti, ho scelto di richiamare quello di Piaget (J. Piaget,<em>De la logique de l'enfant à la logique de l'adolescent</em>, 1955) , in quanto è alla base di un sistema di classificazione relativamente recente e diffuso dei giochi (ESAR- Exercise-Symbole-Assemblage-Règle). La classificazione dei giochi ESAR, ha radici lontane. Il contributo di Piagey si innesta su una tradizione di studi che ha portato eminenti psicologi a occuparsi del gioco nelle sue varie forme e a tentarne strategie di classificazione. Studiando il gioco animale, Groos (K. Groos,<em>The play of animols</em>, 1898) propone, ad esempio, una distinzione tra giochi di sperimentazione e giochi sociali. Claparède (E. Claparède,<em>Psicologia del fanciullo: lo sviluppo mentale</em>) distingue invece i giochi di funzioni generali (sensoriali, motori, intellettivi, affettivi, di esercizio della volontà) da quelli di funzioni sociali (di lotta, di classe, di corteggiamento, sociali, familiari, di imitazione). Chateau fornisce una classificazione dei giochi che segue il loro apparire nell’arco evolutivo, distinguendo tra giochi senza regole (giochi di intelligenza concreta: funzionali, edonistici, di esplorazione; giochi di affermazione interiore del sé: giochi di distruzione e di impeto) e con regole (giochi di gruppo segmentarlo: giochi figurativi, di imitazione e di illusione; giochi oggettivi, di costruzione e di lavoro; giochi astratti, con regole arbitrarie, di prodezza e competitivi; giochi cooperativi; di competizione cooperativa e con regole rigorose). A queste seguono le classificazioni strutturaliste, che propongono una suddivisione tra giochi individuali e collettivi, con una gerarchizzazione che va dai giochi più semplici a quelli più complessi. La classificazione di Piaget lega gli stadi di sviluppo del gioco con quelli della maturazione cognitiva; così in base al livello evolutivo cognitivo raggiunto, verranno proposte attività ludico-didattiche appropriate per sviluppate determinate capacità e competenze. Lo sviluppo del gioco avviene dunque per stadi, il primo dei quali è la tappa dei <strong>giochi d’esercizio</strong> (0-2 anni) che corrisponde allo sviluppo dell’intelligenza sensomotoria. In questa fase l’attività percettivo-motoria assume il carattere ludico: il bambino acquisisce progressivamente il controllo degli arti e la capacità di esplorare gli oggetti con tutti i sensi. Il gioco funzionale viene realizzato per il semplice piacere che esso procura, ripetendo e consolidando schemi noti. In tale fase Piaget distingue i giochi di “esercizio semplice”, che prevedono una pura ripetizione di comportamenti (ad esempio tirare un giocattolo, fare e disfare un mucchio di sabbia), dalle “combinazioni senza e con un fine”. La seconda tappa è costituita dallo sviluppo dell’intelligenza pre-operatoria (2-7 anni), che viene anche suddivisa in pensiero simbolico preconcettuale (2-4 anni) e pensiero intuitivo (4-7 anni). Il bambino diventa progressivamente capace di rappresentare la realtà e poi di operare con i simboli: nasce così il <strong>gioco simbolico</strong>. Le immagini mentali create risultano una costruzione attiva del soggetto e derivano da un’imitazione interiorizzata. Uno degli elementi fondamentali di cambiamento è dovuto allo sviluppo del linguaggio, che permette un ampliamento degli strumenti per realizzare il gioco. Con lo sviluppo delle operazioni concrete, il bambino diviene capace di svolgere operazioni sigli oggetti, anche reversibili, senza riuscire a precedere analogamente su proposizioni ed enunciati verbali. Piaget distingue due raggruppamenti di operazioni concrete che il bambino in grado di iniziare a svolgere: quelle logico-matematiche e quelle spazio temporali.le prime consistono nell’agire sugli oggetti per riunirli in classi di diversi ordini o stabilire tra loro relazioni (Piaget 1955), mentre le seconde consistono nel dare una collocazione spazio temporale ad un oggetto. Tra i 7 gli 11 anni si sviluppa anche progressivamente il concetto di regola, che verrà interiorizzato in maniera più profonda con lo stadio delle operazioni formali e consentirà un miglior coinvolgimento del soggetto nel <strong>gioco di regole</strong>. Il bambino nello stadio delle operazioni concrete è gia in grado di effettuare questa forma di gioco, ma tende a modificare le norme a suo vantaggio e a non considerarle stabili. Dopo gli 11 anni vi è, invece, il passaggio alla codifica della regola. La logica formale è inoltre applicabile a qualunque contenuto. Il <strong>gioco di costruzione</strong>, che implica le operazioni di seriazione e classificazione, viene considerato da Piaget a metà tra il gioco e l’attività intelligente, nonché tra il gioco e l’imitazione. La teoria di Piaget (J. Piaget,<em>La formation du simbole chez l'enfant</em>, 1959), costituisce il principale riferimento di un sistema di classificazione e di analisi dei giochi e dei giocattoli, denominato Sistema ESAR, elaborato da Denise Garon in Quèbec e sviluppato tra il 1980 e il 1985 da Rolande Filion e Manon Doucet. Il sistema è stato implementato nelle ludoteche sia dei Paesi francofoni sia assunto per la classificazione dei giocattoli nelle ludoteche italiane. Nella tabella è sintetizzata la classificazione che riguarda gli aspetti cognitivi. Ad ogni fase di sviluppo dell’intelligenza individuata da Piaget, essa fa corrispondere esempi di giochi che attivano le singole operazioni mentali.</div><div>Tabella: <em>Classificazione ESAR</em>.(la classificazione Esar consente di suddividere i giochi anche in relazione alle abilità funzionali, a quelle sociali e al tipo di esercizio sensoriale)<br><br></div><div>I giochi attivano in vario modo i processi cognitivi in relazione anche all’età dei bambini. È dunque utile per l’educatore che li seleziona e propone saper riconoscere per ogni gioco quali operazioni mentali fa svolgere ai bambini e quali abilità avrà la possibilità di potenziare. Naturalmente vi sono alcuni aspetti intellettivi che facilmente si riscontrano, spesso sia che si parli di giochi di livello semplice ( che implicano lo sviluppo di singole operazioni mentali o al massimo combinazioni di poche operazioni ), che di livello più complesso. Tutti i giochi più o meno complessi, richiedono al soggetto di <strong>comprendere</strong>, di conoscere e <strong>riconoscere</strong>unità di significato, attribuendo loro un senso, di effettuare operazioni con le stesse, giungendo a classificare oggetti e dunque a strutturare concetti, a metterli in relazione tra loro, a decodificare e realizzare sistemi e implicazioni. Ad esempio alcuni giochi vicini al concetto di conoscere e comprendere possono essere: l’identificazione e categorizzazione di animali, frutti, ecc.; la costituzione di insiemi di oggetti per colore, per forma, per dimensioni, per materiale; la costruzione di sacchetti per il gioco euristico, ovvero tramite l’utilizzo di materiale di recupero; il riconoscimento delle figure sugli albi illustrati; scrivere o nominare il nome di una pianta, un fiore, un frutto, una città,ecc. che inizia con una data lettera; giochi con le figurine. Oltre alla comprensione del gioco, classificando e costruendo concetti (prodotti: unità e classi) e riconoscendo gli oggetti e la loro funzione, si denota anche l’importanza dell’essere in grado di cogliere relazioni (prodotto: relazioni), confrontando e riconoscendo forme, colori, ecc. attraverso il paragone con il modello; distinguendo la parte dal tutto; effettuando distinzioni tra grande e piccolo, tra corto e lungo, ecc.; riconoscendo le posizioni reciproche e le distanze: sotto, sopra, dentro e fuori, lontano e vicino, destra e sinistra, relazioni spaziali e associare. E’ fondamentale la capacità di seriare (enumerare, mettere in ordine corretto sulla base di una priorità,continuare una serie, effettuare un ordinamento temporale delle ore, dei giorni della settimana, dei mesi; riconoscere maggiore, minore o uguale ecc.), quella di applicare le regole e le procedure, di sistematizzare (prodotto: sistemi), organizzando, ad esempio, simboli nello spazio o nel tempo ; di realizzare trasformazioni e implicazioni (prodotto: trasformazioni e implicazioni), immaginando, ad esempio, che cosa accade se si piega e si taglia un pezzo di carta e poi si riapre. Ulteriori caratteristiche da sviluppare e apprendere attraverso il gioco sono la <strong>memorizzazione</strong> e il <strong>ricordo</strong> (richiamare, riconoscere), ad esempio della posizione di un oggetto, o la memorizzazione di immagini o liste di informazioni, utilizzando in maniera privilegiata la memoria; il <strong>ragionamento</strong> (analizzare, inferire, spiegare), un processo cognitivo che richiede al soggetto di generare informazioni nuove a partire da quelle date, prendendo in esame gli indizi forniti dal gioco (analizzare), per poi trarne conseguenze, utilizzando il processo deduttivo (inferire, spiegare). Il gioco in generale ha un potere di stimolo della creatività, in particolare quando non viene richiesto di seguire un modello, ma di inventare una configurazione nuova. L’esercizio della creatività è inteso come attivazione di originalità, flessibilità e fluidità ideativi e verbale, quindi essendo liberi di <strong>creare</strong>, <strong>valutare</strong> e <strong>criticare</strong>, essendo così in grado di cogliere l’assurdità e di applicare un criterio per giudicare la pertinenza, l’adeguatezza e la correttezza di ciò che si sta esaminando. Se si parla di giochi di livello più complesso, si parla del problem solving. Si tratta di una situazione, nella quale il soggetto essendo di fronte ad un gioco che presenta una situazione complessa e deve trovare una risposta a un quesito di partenza, abitualmente è chiamato a combinare l’interpretazione della situazione, l’individuazione di più strategie per sceglierne una, l’esecuzione e la verifica di adeguatezza.nel problem solving sono dunque presenti tutte quelle dimensioni precedenti: comprensione delle richieste/ o delle regole; conoscenza, riconoscimento dei dati; memorizzazione di quelli significativi e/o richiamo alla memoria di quelli importanti; analisi e messa in relazione delle informazioni; riorganizzazione; generazione di ipotesi per risolvere il problema; valutazione delle stesse; scelta della soluzione più corretta e messa alla prova per verificarla. A queste operazioni si aggiunge la dimensione della metacognizione, ovvero la conoscenza dei propri processi mentali e la capacità di attivarli strategicamente sulla base delle necessità. Il gioco complesso favorisce poi la costruzione di vere e proprie competenze, poiché promuove la mobilitazione di conoscenze e abilità in una situazione problematica nuova. Posso affermare dunque che” il bambino è biologicamente predisposto a impegnarsi in un’attività che <em>serve a stimolare il suo cervello</em>”(M. Haith,<em>Rules that babies look by</em>, 1980). Il bambino possiede ed esercita l’imitazione, l’esplorazione e l’immaginazione, tre sistemi comportamentali ludici attivati dalla mente al fine di esercitare e sviluppare tutte “le tendenze evolutive” in sé contenute e, quindi, di evolvere fino ad attivare sistemi comportamentali sempre più complessi. Attraverso questi tre comportamenti ludici, la mente esercita il pensiero, guidando l’intero sviluppo, cognitivamente rivolto all’acquisizione di competenze, in vista di compiti esistenziali e di vita. Imitare, esplorare e fantasticare, non sono soltanto tre diversi modi di giocare, ma anche il modo più naturale in cui la mente attiva se stessa all’insegna della piacevolezza ricavata dall’utilizzo e sviluppo delle proprie potenzialità intellettive, motorie e creative. Quando imitazione, esplorazione e immaginazione si combinano tra loro, si apre la possibilità non soltanto di “viaggiare” tra i saperi dell’uomo, ma anche di scoprire un nuovo sapere. Oltre ad analizzare il gioco, in quanto strumento che “attiva” operazioni intellettuali, è fondamentale anche analizzare il valore motivazionale che può avere il gioco se utilizzato nel contesto di apprendimento. La ricerca empirica sull’intelligenza ha infatti messo in luce come lo sviluppo cognitivo sia strettamente collegato a quelli affettivo e motivazionale. L’apprendimento non può essere considerato un fatto esclusivamente intellettuale, né solo il prodotto dello sviluppo neurologico, quanto piuttosto il frutto di un incontro tra la persona, in tutte le sue dimensioni, e gli oggetti della realtà, ovvero una ricostruzione personale che, come tale, non può prescindere dagli stati emotivo-affettivi. I sentimenti positivi o negativi nei confronti di un dato oggetto di conoscenza mediano il rapporto con quest’ultimo e ne condizionano l’apprendimento. Gli stessi stati emotivi che accompagnano un particolare momento possono favorire la concentrazione e l’efficienza mentale o, al contrario, possono inferire pesantemente con la comprensione e il ricordo. I processi conativi, poi, sono responsabili dell’attivazione del soggetto verso la meta; infatti essi riguardano il significato che il soggetto attribuisce ai singoli apprendimenti, la scelta deliberata di coinvolgersi nella strutturazione delle conoscenze e la perseveranza nel portare a termine i compiti assegnati. Il gioco per sua natura è intrinsecamente motivazionale. Si presenta dunque bene per attivare i bambini spesso caratterizzati da apatia e difficoltà di coinvolgimento negli ambienti di apprendimento formale come quelli scolastici. Naturalmente, a seconda delle caratteristiche personali del giocatore e della situazione contingente, il gioco può essere più o meno coinvolgente. In generale un gioco è più motivante quando:<br><br></div><ul><li>· presenta un’ambientazione che polarizza l’attenzione del soggetto;</li><li>· ha elementi di sorpresa o scoperta che stimolano il giocatore a proseguire per soddisfare la curiosità;</li><li>· è di difficoltà adeguata (non troppo difficile poiché la fatica cognitiva, specie all’inizio, spezzerebbe la sensazione piacevole di coinvolgimento nella situazione ludica; non troppo semplice in quanto annoierebbe);</li><li>· la situazione fantastica non risulta giustapposta all’esercizio che il gioco fa compiere e non ci sono troppe spiegazioni o regole da ricordare;</li><li>· Il gioco favorisce in oltre l’esercizio della volitività e, quindi, perseveranza e volizione quando;</li><li>· il soggetto riceve feedback costanti rispetto al conseguimento dei suoi obiettivi e può proseguire in un’aspirale ascendente verso il traguardo;</li><li>· è possibile una cooperazione con altri e una competizione con persone di livello simile.Dal punto di vista motivazionale, è necessaria però una distinzione tra “gioco didattico” e gioco vero e proprio. Il gioco per definizione è caratterizzato da motivazione intrinseca, intesa come gratuità dell’attività, effettuata solo per il piacere che essa produce. Esso implica il coinvolgimento della creatività individuale, dell’immaginazione, della fluidità ideativa, della flessibilità e colloca il soggetto in uno stato di flusso per il quale lo stesso stenta a rendersi conto del tempo che passa e della fatica. Se invece il gioco è impregnato di didatticismo e proposto con il solo scopo di esercizio e di applicazione delle conoscenze, lascia poco spazio alla creatività e non promuove la mobilitazione delle conoscenze in maniera globale e complessa, rischiando così di snaturarsi e di perdere il suo potere motivazionale(S. Van Lint,</li></ul><div><em>Quels jeux pour dèvelopper quelles compètences</em>, 2007). Occorre dunque che la scelta dei giochi da utilizzare per il potenziamento cognitivo tenga conto anche dei criteri motivazionali. Dunque al fine di favorire uno sviluppo delle facoltà cognitive del soggetto occorre, una volta classificati i giochi, sceglierli e combinarli in maniera mirata, attraverso:</div><ul><li>· la costruzione di percorsi ludici che abbiano obiettivi chiari, che rispettino il livello cognitivo raggiunto dal soggetto e che tengano conto delle sue difficoltà;</li><li>· l’elaborazione di attività che prevedano una gradualità nella stimolazione dei processi cognitivi e un sostegno alla motivazione;</li><li>· Si tratta in fondo di controllare sul piano empirico quella che è una felice intuizione di natura filosofica: “l’intelligenza si sviluppa e porta frutto solo nella gioia” .(S. Weil,</li></ul><div><em>Lezioni di filosofia</em>, 1999)</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-02-27 20:03:44 UTC</pubDate>
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         <title>Operazioni mentali	Esempi di giochiCondotta sensomotoria: Insieme di abilità cognitive basate su azioni sensoriali e motorie dirette i immediateRipetizioni per prove ed errori	SonagliCausalità percepita a livello sensomotorio	Giochi con una cordicella e/o un bottone, giochi in cui un’azione del bambino provoca un movimento o cambiamento di un oggetto, giochi la cui manipolazione produce un rumore o un suonoPermanenza dell’oggetto	Gioco del cucù, giochi che fanno apparire o sparire oggetti, giochi musicali con sequenze cicliche in movimentoRagionamento pratico	Scatole con le forme, giochi da bagno, giochi con la sabbiaCondotta simbolico-rappresentativa: Insieme di abilità cognitive che permettono di rappresentare la realtà con immagini mentali, parole o simboliImitazione differita	Riproduzione di scene di vita quotidiana osservateImmagini mentali	Giochi di associazione di immagini e parole, giochi con carte fotografiche, abbecedariPensiero rappresentativo	Giochi che richiedono di rappresentare oggetti, azioni, avvenimenti solo con l’aiuto di immagini (segni, simboli, disegni, ecc).Condotta intuitiva: Insieme di attività cognitive che consentono ragionamenti prelogici limitati da una percezione scarsa della realtàOrdinamento	Pule, rompicapo, costruzioniAppaiamento	Domino di forme, di coloriDifferenziazione di colori di dimensioni di forme, di trame, di tempo, di spazio	Giochi di assemblaggio, disegniAssociazione di idee	Giochi dei contrasti, dominoRagionamento intuitivo	Parte del gioco Serpenti e scaleCondotta operatoria concreta: Insieme di abilità cognitive che consentono di trovare la soluzione a problemi che si basano su operazioni fondamentali del pensiero logico concreto come classificare, seriare, numerare, addizionare, sottrarre, mettere in corrispondenza, pareggiare, misurare, ecc.Classificare	Raggruppare cerchi di uno stesso colore, mettere insieme blocchi della stessa grandezzaSeriale	Realizzare una sequenza continua di oggetti o personaggi dal più piccolo al più grandeIndividuare relazioni di causalità	Alcuni giochi di strategia di associazione di ideeReversibilità	Seguire un percorso in un senso e in senso inverso, labirinti, giochi matematiciEnumerare	Contare da 1 a n e mettere i numeri in corrispondenza con oggettiEffettuare operazioni matematiche	Giochi con i dadi, gioco dell’ocaConservare le quantità	Alcuni giochi di regole in cui si collocano oggetti esattamente al posto di altriIndividuare le relazioni spaziali	Tris,Forza4, TetrisIndividuare le relazioni temporali	Ordinare carte con scene successiveCoordinate semplici	Battaglia navaleRagionamento concreto	Giochi di assemblaggio, giochi di regole (ad esempio Indovina Chi?)Condotta operatoria formaleInsieme di abilità che permettono di formulare ipotesi, di verificarle e di trovare soluzioni a problemi teorici con l’aiuto del ragionamento astratto, di enunciati verbali, di segni matematici e dell’analisi deduttivaRagionamento ipotetico-deduttivo	Giochi che richiedono tattica e strategia (“Se...allora”), dama, scacchiRagionamento induttivo	Enigmi, giochi di investigazioneRagionamento analogico	Blocchi logiciRagionamento combinatorio	Giochi di associazioneSistema di rappresentazioni complesse	Giochi di monitoraggio/elettromeccanicoSistema di coordinate complesse	Scacchi</title>
         <author>katiaianniciello04</author>
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         <pubDate>2017-02-27 20:07:03 UTC</pubDate>
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         <title>GIOCHI D&#39;OGGI</title>
         <author>katiaianniciello04</author>
         <link>https://padlet.com/katiaianniciello04/4u3ed0jieilx/wish/156553998</link>
         <description><![CDATA[<div>IERI E OGGI<br>Ma siamo davvero sicuri che i nostri bambini si divertano un mondo con i loro giochi tecnologici? <br>La prima risposta è sì, certamente, lo vediamo bene da quante ore passano attaccati al loro game boy, davanti alle varie consolle, in compagnia del loro pc... <br>E se questa fosse una risposta falsa, o meglio non del tutto vera? Se fosse solo un modo per metterci a posto con la coscienza? <br>Se fosse soltanto la conseguenza della <em>non conoscenza</em> di altre forme di gioco, magari di quelle definite un po’ arcaiche, démodée, passate, insomma, nel dimenticatoio generale? <br>Cosa avremmo fatto noi da bambini se nessuno ci avesse iniziati al piacere di una sana <em>mosca cieca</em>, di un gioco dei <em>quattro cantoni</em>, della <em>palla prigioniera</em>, della <em>campana</em> o della <em>settimana</em> , della <em>palla a battimuro</em>, ecc.? <br>Sicuramente saremmo stati un po’ più tristi e annoiati, un tempo la tecnologia era poco diffusa e certamente non veniva utilizzata in aiuto dei bambini, ma soprattutto, saremmo stati un po’ meno lateralizzati, un po’ più goffi, meno agili, più statici, non avremmo potuto conseguire una buona "manualità", quella stessa capacità che ci ha consentito di trasformare tanti oggetti in altri oggetti. <br>Anche la nostra fantasia ne avrebbe, risentito, perché attraverso le nostre mani siamo riusciti a dare forma alla nostra creatività... Un bicchiere di plastica e un po’ di spago trasformati in un telefono, il "rocchetto" del filo con cui la nonna rammendava la biancheria, trasformato in un temibile cannone, i tappi di latta, in "pedine" del <em>"giro d’Italia"</em>, ecc... e così via fino alle realizzazioni più sofisticate... <br>Ma non è tutto! <br>Già sembra impossibile, ma è proprio grazie a questi giochi che si è appresa la nozione di regola, di rispetto degli altri, del gioco di squadra, di condivisione della vittoria o della perdita di una partita, ma soprattutto si sono incamerati inconsapevolmente e permanentemente dei saperi e delle abilità, altrimenti più faticosi da conseguire. <br>Oltre alla "socializzazione", che tali giochi sviluppano, anche la capacità di mantenersi in equilibrio, il sapere effettuare un buon coordinamento psico-motorio generale, la lateralizzazione, la manualità prima descritta, sono certamente frutto anche di queste situazioni di gioco. <br>Oggi i bambini, purtroppo, non possiedono, né acquisiscono più così facilmente e precocemente tali abilità, a causa del fatto che i giochi e il modo di giocare sono cambiati. <br>Sicuramente l’aumento del traffico, la paura e l’impossibilità di far giocare i bambini in strada, o nei cortili interni dei palazzi, che sono andati via via sparendo, hanno condizionato fortemente queste occasioni di gioco collettivo, ma in misura ragguardevole ha inciso, in tal senso, anche la mancanza di una vera e propria trasmissione familiare di questi giochi! <br>E’ rimasta prerogativa di pochi la voglia, o l’idea di <strong><em>mettersi in gioco con i bambini per insegnare loro attraverso l’azione i giochi di un tempo.</em></strong> <br>Senza voler dare colpe o esprimere giudizi sui perché che ciascuno di noi conosce bene è utile soffermarsi sugli effetti di questo "incontro mancato" con il gioco. <br>Il gioco è fondamentale per un corretto sviluppo del bambino, che se privato non riuscirebbe a dare libero sfogo ad una riserva infinita di energia che "pulsa" in lui e che lo contraddistingue, lo rende diverso da un essere adulto, e si evince dalla frequenza con la quale il bambino si dedica ai momenti ludici all’interno della sua giornata. <br>Eminenti studiosi nel corso dei secoli hanno indicato proprio nel gioco un momento fondamentale e insostituibile per la crescita sana e armonica del bambino. <br>Agli albori del secolo scorso Cross sostenne che l’attività ludica è una sorta di esercizio utilizzato per sviluppare delle attività motorie e mentali dell’individuo. Questa attività corrisponde ad una sorta di pre-esercizio, che favorirebbe il fatto, che determinate strutture innate siano trasformate in strutture più complesse e soprattutto più adatte a quelle che sono le modificazioni ambientali. Sempre il gioco consente al bambino di comprendere la realtà interna e quella a lui esterna (mondo dal quale è ancora escluso) e questo gli permette un buon adattamento. <br>Con il gioco ha la possibilità di acquisire costantemente nuove competenze cognitive, attraverso l’esplorazione degli oggetti, la sperimentazione attiva, legata alla molteplice utilizzazione degli oggetti e alle leggi che gli fa conoscere, interpretare e controllare il proprio mondo interno fatto di desideri, pulsioni, istinti e quindi lo sprona a creare la giusta mediazione tra le due realtà. Lo abitua a saper gestire le eventuali frustrazioni che vengono sollecitate dalla vita sociale, dai rapporti con gli altri e quindi comprendere i propri bisogni soggettivi e mediarli con quelli degli altri. <br>Il bambino è così in grado di percepire l’armonia e non il conflitto e la contraddizione spesso legati alla compresenza di due mondi. <br>Attraverso il gioco è anche in grado di interpretare i propri desideri e di dare loro una certa forma progettuale.(1) <br><br><strong><em>Il gioco e lo sviluppo cognitivo</em></strong> <br>A livello cognitivo il gioco favorisce lo sviluppo <br>- della memoria, <br>- dell’attenzione, <br>- della concentrazione, <br>- della capacità di confronto, <br>- del sapersi relazionare <br>- del saper utilizzare gli schemi percettivi <br><strong>Una scarsa e carente attività ludica può contribuire a creare delle carenze a livello cognitivo.</strong> <br><br><strong><em>Il gioco e lo sviluppo sociale</em></strong> <br>A livello sociale il gioco si manifesta attraverso tre stadi: <br><em>1) Gioco solitario </em><br>tipico nei bambini di pochi mesi di vita. Manca l’interazione sociale. <br><em>2) Gioco parallelo </em><br>compare tra il I e il III anno di vita. In questa fase si assiste ad un momento di aiuto reciproco anche se si tratta di gioco individuale. <br><em>3) Gioco sociale </em><br>tipico dei bambini di età compresa tra i quattro e i cinque anni di vita. Corrisponde all’inizio del periodo scolastico, c’è una maggiore interazione sociale.(2) <br>  <br>Per i bambini, che giocano per divertirsi, non c'è nessuna differenza tra il gioco e ciò che un adulto potrebbe considerare come un lavoro. <br>Solo più tardi, una volta che giungono ad associare un'attività alla ricompensa, essi iniziano a considerare un comportamento mentre lo pongono in atto in vista di benefici a lungo termine, piuttosto che per la gratificazione immediata. Ciò è dovuto allo sviluppo di abilità cognitive che consentono al bambino di vedere il legame tra causa ed effetto.(3) <br><br><br><strong><em>Il gioco e l’apprendimento delle "regole"</em></strong> <br>Il bambino, sperimentando la vita di gruppo, si trova di fronte a determinate "regole" che è tenuto a rispettare. Lo spirito di competizione o di cooperazione che derivano dalle relazioni interpersonali, soprattutto in ambienti quali la scuola, la palestra ecc., portano il bambino a preferire giochi che rispecchiano tale realtà, in cui, cioè, le regole vengono viste non più come imposizioni da accettare, seppur malvolentieri, ma come mezzi necessari per il buon andamento del gioco stesso. <br>La comparsa delle regole determinano la fine del gioco infantile propriamente detto e inaugurano una fase di crescita, altamente educativa, in cui viene stimolato l'autocontrollo del bambino, la sua capacità di concentrazione, di memoria ecc. <br><br>Per lo psicologo ginevrino <strong>Piaget</strong>, ad esempio, il gioco è la trasposizione simbolica della realtà conosciuta. Svolge funzioni mentali importantissime: rappresenta la realtà imitandola e scaricando emozioni. Per usare una sua felice definizione esso è "il lavoro del bambino". Mentre nella vita ordinaria, i nostri figli devono continuamente adattarsi al mondo esterno, modificando gli schemi in base alle richieste degli adulti, invece, nel gioco, è il mondo che si adatta a loro, secondo le loro esigenze creative. <br><br>Anche <strong>Freud</strong> ritiene che il gioco assicuri l’equilibrio emotivo della persona, consentendole di liberare le tensioni e di dominare mentalmente le cose attraverso un’attività simbolica, molto simile a quella del sogno. Si pensi alla bambina che indossando le scarpe della madre si prepara ad assumere l’identità femminile (funzione identificatoria). O al bambino che gioca al dentista per attenuare l’ansia che tale personaggio gli incute, sia prima di andarci (funzione anticipatoria), sia dopo esserci stato (funzione riparatoria). Al bambino che gioca con i fili di lana per simulare il calore del corpo materno (funzione compensatoria). A quello che ripete le scene violente appena viste in tv (funzione espressiva) o che si diverte a costruire e a distruggere, a suo piacere, castelli di sabbia, realizzando così un mondo tutto suo (funzione di dominio e controllo). Oppure, si pensi al bisogno di pasticciare e di sporcarsi che hanno tutti i bambini. Alla loro attrazione per le materie primarie e plastiche, ricche di significati simbolici (acqua, farina, sabbia...). La manipolazione di tali elementi scarica le tensioni e difende dal mondo delle regole e dei divieti. <br><br>Cominciamo, allora, ad osservare i bambini quando giocano, con lo stesso interesse con cui ammiriamo il lavoro di adulti esperti. E chiediamoci: <em>"A quale funzione assolve questa azione?</em>.(4) <br>Indubbiamente l’osservazione di un bambino mentre gioca è una fonte preziosissima per la conoscenza del suo stato generale ; non a caso gli insegnanti utilizzano spesso il momento del gioco, individuale o collettivo, diretto o libero, svolto nella classe, nella palestra oppure in giardino, per osservare gli alunni nelle loro interazioni e per valutare lo stato di benessere del bambino stesso, ma è ancora più vero quanto sia importante utilizzare e considerare il gioco come mezzo e strumento di comunicazione di fattori molteplici. <br>Per questo dovrebbe essere dedicato dagli insegnanti, dagli operatori, ma soprattutto dai Genitori uno spazio maggiore al gioco da fare "insieme". <br><br>Per fare ciò non si devono necessariamente avere a disposizione intere giornate, ma ad esempio iniziare col sostituire i momenti serali di incontro, che magari vengono spesi davanti alla televisione, in attività da fare insieme, un puzzle, una battaglia navale, le costruzioni, un libro pop-up, i giochi con le carte, la dama, gli scacchi, ecc. che non solo svilupperebbero la capacità di riflessione, la tenacia, la pazienza, la capacità di calcolo, di previsione di pianificazione ecc. soprattutto darebbero ai bambini l’esatta percezione dell’importanza che essi ricoprono all’interno della propria famiglia, ciò accrescerebbe la loro autostima e allontanerebbe definitivamente la sensazione di solitudine che spesso, a nostra insaputa, avvertono.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-02-27 20:13:40 UTC</pubDate>
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