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      <title>LIVE CURE PROJECT - GIORNALISTI IN ERBA by alisa matizen</title>
      <link>https://padlet.com/alisa_matizen/4hf5u48k65s8q0qs</link>
      <description>Il progetto PCTO di comunicazione multimediale dell&#39;IIS Curie-Levi di Collegno-Torino</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2022-06-28 14:58:21 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2022-07-12 09:08:45 UTC</lastBuildDate>
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         <title>L’ECO DEI &quot;TRAMITE&quot;                                 </title>
         <author>alisa_matizen</author>
         <link>https://padlet.com/alisa_matizen/4hf5u48k65s8q0qs/wish/2232550193</link>
         <description><![CDATA[<div><strong><em><sup>di Gabriele Di Costanzo&nbsp; (V F, Carlo Levi) </sup></em></strong><br><br><strong><em>Progetto Leonardo è un'associazione di volontariato che si occupa di fornire pasti caldi e vestiti ai senzatetto in varie zone di Torino da 26 anni. Abbiamo intervistato Tina Eusapia, la vicepresidente.</em></strong></div><div><br><strong>Perché è entrata nel mondo del volontariato?</strong></div><div>L’avvicinamento a questa realtà è stato spontaneo perché ho sempre avuto la vocazione di aiutare il prossimo: mi permette di celebrare la vita.</div><div><br></div><div><strong>Cosa Le dà il volontariato a livello umano?</strong></div><div>Il volontariato mi dà la possibilità di mantenere viva la curiosità verso il mondo e le persone che lo abitano.</div><div><br></div><div><strong>Cosa ritiene possa dare ai giovani un</strong>’<strong>esperienza come questa?</strong></div><div>I giovani hanno uno sguardo più aperto sulle diversità. Il progresso tecnologico, inoltre, ha ridotto la socialità ed esperienze come questa sono utili per essere consapevoli di ciò che ci circonda.&nbsp;</div><div><br></div><div><strong>Le capita di essere triste, ma nel contempo felice, di non vedere più dei senzatetto </strong>“<strong>che ce l</strong>’<strong>hanno fatta” ma con i quali aveva legato?</strong></div><div>Questo sentimento l’avevo agli inizi della mia esperienza. La felicità nel vedere uomini e donne risalire dal baratro ha superato questo mio limite. Noi cerchiamo di ispirare il cambiamento e ciò va oltre i nostri blocchi.</div><div>&nbsp;</div><div><strong>Cosa ne pensa degli sgomberi?</strong></div><div>Penso siano inutili. L’ultima giunta si è attivata istituendo strutture dove si può mangiare e dormire. Tuttavia ci saranno sempre delle persone che preferiranno vivere per strada.</div><div><br></div><div><strong>Spesso la gente li considera un elemento che rovina l</strong>’<strong>ambiente urbano, mettendo in cattiva luce l</strong>’<strong>intera città…</strong></div><div>Capisco il loro punto di vista, a me piace la pulizia ed il vivere in strada imbruttisce le persone. Ciò non toglie la cura del suolo pubblico: esistono delle situazioni gravi in cui la colpa non è solo dei senzatetto ma anche del Comune che non riesce a fornire servizi alternativi.</div><div><br></div><div><strong>Com’è cambiato il volontariato durante il periodo pandemico?</strong></div><div>Nella prima quarantena la nostra associazione ha continuato ad operare ed è stato uno dei periodi più belli della mia vita, perché c’era un sentimento di solidarietà e fratellanza profonda. Nel momento del bisogno siamo tutti più genuini e disposti a sostenerci l’un l’altro.</div><div><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-28 15:01:12 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>OMOFOBIA,                                                                UNA STORIA COME TANTE   </title>
         <author>alisa_matizen</author>
         <link>https://padlet.com/alisa_matizen/4hf5u48k65s8q0qs/wish/2240179567</link>
         <description><![CDATA[<div><strong><em><sup>di Denisa Tendeleu (II B, Carlo Levi)</sup></em></strong><br><br><strong><em>Ci sono tante storie al giorno d'oggi di ragazze e di ragazzi che hanno vissuto atti di omofobia da parte di amici e familiari, non solo da sconosciuti</em></strong><br>Ne ho viste e ascoltate tante di storie ma, in particolare, una mi ha proprio stupita.</div><div>Si tratta di una ragazza molto giovane che da piccola aveva paura di fare <em>coming out </em>perché pensava che fosse anormale provare amore e desiderio per un essere umano del suo stesso genere; poi, però, crescendo capì che provare amore per una persona del suo stesso sesso era qualcosa di totalmente normale e puro così, dopo tanti tentennamenti, decise di parlare della sua sessualità alla famiglia e della sua attrazione sia verso i ragazzi sia verso le ragazze. Tutti i suoi parenti iniziarono a guardarla con aria stupita ma, non per il suo orientamento, bensì per il semplice motivo che non si sarebbero mai aspettati che una ragazza introversa come lei&nbsp; rivelasse tale segreto ad un’intera famiglia.</div><div>L’unico problema fu poi il fatto che questa ragazza avesse il padre omofobo, e non esitò nemmeno due secondi a buttarla fuori casa, iniziando a fare al resto della famiglia ragionamenti che solo un uomo con una mentalità molto tradizionalista può fare.</div><div>Capirete quindi perché mi ha colpito il coraggio di questa ragazza…che, pur a conoscenza delle idee del genitore e del suo essere contrario alla comunità LGBT, non si è nascosta ma mi ha molto colpito anche vedere la sua famiglia difenderla, standole vicino il più possibile.&nbsp; &nbsp;</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-07-09 14:46:00 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>I GIOVANI CHE VOGLIONO CAMBIARE...</title>
         <author>alisa_matizen</author>
         <link>https://padlet.com/alisa_matizen/4hf5u48k65s8q0qs/wish/2240180842</link>
         <description><![CDATA[<div><strong><em><sup>di Asia Catalano (II C, Marie Curie)</sup></em></strong></div><div><br><strong><em>Appello agli insegnanti per crescere e cambiare la scuola insieme</em></strong><strong><br></strong>E se si desse la parola anche agli studenti? Cosa uscirebbe fuori dalle classi dei soliti “ragazzi rumorosi e svogliati”?</div><div>Ci dicono di essere creativi, di crescere con un pensiero critico e che per farlo dobbiamo studiare ma, non appena tentiamo di far valere i nostri pensieri, pensano che stiamo inventando solo scuse per non studiare. Veniamo preparati a un mondo dove, se non diciamo quello che pensiamo e non comunichiamo il nostro diritto di espressione, veniamo schiacciati e trascurati.</div><div>È quindi forse arrivato il momento di far sentire le nostre parole a partire dalle classi, a partire dal luogo dove dovremmo imparare a maturare? Io direi di sì!</div><div>Ma non possiamo farlo da soli… è necessaria la collaborazione degli adulti, dei professori. Questo è un appello per Voi adulti ed insegnanti: la parola di noi studenti per farVi avere un nostro riscontro sull’insegnamento applicato, fondamentale per la nostra stessa maturazione.</div><div>Quello di cui c’è veramente bisogno nella scuola di oggi è di un cambiamento affinché il dialogo tra professori e studenti sia maggiore e venga compreso che la scuola ci aiuta a maturare se ci dà la possibilità di esprimerci senza pregiudizi…</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-07-09 14:50:42 UTC</pubDate>
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         <title>PER FAR CRESCERE LA TUA AZIENDA? FACEBOOK! </title>
         <author>alisa_matizen</author>
         <link>https://padlet.com/alisa_matizen/4hf5u48k65s8q0qs/wish/2240181597</link>
         <description><![CDATA[<div><strong><em><sup>di Serena Schirru <br>(VN, Carlo Levi corso istruzione adulti)</sup></em></strong><br><br><strong><em>Istruzioni per la creazione e l’uso di una pagina commerciale su Facebook</em></strong></div><div>Grazie a <em>Facebook</em> la tua azienda può essere scoperta, puoi intrattenere gli altri utenti con post che portano interesse e, infine, grazie ai dati statistici sulla tua pagina, potrai capire meglio i tuoi clienti e “mirare” le tue attività di marketing.&nbsp;</div><div>Tieni presente che la tua pagina è un'estensione della tua azienda perciò puoi richiedere un indirizzo web: così sarà più facile trovarla, aggiungendo l'indirizzo sui tuoi biglietti da visita. <br><em>Facebook</em>, inoltre, ti consente di condividere aggiornamenti e molto altro con le persone. Ma come si crea una pagina <em>Facebook</em>? E’ molto semplice.</div><div>Innanzitutto, crea una pagina dal tuo account dopodiché seleziona il tipo di pagina che desideri creare (esempio azienda, organizzazione, istituzione o artista, gruppo musicale ecc.); come terzo passaggio scegli una categoria che rappresenti la tua azienda e inserisci le informazioni di base; infine accetta le Condizioni d’uso delle Pagine <em>Facebook</em> e clicca su Inizia.&nbsp;</div><div>Ora è il momento di ottimizzare la pagina e connetterti con altre persone; a questo punto pensa a chi potrebbe diventare un tuo cliente ma, non solo, fatti pubblicità invitando i tuoi amici, condividi&nbsp; la tua pagina e metti “Mi Piace” alla tua pagina, sii portavoce della tua attività ma ricordati che non conta solo il numero dei “<em>Mi Piace</em>”.</div><div>Impara a conoscere i tuoi clienti, prova diversi tipi di post, punta sull’autenticità, rispondi ai fan, dimostra che la tua azienda li ascolta ed è interessata alle loro opinioni. Bisogna essere coerenti e avere regolarità nel pubblicare i post e quelli che otterranno più successo dovrai promuoverli ed usarli più spesso. &nbsp;</div><div>Se usato nel modo corretto, un social media può portare grande successo, ed essere utile per ampliare le conoscenze poiché è un luogo in cui ognuno di noi trova un interesse. Quindi <em>Facebook</em>, come anche gli altri social media, possono aiutarti a far crescere la tua azienda.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-07-09 14:53:36 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>TUTTO QUELLO CHE DICE  UN ARTICOLO DI GIORNALE</title>
         <author>alisa_matizen</author>
         <link>https://padlet.com/alisa_matizen/4hf5u48k65s8q0qs/wish/2240181923</link>
         <description><![CDATA[<div><strong><em><sup>di Valentina Greco <br>(V N, Carlo Levi corso istruzione adulti)</sup></em></strong><br><br><strong>L</strong><strong><em>’ABC del giornalista</em></strong><strong><br></strong>Prima di pubblicare un articolo su un giornale, occorre sapere che ci sono delle parole chiave che ne fanno un vero e proprio articolo, “segreti” che un giornalista, uno scrittore, un blogger o chiunque si voglia avvicinare a questo mondo deve sapere.<br>Sembra semplice scrivere e buttare lì a caso dei concetti o delle mezze verità, giusto per occupare un po’ di spazio, specie nel web, ma bisogna sapere che, per poter definirsi dei veri e propri giornalisti, non bisogna dimenticare che quando si scrive "nero su bianco" è come emettere una sentenza, come quella diagnosi data dal medico a fine visita… Ecco che gli articoli hanno un’importanza tale che portano l’interlocutore a trarre una conclusione su ciò che ci circonda, se si parla di economia, politica, moda e catastrofi naturali; a trarre giudizi se si parla di stupri, rapine, omicidi, suicidi: per questo è molto importante che chi scrive faccia attenzione alle parole che usa.<br>Pertanto ogni giornalista deve seguire delle regole.<br>La prima fra tutte è “le cinque S del giornalismo” SANGUE, SALUTE, SESSO, SOLDI, SPORT": ecco questi sono gli argomenti che attirano di più l’interlocutore, quelli che più lo appassionano, lo intrigano, catturano la sua attenzione perché il fine di un articolo di giornale deve essere questo, oltre quello di informare.<br>Proseguiamo e troviamo, come secondo presupposto, ma non meno importante, quello delle “cinque W del giornalismo”: WHEN (quando), WHERE (dove), WHO (chi), WHAT (cosa), WHY (perché) che si basano su un principio fondamentale ovvero “comunicare la sostanza il prima possibile”: chi ha fatto cosa, quando e perché,&nbsp; ecco come deve iniziare un articolo di giornale.<br>Non possiamo dimenticare, inoltre, l’<em>ABC </em>del giornalismo: l’accuratezza, la brevità e la chiarezza.<br>L’<em>accuratezza</em> perché chi scrive deve aver studiato e verificato da fonti che siano certe, fondate e vere; la <em>brevità</em> perché si deve costruire un articolo con frasi semplici (soggetto/predicato/complemento) e quindi la <em>chiarezza</em>, semplice ma non banale: non ci si deve “impelagare” ed è meglio utilizzare&nbsp; il verbo al presente che al futuro.<br>Inoltre, un giornale deve pubblicare notizie di genere diverso: le interviste con domande brevi e risposte un po' più lunghe senza dimenticare la cronaca che è quella che si va a fare nel luogo dove avviene il fatto che al pubblico interessa, rispettando sempre la riservatezza di chi è coinvolto e, infine le inchieste, quelle degli inviati speciali, in luoghi anche lontani e pericolosi...<br>Oltre che seguire queste regole, non dobbiamo dimenticare che ciò che scriviamo dev'essere un’esca per il lettore e che non interessa il pensiero e il giudizio del giornalista, non le sue opinioni bensì i fatti accaduti!&nbsp;<br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-07-09 14:54:46 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>PRODOTTI FAIRTRADE,                                            UN POSTO IN PRIMAFILA? </title>
         <author>alisa_matizen</author>
         <link>https://padlet.com/alisa_matizen/4hf5u48k65s8q0qs/wish/2240182265</link>
         <description><![CDATA[<div><strong><em><sup>di Michela Paiola <br>(VN, Carlo Levi corso istruzione adulti)</sup></em></strong><br><br><strong><em>L’iniziativa COOP per favorire il Commercio Eco solidale&nbsp;</em></strong></div><div>Il Progetto di EcoSostenibilità della Coop coinvolge la filiera <em>Fairtrade </em>che interessa aziende situate nei paesi più poveri, organizzate democraticamente in cooperative.</div><div>I prodotti Fairtrade migliorano le condizioni di lavoro e di vita di tante famiglie nei paesi in via di sviluppo, rispettando l’ambiente e i diritti umani.</div><div>Nell’ambito del progetto in collaborazione con Coop “Prodotti del sud, consumi del nord” svolto a scuola e nel punto vendita di Collegno, abbiamo intervistato tre clienti della Coop, chiedendo loro se sarebbero disposti a spendere più denaro per l’acquisto di un prodotto eco solidale. Tutti e tre gli intervistati hanno dichiarato che non cercavano un prodotto eco sostenibile ma due su tre lo acquisterebbero, mentre uno su tre non è affatto interessato.</div><div>Devo dire, però, che abbiamo cercato e trovato con difficoltà, tra gli scaffali del reparto, la cioccolata <em>Fairtrade</em> e poi abbiamo scoperto che, comparando i prezzi tra la cioccolata <em>Fairtrade</em> e quella di altre marche, emerge che il consumatore non spende di più se acquista un prodotto eco sostenibile.</div><div>Il mio suggerimento, peciò, è quello di indirizzare maggiormente il consumatore a scegliere i prodotti con marchio <em>Fairtrade</em> onde assicurare ai produttori della filiera un guadagno stabile ed un futuro migliore.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-07-09 14:56:03 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>I SOCIAL E L’IMPATTO SUI GIOVANI: QUANTO E’ SPIETATO IL MONDO VIRTUALE? </title>
         <author>alisa_matizen</author>
         <link>https://padlet.com/alisa_matizen/4hf5u48k65s8q0qs/wish/2240182492</link>
         <description><![CDATA[<div><strong><em><sup>di Angela Castello <br>(IV N, Carlo Levi corso istruzione adulti)</sup></em></strong><br><br><strong><em>L'educazione ai media è sempre più necessaria a scuola</em></strong></div><div>Da alcuni anni i social network sono entrati nella nostra vita ma non solo dei giovani, anche della fascia media della popolazione.</div><div>Siamo sempre connessi, sempre impegnati al punto da perdere il contatto con la realtà. Quando si va al ristorante, al pub oppure in giro con amici, in realtà si è sempre alla ricerca di un wifi per connettersi a internet e poter usare i social network, insomma sono diventati&nbsp; indispensabili sempre di più, ed ormai anche i bambini delle elementari possiedono un profilo<em> Facebook</em> o <em>Instagram</em>. <br>Ma quanto sono pericolosi? Vi siete mai domandati gli effetti che hanno questi media sulla nostra salute? Sono davvero utili e necessari?<br>Internet può essere un carnefice spietato. Ci sono vittime che non riescono ad accettare determinate realtà e decidono di suicidarsi. Abbiamo letto di giovani derisi brutalmente solo per il loro aspetto fisico e la cronaca ci ha raccontato di persone “bullizzate” anche solo per un problema di salute. <br>E poi, ansia e depressione sono in crescita: questi gli effetti diffusi tra i giovani iscritti a social come<em> Instagram</em> o <em>Tik Tok</em>. Inoltre, giovani che non si vedono abbastanza attraenti, nei confronti di<em> influencer </em>o semplicemente di amici o conoscenti, oppure ragazzine che cercano di evadere e di scappare dalla realtà e si isolano in queste piattaforme, diminuendo il loro livello di autostima sempre di più. &nbsp;<br>I social sono stati creati per&nbsp; comunicare, scambiare opinioni ma non deridere. Moltissimi utenti usano queste piattaforme per scambiarsi opinioni e commenti su viaggi, trasporti, benessere, clima. Le aziende cercano di attirare l’attenzione degli utenti con pagine accattivanti e con promozioni dedicate ai clienti più affezionati oppure mettono in evidenza un servizio o prodotto particolare con uno slogan originale: il fine è sempre quello di portare curiosità tra gli utenti!<br>Secondo gli psicologi la relazione (positiva e significativa) tra il tempo speso sui social e l‘aumento di problemi&nbsp; psicologici ha rilevato un accrescimento di sintomi depressivi.<br>Il punto della questione è quello di educare i ragazzi ad un utilizzo più moderato dei social e a non valutare se stessi e gli altri attraverso il mondo virtuale.&nbsp;<br>La mia proposta è di istituire ore di alfabetizzazione ai media dedicate all’utilizzo dei social network nelle scuole medie e superiori, oltre a sensibilizzare i genitori o le figure di riferimento dei ragazzi.<br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-07-09 14:57:00 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>CIBO, SPESA, COVID:                                          COME SIAMO CAMBIATI    </title>
         <author>alisa_matizen</author>
         <link>https://padlet.com/alisa_matizen/4hf5u48k65s8q0qs/wish/2240183144</link>
         <description><![CDATA[<div><strong><em><sup>di Vania Mele <br>(IV T, Carlo Levi corso istruzione adulti)</sup></em></strong><br><br><strong><em>Cuciniamo e compriamo di più nei negozi di vicinato e su internet<br></em></strong>Tutto è cambiato, non siamo più come prima. La pandemia ci ha cambiato sotto molti aspetti: comportamenti in famiglia, nelle norme igieniche, nei rapporti sociali.&nbsp; Ma anche a tavola le nostre abitudini sono cambiate.&nbsp;</div><div>A distanza di un anno dall’emergenza Covid, abbiamo voluto capire quanto sono cambiate le abitudini degli italiani in questo periodo di tempo.</div><div>E si cucina di più! Prendendo spunto da un articolo della rivista “Altro consumo”, quasi 1 su 4, ovvero il 23% degli italiani afferma che in famiglia si cucina di più che prima della pandemia. E non solo… C’è un altro aspetto positivo che è emerso: il 17% degli intervistati spreca meno cibo in confronto a prima del Covid.&nbsp;</div><div>Anche i luoghi dove facciamo la spesa sono cambiati in quanto le persone si rivolgono con maggiore frequenza ai negozi di vicinato, alimentari e botteghe. Il 19% ci va più di prima ed invece il 14% ricorre ora maggiormente ad internet per la spesa.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-07-09 14:59:38 UTC</pubDate>
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         <title>QUANTO SONO FORMATI E INFORMATI  I DOCENTI SUGLI ALLIEVI CON DSA?</title>
         <author>alisa_matizen</author>
         <link>https://padlet.com/alisa_matizen/4hf5u48k65s8q0qs/wish/2240218711</link>
         <description><![CDATA[<div><strong><em><sup>di Veronica Mazzucca&nbsp;<br>(IV T, Carlo Levi corso istruzione adulti)</sup></em></strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-07-09 17:42:28 UTC</pubDate>
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         <title>ANNI TRA LE FIAMME</title>
         <author>alisa_matizen</author>
         <link>https://padlet.com/alisa_matizen/4hf5u48k65s8q0qs/wish/2240238924</link>
         <description><![CDATA[<div><strong><em><sup>di Serena Tratzi&nbsp;<br>(I A, Carlo Levi)</sup></em></strong></div><div><br><strong><em>Anche il 2021 è stato un anno caldo come quello che stiamo vivendo</em></strong></div><div>Sotto tutti i punti di vista. Uno in particolare l’abbiamo provato sulla nostra pelle: parliamo della questione “incendi”.&nbsp;</div><div>L’Italia, come tutto il mondo, ha visto i suoi territori bruciare dal nulla. Anche se metterla così è in parte sbagliato. Incendi come questi li avevamo già visti qualche tempo fa in Brasile e in Australia. Adesso avvengono più spesso e quindi siamo sicuri che la causa sia il cambiamento climatico. Siberia, Nord Africa, Mediterraneo orientale e centrale, Nord America: le aree più colpite. In totale, i miliardi di tonnellate di carbonio emessi sono stati 1,76.</div><div>A mio avviso, aumenteranno ogni anno: gli incendi diventeranno un’abitudine e la siccità di questi giorni e gli incendi nella nostra Val di Susa e a Roma non promettono niente di buono…</div><div>Una brutta abitudine perché finora siamo stati a guardare e continuaremo a stare a guardare anche quest’anno? A mio avviso proveremo a togliere la puzza di fumo e, com’è successo finora, ce ne laveremo le mani, lasciando la vita della Terra in mano al tempo.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-07-09 19:28:18 UTC</pubDate>
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         <title> IL ROBOT SUPERA L&#39;UOMO</title>
         <author>alisa_matizen</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong><br></strong><strong><em><sup>di Ilaria Capizzi <br>(IV T, Carlo Levi corso istruzione adulti)</sup></em></strong><br><br><strong><em>L’intelligenza artificiale sta per sostituire l’uomo: rischi e vantaggi del futuro che ci aspetta</em></strong></div><div>I robot li abbiamo sempre e solo visti in uno scenario fantascientifico di qualche regista visionario ma, grazie a studi più recenti, l’intelligenza artificiale fa parte delle nostre vite ed è in grado di sostituire l’uomo nelle attività manuali e intellettuali prendendo sempre di più le sembianze di un uomo in carne ed ossa.&nbsp;</div><div>Tutto ciò può sembrare assurdo ma stiamo per raccontarvi di un hotel in Giappone completamente gestito da robot.</div><div>All’entrata dell’hotel l’intelligenza artificiale, che a colpo d’occhio sembrerebbe una donna in carne ed ossa, ci chiederà di scansionare i nostri documenti e di effettuare il pagamento e, dopo aver completato le richieste, ci accompagnerà nella stanza, proprio come un vero receptionist che svolge abitualmente queste mansioni in hotel. Ciò che è incredibile è che questo hotel possiede una “macchina” per qualsiasi servizio di cui abbiamo bisogno:&nbsp; il bucato e, non essendo forniti di un ristorante interno, anche il cibo. La stanza non richiede alcuna chiave o card per essere aperta bensì una scansione facciale che riconosca l’assegnatario&nbsp; della stanza: all’interno, un’ulteriore scansione dell’uomo attiva aria condizionata, luci e anche il televisore mentre&nbsp; un robot&nbsp; è in grado di stirare i tuoi vestiti in un minuto!</div><div>Nell’hotel ci sono anche dei cagnolini robotici che, accarezzati o presi&nbsp; in braccio, si comportano come veri e propri cani. Il progettista della struttura ha dichiarato di aver creato tutto ciò per prepararci nei prossimi anni alla convivenza con le intelligenze artificiali e per non aver paura di affidarci a loro. E, a pochi passi dall’hotel, troviamo un bar dove a servire il caffè è un robot che svolge la sua mansione anche molto velocemente, cosa che un umano da solo difficilmente riesce a gestire in pochi minuti.</div><div>Tutto ciò potrà portare anche a grandissimi svantaggi nel mondo del lavoro, oltre a ridurre le opportunità stesse di lavoro; d'altro canto per costruire tali apparecchi saranno necessari capitali ingenti che non tutte le aziende potranno permettersi.</div><div>Tuttavia, non tutto ha un lato negativo: un ingegnere ha costruito per il proprio figlio sedicenne, costretto su una sedia a rotelle, un esoscheletro robotico che gli permetterà di camminare. L’apparecchio sta riscontrando riscontri positivi&nbsp; attualmente anche&nbsp; negli ospedali che curano chi soffre per problemi neurologici. In questi casi queste tecnologie avanzate potranno fare del bene e saranno essenziali per le persone con autonomie limitate.</div><div>Insomma, la creazione di intelligenze artificiali ha i suoi pro e i suoi contro ma la vera domanda che ci poniamo è la seguente: quale sarà il ruolo dell’uomo in futuro?</div><div><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-07-09 19:32:32 UTC</pubDate>
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         <title>TECNOLOGIA, INTERNET, SOCIAL NETWORK: QUALE IMPATTO NEL NOSTRO QUOTIDIANO?</title>
         <author>alisa_matizen</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong><em><sup>di Valentina Carp&nbsp;<br>(IV T,&nbsp; Carlo Levi corso istruzione adulti)</sup></em></strong></div><div><br></div><div><strong><em>Nel XXI secolo le nuove tecnologie sono avanzate ad un ritmo sempre più frenetico e sono entrate a far parte della nostra quotidianità ma con quale impatto?</em></strong></div><div>Quest’evoluzione tecnologica così rapida ha introdotto strumenti a cui non potremmo più rinunciare e ha influito su diversi aspetti come, ad esempio, la comunicazione e il lavoro. Internet è stato il mezzo che più di tutti ha reso facile la nostra esistenza. Per non parlare dei social network, che hanno cambiato completamente il modo in cui ci relazioniamo con le persone.</div><div>George Orwell aveva ragione quando diceva che il nostro futuro si sarebbe trasformato. Il pianeta Terra è diventato una telecamera che ci riprende, osserva e sa tutto di noi. La tecnologia, i social network, internet hanno cambiato il mondo, ma in modo negativo o positivo?</div><div>Il lato negativo è la perdita della comunicazione: una volta le persone inviavano lettere di pagine e pagine mentre ora si limitano a un: ”Ciao, come stai?” Molti adolescenti di oggi preferiscono utilizzare <em>FaceTime</em> piuttosto che uscire a bere un caffè con gli amici al bar. I social sono diventati i nuovi bar dove le persone si incontrano e si conoscono. In questo periodo i social network più utilizzati sono Facebook e Instagram: mettiamo like, condividiamo post, pubblichiamo immagini che chiunque può vedere. Tutte le immagini postate sui social rimarranno per sempre su Internet e quando i nostri futuri datori di lavoro cercheranno il nostro account sui social vedranno tutte le foto pubblicate anni prima, salvate su internet, che potrebbero influenzare il nostro futuro. Persino i bambini sono incantati da questi nuovi dispositivi elettronici, non chiedono più di essere portati al parco ma di giocare al Pc.&nbsp;</div><div>Il lato positivo, invece, è quello di poter navigare in internet trovando una serie infinita di notizie e informazioni. Se ci si collega ad internet si possono scoprire siti contenenti ogni genere di informazione, però bisogna stare attenti a controllare più post quando si ha bisogno di scoprire qualche contenuto, per non farsi ingannare dalle fake news.</div><div>&nbsp;Come dice M. Castells in “<em>Galassia Internet” (The Internet Galaxy, </em>Feltrinelli, 2002<em>):</em>&nbsp; “Se non vi occuperete delle reti saranno loro ad occuparsi di voi” e addio alla privacy!</div><div><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-07-09 19:34:10 UTC</pubDate>
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         <title>I COLORI DEL MARKETING</title>
         <author>alisa_matizen</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong><em><sup>di Arianna Savioli&nbsp;<br>(IV N, Carlo Levi corso istruzione adulti)</sup></em></strong></div><div><br><strong><em>Che cosa è il colore per la mente umana? <br></em></strong>Il colore viene recepito dal cervello come una sensazione che ha effetti sul nostro organismo e soprattutto sul nostro atteggiamento psicologico.</div><div>La sua capacità di influenzare stati d’animo, decisioni e sensazioni può diventare un efficace strumento di marketing. Se viene utilizzato accuratamente, l’acquirente viene orientato in modo più o meno “inconsapevole” a scegliere un prodotto invece di un altro.</div><div>E’ il colore a determinare il primo impatto tra prodotto e consumatore e questo può influenzare positivamente o negativamente il messaggio che si vuole trasmettere ai potenziali compratori. Infatti, negli spot pubblicitari si ritrovano gli stessi colori che prevalgono sull’etichetta o sull’involucro del prodotto.</div><div><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-07-09 19:35:45 UTC</pubDate>
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