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      <title>discorsi di condottieri famosi by raffaella ruggiero</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2020-04-25 16:40:28 UTC</pubDate>
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         <title>Adlocutiones</title>
         <author>raffyruggiero05</author>
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         <description><![CDATA[<div>L’<em>adlocutio</em> era il discorso con cui i consoli repubblicani romani o i legati al comando di legioni incitavano le truppe schierate per  una battaglia imminente. Con l’<em>adlocutio</em> i soldati venivano invitati a dimostrare tutto il loro valore e, se necessario, a offrire in sacrificio supremo la propria vita per la gloria della patria.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-25 16:58:13 UTC</pubDate>
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         <title>Scipione parla all&#39;esercito romano</title>
         <author>raffyruggiero05</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il discorso è tratto dall’opera di Tito Livio<strong>, </strong><strong><em>Ab Urbe Condita</em></strong><strong>, </strong>in cui l’autore latino narra la Storia di Roma dalle sue origini sino alla morte di Cicerone. Nel <strong>libro 21 </strong>si racconta della <strong>Seconda guerra Punica</strong>, che va dal 218 al 202 a.C., combattuta prima in Europa e successivamente in Africa.<br>Qui Scipione parla alle truppe romane prima della battaglia, incitandole a combattere strenuamente.<br><br><em>Itaque vos ego, milites, non eo solum animo quo adversus alios hostes soletis, pugnare velim, sed cum indignatione quadam atque ira, velut si servos videatis vestros arma repente contra vos ferentes.[…]<br>Non de possessione Siciliae ac Sardiniae, de quibus quondam agebatur, sed pro Italia vobis est pugnandum. […]<br>Hic est obstandum, milites, velut si ante Romana moenia pugnemus. Unusquisque se non corpus suum sed coniugem ac liberos parvos armis protegere putet; nec domesticas solum agitet curas sed identidem hoc animo reputet nostras nunc intueri manus senatum populumque Romanum: qualis nostra vis virtusque fuerit, talem deinde fortunam illius urbis ac Romani imperii fore. [...]<br><br></em>Dunque, soldati, io vorrei combattere non solo con quel coraggio con il quale siete soliti contro gli altri nemici, ma con indignazione quasi e con ira, come se vedeste i vostri schiavi impugnare improvvisamente le armi contro di voi. […]<br><br></div><div>Voi dovete combattere non per il possesso della Sicilia e della Sardegna, che in passato erano l’oggetto della lotta, ma per l’Italia. […]<br><br></div><div>Qui occorre resistere, soldati, come se combattessimo di fronte alle mura di Roma. Ognuno pensi che con le armi difende non se stesso, ma la moglie ed i figlioletti, e d’altra parte non si occupi solo di doveri verso la famiglia, ma consideri allo stesso modo questo, che il senato e il popolo romano ora hanno gli occhi puntati sul nostro esercito: quale sarà il nostro valore militare, tale poi sarà la sorte di quella grande città e dello Stato romano. […]<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-25 17:25:01 UTC</pubDate>
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         <title>Scipione contro Annibale </title>
         <author>raffyruggiero05</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il discorso è tratto ancora una volta da  <strong><em>Ab Urbe Condita</em></strong> di Tito Livio, Scipione affronta l'avversario Annibale in Italia e così incita le truppe schierate poco prima della battaglia.<br><br><em>Scipio postquam trans Padum copias duxit et ad Ticinum amnem castra movit, ad militum hortationem dixit: " Novus imperator apud novos milites pauca verba dicet. Pro patriae salute pugnabitis, milites, cum gentibus quas terra marique iam bello vicistis, a quibus stipendium per multos annos exegistis ac belli praemia Siciliam ac Sardiniam habuistis. Erit igitur Romanis legionibus in hoc certamine victorum animus, quia Iuppiter auxilio nostris copiis iam venit primo Punico bello; hostium autem robora ac vires languescunt, Poeni iam non homines sed hominum umbrae sunt, fame, frigore, squalore contusi ac debilitati sunt inter saxa rupesque Alpium. Cum vestris gladiis tacti erunt; eorum corpora quassabentur armaque frangentur. Itaque reliquias exstremas hostis, non hostem habetis".<br></em><br><br>Scipione, dopo avere passato il Po con l'esercito e mosso l’accampamento verso il fiume Ticino, per incitare le truppe disse: "Poche parole deve dire un comandante nuovo a truppe nuove. Combatterete, o soldati, per la salvezza della patria, contro popoli che già vinceste in guerra per terra e per mare, dai quali per molti anni percepiste un tributo e otteneste come premi di guerra la Sicilia e la Sardegna. Avranno dunque le legioni Romane in questo conflitto l'animo dei vincitori, poiché Giove già venne in soccorso del nostro esercito in occasione della prima guerra Punica; languono peraltro il nerbo e le forze dei nemici, i Cartaginesi ormai non sono uomini ma ombre d'uomini, fiaccati dalla fame, dal freddo, dalla sporcizia, sono stati indeboliti fra le rocce ed i sassi delle Alpi. Quando saranno colpiti dalle vostre spade, i loro corpi saranno scossi e le loro armi saranno spezzate. Così, gli ultimi resti di un nemico, non un nemico avrete davanti."<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-25 17:53:10 UTC</pubDate>
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         <title>Cesare esorta le truppe</title>
         <author>raffyruggiero05</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il discorso è pronunciato da Cesare alle sue truppe, ed è tratto dal libro terzo del <strong><em>De Bello Civili</em></strong>, in cui si narra dello scontro tra Cesare e Pompeo.<br><br><em>Caesar ab superioribus consiliis depulsus omnem sibi commutandam belli rationem existimavit.  Itaque uno tempore praesidiis omnibus deductis et oppugnatione dimissa coactoque in unum locum exercitu contionem apud milites habuit hortatusque est, ne ea quae accidissent graviter ferrent, neve his rebus terrerentur, multisque secundis proeliis unum adversum et id mediocre opponerent. [...]<br><br></em>Cesare, costretto a rinunciare ai suoi precedenti progetti, pensò di dovere cambiare totalmente il piano di guerra. E così, richiamati contemporaneamente tutti i presidi e abbandonato l'assedio e riunito in un solo posto l'esercito, tenne un discorso ai soldati esortandoli a non addolorarsi per quanto era avvenuto, a non lasciarsi demoralizzare dagli avvenimenti e a non anteporre a molte battaglie favorevoli una sconfitta sola e per di più di poco conto. [...]<em><br></em><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-25 18:23:54 UTC</pubDate>
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         <title>Menenio Agrippa parla alla plebe romana</title>
         <author>raffyruggiero05</author>
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         <description><![CDATA[<div>L'esortazione al popolo romano alla concordia con il senato è contenuta in un discorso tenuto dal senatore Menenio Agrippa nel 494 a.C. ai plebei in rivolta che, in segno di protesta, avevano abbandonato la città e occupato il colle Aventino, l'apologo è riportato dallo storico Aurelio Vittore.<br><br><em>“Olim, inquit, humani artus, quia ventrem otiosum cernebant, cum eo discordaverunt et ventri suum ministerium negaverunt. Sed eo pacto non solum venter sed omnes artus corporis magis magisque delibitabantur. Tum denique verum intellexerunt: venter, sicut magistratus et senatus in civitate, toti corpori dat operam suam; nam acceptos cibos per omnes artus distribuit ad salutem universi corporis. Itaque artus cum ventre in amicitiam redierunt. Credite ergo verbis meis, Quirites: setatus et populus, quasi unum corpus, discordia debilitantur, cordia valent”. Tali fabula audita, plebs hortatu Agrippae Romam rediit et rursus foedera cum senatu fecit.<br></em><br></div><div><em>“Un tempo disse, le membra umane, poiché vedevano il ventre ozioso, litigarono con lui e negarono il loro servizio al ventre. Ma con questa decisione, non solo il ventre, ma tutte le membra del corpo si indebolivano sempre di più. Allora alla fine capirono la verità: il ventre, così come i magistrati e il senato in città, si adopera per tutto il corpo; infatti distribuisce i cibi ricevuti a tutte le membra per il benessere di tutto il corpo, pertanto le membra ritornarono in amicizia con il ventre. Credete dunque alle mie parole, Quiriti: il senato e il popolo, come un solo corpo, sono indeboliti dalla discordia, stanno bene grazie alla concordia”.  Dopo che ebbero ascoltato tale storia, la plebe, per esortazione di Agrippa, ritornò a Roma e stabilì nuovamente i legami con il senato.<br></em><br></div><div> </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-25 19:48:57 UTC</pubDate>
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         <title>Discorsi di incitamento all&#39;esercito e al popolo in momenti di difficoltà</title>
         <author>raffyruggiero05</author>
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         <pubDate>2020-04-25 20:08:28 UTC</pubDate>
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         <title>Adlocutio di Ottaviano Augusto</title>
         <author>raffyruggiero05</author>
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         <pubDate>2020-04-26 08:16:48 UTC</pubDate>
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         <author>raffyruggiero05</author>
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         <author>raffyruggiero05</author>
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