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      <title>&quot;Alla luna&quot; e &quot;canto notturno di un pastore errante dell&#39;asia&quot; by ARARSE TRAMONTANA</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2024-04-17 18:08:07 UTC</pubDate>
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         <title>Disegno &quot;alla luna&quot;</title>
         <author></author>
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         <pubDate>2024-04-18 10:27:13 UTC</pubDate>
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         <title>Audio &quot;Alla luna&quot;</title>
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         <pubDate>2024-04-18 10:27:24 UTC</pubDate>
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         <title>Figure retoriche &quot;Alla luna&quot;</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>O graziosa luna=apo<br>strofe→si rivolge ad un qualcosa da cui sa non poter ricevere risposta&nbsp;<br>Luci=metafora→occhi</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-18 10:27:41 UTC</pubDate>
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         <title>Parafrasi &quot;Alla luna</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>O graziosa luna, io mi ricordo,<br>che, proprio un anno fa, io venivo&nbsp; su questo colle ad ammirarti&nbsp;<br>pieno di sofferenza:e tu allora eri su quel bosco&nbsp;<br>come fai anche adesso illuminandolo tutto.<br>Ma, a causa del pianto, che mi nasceva sulle ciglia, nei miei occhi,&nbsp;<br>il tuo aspetto mi appariva offuscato e tremolante,<br>poiché la mia vita era dolorosa e lo è anche ora e non cambia situazione,<br>o mia cara luna. Eppure mi fa bene ricordare il tempo passato&nbsp;<br>e riconsiderare il tempo del mio dolore. Oh com'è bello,<br>nell'età della giovinezza, quando la speranza ha ancora un lungo percorso&nbsp;<br>e la memoria breve,ricordarsi degli avvenimenti passati,<br>anche se sono tristi e la sofferenza dura ancora nel presente.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-18 10:27:57 UTC</pubDate>
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         <title>Commento &quot;Canto notturno di un pastore errante dell&#39;Asia&quot;</title>
         <author>ararsetramontana</author>
         <link>https://padlet.com/ararsetramontana/4cr20cix7mhgx117/wish/2960507437</link>
         <description><![CDATA[<div>Il poema descrive la meditazione di un pastore solitario che, durante una notte d'estate, contempla la bellezza del mondo, mentre canta una melodia triste e malinconica. Il testo descrive la bellezza della natura, del cielo stellato e della luna, che rappresentano una sorta di specchio dell'anima del protagonista.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-18 15:12:43 UTC</pubDate>
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         <title>Disegno &quot;Canto notturno di un pastore errante dell&#39;Asia&quot;</title>
         <author>ararsetramontana</author>
         <link>https://padlet.com/ararsetramontana/4cr20cix7mhgx117/wish/2960507548</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2024-04-18 15:12:49 UTC</pubDate>
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         <title>Figure retoriche &quot;Canto notturno di un pastore errante dell&#39;Asia&quot;</title>
         <author>ararsetramontana</author>
         <link>https://padlet.com/ararsetramontana/4cr20cix7mhgx117/wish/2960507833</link>
         <description><![CDATA[<div>che fai…che fai → anafora<br>ancor…ancor…ancor→anafora<br>O gregge mia→ personificazione&nbsp;<br>più felice sarei…più felice sarei→ anafora&nbsp;<br>Abisso immenso →iperbole<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-18 15:13:01 UTC</pubDate>
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         <title>Parafrasi &quot;Canto notturno di un pastore errante dell&#39;Asia&quot;</title>
         <author>ararsetramontana</author>
         <link>https://padlet.com/ararsetramontana/4cr20cix7mhgx117/wish/2960507987</link>
         <description><![CDATA[<div>Luna, cosa fai tu in cielo? dimmi, cosa fai, luna silenziosa?<br>La sera sorgi e vai, contemplando i deserti; poi tramonti.<br>Non sei ancora soddisfatta di ripercorrere in eterno le stesse vie?<br>Ancora non rifuggi, ancora sei desiderosa di ammirare queste valli?<br>La vita del pastore è simile alla tua.<br>Si alza alle prime luci dell'alba,<br>Muove il gregge oltre i campi e vede altre greggi, fonti, erbe;<br>poi alla sera, stanco, riposa; non spera mai nient'altro.<br>Dimmi, luna: che senso ha la vita del pastore,<br>quella di voi corpi celesti? dimmi: qual è il fine ultimo di questo mio breve vagare, del tuo corso eterno?<br>Un vecchietto pallido, malato, seminudo e scalzo,<br>con un pesantissimo fascio sulle spalle, corre tra i monti e le valli, tra le rocce aguzze e la sabbia alta, e i cespugli,nel vento, nella tempesta, quando c'e molto caldo e quando c'è il gelo, corre via, supera torrenti e stagni, cade, si rialza, e si affretta sempre di più, senza riposare o mangiare, lacero e sanguinante; finché arriva alla meta del cammino e di tutta la sua fatica: un orrido e immenso baratro, dove lui dimentica tutto precipitando di sotto.<br>Vergine luna, la vita degli uomini è simile a questo.L’uomo nasce per soffrire, e la stessa nascita è un rischio di morte. Prova sofferenza e dolore come prima cosa; e all’inizio stesso della vita la madre e il padre prendono a consolare il figlio per essere venuto al mondo.<br>Quando questo poi cresce, l’uno e l’altro lo sostengono, e continuamente con gesti affettuosi e parole dolci s’impegnano a fargli coraggio e a consolarlo della condizione umana: i genitori nei confronti della loro prole non compiono altri gesti più graditi.<br>Ma perché dare al mondo e mantenere in vita chi poi è necessario consolare dell’esistenza stessa? Se la vita è una sventura continua perché dev’essere subita e tollerata da noi? O luna non toccata da tali problematiche, questo è lo stato dei mortali. Ma tu non sei come noi, e quindi forse poco ti interessa di ciò che dico.<br>Tuttavia tu, solitaria, eterna pellegrina che sei così pensosa, tu forse puoi capire cosa sia l’esistenza terrena, il nostro soffrire e il nostro sospirare; puoi intendere cosa significhi la morte, lo scolorarsi del nostro volto, e lo scomparir dalla terra, e abbandonare ogni consueta ed amata compagnia umana.<br>E tu certo hai nozione della causa delle cose, e vedi l’esito proficuo del mattino, della sera,&nbsp; e del silenzioso e inarrestabile alternarsi delle giornate. Tu sicuramente sai per quale causa lieta rida la primavera, a chi sai favorevole l’estate, e che vantaggi abbiano i ghiacci dell’inverno. Tu mille cose sai, e mille ne scopri, che sono tenute segrete all’umile pastore.<br>Spesso, quando ti osservo e ti contemplo mentre stai così silenziosa sopra il deserto che, al suo orizzonte, confina col cielo; oppure mentre mi segui viaggiando a mano a mano con il mio gregge; e quando scruto le stelle splendere nel cielo;<br>dico pensando fra me: “A che scopo così tante luci? Qual è il senso dell’universo infinito, e della grandiosità della volta celeste? Che vuol dire la solitudine totale dell’uomo? Io che sono?<br>Così rifletto tra me e me: e non so trovare uno scopo o un beneficio qualsiasi dell’universo immenso e smisurato,e di tutte le cose viventi; né poi mi spiego il senso di tanta fatica, di tanti andirivieni di ogni cosa terrena o celeste che girando ininterrottamente, finisce là da dove era partita. Ma tu sicuramente giovane luna immortale, sai la motivazione di tutto. Questo io so e provo, che forse ad altri verrà un bene o un premio dell’eterno ruotare degli astri, della mia fragilità; per me, la vita è dolore.<br>O gregge mio che ti accucci, beato te, che – suppongo – non conosci la tua miseria! Come ti invidio! Non solo perché vai libero dalle preoccupazioni umane; tanto che dimentichi immediatamente ogni sofferenza, dolore o timore di morte ma soprattutto perché non provi mai la sensazione del nulla.<br>Quando siedi all’ombra, sull’erba, sei pacifica e felice; e vivi in questo stato senza noia&nbsp; per buona parte dell’anno. E pure io siedo in un prato ombroso, ma un’insoddisfazione latente mi ingombra il pensiero, e uno sprone quasi mi pungola così che, benché seduto, io sono ben distante&nbsp; dal trovar un luogo di pace.<br>E tuttavia non desidero alcunché e non ho per ora motivo di dolermi. Non so dire con precisione quanto o per qual motivo tu sia felice; ma sei fortunata. Ed io provo ancor poco piacere, o gregge mio, né mi lamento solo di questo. Se tu sapessi parlare, io ti chiederei: “Dimmi, perché ogni animale è contento giacendo nell’agio e nell’ozio mentre, se io mi riposo, la noia mi assale?”<br>Forse se io avessi le ali per volare sopra le nuvole, e contare a una a una le stelle o se potessi errare di cresta in cresta sarei più felice. o dolce mio gregge, sarei più sereno, o candida luna.<br>O probabilmente il mio ragionamento si allontana dalla verità, prestando attenzione alla sorte altrui. Forse – in quale che sia lo stato in cui si nasce, dalla stalla alla culla – per chi viene al mondo è funesto il giorno della nascita.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-18 15:13:08 UTC</pubDate>
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         <title>Testo &quot;Alla Luna&quot;</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>O graziosa Luna, io mi rammento</p><p>che, or volge l’anno, sovra questo colle</p><p>io venia pien d’angoscia a rimirarti:</p><p>e tu pendevi allor su quella selva,</p><p>siccome or fai, che tutta la rischiari.</p><p>Ma nebuloso e tremulo dal pianto,</p><p>che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci</p><p>il tuo volto apparia, ché travagliosa</p><p>era mia vita: ed è, né cangia stile,</p><p>o mia diletta Luna. E pur mi giova</p><p>la ricordanza, e il noverar l’etate</p><p>del mio dolore. Oh come grato occorre</p><p>nel tempo giovanil, quando ancor lungo</p><p>la speme e breve ha la memoria il corso,</p><p>il rimembrar delle passate cose,</p><p>ancor che triste, e che l’affanno duri!</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-18 15:50:47 UTC</pubDate>
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         <title>Testo &quot;Canto notturno di un pastore errante dell&#39;Asia&quot;</title>
         <author>ararsetramontana</author>
         <link>https://padlet.com/ararsetramontana/4cr20cix7mhgx117/wish/2960576173</link>
         <description><![CDATA[<div>Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,<br>Silenziosa luna?<br>Sorgi la sera, e vai,<br>Contemplando i deserti; indi ti posi.<br>Ancor non sei tu paga<br>Di riandare i sempiterni calli?<br>Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga<br>Di mirar queste valli?<br>Somiglia alla tua vita<br>La vita del pastore.<br>Sorge in sul primo albore<br>Move la greggia oltre pel campo, e vede<br>Greggi, fontane ed erbe;<br>Poi stanco si riposa in su la sera:<br>Altro mai non ispera.<br>Dimmi, o luna: a che vale<br>Al pastor la sua vita,<br>La vostra vita a voi? dimmi: ove tende<br>Questo vagar mio breve,<br>Il tuo corso immortale?<br><br>Vecchierel bianco, infermo,<br>Mezzo vestito e scalzo,<br>Con gravissimo fascio in su le spalle,<br>Per montagna e per valle,<br>Per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,<br>Al vento, alla tempesta, e quando avvampa<br>L’ora, e quando poi gela,<br>Corre via, corre, anela,<br>Varca torrenti e stagni,<br>Cade, risorge, e più e più s’affretta,<br>Senza posa o ristoro,<br>Lacero, sanguinoso; infin ch’arriva<br>Colà dove la via<br>E dove il tanto affaticar fu volto:<br>Abisso orrido, immenso,<br>Ov’ei precipitando, il tutto obblia.<br>Vergine luna, tale<br>E’ la vita mortale.<br><br>Nasce l’uomo a fatica,<br>Ed è rischio di morte il nascimento.<br>Prova pena e tormento<br>Per prima cosa; e in sul principio stesso<br>La madre e il genitore<br>Il prende a consolar dell’esser nato.<br>Poi che crescendo viene,<br>L’uno e l’altro il sostiene, e via pur sempre<br>Con atti e con parole<br>Studiasi fargli core,<br>E consolarlo dell’umano stato:<br>Altro ufficio più grato<br>Non si fa da parenti alla lor prole.<br>Ma perchè dare al sole,<br>Perchè reggere in vita<br>Chi poi di quella consolar convenga?<br>Se la vita è sventura,<br>Perchè da noi si dura?<br>Intatta luna, tale<br>E’ lo stato mortale.<br>Ma tu mortal non sei,<br>E forse del mio dir poco ti cale.<br><br>Pur tu, solinga, eterna peregrina,<br>Che sì pensosa sei, tu forse intendi,<br>Questo viver terreno,<br>Il patir nostro, il sospirar, che sia;<br>Che sia questo morir, questo supremo<br>Scolorar del sembiante,<br>E perir dalla terra, e venir meno<br>Ad ogni usata, amante compagnia.<br>E tu certo comprendi<br>Il perchè delle cose, e vedi il frutto<br>Del mattin, della sera,<br>Del tacito, infinito andar del tempo.<br>Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore<br>Rida la primavera,<br>A chi giovi l’ardore, e che procacci<br>Il verno co’ suoi ghiacci.<br>Mille cose sai tu, mille discopri,<br>Che son celate al semplice pastore.<br>Spesso quand’io ti miro<br>Star così muta in sul deserto piano,<br>Che, in suo giro lontano, al ciel confina;<br>Ovver con la mia greggia<br>Seguirmi viaggiando a mano a mano;<br>E quando miro in cielo arder le stelle;<br>Dico fra me pensando:<br>A che tante facelle?<br>Che fa l’aria infinita, e quel profondo<br>Infinito Seren? che vuol dir questa<br>Solitudine immensa? ed io che sono?<br>Così meco ragiono: e della stanza<br>Smisurata e superba,<br>E dell’innumerabile famiglia;<br>Poi di tanto adoprar, di tanti moti<br>D’ogni celeste, ogni terrena cosa,<br>Girando senza posa,<br>Per tornar sempre là donde son mosse;<br>Uso alcuno, alcun frutto<br>Indovinar non so. Ma tu per certo,<br>Giovinetta immortal, conosci il tutto.<br>Questo io conosco e sento,<br>Che degli eterni giri,<br>Che dell’esser mio frale,<br>Qualche bene o contento<br>Avrà fors’altri; a me la vita è male.<br><br>O greggia mia che posi, oh te beata,<br>Che la miseria tua, credo, non sai!<br>Quanta invidia ti porto!<br>Non sol perchè d’affanno<br>Quasi libera vai;<br>Ch’ogni stento, ogni danno,<br>Ogni estremo timor subito scordi;<br>Ma più perchè giammai tedio non provi.<br>Quando tu siedi all’ombra, sovra l’erbe,<br>Tu se’ queta e contenta;<br>E gran parte dell’anno<br>Senza noia consumi in quello stato.<br>Ed io pur seggo sovra l’erbe, all’ombra,<br>E un fastidio m’ingombra<br>La mente, ed uno spron quasi mi punge<br>Sì che, sedendo, più che mai son lunge<br>Da trovar pace o loco.<br>E pur nulla non bramo,<br>E non ho fino a qui cagion di pianto.<br>Quel che tu goda o quanto,<br>Non so già dir; ma fortunata sei.<br>Ed io godo ancor poco,<br>O greggia mia, nè di ciò sol mi lagno.<br>Se tu parlar sapessi, io chiederei:<br>Dimmi: perchè giacendo<br>A bell’agio, ozioso,<br>S’appaga ogni animale;<br>Me, s’io giaccio in riposo, il tedio assale?<br><br>Forse s’avess’io l’ale<br>Da volar su le nubi,<br>E noverar le stelle ad una ad una,<br>O come il tuono errar di giogo in giogo,<br>Più felice sarei, dolce mia greggia,<br>Più felice sarei, candida luna.<br>O forse erra dal vero,<br>Mirando all’altrui sorte, il mio pensiero:<br>Forse in qual forma, in quale<br>Stato che sia, dentro covile o cuna,<br>E’ funesto a chi nasce il dì natale.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-18 16:05:46 UTC</pubDate>
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         <title>Commento &quot;Alla luna&quot;</title>
         <author>ararsetramontana</author>
         <link>https://padlet.com/ararsetramontana/4cr20cix7mhgx117/wish/2960695850</link>
         <description><![CDATA[<div>In" Alla luna" si affronta il tema del ricordo (La ricordanza era il titolo originale). il ricordo, anche se triste e doloroso, ha un potere consolatorio.<br>La poesia è un'opposizione tra il presente e il passato: in questo caso, tra i sentimenti dell'anno precedente, quando il poeta ammirava la luna pieno di angoscia e quelli del presente: il dolore è sempre lo stesso, nulla è cambiato nella vita di Leop<br>ardi, ma il ricordo addolcisce la tristezza, perché appartiene al tempo della giovinezza, quando ha ancora tanto spazio la speranza, data dalle illusioni giovanili.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-18 17:45:18 UTC</pubDate>
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