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      <title>Giotto by anastasia</title>
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      <description>Sara Di Lascio, Francesco di Biasio, Denise Di Maio, Anna Di Marco, Ferullo Anastasia.</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2021-03-10 13:54:05 UTC</pubDate>
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         <title>La vita di Giotto </title>
         <author>anastasiaferullo</author>
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         <description><![CDATA[<div>Giotto da Bondone, meglio noto semplicemente come Giotto, nasce probabilmente nell'anno 1267, a Colle di Vespignano, presso Vicchio, nel Mugello. Pittore, architetto, scultore, è una delle massime figure dell'arte non solo italiana, ma dell'intero Occidente. E' ricordato per aver dato un senso del tutto nuovo ai concetti di colore, spazio e volume, "riprendendo" e immortalando i suoi soggetti direttamente dalla realtà, "dal naturale", come si diceva un tempo. La sua arte segna il passaggio dal Medioevo all'Umanesimo, di cui può ben dirsi il traghettatore, almeno per tutto quanto attiene l'arte figurativa. Uomo d'affari ed imprenditore, il suo nome è legato alla città di Firenze, di cui diviene, nel 1334, "Magistrum et gubernatorem", per quanto riguarda il lavori del duomo e delle parti più importanti della città.</div><div><br></div><div>Di famiglia contadina, il suo nome deriverebbe con ogni probabilità da Angiolotto, o al limite da Ambrogiotto, due nomi all'epoca molto usati. Ad ogni modo, intorno ai dieci anni, Giotto comincia già a frequentare la bottega di Cimabue, la cui influenza  è evidente in quelle che sono considerate le prime opere dell'allievo. Giotto sposa tale Ciuta, da Ricevuta, di Lapo del Pela di Firenze, con la quale avrà otto figli.Verso il 1300, dopo alcuni probabili pernottamenti anche ad Assisi, Giotto fa ritorno a Firenze. Realizza nell'arco di un biennio le opere "Il polittico di Badia" e la tavola firmata con le "Stigmate di San Francesco". Frequenti sono i suoi ritorni nella capitale, dove attende ai lavori del ciclo papale nella Basilica di San Giovanni in Laterano, oltre ad occuparsi di altre decorazioni, preparando la città ad accogliere il Giubileo del 1300, indetto da Papa Bonifacio VIII. Intorno al 1311 dipinge una delle opere più importanti della sua carriera di artista: la "Maestà" degli Uffizi, l'opera esprime tutta la grande modernità dell'artista, in procinto di stabilire un nuovissimo rapporto con lo spazio, come testimonia la prospettiva del trono. Dipinge,probabilmente entro il 1322, la Cappella Peruzzi, sita in Santa Croce a Firenze. </div>]]></description>
         <pubDate>2021-03-10 13:54:13 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>anastasiaferullo</author>
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         <description><![CDATA[<div>Giotto stava immagazzinando una grande fama, era un uomo ricco, che curava con astuzia le proprie finanze e che, nei momenti di assenza dalla sua città, affidava al figlio Francesco il compito di gestire i suoi affari, dai poderi alle committenze di lavoro. Nel 1334, a Firenze, ove rientra, le autorità cittadine lo nominano capomastro nell'Opera di Santa Maria del Fiore, oltre che Soprintendente assoluto alle opere del Comune. In pratica, gli viene affidato il Duomo fiorentino, oltre che la costruzione delle mura della città. Il giorno 8 gennaio del 1337 Giotto muore a Firenze: viene sepolto con grandi onori in Santa Reparata (Santa Maria del Fiore), a spese comunali.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-10 14:02:07 UTC</pubDate>
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         <author>anastasiaferullo</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-03-10 14:04:56 UTC</pubDate>
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         <title>Il Polittico Stefaneschi</title>
         <author>anastasiaferullo</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il Polittico Stefaneschi è una tempera su tavola delle dimensioni di 78·89 cm del pannello centrale, 168·83cm I pannelli laterali e 45·83 gli scomparti della predella. Fu fatto da Giotto e dai suoi aiuti di bottega nel 1320, probabilmente non era destinato all'altare maggiore dell'antica basilica di San Pietro in Vaticano ma all'altare dei canonici, ed oggi è conservato nelle pinacoteca Vaticana. La scelta delle scene verte essenzialmente su San Pietro e su San Paolo, l'altro apostolo le cui reliquie si trovano a Roma, ad essi poi si aggiungono il Cristo e gli apostoli maggiori. In realtà non si sa bene quale fosse il recto e quale il verso, ma si ipotizza che il lato con il Cristo in trono sia il recto, il lato destinato alla visione dei canonici dell'altare, mentre il verso è quello con San Pietro, visto dai fedeli nella navata. Sul recto abbiamo: al centro Cristo in trono con gli angeli e un offerente ai suoi piedi, nel quale si riconosce lo stesso Stefaneschi. Le figure circondano il santo come nelle Maestà e sono disposte in maniera circolare e ciò dimostra un adattamento alle nuove concezioni spaziali. Nei pannelli laterali, invece, abbiamo la Crocifissione di San Pietro dove Il martirio di Pietro viene rappresentato secondo l'iconografia del tempo e cioè a testa in giù. Alla scena assiste un folto gruppo di spettatori e tutto si trova tea due edifici, la Piramide Vaticana, detta Meta Romuli e il Terebindo, entrambi legati al martirio di Pietro. In alto l'anima dell'apostolo è portata in cielo da un gruppo di angeli. Poi troviamo anche la figura di una donna che stende dolorosamente le braccia fin dietro la schiena, la stessa donna è ripresa nella Crocifissione con cinque francescani della basilica inferiore di Assisi. </div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-10 14:06:47 UTC</pubDate>
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         <author>anastasiaferullo</author>
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         <description><![CDATA[<div>Sempre nei pannelli laterali troviamo la Decollazione di San Paolo, la cui scena é ambientata in un paesaggio tra due colli e qui si trova anche una casa a pianta centrale; anche qui il santo è rappresentato mentre sale al cielo portato dagli angeli. A sinistra Plautilla, sulla cima di una ripida montagnola, riceve una benda che il santo lascia cadere, la quale scende come un paracadute. I tre scomparti della predella, invece, raffigurano la Vergine in trono con il Bambino tra gli angeli, San Pietro e San Giacomo al centro mentre ai lati troviamo cinque apostoli per  parte. Sul verso abbiamo al centro San Pietro in trono tra gli angeli e gli offerenti, nei pannelli laterali San Giacomo e San Paolo a sinistra e Sant'Andrea e San Giovanni Evangelista a destra. Nelle predella, l'unico pannello giunto fino a noi, rappresenta Santo Stefano e due Santi non identificabili. Nelle cuspidi sono presenti dei tondi con angeli, santi e profeti. Notevole è la varietà cromatica, a scopo decorativo, ma le figure sono meno plastiche rispetto ad altre opere di Giotto. L'importanza del luogo  a cui era destinata imponeva l'uso del fondo oro dal quale le figure si stagliavano con grande evidenze e le forme sono solide e solenni.Il pittore ha cercato di dare al dipinto una maggior naturalezza e un maggior realismo, rispetto alle altre opere. In alcuni personaggi possiamo notare gesti di commozione, sorpresa, disperazione ed proprio questo che rende Giotto un autore moderno, perchè è riuscito a dare  ai suoi personaggi una dimensione molto più umana. </div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-10 14:08:34 UTC</pubDate>
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         <author>anastasiaferullo</author>
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         <pubDate>2021-03-10 14:11:42 UTC</pubDate>
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         <author>anastasiaferullo</author>
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         <pubDate>2021-03-10 14:12:16 UTC</pubDate>
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         <title>Il Bacio di Giuda</title>
         <author>anastasiaferullo</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nell'arte cristiana è chiamato Bacio di Giuda un episodio della passione di Cristo, nel quale Giuda raggiunge Cristo nell'Orto degli Ulivi e con un bacio rivela l'identità del Maestro ai soldati per farlo arrestare. L'episodio del bacio è riportato in tutti I vangeli canonici. La sua iconografia prevede una scena tumultuosa, con le figure di Cristo in atteggiamento di tranquillità o rassegnazione, di Giuda che lo bacia o si appresta a farlo, dei soldati e degli apostoli tra cui Pietro, che impugna una spada e taglia un orecchio a un soldato. L'opera si trova nella Cappella degli Scrovegni di Padova, fatta costruire da Enrico Scrovegni che chiese a Giotto, di affrescarla. Il Bacio di Giuda, infatti, è un affresco di 200 ·185 cm databile al 1300-1305 ed è compreso nelle Storie della Passione di Gesù. Al centro del dipinto troviamo Giuda che bacia Cristo avvolgendolo in un abbraccio che fa delle due figure un unico, solidissimo blocco, che l'ampio mantello giallo dell' Apostolo traditore panneggia con compostezza solenne. Gesú e Giuda sono immobili, Gesú guarda Giuda negli occhi, mentre quest'ultimo esita a baciarlo, resta come bloccato, con le labbra protese in una smorfia che lo rende quasi goffo. Giotto vuole sottolineare il dramma umano del tradimento di un amico, della delusione e della sofferenza che questo comporta. Attorno ai protagonisti si agita la folla delle guardie, sulla destra, che vogliono arrestare Gesù e quella degli Apostoli, sulla sinistra, che tentano inutilmente di opporsi.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-10 14:14:37 UTC</pubDate>
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         <author>anastasiaferullo</author>
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         <description><![CDATA[<div>I corpi dei personaggi minori, come Gesù e Giuda, sono realizzati in maniera massiccia e compatta e anche la scelta dei colori delle vesti, alternativamente caldi ( giallo, rosso, rosa, arancione) e freddi ( verde, azzurro, viola, lilla) contribuiscono a evidenziare, proprio per il reciproco contrasto, la maestosa solidità fisica delle figure. In Giotto i personaggi sono sempre intenti all'azione e non si curano di chi li guarda, infatti, possono anche permettersi di voltare le spalle. Sebbene l'iconografia risulti tradizionale, Giotto ha immesso una straordinaria tensione e drammaticità.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-10 14:18:10 UTC</pubDate>
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         <author>anastasiaferullo</author>
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         <pubDate>2021-03-10 14:20:04 UTC</pubDate>
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         <title>Crocifisso di Santa Maria Novella </title>
         <author>anastasiaferullo</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel <em>Crocifisso di Santa Maria Novella</em> dipinto da Giotto, Cristo sulla croce diventa un uomo reale che soffre e muore.<br><strong>Giotto</strong>, <em>Crocifisso di Santa Maria Novella</em> 1290-1295 circa, tempera e oro su tavola, 578 x 406 cm. Firenze, Basilica di Santa Maria Novella<br>Il corpo di Cristo è appoggiato contro un pannello decorato. Ai lati del braccio corto della Croce sono dipinti poi la Vergine a sinistra e San Giovanni a destra. In alto al sommo della Croce è dipinto un rettangolo rosso con le insegne di Cristo. Il corpo di Gesù è magro e visibilmente provato dalla Passione che lo ha portato alla morte. Infatti sulla sinistra del torace è visibile un fiotto di sangue che esce dalla ferita al costato. I capelli lunghi e biondi ricadono scriminati al centro mentre una leggera barba incornicia il mento. Dalle ferite alle mani scendono altri rivoli di sangue come dal costato e dai piedi. Intorno ai fianchi è stretto un velo e i piedi in basso sono fissati alla croce da un grosso chiodo.<br>Il braccio verticale della croce poggia su una base trapezoidale all’interno della quale è dipinta una roccia con un teschio che rappresenta il monte Gòlgota, anche detto monte Calvario. Contrariamente alla realtà della crocifissione i chiodi sono infissi nel palmo della mano e non nel polso. Questa convenzione fa parte della tradizione iconografica precedente. Però il Cristo di Giotto non è un “<strong><em>Christus triumphans</em></strong>“, come nella tradizione Bizantina e romanica, ma una persona in carne ed ossa sofferente sulla croce, definito “<strong><em>Christus patiens</em></strong><em>“.</em> Uno dei primi esempi di quest'ultimo si attribuisce al maestro Giunta Pisano.<br><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-10 14:25:36 UTC</pubDate>
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         <author>anastasiaferullo</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nella sua croce, Giotto, dipinge una nuova versione di Cristus Patiens che, da Giunta Pisano in avanti, era dipinto con il corpo fortemente inarcato a sinistra, in modo convenzionale e stilizzato. La tridimensionalità e il senso del volume sono resi grazie al chiaroscuro. La sovrapposizione dei piedi e le dita dipinte di scorcio contribuiscono a rendere la profondità dello spazio compreso dalla figura di Cristo.<br>Le gambe sono piegate nella sofferenza di sostenere il corpo che diventa sempre più pesante con la morte che sopraggiunge. Il pannello dietro il corpo di Cristo sembra un tappeto orientale e la scena è molto drammatica grazie al sangue che sgorga dalla ferita al costato, dalle ferite alle mani e cola fin sui piedi, finendo sulla pietra del Gòlgota. <br> Si può concludere dicendo che la pittura di Giotto è considerata un’anticipazione della cultura figurativa rinascimentale. Il maestro dipinse immagini realistiche, espressive e tridimensionale, inoltre animò le scene inserendo dettagli quotidiani e naturali.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-10 14:28:14 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>anastasiaferullo</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-03-10 14:28:39 UTC</pubDate>
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         <title>La Strage degli Innocenti </title>
         <author>anastasiaferullo</author>
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         <description><![CDATA[<div>La <strong><em>Strage degli innocenti</em></strong> è un affresco (200x185 cm) di Giotto, databile al 1303-1305 circa e facente parte del ciclo della Cappella degli Scrovegni a Padova. È compresa nelle <em>Storie di Gesù</em> del registro centrale superiore, nella parete destra guardando verso l'altare.<br>La scena, di crudo realismo, è una delle più drammatiche del ciclo, anche se nel 1951 Pietro Toesca ne rilevò una certa artificiosità e qualche difetto nel movimento dei personaggi ipotizzando la presenza di interventi di collaboratori, ipotesi poi ridimensionata dalla critica successiva. Come in altre scene del ciclo l'architettura dello sfondo aiuta a definire i gruppi di figure e, in generale, facilitare la lettura della scena. In alto a sinistra, da un balcone coperto, Erode impartisce il comando di uccidere tutti i fanciulli nati negli ultimi mesi, stendendo eloquentemente il braccio. Destinatarie del provvedimento sono le madri disperate, raggruppate dietro un edificio a pianta centrale (ispirato al Battistero di Firenze o forse all'abside della chiesa di San Francesco a Bologna), che si vedono strappare i figli dal gruppo dei carnefici, in particolare i due al centro, armati e in pose dinamicamente drammatiche e trattati con colori cupi. In basso sono collocati   i corpi ammassati di numerosi fanciulli, che sembrano quasi travalicare la cornice dell'affresco per franare oltre. A sinistra infine alcuni spettatori mostrano tutto il loro turbamento abbassando la testa e facendo espressioni di rassegnata contrarietà.<br><br></div><div>I bambini sono più grandi del normale, probabilmente per farne protagonisti della scena. Le madri hanno espressioni profondamente angosciate, con la bocca dischiusa in un lamento comune e le guance rigate dalle lacrime, come riemerso con l'ultimo restauro.<br>Come in altre scene su questo lato della parete l'azzurro di lapislazzuli, steso probabilmente a secco, è in più punti danneggiato da graffi e cadute di colore, nel cielo come nella veste della donna a destra.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-10 14:32:22 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>anastasiaferullo</author>
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         <pubDate>2021-03-10 14:33:57 UTC</pubDate>
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         <title>Il campanile di Giotto</title>
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         <description><![CDATA[<div>Nel 1334 la Repubblica Fiorentina incaricò Giotto di costruire un campanile; secondo il progetto, il campanile doveva essere ancora più alto degli 85 metri attuali, perché avrebbe dovuto terminare a guglia.<br>Giotto però morì tre anni dopo l’inizio dei lavori, realizzando soltanto la base. Il campanile fu portato avanti da Andrea Pisano che realizzò i primi due piani, seguendo il progetto di Giotto. <br>ll Campanile - alto 84.70 metri e largo 15 - svetta sopra Piazza Duomo a Firenze. Splendida testimonianza dell'architettura gotica fiorentina del Trecento, è rivestito di marmi bianchi, rossi e verdi come quelli della Cattedrale di Santa Maria del Fiore.<br>Soprattutto all’esterno del campanile il contributo di Giotto è davvero evidente: la scelta dei marmi colorati formano un gioco di colori unico al mondo.<br>Nel loro insieme i rilievi si presentano come una moltitudine di personaggi, personificazioni e allegorie tratti da testi religiosi, dalla letteratura antica greco-romana e dalla realtà quotidiana del tempo, ritraendo l’intero universo delle attività e delle scienze umane, in relazione al mondo, agli influssi astrali e al Divino.<br>Altre decorazioni del campanile sono il traforato a merletto delle finestre, che crea un suggestivo gioco di luci e ombre, le statue a grandezza naturale dei profeti e delle sibille (figure mitologiche), opere di maestri fiorentini come Andrea Pisano e di successivi come Donatello e Nanni di Banco.<br>Tutto ciò caratterizza la decorazione sontuosa del campanile che mescola il sacro e il civile.<br>Tra cui spicca il bellissimo gruppo del Sacrificio di Isacco di Donatello, splendido esempio del naturalismo del Quattrocento. Gli originali di tutte le sculture si possono ammirare al Museo dell'Opera del Duomo.<br><br></div>]]></description>
         <pubDate>2021-03-10 16:12:18 UTC</pubDate>
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         <title>I dipinti della Cappella Bardi</title>
         <author>dennydimaio2</author>
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         <description><![CDATA[<div>La cappella Bardi è la prima a destra della Cappella Maggiore della basilica di Santa Croce a Firenze. Contiene un ciclo di pitture a secco su parete di Giotto, databile al 1325 circa e dedicato a San Francesco d'Assisi.<br>Realizzata una decina d'anni dopo la vicina cappella Peruzzi, fu commissionata dai ricchi mercanti e banchieri fiorentini dei Bardi ,ed è considerata il testamento artistico del grande pittore. Purtroppo le  pitture sono state rovinate dallo scorrere del tempo,a causa dalla tecnica di pittura, in larga parte a secco, dovuta alla necessità di contenere i tempi d'esecuzione in un momento in cui il pittore, celebre in tutta Italia e oltre, non riusciva a far fronte a tutte le richieste, delegando molto alla bottega.<br>Gli  scomparti appartenenti a questo ciclo sono sette, disposti lungo le pareti laterali, di cui una lunetta e due rettangolari per lato, e sul grande arco d’entrata. Gli episodi raffigurano la vita di San Francesco con immagini  che richiamano quelli della chiesa Superiore di Assisi. Sulla parete di fondo sono raffigurati quattro santi, collocati ai lati della finestra, dei quali soltanto i due sulla sinistra sono in discreto stato di conservazione. Delle altre due figure, collocate sulla destra, è rimasta Santa Elisabetta d’Ungheria (in basso), che si presenta molto rovinata. L’intero ciclo di affreschi fu completamente ricoperto da una scialbatura, probabilmente eseguita nel Settecento , e venne riportato all’antico splendore solo nel 1852.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-10 19:10:40 UTC</pubDate>
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         <title>Cappella degli Scrovegni</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Una delle innovazioni della pittura di Giotto è proprio la sua capacità di addentrarsi nella caratterizzazione fisica e psicologica dei personaggi, indagandone a fondo l'anatomia e l'espressività.<br>Ciò appare particolarmente evidente nello straordinario ciclo di affreschi padovani della Cappella degli Scrovegni, alla cui realizzazione l'artista si dedica fra il 1303 e il 1305. Il complesso programma iconografico, commissionato da Enrico Scrovegni, prevede varie storie tratte dalle Vite di San Gioacchino e di Sant'Anna, della Vergine e di Cristo. <br>All’interno di queste opere pittura e architettura si fondono armonicamente fra loro, senza che la prima debba necessariamente porsi come complemento della seconda.<br>Al ciclo delle Storie di Cristo, appartiene la scena con il <strong>Compianto sul Cristo morto</strong>,uno degli affreschi più famosi della cappella padovana .<br>L'attenzione di tutti i personaggi raffigurati va al solenne Cristo morto, verso il cui capo converge idealmente anche la retrostante collina di nuda roccia, quasi a guidare lo sguardo dell'osservatore. Egli è sorretto da Maria, alla quale il pianto ha contratto i lineamenti del volto in un' espressione di dolore. San Giovanni, la cui testa è collocata nel centro geometrico del dipinto, allarga le braccia all'indietro in un gesto di dolore straziante, mentre due delle pie donne velate, viste di spalle, sorreggono il capo di Gesù. Sul lato opposto la Maddalena, accovacciata lungo una delle diagonali del dipinto, sorregge a sua volta i piedi di Cristo.<br>Tutti i personaggi, indagati psicologicamente nella loro espressività, assumono la misura placata di un equilibrio classico. Anche gli angeli del cielo piangono e si disperano; in tal modo Giotto annulla secoli di convenzioni che imponevano di raffigurare gli angeli con espressioni imperturbabili.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-10 20:03:17 UTC</pubDate>
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         <title>Madonna di Ognissanti</title>
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         <description><![CDATA[<div>Nel dipinto, oggi conservato alla Galleria degli Uffizi, l'artista si riallaccia alla collaudata tradizione del fondo oro ma introduce, allo stesso tempo, anche alcune importanti novità. <br>Significative, infatti, appaiono le massicce figure della Vergine e del Bambino, sotto gli abiti dei quali si indovina già la presenza di corpi volumetricamente compatti e ben definiti. Nei due personaggi, infatti, restano dei tratti ancora tradizionali: i due personaggi principali, ad esempio, che hanno dimensioni innaturalmente  maggiori degli altri, seguono ancora le antiche proporzioni<br>gerarchiche,  che alludono idealmente alla loro maggiore importanza. <br>E' comunque nella potente architettura gotica del trono, con guglie e gattoni, che si possono individuare i più interessanti spunti di novità. Nonostante la leggerezza degli elementi verticali che ne costituiscono la struttura , esso allude alla possente monumentalità di una costruzione in marmo, che poggia su una sontuosa predella in marmi mischi. <br>Gli angeli in piedi ai lati anteriori del trono, recano rispettivamente la corona d'oro (attributo di Maria regina del cielo) e una pìsside, alludente alla futura Passione di Cristo. <br>Gli angeli in ginocchio in primo piano, infine, introducono un'ulteriore percezione di profondità in quanto la loro collocazione aiuta a far comprendere come l'intera scena si svolga in uno spazio decisamente tridimensionale. </div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-10 20:08:40 UTC</pubDate>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-03-10 22:11:58 UTC</pubDate>
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         <pubDate>2021-03-10 22:14:38 UTC</pubDate>
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         <pubDate>2021-03-12 08:38:09 UTC</pubDate>
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