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      <title> by Nicola Maio</title>
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      <description>Itinerario_Vaccarizzo </description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-03-13 08:25:50 UTC</pubDate>
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         <title>Vi presento Vaccarizzo</title>
         <author>nicolamaio_nm</author>
         <link>https://padlet.com/nicolamaio_nm/401a9gza0yns/wish/241246193</link>
         <description><![CDATA[<div><br> é un comune italiano di 1 125 abitanti della provincia di Cosenza in Calabria.<br><br></div><div><br>Si trova sul versante settentrionale della Sila Greca, alle pendici della Serra Crista d'Acri (1125 m). Paese  <strong><em>arbëreshë</em></strong> (<em>greco-albanese</em>) che mantiene l'antica lingua albanese (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_arb%C3%ABresh%C3%AB"><em>arbërisht</em></a>), gli abiti tradizionali e il rito greco-bizzantino, sotto la giurisdizione religiosa dell'eparchia di Lungro, altro non lontano paese albanese d'Italia.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-13 08:49:10 UTC</pubDate>
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         <title>Storia</title>
         <author>nicolamaio_nm</author>
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         <description><![CDATA[<div>Vaccarizzo Albanese fu fondato intorno al <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1470">1470</a>, dopo la morte dell'eroe nazionale albanese <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Castriota_Scanderbeg">Giorgio Castriota Scanderbeg</a> (1468) e l'avanzata <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Turchi_ottomani">turca ottomana</a> nella <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Penisola_balcanica">penisola balcanica</a>, da gruppi di profughi che si stanziarono sulle colline della Pre-Sila greca,Nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/XVI_secolo">XVI secolo</a>, il luogo, in cui è situato oggi il paese, faceva parte del feudo dei Principi <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sanseverino_(famiglia)">Sanseverino</a>. Nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/XVII_secolo">XVII secolo</a> il feudo passò nelle mani del <a href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Duca_di_Corigliano&amp;action=edit&amp;redlink=1">Duca di Corigliano</a> e si estendeva dal Cino al <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Crati">Crati</a>, dalle colline sopra Vaccarizzo e San Giorgio fino al <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mar_Ionio">Mar Ionio</a></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-13 08:49:17 UTC</pubDate>
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         <title>Beni Architettonici</title>
         <author>nicolamaio_nm</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli</strong><br>La chiesa di Santa Maria di Costantinopoli edificata nel XVII secolo ha pianta a croce greca, originariamente tre navate con colonne a base circolare e tre porte. Oggi ha un’unica navata, ai lati della quale sono ancora visibili le due file di colonne ed un unica porta. Al suo interno custodisce, l’altare a forma quadrata sormontato da un ciborio coperto da una cupola, il tabernacolo e la Fonte Battesimale, realizzati in legno da maestri artigiani Valdostani nel 1950, inoltre, alcune belle icone abbelliscono e valorizzano la Chiesa. In alto sul muro ove è situata la Fonte Battesimale si può ammirare un affresco raffigurante lo Spirito Santo. Il catino dell’abside, con una affresco della Madonna di Costantinopoli, patrona del paese, fu realizzato nel 1954 dal maestro Altomare. </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-27 07:39:23 UTC</pubDate>
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         <title>Chiesa della Madonna del Rosario</title>
         <author>nicolamaio_nm</author>
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         <description><![CDATA[<div>La Chiesa della Madonna del Rosario anche questa risalente al XVII secolo. Attigua e comunicante con la Chiesa Matrice, questa piccola Chiesa dedicata alla Vergine del Rosario, ha un portale in pietra locale finemente lavorata con al centro un bassorilievo della Vergine stessa che ne decora l’ingresso. La chiesa, oggi in disuso, conserva un’unica navata con paliotto murario abbellito da stucchi e bassorilievi che incorniciano un dipinto raffigurante la Vergine del Rosario.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-27 07:52:51 UTC</pubDate>
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         <title>Cappella di San Nicola</title>
         <author>nicolamaio_nm</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nei pressi della fontana vecchia si trova, il rudere della Cappella di San Nicola, risalente al XIII secolo, dunque una istituzione religiosa preesistente alla venuta degli Albanesi. In questo luogo s’innestò il ricordo e la devozione per i propri santi. Della Cappella esiste ancora una nicchia dell’immagine sbiadita e trasfigurata che, occultata dai rovi nella mistica solitudine, racconta delle crude vicende feudali, vissute dalle tante generazioni di Arbëreshë che in questo luogo trovarono sepoltura, rimanendo senza storia.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-27 08:01:25 UTC</pubDate>
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         <title>Palazzo Cumano</title>
         <author>nicolamaio_nm</author>
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         <description><![CDATA[<div>Palazzo Cumano fu costruito nel 1764 da Salvatore Cumano come sua residenza. Dato alle fiamme dalle orde del Cardinale Ruffo nell’anno 1799, il palazzo, fu ricostruito nel 1855 dai suoi nipoti, Alessandro e Domenico Cumano, come ricorda la lapide in marmo apposta al suo ingresso. Nel 1908 una parte di Palazzo Cumano venne acquistata dall’Amministrazione Comunale dell’epoca e fu sede municipale fino al 1985. Sulla facciata principale di questo palazzo vi è la lapide commemorativa di Pasquale Scura. Oggi il palazzo conserva i costumi e gli ori <strong><em>arbëreshë.</em></strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-27 08:19:50 UTC</pubDate>
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         <title>Costumi</title>
         <author>nicolamaio_nm</author>
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         <description><![CDATA[<div>Di singolare bellezza è il costume tradizionale di gala, indossato dalle donne in particolari ricorrenze, come il matrimonio o le festività della Pasqua, dei battesimi e del Santo patrono.<br>I costumi sono veri e propri capolavori artistici che ripropongono l'antica simbologia orientale, alcuni attraverso il ricamo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-27 08:38:32 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>nicolamaio_nm</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2018-04-07 10:40:23 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>nicolamaio_nm</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2018-04-07 10:54:15 UTC</pubDate>
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         <title>Tradizioni Arbëreshë</title>
         <author>nicolamaio_nm</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel folklore emerge sempre il richiamo alla patria: i temi ricorrenti nella cultura tradizionale albanese sono la nostalgia della patria perduta, il ricordo delle leggendarie gesta di Skanderberg e la tragedia della diaspora, in seguito all'invasione turca.La "vallja" ad esempio è la più importante danza popolare attraverso la quale era rievocata la vittoria riportata dal condottiero Giorgio Castriota Scanderbeg contro gli invasori turchi.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-14 09:36:46 UTC</pubDate>
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         <title>La Vallja</title>
         <author>nicolamaio_nm</author>
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         <description><![CDATA[<div>La "vallja" è una danza popolare in cui giovani nel tradizionale costume, formando una catena per mezzo di fazzoletti e guidati all'estremità da due figure particolari chiamati "flamurtarë" –portabandiera-, si snodano per le vie del paese eseguendo canti epici, rapsodie tradizionali,canti augurali. Il ritmo della danza è a volte grave e a volte aggressivo nella "vallja e burravet" -la danza degli uomini- composta da soli uomini che ricordano nei loro movimenti la tattica di combattimento adottata da Skanderbeg per catturare il nemico.La vallja si svolgeva anticamente in quasi tutti i paesi arbëreshë il pomeriggio della domenica di Pasqua, il lunedì e il martedì successivi. Attualmente ha luogo principalmente a Civita e a Frascineto e, in parte, anche a San Basile e a Firmo,Vaccarizzo nel corso della Sagra.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-14 09:40:38 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>nicolamaio_nm</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2018-04-14 09:58:41 UTC</pubDate>
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         <title>Sacramenti</title>
         <author>nicolamaio_nm</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>I Sacramenti</strong> dell’iniziazione, <strong>Battesimo</strong>, <strong>Cresima</strong> ed <strong>Eucaristia</strong>, vengono somministrati nello stesso giorno, come avveniva nelle prime comunità cristiane.<br><strong>Il rito del Battesimo</strong> si apre con i canti dell'iniziazione, mentre il parroco, dopo aver introdotto i genitori e tutti i parenti alla liturgia bizantina con le litanie diaconali, benedice l'acqua e l'olio, con tre segni di croce sulla "Kolinvithra" e con una triplice alitazione. Poi il parroco invita i testimoni a porgergli il bambino, completamente nudo, perché possa immergerlo per tre volte nel bagno "di purificazione" dal peccato originale.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-14 10:27:56 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>nicolamaio_nm</author>
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         <description><![CDATA[<div>I caratteri di usanze e tradizioni, come i riti del <strong>Battesimo, </strong>del<strong> Matrimonio, </strong>della<strong>Commemorazione dei defunti </strong>e della<strong> Vallja </strong>esprimono l'identità arbëreshe</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-14 10:36:36 UTC</pubDate>
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         <title>Matrimonio</title>
         <author>nicolamaio_nm</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Il rito del Matrimonio</strong> nella tradizione bizantina comprende due parti: Il Fidanzamento e l'Incoronazione, che anticamente venivano celebrati anche separati. L'ufficiatura del Fidanzamento è caratterizzata dalla promessa di matrimonio che si fa all'ingresso della chiesa dinanzi al sacerdote. Il rito dell' Incoronazione prevede che i due sposi vengano incoronati prima dal sacerdote e poi dai testimoni, incrociando sulle loro teste le corone di fiori.Dopo l'incoronazione il sacerdote offre agli sposi da bere del vino e da mangiare un pezzo di pane. Il calice dal quale gli sposi hanno bevuto viene infranto, simboleggiando cosi che nessuno può interferire nella loro unione matrimoniale. Poi girano insieme per tre volte intorno all'altare.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-14 10:41:42 UTC</pubDate>
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         <title>La commemorazione dei defunti</title>
         <author>nicolamaio_nm</author>
         <link>https://padlet.com/nicolamaio_nm/401a9gza0yns/wish/251781202</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>La commemorazione dei defunti</strong> per gli arbëreshë è legata al calendario liturgico bizantino e si celebra nella giornata del sabato precedente la prima domenica di Carnevale. In questa giornata la collettività sente forte il legame con i morti ed esprime momenti di aggregazione sociale con l’offerta del cibo.Secondo la tradizione, i defunti ottengono dal redentore il privilegio di tornare tra i vivi e di restarvi per otto giorni; al termine di questo periodo, al triste suono delle campane, ritornano nell'oltretomba, consolati dal banchetto funebre, per la perdita dei congiunti.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-14 10:48:26 UTC</pubDate>
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