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      <title>FILOSOFIA 5^L by </title>
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      <description>A.s. 2021-2022</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2021-10-09 15:37:29 UTC</pubDate>
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         <title>25 settembre 2021</title>
         <author>classequintal2122</author>
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         <description><![CDATA[<div>Diario a cura di Marta Leihkauf</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-10-09 15:38:33 UTC</pubDate>
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         <title>28 settembre 2021 Tamburrino</title>
         <author>classequintal2122</author>
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         <description><![CDATA[<div>Diario a cura di Stefano Tamburrino</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-10-09 15:46:13 UTC</pubDate>
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         <title>5 ottobre 2021</title>
         <author>classequintal2122</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Diario di bordo<br>A cura di Samuele Faranda</strong></div><div><br></div><div>Oggi in classe&nbsp; durante l’ora di filosofia abbiamo ripreso la morale Kantiana,&nbsp;</div><div><br></div><div>ho trovato parecchio moderna la legge morale che impone gli uomini come fine e non come mezzo, anche per il valore che di conseguenza viene dato alla dignità umana, un valore che ancora oggi non è sempre rispettato.</div><div>Poi, il fatto che quando devi scegliere cosa fare tu debba pensare a un ipotetico mondo in cui tutti fanno esattamente come te, mi ha ricordato molto la massima Cristiana; non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te stesso, questo mi ha fatto riflettere sul fatto che per quanto io ritenga inadeguati i valori del cristianesimo, bisogna ammettere che alcuni di questi siano ancora parecchio moderni se non attuali.</div><div><br></div><div>Infine</div><div>Abbiamo poi discusso del dilemma legalità/moralità con riferimenti all’attualità</div><div><br></div><div>come in ogni lezione di ripasso su Kant mi sono reso a conto di ricordarmi poco o nulla nonostante avessi strappato un onestissimo 7 nella verifica finale su Kant l’anno scorso, probabilmente perché ai tempi a causa delle molteplici verifiche, non mi sono preoccupato di capire a fondo la lezione di Kant, ma piuttosto di impararla a memoria, ed ora a distanza di mesi ricordo poco o nulla del suo pensiero.</div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-10-09 15:47:34 UTC</pubDate>
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         <title>7 ottobre 2021</title>
         <author>classequintal2122</author>
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         <description><![CDATA[<div>Diario a cura di Marco Gatti</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-10-09 15:48:03 UTC</pubDate>
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         <title>12 Ottobre 2021</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Diario a cura di Beatrice Cornelli<br><br>Abbiamo iniziato la lezione riflettendo sul concetto di tolleranza rispetto al diritto cosmopolitico. Questo concetto, spiegato dettagliatamente dal diario di bordo del compagno precedente, è servito ad introdurre una riflessione su quali unioni politiche tra stati siano strettamente legate al pensiero Kantiano. Ebbene le unioni di cui abbiamo parlato sono diverse: in ordine cronologico nasce per prima, nel 1919, la Società delle Nazioni Unite, che crolla nel 1946, un anno dopo la nascita dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), la quale racchiude 193 stati membri sui 205 stati totali del nostro pianeta. Andandomi a documentare su quali sono gli stati che non fanno parte dell’ONU ho scoperto che ci sono alcuni paesi al mondo, come il Nagorno Karabak, la Nuova Russia e la Transnistria, che sono riconosciuti solamente da membri non aderenti alle Nazioni Unite. Vi sono altri stati non membri dell’ONU, ma che vengono riconosciuti almeno da un membro dell’ONU – come il Kosovo, Cipro del Nord, Palestina e Taiwan, solo per citarne alcuni – e altri membri dell’ONU non riconosciuti da almeno un membro dell’ONU. Infine vi sono lo stato del Vaticano e la Palestina, cosiddetti paesi “osservatori”. Insomma,</div><div>la casistica sembra infinita. La seconda organizzazione su base pacifista di cui abbiamo trattato è l’Unione Europea, che nasce il 25 Marzo 1957. Essa ha 27 stati membri, e come canditati ufficiali per farne parte vi sono l’Albania, la Macedonia del Nord, Montenegro, la Turchia e la Serbia.</div><div>Abbiamo poi parlato del sovranismo, ovvero una posizione politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in contrapposizione alle dinamiche della globalizzazione e alle politiche internazionali. Di questo fenomeno ne è esempio la Polonia, che non rispettando le dichiarazioni della DUDU (dichiarazione universale dei diritti dell’uomo), calpesta il diritto delle donne all’aborto insieme a quelli della comunità LGBT. Penso che Kant di fronte a una situazione in cui la DUDU non viene rispettata, ci direbbe di utilizzare la ragione, unico strumento per giudicare moralmente le azioni umane. Questa lezione mi ha richiesto di mettere alla prova la mia conoscenza dell’attualità, che non è brillante, ma nemmeno tanto male. Conosco dignitosamente l’Unione Europea per considerarmene cittadina, ma delle questioni di cronaca che la prof ha tirato fuori non conoscevo tutto, per cui mi sento stimolata ad osservare più scrupolosamente le notizie di cronaca sia nazionale che internazionale.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-10-14 15:41:43 UTC</pubDate>
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         <title>14 ottobre 2021</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Diario a cura di Davide Lamperti</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-10-27 15:41:32 UTC</pubDate>
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         <title>Diario di bordo a cura di Carlotta Caronia Angitta</title>
         <author>carlottacaroniaangitta</author>
         <link>https://padlet.com/classequintal2122/3xfto6o2dq4on2s6/wish/1902659210</link>
         <description><![CDATA[<div>12/11/2021 - Diario di bordo a cura di Carlotta Caronia Angitta</div><div><br></div><div>Venerdì 12 Novembre durante l’ultima lezione abbiamo ripassato il compito della fenomenologia dello spirito hegeliana, ovvero quello di mostrarci il viaggio storico della coscienza, dopodichè ci siamo addentrati nella prima &lt;&lt;figura&gt;&gt; della coscienza umana, che è il punto di partenza della fenomenologia dello spirito di Hegel, cioè la certezza sensibile, ovvero la prima delle tre forme più semplici di coscienza. La certezza sensibile è proprio il primo momento del viaggio dello spirito in quanto la coscienza non avendo ancora consapevolezza di sé la prima cosa che fa è osservare ciò che immediatamente si presenta davanti a lei, ossia la realtà sensibile, infatti all’inizio la certezza sensibile sembra la conoscenza più veritiera in quanto ci mostra semplicemente gli oggetti che ci circondano . Subito abbiamo visto, facendo l’esempio degli alberi che vedevamo dalla finestra, che la prima forma di coscienza si basa sulla conoscenza sensibile, in quanto noi abbiamo subito riconiosciuto che quelli erano alberi, grazie a un approccio immediato con il mondo sensibile, ma questa immediatezza per Hegel è fallacia, in quanto si basa sulle coordinate spazio-temporali, chiamate in termini hegeliani, il qui e l’ora, che però non sono sicuri in quanto indicano un luogo e un tempo che poco dopo, anzi dal momento stesso che dico qui ed ora, non ci sarà già più. Da questo ragionamento siamo passati alla percezione, cioè il secondo momento della coscienza, ovvero un “questo” universale. La coscienza percependo un oggetto ne individua le caratteristiche e le qualità, per esempio il sale, da un lato è una molteplicità di qualità: è bianco, sapido, fine/grosso...ecc, ma dall’altro si unifica nel concetto universale di sale. Poi abbiamo parlato dell’autocoscienza, cioè la seconda tappa dello spirito. Nell’autocoscienza l'attenzione si sposta al soggetto, ovvero quell’autocoscienza individuale posta in un contesto sociale e collettivo, quindi in presenza di altre autocoscienze. Hegel analizza il comportamento dell'autocoscienza individuale, la prima forma con cui si esprime è attraverso l’appetito, ovvero il desiderio di dominare e possedere gli oggetti della natura, ma non solo, nutre anche l’appetito per la ragione delle altre coscienze, e deve quindi, anzi ha bisogno di avere riconoscimento dagli altri. Ovviamente avendo questo impulso, essa entra in conflitto, in quanto un autocoscienza deve prevalere sull’altra, ed è da qua che abbiamo introdotto il concetto di signoria e servitù e quindi le figure di padrone e servo, ovvero una rappresentazione della lotta per la vita e per la morte.</div><div>Mi sono trovata molto in difficoltà a cercare di capire Hegel, in special modo perché/ in quanto non riuscivo a pensare e a ragionare sulle nozioni che mi stava dando la prof e a riarrangiarle nei miei appunti, cercando di estrapolarne il succo di quello che avevo capito. Mi sono trovata quindi a scrivere esattamente quello che la prof mi diceva senza comprenderlo.</div><div>Tuttavia mi rendo conto che il mio non capire e il mio non riuscir prontamente a riorganizzare i dati, era dovuto al fatto che non avevo ripassato il giorno prima Hegel, in quanto non riesco ancora ad organizzarmi propriamente con lo studio. Questa lezione mi è servita sicuramente a rendermi conto della necessità che ho di ripassare volta per volta quello che ci diciamo in classe e dell’importanza di potermi organizzare al meglio con lo studio, per&nbsp; non&nbsp; rimanere indietro con il programma, soprattutto per quanto riguarda un argomento complesso come Hegel.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-11-19 17:57:32 UTC</pubDate>
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         <title>7 gennaio 2022</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Diario a cura di Giulia De Masi</div><div><br></div><div>La lezione è iniziata con un ripasso dell’ultima parte della Fenomenologia dello Spirito. Abbiamo rivisto gli argomenti affrontati prima delle vacanze: la coscienza, l’autocoscienza e in particolare ci siamo soffermati sulla ragione, divisa in tre momenti. Il primo è quello della ragione osservativa, individuabile con il periodo storico del Rinascimento, che consiste nell’osservazione della natura; da tale osservazione deriva un sentimento di delusione della realtà che conduce al secondo momento della ragione attiva, ricollegabile al Faust di Goethe, il geniale scienziato deluso dalla realtà che ha studiato per tutta la vita e ambizioso di nuove conoscenze che vende l’anima al diavolo in cambio della magia. Il momento finale è quello dell’individualità in sé e per sé, ovvero il riconoscimento della vita collettiva e da ciò la nascita della ragione legislatrice e delle istituzioni.</div><div>Dopodiché abbiamo introdotto l’Enciclopedia delle Scienze in Compendio, spiegandone per prima cosa il titolo: il termine “compendio” si riferisce ad una sintesi, un riassunto dell’argomento trattato in modo non analitico. L’argomento in questione è la logica, ovvero lo studio dell’idea in sé; è quindi il primo momento del sistema filosofico hegeliano. Infine abbiamo iniziato la lettura di un brano in cui Hegel spiega come per logica non si debba intendere uno strumento, ma una forma di sapere derivata dal percorso compiuto nella Fenomenologia: è l’idea stessa che pensa e conosce se stessa.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-12 15:49:13 UTC</pubDate>
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         <title>Diario filosofia 03/11</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Finalmente abbiamo introdotto Hegel, il maggior esponente dell'idealismo. Abbiamo iniziato&nbsp; parlando della vita e personalmente sono molto affascinato dal capire come la vita dei filosofi plasmi e si intersechi con il loro pensiero. Siamo davanti però a quello che oggi definiremmo genio dal momento che sin da bambino redige un diario in latino prima ancora di frequentare il ginnasio.<br>&nbsp;La sua carriera è brillante,costellata di successi ma tortuosa e caratterizzata da eventi storici come l'improvviso arrivo di Napoleone.<br>&nbsp;I suoi scritti sono influenzati oltre che dalla vita anche dalle sue conoscenze strette. Da giovane infatti stringe un amicizia con Shelling ma con l'evoluzione del suo pensiero vi si allontana arrivando anche a criticarlo ne " LA FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO". Hegel dopo aver ricoperto diversi ruoli di rilievo all'interno di prestigiose università, si ammala per l'improvviso avvento del colera nel 1831 e morirà lo stesso anno.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-13 12:20:36 UTC</pubDate>
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         <title>Diario di bordo 12/01 di Clara Graziani</title>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2022-01-14 10:08:05 UTC</pubDate>
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         <title>Diario 28/01 Ruben Poli</title>
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         <description><![CDATA[<div>Il 28 gennaio, durante l’ultima lezione, abbiamo sviscerato il panorama filosofico della filosofia dell’’800. Abbiamo introdotto la filosofia che si sviluppa dopo la morte di Hegel nel 1831 come prodotto del dibattito da parte dei suoi discepoli. Abbiamo quindi affrontato la divisione, designata da Strauss, tra destra e sinistra Hegeliana.</div><div>La prima corrente, di posizione conservatrice rispetto alla filosofia del maestro, che non ammetteva progresso dopo il suo idealismo, non ha di fatto contribuito al dibattito e quindi all’avanzamento della filosofia, in quanto ancora legata unicamente alla giustificazione dell’esistente, in virtù della sua razionalità e in nome dello spirito.&nbsp;</div><div>La sinistra Hegeliana invece riprenderà e reinterpreterà alcuni punti della filosofia di Hegel, mossa dalla convinzione che il movimento dialettico esprima al meglio il continuo cambiamento della realtà e riprendendo il principio di contraddizione, secondo il pensiero che la verità derivi dalla contraddizione e quindi sia l’esito del confronto tra i vari punti di vista.&nbsp;</div><div>La sinistra porterà dunque ad un progresso nella filosofia, introducendo il pensiero che essa dallo spirito debba ritornare all’uomo di cui viene riabilitato la corporeità, e quindi l’idea che la filosofia debba avere una sua valenza sul piano concreto e non solo su quello teorico come in passato. Questi concetti vengono condensati nella filosofia della prassi, in quella di Marx,&nbsp; ovvero il materialismo storico, e in precedenza nell’umanesimo filosofico di Feuerbach che mette a tema in particolare la corporeità del soggetto e i suoi bisogni. Oltre a sinistra e destra è presente una terza unità che si confronta con Hegel, ovvero la critica all’Hegelismo, di cui fanno parte Schopenhauer e Kierkegaard. Il primo riabilita anch’egli la corporeità, mettendosi in opposizione al concetto Hegeliano che vedeva l’uomo come una testa alata senza corpo, e sostituendogli quello di uomo come pensiero e corpo, come volontà.&nbsp;</div><div>Anche Kierkegaard è in completa opposizione con Hegel, il filosofo dell’Et Et, tanto da intitolare la sua opera “Aut-Aut”, richiamando l’immagine della scelta a cui l’uomo è continuamente sottoposto, alla base della sua filosofia. Il filosofo danese attesterà la sua filosofia sulla scelta di vita e per lui, in quanto cristiano, seppur non legato alla Chiesa, la migliore scelta sarà quella di Dio. Il pensiero di Kierkegaard avrà poi un suo sviluppo nella corrente filosofica novecentesca dell’esistenzialismo.&nbsp; Abbiamo poi ripassato argomenti già visti in italiano, trattando un’altra visione affermatasi nel diciannovesimo secolo, quella positivista, basata sulla lettura dei fatti e sulla fiducia nel progresso scientifico, lontana da qualsiasi indagine di tipo metafisico. Abbiamo, a questo punto, ripreso la figura di Comte, il padre della filosofia positivista che arriva alla religione del fatto scientifico, prototipo della Weltanschauung della seconda rivoluzione industriale, introducendo questo termine tedesco che ben esprime la filosofia, come visione del mondo.</div><div>Abbiamo infine citato Nietzsche come parte della filosofia ottocentesca, e anticipato la crisi della certezza che seguirà il positivismo nel ‘900, quando si svilupperà una nuova avventura conoscitiva che supporrà il modello psicoanalitico di Freud.</div><div><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-04 10:53:20 UTC</pubDate>
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         <title>2 marzo 2022 Tamburrino</title>
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         <description><![CDATA[<div>Diario a cura di Stefano Tamburrino</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-11 20:49:29 UTC</pubDate>
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         <title>Lezione 9 marzo TRIACA</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Nella lezione di mercoledì 9 marzo in vista della spiegazione del Manifesto del partito comunista, opera politica di Marx, abbiamo ripassato il periodo storico a lui contemporaneo per comprendere quali furono le cause che lo portarono a scrivere il suo manifesto.&nbsp;</div><div>Il filosofo lo pubblicó nel 1848, data che non può non far venire in mente i moti rivoluzionari del '48, periodo ricordato anche come “primavera dei popoli”. L’Europa del suo tempo fu infatti teatro di numerose rivoluzioni, rivendicazioni di indipendenza e dei propri diritti sia in qualità di cittadini che lavoratori.&nbsp;</div><div>Marx alla luce di queste questioni sociali e politiche presenterà nelle pagine del manifesto, esordendo con la celeberrima frase “<em>uno spettro s’aggira per l’Europa-lo spettro del comunismo”</em>, il suo programma rivoluzionario, identificando nel proletariato urbano il suo protagonista. Da quest’ultimo infatti, scaturirà quel sentimento di rivoluzione che darà poi luogo alla cosiddetta dittatura del proletariato e alla conseguente dissoluzione dello Stato. Questo assetto politico non fu mai concretamente attuato se non, come Marx stesso dice, durante la Comune di Parigi del 1870.&nbsp;</div><div>La filosofia della prassi, propria di Marx come abbiamo ricordato, si evince chiaramente nel Manifesto del partito comunista: il filosofo infatti, non si pone più domande esistenziali ma bensì, propone ai popoli a lui contemporanei, una nuova&nbsp; forma di governo, che non tuteli solo la borghesia e l’aristocrazia ma anche il proletariato.&nbsp;</div><div>La lezione di mercoledì seppur breve, è stata utile sia per la ripresa del quadro storico ottocentesco, che per i collegamenti interdisciplinari che sono stati fatti.<br>&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-14 20:55:10 UTC</pubDate>
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         <title>Lezione 18 Marzo Valvano</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>La lezione di venerdì 18 marzo è cominciata con un ripasso attivo sul pensiero del filosofo tedesco Karl Marx, eseguita tramite la verifica del libro. Nella seconda parte della lezione è stato introdotto il pensiero del filosofo danese Kierkegaard e la sua riflessione nei confronti della filosofia hegeliana.Soren Kierkegaard nasce nel 1813 a Copenaghen, capitale danese nella quale il filosofo ha trascorso gran parte della sua esistenza; Copenaghen era una città periferica rispetto agli altri</div><div>grandi centri urbani dell'Europa del tempo, come Berlino, Parigi e Jena.La fama del filosofo è rimasta confinata, per circa mezzo secolo, a Copenaghen.Soltanto tra le due guerre il pensiero di Kierkegaard comincia a farsi strada e a livello internazionale si parla di una “rinascita di Kierkegaard", soprattutto con l'affermazione di un movimento culturale novecentesco,l'esistenzialismo.</div><div>Nell'Ottocento infatti il filosofo ha anticipato quello che poi sarà l’esistenzialismo, che ha come maggiori esponenti Sartre, Jaspers e il padre del movimento Heidegger, il quale nel 1927 scrisse “Essere e tempo" .Kierkegaard è considerato il filosofo dell'esistenza e della fede, in quanto la categoria filosofica che prende in considerazione è la teoria dell'esistenza, legata all'esistenza dell'uomo.</div><div>Filosofo della fede, perché, secondo Kierkegaard, la svolta dell'esistenza umana si</div><div>connota solo ed esclusivamente nella chiave della fede.</div><div>Schopenhauer e Kierkegaard si pongono agli estremi della filosofia hegeliana, concentrando la loro riflessione sull'uomo, a differenza del filosofo Marx, che punta sull'aspetto economico.</div><div>Kierkegaard nega la concezione razionalistica della realtà di Hegel, che con l'affermazione</div><div>"<em>tutto ciò che è reale è razionale</em>", dava alla realtà un suo progresso, legato alla razionalità della vita dello spirito. Hegel, pensando l’esistente in modo astratto, non si era posto domande per il singolo individuo. Kierkegaard dirà:" <em>Il singolo è e rimane l'ancora che deve arrestare la confusione panteista</em>;<em> è e rimane il peso con cui la si può comprimere</em>".</div><div>Secondo Kierkegaard, ogni singolo ha un'esistenza destinata a finire, a differenza del sistema hegeliano che assicurava un'immortalità data dallo spirito assoluto. Tutta l'esistenza di Kierkegaard è legata alla ricerca di una risposta sull'esistenza, nel Diario</div><div>egli afferma: "<em>Ciò che in fondo mi manca è di veder chiaro in me stesso, di sapere ciò che io devo fare e non ciò che devo conoscere, di trovare una verità che sia una legge per me, di trovare l'idea per la quale io voglio vivere e morire</em>" Così si è conclusa la lezione di venerdì 18 marzo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-24 12:42:07 UTC</pubDate>
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         <description><![CDATA[<div><strong>LO SPIRITO SOGGETTIVO E LO SPIRITO OGGETTIVO</strong></div><div><strong>Diario di filosofia, 19/01/22</strong></div><div><br></div><div>La lezione di mercoledì 19 gennaio è iniziata con un breve ripasso di quanto detto in precedenza sullo spirito soggettivo che è il primo momento della filosofia dello spirito e riguarda la dimensione individuale dell’uomo. Successivamente lo spirito soggettivo, che è la singola esistenza separata dalle relazioni sociali e politiche, oggettivizza la propria essenza nella “realtà di un mondo” e diventa, dunque, spirito oggettivo. Quest’ultimo non è più astratto, ovvero separato dalla comunità, ma è calato all’interno di una rete di relazioni giuridiche e politiche nelle quali l’individuo si trova insieme ad altri individui. Lo spirito oggettivo si divide in tre momenti: il diritto astratto, la moralità e l’eticità. Nel primo momento, quello del diritto astratto, l’individuo diviene una persona giuridica ed è soggetto a una obbedienza formale. Il secondo momento è quello della moralità, nel quale la persona giuridica interiorizza certe regole e diventa un soggetto morale. La massima espressione del soggetto morale è rappresentata dalla morale kantiana, che Hegel critica per la sua incapacità di realizzarsi nella realtà a causa della sua formalità e astrattezza, cioè per la sua mancanza di contenuti concreti. Dunque, per il filosofo la moralità è un momento negativo, di antitesi, che viene superato dall’ultimo e terzo momento, quello dell’eticità. L’eticità riguarda la dimensione della collettività e in questo momento avviene la realizzazione concreta del bene in quelle forme istituzionali che sono la famiglia, la società civile e lo stato. La famiglia è il primo momento dell’eticità, è basata su un principio di amore e fiducia e si articola nel matrimonio, patrimonio e nell’educazione dei figli. Successivamente l’individuo esce dal suo nucleo familiare e si relazione con altri individui, con cui non è legato a livello sanguigno. Si passa così al secondo momento che è quello della società civile. Questo è un luogo di scontro perché ogni individuo cura il proprio interesse e i propri bisogni in modo egoistico. La società civile si divide anch'essa in tre momenti: il sistema dei bisogni, l’amministrazione della giustizia e infine la polizia e le corporazioni, i quali, secondo Hegel, devono essere governati da una istituzione che è lo stato. Esso rappresenta l’ultimo momento dell’eticità, e corrisponde all’unione tra bisogni soggettivi e fini universali e in cui si riafferma l’unità della famiglia.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-24 13:03:22 UTC</pubDate>
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         <title>23 marzo 2022 Alice Vaciago</title>
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         <description><![CDATA[<div>Nella lezione del 23 marzo abbiamo continuato la spiegazione del pensiero di Kierkegaard. Dopo aver ripreso e affrontato alcuni aspetti fondamentali della sua filosofia, la lezione si è conclusa con un lavoro di gruppo. Inizialmente abbiamo ripreso il fatto che tutta la sua filosofia si snodi attraverso le categorie dell’esistenza e dell’uomo, inteso come singolo e come essere irripetibile. La riflessione filosofica di Kierkegaard è quindi fondata sull’indagine della nostra esistenza, ma anche sul problema che essa comporta, ovvero il problema della scelta davanti a infinite possibilità. L’uomo assume quindi un ruolo centrale, contrariamente al pensiero filosofico di Kant, il quale nell’introduzione della <em>Critica della Ragione Pura,</em> citando Bacone, afferma: “su noi stessi taciamo”.</div><div>Abbiamo poi messo in luce le analogie e le differenze tra il pensiero di Socrate e quello di Kierkegaard espresse nella sua prima opera <em>Sul concetto di ironia in riferimento costante a Socrate</em>. In primo luogo essi si assomigliano nel rifiuto di scrivere opere filosofiche, Kierkegaard infatti rifiuta la filosofia sistematica e l’utilizzo dei trattati, favorisce invece una filosofia più dialogata servendosi di altre tipologie scrittorie che permettono di comunicare di più i sentimenti, come per esempio i diari. La prima differenza invece consiste nella concezione dell’ironia, che per Socrate è uno strumento volto smascherare l’ignoranza degli interlocutori, mentre per il filosofo danese ha una funzione esistenziale, viene utilizzata infatti per prendere le distanze dal mondo o per trasformare se stessi. Infine essi differiscono anche perché l’elemento centrale del pensiero di Socrate è l’indagine razionale, mentre per Kierkegaard sono l’uomo e la fede.</div><div>In seguito abbiamo imparato un’altra caratteristica importante della filosofia di Kierkegaard, ovvero il fatto che essa sia un prodotto della sua esistenza. In particolare sono tre gli eventi che hanno inciso sulla sua filosofia. Il primo è il suo fidanzamento con Regine Olsen, da lui stesso concluso a causa della concezione troppo idealizzata che aveva della donna. Il secondo è la critica alla Chiesa Protestante per essere troppo rigida e troppo poco legata alla povertà del vangelo. Infine l’ultimo è il suo rapporto con il padre, il quale provocherà al filosofo la sensazione di avere perennemente una “scheggia nelle carni”.</div><div>Successivamente siamo stati divisi in tre gruppi, ognuno aveva il compito di analizzare e poi di esporre una delle tre modalità di vita che Kierkegaard ha teorizzato. I primi due stadi dell’esistenza, la vita estetica e la vita etica sono stati illustrati dal filosofo in molti scritti, in particolare nell’opera intitolata <em>Enten-Eller</em>, la vita religiosa invece è descritta nell’opera <em>Timore e tremore</em>. In primo luogo chi sceglie di condurre la vita estetica, ovvero di essere un’esteta, cerca di rendere la propria vita un’opera d’arte attraverso una continua ricerca di piaceri materiali e di divertimento. Il tipo estetico vive nell’immediatezza, esercita la sua capacità di immaginazione e, poiché non ama gli altri ma solo se stesso, si comporta in modo egocentrico. Ma i piaceri non lo saziano mai e questa vita lo conduce necessariamente alla noia e alla disperazione. Le figure emblematiche della vita estetica sono il Faust di Goethe e il Don Giovanni di Mozart, quest’ultimo infatti ricerca i piaceri nelle donne, ma poiché le idealizza, non sarà mai soddisfatto.</div><div>La seconda vita è quella etica, caratterizzata dalla scelta del dovere e della responsabilità. I modelli di questo stadio dell’esistenza sono il giudice e il marito. Il primo incarna la giustizia e il secondo si concretizza nel matrimonio. Il matrimonio è l’espressione massima della vita etica attraverso il quale l’amore diventa universale, è una convenzione sociale formata dall’unione di responsabilità e doveri. La persona etica inoltre trova il proprio compimento nel lavoro e il vivere con responsabilità lo porta alla libertà. Ma l’autentico carattere dell’uomo si concretizza solo nello stadio religioso.</div><div>La lezione si è conclusa con un rapido accenno alla vita religiosa, caratterizzata dallo "scandalo della fede", ovvero dal fatto che l’uomo religioso scegliendo la fede, e quindi scegliendo di seguire i comandi religiosi, superi la morale e il sociale. La figura emblematica di questa scelta di vita è Abramo il quale riceve da Dio l’ordine di uccidere il figlio, infrangendo la legge morale per la quale aveva vissuto fino ad allora.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-31 08:18:33 UTC</pubDate>
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         <title>DIARIO DI FILOSOFIA - MILLA TROVESI                                                 11/03/22L’11 marzo abbiamo iniziato la lezione di filosofia facendo alcune osservazioni sull’opera “Il Manifesto del Partito Comunista” del 1848: innanzitutto abbiamo ricordato che, in quanto manifesto, rappresenta una tipologia scrittoria che espone un programma, in questo caso quello del Partito Comunista, in secondo luogo abbiamo poi evidenziato come, anche tramite questa sua opera, Marx voglia porre l’attenzione sulle contraddizioni interne al sistema e sulla necessità, secondo il filosofo, logica e storica che si realizzi una società comunista. Detto questo, abbiamo iniziato a definire una serie di termini e concetti fondamentali per la comprensione della filosofia marxista: primi tra tutti i termini capitale e capitalismo. Per capitalismo si intende quel sistema, tipico della moderna società industriale, che è caratterizzato da: 1) presenza della proprietà privata dei mezzi di produzione nelle mani dei capitalisti, distinti dalla classe sociale che fornisce la forza lavoro 2) investimento di un capitale che deve dare profitto 3) libera iniziativa economica dei soggetti che agiscono all’interno del mercato. Dopo aver identificato nel capitalismo quel sistema che comporta un aumento del profitto del capitalista e un impoverimento di chi fornisce forza lavoro, Marx rintraccia in esso due fenomeni: in primis nota che il sistema capitalistico ha separato il lavoratore oltre che dalla terra anche dai mezzi di produzione, in secundis l’uguaglianza giuridica tra capitalista e operaio, che permette a quest’ultimo di scambiare la propria manodopera per un salario elargito dall’imprenditore. Identificati questi due fenomeni, abbiamo poi visto come la libera concorrenza, tipica della società capitalista, crei la necessità di mettere sul mercato prodotti con un costo sempre più basso e, di conseguenza, l’aumento del capitale costante, cioè quello investito nelle materie prime e nel miglioramento dei mezzi di produzione, e del capitale variabile, investito nel salario dei lavoratori. Quest’ultimo è quello che produce plusvalore (ovvero profitto), dal momento che diminuendo il salario dei lavoratori aumenta il guadagno dell’imprenditore. A questo punto si giunge alla fondamentale contraddizione del capitalismo: aumentando, infatti, la concorrenza aumenta il capitale costante che viene investito e che non produce profitto, il quale conseguentemente crolla poichè viene calcolato dividendo il plus valore per il capitale globale investito. Tale processo è chiamato caduta tendenziale di profitto. Un’altra contraddizione del sistema capitalistico risiede nell’eccessiva crescita di produttività in alcuni settori e quindi alla crisi di sovrapproduzione, ovvero una crisi che porta a una caduta drastica dei prezzi e il licenziamento di moltissimi lavoratori, causato dall’arresto di una produzione non più remunerativa, e alla conseguente diminuzione della domanda di acquisto. Tale situazione della società capitalista non fa che aumentare, secondo Marx, la lotta fra classi sociali. Per il filosofo tutti questi fattori causeranno il fallimento del sistema capitalistico e la rivoluzione attuata dal proletariato, che darà vita a una nuova epoca storica. Infine abbiamo accennato all’identificazione che il filosofo fa della classe del sottoproletariato, composta da uomini che vivono nelle città e che, privi di un lavoro stabile, sono spesso coinvolti in attività illecite. Tale strato sociale non è utile alla rivoluzione poiché non ha coscienza di classe, cosa invece posseduta dal proletariato.</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2022-04-06 10:23:15 UTC</pubDate>
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         <title>Diario lezione 16/03/2022 Tulipano</title>
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         <description><![CDATA[<div>In data 16 marzo abbiamo concluso la spiegazione su Marx, trattando l’ultimo argomento della sua filosofia, ossia la rivoluzione proletaria. La lezione si è aperta come di consueto con la lettura del diario riassuntivo della lezione precedente che ha ripreso le questioni del capitale costante e variabile, del plusvalore e della caduta tendenziale del profitto. Secondo Marx l’inevitabile conclusione di questo circolo vizioso non potrà che essere una rivoluzione che avrà come soggetto la classe proletaria, che darà origine ad una nuova epoca. La rivoluzione deve partire dal proletariato poiché non ha nulla se non la prole e quindi non ha nulla da perdere o qualche interesse, e quindi agirà per il bene comune. Questo perché, a differenza di tutte le rivoluzioni precedenti che hanno semplicemente portato ad una sostituzione della classe dominante con un'altra, la rivoluzione proletaria cancellerà ogni forma di dominio di classe, divisione del lavoro e la proprietà privata. Questa società comunista si realizzerà prima con una dittatura del proletariato momentanea in cui appunto il proletariato assumerà il potere con la forza per sostituirsi alla borghesia come classe dirigente; da questa posizione attueranno le riforme volte all’abolizione della proprietà privata, alla socializzazione delle macchine produttive e alla cancellazione delle divisioni sociali ed economiche. Dopo questa fase transitoria si attuerà il comunismo seguendo il famoso detto: “ognuno secondo le sue capacità; a ognuno secondo i suoi bisogni”. Infatti secondo Marx una società comunista veramente egualitaria non tiene conto soltanto delle capacità di lavoro prestato, ma anche delle necessità del singolo individuo. Questo comporterà il cosiddetto sviluppo onnilaterale di tutti gli individui.&nbsp;</div><div>In merito a questo argomento abbiamo analizzato un testo tratto dal secondo capitolo del “Manifesto del partito comunista” del 1848 in cui si enunciano tutti i passaggi per compiere la rivoluzione comunista sotto forma di un vero e proprio elenco di 10 punti. I 2 punti più importanti sono l’espropriazione della proprietà fondiaria e “l’accentramento del credito nelle mani dello Stato per mezzo di una banca nazionale con capitale di Stato e con monopolio esclusivo.” 10 misure dispotiche che configurano la dittatura del proletariato il cui obiettivo finale è quello di pervenire all’abolizione dello Stato per il raggiungimento di uno stato comunista senza classi.&nbsp;</div><div>Il secondo brano di cui ci siamo occupati era tratto dal “Capitale” e trattava l’argomento del plusvalore. Esso spiega che il plusvalore viene generato dal tempo di lavoro soverchio, ossia tutto quel “processo lavorativo in cui l’operaio 🤬 oltre i limiti del lavoro necessario.” Quindi tutto il tempo di lavoro soverchio sarà del pluslavoro non retribuito che di conseguenza porterà un plusvalore al capitalista e quindi un profitto. Questo pluslavoro è ciò che distingue le formazioni economiche della società, ad esempio la società della schiavitù da quella del lavoro salariato. L’ultimo argomento trattato a lezione è stato infine la teoria economica dello studioso inglese del 1800 David Ricardo. Egli era un liberista ma, avendo lavorato come banchiere e operatore di borsa, aveva una visione meno positiva del capitalismo rispetto a Smith, poiché ritiene che la relazione tra le classi sociali non siano serene ma necessariamente conflittuali e che l’armonizzazione spontanea teorizzata da Smith tramite la mano invisibile in realtà non avvenga e che sia una mera illusione. Secondo Ricardo lo sviluppo del capitalismo è destinato a seguire una parabola discendente con una costante diminuzione del profitto fino al raggiungimento di uno stato stazionario. Questa teoria come abbiamo già visto influenza profondamente Marx. Secondo Ricardo il valore di scambio(prezzo) è determinato dal lavoro incorporato in essa, ossia dalla forza lavoro necessaria per produrla, secondo la cosiddetta teoria del valore-lavoro. Secondo Marx invece la merce ha due valori: il valore d’uso e il valore di scambio. Il primo mira alla soddisfazione di un bisogno e dipende dalla qualità dell’oggetto. Il secondo mira alla monetizzazione del bene e dipende dalla quantità di lavoro necessaria per la produzione dell’oggetto e prescinde dalla qualità.</div><div>Il valore della merce riconducibile al lavoro umano per produrlo viene sistematicamente ignorato e per questo motivo Marx definisce la merce un feticcio, ossia un oggetto a cui si attribuisce un valore intrinseco dimenticando che esso deriva dal lavoro di chi l’ha prodotta.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-04-09 17:48:59 UTC</pubDate>
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         <title>Diario lezione del 20 maggio Diego Buattini</title>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2022-05-21 05:28:50 UTC</pubDate>
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         <title>DIARIO DI BORDO 26/01/2022 A CURA DI ALICE PERAGINA</title>
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         <description><![CDATA[<div>Nella lezione di Mercoledì 26 gennaio abbiamo affrontato il momento dello spirito assoluto e in particolare le forme della religione e della filosofia. La religione si colloca in mezzo tra arte e filosofia poiché è superiore all'intuizione sensibile tipica&nbsp; dell'arte, in quanto slegata dalla sensibilità, ma inferiore al concetto razionale della filosofia, dato che è legata ancora ad alcune forme sensibili. Anche la religione, così come l'arte, ha attraversato nel corso della storia diverse fasi, fino a giungere alla religione assoluta, cioè quella cristiana. Il Cristianesimo è considerato da Hegel la forma più alta di religione poiché è quella che si avvicina maggiormente all'Assoluto (infatti la Trinità di Padre, Figlio e Spirito Santo sembrerebbe ricalcare la triade dialettica costituita da "in sé", "fuori di sé" e "in sé e per sé").<br>Successivamente abbiamo parlato della filosofia, che è l'ultimo momento dello spirito assoluto, nel quale si arriva a comprendere concettualmente l'assoluto. Il fine della filosofia è proprio quello di comprendere lo svolgimento dialettico dell'Assoluto e essa coincide perciò con la storia, che giunge finalmente al suo compimento proprio con la filosofia di Hegel.<br>Abbiamo dedicato l'ultima parte della lezione alla lettura di un estratto dall'<em>Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio&nbsp;</em>nel&nbsp;quale Hegel spiega la sua concezione di filosofia come sintesi di arte e religione e come tappa finale del percorso dello spirito. Al termine della lettura, poi, ognuno di noi ha scelto e commentato una frase del brano che lo aveva particolarmente colpito. Credo che questa attività sia stata utile per confrontarci con punti di vista diversi dal nostro e a cui eventualmente non avevamo pensato in modo autonomo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-21 08:55:44 UTC</pubDate>
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         <title>18 febbraio 2022</title>
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         <description><![CDATA[<div>Diario a cura di Asia Selvi</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-22 15:49:01 UTC</pubDate>
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         <title>20 maggio 2022</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Diario a cura di Giulia De Masi<br><br>Nella lezione di venerdì 20 maggio abbiamo ripreso il concetto nietzschiano di oltreuomo, definendone le caratteristiche. L’oltreuomo disprezza i valori del suo tempo e ne afferma di nuovi, generando un nuovo senso, valorizza la fisicità del corpo ed esalta la terra e le forze vitali.</div><div>Per giungere allo stato di oltreuomo, Nietzsche riconosce tre metamorfosi dello spirito. Inizialmente c’è il cammello, ovvero l’uomo sottomesso e oppresso dai valori della sua società e dalla religione, il filosofo condanna infatti i valori cristiani che costringono l’uomo alla condizione di servo. Segue la fase in cui lo spirito muta in leone, ovvero si rivolta contro questi falsi idoli religiosi e morali. Ci si ricollega così al famoso testo sulla “morte di Dio” da interpretare in maniera strettamente positiva, poiché l’uomo macchiandosi dell’assassinio di Dio ha guadagnato la propria libertà. Segue quindi la finale metamorfosi dello spirito, quella in fanciullo. Il fanciullo è l’oltreuomo. Non è superiore o straordinario rispetto alla massa (come da disinterpretazione d’annunziana) ma è semplicemente pienamente libero e realizzato. È un nuovo inizio spensierato e innocente, la situazione originaria e la riconquista di sé, il fanciullo è in grado di crearsi i suoi propri valori. Citando il testo Così Parlò Zarathustra (1883-1884) <em>“Innocenza è il fanciullo e oblio, un nuovo inizio, un giuoco, una ruota ruotante da sola, un primo moto, un sacro dire di sì” </em>e<em> “io vi dico: bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante.” </em>Nella concezione di Nietzsche, dunque, l’età della fanciullezza e della spensieratezza corrisponde alla piena libertà umana.</div><div>La caratteristica principale dell’oltreuomo è la volontà di potenza, ovvero la volontà creatrice di nuovi valori che mira alla conservazione di quel che c’è e al costante superamento di essa.</div><div>Oltre al già citato testo sulla “morte di Dio”&nbsp; abbiamo analizzato anche quello dell’ “eterno ritorno” (entrambi tratti dalla Gaia Scienza del 1882), che preparano l’annuncio di Zarathustra sull’oltreuomo. L’ipotesi dell’”eterno ritorno” è una provocazione traumatica, una tesi psicologica e morale. La domanda che il filosofo pone è “rifaresti daccapo tutto ciò che hai fatto?”</div><div>Per Nietzsche, infatti, il tempo è ciclico e caotico, un viandante che cammina senza una meta finale (<em>“L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello nella polvere!”</em>). Il filosofo dunque prende le distanze dalle precedenti concezioni di storia come un processo destinato a un risultato finale (ad esempio l’ideologia marxista che teorizzava una storia di lotte di classe volte alla finale dittatura del proletariato).</div><div>È quindi necessario concentrarsi sul momento presente.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-25 13:30:07 UTC</pubDate>
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         <title>27 Aprile 2022- Beatrice Cornelli</title>
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         <description><![CDATA[<div>Il giorno 27 Aprile 2022 abbiamo introdotto la psicoanalisi e il pensiero freudiano nella prima topica. La psicoanalisi è un metodo terapeutico ideato da Sigmund Freud, un medico e filosofo ebreo che operò a Vienna a cavallo tra ottocento e novecento. La sua dottrina ha come fine la cura di isterie e nevrosi, e si basa sulla teoria, enunciata da Freud nella prima topica, secondo la quale la nostra mente è suddivisa in tre parti distinte: conscio, preconscio e inconscio. Il conscio costituisce la parte consapevole della psiche, quella in contatto con il mondo esterno; il preconscio è il luogo dove vengono immagazzinati contenuti ai quali possiamo consapevolmente accedere, mentre l'inconscio è il magazzino di ricordi, desideri e impulsi rimossi. L'unica parte a cui non possiamo accedere è l'inconscio, ed esso è, secondo la dottrina psicanalitica del filosofo, luogo dove vengono sepolte esperienze traumatiche rimosse per meccanismo di difesa: queste rappresentano la fonte primaria delle nevrosi Il ruolo dello psicanalista è infatti quello di andare a scavare nell'inconscio per elaborare con il paziente i traumi passati. Durante la seduta psicanalitica questi vengono fatti emergere per diverse vie: in primo luogo, lo psicanalista fa si che il paziente parli per associazioni libere, ovvero esternando liberamente il proprio flusso di pensieri; in secondo luogo per via onirica (Freud infatti esordì con l'opera "L'interpretazione dei sogni", datata 1900), dove l'inconscio si manifesta in modo più o meno esplicito, e sta allo psicanalista interpretare i sogni insieme al paziente.&nbsp;<br>L'ultimo argomento trattato è stato quello del rapporto paziente-analista: infatti per rendere il setting analitico il più produttivo possibile c'è bisogno che tra i due si instauri un  rapporto formale, ma anche caratterizzato da transfer e controtransfer, ovvero un'intesa reciproca.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-26 20:07:42 UTC</pubDate>
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         <title>Schopenhauer/Marx (Marta Taddeo)</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Nella lezione precedente abbiamo affrontato la metafora dei porcospini di Schopenhauer&nbsp;</div><div>si tratta di una metafora che descrive il&nbsp; paradosso riguardo i rapporti dell’uomo nella società.</div><div>Schopenhauer compie un paragone tra le relazioni tra uomini e quelle di alcuni porcospini in una fredda giornata d’inverno.&nbsp;</div><div>-Per proteggersi dal freddo questi si stringono tra loro sino a ferirsi reciprocamente ed essere costretti ad allontanarsi ma una volta lontani sentono nuovamente il bisogno di riscaldarsi volendosi nuovamente riavvicinare. e questo continuo passaggio da un malanno all’altro si risolve solo una volta che questi trovano una moderata distanza reciproca che possa evitare entrambi i mali.-</div><div>In realtà tutte le relazioni,anche quelle umane,conoscono questo dilemma ed infatti è stato sottoscritto da alcuni critici come il “dilemma del genere umano”.</div><div>Abbiamo detto che la solitudine cerca di proteggere l’individuo dalla sofferenza ma risulta comunque essere un male tanto quanto la relazione.&nbsp;</div><div>L’ uomo è un essere sociale poco incline alla solitudine ed infatti ha creato una società fatta di rapporti personali ma tali relazioni sono facilmente compromesse perché l’intensità di vicinanza può tendere al male ( noi abbiamo attualizzato rispetto al tema del femminicidio). L’equilibrio è identificabile nelle convenzioni sociali la cortesia e le buone maniere.&nbsp;</div><div>Conclusa la metafora di Schopenhauer abbiamo introdotto la figura di Marx con un riferimento al filosofo del 900 Ricoeur.</div><div>Egli fu un importante esponente della corrente filosofica dell ermeneutica,ovvero la scienza dell’interpretazione.</div><div>Ricoeur sostiene che ci siano tre maestri del sospetto,3 filosofi che hanno messo in atto sistemi filosofici che hanno scardinato alcune certezze precedenti.</div><div>Il primo abbiamo detto essere Marx che in quanto socialista scientifico compie un analisi rigorosa e scientifica del sistema capitalistico cercando di trovare l’errore e di fare in modo che questo non si possa protrarre.</div><div>Il secondo filosofo del sospetto è Nietzsche,considerato il “filosofo dinamite”che ha invece messo in dubbio il sistema, razionalità ed i valori del sistema occidentale.</div><div>Nietzsche voleva riscrivere tutto ciò che è stata la filosofia precedente.&nbsp;</div><div>Egli credeva che l’errore dell’occidente fosse quello di aver trascurato gli aspetti dionisiaci facendo prevalere quelli apollinei e quindi la razionalità.</div><div>Ultimo filosofo del sospetto è Freud. Egli inflisse all’umanità la 3a ferita narcisistica&nbsp;</div><div>Rese l’uomo consapevole di non essere totalmente cosciente del proprio io, ma di avere una parte della propria psiche completamente oscura e indipendente dalla propria volontà. Ricorda che l’uomo non è padrone in casa propria.&nbsp;</div><div>Successivamente abbiamo introdotto la vita di Marx e le principali tappe di questa.</div><div>-Marx nacque nel 1818 a Treviri in Germania da una famiglia ebrea&nbsp;</div><div>-Iniziò la facoltà di giurisprudenza che concluse poi a Berlino.</div><div>poi decise di dedicarsi alla filosofia e si laureó&nbsp; all’università di Jena.</div><div>-intraprese la carriera giornalistica e lavoró per la “Gazzetta renana”&nbsp;</div><div>-pubblicó a Londra il Manifesto del partito comunista nel 1848&nbsp;</div><div>Nel 1852 si ritiró dalla vita politica ,compose diversi scritti in ambito economico e filosofico e morì nel 1883 a Londra.</div><div>Tra i manoscritti più importanti ce ne sono molti di natura economico-filosofica.</div><div>In particolare noi abbiamo prestato attenzione al concetto filosofico dell’alienazione. che abbiamo trovato diverse volte anche in Hegel ma con Marx una valenza differente. non si parla di alienazione spirituale ma socio- economica</div><div>Marx parla dell’alienazione dell’uomo nel lavoro e nella realtà. Compie una riflessione sull’operaio sfruttato come strumento per incrementare merce e sulla relazione di questo con il prodotto del suo lavoro.</div><div>Il prodotto è infatti un ente completamente estraneo a chi lo produce. Il lavoro resta esterno all’operaio,non appartiene alla sua vita. L’operaio,anzi, si impoverisce intellettualmente perdendo i tratti umani e diventando essere bestiale.&nbsp;</div><div>Infine Marx si concentra sull’alienazione dell’uomo causata da un altro uomo,ovvero il proprietario del prodotto volendo sottolineare che è l’uomo stesso ad essere responsabile dell’alienazione di altri.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-27 06:33:14 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;ESSERE E L&#39;ESSERCI, 7 aprile 2022- Andrea Beschi</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>L’ESSERE e L’ESSERCI&nbsp;<br><br>In classe è stato letto un brano tratto dalla “Introduzione” di Essere e tempo che tratta della nozione di Esserci e il suo rapporto con l’essere. È stato arduo comprenderlo ma confrontandomi con i miei compagni e tramite la dispensa riassuntiva dataci a fine lezione credo di aver fatto chiarezza.<br>Heidegger esordisce dicendo che l’essere è il fine della ricerca che vuole compiere e gli affibbia l’attributo di cercato.<br>L’essere è ciò che determina l’ente in quanto ente, ovvero la qualità dell’essere, l’essenza intesa non come sostanza fondamentale di un ente, quanto come una condizione necessaria dell’esistenza.<br>Continua poi asserendo che l’essere di un ente non è un ente a sua volta e che, pertanto, l’ente non può essere definito tale passando per un altro ente.<br><br>Heidegger aggiunge che il ricercato è il senso dell’essere e che, come il cercato (l’essere), tale senso richiede una spiegazione distinta da quella dell’ente.<br>Prosegue mettendo in luce che, se l’essere è un attributo dell’ente, questo non può che essere dimostrato interrogando l’ente stesso riguardo al proprio essere.<br>L'ente necessita di essere accessibile nella via più chiara ed essenziale possibile, così facendo si esclude la possibilità che osservando parzialmente l'ente li giunga a conclusioni errate o fallaci sul suo essere.<br>Si interroga inoltre sull'esistenza di un ente primario da indagare o se ogni ente, analizzato nel giusto modo, possa portare alla dimostrazione dell’essere.<br>Heidegger quindi afferma che tutte le operazioni della ricerca dell’essere sono caratteristiche di un ente cercante, l’essere umano, il quale interroga sé stesso sul proprio essere. In virtù della facoltà di porsi il problema esistenziale, l'uomo-ente vene definito ESSERCI</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-31 20:11:35 UTC</pubDate>
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