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      <title>Il mio padlet elegiaco by Andrea Locci</title>
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      <description>Fatto con tormento e malinconia
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2020-05-16 16:41:57 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;elegia del discidium </title>
         <author>elenadevs</author>
         <link>https://padlet.com/crux_desperationis_/3uaklmwnevxuuy4d/wish/576970247</link>
         <description><![CDATA[<div>È l'ultima elegia del terzo libro e si configura come una specie di commiato dalla poesia e da Cinzia: è l'elegia del <em>discidium</em>, della separazione da Cinzia, che non ha mai saputo amare veramente il poeta. Properzio passa in rassegna tutte le opportunità offerte alla sua donna, ma deve constatare amaramente che tutto è stato vano: Cinzia non lo merita ed egli è deciso a troncare la relazione. Il testo è dominato da un tono di risentimento sordo, con cui l'autore sembra voler reprimere i moti di affetto che sono ancora presenti nel suo cuore, più che rivolgere un attacco a Cinzia, che in fondo ama ancora. Il componimento può essere suddiviso in tre sezioni: la prima (w. 1-6) è una rassegna delle umiliazioni sofferte da parte di Cinzia; la seconda (w. 7-10) rappresenta l'addio all'amata; la terza (vv. 11-18), infine, contiene presagi e maledizioni. L'oggetto di quest'ultima parte appare l'elemento più originale della composizione, che per il resto ripropone motivi costantemente presenti nel canzoniere di Properzio, quali il servitium amoris, rimpianto, autocommiserazione.  L'originalità consiste nel proporre l'argomento dell'invecchiamento della donna amata. A dire il vero tale tematica era presente in modo abbastanza diffuso negli scritti ellenistici, ma mentre là era funzionale al corteggiamento, nel senso che il poeta prospettava alla donna l'arrivo della vecchiaia per esortarla a godere dei frutti della presente bellezza, nell'elegia di Properzio essa assume toni drammatici, in un crescendo di espressioni solenni e cupe che sfocia quasi nell'espressionismo.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-16 18:06:13 UTC</pubDate>
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         <title>Traduzione</title>
         <author>elenadevs</author>
         <link>https://padlet.com/crux_desperationis_/3uaklmwnevxuuy4d/wish/576973430</link>
         <description><![CDATA[<div>Ero oggetto di riso nei banchetti, quando le tavole<br><br>erano imbandite, e chiunque poteva sparlare su di me.<br><br>Ho potuto servirti fedelmente per cinque anni:<br><br>spesso rimpiangerai la mia fedeltà mordendoti le unghie.<br><br>Per nulla mi lascio commuovere dalle lacrime: già troppe volte mi sono lasciato<br><br>catturare da questa tua arte; sempre sei solita, Cinzia, piangere per gli inganni.<br><br>Io sì che piangerò andandomene, ma l’offesa vince il pianto:<br><br>sei tu che non permetti che il nostro legame proceda ben equilibrato.<br><br>Addio soglia lacrimante per le mie parole,<br><br>addio porta, malgrado tutto, non abbattuta dalla mia mano irata.<br><br>Ma ti tormenti l’età tarda con i molti anni, pur celati,<br><br>e vengano le rughe infauste per la tua bellezza!<br><br>Allora possa tu voler strappare dalla radice i capelli bianchi,<br><br>mentre lo specchio, ahimè, ti rinfaccerà le rughe,<br><br>e possa tu, a tua volta respinta, sopportare la superba arroganza,<br><br>e, da vecchia, possa tu lamentarti delle cose che anche tu hai fatto!<br><br>La mia pagina ti ha vaticinato questa funesta sorte:<br><br>impara a temere la fine della tua bellezza!</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-16 18:09:27 UTC</pubDate>
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         <title>Testo</title>
         <author>elenadevs</author>
         <link>https://padlet.com/crux_desperationis_/3uaklmwnevxuuy4d/wish/576975656</link>
         <description><![CDATA[<div>Risus eram positis inter convivia mensis,<br><br></div><div> et de me poterat quilibet esse loquax.<br><br></div><div> Quinque tibi potui servire fideliter annos:<br><br></div><div> ungue meam morso saepe querere fidem.<br><br></div><div>  Nil moveor lacrimis: ista sum captus ab arte;   <br><br> semper ab insidiis, Cynthia, flere soles.<br><br></div><div> Flebo ego discedens, sed fletum iniuria vincit:<br><br></div><div> tu bene conveniens non sinis ire iugum.<br><br></div><div> Limina iam nostris valeant lacrimantia verbis,<br><br></div><div> nec tamen irata ianua fracta manu.<br><br></div><div> At te celatis aetas gravis urgeat annis,<br><br></div><div> et veniat formae ruga sinistra tuae!<br><br></div><div> Vellere tum cupias albos a stirpe capillos,<br><br></div><div> a! speculo rugas increpitante tibi,<br><br></div><div> exclusa inque vicem fastus patiare superbos,<br><br></div><div> et quae fecisti facta queraris anus!<br><br></div><div> Has tibi fatalis cecinit mea pagina diras<br><br></div><div> eventum formae disce timere tuae!<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-16 18:12:09 UTC</pubDate>
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         <title>Giochi di parole in Properzio</title>
         <author>crux_desperationis_</author>
         <link>https://padlet.com/crux_desperationis_/3uaklmwnevxuuy4d/wish/576979967</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>1-2: Risus eram … loquax.</strong> L’uso dell’imperfetto in apertura dell’elegia ha lo scopo di delineare il quadro dei ricordi del passato. In <em>quilibet </em>si coglie una punta di disprezzo. <br><strong><br>3. Quinque … annos. </strong>Complemento di tempo continuato. L’iperbato a cornice inquadra il verso, nel quale viene riportato il <em>topos</em> del serviti <em>amoris</em>. Dopo i primi imperfetti, il perfetto <em>potui</em> sembra sintetizzare l’esperienza del passato, allontanandola dal presente del poeta. <br><br><strong>4. ungue meam morso saepe querere fidem</strong>. <em>Ungue</em>: singolare collettivo. <em>Querere</em>: forma del futuro di <em>queror</em> equivalente a <em>quereris</em>.<br><br><strong>5. Nil: </strong>corrisponde a <em>nihil</em> e ha valore avverbiale. <em>Ista</em> ha valore dispregiativo, accentuato dalla presenza della voce ars, che ha il senso di «trucco». <em>Sum captus</em> è termine chiave del linguaggio amoroso.<br><br><strong>6. ab insidiis</strong>. Il senso dell'espressione è che Cinzia piangeva per ingannare l'amante. <em>Insidia</em>: vocabolo di ambito militare, usato in senso traslato.<br><br><strong>7. Flebo ego discedens</strong>: L'esplicitazione del pronome personale e la sua collocazione conferiscono enfasi al discorso e contrappongono il poeta della donna. Il verbo <em>discedo</em> è un altro termine chiave del linguaggio amoroso elegiaco, connesso con il tema del <em>discidium</em>, dell'abbandono. - <strong>iniuria</strong>: soggetto dell'enunciato, il termine appartenente al linguaggio giuridico, indica per traslato Cinzia stessa, in altre occasioni identificata dalla <em>perfidia</em>. L'offesa cui fa riferimento l'autore è, come naturale, la rottura della <em>fides</em>. <br><br><strong>8. tu ... iugum.</strong> L'espressione costituisce una metafora tratta dal mondo agricolo e sottolinea la necessità che i due buoi aggiogati avanzino di pari passo perché i lavori dell'aratura procedano bene. Così anche in un rapporto di coppia i due amanti devono rispettare la propria parte. L'immagine del giogo in ambito amoroso è alla base del vocabolo italiano</div><div>"coniuge", che significa propriamente «aggiogato</div><div>con qualcuno». Si rilevi la forza del pronome personale <em>tu</em> in apertura di verso, contrapposto a <em>ego</em> del verso precedente. <em>Non sinis</em>: litote.<br><br></div><div><strong>9. Limina ... verbis. </strong>L'espressione sottende il</div><div>tema dell'<em>exclusus amator</em>, un diffuso <em>topos</em> della poesia erotica a cui erano connessi quello della personificazione della porta e il motivo del <em>paraklausíthyron</em></div><div>(«canto di lamento davanti alla porta chiusa»).<br><br></div><div><strong>10. fracta</strong>, riferito alla porta. Anche l'assalto alla porta chiusa era un <em>topos</em> della poesia d'amore.<br><br></div><div><strong>11. At ... annis. </strong> Inizia qui la parte conclusiva dell'elegia, riservata ai presagi funesti e alle maledizioni. <strong>Celatis ... annis</strong>: iperbato; è inteso variamente: ablativo assoluto con valore concessivo, ablativo strumentale retto da <em>urgeat</em> («con gli anni pur ce-</div><div>lati»), ablativo di causa retto da <em>aetas gravis</em> («età</div><div>pesante per gli anni, pur tenuti nascosti»), ablativo di</div><div>modo, sempre collegato con <em>aetas</em> («con il passare nascosto degli anni»). <em>Aetas</em> è la parte del tempo assegnata a un uomo da vivere.<br><br></div><div><strong>12. Veniat ... tuae</strong>. <em>Formae ... tuae:</em> dativo retto sia dal verbo <em>veniat</em> sia da <em>sinistra</em>. <em>Ruga</em> può essere inteso come singolare collettivo o indicare semplicemente la ruga in quanto tale, che risulta nemica (<em>sinistra</em>) della bellezza femminile.<br><br></div><div><strong>13. Vellere ... capillos.</strong> Il tono si fa drammatico. Il verbo vellere indica un'azione rapida e</div><div>nervoso.<br><br></div><div><strong>14. a! ... tibi</strong>: <em>Speculo  ... increpitante</em>: ablativo assoluto, in cui lo specchio subisce una personificazione e rinfaccia impietosamente a Cinzia la vecchiaia incipiente. Il verbo <em>increpito</em> è frequentativo di <em>increpo</em>, a</div><div>sottolineare l'azione della donna che senza sosta spia</div><div>nello specchio l'apparire delle rughe e riceve il crudele messaggio del progressivo invecchiamento del suo volto.<br><br></div><div><strong>15. exclusa inque vicem,</strong> </div><div>anastrofe. Cinzia farà - secondo l'augurio del poeta - l'esperienza di essere lei respinta e trascurata dagli</div><div>amanti a seguito dello sfiorire della sua bellezza. -<strong>fastus...superbos.</strong> Il termine <em>fastus</em> nell'accezione di «disprezzo» entrò nel linguaggio della poesia erotica a partire dalla letteratura dell'età augustea. <em>Patiare</em>: forma di</div><div>congiuntivo con desinenza in <em>-re</em>.<br><br></div><div><strong>16. feristi facta</strong>: figura etimologica.  <strong>- queraris</strong></div><div>«che tu ti possa lamentare» per le colpe che hai commesso; il verbo in latino è transitivo.<br><br></div><div><strong>17. Has ... diras.</strong> <em>Tibi</em> può essere retto da <em>cecinit</em> oppure  b essere un dativo di svantaggio dipendente da <em>fatales</em> ("<em>Destinato a te</em>").  <em>Pagina</em>: metonimia <em>carmen</em>.  <em>Dirae</em>: termine tecnico per indicare le «maledizioni». Con <em>Dirae </em>venivano designate anche le tre Furie, che perseguitavano con il rimorso i colpevoli di delitto capitale contro</div><div>i parenti. Infine va ricordato che le <em>dirae</em> erano anche un</div><div>sottogenere poetico fondato appunto sulle maledizioni, ed è probabile che qui Properzio vi voglia alludere.<br><br></div><div><strong>18. eventum ... tuae!</strong>. L'elegia si conclude con un tono cupo di minaccia, che accresce la sua forza proprio per l'atmosfera di mistero e di indeterminatezza che lo accompagna.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-16 18:17:36 UTC</pubDate>
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         <title>Contestualizzazione</title>
         <author>crux_desperationis_</author>
         <link>https://padlet.com/crux_desperationis_/3uaklmwnevxuuy4d/wish/577128624</link>
         <description><![CDATA[<div>L’elegia III, 25 è quella del congedo, quando Properzio decide di abbandonare l'amore per la donna e dedicarsi pienamente alla poesia erudita, seguendo, in particolare, il grande e amato modello Callimaco.<br>Dopo cinque anni di sofferenza per un amore non corrisposto e tormentato per l'ingrata Cinzia, viene il momento del discidium: Properzio decide di lasciarsi tutto alle spalle, abbandonando la causa di tante angosce e umiliazioni. <br>La donna, infatti, volubile e infedele, non ha mai osservato la fides nei confronti del foedus, il sacro patto degli amanti. I suoi continui tradimenti hanno reso il poeta lo zimbello dei salotti del bel mondo. Ma ora egli è deciso a troncare, per quanto dolore ciò gli costi, né l’artificioso pianto della puella potrà fargli cambiare idea. La motivazione sintetica della renuntiatio amoris è espressa al v.8, "tu bene conveniens non sinis ire iugum." È la denuncia di un rapporto non simmetrico, fatta attraverso la metafora del giogo d’amore. È la constatazione di una disarmonica relazione e la conseguente rinuncia a sottostare ancora al giogo d'amore. Dopo lo struggente saluto rivolto alla porta dell’amata, testimone di crudeli pianti e tormenti del poeta (secondo lo schema topico del paraklausìthyron), Properzio fa una previsione, che ha tutto il sapore delle maledizioni (dirae). Cinzia perderà presto la sua bellezza e, a causa delle rughe e dei capelli bianchi, sarà anch’essa respinta dai giovani amanti. Allora subirà a sua volta l’altero disprezzo che un tempo inflisse al poeta.<br>Properzio termina il componimento con un invito finale a meditare in anticipo sul carattere effimero della bellezza fisica (eventum formae disce timere tuae!), espresso con parole crude che ricordano la violenza di certi versi catulliani. Con questo verso il pathos dell'elegia raggiunge il culmine, è così si chiude il III libro. E come l’ode oraziana conclusiva del III libro riprende la dedica proemiale a Mecenate in chiave autocelebrativa e ottimistica («Ho innalzato un monumento più duraturo del bronzo»), così quest’ultima elegia si collega alla prima del Monòbiblos, ma in termini di un desolato pessimismo: elegia della conquista la prima, elegia della renuntiatio amoris o dell’abbandono l’ultima, bilancio amaro di tutta l’esperienza passata. <br><br>La fides in Properzio<br><br> <br><br>Consideriamo due definizioni di fides.<br><br>«La fides è in senso proprio il “credito” di cui si gode presso il partner. Dal fatto che fides designa la fiducia che colui che parla ispira al suo interlocutore, e della quale gode presso di lui, si sviluppa fides come nozione soggettiva: non più la fiducia che uno risveglia in qualcuno, ma la fiducia che si mette in qualcuno».<br><br>«La fides significa l’abbandonarsi, fiducioso e completo, di una persona a un’altra. Essa interviene come salvaguardia del vincolo sociale e in tutti i rapporti che collegano l’individuo ai suoi simili, come nel matrimonio oppure nel rapporto tra padrone e cliente. Fides significa dunque tributare a ciascuno ciò che gli è dovuto, nel rispetto degli accordi stabiliti».<br><br>«Fides compare, in Properzio, diverse volte, alcune con il significato di fedeltà in amore, le altre apparizioni designano la lealtà, la confidenza o la credibilità in altri campi. Questa frequenza significativa prova che la fides è uno dei temi maggiori della sensibilità del poeta, ma, contemporaneamente, ci rivela un pensiero poco chiaro sulla fedeltà amorosa. Animo instabile, esprime una concezione della fides che oscilla fra quella di Catullo e quella di Tibullo. Come il primo, fuori da ogni possibilità di porre il suo amore sotto la tutela della legge, ritiene gli amanti legati da un contratto non scritto, ma si augurerebbe che i “patti” fossero stipulati davanti agli altari! Nel libero amore Properzio ricerca, come Catullo, la sicurezza della coppia ideale attraverso una fides che leghi un solo uomo e una sola donna per sempre. La fides si presenta, allora, come un destino che può essere tragico, se l’essere amato non lo condivide, e che sfocia nel servitium amoris, trascinandosi dietro uno stato in cui l’uomo che ama si annienta per essere la “cosa” dell’amante. <br>"Cynthi prima fuit, Cynthia finis erit".</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-16 21:24:05 UTC</pubDate>
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         <title>Confronto </title>
         <author>carlasworldx</author>
         <link>https://padlet.com/crux_desperationis_/3uaklmwnevxuuy4d/wish/577727019</link>
         <description><![CDATA[<div>La canzone di Galeffi si allinea in maniera efficace allo spirito dell’elegia properziana. L’elegia XXV del libro III mostra una nuova visione del poeta elegiaco, il quale, nonostante il suo amore sviscerato per la donna amata, è stanco del continuo trattamento irrispettoso e disinteressato da parte di quest’ultima. All’interno dell’elegia, Properzio inserisce la figura ingannatrice di Cinzia, augurandole una futura infelicità amorosa, connotando il testo di un’aurea orgogliosa. Il poeta elegiaco, però, porterà con sé un forte dolore, conferitogli a causa dagli inganni, dai tradimenti, e da questo amore idilliaco che l’autore ha sempre provato. Properzio descrive i suoi passi indietro, ritirando il suo amore dalla meschinità della donna, conducendo quest’ultima verso il rimpianto dell’amore del poeta; l’autore proverà dolore nel momento dell’abbandono, ma come sostiene lo stesso Properzio al verso 9-10: «<em>Flebo ego discedens, sed fletum iniuria vincit»</em>, ossia<em> «Io sì che piangerò andandomene, ma l’offesa vince il pianto»</em>. In modo analogo notiamo come il sentimento di rimpianto, seguito da un disperato abbandono, lo ritroviamo nella canzone del cantautore romano. All'interno del suo pezzo "<em>Uffa</em>" si può perfettamente inserire il tema della XXV elegia, tanto da definirla una sua trasposizione moderna per via delle innumerevoli analogie. Notiamo come la rabbia dell’autore segue un climax discendente, in quanto in ogni sua strofa si può seguire un “<em>indolcimento</em>". Nella prima strofa la rabbia dell’autore supera i limiti, tanto da ripudiare la donna amata in maniera evidente, infatti, in questi primi versi, è emblematica l'immagine dello sgambetto; l’autore vuole esprimere come i sensi di colpa recano danno a coloro che non hanno subito "il torto". Nella seconda strofa, notiamo come il poeta sia infastidito dalla donna amata dopo la fine della relazione, ciò si nota nei versi che aprono e chiudono la strofa stessa, ma più evidente è il senso di rimpianto nei confronti della relazione che si svilupperà nella 3ª strofa. All'interno dell'ultima strofa, infatti, i sentimenti contrastanti dell'elegia di Properzio sono espressi in maniera perfetta: il poeta spera nel rimpianto della sua fedeltà, ponendosi quasi al di sopra della donna amata; il cantautore romano, in egual modo, racconta l'insicurezza della partner nei confronti degli eventi della vita, maledicendola per averlo abbandonato. Infine, concentriamoci sulla valenza peculiare della parola corno che racchiude in sé una forte contraddizione, ribadita più e più volte solo nel ritornello. Non è un caso che questo termine, così semplice e piccolo, sia ripetuto in forme diverse, infatti, il ritorno ridondante della parola specifica in maniera efficace la contraddizione che l’autore della canzone vuole esprimere. Durante l’ascolto, infatti, l’ascoltatore concentrerà il suo focus sulle parole del ritornello, canticchiandola con gusto. Il corno, quindi, esprime gli stessi sentimenti contrastanti dell'intera elegia, poiché designa un senso di rifiuto e di amarezza nel linguaggio quotidiano, ma nella tradizione del sud Italia, ha un valore completamente opposto, quello di portafortuna. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-17 12:27:50 UTC</pubDate>
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         <title>&quot;Uffa&quot;, Galeffi</title>
         <author>alessiorifs</author>
         <link>https://padlet.com/crux_desperationis_/3uaklmwnevxuuy4d/wish/580411854</link>
         <description><![CDATA[<div><em>Uffa, che presa a male<br>Sto in giro tutto solo con il cane<br>Uffa, va' a quel paese<br>Chissà che fine ha fatto il tuo cuore<br><br>E fammi un po' di posto dentro di te<br>M'hai fatto lo sgambetto ma sei cascata te<br><br>Amore mio, amore un corno<br>Mi dici ciao, ma ciao un corno<br>Se fossi un accendino io ti darei fuoco<br>Amore, amore, amore un corno<br><br>Uffa, ma che peccato<br>Invece di sognarmi mi hai svegliato<br>Uffa, che hai combinato?<br>Con te avrei vinto il campionato<br><br>Hai proprio perso tutto, peggio per te<br>Hai un biglietto per l'inferno, ti auguro buon viaggio<br><br>Amore mio, amore un corno<br>Mi dici ciao, ma ciao un corno<br>Se fossi un accendino mi perderesti<br>Amore, amore, amore un corno<br><br>E te ne stai a fare le tue cose<br>Non ti senti mai a casa, casa mia sei te<br>E più ti senti sola e più fai finta di niente<br>Maledetta paura, maledetta te<br><br>Io ti giuro che lo so che la vita fa male<br>🤬 se fa male, se la stai a guardare<br><br>Senza di me<br>Senza di me<br><br>Amore mio, amore un corno<br>Mi dici ciao, ma ciao un corno<br>Amore mio, amore un corno<br>Mi dici ciao, io ti dico addio<br><br>Io ti dico addio, io ti dico addio<br>Io ti dico addio, non riesco a dirti addio</em></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-18 16:28:27 UTC</pubDate>
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         <title>A cura di:</title>
         <author>crux_desperationis_</author>
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         <description><![CDATA[<div>De Vincenzo Elena<br>Di Martino Federica<br>Locci Andrea<br>Rea Carla<br>Rimetti Alessio</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-18 16:54:36 UTC</pubDate>
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