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      <title>Il resto di niente by Tatyana Papaccio</title>
      <link>https://padlet.com/tatyanapapaccio/3srpm1soqims</link>
      <description>Romanzo storico di Enzo Striano</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-10-04 15:10:09 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2018-01-17 17:15:12 UTC</lastBuildDate>
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         <title>Il resto di niente - Luigi Primicerio</title>
         <author>tatyanapapaccio</author>
         <link>https://padlet.com/tatyanapapaccio/3srpm1soqims/wish/222134664</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Citazioni o pensieri di Luigi Primicerio, un importante personaggio del romanzo storico "Il Resto di Niente", ambientato nella Napoli del '700.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-17 16:48:54 UTC</pubDate>
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         <title>Il primo incontro</title>
         <author>tatyanapapaccio</author>
         <link>https://padlet.com/tatyanapapaccio/3srpm1soqims/wish/222135118</link>
         <description><![CDATA[<div>Pag. 64</div><div><br>"Fu verso la fine del piccolo concerto improvvisato che arrivò Luigi Primicerio. La prima volta che lo vedeva. Provò leggero tuffo, del quale restò a lungo scontenta. E che diamine aveva, colui? Un bel niente.</div><div><br>Sui venticinque, bassino, capelli castani spettinati, lunghi sulle spalle, faccia mal rasata. Naso un po' storto, occhi presuntuosi. Indossava un abito troppo elegante, all'inglese: pantaloni tubo verde chiaro, redingote ocra, cravattone bianco ghiaccio con spilla.</div><div><br>Lo guardò mentre entrava a passo di carica, disturbando la musica, lui pure le gettò un'occhiata. Si diresse verso Maddalena Serra, le baciò sgarbatamente la mano. S'avvicinò infine ad Angiola Cimino, che gli fece cenno degli occhi azzurri, un crespo di sorriso."</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-17 16:49:52 UTC</pubDate>
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         <title>La presentazione</title>
         <author>tatyanapapaccio</author>
         <link>https://padlet.com/tatyanapapaccio/3srpm1soqims/wish/222135600</link>
         <description><![CDATA[<div>Pag. 86<br>"[...] Pagano sollevò un sopracciglio, chiese, stupito: "Non mi dite che state diventando estremista. Pure voi volete la Repubblica?".</div><div><br>"Ma no. Ho detto: se si comporta male. Pero ora..."</div><div><br>S'accorse che lei parlava, ma aveva altrove occhi e pensiero. Seguì lo sguardo, giunse a Primicerio. Sorrise.</div><div><br>"Ah! Venite" esclamò, cingendole le spalle. "Desidero presentarvi un amico. E' un poeta, insegna, scrive per il teatro. Ama la musica, le donne intelligenti: Luigi Primicerio."</div><div><br>Fu così che fecero conoscenza.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-17 16:50:56 UTC</pubDate>
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         <title>Gli interessi di Luigi</title>
         <author>tatyanapapaccio</author>
         <link>https://padlet.com/tatyanapapaccio/3srpm1soqims/wish/222136951</link>
         <description><![CDATA[<div>Pag. 88-89<br>"[...] Luigi aveva molti interessi: gli piacevano musica, pittura, talvolta provava a comporre o dipingere, ma affermava con lealtà: "Solo per diletto. So l'arte che significa."</div><div><br>Anche delle poesie diceva: "Le faccio per la gente. Ma di qui al dirmi poeta...".</div><div><br>Lei le trovava più belle delle proprie. Metastasio v'era appena reminiscenza musicale, i contenuti maschi, privi d'allegorie forzate.</div><div><br>"Non sono belle" ripeteva Luigi. "Belle sono le poesie di Young, di Ossian. Ma noi non potremo mai scrivere roba come quella: siamo fradici di classicismo, gesuitismo, Arcadia."</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-17 16:54:19 UTC</pubDate>
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         <title>Un anno dopo</title>
         <author>tatyanapapaccio</author>
         <link>https://padlet.com/tatyanapapaccio/3srpm1soqims/wish/222138731</link>
         <description><![CDATA[<div>Pag. 87</div><div><br>"Era ancora spenta dopo il litigio dei giorni precednti, l'ennesimo. Più che mai scontenta con se stessa, stracciata dalle contraddizioni: com'erano riusciti a tirare a vanti per un anno? Faceva prorpio un anno da quando, dopo la presentazione di Pagano, s'erano messi insieme.</div><div><br>Perchè Luigi l'aveva sopportata tanto a lungo?." [...]</div><div><br></div><div><br>[...]</div><div><br>" Luigi ebbe uno scatto. Si volse, brusco, le strinse il braccio. "Senti Lenòr. Per l'ultima volta, te ne prego. E' meglio che parliamo, tiriamo fuori tutto. Tutto tutto."</div><div><br>Diceva spesso così, nei momenti difficili. Lei d'irrigidì. No, no e poi no. S'opponeva come bambina irragionevole a difendere l'intimo: non intendeva farsi denudare fin lì. Ed era stanca.</div><div><br>"Non c'è più niente da dire." mormorò. Lo vide tendere i muscoli del viso, in sforzo per restare calmo.</div><div><br>Si girò dal finestrino, ma non vedeva. Provava voglia di cattiveria, punizioni, libertà.</div><div><br>Luigi aveva ragione. Lei restava non adulta, immatura, piena d'incoerenze irrisolte. Assolutamente incapace di ciò che ognuno faceva, senza tante storie: lasciarsi andare, decidere lietamente di sé. L'aveva fatto morire, certe volte. Ormai era un anno: un anno è lungo, molti mesi, molti giorni, molte sere, molte occasioni d'abbandono."</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-17 16:58:22 UTC</pubDate>
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         <title>Verso la fine</title>
         <author>tatyanapapaccio</author>
         <link>https://padlet.com/tatyanapapaccio/3srpm1soqims/wish/222139117</link>
         <description><![CDATA[<div>Pag. 92</div><div><br>[...] "Ieri ho scritto un sonetto nuovo" lei balbettò. Lui batté un pugno sulla tavola, senza curarsi della gente intorno urlò: "Va all'inferno. Con quello schifo di poesie che fai".</div><div><br>E finì veramente. I muli scendevano piano, una zampa dietro l'altra, come andassero a un'esequie. Così lei pensava, raccolta in sella, occhi chiusi. Non vedeva l'ora di arrivare giù, nella città rumorosa ma familiare.</div><div><br>Ebbe émpito di rabbia. Saettò sguardi di disgusto verso Primicerio, i mulattieri, le persone in giro: le parevano tutti laidi, cattivi, dediti avidamente a ogni oscenità. S', anche in lei s'erano accesi fuochi. Ma per attimi,in circostanze speciali: se non vi fossero mai stati, se non dovessero esservene più, la sua vita avrebbe avuto ugualmente significato."&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-17 16:59:17 UTC</pubDate>
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         <title>30 anni dopo: forse non è mai finita</title>
         <author>tatyanapapaccio</author>
         <link>https://padlet.com/tatyanapapaccio/3srpm1soqims/wish/222139334</link>
         <description><![CDATA[<div>Pag. 337</div><div><br>[...] "Ha appena il tempo d'indossare il camicione di mussola che picchiano alla porta. Chi sarà? Gli amici sanno che al "Monitore" si riceve nel pomeriggio. Di nuovo Cuoco? Mette una vestaglia, va ad aprire.</div><div><br>Meu Deus. E' cambiato, tanto cambiato! Ma lo riconosce immediatamente: Luigi. Luigi Primicerio. Smagrito, radi capelli grigi lunghissimi sul collo, occhiali tanto spessi e pesanti che paiono trascinarlo in avanti. Indossa una giamberga dei vecchi tempi su pantaloni moderni. In bocca gli s'è fissato u curioso sorriso: ironco, banale, incerto.</div><div><br>"Luigi"</div><div><br>"Posso entrare, Lènor? Scusa per l'ora."</div><div><br>"Entra, vieni. Vuoi caffè?"</div><div><br>"Si,grazie."</div><div><br>Lo serve, cercando di star calma. Perché s'agita tanto? Non se ne ricordava più, di Primicerio, se non in rari momenti.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-17 16:59:49 UTC</pubDate>
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         <title>Qual è la scelta giusta?</title>
         <author>tatyanapapaccio</author>
         <link>https://padlet.com/tatyanapapaccio/3srpm1soqims/wish/222139642</link>
         <description><![CDATA[<div>Pag. da 338 a 340</div><div><br>" "Raccontami di te" gli domanda."Pensavo fossi andato via da Napoli."</div><div><br>"Avrei voluto farlo. Sopratutto quando son rimasto proprio solo."</div><div><br>"Solo?"</div><div><br>"Tutto mio, secondo il pensiero di Leonardo Da Vinci. "Tu sarai tutto tuo se sarai solo." Ed io son rimasto tutto mio. Che compagnia!"</div><div><br>Lei esita; "E tua...i tuoi...figli?".</div><div><br>"Andati via. Forse a Sessa Aurunca, dai genitori di mia moglie."</div><div><br>Chissà perché, in questi tempi estremi, ha tanta vocazione a scoprire i moventi nascosti della gente. Questo di Luigi, tutta via, non è tanto facile da decifrare. S'è fatto vecchio, è solo, cerca rifugio? Gli guarda gli occhi dietro le spesse lenti, le mani pallide, che gli tremano sopra le ginocchia. Forse è proprio così: non ce la fa più, ed è venuto. Ci siamo amati, negli antichi tempi.</div><div><br>Lui le sorride, mormora: "Sei rimasta bella".</div><div><br>Prova stizza, confusione, fastidio.</div><div><br>"Eh no, Luigi! Devo pensare che queste lenti così spesse non ti servono a nulla? O son miracolose, che modificano il brutto?"</div><div><br>"Io ti vedo bella. Forse appesantita, da allora. Non sono le mie lenti."</div><div><br>Restano in silenzio, il respiro di lui è forte, un poco cavernoso, Sorride sempre, mentre lei s'arrovella per capire. Cosa c'è in quel sorriso? Tenerezza, astuzia, pena? Luigi corruga la fronte.</div><div><br>"Lènor" esclama, serio. "Tu hai pensato? A ciò che dovrai fare?"</div><div><br>Non risponde. Prova sopratutto rabbia: lui l'ha strappata, in un attimo, dal torpore incosciente, dal protettivo rifiuto del domani. Al tempo stesso, tuttavia, le montano teneri, caotici, lacrimosi impulsi di riconoscenza. Si preoccupa della mia sorte!</div><div><br>Di nuovo rabbia: perché soltanto adesso?<br><br>&nbsp;"Non lo so" gli risponde, con durezza voluta. "Ma non me ne importa niente. Non ho una sola ragione per dovermi preoccupare."</div><div>&nbsp;"Certo" annuisce lui. "Credo che qui ben pochi ne abbiamo, ormai. Io, però, non vorrei che tu pensassi così."</div><div>&nbsp;Ha ripreso l'aria padrona d'una volta? Lei prova curiosa speranza.</div><div>&nbsp;"E' per questo che son venuto. Ho cominciato a pensarci dal primo giorno in cui ho comprato il tuo giornale. Io non ho fatto niente per la Repubblica. Non ne avevo voglia, tempo, possibilità. M'è parsa, fin dall'inizio, una cosa gratuita. Puerile. Come il tuo giornale adorabile, perdonami. Pensavo, fra l'altro, ch'eran state le piccole simpatie mostrate per voi a rovinarmi. Andassero, perciò, questi sciocchi ragazzi nel più profondo dell'Inferno! Col giocattolo che, incredibilmente, eran riusciti a costruire. Ora mi sento più dolce: perchè vedo che molti fra loro non sono andati via. Rimangono, capisci. Per giustificare quel che hanno fatto; non giocano. Vanno incontro alla morte. Davvero credevano di poter realizzare i sogni."</div><div>&nbsp;Allarga le braccia, sospira. Sorridendo, aggiunge: "Di fronte a tutto questo, io sono stato merda".</div><div>&nbsp;E' vero? E' vero? e' questo il tuo movente segreto? pensa lei, un po' delusa, continuando a spiarlo.</div><div>&nbsp;"Poi c'eri tu" continua, con la voce che aveva da ragazzo. "La bambina strana bloccata innocentissima di allora, dolce e testarda, spaventata e saggia. Anche con lei ho sbagliato tutto. Sono stato ancora merda, scusami la parola, ma non trovo di meglio."</div><div>&nbsp;"Io non ho mai pensato di realizzare i miei sogni" mormora, con la voce incrinata. Perchè vengono lacrime? Perchè vola indietro nel tempo, si rivede come allora? Soda, tenera di pelle, lucida nei begli occhi "de foco"? Mentre luigi le denuda un seno grande&nbsp; fresco?</div><div>&nbsp;[...]</div><div>&nbsp;"Lenòr" dice lui, con decisione. "Bisogna mettersi in salvo. Per questo sono venuto: devo aiutarti, capisci. Tocca a me. Ormai davvero tutto è terminato. E le vendette saranno atroci: perchè paura e rabbia provocate da questo gioco di ragazzi sono state immense."</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-17 17:00:33 UTC</pubDate>
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         <title>E&#39; il momento di scappare</title>
         <author>tatyanapapaccio</author>
         <link>https://padlet.com/tatyanapapaccio/3srpm1soqims/wish/222140468</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Pag. 343-344-345-351</div><div><br>"[...] Impallidisce. Brutto marcio senso di debolezza, Luigi se ne accorge, fa per sostenerla.</div><div><br>"Che hai? Ti senti male?"</div><div><br>"No. Ma penso che la colpa qi questo eccedio sia anche mia."</div><div><br>Lui scuote il capo, con smorfia scettica.</div><div><br>"Eccedio...Sono tre o quattro mascalzoni, che a loro volta preparano eccidi più grossi. Meritavano d'esser puniti. Ma non ora. e' questa la sciocchezza: significa scatenare i lazzari prima del tempo. Dobbiamo andarcene immediatamente, Lenòr."</div><div><br>[...]</div><div><br>"Io non posso andarmene Luigi. Io sono... Sono stata la cittadina Lenòr Fonseca. Ho diretto il "Monitore", la voce della Repubblica. Ho denunziato i congiurati Baccher che saranno fucilati oggi, non posso scappare come una serva qualunque."</div><div><br>"Non far retorica" esclama, brusco, afferrandole un braccio.</div><div><br>"Cosa guadagni a lasciarti ammazzare? Se riesci a salvarti, a raggiuingere Milano..."</div><div><br>"A Milano ci sono i Russi."</div><div><br>"In Francia allora. Lì potrai ancora essere utile a Napoli. Scrivere, controbattere la propaganda infamate che i Borboni scateneranno contro la Repubblica. "</div><div><br>"Nella Grande Repubblica Madre" sorride, con caparbia ironia. "Protettrice amorosa delle repubbliche figlie."</div><div><br>Diviene seria, fissa Luigi in quei curiosi punti neri dietro le lenti."<br><br>[...]</div><div>"Non parlarmi più di fuggire" sbotta, con marcata alterigia.</div><div>"Sai che per me non è possibile. Il mio dovere è un altro."</div><div>Lui non appare incollerito. sorride, pronuncia una frase che la sbalordisce.</div><div>"Sei sempre tu. Provi piacere nel farti male. Nel punirti."</div><div>Rimane trasognata a guardarlo, il grande petto molle si gonfia, ansando.</div><div>"Io non ho mai deciso niente" farfuglia, tirando su col naso.</div><div>"Io non stata sempre e solo scelta. Tutti hanno utilizzato me. Ne hanno approfittato."</div><div>Luigi la prende tra le braccia, la schiaccia contro di sé. Prova a darle piccoli baci sulla fronte, sul viso inumidito.</div><div>"Farsi scegliere è scegliere" le sussurra, girandole il volto con la spinta dal proprio, in cerca delle labbra.</div><div>[...]</div><div>"Le tiene forte la mano. "Che ne pensi, Lenòr?"</div><div>"Per me è indifferente" mormora, rispondendo alla stretta.</div><div>"Hai visto che non avevamo scelta? Ora, se si potesse, mi piacerebbe sì andarmene con te. In un angolo di mondo semplice, per una vita normale. E però sicura. Noi due. Magari come contadini. O in un posto di mare. Ma ormai è finito tutto."</div><div>"Forse di sarebbe potuto" mormora lui, assorto mentre Logoteta interpella il comandante"</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-17 17:02:09 UTC</pubDate>
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         <title>La morte di Luigi</title>
         <author>tatyanapapaccio</author>
         <link>https://padlet.com/tatyanapapaccio/3srpm1soqims/wish/222140978</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Pag. 351</div><div><br>" [...] Improvvisa, vigliacca scarica di fucileria crepita vicinissima. Ventate di pallottole spazzano il cortile, entrano nelle feritoie. Due o tre ne camerone cadono. Anche Luigi. Preso nella schiena a sinistra. Meu Deus. Lei con occhi sbarrati vede lo zampillo rosso vivo che prizza duo o tre volte, si spegne. Non fa in tempo a raggiungerlo che Luigi, in terra, ha già serrato i denti in smorfia gelida, incancellabile. Gli accarezza la fronte ancora tiepida, i pochi, lunghi capelli grigi dietro il collo."</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-17 17:03:16 UTC</pubDate>
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