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      <title>Identità, diversità by Giusi Orabona</title>
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      <description>racconta chi sei, cosa credi sia importante far sapere di te. Poi condividi il racconto di un evento significativo che ti riguarda o ti ha visto protagonista</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2024-10-26 14:16:25 UTC</pubDate>
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         <title>Chi sono: racconto di me e di un episodio significativo che mi riguarda </title>
         <author>giusiorabona</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 14:19:24 UTC</pubDate>
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         <title>Mi presento</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Sono Vitrano Valerio e ho 29 anni. Le mie principali passioni sono il cinema e la letteratura. Se devo raccontare un episodio significativo che riguarda il contatto con la disabilità, sicuramente il pensiero va al mio anno di Servizio Civile presso l'associazione italiana sclerosi multipla AISM. Impossibile sintetizzare un'esperienza del genere in poche parole, quindi mi limiterò a dire che se all'inizio, quando conoscevo uno dei nostri assistiti, vedevo come prima cosa la sua disabilità, dopo il primo mese in AISM la mia visione è cambiata completamente e ho iniziato a vedere le persone e solo in seguito la loro disabilità.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 14:54:09 UTC</pubDate>
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         <title>Chi sono? </title>
         <author>mariannatodaro76</author>
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         <description><![CDATA[<p>Salve sono Marianna Todaro, sono la mamma di Francesco, un bimbo di otto anni; ho conseguito la laurea in scienze statistiche ed economiche  v. o. Ho insegnato matematica, la mia disciplina  con grande entusiasmo, ma , purtroppo, per un breve periodo e ho lavorato nei corsi professionali con soggetti Bes e dsa.  L'esperienza  che voglio raccontare è quella di un mio piccolo successo professionale, ossia riuscire a conquistare l'attenzione di un allievo definito poco presente in classe,  svogliato e sempre ripreso dai colleghi. Come ho fatto? Ho chiesto cosa gli piacesse e gli interessasse. Mi ha mostrato il video della festa del suo paese, San Fratello; mi ha visto coinvolta e mi ha persino  successivamente letto il tema che aveva svolto durante le vacanze, inerente alla festa dei giudei (permettendomi così di conoscerlo meglio); ho abbattuto le barriere che lo separavano dalla classe perché tutti gli altri sono rimasti affascinati e sono riuscita persino a portarlo alla lavagna a fare degli esercizi. Ero davvero soddisfatta !</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 14:55:30 UTC</pubDate>
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         <title>Mi presento</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/giusiorabona/3ph176x1v25xqnnz/wish/3188514207</link>
         <description><![CDATA[<p>Sono Vitrano Valerio e ho 29 anni. Le mie principali passioni sono il cinema e la letteratura. Se devo raccontare un episodio significativo che riguarda il contatto con la disabilità, sicuramente il pensiero va al mio anno di Servizio Civile presso l'associazione italiana sclerosi multipla AISM. Impossibile sintetizzare un'esperienza del genere in poche parole, quindi mi limiterò a dire che se all'inizio, quando conoscevo uno dei nostri assistiti, vedevo come prima cosa la sua disabilità, dopo il primo mese in AISM la mia visione è cambiata completamente e ho iniziato a vedere le persone e solo in seguito la loro disabilità.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 14:57:43 UTC</pubDate>
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         <title>Ciao a tutti...</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Sono Gina  Valenti, una ragazza semplice che ama le piccole cose. </p><p>Visto che non ho mai lavorato con i disabili voglio riportare un evento personale  che mi ha cambiato la vita.</p><p>Alcuni anni fa ho attraversato un periodo buio della mia vita, dove stavo veramente male, ma non riuscivo a comprendere quale fosse il problema ... Mi sentivo insoddisfatta e vuota.  Tutto quello per cui mi affannavo mi sembrava insignificante...</p><p>Ho trovato e riempito quel vuoto con la fede , non che prima non fossi cristiana o non credessi in Cristo, ma ho vissuto un nuovo modo di approcciarmi a Dio che non fosse solo una recita a memoria di preghiere e dettata da tradizioni culturali. Sono passata dal frequentare una Chiesa cattolica a una pentecostale e questo mi ha stravolto la vita. Ora mi sento grata, piena di gioia e di pace anche se questo non è stato un percorso semplice perché mi sono scontrata con quei ragionamenti mentali, culturali, religiosi da parte ovviamente di persone che non hanno compreso che il mio era un bisogno dell'anima. </p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 14:58:29 UTC</pubDate>
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         <title>Ciao a tutti...</title>
         <author>zinnantigiuseppe</author>
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         <description><![CDATA[<p>Sono Giuseppe Zinnanti, ho 32 anni e questa è la mia prima esperienza nell'ambito formativo riguardante il mondo scolastico. La mia formazione professionale non ha seguito un percorso lineare, ho frequentato l'istituto tecnico nautico, per poi passare allo studio del contrabbasso classico e della composizione elettroacustica al conservatorio. Seppur confuso, questo percorso mi ha portato ad essere la persona che sono oggi, e ad aver fatto determinate scelte, tra cui quella di prepararmi per accedere al VIII ciclo del TFA. Solamente i mesi di preparazione, hanno aperto in me un mondo completamente nuovo, sollecitando una curiosità sempre più crescente. Un episodio che mi ha segnato, riguarda l’approccio alle differenze, e in particolare quando in quinta elementare la maestra ci presentò Hassen, un ragazzo Tunisino che da quel giorno sarebbe diventato un nuovo membro della classe. Ricordo lo stupore iniziale di tutta la classe, che successivamente si trasformò in curiosità per questo nuovo compagno che veniva da un paese con usanze e culture diverse.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:02:15 UTC</pubDate>
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         <title>Mi presento...</title>
         <author>lidiatripodo94</author>
         <link>https://padlet.com/giusiorabona/3ph176x1v25xqnnz/wish/3188516873</link>
         <description><![CDATA[<p>Sono Lidia Tripodo, ho 30 anni. Sono laureata in Pedagogia e lavoro come assistente all'autonomia.</p><p><br></p><p>Martedì sono stata al comune per prendere servizio e mi é stato affidato un ragazzino di classe I° secondaria di primo grado, dovrò iniziare lunedì.</p><p><br></p><p>Sono andata a scuola giovedì mattina per conoscerlo ed organizzarmi con l'insegnante di sostegno.</p><p><br></p><p>La prima cosa che mi é stata detta dalla prof. di sostegno e dalla prof. curriculare presente in quel momento é stata: "Perfetto, così quando ci sei tu puoi portarlo fuori e lo fai studiare fuori e noi possiamo lavorare più tranquillamente". </p><p><br></p><p>Alla mia domanda perplessa:</p><p><br></p><p>"Ma quindi non dovrò stare in classe? Dove dovrei andare?" </p><p><br></p><p>Mi hanno detto che c'è un'aula in fondo al corridoio e che lui non può stare in classe altrimenti i compagni si distraggono se ci sentono lavorare in modo diverso o magari ad alta voce mentre la prof. spiega. </p><p><br></p><p>Io sarò lì come assistente all'autonomia, non some insegnante di sostegno, purtroppo non so quanto potrò contrastare questa richiesta.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:02:33 UTC</pubDate>
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         <title>Vassallo  Ita Chiara</title>
         <author>itachiaravassallotic</author>
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         <description><![CDATA[<p>mi presento io sono Vassallo Ita Chiara, ho 41 anni sono una mamma di una bambina di sei anni, moglie di un medico e psicologa. Mi ritengo molto disponibile e gentile aperta nelle relazioni d'aiuto, seppur questo talvolta possa ritorcersi contro e andare a mio discapito. Un episodio molto significativo a mio parere in cui ho compreso come le credenze e i pregiudizi sociali di un particolare contesto riguardano l'ambito salute fisica/psichica (presenza/assenza patologia e compromissioni organiche) e soprattutto come possono influenzare le relazioni e il benessere individuale-familiare  nonchè sociale. Faccio riferimento ad un episodio molto significativo quando circa 11 anni fa in seguito ad un incidente stradale il mio stato di salute è stato del tutto compromesso, portandomi ad avere per quasi una settimana una prognosi riservata, in cui il mio nominativo è andato sui diversi social, tg locali e dove ogni cittadino dava le sue versioni dei fatti: chi mi dava per defunta, chi per colei che non poteva camminare, chi mi ha dato l'appellativo di "mischina e poverina" ect ect. Naturalmente dopo mesi in cui la mia vita sociale è stata nulla e  dopo mesi e  mesi di riabilitazione  l'aver ripreso la mia vita fra le mani e venire a conoscenza dei pregiudizi, degli stereotipi  totalmente errati che la gente si era creata su me; mi ha permesso di guardare la realtà e la disabilità con un approccia totalmente diverso, riconoscendo  che la società ha un concetto di persona  come presenza/assenza patologie, (il diverso dalla normalità....ma cosa è la normalità?) per cui ritengo che c'è molto da lavorare su se stessi in primis e sugli aspetti culturali in cui si è cresciuti e in cui si opera.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:03:00 UTC</pubDate>
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         <title>Alida</title>
         <author>alidavtl</author>
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         <description><![CDATA[<p>Sono Alida Vitale. Nella mia vita non mi è capitato mai un episodio significativo che riguardasse il tema della disabilità. Mi è capitato di avere in età scolare, precisamente alle scuole medie, un compagno affetto da distrofia muscolare che perdeva la muscolatura di anno in anno. Il ricordo di questo compagno mi è molto caro in quanto lui aveva un bellissimo carattere e sapeva creare bei legami affettivi con molti membri della classe ed aveva un carattere molto solare. Il ricordo più bello che ho di lui e appunto la sua solarità e il modo in cui affrontava la vita molto meglio di me anche se era affetto da una patologia importante che nel tempo gli avrebbe causato grandi disagi. </p><p>Grazie. </p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:03:12 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Sono Claudia Tumminello, anni 48,laureata in scienze politiche indirizzo relazioni industriali dopo un  master in marketing ,ho lavorato in un ufficio di pubbliche relazioni a Milano di un grande tour operator , esperienza molto importante incentrata nel riuscire quotidianamente a creare e sviluppare e mantenere comunicazioni e legami con tanti soggetti provenienti da posti diversi del mondo. Oggi sono un Asacom specializzata lavoro a scuola ,mi occupo di tre ragazzi, uno è non verbale, una ragazza sorda e un ragazzo con disabilità intellettiva media. La necessità di usare canali comunicativi differenti con ognuno di loro ,mi riporta agli esordi. ..la necessità di essere tramite di una comunicazione volta a bisogni e desideri per vivere una vita piena , che questi ragazzi si meritano.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:04:19 UTC</pubDate>
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         <title>Marianna Visconti </title>
         <author>miriuccin17</author>
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         <description><![CDATA[<p>Raccontare di sé in poche righe, così di punto e bianco non è cosa semplice da farsi... ad ogni modo: sono Marianna Visconti, ho 35 anni e sono laureata in Scienze filosofiche. Il più grande rimpianto della mia vita è probabilmente la scelta del mio corso di laurea. Lo studio della filosofia mi ha aperto orizzonti mentali infiniti, ma nello stesso tempo mi ha precluso, a causa della sua non specificità, un'inserimento concreto nel mondo del lavoro. Infatti, negli anni immediatamente successivi alla laurea mi sono riscoperta come donna del fare, nel senso che ho iniziato ardentemente a desiderare di impegnarmi in qualcosa di concreto e tangibile. Ma a quanto pare, per la società in cui siamo inseriti, una persona laureata in filosofia non ha la capacità a priori di farlo. Come se al ragionamento e all'astrazione non seguisse un'azione. Così, mentre cercavo di inserirmi nel mondo del lavoro, ho iniziato a dedicarmi ad attività di volontariato. In tal senso la mia esperienza più significativa è stata presso l'associazione "Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti", tramite la quale mi sono interfacciata con una realtà molto distante dalla mia, ma che mi ha arricchita profondamente. Grazie a queste esperienze ho compreso che non bisogna dare  nulla per scontato e che bisogna uscire da se stessi, slegarsi dal proprio modo di vivere, per vestire i panni degli altri... che a volte basta banalmente esserci per rendere la vita più semplice agli altri. Questo mio anno di volontariato è stata la ragione che oggi mi ha portata qui: ho trovato la mia strada da seguire, la mia vocazione e una ragione sufficiente per incanalare contemporaneamente le mie voglie di agire, pensare e sentire. </p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:05:10 UTC</pubDate>
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         <title>Mi presento, racconto un evento che mi riguarda </title>
         <author>trioloticmariaantonina</author>
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         <description><![CDATA[<p>Salve sono Triolo Maria Antonina ho 27 anni e sono un educatrice , da sempre mi sono avvicinata al mondo della disabilità in quanto mio padre soggetto disabile. Un evento significativo che vorrei raccontare riguarda la mia migliore amica ed ex compagna delle scuole superiori lei ha una disabilità sensoriale legata all'udito , da Sempre io e lei siamo state molto unite tanto ché eravamo compagne di banco durante tutto il periodo delle superiori . Lei è sempre stata una ragazza timida e si rapportava con un gruppo stretto di persone, col restante gruppo classe lei non ha mai avuto un bel rapporto in quanto i compagni credessero che fosse una privilegiata dato che aveva il sostegno e l'assistente alla comunicazione. Un giorno mentre il professore stava facendo lezione lei non capiva bene cosa il docente stesse dicendo in quanto dava le spalle alla classe , lei innervosita scoppia a piangere, inizialmente nessuno capiva cosa fosse successo , il resto della classe iniziò a dire che fosse viziata e semplicemente non le andava di ascoltare la lezione, ma dopo avermi confidato il motivo del suo disagio ne parlai con il docente di sostegno , che intervenne grazie ad una simulata che fece fare ai noi ragazzi, in quanto ci fece tappare le orecchie e in questo modo ci siamo ritrovati nei panni della nostra compagna.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:05:12 UTC</pubDate>
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         <title>ECCOMI RAGAZZI...SONO IL PROF. CICCIO </title>
         <author>proffrancescoviola</author>
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         <description><![CDATA[<p>Salve sono Francesco Viola, sono un architetto e svolgo la libera professione e insegno da diversi anni in scuole secondarie di primo grado e secondo grado. Sono stato diversi anni in Piemonte  e nello specifico in provincia di Novara e oggi sono definitivamente rientrato felice di essere a casa ma triste per aver lasciato una seconda famiglia al nord. Sono una persona molto empatica, disponibile e allo stesso tempo precisa, organizzata e solare. E' importante per me far sapere di me ai ragazzi che nella vita bisogna sbracciarsi e bisogna costruirsi le cose con le proprie forze e capacità e mai arrendersi e restare sempre umili...non c'è cosa più bella che dire questo è merito dei miei sudori e sacrifici....che bisogna sempre andare avanti e che non bisogna mai guardare indietro e fermarsi  ma farlo solo per aiutare chi ha di bisogno e chi è rimasto indietro per qualche motivo....che nessuno è inferiore, che bisogna essere qualcuno nella vita del domani e che bisogna essere cittadini attivi di una comunità pensante e non PASSIVI E PARASSITI. Mi sono successe tante cose in questi anni di vita scolastica ma una di quelle più significative e che anche la peggiore persona, il peggior studente possibile che potremmo trovare nella nostra classe come anche la peggiore classe o il peggiore dirigente ecc... può darci qualcosa che nessun corso abilitante e nessun corso di laurea puo' lasciarci. Per tale ragione  volevo completare con una frase che forse oggi rappresenta il mio vissuto e quello che accadrà più tardi e/o chissà domani: </p><p>"Ogni persona che passa nella nostra vita è unica.<br>Sempre lascia un pò di se e si porta via un pò di noi.<br>Ci sarà chi si è portato via molto,<br>ma non ci sarà mai chi non avrà lasciato nulla.<br>Questa è la più grande responsabilità della nostra vita e la prova evidente che due anime non si incontrano per caso."<br>(<strong>Jorge Luis Borges)</strong></p><p><br></p><p><strong>Prof. Francesco Viola</strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:05:39 UTC</pubDate>
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         <title>VALENTINA VIRGILIO </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Mi chiamo Valentina Virgilio, ho 43 anni e sono di Palermo. Fin da piccolina mi ha sempre affascinato la Natura, in particolare il mondo animale, ma con un approccio più "scientifico" se così si può definire. Ho inseguito il sogno e ad oggi mi occupo di zoologia e biostatistica. Sto anche conseguendo un Master in Criminologia e Scienze Forensi, per diventare anche zoologo forense. Lavoro per l'Università di Palermo consapevole di quanto sia difficile la strada intrapresa, dal punto di vista lavorativo. Per cui parallelamente ho iniziato ad insegnare prima a livello regionale e poi ho deciso di avvicinarmi al mondo della scuola. Al momento ho svolto soltanto una piccola supplenza per la mia classe di concorso (A050) ad Ustica, isola che conoscevo già per via di un Progetto che coinvolgeva l' AMP di Ustica. </p><p>Qualche anno fa (a.C.=avanti CoViD) ho "lavorato" con una bambina con disturbo dello spettro autistico, Sofia, 8 anni, splendidi occhi azzurri, che credo mi abbia guardata e riconosciuta un paio di volte (emozione unica); era più un supporto per la famiglia, davo loro una mano nella gestione delle due figlie piu piccole. Questa esperienza ha cambiato la mia prospettiva di famiglia con un figlio che presenta delle difficoltà. Avrei voluto avere delle competenze tali da poter dare un contributo significativo.... Ed eccomi qua, a seguire questo corso.</p><p>Grazie </p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:05:53 UTC</pubDate>
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         <title>Mi presento Angelo Virga</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/giusiorabona/3ph176x1v25xqnnz/wish/3188519339</link>
         <description><![CDATA[<p>Sono un insegnante curriculare di ruolo sulla classe di concorso A051. Ho svolto 3 annualità di servizio sul sostegno, durante i quali ho avuto modo di venire a contatto con questo ambito, ed in cui si è verificato un episodio che mi ha colpito in modo significativo. L'alunno che seguivo, dopo aver conseguito il diploma (seguiva un percorso semplificato ed era bipolare) ha deciso di togliersi la vita buttandosi sotto al treno in cui si trovava la madre di ritorno dal lavoro. Dal punto di vista emotivo è stato devastante per tutti i colleghi e i compagni e mi ha portato ad avviare un percorso di autoriflessione sulle modalità di approccio e relazionale con tutti gli alunni. Credo che un maggior coinvolgimento nella vita degli altri sia decisivo per creare un rapporto basata sulla fiducia e l'empatia e aiutare i ragazzi durante determinati periodi della vita. Nel caso specifico i margini di intervento erano limitati dal contesto ambientale, ma ancora mi domando se avessi agito in modo diverso?</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:06:52 UTC</pubDate>
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         <title>Zangara Carolina</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Un evento, o meglio una situazione che si è venuta a creare e che voglio raccontare si è verificata in relazione al mio lavoro. Sono un educatrice presso una cooperativa, e stiamo lavorando ad un progetto con un utente affetto da DOC(disturbo ossessivo compulsivo), ove stiamo lavorando con l'utente sulla gestione e consapevolezza dei propri limiti ed opportunità che negli anni ha raggiunto, e dunque sviluppare in lui un raggiungimento di un grado sempre più alto di autonomia . A inizio Giugno è iniziato il mio percorso, e circa un mese dopo abbiamo avuto la riunione di verifica con l'utente e l'equipe, tra cui i medici.. Quel periodo per lo stesso è stato motivo di  forte turbamento, ritenendo che il progetto fosse una perdita di tempo, dunque era dell'idea di voler terminare ciò. Dunque ero molto demoralizzata all'idea di non aver potuto esporre ciò che intendevo fare con lo stesso, quando lui mi ha esposto questa volontà non l'ho comunque contraddetto, ma avevo accetto mio malgrado la sua idea. Durante questa riunione comunque abbiamo tenuto una lunga chiacchierata ed esposto allo stesso le potenzialità che lo stesso progetto poteva far emergere nello stesso, e così dopo ore accettò l'idea di continuare , ma a condizione che le ore si svolgessero in un unico giorno così da avere la settimana libera e non essere vincolato... Ad oggi da allora ho avuto un riscontro positivo da parto dello stesso a continuare e abbiamo aggiunto alla lista altri obiettivi raggiunti.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:07:33 UTC</pubDate>
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         <title>Mi presento</title>
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         <description><![CDATA[<p> mi chiamo Rita sono sposata e ho due figlie.</p><p>Laureata all’ Accademia delle belle arti non ho intrapreso subito il percorso dell’insegnamento, in quanto ho preferito dedicarmi alla famiglia.</p><p>Sono entrata nell’ambito scolastico nel 2019 e per poter lavorare ho dovuto fare la scelta di spostarmi al nord, lasciando la famiglia e ritornando soltanto durante le vacanze. </p><p>Trasferirsi lontano dalla famiglia e vivere lontano da marito e figli è una realtà che mette a dura prova. Tutta la famiglia è coinvolta e deve trovare un nuovo equilibrio.</p><p>In ambito scolastico ho fatto diverse esperienze sia nella secondaria di primo grado che di secondo grado. Ho lavorato su materia ma soprattutto sul sostegno, esperienza questa che mi ha portato a conoscere un mondo nuovo dove bisogna entrare in punta di piedi. </p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:07:44 UTC</pubDate>
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         <title>Mi presento Alessandro Varlotta </title>
         <author>varlottaalessandro</author>
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         <description><![CDATA[<p>Buon pomeriggio a tutti sono Alessandro Varlotta, dopo aver viaggiato molto e dopo molte esperienze di vita e lavorative, sono a Palermo da un anno dopo essermi trasferito con mia moglie, mia figlia e la mia adorata cagnolina. Per circa otto anni ho lavorato a scuola in Emilia Romagna come educatore addetto all'inclusione e ho colto il momento di cambiamento dovuto al trasloco per intraprendere questo percorso universitario.</p><p>Mia madre ha sempre lavorato in un centro educativo per ragazzi con fragilità e quindi sin da piccolo la diversità ha sempre fatto parte della mia quotidianità sia nei racconti di mia madre e sia nelle situazioni in cui mi trovavo insieme ad alcuni dei "suoi" ragazzi.</p><p>La diversità non era altro che una delle tante sfumature che compongono la "normalità-composita" della nostra società. </p><p>Certo, sicuramente avrò fatto domande impertinenti come spesso accade ai bambini quando si confrontano col diverso da loro....ma la condivisione, il gioco e le risposte (col senno di poi evidentemente corrette) di mia madre, hanno fatto sì che ai miei occhi quei ragazzi erano come me anche se diversi.</p><p> Ora che sono padre posso solo ammirare e seguire ciò che mia madre ha fatto con me sperando di riuscire come lei a educare mia figlia facendole comprendere che tutti siamo diversi  e tutti diversi insieme siamo noi. Anche se ora capisco che la mia propensione a dedicarmi a chi ha bisogno proviene da mia madre, la scelta di far diventare un lavoro questa mia inclinazione l'ho avuta in un momento preciso impresso a fuoco nel mio cuore...quel momento vede protagonista la figlia di mia cugina (a cui da sempre sono legatissimo), una bimba bellissima con disturbo dello spettro autistico che non so per quale motivo aveva scelto me come persona cui dedicare preziosissimi sorrisi e occhiate furbe (attimi di interazioni che facevano sollevare per pochi istanti l'anima ferita di mia cugina). Dopo poco tempo iniziai a studiare e presi la qualifica di tecnico aba-vb e così iniziai quasi dieci anni fa questo percorso che nonostante sia duro,faticoso, spesso demotivante quando ci si scontra con muri fatti di ignoranza e superficialità , resta per me la scelta migliore fatta nella mia vita. Spero che questo corso permetta di realizzarmi professionalmente e di dare tutto me stesso a chi avrà bisogno di me perché non basta essere empatici e sensibili ma bisogna essere preparati, formati e pronti per essere davvero un sostegno per questi ragazzi.</p><p>Chiudo con un concetto che descrive in pieno ciò che sono(so che è difficile da credere ma è la verità) ho capito con l'esperienza che preferisco lavorare per vedere la gioia e la riconoscenza negli occhi di una madre e di un padre per aver condiviso e migliorato(o almeno averci provato) la vita del loro figlio piuttosto che avere molto denaro per avere tutto il superfluo di cui si ha "disperatamente" bisogno.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:07:48 UTC</pubDate>
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         <title>Miryam Bruno…Mi presento…</title>
         <author>7c4c28pdnt</author>
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         <description><![CDATA[<p>Buon pomeriggio a tutti! Mi chiamo Miryam Bruno ho 32 anni, sono nata e cresciuta a Palermo e sono una psicologa, con laurea in psicologia clinica dell’ arco di vita conseguita con lode. Lavoro a scuola come assistente all’ autonomia presso la scuola Colozza. Sono moglie e mamma di due bambini, Chloe 3 anni e Riccardo 2 anni. Mi reputo una persona determinata e cerco di affrontare le sfide con un atteggiamento proattivo. Cerco di non fermarmi mai di fronte agli ostacoli , al contrario li considero momenti dì crescita personale e professionale. Mi reputo  una persona molto empatica sempre pronta ad ascoltare gli altri e a fornire supporto. Caratterialmente  sono  un po’ permalosa e testarda. Cerco di vivere la vita con entusiasmo e positività. In merito alla lezione di oggi  vorrei  parlarvi di un laboratorio che abbiamo allestito a scuola circa 3 anni fa che riguarda l’esplorazione delle identità culturali. Questo spazio è stato allestito con libri, giochi, immagini e oggetti rappresentativi delle diverse culture presenti nella classe.</p><p>In questo angolo, i bambini potevano esplorare materiale che rifletteva le tradizioni, le lingue e le pratiche delle varie comunità. Gli insegnanti o gli operatori specializzati potevano incoraggiare i bambini a portare da casa oggetti o storie legate alle loro culture, creando un ambiente di condivisione e apprendimento reciproco.</p><p>Ad esempio, un bambino portava  un vestito tradizionale o un giocattolo tipico della sua cultura, e insieme agli altri bambini, potevano  raccontare la storia e il significato di quell'oggetto. Queste attività a mio parere le ho trovate molto interessanti e significative non solo arricchiscono l'esperienza educativa, ma aiutavano anche a rafforzare il senso di appartenenza e identità tra i bambini.</p><p>Attraverso l'interazione e l'esplorazione, i bambini imparavano a rispettare e celebrare le differenze, sviluppando una maggiore apertura mentale e un senso di comunità. Questo tipo di iniziativa contribuisce per me a creare un ambiente scolastico accogliente e inclusivo, dove ogni bambino si sente valorizzato e rappresentato.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:07:48 UTC</pubDate>
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         <title>Vanessa Vinci</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Mi chiamo Vanessa, sono una Psicologa e lavoro al mattino a scuola come assistente all'autonomia.Inoltre mi occupo di Educativa Territoriale lavorando in rete con i servizi del territorio.Nei precedenti anni ho lavorato nell'ambito della migrazione ed, attualmente,dedico del mio tempo a questo supportando le persone ferite dalla migrazione.</p><p>A tal proposito,anni fa lavorando presso un FAMI di prima accoglienza dedicavo una parte del mio lavoro insegnando ,anche, Italiano alle MSN .La maggior parte di loro rientrava nella categoria dei BES per lo svantaggio linguistico e culturale.</p><p>Tenendo conto di questo, l'approccio con ciascuna di loro era diversificato nel rispetto della persona e della cultura di provenienza,come nel caso di Fatoumata che mi raccontava che nel  villaggio dov'è cresciuta non si dava importanza all'istruzione....era più importante spendersi per un lavoro che le consentisse di aiutare la famiglia nella gestione della quotidianità.</p><p>Fatoumata era una ragazza con balbuzie ed analfabeta,ma volenterosa e desiderosa di imparare.Pian piano,partendo dall'alfabeto è riuscita ad imparare alcuni vocaboli attraverso le immagini che le venivano presentate, ha imparato a formulare delle brevi frasi.</p><p>É stato uno scambio reciproco di informazioni e conoscenze di due culture lontane ma vicine con il cuore!</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:08:01 UTC</pubDate>
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         <title>Mi presento...</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Mi chiamo Federica Tusa, ho 37 anni e sono mamma di Nicole e di Edoardo. Non ho mai lavorato nel mondo della scuola, ma sento comunque forte l'idea di supportare uno studente in difficoltà nel proprio percorso di apprendimento e mi piace l'idea di poter imparare dai ragazzi e con i ragazzi. Lavoro nel settore del turismo da 15 anni e ciò mi ha consentito di maturare man mano la mia esperienza, fino a diventare responsabile del reparto della reception. Il lavoro di squadra mi ha insegnato il valore della condivisione, dell'ascolto e   dell'empatia e il trovarmi in situazioni non sempre facili, mi ha consentito di maturare pazienza e capacità  di riflessione. Il mio lavoro richiede anche tanta osservazione; non c'è un evento in particolare che mi riguarda, ma posso dire che grazie all'osservazione, alla conoscenza dei componenti del mio team, sono riuscita a creare una clima lavorativo sereno e di alto rendimento. Ad esempio ho capito che ad un collega non piaceva lavorare di notte perché rendeva poco e allora ho concentrato i suoi turni nelle ore centrali, ottenendo grandi risultati in termini di attenzione. Ho intuito che ad una collega piaceva molto di più dedicarsi alle attività di front office rispetto che a quelle di back, perché naturalmente predisposta al contatto con il pubblico. Il risultato finale è stato quello di una forte sinergia tra i vari componenti che adesso sono disposti anche a fare qualche rotazione di turno e mansione, proprio perché stimolati e considerati costantemente. </p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:09:40 UTC</pubDate>
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         <title>Mi presento - Chiara Venezia</title>
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         <description><![CDATA[<p> Piacere, mi chiamo Chiara Venezia, ho 25 anni, e sono laureata in Comunicazione. </p><p>Non ho mai insegnato, sono entrata in una scuola solo in veste di studentessa, quindi gli eventi significativi riguardano prevalentemente compagni e amici con cui mi frequentavo durante le ore scolastiche. </p><p>Un evento significativo che ricordo ancora nonostante siano passati più di vent’anni riguarda una mia compagna delle elementari, Jessica. </p><p>Essendo io molto timida, il primo giorno di prima elementare non ero riuscita a sedermi nel posto che volevo e, con mia grande angoscia da bambina di cinque anni, ero finita nell’unico posto libero rimasto, accanto ad una ragazza che vedevo silenziosa e riservata. Si venne a scoprire che il suo nome  era Jessica e veniva dall’America del sud. Timide entrambe piano piano abbiamo legato molto, io felice della mia nuova amica ma ignara della criticità che si stava sviluppando in classe: la bambina infatti dimostrava molte difficoltà a rimanere al passo e le insegnanti non tenevano conto del problema, continuando ad andare avanti col programma. </p><p>Nel frattempo si concluse il primo anno di scuola primaria, io e Jessica avevamo stretto moltissimo, mentre col gruppo classe non si era formato nessun legame. Io stavo con lei e lei con me. D’estate ci siamo separate: lei sarebbe andata dai suoi parenti nei tre mesi estivi, per poi tornare a settembre. </p><p>Ecco: il primo giorno del secondo anno scoprii con angoscia che non sarebbe tornata a scuola con noi, sua madre aveva notato il disagio che la figlia provava nel non riuscire a seguire in classe e non stare al passo, quindi aveva deciso di portarla in un’altra scuola. </p><p>Non la rividi più e all’inizio mi fu difficile capire perché non fosse lì con me: la sua differenza linguistica e culturale non era stata considerata, trattata al pari di chi l’italiano lo parlava dalla nascita. Non seppi mai se il motivo fosse solo quello oppure il contesto classe che non era dei migliori, fatto sta che per una bambina di sei anni, che non aveva altra amica all’infuori della bambina americana, fu difficile  riadeguarsi all’interno di una classe che non si ricordava nemmeno che fosse compagna loro. </p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:10:01 UTC</pubDate>
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         <title>Chi sono</title>
         <author>melaniaventuricarmela</author>
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         <description><![CDATA[<p>Sono Venturi Melania Carmela, ho 32 anni e sono laureata in scienze pedagogiche. Un fatto significativo che mi è rimasto impresso, e che ho avuto modo di sperimentare nell'ambito lavorativo, riguarda un alunno con cui mi sono rapportata a scuola svolgendo il ruolo di assistente all'autonomia e alla comunicazione. Tale alunno presentava un deficit nell'area emotiva e relazionale e, proprio a causa di questo disturbo, non riusciva a relazionarsi con il resto della classe e veniva etichettato per così dire come "diverso" rispetto agli altri ( non riusciva a guardare negli occhi dell'interlocutore mentre parlava, non andava in bagno per paura di essere osservato ecc..) Di fronte a questa situazione, dopo aver fatto un'osservazione iniziale, ho cercato di metterlo nella condizione di potersi aprire con me, parlando degli argomenti che lui preferiva e inserendo nella conversazione anche qualcosa che riguardasse me. Poi, in collaborazione con l'insegnante di sostegno e gli insegnanti curriculari, ho coinvolto l'alunno in diverse attività di gruppo in modo tale da favorire l' interdipendenza positiva tra pari ma, soprattutto, in modo tale da fare sentire l'alunno parte integrante della classe.  Rispetto alla situazione iniziale, e in particolare con la fine dell'anno scolastico, l'alunno in questione è riuscito ad acquisire maggiore sicurezza e autostima e in qualche modo ciò ha accresciuto anche la mia autostima come "insegnante" . </p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:10:51 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Sono Valentina, ho 40 anni e sono mamma di 2 bambini di 4 anni tanto cercati e arrivati grazie alla PMA.</p><p>Mi piace la gentilezza e la sincerità. Ho indossato per anni una maschera per non fare vedere le mie fragilità, per non farmi male.</p><p>Sono terza di 4 figli e mia sorella maggiore ha una disabilità fisica e intellettiva grave dovuta ad una anestesia sbagliata quando aveva 6 mesi. Penso che vivere con mia sorella sia stato l'evento significato che ha contribuito a farmi essere quella che sono. Simona non parla, ma si fa capire e usa un codice comunicativo tutto suo che noi della famiglia e le persone che la conosco bene sanno riconoscere. Ho passato tanto tempo a sentirmi in colpa semplicemente perché io sono stata fortunata. Ho imparato negli ultimi anni a volermi bene e a perdonarmi un po' (non troppo). </p><p>Mi piace stare attenta ai momenti felici e quando capitano me li godo,per esempio leggere un libro sulla mia poltrona gialla ☺️</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:10:53 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Sono Chiara Urso e sono laureata in scienze pedagogiche. È la prima volta che svolgo il corso di specializzazione per le attività di sostegno e non ho esperienza in ambito scolastico. Lavoro come assistente all'autonomia in una scuola primaria. Sono una persona disponibile, solare ma anche introversa. Mi reputo una persona molto insicura, per cui tendo a sminuire ciò che faccio o sono, avendo la sensazione di essere sempre ad un gradino più basso rispetto agli altri. L'anno scorso mentre ero in classe con i bambini durante la ricreazione, mi sono accorta di una bambina che era rimasta seduta sul suo banco senza la merenda. Le chiesi perché non mangiasse ma lei non mi ha dato una vera risposta, semplicemente mi disse che non aveva la merenda. Perciò chiesi a un suo compagno se avesse una merendina in più da dare alla compagna e lei l'ha rifiutata dicendo che non aveva fame. L'indomani, tornai alla stessa ora durante la merenda e di nuovo lei non mangiava. Così chiesi come mai non avesse portato la merenda e lei mi rispose che stava facendo il Ramadan. Ritornata a casa, ho cercato informazioni relative a questo e scoprì la questione del digiuno durante questo periodo. La settimana successiva, sempre durante la merenda, mi sono avvicinata e mi misi a parlare con lei, delle tradizioni della sua cultura. È stato molto formativo. Infine quest'anno, le maestre, hanno deciso di appendere sul muro della classe un cartellone contenente il calendario con le festività delle principali culture e religioni, in modo da fare conoscere alla classe le varie festività ed evidenziare le giornate in cui nel nostro calendario non sono segnate di rosso, ma per altri lo sono.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:10:55 UTC</pubDate>
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         <title>Rosaria Utech </title>
         <author>rosariautech</author>
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         <description><![CDATA[<p>Sono una Psicologa che da qualche anno lavora come Assistente all' autonomia a scuola. Ho iniziato questo percorso di Specializzazione perché sono  una convinta sostenitrice del Long Life learning e quindi ogni traguardo è solo il punto di partenza per qualcosa di nuovo. Mi sono specializzata in Dsa e voglio approfondire questo ambito con la possibilità (desiderio-progetto)di dare un aiuto concreto a tanti ragazzi in difficoltà attraverso l'avvio di un doposcuola specialistico per Dsa e Bes. Ma questo è solo una delle tante cose che mi piacerebbe fare . Sono una persona che adesso , guardando il tempo già trascorso, prende la vita "a morsi" , consapevole del fatto che questa passa troppo velocemente e ancora tante sono le cose che voglio fare. Ho una grande passione per i viaggi e spero, oltre a quelli che organizzo nel tempo libero, di passare il tempo della pensione (meritato riposo) a questa passione. Amo dipingere, scrivere poesie, leggere e coltivo ogni piccola cosa nei ritagli di tempo tra il lavoro, gli impegni vari , le amicizie, la famiglia e lo studio.</p><p>Fare antropologia a scuola ? Lavorando come Assistente all' autonomia ho avuto modo di entrare nel mondo classe e già dalla prima volta, un po' da etnografo, in modo quasi naturale mi sono integrata in quel contesto mimetizzandomi e ho iniziato ad osservare non solo l alunna che mi era stata assegnata ma anche gli altri e in particolare un bimbo di 6 anni ,probabile Adhd con DOP, considerato (anche dagli insegnanti purtroppo)  la "pecora nera" della classe,con il quale ,partendo dai suoi interessi e semplicemente con l' ascolto,il dialogo e l' osservazione sono riuscita a creare una relazione, tanto da diventare per lui il   punto di riferimento in classe, attirandomi ovviamente le"ire"dell' insegnante di sostegno ! </p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:10:58 UTC</pubDate>
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         <title>Mi presento...</title>
         <author>robertozarconerz</author>
         <link>https://padlet.com/giusiorabona/3ph176x1v25xqnnz/wish/3188522107</link>
         <description><![CDATA[<p>Sono Roberto Zarcone, e più che esempi provenienti dal mio bagaglio professionale credo che la riflessione proveniente dalla mia vita personale possa essere più significativa e pertinente rispetto ai temi trattati in aula. Sono il fratello maggiore di due sorelline (che oggi hanno vent'anni l'uno) e ricordo perfettamente la difficoltà nel relazionarmi con loro durante la loro esplosione adolescenziale. Tra me e loro non c'è e non c'è grande differenza di età (5-6 anni), perciò si ci potrebbe chiedere che cosa avrebbe potuto rendere la relazione con loro così complessa. Ecco, in primo luogo una certa diversità caratteriale e la completamente diversa modalità con cui è stata vissuta quella precisa fase della vita: all'epoca ero molto insicuro e vivevo con timidezza i rapporti sociali e modalità di espressione troppo "esuberanti" creavano in me momenti fastidio e repulsione. Inoltre, forse a causa di quello che considero una sorta di "<em>prescrizione familiare</em>", vivevo il mio ruolo di fratello maggiore con conflittualità tale per cui adottavo atteggiamenti rigidi e freddi nei loro confronti. Tuttavia (e fortunatamente), crescendo io stesso ho appreso a decentrarmi, a pormi nei loro panni, ad adottare un atteggiamento più aperto e meno ego-centrato ("<em>etnocentrico" </em>si direbbe coi termini dell'antropologia) rispetto a degli stili di vita che fanno capo a caratteri, percezioni ed esperienze di vita diverse sebbene a monte ci sia stato una condivisione più o meno analoga. Racconto questo, senza scendere in infiniti ulteriori particolari, perché ritengo che su molte cose, scelte o anche solo idee che mi son fatto nel tempo (ma che in realtà ho poi riscontrato esistere "in letteratura"), abbia imparato molto più dal mio rapporto complesso con loro che non propriamente "sui libri".</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:11:18 UTC</pubDate>
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         <title>Veronica Viviano</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Mi presento, sono Veronica Viviano, ho 26 anni e sono mamma di una bambina di 3 anni. Dopo il diploma ho svolto il servizio civile presso una comunità di minori e successivamente ho iniziato gli studi in giurisprudenza. Al momento lavoro come tutor DSA e sto cogliendo l'opportunità di migliorare la mia formazione frequentando il corso di specializzazione per le attività di sostegno. Sia in ambito lavorativo, ma anche e soprattutto privato e personale grazie alla vicinanza di un bambino che è seguito costantemente dalla famiglia, dalla pedagogista, dall'insegnate privata, dall'equipe medica e da tutti gli altri specialisti e alla continuità e costanza del lavoro che svolge ho avuto modo di constatare quanto sia importante lavorare  in rete tra scuola-famiglia e specialisti e quanto sia importante essere supportati da insegnanti professionisti che sappiano realmente svolgere il loro ruolo, mettendo in atto tutte quelle strategie che permettono veramente all'alunno con difficoltà di migliorare e crescere, coinvolgendo la famiglia prima di tutto e facendo capire che per avere risultati il lavoro della scuola va continuato a casa, dai genitori (in ogni aspetto che riguarda la routine) e dagli specialisti operando in quelle specifiche aree in cui occorre intervenire. La <strong>costanza </strong>da i suoi risultati.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:11:35 UTC</pubDate>
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         <title>Ambra</title>
         <author>ategoletto</author>
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         <description><![CDATA[<p>Sono Ambra, ho 35 anni, mi sono diplomata al liceo pedagogico ma successivamente ho cambiato percorso laureandomi in giurisprudenza. Ad oggi non ho esperienze lavorative in ambito scolastico. Al momento collaboro in una società come impiegata. Sono mamma di due bimbi favolosi di 2 e 4 anni. Sono precisa, puntuale, corretta, coerente, curiosa, studiosa, solare e autoironica ma talvolta nervosa e ansiosa q.b. </p><p>Mi piacciono i viaggi, i libri, il cibo, la musica, il cinema, la natura, le passeggiate e le serate in buona compagnia. </p><p>Qualche esperienza risale all'infanzia, quando vicino casa abitava una famiglia con delle bimbe carinissime del Marocco con cui giocavo, e ad una bimba arrivata dal Bangladesh ed inserita nella nostra classe alle elementari che ricordo non parlava la lingua, stava silenziosa, ma che abbiamo aiutato pian piano ad inserirsi. </p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:11:45 UTC</pubDate>
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         <title>Sabrina Vinciguerra </title>
         <author>vinciguerrasabrina</author>
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         <description><![CDATA[<p>Sono laureata in economia e commercio e sono un libero professionista, svolgo un’attività di Revisore Legale. Non ho alcuna esperienza a scuola, ma il pomeriggio seguo dei ragazzi relativamente a delle lezioni di economia aziendale. In particolare seguo un ragazzo soggetto a bullismo pertanto ho deciso di rimettermi in gioco e frequentare il Corso Tfa per aumentare le mie competenze. Ritengo che in questa società sia fondamentale la cultura nonché acquisire conoscenze, processi e metodologie necessarie per una nuova società inclusiva. La cultura è fondamentale per accrescere i valori, norme sociali necessarie per un comportamento appropriato. Fondamentale è la didattica meta cognitiva per rendere i ragazzi partecipi, motivarli , essere consapevoli delle proprie capacità e aumentare la loro autostima . Da questa esperienza vi è stata una crescita reciproca. La disabilità in generale permette un arricchimento reciproco della propria personalità e un migliore approccio relazionale con le persone. </p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:12:13 UTC</pubDate>
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         <title>Trapani Caterina </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Mi chiamo Caterina Trapani e sono un’insegnante di scuola primaria, ho frequentato il TFA di sostegno per il mio grado di scuola qualche annetto fa e da allora ho sempre lavorato in ambito scolastico.  Lavorare a scuola a contatto con i bambini in particolare mi ha aiutato e mi aiuta ancora oggi a guardare le cose da una prospettiva nuova e sicuramente più ampia , soprattutto quando ci troviamo di fronte a bambini con disabilità o che vivono situazioni particolarmente difficili. Ho provato a guardare con gli occhi di chi quella diversità la vive ogni giorno, sperimentando spesso situazioni di isolamento e stigma sociale . Mi viene in mente un episodio in cui un bambino straniero della mia classe, che veniva puntualmente isolato, non è stato invitato ad un compleanno perché non parlava la nostra lingua e apparteneva ad un’altra cultura, veniva percepito in quel momento dagli altri bambini come qualcuno da cui stare lontano. Il bambino  ha cominciato a piangere, rifiutandosi di venire a scuola per qualche giorno .Dopo essermi confrontata con le altre colleghe, abbiamo deciso di organizzare un laboratorio di cucina in cui portare pietanze appartenenti a culture diverse, coinvolgendo anche i genitori, trattandosi di bambini. Abbiamo poi invitato i genitori del bambino a raccontare qualcosa della loro cultura, per aiutare i bambini a conoscere meglio il loro compagno. I genitori con la loro testimonianza hanno apportato un contributo significativo anche per noi adulti perché siamo riusciti ad immedesimarci nella realtà del nostro alunno.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:14:09 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>mariagiovannatardi27</author>
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         <description><![CDATA[<p>Sono Maria Giovanna Tardi. Educatrice e pedagogista di 28 anni.  Dalla fine dei miei studi ho iniziato a lavorare come assistente all’autonomia, fino a quando un giorno di novembre una chiamata improvvisa mi destabilizzó . Tante  paure e insicurezze.</p><p>L’evento che voglio raccontare riguarda proprio l’esperienza che ho fatto lo scorso anno come insegnante di sostegno in una scuola secondaria di secondo grado in provincia di Varese. </p><p>Non mi è bastato tanto per capire che la classe non era a piena conoscenza della disabilità di F. </p><p>Così grazie alla partecipazione della classe ad un Contest sull’inclusione, abbiamo avuto modo di sviluppare un brain-storming, in cui successivamente F si è sentito di raccontare alla classe del suo vissuto e di quello che comporta la sua disabilità. </p><p>Si è percepito immediatamente il cambiamento del clima della classe, successivamente i ragazzi si sono impegnati e hanno cooperato per la realizzazione di un cortometraggio, in cui il contributo di F è stato fondamentale. Così da vincere il premio per il miglior cortometraggio.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:14:11 UTC</pubDate>
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         <title>Chi sono: Traina Maria Stella</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Sono Traina Maria Stella ho 36 anni.</p><p>Ho conseguito un diploma di tecnico dei servizi sociali ,subito dopo il diploma ho partecipato al test d'ingresso per scienze della formazione che non ebbe esito positivo , quindi presa dalla voglia di indipendenza economica ho iniziato a lavorare come baby sitter , operatrice telefonica , arrivando a fare pure tre lavori in un giorno. Sono sposata ed ho due bambini di 9 e 10 anni a cui  dedico ogni momento della giornata! Da tempo ormai mi è tornata la voglia di riprendere gli studi per dedicare del tempo a quella parte di me che avevo chiuso in un cassetto e che potrebbe portarmi a fare ciò che mi piace tanto...  Amo tanto essere d'aiuto, ascoltare e riuscire a percepire i sentimenti degli altri per trovare magari una parola di conforto, tutto ciò nasce da un evento che mi ha segnato e che èancora vivo nei miei ricordi.</p><p>Grazie alla scuola che ho frequentato ho potuto fare il tirocinio in un centro di riabilitazione che accoglieva bambini di Palermo con diverse disabilità, lì ho conosciuto tra tante realtà quella di Valentina una bambina di 9 anni che oltre ad una distrofia muscolare viveva una situazione familiare davvero critica, costretta a vivere in roulotte in condizioni esasperate e aggredita da un topo che le aveva lasciato i segni ...ricordo che quasi nessuno delle mie compagne di tirocinio si avvicinava a lei perché era molto aggressiva ma io guardandola negli occhi e con molta delicatezza sono riuscita ad avvicinarmi a creare un legame con lei che mi ha cambiata ,dopo qualche settimana  sentirla al mio arrivo chiamarmi mamma ed avvicinarsi spontaneamente a me è  stata una sensazione bellissima che mi ha spinto oggi ad essere qui </p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:14:13 UTC</pubDate>
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         <title>Chi sono? Flavia Vilardi </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Sono Flavia Vilardi, ho 40 anni, sono mamma, moglie, sognatrice, donna ambiziosa e ansiosa a tempo pieno. </p><p>Mi sono laureata in Lingue per il web prima e in Teorie della comunicazione poi, lavorando nel frattempo come assistente di volo. </p><p>Mi sono approcciata al rapporto insegnante discente sin dalla mia adolescenza, aiutando tutti i bambini del quartiere, sorelle e familiari compresi, nello svolgimento dei compiti scolastici e poi con attività di doposcuola per bambini, adolescenti e adulti. </p><p>Ho sempre sognato di insegnare, avere a che fare con gli alunni è sempre stato il mio sogno, sogno che credevo inarrivabile e irrealizzabile, fin quando non sono stata chiamata a lavorare appunto tra le mura scolastiche come Asacom e come membro del personale ATA, all'interno della provincia trapanese. In quei giorni, settimane e anni passati ho compreso come fosse necessario per me trovarmi al posto dell'insegnante, aiutare gli studenti, osservare con lo scopo di POTER FARE QUALCOSA di vero e utile per i ragazzi. </p><p>È così che mi sono imbarcata nell'avventura del TFA, sperando con tutto il cuore di dare il mio contributo il prima possibile. </p><p>Al liceo e all'università ho studiato tante materie inerenti l'antropologia, l'etnologia, la sociologia e, a tal proposito, vorrei raccontare di quando cercai, insieme ad una mia compagna di classe, di parlare e riferire un episodio spiacevole ai genitori di un'altra mia compagna di classe con disabilità. La ragazza presentava una disabilità intellettiva, un ritardo cognitivo importante e varie malformazioni corporee. </p><p>Non so quale fosse la sua diagnosi, ma posso dire che era una persona divertente, parlava tanto, sorrideva spesso, anche se a volte i suoi discorsi erano abbastanza ingenui e infantili. </p><p>Un giorno ci raccontò di come un tizio, un ragazzo più grande di lui, trovatosi in ascensore con lei, cominció a mostrare delle attenzioni poco consone nei suoi confronti. </p><p>Sentendo l'accaduto, decidemmo di parlarne con i suoi genitori, anche per cercare di comprendere l'identità del soggetto in questione. </p><p>Fu così che andammo a casa sua. La compagna di classe che venne con me conosceva la famiglia da tanto tempo, ma la reazione che ebbero nei nostri confronti non fu quella che ci aspettavamo. </p><p>La madre si mostrò molto indispettita, irritata e per nulla grata per le confidenze sentite, mancava poco che ci cacciasse da casa in malo modo. </p><p>Stessa cosa avvenne con il padre. </p><p>Tornammo a casa molto deluse e anche parecchio imbarazzate. </p><p>Perché raccontò questo? Perché la famiglia di origine della mia compagna con disabilità, era una famiglia benestante, conosciuta, con un alto livello di istruzione. Il loro retroterra culturale era di certo uno dei migliori. </p><p>Sentirsi dire che la figlia poteva essere stata oggetto di attenzioni particolari, come forse che la loro sorveglianza non era stata adeguata, erano probabilmente due fatti che non potevano in alcun modo accettare, nè tantomeno far sapere alla comunità (scolastica, familiare, parrocchiale, ecc.). </p><p>La storia nacque e morì lì e non seppimo più nulla della questione. </p><p>Questo perché a volte il contesto in cui delle persone si trovano a nascere, crescere e vivere, influenza enormemente il loro modo di porsi di fronte alle difficoltà, il modo di concepire i concetti di imbarazzo, vergogna, supporto e aiuto. </p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:14:49 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Tiziana Varvaro</title>
         <author>tizianavarvaro</author>
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         <description><![CDATA[<p>Sono Tiziana Varvaro, sono moglie e mamma di Ginevra, una splendida bambina di 2 anni, sono un agronomo, e per 6 anni ho lavorato come docente ad Alba in provincia di Cuneo. Per 4 sono stata nominata su  sostegno, questo è il motivo per il quale ho deciso di specializzarmi, come dico sempre è stato il sostegno che ha scelto me e credo ci sia un motivo. Per poter frequentare il corso non sto lavorando, mi sono dovuta trasferire Partinico, quindi tornare a casa per avere aiuto con la bimba, separandola dal papà e non è facile lo stesso. Prima di lasciare la mia terra ho provato a fare la mia professione, anche lavorando gratuitamente, lo stesso mio marito. In seguito alla chiamata da GPS la nostra vita è cambiata, ma la lontananza da affetti e luoghi cari non è facile per me, lavoriamo è vero, ci siamo sposati, siamo diventati genitori, ma per entrambi la strada è ancora in salita. La cosa che sento più mi abbia cambiata è sicuramente diventare mamma, mi ha reso forte e carica di responsabilità più di quanto già comunque lo fossi e,  allo stesso tempo, terribilmente fragile perché vulnerabile come mai nella vita, anche per via della gestione della nuova quotidianità lontana da tutti gli affetti. La maternità mi ha avvicinata ancora di più ai miei alunni, soprattutto quelli molto fragili e ancora devo capire se per me sia positivo o no a livello emotivo.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:14:59 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Vi racconto di me:</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/giusiorabona/3ph176x1v25xqnnz/wish/3188524108</link>
         <description><![CDATA[<p>Inizio col dire non quando sono nata ma come sono nata ossia  'doppia', come il mio segno zodiacale che mi porta a navigare talvolta nel nulla  sperando di trovare una bella sorpresa! </p><p>Un evento che ho vissuto con felicità e un pizzico di leggerezza è rappresentato dal mio Leone, un cane di taglia media che oltre 2 anni fa ho trovato davanti casa e da quel momento siamo insieme! Mi è badtato guardarlo per capire che potevo solo accoglierlo e dargli una vita migliore di quella che aveva fino ad allora vissuto.</p><p>Era stanco, affamato, disidratato e,sebbene quasi senza forze, non faceva altro che star fermo scodinzolare e sorridere ... perchè lo vedevo sorridere!!</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:15:08 UTC</pubDate>
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         <title>Carmela Tripoli </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Sono un'Asacom da circa sette anni e faccio parte di ALBA (al di là dei limiti e delle barriere), un'associazione in cui la parola d'ordine è inclusione in quanto possono iscriversi bambini e ragazzi   con e senza disabilità. Da qualche settimana abbiamo iniziato un progetto approvato dalla Regione Sicilia, molto interessante: Pinokkio. Si tratta di un musical a cui parteciperanno tutti i bambini e i ragazzi, fino a venti anni, iscritti all'associazione. Vederli recitare,  sentirli cantare, mettersi in gioco è veramente meraviglioso. Sono momenti che ti riempiono il cuore  e al di là di quello che io possa dare a loro, sono loro che mi danno davvero tanto. Sono anche un Architetto e sfrutto le conoscenze che ho acquisito per dar vita ad attività e laboratori creativi quando lavoro con loro.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:15:19 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Ciao a tutti, sono Daiana e ho 37 anni. Sono laureata in Psicologia clinica dell&#39;arco di vita e lavoro come Asacom da 8 anni.Alla  mia prima esperienza lavorativa mi è stata assegnato un caso di una alunna con disabilità grave (encefalopatia) in questa situazione mi sono messa alla prova cercando le possibili attività sensoriali che a lei piacevano tantissimo e ciò mi ha fatto capire di voler lavorare nell&#39;ambito dell&#39; insegnamento con gli alunni con disabilità.</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/giusiorabona/3ph176x1v25xqnnz/wish/3188524499</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:16:02 UTC</pubDate>
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         <title>Mi presento </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/giusiorabona/3ph176x1v25xqnnz/wish/3188524927</link>
         <description><![CDATA[<p>Sono Marianna, ho 34 anni, sono sposata da 6 anni e sono mamma di un bimbo che tra qualche giorno compirà un anno. </p><p>Mi piace viaggiare e conoscere le città in cui non sono mai stata; ascolto tanta musica ed adoro andare ad i concerti dei miei cantanti preferiti.</p><p>In passato ho lavorato in una comunità di seconda accoglienza per minori stranieri non accompagnati e questo mi ha permesso di conoscere una realtà che prima mi era sconosciuta.</p><p>Con i ragazzi della comunità eravamo come una famiglia e con alcuni di loro sono rimasta in contatto. Lavorare in comunità mi ha permesso di conoscere dialetti, usi, costumi, cucina, feste di alcuni paesi africani ed io ricambiavo ad i ragazzi raccontando usi, costumi, dialetto e facendo conoscere i piatti tipici di Palermo. Ho vissuto il ramadan insieme a loro, vedendo nel concreto in cosa consiste ed i ragazzi allo stesso modo, festeggiavano con me nelle giornate di Natale o Pasqua, pur praticando un'altra religione.</p><p>Questa esperienza lavorativa ha permesso uno scambio interculturale nel rispetto delle diversità altrui.</p><p>Dopo l'esperienza in comunità, ho iniziato a lavorare come assistente all'autonomia e questo mi ha permesso di entrare a stretto contatto con la disabilità.</p><p>Ricordo di una classe in cui ho lavorato per tre anni, dove ero riuscita ad entrare in sinergia con i ragazzi al punto di diventare un loro punto di riferimento. Un giorno una ragazza mi ha chiamata per raccontarmi di episodi gravi che accadevano nella sua famiglia, il suo era un urlo di aiuto! Mi sono attivata con alcune docenti della classe ed abbiamo attivato subito un piano d'intervento con le figure professionali pertinenti.</p><p>Penso spesso a questo episodio e rifletto sulla sintonia ed il rapporto di fiducia che deve instaurarsi all'interno di una classe.</p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:16:56 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Sono Stefania Torretta, laureata in Scienze della formazione continua. Ho due bimbe... Alice di 4 anni e Girogia di 20 mesi.</p><p> Per anni ho svolto il servizio SED, un giorno la mamma del bambino che seguivo mi ha raccontato che mentre si trovava al mercato una ragazza in gravidanza ha messo in braccio suo figlio down... interviene un altra signora dicendo di non mettere in braccio il bimbo altrimenti le sarebbe nato down....ho parlato con la madre per dirle che non c'era nulla di sbagliato in lei e suo figlio ma erano credenze infondate.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:17:37 UTC</pubDate>
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         <title>Daniela</title>
         <author>danielatresca</author>
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         <description><![CDATA[<p>Buon pomeriggio a tutti! Mi chiamo Daniela, ho 37 anni e sono nata e cresciuta a L'Aquila. Nel corso degli anni ho vissuto in diverse città italiane, approcciandomi a realtà e contesti diversi che mi hanno consentito di osservare il mondo con una maggiore libertà di pensiero. Il cambiamento non mi terrorizza, non mi rende immobile anzi funge da stimolo e mi lascia libera di sognare. Parlando di sogni, posso dire che "da grande" mi piacerebbe fare la pittrice.  La vita può togliere tanto, a qualsiasi persona e a qualsiasi età. Ed è proprio per questo, nella convinzione che il bello sia ovunque, che scelgo di accogliere con autoironia e senza rabbia ciò che il mio percorso mi fa incontrare. A proposito di incontri,  a breve - si spera non troppo - conoscerò la piccola ma grande persona che custodisco e di cui mi prendo cura da circa otto mesi. Grazie, Daniela</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:18:12 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>mariatorina</author>
         <link>https://padlet.com/giusiorabona/3ph176x1v25xqnnz/wish/3188530705</link>
         <description><![CDATA[<p>Mi chiamo Maria Torina, mamma di Samuele e Virginia due piccoli monelli di 6 e quasi 3 anni che adoro e grazie ai quali mi sono appassionata di letteratura per l'infanzia. Sono una psicologa e da circa sei anni lavoro come assistente alla comunicazione. È un lavoro che mi appassiona, che mi gratifica ma che allo stesso tempo trovo limitante rispetto a quello che ogni giorno sento di volere fare e di volere dare quando mi trovo in classe. L'assistente alla comunicazione non partecipa alla programmazione didattica e deve "lottare" ogni giorno per ritagliarsi spazi e tempi e far valere il proprio lavoro.</p><p>Sono una persona molto empatica e questo mi consente di entrare in empatia con i bambini e ragazzi con i quali ho lavorato e di vivere le stesse frustrazioni di fronte a ciò che ritengo ingiustizie o comunque situazioni di esclusione. In questo momento nella classe in cui mi trovo è presente uno studente straniero che non comprende e non parla la lingua italiana. Per quanto sia giunta da poco in quella classe ha notato il mio sguardo accogliente e spesso si rivolge a me in cerca di aiuto. Questo mi gratifica ma allo stesso tempo mi rattrista l'insensibilita' di alcuni docenti di fronte alle difficoltà e diversità.  </p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 15:26:28 UTC</pubDate>
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         <title>Mi presento </title>
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         <description><![CDATA[<p>Salve, </p><p>Il mio nome è Lina Venezia, sono una mamma adoro trascorrere il mio tempo con i miei figli.</p><p>Amo cucinare e anche mangiare...</p><p>Quando posso organizzo cene in famiglia e/o con amici.</p><p>Ascolto musica  quando è possibile vado a vedere qualche concerto.</p><p>Precedentemente, la domenica, insieme alla mia famiglia facevamo escursioni in montagna, purtroppo in questi ultimi mesi per impegni vari, ho dovuto tralasciare questa attività.</p><p>Mi definisco empatica... sensibile a volte testarda.</p><p>Ho lavorato a scuola, poi in un </p><p><br/></p><p>secondo momento è arrivato l'incarico su sostegno.</p><p>Ero consapevole della mia inesperienza, per questo non ho accettato subito l'incarico.</p><p>L'anno successivo si è ripresentata questa opportunità, ho deciso di accettare l'incarico e soprattutto di crescere professionalmente.</p><p>Da quel giorno...per me si è aperto un nuovo mondo verso la disabilità.</p><p>Paradossalmente ho ricevuto più di quanto sono riuscita a dare al mio alunno.</p><p>Per questo ho deciso di ampliare le mie conoscenze iscrivendomi al TFA.</p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 16:13:28 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>terranovamariangela2</author>
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         <description><![CDATA[<p>Sono Arcangela Terranova, sono sposata e sono mamma di una ragazza di 17 anni. Sono laureata in Scienze Politiche. Collaboro nell'attività commerciale di famiglia. Per alcuni anni ho svolto attività di volontariato presso una cooperativa sociale ,dove ho avuto modo di confrontarmi con diverse disabilità. Ad un certo punto ho deciso di mettermi in discussione ed ho preso la qualifica di ASACOM. Ed è stata la svolta ,perché ho capito che lavorare con i bambini e i ragazzi disabili ,permette di migliorarmi, di mettermi in gioco quotidianamente, ed è appagante ottenere piccole conquiste ogni giorno. La competenza e la formazione in questo campo sono fondamentali ,ed è per questo motivo che ho deciso di intraprendere il TFA per le attività di sostegno. Ed eccomi qua ,davanti a questo nuovo percorso .Spero di esserne all'altezza.</p><p> </p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 21:26:39 UTC</pubDate>
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         <title>Anita Vitale</title>
         <author>anitavitale1976</author>
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         <description><![CDATA[<p>Ciao ragazzi🤗...Oggi vorrei raccontarvi qualcosa di me..Sono Anita,ho 48 anni e sono mamma di due ragazzi adolescenti.Mi reputo una persona sensibile ed empatica.Svolgo il lavoro di assistente all' autonomia, amo il mio lavoro..L' interazione con i ragazzi,poter essere una guida per loro e accompagnarli nel loro percorso di crescita e formazione mi da motivazione ...La relazione rappresenta un arricchimento reciproco da entrambe le parti. Un evento significativo che vorrei raccontare riguarda il ragazzo che attualmente </p><p>seguo a scuola affetto da disturbo dello spettro autistico ad alto funzionamento. Durante la partecipazione al Glo è nata una discussione fra la mamma di Gioele e gli insegnanti i quali criticavano il suo comportamento in classe per le sue esplosioni di rabbia..A quel punto la mamma è scoppiata in lacrime esprimendo apertamente che avrebbe voluto il sostegno e comprensione di tutti anziche' il giudizio ribadendo la disabilità del figlio poco compresa..Ha espresso anche che si è sentita sostenuta da me e questo è stato molto  significativo per me</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-02 21:56:05 UTC</pubDate>
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