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      <title>&quot;Per un nuovo Umanesimo&quot; - Educazione Civica Asse I by Domiziana Spanò</title>
      <link>https://padlet.com/spanodomiziana/3gl1bjcsvp1ig7wc</link>
      <description>Realizzato da: 
Spanò Domiziana, Viola Caterina, Bovalino Ilenia, Santoro Mattia, Saffioti Andra, Mantella Anise e Fioramonte Fabiana.</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2022-05-23 06:59:49 UTC</pubDate>
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         <title>Ungaretti e il senso di fratellanza universale</title>
         <author>violacaterina</author>
         <link>https://padlet.com/spanodomiziana/3gl1bjcsvp1ig7wc/wish/2206407551</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>FRATELLI<br></strong>Di che reggimento siete&nbsp;<br>fratelli?&nbsp;<br>Parola tremante<br>nella notte&nbsp;<br>Foglia appena nata&nbsp;<br>Nell'aria spasimante&nbsp;<br>involontaria rivolta&nbsp;<br>dell'uomo presente alla sua&nbsp;<br>fragilità&nbsp;<br>Fratelli.</div><div>(Mariano il 15 luglio 1916)</div><div><br></div><div>La poesia Soldato, divenuta poi nell’Allegria mondadoriana del 1942 Fratelli, viene composta da Ungaretti in una pausa dalla guerra della trincea, mentre si trova nelle retrovie a Mariano col suo battaglione. Aveva abbandonato il fronte circa venti giorni prima e sarebbe tornato in linea il giorno successivo.<br>In una lettera a Papini, Ungaretti aveva raccontato il ritorno dal Monte San Michele sotto una pioggia scrosciante, cantando con altri soldati. «Era una felicità», aveva scritto. Nello stesso giorno in cui aveva scritto quella lettera, i battaglioni del Brescia, subentrati al posto del terzo, erano stati falcidiati dall’attacco austriaco col gas fosgene. Era il 29 giugno: l’impreparazione dei comandi che non avevano creduto alle voci circolate e la scarsa dotazione di maschere rudimentali non avevano posto alcun argine alla strage. Le radici di questa poesia affondano nell’angoscia ancora viva del massacro.</div><div><br></div><div>Il componimento si apre con la domanda “Di che reggimento siete, fratelli?”: questa interrogativa sta a significare che in una guerra pur essendo tutti fratelli (perché uomini), la cosa più importante da sapere dei fratelli che si incontrano è se sono amici o nemici del reggimento con cui si sta combattendo. Attraverso questa parola viene espressa la solidarietà per la condivisione di un’esperienza così dolorosa. La domanda, quindi, mostra il sentimento di fraternità che nasce dalla stretta convivenza e dal dolore che provoca l’esperienza della guerra.</div><div>La parola fratello trema nella notte perché in una guerra, luogo in cui è stata scritta questa poesia e che trae da esso il senso della precarietà della vita, nessuno è fratello di qualcun altro. Ognuno combatte per sé, vive e muore per sé. Questa parola è tremante perché esprime la ricerca di un calore umano dove si è consapevoli di non riuscire a trovare. Nel verso 7, il poeta allude all’involontaria ribellione dell’uomo che, pronunciando la parola fratello, si mostra consapevole della propria fragilità e cerca la salvezza nella solidarietà dei suoi simili.</div><div>La parola chiave del componimento è fratelli. Questa parola mette in luce un sentimento del tutto nuovo ma assolutamente condivisibile all’interno dell’esperienza dei soldati. Questa, infatti, è caratterizzata da dolore e paura, sentimenti che riescono ad avvicinare le persone e a farle sentire come fratelli, quindi legati anche da un affetto profondo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-31 17:16:49 UTC</pubDate>
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         <title>Dal Giusnaturalismo alla Dichiarazione Universale dei diritti umani </title>
         <author>spanodomiziana</author>
         <link>https://padlet.com/spanodomiziana/3gl1bjcsvp1ig7wc/wish/2206438811</link>
         <description><![CDATA[<div>La Dichiarazione Universale dei diritti umani sancisce la prevalenza di norme oggettivamente e universalmente ritenute come “<strong>giuste</strong>”, rispetto ad altre norme di carattere contingente e soggettivo.<br>L’impostazione del testo dà largo spazio ai diritti civili e politici, promuovendo la <strong>tolleranza</strong>, la <strong>laicità</strong> dello Stato, la <strong>democrazia</strong> e l’<strong>eguaglianza dei sessi</strong>, delle religioni, delle razze quale modello politico per la comunità internazionale.<br><br>La Dichiarazione non concede i diritti che proclama, ma li <strong>riconosce</strong>. Non si tratta quindi di diritti creati dagli autori di questa o di un’altra codificazione, ma di aspetti legati alla dignità della persona umana, in linea con le tesi del <strong>giusnaturalismo</strong>, che sostiene l’esistenza di norme universali, di per sé evidenti, che prevalgono su quelle positive.<br>In altre parole, <strong>i diritti umani appartengono al diritto naturale</strong> e sono propri dell’uomo in quanto essere umano, e non in quanto cittadino di un determinato Stato o titolare di un qualsiasi altro <em>status giuridico</em>.<br> <br>Entra in gioco un’etica individualistica e illuminista, secondo la quale la società sarebbe nata a partire da un originario stato di natura, mediante un <strong>contratto sociale</strong> con il quale ciascuna persona accetta di limitare le proprie libertà, al solo scopo di godere in piena sicurezza dei propri diritti.<br>Il filosofo liberale John Locke (1632-1704)<br>sosteneva che:<br>• il contratto sociale è stipulato non solo fra i cittadini, ma anche tra questi e lo Stato;<br>• lo Stato salvaguarda i diritti fondamentali dell’individuo (libertà, proprietà privata), il cui esercizio era già presente, anche se in modo imperfetto, nello stato di natura precedente alla formazione del contratto sociale;<br>• lo Stato non è al di sopra della legge, ma è tenuto a osservarla (cosiddetto <strong>stato di diritto</strong>);<br>• il cittadino si riserva il diritto di ribellione, quando un apparato dello Stato tenti di ledere i diritti fondamentali dell’individuo.<br><br>Compito dello Stato è, dunque, tutelare i <strong>beni civili</strong>, a cominciare dalla proprietà privata che viene considerata un diritto naturale, nonché di altri beni quali: la vita, la libertà, l’integrità fisica e l’assenza di dolore.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-31 17:41:40 UTC</pubDate>
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         <title>Dichiarazione universale dei diritti umani                                                                                                                  </title>
         <author>mantellaanise</author>
         <link>https://padlet.com/spanodomiziana/3gl1bjcsvp1ig7wc/wish/2206497091</link>
         <description><![CDATA[<div>«Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.»</div><div>(Art.1 della Dichiarazione universale dei diritti umani)</div><div>La dichiarazione universale dei diritti umani è un documento sui diritti della persona, adottato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948 a Parigi.</div><div>&nbsp;</div><div><strong>Storia</strong></div><div>La dichiarazione è frutto di un'elaborazione secolare, che parte dai primi principi europei stabiliti dalla dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti d'America, ma soprattutto dalla dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino stesa nel 1789 durante la Rivoluzione francese. Molto rilevanti nel percorso che ha portato alla sua realizzazione sono i Quattordici punti redatti dal presidente Woodrow Wilson nel 1918 e i pilastri delle Quattro libertà enunciati da Franklin Delano Roosevelt nella Carta Atlantica del<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1941"> </a>1941. Votarono a favore 48 membri su 58. Nessun paese si dichiarò contrario. Tuttavia, fin dall'inizio del dibattito, emersero diverse criticità. Diversità di storie nazionali, sistemi filosofici ed economici ostacolarono il tentativo di trovare un comune denominatore e l'applicazione della dichiarazione da parte di alcuni Stati. L'approvazione della versione definitiva della dichiarazione vide l’astensione di otto Stati ed incontrò forti riserve da parte di altri Paesi. Questo documento è la base di molte delle conquiste civili del XX secolo e doveva essere applicato in tutti gli stati membri. Alcuni esperti di diritto hanno sostenuto che questa dichiarazione sia divenuta vincolante come parte del diritto internazionale consuetudinario venendo continuamente citata da oltre 50 anni in tutti i paesi.</div><div>&nbsp;</div><div><strong>Dibattito</strong></div><div>Tra gli astenuti vi fu il Sud Africa. La posizione di questo Stato può essere attribuita al tentativo di proteggere il sistema dell'Apartheid, che violava chiaramente diversi articoli della dichiarazione. Altro Stato ad astenersi fu l’Unione Sovietica. Nel corso del dibattito, durante la Sessione del gennaio 1947, i rappresentanti di Stato discutono delle libertà di parola, riunione, associazione e stampa (futuri articoli 19 e 20). In questa occasione emerse come il sistema sovietico, così come la sua Costituzione di recente approvazione, prevedesse libertà di espressione solo in conformità con gli interessi dei lavoratori e per rafforzare il sistema. Altra criticità era rappresentata dalla libertà di culto (futuro articolo 18); nel sistema socialista, comunità religiose e Chiese erano osteggiate, la dottrina marxista rifiutava la credenza nel soprannaturale. Scarsamente rappresentato nell'Assemblea fu il mondo arabo musulmano. Solo una parte dei Paesi arabo-musulmani si oppose alla dichiarazione e oggi non mancano intellettuali che affermano l’esigenza di un nuovo islam aperto al dialogo con le altre culture, tuttavia tutti gli Stati membri dell’OCI e del Consiglio islamico d’Europa hanno sviluppato dichiarazioni (tra le quali la Dichiarazione islamica dei diritti dell'uomo) che spesso esprimono posizioni distanti dalla cultura vigente nel mondo occidentale. Il problema sorse principalmente dal fatto che mentre nella Dichiarazione il fondamento del diritto era rappresentato dall’uomo, nel diritto musulmano il solo legittimato a regolare i rapporti tra gli individui era Allah. L’Arabia Saudita non sottoscrisse il documento e fornì delle motivazioni. Il raggiungimento di un accordo sulla dichiarazione, nel ’48 fu ostacolato da due fattori: il dissenso su alcuni capisaldi (principio di uguaglianza, libertà di coscienza e di contrarre matrimonio) e la diversa natura dei sistemi di diritto. In particolare, oggetto di dibattito furono l’articolo 16 (che stabiliva la libertà di contrarre matrimonio senza limitazioni religiose) e l’articolo 18 (sulla libertà di culto), entrambi in contrasto con la legge islamica. Nonostante l'adesione alla dichiarazione della Cina, una delle figure di spicco nel dibattito sui diritti, il filosofo Chung-Shu Lo sosteneva che una completa condivisione dei principi fosse ostacolata dal diverso concetto etico delle relazioni sociali e politiche. I rapporti umani a fondamento della convivenza cinese si basavano sul dovere nei confronti del prossimo piuttosto che sulla rivendicazione di diritti soggettivi. Chung-Shu Lo propose una sua versione della Dichiarazione. Il primo diritto dell’uomo era quello di vivere. In linea con la filosofia confuciana e la dottrina comunista, Chun-Shu Lo affermava che il riconoscimento di un diritto ad un individuo doveva essere bilanciato da un dovere verso la società. L’uomo doveva vivere con un senso di dignità contribuendo al benessere e al progresso della società, e a questo scopo doveva godere di un diritto all’auto-espressione. Il filosofo sosteneva che la vita non dovesse essere solo decorosa ma anche intimamente piacevole; la soddisfazione psicologica determinava una serenità interiore, condizione necessaria per la pace del mondo. A causa delle controversie emerse dal dibattito, diversi autori considerano la dichiarazione eurocentrica. Sebbene le controversie attorno ad essa siano andate a scemare con il progressivo avanzare, negli anni, della cultura occidentale nel resto del mondo, il dibattito filosofico rimane tutt'oggi acceso.</div><div>&nbsp;</div><div><strong>Conseguenze europee</strong></div><div>Ha costituito l'orizzonte ideale della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, confluita poi nel 2004 nella Costituzione europea. Il testo della Costituzione Europea non è mai entrato in vigore per via della sua mancata ratifica da parte di alcuni Stati membri (Francia e Paesi Bassi a seguito della maggioranza dei no al relativo referendum), ma la Dichiarazione in ambito europeo costituisce comunque una fonte di ispirazione della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea proclamata per la prima volta a Nizza il 7 dicembre 2000, ed avente oggi anche pieno valore legale vincolante per i Paesi UE dopo l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona il 1º dicembre 2009 Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea quale parte integrante della Costituzione europea.</div><div>&nbsp;</div><div><strong>Descrizione</strong></div><div>La Dichiarazione fa parte dei documenti di base delle Nazioni Unite insieme al suo stesso Statuto. Secondo alcuni paesi non democratici membri dell'ONU, la Dichiarazione non è vincolante per i membri dell'organizzazione mentre secondo altri i diritti e le libertà in essa riconosciuti possiedono un valore giuridico autonomo nell'ambito della comunità internazionale e recepiti dalla maggior parte delle nazioni. Questo codice etico di importanza storica fondamentale è stato il primo documento a sancire universalmente (cioè in ogni parte del mondo) i diritti che spettano all'essere umano. La Dichiarazione è composta da un preambolo e da 30 articoli che sanciscono i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali, culturali di ogni persona. I diritti dell'individuo vanno quindi suddivisi in due grandi aree: i diritti civili e politici e i diritti economici, sociali e culturali.</div><div>&nbsp;</div><div><strong>Paesi firmatari</strong></div><div>Durante la votazione per la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani erano presenti 58 paesi.</div><div><strong>–</strong> 48 essi si dichiarano a favore e <em>firmarono il documento</em>: Afghanistan, Argentina, Australia, Belgio, Birmania, Bolivia, Brasile, Canada, Cile, Cina, Colombia, Costa Rica, Cuba, Danimarca, Ecuador, Egitto, El Salvador, Etiopía, Filippine, Francia, Grecia, Guatemala, Haiti, Islanda, India, Iran, Iraq, Libano, Liberia, Lussemburgo, Messico, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Nicaragua, Norvegia, Pakistan, Panama, Paraguay, Perù, Repubblica Dominicana, Siam, Svezia, Siria, Regno Unito, Stati Uniti, Turchia, Uruguay e Venezuela.</div><div><strong>–</strong>Invece 8 paesi si astennero: Arabia Saudita, Bielorussia RSS, Cecoslovacchia, Jugoslavia, Polonia, Unione Sovietica, Sudafrica e Ucraina RSS.</div><div><strong>–</strong>2 paesi non parteciparono al momento del voto: Yemen e Honduras.</div><div><strong>–</strong>Nessun paese votò contro.<br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-31 18:29:17 UTC</pubDate>
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         <title>La carta Europea dello sport </title>
         <author>santoroarcadiomattia</author>
         <link>https://padlet.com/spanodomiziana/3gl1bjcsvp1ig7wc/wish/2207085272</link>
         <description><![CDATA[<div>La carta europea dello sport è stata approvata il 24 settembre del 1976 dal consiglio d’Europa in occasione del comitato dei ministri. Il principio fondamentale di questa carta è che ogni persona è libera di esercitare qualsiasi sport, essendo un fattore di sviluppo umano e uno degli aspetti dello sviluppo socio-culturale. <br>Lo stato deve inoltre fondare la sua politica sui principi enunciati dalla carta. Inoltre lo sport deve essere incoraggiato con misure appropriate e con i fondi pubblici. Devono essere prese misure affinché lo sport stia lontano dallo sfruttamento a fini politici o commerciali e per prevenire ogni pratica abusiva e avvilente, compreso l’uso di droghe. <br>Bisogna che ci sia una cooperazione fra i poteri pubblici e le organizzazioni di volontariato per l’organizzazione di iniziative che favoriscano attività creatrici, affinché l’uomo possa soddisfare il bisogno di esercizio fisico per il proprio equilibrio fisiologico e psicologico. Diciamo quindi che lo sport è molto importante per la vita quotidiana di ognuno di noi. <br>Attraverso centri in cui è possibile praticare sport in totale sicurezza, attraverso i fondi dati dallo stato per finanziare lo sport sia per hobby sia a livello agonistico, riusciamo inoltre a condurre una vita sana facendo esercizio fisico, pur tenendo conto dei valori della natura e dell’ambiente al momento della costruzione di centri adibiti allo sport. Quindi bisogna stimolare la relazione fra lo sviluppo dello sport e lo sviluppo sostenibile da parte della popolazione e una migliore comprensione della natura.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-01 06:38:35 UTC</pubDate>
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         <title>Olimpiadi Berlino 1936</title>
         <author>saffiotiandrea</author>
         <link>https://padlet.com/spanodomiziana/3gl1bjcsvp1ig7wc/wish/2207102199</link>
         <description><![CDATA[<div>La Germania nazista utilizzò i Giochi Olimpici del 1936 come strumento di propaganda. I Nazisti promossero l'immagine di una Germania nuova, unita e forte, mascherando allo stesso tempo le politiche antisemite e razziste del regime, così come il suo cresecente militarismo.<br>Per la prima volta nella storia delle Olimpiadi, in Europa e negli Stati Uniti vi furono appelli al boicottaggio dei Giochi a causa delle violazioni dei diritti umani che avvenivano nel paese organizzatore. Rifiutando la proposta di boicottare i Giochi del 1936, gli Stati Uniti e le altre democrazie occidentali, di fatto, persero l’occasione di assumere una posizione chiara. A Giochi conclusi, le politiche espansionistiche tedesche e la persecuzione degli Ebrei e di altri “nemici dello Stato” ripresero più intensamente di prima, culminando, poi, nella Seconda Guerra Mondiale e nell’Olocausto. Per cercare di spegnere le polemiche e dimostrare che le accuse di antisemitismo rappresentano solo propaganda contro il Regime nazista, Hitler fa inserire nella rappresentativa tedesca Helene Mayer, una delle più forti schermitrici della storia, di origini ebraiche da parte di padre.<br>Il Regime commissiona anche la realizzazione di un documentario sulle Olimpiadi, affidato alla regista tedesca e simpatizzante nazista Leni Riefenstahl che viene distribuito nel 1938, con il titolo di “Olympia”. A rischiare di rovinare in parte questo progetto propagandistico è il successo di alcuni atleti di colore. In particolare l’americano Jesse Owens scrive la storia con alcuni successi che vanno ben oltre il valore sportivo. A Berlino vince quattro medaglie d’oro nei 100 metri, nei 200 metri, nel salto in lungo e nella staffetta 4x100 metri, migliorando ben cinque record del mondo. Hitler abbandona lo stadio poco prima di dovere omaggiare l’americano e il suo nome verrà scolpito insieme a quelli degli altri atleti vincitori all’ingresso di quello stadio progettato e costruito per esaltare la nuova immagine della Germania nazista nel mondo. Curiosamente anche a ritorno in America di Owens l’accoglienza non è delle migliori da parte dell’America dei bianchi, che gli preferisce Glenn Morris per il titolo di atleta dell’anno.&nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-01 06:53:29 UTC</pubDate>
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         <title>Com’è cambiato nella storia il concetto di diritto umano</title>
         <author>bovalinoilenia</author>
         <link>https://padlet.com/spanodomiziana/3gl1bjcsvp1ig7wc/wish/2207114622</link>
         <description><![CDATA[<div>Vi sono varie teorie riguardo la nascita dei diritti umani, cioè dove i valori vadano ricondotti.<br><strong>I) origine religiosa: </strong>classico esempio di origine religiosa è quello degli Stati Uniti d’America, dove il primo emendamento della Costituzione americana si fa portatore della libertà religiosa e questa è “grembo natale di tutte le forme di libertà”, nutrendo istanze ed esigenze a volte inconciliabili tra loro.<br><strong>II) origine filosofica:</strong> i diritti dell'uomo sono la risultante evoluzione dei “diritti naturali” del 1600 e del 1700.<br>“È con il moderno giusnaturalismo che si afferma l’idea dei diritti umani, fondati sul presupposto dell’eguaglianza naturale di tutti gli uomini, secondo una dottrina che svincola il diritto naturale dalla sua origine religiosa, legandolo a presupposti individualisti e razionalisti”.<br><strong>III) origine culturale:</strong> sono diritti propri di un determinato gruppo socio-politico in una determinata cultura.<br>“La individuazione di diritti di cui si ritiene necessaria la protezione è inevitabilmente connessa ai mutamenti storici e all’evoluzione delle civiltà”.<br><br></div><div><strong>&nbsp;“Il fondamento dei diritti riposa sulla natura umana o sulla storia? Essi sono diritti naturali nel senso del giusnaturalismo razionalistico moderno ovvero sono diritti storici legati all'emancipazione dei popoli? Ognuno vede quanto sia cruciale tale questione, che nella sostanza riprende il tema perenne della natura umana e dei suoi legami con la storicità“.<br><br></strong>La prima traccia storica di affermazione scritta dei diritti umani, seppur embrionali e limitata agli “uomini liberi”, si trova nella <strong>Magna Charta</strong> <strong>Libertatum</strong>, sottoscritta dal sovrano inglese Giovanni Plantageneto [Giovanni d'Inghilterra, noto come Giovanni Senzaterra] nel <strong>1215</strong>. Al paragrafo 1 essa stabilisce: “abbiamo anche accordato a tutti gli uomini liberi del nostro regno, per noi ed i nostri eredi in perpetuo, tutte le libertà specificate qui sotto, per essere possedute e conservate da essi e dai loro eredi come provenienti da noi e dai nostri successori in perpetuo.<br>Alla fine del Settecento i diritti umani vengono affermati come <strong>universali</strong>, cioè spettanti ad ogni uomo, nelle due grandi Dichiarazioni: la Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America del <strong>4</strong> <strong>luglio</strong> <strong>1776</strong> (preceduta e accompagnata da altre dichiarazioni e soprattutto dalle Costituzioni dei singoli Stati) e la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino approvata dall’Assemblea nazionale francese il <strong>26</strong> <strong>agosto</strong> <strong>1789.<br></strong>Altra tappa fondamentale per i diritti umani è costituita dalla “<strong>Carta</strong> <strong>Atlantica</strong>” sottoscritta il <strong>14</strong> <strong>agosto</strong> <strong>1941</strong> da Franklin Delano Roosvelt e da Winston Leonard Spencer Churchill.<br>“Essi concordano sul futuro assetto del mondo, basato sulla fine delle dittature e delle conquiste territoriali, sull’autodeterminazione dei popoli e sulla rinuncia all’uso della forza nelle controversie internazionali, sul disarmo degli aggressori e sulla cooperazione di tutte le nazioni per un generale benessere sociale ed economico, si esprime la speranza che “tutti gli uomini, in tutti i paesi, possano vivere la loro vita liberi dal timore e dal bisogno””.<br>Altra tappa fondamentale è costituita dall’approvazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, firmata a <strong>Parigi</strong> il <strong>10</strong> <strong>dicembre</strong> <strong>1948</strong>, da parte dell’ Assemblea dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.</div><div>“Si è parlato a questo proposito di nuovo “giusnaturalismo”, quasi si trattasse di tornare a credere che l’essere umano nello “stato di natura” fosse originariamente dotato di alcuni diritti. Ma i diritti sono viceversa un prodotto artificiale della nostra cultura. In realtà si è trattato di una scelta razionale, nata dalla consapevolezza che solo in questo modo si potessero evitare gli orrori del passato”. <br><br>Nella Costituzione italiana del <strong>1948</strong> all’articolo 2 è sancito che: “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”.</div><div><br></div><div>In ambito Europeo vanno ricordati lo Statuto di Roma del <strong>17</strong> <strong>luglio</strong> <strong>1998</strong> della Corte Penale Internazionale, la cui competenza riguarda il genocidio, i crimini contro l'umanità, i crimini di guerra.<br>Inoltre, notevole importanza assume la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il <strong>4</strong> <strong>novembre</strong> <strong>1950</strong> e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (2000). Di notevole impatto come riferisce Paciotti [2012] è il <strong>Trattato di Lisbona</strong>, entrato in vigore il <strong>1 dicembre 2009</strong>: “con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona si sono avute delle significative innovazioni “costituzionali”. La vincolatività della Carta, l’estensione della giurisdizione della Corte di giustizia e la prevista adesione dell’Unione alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo costituiscono potenti fattori di migliore tutela dei diritti fondamentali dei cittadini europei e di tutti coloro che si trovano entro i confini dell’Unione. <br>I principi e i diritti sanciti dalla Carta vincolano infatti tutte le istituzioni dell’Unione in tutte le loro attività e competenze: la Commissione europea sottopone a uno scrutinio di compatibilità e di coerenza con la Carta dei diritti fondamentali ogni proposta di iniziativa legislativa e di recente ha messo a punto una “Strategia di attuazione della Carta” e redige una relazione annuale per informare meglio i cittadini in merito all'applicazione della Carta e per misurare i progressi compiuti nella sua attuazione”. Ed una notevole attività dei giudici che caratterizza l’attuazione della Carta [Paciotti 2012]:<strong> “è soprattutto grazie ai giudici che si sta consolidando l’Europa dei diritti. La Carta dei diritti fondamentali è diventata a poco a poco un comune riferimento per l’attività interpretativa dei giudici dei paesi europei”. <br></strong>Dunque, seguendo sempre il principio della trasparenza e pubblicità l’Unione Europea si adopera anche in tema dei diritti umani, infatti l’Osservatorio sul rispetto dei diritti fondamentali in Europa mette a disposizione il sito www.europeanrights.eu, dove sono reperibili i documenti dell’Unione Europea e del Consiglio d’Europa sui diritti fondamentali, le sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, della Corte Europea dei diritti umani e delle Corti dei Paesi membri dell’Unione europea in materia di rispetto dei diritti fondamentali delle persone quali garantiti dalla Carta dei diritti, con i costanti aggiornamenti ed i commenti degli esperti sulle novità giurisprudenziali.</div><div><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-01 07:03:53 UTC</pubDate>
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         <title>Dall’Illuminismo al Liberalismo </title>
         <author>fioramontemariafabiana</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>L’<strong>Illuminismo </strong>è considerato il più importante<strong> </strong>movimento intellettuale del '700 che<strong> </strong>ebbe origine in Inghilterra verso la fine del ‘600 dal filosofo <strong><em>John Locke</em></strong><strong> </strong>e che raggiunse il suo massimo sviluppo in Francia con l’avvento della Rivoluzione Francese nel 1789, dov’è fondamentale la battaglia politica e culturale di <strong><em>Diderot e D’Alembert.</em></strong> Successivamente tale movimento si diffuse in tutta Europa. In Italia invece, l’Illuminismo è caratterizzato da figure di intellettuali strettamente legate alla scena politica e sociale, mentre Milano diventa il centro più vivo di tale movimento. Ad acquisire particolare importanza fu il periodico «Il Caffé», diretto dai fratelli <strong><em>Pietro e Alessandro Verri</em></strong>. Nella scena sociale, <strong><em>Cesare Beccaria</em></strong> con il suo celebre <em>Dei delitti e delle pene</em> (1764) aprì il diritto penale all’indagine razionale. Un altro intellettuale legato alla scena politica e sociale fu il francese <strong><em>Montesquieu</em></strong><strong>,</strong> i cui obiettivi erano incentrati sull’abbattimento dell’assolutismo. Per Montesquieu in tutti gli Stati si possono distinguere tre fondamentali funzioni: il<strong> </strong>potere legislativo, ovvero il potere di fare le leggi; il potere esecutivo, il potere di governare applicando le leggi; ed infine il potere giudiziario, ovvero il potere di punire i delitti. Tali poteri devono essere attribuiti a organi separati, affinché la costituzione di uno Stato possa dirsi libera.<br><br></div><div>Ritornando al concetto dell’<strong>illuminismo</strong>, esso viene anche definito “<strong>secolo dei lumi</strong>” ovvero quel movimento che, ponendosi in contrasto con l'oscurantismo precedente e le sue varie superstizioni, esprime la convinzione che l’uomo debba essere <em>illuminato</em>, cioè guidato dalla luce della ragione. Uno dei suoi obiettivi principali è infatti quello di "liberare l'uomo dalle tenebre dell'ignoranza", o da tutto quello che nella società attuale ostacola la felicità e la libera espressione dell’individuo. Affinché potessero essere garantiti tali obiettivi, gli illuministi fecero uso della critica, della scienza e della ragione. Infatti, una delle caratteristiche che contraddistingue tale movimento intellettuale è proprio la fiducia nella ragione: per gli illuministi la ragione è lo strumento principale di cui la filosofia deve servirsi come guida del sapere e della conoscenza, col fine di<strong> </strong>migliorare la vita associata degli uomini. Affidarsi alla ragione significava però respingere il valore della tradizione, intendendo tutto ciò che non era mai stato scientificamente provato ma che per abitudine, si riteneva vero. Per questo, la ragione andava intesa anche come <strong>spirito critico</strong>. Accanto alla fiducia nella ragione, si poneva anche una totale fiducia nella scienza, in particolar modo nel progresso e nella possibilità di realizzarlo.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<br>Alcuni illuministi, tuttavia, riconobbero anche l’importanza del sentimento: respinsero la filosofia razionale di Cartesio che pretendeva di fare della ragione l’unica fonte della conoscenza umana, mentre riconobbero il metodo della scienza sperimentale di Galileo e Isaac Newton che prevedeva di applicare la ragione all’esperienza. &nbsp;<br><br></div><div>Ad acquisire particolare rilievo fu la <strong>figura dell’intellettual</strong>e o del filosofo illuminista (<em>philosophe)</em>, importante soprattutto nell’ambito pedagogico, il cui compito era quello di educare l’uomo all’esercizio della ragione. L’unione tra gli intellettuali che i contemporanei definirono “<strong>partito dei filosofi</strong>” si impegnò contro le ingiustizie di un tempo. Il fondatore di tale partito fu <strong><em>Voltaire</em></strong>, il cui obiettivo era ottenere una società con libertà individuale e con uno stato tollerante, ma capace di imporre la legge.<br><br></div><div>L’opera che funge da <strong>manifesto</strong> dell’<strong>Illuminismo</strong> secondo alcuni studiosi è <strong><em>l’Enciclopedia</em></strong> (il cui titolo originario era<em> </em><strong><em>dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri</em></strong>), stampata in Francia in diciassette volumi pubblicati poi in tutta Europa fra il 1751 e il 1772, sotto la direzione di due fra i più grandi illuministi del secolo <strong><em>Denis Diderot e Jean-Baptiste D'Alembert.</em></strong> L’opera viene considerata come una vera e propria enciclopedia della conoscenza dell’epoca, all’interno della quale sono catalogati i risultati delle nuove interpretazioni ottenute per ogni ambito del sapere.&nbsp;<br><br></div><div>Per quanto riguarda il <strong>liberalismo, </strong>esso si presenta in relazione con il movimento dell'Illuminismo in quanto riprende alcuni dei suoi concetti chiave, e rappresenta una filosofia politica e morale che acquisisce un ruolo di vitale importanza in ambito sociale e giuridico: &nbsp;</div><ul><li>a livello sociale il movimento si fa promotore di una serie di principi ispiratori, quali la libertà individuale, il concetto di diritti inalienabili, la libertá parola, la libertà di stampa, la libertá di religione, la separazione tra Stato e Chiesa, l'uguaglianza di fronte alla legge ed infine a questi si aggiunge anche l’introduzione dell'istruzione pubblica scuola.&nbsp;</li><li>a livello giuridico e democratico si afferma che il potere deve appartenere non a uno solo o a pochi, ma a tutti i cittadini, garantendo così quel concetto fondamentale di sovranità popolare, secondo il quale la sovranità risiede nel popolo. Sempre in ambito giudiziario, rifacendosi in parte alla crisi della concezione autoritaria della società, il liberalismo trova la sua conclusione nel <strong>liberalismo politico</strong> che si afferma in Inghilterra sottoforma di<strong> Stato liberale</strong>. In quest’ottica secondo i liberali il fine principale dello Stato non è un fine positivo di provvedere, ad esempio, al bene comune, di rendere i sudditi moralmente migliori, o più saggi, o più felici, o più ricchi; ma è il fine negativo di rimuovere gli ostacoli che impediscono al cittadino di migliorare. Contro lo <strong>Stato assoluto</strong>, in cui il sovrano ha un potere senza limiti giuridici, lo Stato liberale è uno Stato limitato, cioè uno Stato in cui si tende a limitare il più possibile gli abusi di potere e quindi a garantire la libertà dei cittadini.&nbsp;</li></ul><div>Teorico principale il cui ruolo è fondamentale nell’ambito democratico è <strong><em>Rousseau</em></strong>.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-08 05:54:54 UTC</pubDate>
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