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      <title>Autori della 2°G by DESIREE PADALINO</title>
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      <description>Fatto da Desirèe Padalino con un pizzico di ingegno!</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2022-06-04 13:07:00 UTC</pubDate>
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         <title>Guido Cavalcanti</title>
         <author>desireepadalino</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nato a Firenze nel 1255 da una famiglia aristocratica, è amico di Dante Aligheri e partecipa alla vita politica della città natale nella fazione dei guelfi bianchi, sostenitori del papa e anche dell'autonomia del Comune. Esiliato nel 1300, si trasferisce a Sarzana, in Liguria, ma dopo due mesi torna a Firenze a un'amnistia e qui muore nello stesso anno.<br>Di Cavalcanti ci rimangono una cinquantina di componimenti, in cui l'amore è cantato come forza spirituale ma anche come passione che porta angoscia e sbigottimento: l'attenzione del poeta si concentra infatti sulla propria interiorità e sugli effetti sconvolgenti prodotti dall'amore nella sua mente.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-04 13:40:53 UTC</pubDate>
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         <title>Dante Alighieri</title>
         <author>desireepadalino</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nasce a Firenze nel&nbsp; 1256 da una famiglia nobile ma di modeste condizioni economiche.<br>Riceve una formazione letteraria e filosofica e stringe amicizia con i poeti contemporanei e si può definire più o meno come il fondatore del dolce stil novo.<br>All'età di 20 anni si sposa con Gemma Donati,da cui riceverà tre figli,lui era segretamente innamorato di Beatrice che lui canterà come donna-angelo.Beatrice fu una persona reale, appunto era la moglie del banchiere Simone de'Bardi e morta a soli 24 anni nel 1290.&nbsp;<br>Dante&nbsp; partecipa alla vita politica di Firenze, allora lacerata dalle lotte tra guelfi bianchi e guelfi neri; entrambe le fazioni sostengono il Papato, ma i binacvhi desiderano l'autonomia del Comune, mentre i neri accettano il controllo del papa nella cittadina.<br><em><br>Il Convivio (scritta tra il 1303 e il 1308) dal latino convivium, ovvero "banchetto" (di sapienza), è la prima delle opere di Dante scritta subito dopo il forzato allontanamento di Firenze ed è il grande manifesto del fine "civile" che la letteratura deve avere nel consorzio umano. L'opera consiste in un commento a varie canzoni dottrinali poste all'incipit, una vera e propria enciclopedia dei saperi più importanti per coloro che vogliano dedicarsi all'attività pubblica e civile senza aver compiuto gli studi regolari. È, pertanto, scritta in volgare per essere appunto capita da chi non ha avuto la possibilità in precedenza di studiare il latino. L'incipit del Convivio fa capire chiaramente che l'autore è un grande conoscitore e seguace di Aristotele; questi, infatti, viene citato con il termine "Lo Filosofo". L'incipit in questo caso spiega a chi è rivolta quest'opera e a chi non è rivolta: soltanto coloro che non hanno potuto conoscere la scienza dovrebbero accedervi. Questi sono stati impediti da due tipi di ragioni:<br></em><br></div><ul><li><em>Interne: malformazioni fisiche, vizi e malizia.</em></li><li><em>Esterne: cura familiare, civile e difetto di luogo di nascita.</em></li></ul><div><em><br>Dante ritiene beati i pochi che possono partecipare alla mensa della scienza, dove si mangia il "pane degli angeli", e miseri coloro che si accontentano di mangiare il cibo delle pecore. Dante non siede alla mensa, ma è fuggito da coloro che mangiano il pastume e ha raccolto quello che cade dalla mensa degli eletti per crearne un altro banchetto. L'autore allestirà un banchetto e servirà una vivanda (i componimenti in versi) accompagnata dal pane (la prosa) necessario per assimilarne l'essenza. Saranno invitati a sedersi solo coloro che erano stati impediti da cura familiare e civile, mentre i pigri sarebbero stati ai loro piedi per raccogliere le briciole.<br></em><br></div><div><strong><em><br></em></strong><br></div><div><strong><em><br>IL DE VULGARI ELOQUENTIA:<br></em></strong><br></div><div><em><br>Contemporaneo al Convivio, il De vulgari eloquentia è un<br></em><br></div><div><em>trattato in lingua latina scritto da Dante Alighieri tra il 1303 e il 1304. Composto da un primo libro intero e da 14 capitoli del secondo libro, era inizialmente destinato a comprendere quattro libri. Pur affrontando il tema della lingua volgare, fu scritto in latino perché gli interlocutori a cui Dante si rivolse appartenevano all'élite culturale del tempo, che forte della tradizione della letteratura classica riteneva il latino senz'altro superiore a qualsiasi volgare, ma anche per conferire alla lingua volgare una maggior dignità: il latino era infatti usato soltanto per scrivere di legge, religione e trattati internazionali, cioè argomenti della massima importanza. Dante si lanciò in un'appassionata difesa del volgare, dicendo che meritava di diventare una lingua illustre in grado di competere se non uguagliare la lingua di Virgilio, sostenendo però che per diventare una lingua in grado di trattare argomenti importanti il volgare doveva essere:</em></div><ul><li><em>illustre (in quanto luminoso e quindi capace di dare lustro a chi ne fa uso nello scritto);</em></li><li><em>cardinale (tale che intorno a esso ruotassero come una porta intorno al cardine, i volgari regionali);</em></li><li><em>aulico (reso nobile dal suo uso dotto, tale da esser parlato nella reggia);</em></li><li><em>curiale (come linguaggio delle corti italiane, e da essere adoperato negli atti politici di un sovrano).</em></li></ul><div><em><br>Con tali termini intendeva l'assoluta dignità del volgare anche come lingua letteraria, non più come lingua esclusivamente popolare. Dopo avere ammesso la grande dignità del siciliano illustre, la prima lingua letteraria assunta a dignità nazionale, passa in rassegna tutti gli altri volgari italiani trovando nell'uno alcune, nell'altro altre delle qualità che sommate dovrebbero costituire la lingua italiana. Dante vede nell'italiano la pantera redolens dei bestiari medievali, animale che attrae la sua preda (qui lo scrittore) con il suo irresistibile profumo, che Dante sente in tutti i volgari regionali, e in particolare nel siciliano, senza però riuscire mai a vederla materializzarsi: manca in effetti ancora una lingua italiana utilizzabile in tutti i suoi registri, da tutti gli strati della popolazione della penisola italica. Per farla riapparire era dunque necessario attingere alle opere dei letterati italiani finora apparsi, cercando così di delineare un canone linguistico e letterario comune.<br></em><br></div><div><em><br></em><br></div><div><strong><em><br>LA DIVINA COMMEDIA:<br></em></strong><br></div><div><em><br>La Comedìa — titolo originale dell'opera: successivamente Giovanni Boccaccio attribuì l'aggettivo "Divina" al poema dantesco — è il capolavoro del poeta fiorentino ed è considerata la più importante testimonianza letteraria della civiltà medievale nonché una delle più grandi opere della letteratura universale. Viene definita "comedia" in quanto scritta in stile "comico", ovvero non aulico. Un'altra interpretazione si fonda sul fatto che il poema inizia da situazioni piene di dolore e paura e finisce con la pace e la sublimità della visione di Dio. Dante iniziò a lavorare all'opera intorno al 1300 (anno giubilare, tanto che egli data al 7 aprile di quell'anno il suo viaggio nella selva oscura) e la continuò nel resto della vita, pubblicando le cantiche man mano che le completava. Si hanno notizie di copie manoscritte dell'Inferno intorno al 1313, mentre il Purgatorio fu pubblicato nei due anni successivi. Il Paradiso, iniziato forse nel 1316, fu pubblicato man mano che si completavano i canti negli ultimi anni di vita del poeta. Il poema è diviso in tre libri o cantiche, ciascuno formato da 33 canti (tranne l'Inferno che ne presenta 34, poiché il primo funge da proemio all'intero poema) e a cui corrispondono i tre stili della Rota Virgilii; ogni canto si compone di terzine di endecasillabi (la terzina dantesca). La Commedia tende a una rappresentazione ampia e drammatica della realtà, ben lontana dalla pedante poesia didattica medievale, ma intrisa di una spiritualità cristiana nuova che si mescola alla passione politica e agli interessi letterari del poeta. Si narra di un viaggio immaginario nei tre regni dell'aldilà, nei quali si proiettano il bene e il male del mondo terreno, compiuto dal poeta stesso, quale "simbolo" dell'umanità, sotto la guida della ragione e della fede. Il percorso tortuoso e arduo di Dante, il cui linguaggio diventa sempre più complesso quanto più egli sale verso il Paradiso, rappresenta, sotto metafora, anche il difficile processo di maturazione linguistica del volgare illustre, che si emancipa dai confini angusti municipali per far assurgere il volgare fiorentino al di sopra delle altre varianti del volgare italiano, arricchiendolo nel contempo con il loro contatto. Dante è accompagnato sia nell'Inferno che nel Purgatorio dal suo maestro Virgilio; in Paradiso da Beatrice e, infine, da San Bernardo.<br></em><br></div><div><strong><em><br>ALTRE OPERE:<br></em></strong><br></div><div><strong><em><br>DE MONARCHIA:<br></em></strong><br></div><div><em><br>L'opera venne composta in occasione della discesa in Italia dell'imperatore Enrico VII di Lussemburgo tra il 1310 e il 1313. Si compone di tre libri, ed è la summa del pensiero politico dantesco. Nel primo Dante afferma la necessità di un impero universale e autonomo, e riconosce questo impero come unica forma di governo capace di garantire unità e pace. Nel secondo riconosce la legittimità del diritto dell'impero da parte dei Romani. Nel terzo libro Dante dimostra che l'autorità del monarca è una volontà divina, e quindi dipende da Dio: non è soggetta all'autorità del pontefice; al contempo, però, l'imperatore deve mostrare rispetto nei confronti del pontefice, Vicario di Dio in Terra. La posizione dantesca è per più aspetti originale, poiché si oppone decisivamente alla tradizione politica narrata dalla donazione di Costantino: il De Monarchia è in contrasto tanto con i sostenitori della concezione ierocratica, quanto con i sostenitori dell'autonomia politica e religiosa dei sovrani nazionali rispetto all'imperatore e al papa.<br></em><br></div><div><strong><em><br>VITA NOVA:<br></em></strong><br></div><div><em><br>La Vita Nova può essere considerata il "romanzo" autobiografico di Dante, in cui si celebra l'amore per Beatrice, presentata con tutte le caratteristiche proprie dello stilnovismo dantesco. Racconto della vita spirituale e della evoluzione poetica del Poeta, resa come exemplum, la Vita Nova è un prosimetro (brano caratterizzato dall'alternanza tra prosa e versi) e risulta strutturata in quarantadue (o trentuno) capitoli in prosa collegati in una storia omogenea, che spiega una serie di testi poetici composti in tempi differenti, tra cui hanno particolare rilevanza la canzone-manifesto Donne ch'avete intelletto d'amore e il celebre sonetto Tanto gentile e tanto onesta pare. Secondo buona parte degli studiosi, Dante per la forma del prosimetro, si sarebbe ispirato alle razos provenzali (ovvero le "ragioni") che servivano a spiegare le ragioni da cui scaturivano le liriche; e alla De consolazione</em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/De_consolatione_philosophiae"><em> </em></a><em>philosophiae di Severino Boezio. L'opera è consacrata all'amore per Beatrice e fu composta probabilmente tra il 1292 e il 1293. La composizione delle rime si può far risalire, secondo la cronologia che Dante fornisce, tra il 1283 come risulta dal sonetto A ciascun alma presa e dopo il giugno del 1291, anniversario della morte di Beatrice. Per stabilire con una certa sicurezza la data della composizione del libro nel suo insieme organico, ultimamente la critica è propensa ad avvalersi del 1300, data non superabile, che corrisponde alla morte del destinatario Guido Cavalcanti: "Questo mio primo amico a cui io ciò scrivo" (Vita Nova, </em><a href="https://it.wikisource.org/wiki/Vita_nuova/Capitolo_XXX#capitolo_30_versetto3"><em>🤬, 3</em></a><em>). Quest'opera ha avuto una particolare fortuna negli Stati Uniti, dove fu tradotta dal grande filosofo e letterato Ralph Waldo</em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ralph_Waldo_Emerson"><em> </em></a><em>Emerson.<br></em><br></div><div><strong><em><br>LE RIME:<br></em></strong><br></div><div><em><br>Le Rime sono una raccolta messa insieme e ordinata da moderni editori, che riunisce il complesso della produzione lirica dantesca dalle prove giovanili a quelle dell'età matura (le prime sono datate intorno al 1284), divise tra Rime giovanili e Rime dell'esilio per distinguere due gruppi di liriche assai distanti per il tono e gli argomenti affrontati. Le Rime Giovanili comprendono componimenti che riflettono le varie tendenze della lirica cortese del tempo, quella guittoniana, quella guinizzelliana e quella cavalcantiana, passando da tematiche amorose a giocose tenzoni dallo sfondo velatamente erotico-giocoso con Forese Donati e con Dante da Maiano.<br></em><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-04 14:57:50 UTC</pubDate>
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         <title>Cecco Angiolieri</title>
         <author>desireepadalino</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Cecco Angiolieri</strong> nacque intorno al 1260 da una da famiglia agiata di Siena. Non ci sono molte notizie certe sulla vita dell’autore, ma secondo alcune evidenze tutta la sua esistenza ha avuto come sfondo lo scontro tra <a href="https://www.studentitop.it/letteratura/letteratura-medievale-dal-latino-al-volgare/"><strong>guelfi e ghibellini</strong></a>. Nel 1281 partecipa come soldato dell’esercito senese durante l’assedio del castello di Turri in Maremma. Conduce un’esistenza piuttosto turbolenta, così come si evince dai documenti che lo vedono protagonista di processi e multe. Nel 1289 <strong>Angiolieri</strong>, milita nuovamente nell’esercito senese come alleato dei fiorenti; è in questa circostanza che conosce <a href="https://www.studentitop.it/letteratura/dante-alighieri-vita-poetica-opere-riassunto/"><strong>Dante Alighieri</strong></a>, al quale dedica alcuni sonetti. La sua vita sentimentale emerge dai sonetti del Canzoniere che parlano della sua tormentata e travagliata storia d’amore per <strong>Becchina</strong>. <strong>Cecco Angiolieri</strong> muore nel 1312 in miseria, tanto che i figli rinunciano all’eredità perché gravata da troppi debiti.<br><strong>Cecco Angiolieri </strong>in tutti i suoi<strong> sonetti</strong>, affronta i temi a lui più cari; nella produzione in versi tra le più significative del tempo ricordiamo<strong><em> Becchin’ amor</em></strong>; un sonetto dialogato che riporta lo scontro verbale tra il poeta, che deve farsi perdonare probabilmente per un tradimento, e <strong>Becchina</strong> la donna amata. Sebbene il poeta provi in svariati modi a riconquistare la fiducia della sua amata donna, ella resta ferma nella sua decisone di non volerlo perdonare per il misfatto compiuto. I due protagonisti non sono né descritti né rappresentati, ma il linguaggio imminente e pungente, che emerge dallo scambio di battute, lascia trapelare i loro carattere e i loro sentimenti.<br><br></div><div>Altra opera importante, <strong><em>Tre cose solamente mi so’ in grado</em></strong>, una sorta di sonetto schematico in cui <strong>Cecco Angiolieri</strong> elenca tutti quelli che per lui sono i piaceri della vita. Anche in questo caso infatti, i pensieri di <strong>Angiolieri</strong> sono piuttosto prevedibili trattando temi classici della <strong>poesia comico-realistica</strong>. Nel componimento l’autore definisce che i beni materiali e terreni per i quali lui prova interesse, sono però troppo costosi.&nbsp; Con una frase tratta dal sonetto, <em>Dato li sia d’una lancia</em>!<strong> Cecco Angiolieri</strong> lascia intendere che solo la morte del padre avrebbe risolto i suoi problemi economici grazie alla sua eredità. Interpretando il testo in chiave retorica, più che di un desiderio vero e proprio si tratta di un’invettiva fine a se stessa, in cui l’autore intende riversare tutta la sua rabbia e frustrazione.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-04 15:09:43 UTC</pubDate>
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         <title>Francesco Petrarca</title>
         <author>desireepadalino</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Francesco </strong>Petrarca nasce ad Arezzo nel 1304. Il padre, notaio fiorentino, si trovava in esilio ad Arezzo, e faceva parte della fazione dei guelfi bianchi, come <a href="https://library.weschool.com/lezione/dante-alighieri-vita-e-opere-1402.html">Dante Alighieri</a>. La famiglia di Petrarca segue poi il papa ad <strong>Avignone</strong>, dove era stata trasferita nel 1309 la sede pontificia. Nel 1318 muore la madre del poeta, ciò spinge il poeta a comporre<strong> il suo primo componimento, un'elegia in latino</strong>. La corte avignonese si presenta come un ambiente cosmopolita e moderna, che forma il giovane Francesco e il fratello Gherardo.<br>Nel 1327, come data Petrarca stesso, avviene l<strong>'incontro con Laura</strong>, l'evento più importante della sua vita. La donna probabilmente è<strong> Laura de Noves</strong>, donna sposata con l'aristocratico Ugo de Sade. Nel 1330 Petrarca assume lo stato di <strong>chierico</strong>, dandosi alla carriera ecclesiastica. Negli anni '30 del <a href="https://library.weschool.com/lezione/crisi-trecento-autunno-del-medioevo-riassunto-storia-jacques-le-goff-16011.html">XIV secolo</a> il poeta affronta diversi viaggi, in particolare<strong> Parigi</strong> e <strong>Roma</strong>, città importante per l'elaborazione del <strong>mito della classicità</strong> da parte di Petrarca. Nel 1337 nasce il figlio Giovanni e decide di comprare una casa in Valchiusa in Provenza, che diventerà l'epicentro del suo mondo poetico. Nel 1341 la sua crescente fama di letterato e umanista lo porta a un gesto innovativo per l'epoca: si sottopone a un<strong> certame poetico</strong>, che gli viene fatto dal re di Napoli, Roberto D'Angiò, che vaglia la sua preparazione umanistica e poetica e lo incorona con l'alloro sul Campidoglio.<br>Tra il 1347 e il 1353 compone un'opera in prosa in latino, il <a href="https://library.weschool.com/lezione/secretum-francesco-petrarca-e-sant-agostino-4793.html"><em>Secretum</em></a>. Si tratta di un<strong> dialogo immaginario tra il poeta e Sant'Agostino</strong>, in cui vengono affrontate questioni personali e intime del poeta, una sorta di autoesame di coscienza, di "inchiesta psicologica su se stessi".<br>Continua i suoi studi di carattere filologico e i suoi viaggi per monasteri e biblioteche alla ricerca di manoscritti rari di autori classici (sua è la scoperta di alcune epistole di <a href="https://library.weschool.com/lezione/letteratura-latina-marco-tullio-cicerone-riassunto-opere-verre-catilina-orazioni-9425.html">Cicerone</a> e sua è la prima raccolta di 4 decadi delle <strong>Storie di Livio</strong>). Il suo metodo di ricerca, il suo studio degli autori antichi e la sua passione per la classicità rendono Petrarca un precursore dell'<a href="https://library.weschool.com/lezione/cos-e-l-umanesimo-riassunto-sintesi-poggio-bracciolini-lorenzo-valla-coluccio-salutati-16136.html">Umanesimo</a>.<br>Dal <strong>punto di vista politico</strong> Petrarca è un uomo che resta all'ombra del potere per tutta la vita. Svolge il suo ruolo all'interno della corte pontificia. Solo nel 1347 per un breve periodo Petrarca sembra appoggiare l'occupazione di Roma da parte di <strong>Cola di Rienzo</strong>, un tribuno del popolo, che cerca di costruire una nuova forma governativa, un tentativo destinato presto a fallire. Nel 1348 in Europa scoppia la <strong>peste nera</strong>. Durante la peste, tra i conoscenti di Petrarca, <strong>muore</strong> anche <strong>Laura</strong>, la donna amata del poeta. Negli anni successivi alla pesta Petrarca entra in contatto con nuovi ambienti intellettuali e culturali, a<strong> Firenze</strong> conosce <a href="https://library.weschool.com/lezione/giovanni-boccaccio-vita-e-opere-4298.html">Boccaccio</a>. L'ambiente della corte pontificia appare al poeta sempre più soffocante e nel 1353 si stabilisce in Italia, a<strong> Milano</strong> alla corte dei Visconti, da cui si allontana nel 1361. Ricomincia un nuovo periodo di peregrinazioni in Veneto e Petrarca si stabilisce nel 1368 a <strong>Padova</strong>,<br>Nel 1374 Petrarca muore per un attacco di febbre, mentre sta completando l'opera in volgare a cui ha dedicato la vita intera, il <a href="https://library.weschool.com/lezione/commento-struttura-canzoniere-francesco-petrarca-1912.html"><em>Canzoniere</em></a>.<br><br>Andrea Cortellessa è un critico letterario italiano, storico della letteratura e professore associato all'Università Roma Tre, dove insegna Letteratura Italiana Contemporanea e Letterature Comparate. Collabora con diverse riviste e quotidiani tra cui alfabeta2, il manifesto e La Stampa-Tuttolibri.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-04 15:13:42 UTC</pubDate>
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         <title>Giovanni Boccaccio</title>
         <author>desireepadalino</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nacque nel 1313, probabilmente a Firenze, da un funzionario della potentissima impresa finanziaria dei Bardi e da una donna ignota, si pensa di umile condizione. Figlio illegittimo, venne riconosciuto dal padre e avviato agli studi e a una vita agiata, quando il padre si trasferì a Napoli alla raffinatissima corte di Roberto d’Angiò. Qui conobbe importanti studiosi e letterati, approfondì le sue conoscenze dell’opera di Dante, lesse le opere giovanili di Petrarca e cominciò a comporre lui stesso in versi.<br>Nel 1340 fu costretto a ritornare a Firenze dove entrò in contatto con altri intellettuali come lui e continuò a dedicarsi alla letteratura.<br>Nel 1348 si scatenò a Firenze una grave epidemia di peste e Boccaccio visse questa drammatica esperienza, che troveremo riportata nel Decameron, l’opera a cui lavorò negli anni successivi.<br>Gli ultimi anni della sua vita sono segnati da difficoltà economiche, crisi religiose e problemi di salute.<br>Morì a Certaldo, presso Firenze, nel 1375.<br>L’opera di Boccaccio fu per secoli il modello della prosa narrativa, in particolare della novella. La sua opera più famosa e più bella, il <a href="http://scuolissima.blogspot.com/2012/04/riassunto-novelle-decamerone.html">Decameron</a>, raccoglie novelle diverse, che hanno dotato la letteratura italiana di un linguaggio in prosa ricchissimo, elegante e vivace, come prima non esisteva.<br><br><strong>Il Decameron</strong><br>Specchio della società del tempo<br>L'opera è una raccolta di cento novelle, che Boccaccio immagina vengano raccontate da dieci giovani, una per ciascuno giorno, in dieci giorni. I narratori sono sette fanciulle e tre uomini che sono fuggiti da Firenze, dove l'epidemia di peste fa strage.<br>Per salvarsi dal contagio si sono rifugiati in una bellissima villa di campagna, dove passano il tempo raccontando storie. Ogni giorno vengono eletti un re o una regina che suggeriscono un tema comune per le novelle di quella giornata. Gli argomenti sono vari:<br>l'amore, la furbizia, gli inganni, le burle tra i personaggi, le soluzioni spiritose e intelligenti a situazioni difficili; i personaggi sono i più diversi: uomini e donne di vari ceti sociali, con doti e caratteri diversi.<br>E' questa la cornice dell'opera entro la quale si collocano le cento novelle.<br>Boccaccio le compone con grande libertà di argomenti, non si limita a rappresentare gli aspetti seri dell'uomo, ma ne descrive anche quelli più divertenti e segreti, spesso anche sconvenienti, come nella letteratura dotta tradizionale non si usava fare.<br>La lettura dell'opera è appassionante per la varietà degli argomenti, a volte drammatici, a volte divertenti, e per la presenza di una qualità di personaggi e situazioni che ci danno un quadro colorito e realistico della società fiorentina del Trecento.<br>La prosa è estremamente raffinata ed elegante, anche quando racconta episodi di vita quotidiana e popolare.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-04 15:16:20 UTC</pubDate>
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         <title>Lorenzo de&#39;Medici</title>
         <author>desireepadalino</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nacque nel 1449 da Pietro di Cosimo e morì, simbolicamente, nel 1492, quasi a segnare la fine di un’epoca (il Medioevo) o meglio ad anticiparne una nuova, l’età Moderna. Fu signore di Firenze dal 1469. Riuscì a sfuggire alla congiura dei Pazzi nel 1478. Svolse un ruolo do equilibrio tra le piccole potenza della penisola italiana, e uscì rafforzato dagli scontri con gli altri stati; suo figlio, Giovanni, verrà eletto papa con il nome di Leone X. Tale equilibrio però non gli sopravvisse; già due anni dopo, nel 1494, Carlo VIII entrava in Italia per invaderla.</div><div><br></div><div>Oltre che politico, il Magnifico fu anche un letterato. Riaprì l’Università di Pisa e accolse importanti intellettuali, quali Marsilio Ficino e <a href="http://www.linkuaggio.com/2013/08/lumanesimo-nella-letteratura-italiana.html">Angelo Poliziano</a>. La sua visione della letteratura è essenzialmente colta, profondamente intrisa della nuova lettura dell’antichità e quindi dei classici, ma che tiene come riferimento principale <a href="http://www.linkuaggio.com/search/label/Francesco%20Petrarca">l’esperienza poetica di Petrarca</a>. In un certo senso, i suoi sono quasi esercizi intellettuali, modi di mostrare la propria grandiosità anche nel campo letterario.</div><div><br>Le opere di Lorenzo de' Medici<br><br></div><div>Un primo gruppo di opere è raggruppabile come opere poetiche in stile alto (poesia d’amore, filosofica, di imitazione classica). Un secondo gruppo è formato dalle opere in stile basso, come le parodie letterarie. Infine, un terzo gruppo può essere formato dalle poesie d’occasione (canzoni a ballo, composizioni per le ricorrenze religiose), che si collocano a metà tra i due stili.</div><div><br></div><div>La sua opera più famosa, divenuta quasi proverbiale, è il <em>Trionfo di Bacco e Arianna</em>, formata da sette stanze di ottonari, un metro cantabile e allegro; in effetti il testo doveva essere musicato e utilizzato per i trionfi, ossia per delle processioni con carri mascherati e allegorici (tale componente è ancora chiaramente percepibile nell’uso dei deittici, come “<em>quest’è Bacco e Arianna</em>”, “<em>Questi lieti satiretti</em>”, etc).&nbsp;</div><div><br></div><div>Nel testo si coglie l’invito a una visione più edonistica della vita; Lorenzo dà ampio risalto alla gioia e al piacere, anche se lo sfondo su cui essi si stagliano è, a ben guardare, malinconico e pessimista, visto che “<em>di doman non c’è certezza</em>”:</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-04 15:18:19 UTC</pubDate>
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         <title>Niccolò Machiavelli</title>
         <author>desireepadalino</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel 1492, dopo la morte di <a href="https://www.studenti.it/lorenzo-de-medici-biografia-opere-e-poesie.html"><strong>Lorenzo il magnifico</strong></a> l’equilibrio tra gli stati regionali si interruppe e la politica papale si appesantì.<strong>Machiavelli</strong> accusava i principi italiani poiché sosteneva inutile scrivere di donne stupende, paladini ideali, virtuosi e perfetti. Nel 1494 il re di Francia <a href="https://www.studenti.it/carlo-8-francia-vita-pensiero-politico-discesa-in-italia.html"><strong>Carlo VIII</strong></a> entrò in Italia con il permesso dei Medici, ciò fece avviare la repubblica fiorentina che procurò lavoro a <strong>Machiavelli</strong>. Nel periodo in cui Niccolò lavorò per la repubblica con funzioni di politica interna ed estera poté viaggiare molto, e così incontrò <a href="https://www.studenti.it/cesare-borgia-biografia.html">Cesare Borgia</a>, duca di valentinouis, figlio illegittimo di papa <strong>Alessandro VI</strong>. Nel 1512 tornarono i medici che esiliarono <strong>Machiavelli</strong> nel suo podere a San Casciano Val di Pesa, dove si dedicò allo studio e alla scrittura; qui scrisse le sue opere maggiori (<a href="https://www.studenti.it/il-principe-di-machiavelli.html"><strong>Principe</strong></a>). <strong>MACHIAVELLI: BIOGRAFIA</strong> Solo quando Giulio de medici divenne papa, col nome di Clemente VII, <strong>Machiavelli</strong> riuscì a riacquistare un ruolo politico. Nel 1527 a Firenze ritornò la repubblica e <strong>Machiavelli</strong> morì. <strong>Niccolò Machiavelli</strong> è considerato il fondatore del pensiero politico moderno poiché distingueva i compiti della politica dalla religione e dalla morale, alla quale attribuiva autonomia nei fondamenti e criteri di giudizio, attribuiva finalità autonome alla politica e sosteneva che il modello ideale del principe era dotato di buona cultura ed educato ad una dotta moralità.<br>Nell’estate del 1513 <strong>Machiavelli</strong> scrisse Il <a href="https://doc.studenti.it/riassunto/letteratura-italiana/11/principe-machiavelli.html"><strong>Principe</strong></a>, un’opera in volgare, innovativa, una sintesi culturale e esistenziale dell’esperienza pratica vissuta dall’autore che tratta i principati e il loro governo, l’opera è scaturita dalla crisi di Firenze e dell’Italia, dal disfacimento dei principati e dall’invadenza dei grandi stati.</div><div><strong>MACHIAVELLI IL PRINCIPE: RIASSUNTO</strong> <strong>Il Principe</strong> non avendo un carattere teorico e idealizzante, ma pratico e operativo è dedicato a Lorenzo De’Medici, possibile futuro principe di uno stato mediceo. <strong>Machiavelli</strong> vuole consigliare Lorenzo De’Medici nel mantenere un ruolo laico e materiale accettando qualsiasi mezzo per arrivare al fine, ovvero il mantenimento dello stato. Con questo consiglio Niccolò sperava di rientrare nella vita politica fiorentina ma non accadde poiché, nel <strong>Principe</strong>, citò come esempio Cesare Borgia, temibile avversario dei <a href="https://www.studenti.it/signoria-medici-firenze-cronologia-protagonisti.html"><strong>Medici</strong></a> e sconfitto che aveva lasciato un pessimo ricordo della sua spregiudicatezza morale; ciò significava che anche <strong>Machiavelli</strong> poteva essere un consigliere moralmente discutibile e non accettabile per una casata.<br>Il Principe è un’opera che ha valenza culturale e politica, che rompe la tradizione ed inaugura un pensiero politico moderno che offre un progetto pedagogico moderno di un principe ideale. <strong>Machiavelli</strong> affronta il problema del principato da uomo politico.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-04 15:21:35 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Ludovico Ariosto</title>
         <author>desireepadalino</author>
         <link>https://padlet.com/desireepadalino/Bookmarks/wish/2210940339</link>
         <description><![CDATA[<div><a href="https://www.studenti.it/topic/ludovico-ariosto.html"><strong>Ludovico Ariosto</strong></a>, autore dell'<a href="https://www.studenti.it/orlando-furioso-ariosto-trama-personaggi-analisi.html"><strong><em>Orlando Furioso</em></strong></a>, probabilmente il più celebre, fantasioso e avvincente poema cavalleresco del nostro Cinquecento<strong><em>,</em></strong> ebbe una vita tutt’altro che avventurosa, caratterizzata per lo più da problemi economici e di sussistenza.<br><strong>Ludovico</strong> nasce a<strong> Reggio Emilia</strong> l’8 settembre del 1474, primo figlio di Niccolò Ariosto, militare al servizio degli Estensi e governatore della stessa città di Reggio Emilia. Il piccolo si trova quindi, fin dalla più tenera età, a respirare il clima della <strong>corte estense</strong> intorno a cui suo padre opera, passando un’infanzia e una giovinezza spensierate, senza subire direttamente l’influenza dei regnanti. Studia prima giurisprudenza a Ferrara, poi abbandona la facoltà di Legge per passare alle Lettere e comincia a <strong>comporre le sue prime poesie</strong>.&nbsp; &nbsp;<br><br></div><div><em>La morte del padre</em>Alla morte del padre però, nel 1497,</div><div>&nbsp;<strong>Ludovico Ariosto</strong> sente forti le<strong> pressioni economiche</strong>, e per mantenere se stesso e la famiglia deve seguire l’esempio paterno e mettersi alle <strong>dirette dipendenze della casata </strong><a href="https://www.studenti.it/ferrara-este-storia-caratteristiche-protagonisti.html"><strong>d’Este</strong></a>, alternando gli incarichi imposti alle sue produzioni poetiche. &nbsp;</div><div><br>Ritratto del duca Alfonso I d'Este — <em>Fonte: Ansa<br></em><br></div><div><em>Il rapporto con Ippolito d'Este</em>Diventa un</div><div>&nbsp;uomo di corte a tutti gli effetti sotto il <strong>cardinale Ippolito d’Este</strong> da cui ebbe diversi benefici e per cui svolse numerosi incarichi, forse troppi e troppo impegnativi, ma sempre riuscì a dedicarsi alle lettere e a <strong>portare a compimento il suo capolavoro</strong>, l’<strong><em>Orlando Furioso</em></strong>. <strong>Ludovico Ariosto</strong> lamenta spesso i <strong>compiti difficili e impegnativi</strong> che Ippolito d’Este gli impone, soprattutto quelli che lo portano a Roma per placare le tensioni che insorgevano spesso fra il cardinale Ippolito e <a href="https://www.studenti.it/giulio-2-biografia-e-pensiero-politico.html">papa Giulio II</a>. Quando il cardinale, nel 1517, si reca in Ungheria per reggere un vescovato di cui era titolare, <strong>Ludovico si rifiuta di seguirlo</strong>: per lui adesso è troppo e non può più sopportare tutti questi incarichi. Fra il cardinale e <strong>Ariosto</strong> si rompono quindi i legami ma <strong>Ludovico</strong> resta comunque <strong>dipendente della corte estense</strong>, anche se con Alfonso I, il duca, i rapporti sono molto più freddi di quanto non succedeva con Ippolito.&nbsp; &nbsp;</div><div><em>Gli ultimi anni, libero dagli incarichi</em>Dal 1522 al 1525</div><div>&nbsp;<strong>Ludovico Ariosto</strong> è <strong>governatore della Garfagnana</strong>, una nuova regione appena annessa ai domini degli Este, desolata e semiselvaggia, che tenta di reggere con estremo rigore.<br>Finalmente, dopo questo incarico, può <strong>godersi la vita desiderata</strong>. Sciolto dagli impegni diplomatici e dalle mansioni pratiche della corte, <strong>Ludovico Ariosto</strong> si ritira dopo il periodo in Garfagnana, a vita privata, vivendo con la sua donna, Alessandra Benucci, figlia di un ricco <a href="https://www.studenti.it/figura-mercante-medioevo-storia-significato-caratteristiche.html">mercante</a>, e lavorando alla terza e ultima edizione dell'<strong><em>Orlando Furioso</em></strong>, edita nel <strong>1532</strong>. L’anno dopo <strong>Ludovico Ariosto</strong> muore.&nbsp;</div><div><strong>2</strong></div><div><strong>Ludovico Ariosto: le opere</strong></div><div><br>Ritratto di Ludovico Ariosto — <em>Fonte: Getty-Images<br></em><br></div><div>Come abbiamo avuto modo di comprendere dalla <strong>biografia di Ludovico Ariosto</strong>, il poeta non ebbe il <strong>tempo che desiderava</strong> per dedicarsi alla scrittura e, quando poteva farlo, il suo primo interesse e polo gravitazionale di tutte le sue fatiche, era l'<strong><em>Orlando Furioso</em></strong>. Esiste tuttavia una <strong>produzione minore</strong> di <strong>Ludovico Ariosto</strong> che analizzeremo rapidamente prima di concentrarci sul poema cavalleresco.&nbsp;<br><br></div><div><strong>2.1</strong></div><div><strong>Le opere minori</strong></div><div><em>Le liriche sul modello del petrarchismo</em></div><div><strong>Ludovico Ariosto</strong>, fin da giovane, ha composto svariate<strong> liriche</strong>, cioè componimenti poetici incentrati sulla resa di <strong>sentimenti ed </strong><a href="https://www.studenti.it/topic/emozioni.html"><strong>emozioni</strong></a><strong> individuali</strong> del poeta che si immedesima direttamente nei versi per dare sfogo ai moti del suo animo. Queste liriche si dividono in due gruppi: molte sono in <strong>latino</strong>, un gruppo meno sostanzioso è in<strong> volgare</strong>. Senza addentrarci nell’analisi di queste opere uno è il dato importante che va tenuto in gran considerazione quando si pensa alla produzione lirica di <strong>Ludovico Ariosto</strong>. Le sue poesie si inseriscono in quella tendenza poetica che era il <a href="https://www.studenti.it/petrarchismo-e-antipetrarchismo-storia-e-significato.html"><strong>petrarchismo</strong></a>, appena riportato alla ribalta da<a href="https://www.studenti.it/topic/pietro-bembo.html"><strong> Pietro Bembo</strong></a>, amico di <strong>Ariosto</strong>, e pioniere della riforma linguistica cinquecentesca. Questo significa che <strong>Ludovico Ariosto</strong> si inserisce nel pieno clima del <strong>dibattito linguistico del suo tempo</strong> sposando quella che sarà l’idea vincente: utilizzare <a href="https://www.studenti.it/petrarca-vita-opere.html">Petrarca</a>, e in particolare il <em>Canzoniere</em>, come un modello di stile nella stesura di ogni nuovo componimento lirico. <strong>Ludovico Ariosto</strong> integra però l’esempio di Petrarca con l’esempio degli <strong>antichi autori latini</strong>, dando come risultato delle<strong> poesie classicheggianti</strong>, pregne di un linguaggio aulico e ricercato, in piena armonia con le tendente <a href="https://www.studenti.it/umanesimo-significato-caratteristiche.html">Umanistiche</a> che proprio ai classici facevano puntuale riferimento.&nbsp; &nbsp;</div><div><em>Approfondisci<br></em><br></div><div><strong>Pietro Bembo: vita, opere e la questione della lingua<br></strong><br></div><div><em>Le Satire di Ariosto: un modello per i contemporanei</em>Altro gruppo di componimenti minori ma di maggiore interesse sono poi le</div><div>&nbsp;<strong><em>Satire</em></strong>, composte fra il 1517 e il 1525, modellate sulla <a href="https://www.studenti.it/satira-significato-definizione.html">satira</a> classica di <a href="https://www.studenti.it/quinto-orazio-flacco-vita-satire-e-stile.html"><strong>Orazio</strong></a> e molto apprezzate sia dagli studiosi che dai contemporanei di <strong>Ariosto</strong>. Le <em>Satire</em> sono scritte infatti in un periodo in cui in Italia è vivo il dibattito sul <strong>sistema dei </strong><a href="https://www.studenti.it/generi-letterari-definizione-tipologie-piu-diffusi.html"><strong>generi letterari</strong></a>: si cercano cioè modelli, classici o contemporanei, a cui rifarsi per comporre opere, di volta in parte, appartenenti ad un determinato genere. <strong>Ludovico Ariosto</strong> diventa con questi componimenti un <strong>modello</strong> per la stesura delle satire successive.<br>Quando parliamo di <strong><em>Satire</em></strong><strong> di Ludovico Ariosto</strong> parliamo di <strong>sette componimenti di natura autobiografica</strong> in cui l’autore immagina di dialogare, polemizzando, con esponenti della sua cerchia sociale e culturale. Scrive ai suoi fratelli, immaginando con loro appunto uno scambio di idee, scrive a Pietro Bembo e al segretario del duca Alfonso I d’Este per cui, come abbiamo visto, <strong>Ludovico Ariosto</strong> di trovò a lavorare. I <strong>temi più scottanti</strong> e divertenti di queste satire sono quello del matrimonio, della vita ecclesiastica dei suoi contemporanei, della stanchezza per i troppi lavori che gli Este commissionavano ad <strong>Ariosto</strong>.&nbsp; &nbsp;&nbsp;</div><div><strong>2.2</strong></div><div><strong>Il capolavoro di Ludovico Ariosto: l'Orlando Furioso</strong></div><div><em>Approfondisci<br></em><br></div><div><strong>L'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto<br></strong><br></div><div><em>Una storia che attinge alla tradizione italiana e a quella francese</em>I nomi dei personaggi e le storie raccontate da</div><div>&nbsp;<strong>Ludovico Ariosto</strong> nell'<strong><em>Orlando Furioso</em></strong> fanno parte della<strong> nostra più antica cultura</strong>, riguardano le nostre stesse radici e uniscono un punto e l’altro della Penisola. <strong>Orlando e Rinaldo</strong>, i paladini di <a href="https://www.studenti.it/topic/carlo-magno.html">Carlo Magno</a>, sono i personaggi dei pupi siciliani, si trovano i loro nomi nelle chiese, nei dipinti, nelle favole che ci racconta i nostri nonni, e anche in svariati luoghi italiani (Capo d’Orlando ad esempio). <strong>Ariosto</strong> mette in questo poema tutta la <strong>tradizione italiana e francese</strong> precedente creando un’opera immortale.&nbsp;</div><div><em>La genesi dell'opera e la sua struttura</em></div><div><strong>Ludovico Ariosto</strong> lavorò per decenni all’<strong><em>Orlando Furioso</em></strong>. Comincia a comporlo nel <strong>1503</strong>, e lo pubblica per la prima volta nel <strong>1516</strong> a Ferrara. Ci saranno poi due successive revisioni e riedizioni, una nel <strong>1521</strong> e la definitiva nel <strong>1532</strong>.&nbsp; La versione definitiva, quella che oggi troviamo in ogni libreria e che studiamo a scuola, è quella del 1532 e consta di <strong>quarantasei canti in ottava rima</strong> e, a differenza delle prime due edizioni pensate per la corte estense e per un pubblico padano, questa edizione elimina i tratti linguistici locali per appoggiare la<strong> riforma linguistica di Bembo </strong>che prediligeva l’uso del fiorentino trecentesco come lingua letteraria.<br><strong>Ludovico Ariosto</strong> comincia a comporre la sua opera partendo da un precedente <strong>poema cavalleresco</strong> lasciato incompiuto, l’<strong><em>Orlando Innamorato</em></strong>, di un altro autore ferrarese, <a href="https://www.studenti.it/topic/matteo-maria-boiardo.html"><strong>Matteo Maria Boiardo</strong></a>. Il poema di <a href="https://www.studenti.it/matteo-maria-boiardo-vita-pensiero-e-orlando-innamorato.html">Boiardo</a> terminava con la <strong>fuga di Angelica</strong> (bellissima principessa del Catai) dal campo cristiano di <a href="https://www.studenti.it/carlo-magno-storia-biografia-pensiero-politico.html">Carlo Magno</a>, che è impegnato in una<strong> guerra contro i saraceni</strong> che minacciano Parigi. I più valorosi paladini cristiani, Orlando e Rinaldo, si contendono l’amore di Angelica e abbandonano l’esercito per seguire la ragazza e riportarla indietro. Anche<strong> Ruggero</strong>, cavaliere musulmano, è stato rapito da uno stregone e <strong>Bradamante</strong>, la guerriera cristiana innamorata di lui, lascia anche lei in campo per cercare il suo amato. Dall’amore di Ruggero e Bradamante nasceranno gli<strong> antenati degli Estensi</strong>: il poema di <strong>Ariosto</strong> serve anche per celebrare i suoi signori attribuendogli nei natali illustri.&nbsp; &nbsp;&nbsp;</div><div><br>Illustrazione raffigurante Angelica e Medoro — <em>Fonte: Getty-Images<br></em><br></div><div><em>Entriamo nella narrazione</em>Il poema di</div><div>&nbsp;<strong>Ludovico Ariosto</strong> si apre quindi su uno scenario già molto divertente: tutti i protagonisti stanno<strong> correndo da qualche parte</strong>, inseguono qualcuno e fuggono da qualcun altro. Orlando segue Angelica, Angelica scappa da Orlando ma anche dai guerrieri musulmani che vogliono averla, come Sacripante; Rinaldo segue il suo cavallo che è scappato in realtà per condurlo da Angelica, Bradamante cerca disperatamente Ruggero. La trama come intuiamo è articolata, complessa, e segue la tecnica definita dell’<strong><em>entrelacement</em></strong>: ci sono diverse narrazioni che si alternano e si intrecciano una all’altra.<br>Senza entrare nel dettaglio di tutte queste numerose narrazioni riassumiamo per sommi capi la <strong>trama dell'</strong><strong><em>Orlando Furioso</em></strong>.<br>Angelica è in fuga dall’accampamento cristiano, i più valorosi paladini cristiani di Carlo Magno e i più valorosi paladini musulmani di Agramente, il re africano condottiero dei saraceni, sono<strong> innamorati</strong> di lei e abbandonano la guerra per cercarla. Angelica però, a causa di un filtro amoroso, si innamora del più misero e insignificante personaggio del poema: <strong>Medoro</strong>. Orlando, venuto a conoscenza della notizia impazzisce, si spoglia nudo, fugge per i boschi tagliando alberi e tutto quello che trova sul suo cammino. Sarà <strong>Agilulfo</strong> che, recandosi sulla <a href="https://www.studenti.it/luna-struttura-movimenti-fasi-lunari.html">Luna</a> in sella al cavallo alato, l’ippogrifo, recupera il <strong>senno di Orlando</strong> per riportarlo sulla terra e far tornare il cavaliere a combattere (e vincere) la guerra contro i saraceni. Bradamante e Ruggero, nonostante i continui ostacoli che si mettono fra loro, riusciranno a coronare il loro amore, sposandosi dopo la <strong>conversione al </strong><a href="https://www.studenti.it/topic/cristianesimo.html"><strong>cristianesimo</strong></a> di Ruggero, per dare origine alla casata degli Este. &nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-04 15:25:02 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Torquato Tasso</title>
         <author>desireepadalino</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il secondo Rinascimento si presenta come un<strong>'epoca di crisi per la società e la cultura italiana</strong>. La società rinascimentale delle corti, giunta al suo massimo splendore, è già in decadenza.<a href="https://library.weschool.com/corso/opere-torquato-tasso-aminta-gerusalemme-liberata-tancredi-clorinda-rinaldo-3086.html">Torquato Tasso</a>dunque si presenta come<strong> l'interprete di questa crisi sociale e culturale.</strong><br>Nasce a Sorrento nel 1544, figlio del nobile <strong>Bernardo Tasso</strong> e di <strong>Porzia de Rossi</strong>, una nobildonna pistoiese. Fin dall'infanzia deve affrontare diverse difficoltà e cambiamenti: il padre, al servizio del principe di Salerno, alla caduta di questo viene proclamato ribelle e il suo patrimonio sequestrato. Torquato nel <strong>1552</strong> si trova a <strong>Napoli</strong> con la madre e frequenta la scuola gesuita. Torquato pochi anni dopo raggiunge il padre, che vive a Roma poveramente. La madre muore nel 1556. L'anno successivo il Bernardo Tasso diventa <strong>poeta ufficiale della corte di Urbino</strong>, dove si trasferisce con il figlio. Il tempo trascorso conio padre è altamente formativo dal punto di vista culturale per il giovane Torquato. Bernardo è un poeta e intellettuale e il figlio decide di seguire le sue orme.<br><br>Continuano le sue peregrinazioni da<strong> Urbino a Venezia, </strong>poi a<strong> Padova,</strong> e infine a<strong> Bologna,</strong> e <strong>Tasso aspira alla vita dell'intellettuale di corte.</strong> Desiderio che si avvera a Ferrara, dove dal 1565 al 1572 è al servizio del cardinale <strong>Luigi d'Este,</strong> e nel 1572 passa al servizio di Alfonso II d'Este. Proprio in questo periodo Tasso, che vive momenti di serenità e benessere, realizza le sue opere più importanti:<strong> nel 1573 pubblica la commedia pastorale </strong><a href="https://library.weschool.com/lezione/tasso-teatro-2985.html"><strong><em>Aminta</em></strong></a><strong> in endecasillabi e settenari</strong> e nel <strong>1574 completa il poema</strong><a href="https://library.weschool.com/lezione/tasso-poetica-1919.html"><strong> </strong><strong><em>Gerusalemme liberata</em></strong></a>. Ma nel 1579, dopo un periodo di viaggi in giro per l'Italia, Tasso entra in conflitto con i nobili d'Este, e viene costretto al ricovero nell'ospedale psichiatrico di Sant'Anna, dopo aver dato in escandescenze alle nozze di Alfonso II. <strong>Nasce così l'immagine cara ai romantici di Tasso, genio e folle, non compreso dalla società dell'epoca.</strong><br><br>Nel 1581 avviene la pubblicazione del poema <strong><em>Gerusalemme liberata</em></strong>. Ma la diffusione dell'opera sfugge al controllo del poeta: inizialmente viene pubblicata con il titolo di <em>Goffredo</em> e in seguito con il titolo <em>Gerusalemme liberata</em>. Inizia un nuovo periodo di peregrinazioni. Negli ultimi anni della sua vita vive una sorta di <strong>avvicinamento alla vita religiosa,</strong> e a questi anni risale la revisione del poema secondo i principi della Controriforma, al quale viene cambiato il titolo: <strong><em>Gerusalemme conquistata</em></strong>. Muore nel 1595 La vita di Tasso è sempre volta alla ricerca di un equilibrio, di una serenità che non riesce mai a raggiungere, come si può evincere dall'abbozzo di canzone, <strong><em>Canzone al Metauro</em></strong><strong>.</strong><br><br>Alessandro Condina è giornalista e docente liceale di italiano e latino a Milano. Si è laureato all'università di Messina con una tesi sul <em>Commentario all'Apocalisse</em> di Apringio di Beja. Collabora con varie testate online, tra cui D - La Repubblica e Blogo. Pensa che il web possa essere un ottimo strumento per la didattica, oltre che per l'informazione.</div><div>Ti sei perso qualcosa? ecco il testo del video</div><div>In questa prima lezione su <strong>Torquato Tasso</strong> raccontiamo come l’autore sia veramente un interprete del <a href="http://www.oilproject.org/lezione/umanesimo-e-rinascimento-definizione-riassunto-storia-letteratura-sintesi-16139.html">secondo Rinascimento</a>, un’età di crisi in cui, di fatto, la società italiana, la società letteraria e culturale del tempo, attraversa un periodo di grande difficoltà vedendo smantellarsi e sparire tutto quel mondo che era esistito fino a quel momento. Tasso si può considerare inoltre <strong>il primo intellettuale veramente italiano</strong>, anche per motivi anagrafici. Nasce a Sorrento dal padre Bernardo, un nobiluomo di origine bergamasca e dalla madre Porzia de’ Rossi che invece era una donna di origini pistoiesi. Già dalla prima infanzia Tasso dovette affrontare molte difficoltà, dovette cambiare città molto spesso; questo è un po’ il segno della sua esistenza, <strong>un’esistenza che deve affrontare cambiamenti, difficoltà, ricerca di sicurezze</strong> e che lo mette alla prova, impedendogli di realizzare davvero <strong>quell’ideale di intellettuale cortigiano</strong> che invece è il suo sogno, la sua ambizione. La vita di Tasso quindi può rappresentare, costituire il modello di questa crisi in cui una società arrivata al massimo splendore comincia subito l’epoca della decadenza.<br><br></div><div>Vediamo come Tasso da Salerno passi a Napoli quando il padre è costretto all’esilio, poi vada a Roma e, subito dopo essersi separato dalla madre, viva il trauma della morte della madre. Da qui comincia un’epoca di formazione a seguito del padre, il quale era un intellettuale molto noto all’epoca, anzi per molto tempo il Tasso è Bernardo Tasso e il nostro Torquato è definito dagli intellettuali dell’epoca il Tassino, nel senso di Tasso Jr. Il padre, infatti, partecipa all’esperienza della creazione di un poema epico con <em>L’Amadigi</em> e Torquato, a modo suo, decide di seguire le stesse orme. Quando è a Venezia, molto giovane, comincia <strong>la stesura di un poema epico dedicato alla prima Crociata</strong>: <em>La Gerusalemme liberata</em>; si rende tuttavia conto che questa impresa è superiore ai suoi mezzi e quindi si dedica allo studio. Continua così una peregrinazione che lo porta a Bergamo, a Urbino, a Venezia, a Padova, a Bologna dove si sommano la sua formazione culturale e varie esperienze di tipo intellettuale nonché l’aspirazione alla vita dell’intellettuale di corte. Questo ruolo comincia a viverlo a Ferrara (1562 – 1572), quando è al servizio di Luigi d’Este, <strong>il cardinale d’Este</strong>, tuttavia già a partire dal 1572 passa al servizio di Alfonso II, duca d’Este, alla Corte di Ferrara. È qui che Tasso vive il suo periodo migliore dal punto di vista umano, culturale e creativo infatti è qui a Ferrara che Tasso può realizzare le sue opere più importanti. Questa è <strong>l’epoca di maggiore creatività</strong>, ma subito cominciano delle <strong>peregrinazioni legate e motivate anche da alcuni problemi della psiche di Tasso</strong>, del suo fragile equilibrio che lo porta a entrare in conflitto anche con i Signori, i protettori che sono in difficoltà in questo rapporto. Nel 1579, infatti, dopo aver dato in escandescenze durante le terze nozze del duca Alfonso, viene costretto al ricovero coatto nell’ospedale psichiatrico di Sant’Anna. Qui nasce l’immagine molto cara ai Romantici di un Tasso che unisce la follia al genio, la cui grandezza non viene compresa dai contemporanei e che lo porta a fuggire, a rifiutare quella società che non lo riesce a comprendere.<br><br></div><div>Ne 1581, quando il suo soggiorno coatto non è più così stretto, avviene la pubblicazione del poema che però è sfuggito dal suo controllo: viene infatti diffuso prima sotto il nome di Goffredo e poi con il titolo di La Gerusalemme liberata. Tasso è molto scontento di questo avvenimento perché sente di aver perso il controllo della sua opera e ricomincia un’epoca di peregrinazioni: per un periodo è a Mantova alla corte dei Gonzaga dove lo accoglie Vincenzo Gonzaga, ma poi si allontana anche da lì e negli ultimi anni della sua vita vive una sorta di riavvicinamento o immersione più profonda nella vita religiosa, nel senso religioso. Non a caso, <strong>a questi anni risale la revisione del poema che Tasso riscrive secondo i princìpi della Controriforma</strong> e che riceve un nuovo titolo, quello dell’autore: La Gerusalemme conquistata. È importante capire come questa nuova temperie, queste nuove esperienze influenzino anche le scelte di poetica di Tasso.&nbsp; Tutta la sua vita è comunque <strong>una ricerca di un equilibrio, di una protezione, di una serenità</strong> che non riesce mai a raggiungere. Questo lo troviamo già in un testo, in una canzone che non è stata mai compiuta, ma che ci dà le coordinate delle ambizioni di Tasso e dei suoi pensieri frustrati. È la famosa <em>Canzone al Metauro</em>, un fiume che scorre vicino alla reggia di Urbino. È a questo fiume che si rivolge il Tasso per invocare la protezione dei signori della Rovere, cioè i signori di Urbino.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-04 15:27:45 UTC</pubDate>
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         <title>Carlo Goldoni</title>
         <author>desireepadalino</author>
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         <description><![CDATA[<div>𝐋𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚 𝐞 𝐥𝐚 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐧𝐝𝐢𝐞𝐫𝐚<br><br>nel 1707 da una famiglia borghese, il padre era un medico; così la sua condizione mediamente agiata gli permise di intraprendere gli studi di giurisprudenza a Pavia.La sua passione era scrivere commedie teatrali; egli amava talmente il teatro da cercare un modo per<br>modificarlo. La sua fama iniziò durante un intermezzo di uno spettacolo, quando venne notato da Imer, un capo-comico.Questo gli consentì di entrare a far parte del teatro di S. Samuele. La sua prima fu il Momolo cortesan (1738).𝐂𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐆𝐨𝐥𝐝𝐨𝐧𝐢,𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐞𝐚𝐭𝐫𝐨<br><br>Goldoni era contro il canovaccio, l'esagerata stravaganza, la volgarità e la scarsa coerenza per la verosimiglianza dimostrata nella commedia dell’arte; Goldoni preferiva la semplicità e la naturalezza, un copione scritto per intero con tutte le battute per i personaggi. Non a caso le modifiche che egli apportò inizialmente non vennero apprezzate. La sua riforma ruota principalmente attorno a due motivi fondamentali infatti:<br>- L’abolizione delle maschere<br>- L’introduzione di un testo scritto, quale base della recitazione degli attori<br>In questo modo si rafforzava l’idea che l’opera dell’attore fosse subordinata a quella dell’autore, e che quindi fosse di valore inferiore a questo, dovendosi limitare per così dire a una forma di “esecuzione” più che di “creazione”. L’obiettivo di Goldoni era presentare delle vicende in cui gli spettatori potessero riconoscersi e immedesimarsi. Le sue commedie erano per lo più ambientate a Venezia, con la presenza di alcuni personaggi tipici della città; Goldoni narrava semplicemente fatti reali e quotidiani, usando come linguaggio il dialetto veneziano. Venezia era una città per così dire strategica in quanto, viste le notevoli distanze geografiche da Roma, era poco sottoposta al controllo della Chiesa Possiamo distinguere le sue commedie in due filoni: di Carattere e d’Ambiente. Nelle prime egli dava particolare importanza all’aspetto psicologico dei personaggi,divertendosi a tratteggiare il loro carattere.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-07 06:59:01 UTC</pubDate>
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         <title>Ugo Foscolo</title>
         <author>desireepadalino</author>
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         <description><![CDATA[<div><a href="https://www.studenti.it/topic/ugo-foscolo.html"><strong>Ugo Foscolo</strong></a> nacque a Zante nel 1778, la sua prima formazione culturale si basò soprattutto sui <strong>classici</strong> e questo gli permise di crearsi subito una buona cultura personale che andò arricchendo sempre più attraverso la <strong>lettura e lo studio degli scrittori contemporanei</strong> italiani ed europei. Giovanissimo iniziò a comporre i primi versi che li procurarono fama e successo. Gli episodi che segnarono la sua vita furono <strong>la morte del padre</strong> con conseguente abbandono della propria terra per andare a vivere a Venezia, la delusione delle proprie aspettative nazionalistiche derivata dalla <strong>cessione di Venezia all’Austria</strong> da parte di <a href="https://www.studenti.it/napoleone-bonaparte-biografia-storia.html">Napoleone</a> col trattato di Campoformio, e l’angoscioso <strong>esilio finale a Londra</strong>.<br><br></div><div>A questi eventi sono legati alcuni componimenti della sua vasta opera di odi, sonetti e altri <a href="https://www.studenti.it/generi-letterari-definizione-tipologie-piu-diffusi.html">generi letterari</a> come il <a href="https://www.studenti.it/romanzo-epistolare-significato-e-caratteristiche.html">romanzo epistolare</a>, il carme, la <a href="https://www.studenti.it/satira-significato-definizione.html">satira</a> e la tragedia. Visse a cavallo tra il 700 e l'800 ed è considerato <strong>il primo grande intellettuale dell'età neoclassica</strong>; per il periodo in cui nacque è un figlio naturale dell'<a href="https://www.studenti.it/illuminismo-significato-caratteristiche.html">illuminismo</a> ed incarna in sé tutti i fermenti culturali del mondo in cui vive. Troveremo presenti e coesistenti in ogni sua opera tutti e tre gli elementi culturali che caratterizzano l'età a lui contemporanea (Neoclassicismo, Illuminismo, Preromanticismo). Non possiamo seguire analizzando l'opera di Foscolo un itinerario in cui distinguiamo una fase illuminista poi una fase neoclassica e infine una fase preromantica; troveremo soltanto opere in cui sono presenti insieme tutti e tre questi elementi (persino nelle <em>Grazie</em>, che sembrano un regresso culturale verso il neoclassicismo dopo gli slanci dei <a href="https://www.studenti.it/dei-sepolcri-parafrasi.html"><em>Sepolcri</em></a>, troviamo ad una attenta analisi tutti e tre gli elementi).<br><br></div><div>Foscolo fu illuminista, quindi ateo e credente nella materialità e nella meccanicità dell'esistenza; tuttavia visse il momento di crisi dell'illuminismo, ed alcune di quelle concezioni determinarono in Foscolo una visione pessimistica della vita. Foscolo aspira alla gloria, alla fama, all'eternità e la concezione illuministica (che vedeva la vita fatta di movimenti meccanici) limita la realizzazione di questa aspirazione, essendo l'uomo finito e soggetto alla morte. E' la realtà della morte che in Foscolo è causa del suo pessimismo.<br><br></div><div>Egli vive la passionalità tipica dei giovani del tempo e comincia ad elaborare quella che sarà definita come "la <strong>filosofia delle illusioni</strong>" pur continuando a considerare il valore della ragione (alla base del ragionamento di Foscolo c'è sempre un procedimento razionale). "Le illusioni" danno un senso all'intera esistenza e contribuiscono alla convinzione di vivere per un qualcosa contrapposta all'idea del suicidio, sempre presente in Foscolo. Le illusioni sono la patria, la poesia, la famiglia, l'amore; e troveremo nei <em>Sepolcri</em> "l'illusione delle illusioni": la poesia civile.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-07 07:04:52 UTC</pubDate>
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