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      <title>Roma Barocca by VALERIA COCOZZA</title>
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      <description>Individua sulla mappa il punto in cui si trova l&#39;opera che dovrai analizzare. Realizza (utilizzando Canva o Powerpoint) un&#39;immagine con il titolo dell&#39;opera, la datazione e, avvalendoti di numeri e legenda, segnala le parti significative che compongono l&#39;opera (le parti della facciata di un edificio e inserisci anche la pianta dell&#39;edificio o le scene rappresentate in un&#39;opera) e che sono rappresentative dell&#39;epoca barocca. Completa il post inserendo un breve profilo dell&#39;autore e la descrizione del progetto dell&#39;opera. Quali sono le principali novità stilistiche apportate dall&#39;opera da te analizzata?</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2023-05-17 16:52:26 UTC</pubDate>
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         <title>Fontana di Trevi, Piazza di Trevi, Roma, RM</title>
         <author>valeriacocozza1</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2023-05-22 06:40:07 UTC</pubDate>
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         <title>Piazza San Pietro, Città del Vaticano</title>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Gian Lorenzo Bernini</strong> nacque a Napoli il 7 dicembre del 1598 e morì a Roma nel 1680, fu un artista poliedrico, attivi in molteplici campi artistici quali la pittura, la scultura, l’architettura e anche l’urbanistica.&nbsp;</div><div>La sua formazione artistica può essere definita completa e diversificata, infatti essa inizia da <strong>Napoli</strong>, sua città natale, dove, grazie alla sua famiglia di artisti, potè lavorare come apprendista già dal 1605 nello studio del padre, imparando così le tecniche di scultura, pittura e disegno. Trasferitosi a <strong>Roma</strong> per studiare sotto la guida del celebre scultore e architetto Carlo Maderno, stringerà rapporti con due famiglie di spicco: i Borghese e i Barberini, infatti il suo primo committente fu il Cardinale Scipione Caffarelli-Borghese, per il quale scolpì i suoi primi capolavori come: il “<strong>Ratto di Proserpina</strong>”, “<strong>Apollo e Dafne</strong>” e il “<strong>David</strong>”. Poi, su richiesta di <strong>Papa Urbano VIII</strong>, lavorerà al <em>cantiere di San Pietro e il Vaticano</em> (ricordiamo il Baldacchino di San Pietro), ma con l’avvento del nuovo papa, <strong>Innocenzo X</strong>, Bernini vedrà i suoi incarichi venire sempre meno, anche se lo convincerà ad affidargli la realizzazione&nbsp; della <em>Fontana dei Quattro Fiumi </em>e sempre in questi anni scolpirà l’<em>Estasi di Santa Teresa</em> per la cappella Cornaro. Ma l’impresa più spettacolare affrontata dall’artista sarà la <strong><em>progettazione della piazza e del monumentale colonnato antistante la Basilica di San Pietro</em></strong>, con essa raggiunge l’apice coronando tutto il suo percorso che lo ha portato ad essere l’artista versatile e stupefacente qual era.<br>Le caratteristiche principali della sua produzione artistica sono sicuramente la <strong>resa illusionistica</strong>; il <strong>realismo</strong> con cui realizza le morbidezze delle figure umane nella pietra, tanto da poterlo definire un vero e proprio <strong>virtuosismo realistico</strong>; il <strong>dinamismo</strong> che possiamo ben vedere nel David o nel Ratto di Proserpina ad esempio; Bernini riesce a <strong>bloccare e rappresentare il momento</strong> in un’istantanea racchiudendo tutto il senso drammatico e poetico nel marmo. Per l’architettura persegue <strong>l’effetto teatrale</strong>, monumentale e scenografico, ma senza appesantire l’opera, come? Servendosi di chiaroscuri e andamenti curvilinei per rendere allo stesso tempo l’armonia della struttura progettata.<br><br>Il <strong>Colonnato di San Pietro</strong> è costituito da 284 colonne e 88 pilastri corinzi in travertino, che si estendono per una lunghezza di circa 350 metri in forma ellittica, circondando Piazza San Pietro, antistante la Basilica di San Pietro in Vaticano. Precisamente parliamo di due file di colonne affiancate, per un totale di <strong>4 file di colonne tuscaniche</strong> (h 16m) sulla cui sommità si erigono, in totale, <strong>140 statue </strong>(h 3m) le quali raffigurano santi, papi, martiri e anche 38 donne, scolpite da diversi collaboratori di Bernini.</div><div>Fu Papa Chigi (Alessandro III) nel 1655, a volere Bernini per la progettazione del colonnato di San Pietro: la loro stretta collaborazione ha portato alla <strong>fusione di ideali religiosi e ideali architettonici</strong>, che in questo caso hanno dato vita, non a due semplici colonnati, bensì a due “braccia” che accolgono e abbracciano i fedeli, e allo stesso tempo si riuscì a risolvere la relazione cupola-facciata-piazza, mettendo in</div><div>relazione le varie componenti tra loro.&nbsp;</div><div>Lo stesso Bernini dirà <em>“[…]doveva haver’ un portico che per l’appunto dimostrasse di ricever à braccia aperte maternamente i Cattolici per confermarli nella credenza, gl’Heretici per riunirli alla Chiesa, e gl’Infedeli per illuminarli alla vera fede”.</em></div><div>Il progetto prevedeva di modificare la struttura esistente (la Basilica di San Pietro costruita nel IV sec. d.C. dall’imperatore Costantino e poi completamente ristrutturata da Papa Giulio II della Rovere nel 1500) che risultava isolata dal contesto generale della città, quindi Bernini puntò a <strong>eliminare quella staticità</strong> dettata dall’impotenza della struttura: se le forme del Rinascimento erano quelle circolari e quadrate (simboli di perfezione), col Barocco si predilige l’effetto scenografico e dinamico, infatti Bernini utilizzerà <strong>una</strong> <strong>struttura trapezoidale</strong> (con le ali che man mano si restringono verso il colonnato)<strong> e una</strong> <strong>ellittica</strong> (colonnato) per favorire l’effetto prospettico che allargasse maggiormente lo spazio. Ciò fu la risposta alla Riforma e alla Controriforma che si diffuse nel secolo precedente,il quale dimostrò l’importanza dell’arte e delle immagini, che potevano ispirare i fedeli, infatti definiamo quello del Barocco un <strong>linguaggio quasi propagandistico</strong> nelle mani della Chiesa di Roma.&nbsp;</div><div>Ma è da porre alla nostra attenzione <strong>l’effetto trapezoidale antiprospettico </strong>(sembra di vedere due ali perfettamente parallele), pensato proprio per annullare la prospettiva che avrebbe rimpicciolito e sminuito sia la facciata della basilica (Carlo Maderno) sia l’imponente cupola di Michelangelo.</div><div>Al centro della piazza si trova un obelisco egiziano, che fu trasportato a Roma dall'antica città di Eliopoli e ai suoi lati si collocano le due fontane poste simmetricamente tra loro.</div><div><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-05-29 09:15:58 UTC</pubDate>
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         <title>Chiesa di Sant&#39; Ignazio di Loyola, Via del Caravita, Roma, RM</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Andrea Pozzo nacque nel 1642 a Trento e nel 1665 diventa membro laico della compagnia di gesuiti. Pittore, teorico della prospettiva e architetto, lavorò prevalentemente a Roma, affrescando la volta e l'abside della chiesa di sant'Ignazio. Egli passa alla storia come un virtuoso dell'illusionismo pittorico. Le sue tecniche confluiscono poi anche nel quadraturismo, una specializzazione pittorica che consiste nel realizzare finte architetture dipinte.<br><br>La gloria di sant'Ignazio (1685-1694) viene realizzata da Pozzo per esaltare la figura del fondatore dell'ordine, Sant'Ignazio di Loyola. L'artista è abile nel produrre un impianto prospettico vertiginoso, che raddoppia la percezione della reale altezza della chiesa. teorizza inoltre la necessità di adottare un unico punto di fuga che consentisse di individuare il centro simbolico della rappresentazione. La vasta allegoria della <em>Gloria</em> celebra l’investitura di Dio, di Ignazio e di tutti i membri della compagnia gesuita. La luce mistica al centro, investe il protagonista e da lì, s'irradia verso gli altri gesuiti che, con il loro operato in terre lontane, conducono a Dio popoli di nuovi fedeli (si stava diffondendo il colonialismo nelle Americhe). Nei due lati della navata, Pozzo inserisce anche le allegorie<em> dei </em>Quattro Continenti fino ad allora conosciuti: ciascuna di queste donne, calpesta giganti incatenati, emblema di Vizio ed eresia, e siede su un animale caratteristico. L’Europa, appare come una regina a cavallo, che domina un globo azzurro; l’America, nei panni di un'indiana, con gonnellino e corona di piume rosse e azzurre, siede su una tigre; l’Africa, una donna dalla pelle scura, tiene a sé un coccodrillo e l’Asia, è accompagnata da un cammello. Sant’Ignazio è posto in alto, al centro su una grande nuvola chiara con intorno molte figure che volano intorno a lui. Davanti al fondatore si trova Cristo con in braccio una pesante croce. Dalle loro figure l’immagine si allontana, in alto, con un volo di altri personaggi che si rimpiccioliscono progressivamente e si smarriscono nella lontananza. Grazie all’uso della prospettiva geometrica poi, osservando dal basso, si possono apprezzare colonne, pareti, archi e pilastri tra i quali si muovonoi personaggi dipinti.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-05-30 13:44:36 UTC</pubDate>
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         <title>Galleria Borghese, Piazzale Scipione Borghese, Roma, RM</title>
         <author>francescacolafrancescostudenti</author>
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         <description><![CDATA[<div>BERNINI<br>Giovan Lorenzo Bernini (Napoli, 7 dicembre 1598 – Roma, 28 novembre 1680) è stato uno scultore, urbanista, architetto, pittore, scenografo e commediografo italiano.<br><br>DAFNE E APOLLO<br>Questa scultura rappresenta la favola di Ovidio tratta dalle Metamorfosi, dove si racconta della vicenda di Apollo che, per una vendetta di Eros viene colpito da esso con una freccia d’oro che lo fa trasformare della ninfa Dafne, seguace di Diana. La fanciulla, invece, rifiuta l’amore del Dio e prega suo padre Peneo, divinità fluviale, di farle cambiare forma. L’opera rappresenta il momento della metamorfosi di Dafne in albero di alloro. Bernini crea una messa in scena teatrale, nella quale lo spettatore può notare il momento preciso della trasformazione.<br>Apollo è raffigurato mentre prende tra le braccia Dafne, il panneggio, che gli copre i fianchi e la spalla sinistra, accompagna il suo movimento. Sotto il tocco del dio, la ninfa, bloccata da il Dio, sta già mutato i suoi piedi in radici e le mani e i capelli in fronde di alloro.<br><br>IL DAVID<br>rappresenta il giovane eroe nel momento in cui sta per scagliare la pietra contro il gigante Golia. . Gian Lorenzo Bernini interpretò il personaggio biblico in senso più laico. Propone infatti una versione atletica, concentrata sulla potenza e l’agilità del giovane eroe. l’espressione del viso e la smorfia di concentrazione trasmettono lo sforzo che sta provando il david. Le rappresentazioni precedenti e famose, di Donatello, Michelangelo e Verrocchio furono invece molto diverse.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-05-30 16:32:30 UTC</pubDate>
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         <title>Santa Maria della Vittoria, Via Venti Settembre, Roma, RM</title>
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         <description><![CDATA[<div>Questa chiesa venne progettata nel 1608 da <strong>Carlo Maderno</strong>, un famoso architetto svizzero-romano.&nbsp;<br>Nacque intorno al 1556, anche se non possiamo dirlo con precisione poiché non abbiamo documenti né riguardo l'anno, né riguardo il luogo di nascita, ma si pensa che quest'ultimo sia Capolago, nel cantone Ticino, poiché è il luogo che l'autore dichiarò più volte come propria città natale.<br>Maderno, con Giovanni Fontana assume nel luglio del 1603 la soprintendenza della Fabbrica di San Pietro. La basilica petriana, infatti, versava in uno stato assai eterogeneo e si decise di mutare il prestigioso complesso michelangiolesco. Venne quindi bandito un concorso al quale vennero invitati architetti di fama: il vincitore fu proprio il Maderno, che si ritrovò responsabile di «uno dei compiti più importanti, ma anche più ingrati, dell'edilizia romana del Seicento» in quanto «tutti si sentivano autorizzati a mettere a confronto il suo lavoro col progetto di Michelangelo; e se i critici benevoli gli riconoscevano il merito di essere riuscito, nelle circostanze date, a salvare quanto più possibile del progetto del "divino", quelli mal disposti gli rimproveravano il fatto stesso di essersi impegnato in una gara così impari». Fece parte anche ad altri cantieri, affiancato da Borromini, come ad esempio il restauro di Santa Maria della Rotonda, la progettazione della Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola in Campo Marzio e l'edificazione di palazzo Barberini, alla quale partecipò anche Gian Lorenzo Bernini.&nbsp;</div><div><br>LA CHIESA DI SANTA MARIA DELLA VITTORIA<br>La <strong>Chiesa di Santa Maria della Vittoria</strong> è un edificio di culto di Roma.</div><div>Venne commissionata dai Carmelitani Scalzi. Fu iniziata nel 1608 e ultimata nel 1620 e i lavori furono affidati a Carlo Maderno e Filippo Breccioli; precedentemente intitolata a san Paolo apostolo e successivamente a Maria Vergine.</div><div>La chiesa venne ripetutamente restaurata e arricchita di opere nel corso dei secoli, venne anche danneggiata da un incendio nel 1833, durante il quale venne distrutta un'icona della Vergine di Pilsen, che fu perduta per sempre.<br>La facciata della chiesa, impostata su un alto podio con una scalinata, è suddivisa in due ordini: l'inferiore, partito da lesene, tra le quali si apre un portale architravato, è sovrastato da un timpano centinato spezzato, ornato da un bassorilievo in marmo, con ai lati due nicchie coronate da timpani triangolari; il superiore, scandito da sei lesene corinzie, è aperto al centro da una grande finestra con timpano curvilineo e volute di raccordo con le aquile borghesiane. A coronamento del prospetto è posto un grande timpano triangolare con, al centro, lo stemma del cardinale Scipione borghese e sormontato da balaustre con torce marmoree e una croce ferrea.</div><div>La cornice divisoria dei sue piani cita una frase commemorativa in latino:<br>"<em>SCIPIO S.R.E. CARD. BURGHESIUS M. POENITEN. ANNO D. MDCXXVI" </em>ovvero<em> "</em>Il cardinale di Santa Romana Chiesa, Scipione Borghese, penitenziere maggiore, nell'anno del Signore 1626.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-05-31 13:31:18 UTC</pubDate>
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         <title>Basilica di San Pietro, Piazza San Pietro, Città del Vaticano</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Carlo Maderno:<br>Carlo nacque nel 1556 a Bissone e morì a Roma il 30 gennaio 1629. Fu un importante architetto romano e determinò lo stile dell'architettura del primo barocco.&nbsp;<br>La sua prima importante commisione romana fu la facciata di Santa Susana. Nel 1607 progettò la navata e una nuova facciata per San Pietro. Fu nominato architetto di Papa Paolo V. Maderno aggiungendo la navata trasformò la pianta di Michelangelo a croce greca in longitudinale. La sua facciata è stata criticata per aver compromesso l'effetto della cupola di Michelangelo. L'unico edificio interamente progettato da Maderno è Santa Maria della Vittoria.&nbsp;<br><br>Carlo MAderno completò la Basilica di San Pietro prolungando il braccio est dell'impianto di Michelangelo.  </div>]]></description>
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         <pubDate>2023-05-31 16:08:59 UTC</pubDate>
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         <title>Basilica di San Pietro, Piazza San Pietro, Città del Vaticano</title>
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         <pubDate>2023-05-31 16:33:48 UTC</pubDate>
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         <title>Basilica di San Pietro, Piazza San Pietro, Città del Vaticano</title>
         <author></author>
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         <pubDate>2023-05-31 16:34:50 UTC</pubDate>
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         <title>Galleria Nazionale d&#39;Arte Antica a Palazzo Barberini, Via delle Quattro Fontane, Roma, RM</title>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Pietro da Cortona:</strong>&nbsp;<br><br></div><div>Pietro da Cortona è stato uno dei più celebri pittori e architetti italiani; nasce come Pietro Berrettini il 1° novembre del 1596 a Cortona e muore a Roma il 16 maggio 1669. Ricevette una prima educazione artistica proprio in ambito familiare e a 13 anni, nel 1609, divenne allievo di un&nbsp; pittore fiorentino che lo portò a Roma nel 1612. Studiò le opere di Raffaello e apprezzò quelle di Guercino e Rubens.&nbsp;</div><div>Fu un artista del primo Barocco e si cimentò soprattutto nel campo dell’affresco decorativo e della pittura. Nel corso del Seicento fu attivo specialmente a Roma e Firenze, ed ebbe come maggiori protettori alcune tra le famiglie più note, come i Barberini a Roma e i Medici a Firenze.</div><div>Tra le sue opere più celebri abbiamo, in architettura, la chiesa dei Santi Luca e Martina al Foro Romano, in pittura invece, abbiamo l’affresco del Trionfo della Divina Provvidenza sulla volta del salone grande in palazzo Barberini sempre a Roma, gli otto cicli pittorici tra le sale dei Pianeti e quelli della Stufa di palazzo Pitti a Firenze e molti altri.&nbsp; Il suo stile è prettamente barocco, ma la sua pittura aveva anche tratti fiamminghi, poneva molta attenzione alla storia antica e al coinvolgimento emotivo dello spettatore. <br><br><strong>Il Trionfo della Divina Provvidenza:</strong></div><div>Quest'opera è una delle più celebri e rappresentative del Barocco europeo, ricca di temi e sottotemi, allegorie e simboli. Il significato vero era che Papa Urbano VIII, appartenente alla famiglia Barberini, era stato scelto dalla Divina Provvidenza per rappresentarla in terra e pertanto era degno di Immortalità. Questo affresco racchiude una mescolazione spregiudicata mai vista prima di sacro e profano ed esalta la gloria terrena e il mondo cattolico. <br>La volta è divisa in 5 settori, 1 rettangolare al centro e 4 trapezoidali intorno, ognuno con una scena differente. <br><br><strong>La scena del settore centrale: </strong><br>Il tema principale è quello del Trionfo della Divina Provvidenza e il compiersi dei suoi fini sotto il pontificato di Papa Urbano VIII e sono inoltre presenti le tre virtù teologali (Fede, Speranza, Carità) e altre figure allegoriche come la Sapienza, la Giustizia, la Misericordia, la Verità, la Pudicizia e la Bellezza. Vediamo anche Crono e le tre Parche e l'Immortalità avvolta nei veli verso casa Barberini affiancata da Fede, Speranza e Carità. <br><br><strong>Il primo settore laterale lungo:</strong><br>Il tema principale è quello degli effetti benefici del governo e della politica del pontificato di Papa Urbano VIII; sono presenti le personificazioni della Dignità, della Prudenza e della Podestà, sul lato sinistro vi è Vulcano, sul destro la Pace. <br><br><strong>Il secondo settore laterale lungo:</strong> <br>Celebra nuovamente il buon governo del casato Barberini attraverso il Trionfo della Scienza affiancata dalla Religione e sono inoltre presenti le figure della Lascivia e di Sileno. <br><br><strong>Le scene dei settori corti:<br></strong>Principalmente vediamo da una parte la Giustizia Romana accompagnata dall'Abbondanza con anche una scena di Ercole che sconfigge le Arpie e dall'altra parte della sala troviamo Minerva che scaccia i Giganti. <br><br><em>Sofia Pano</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-05-31 19:38:03 UTC</pubDate>
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         <title>Galleria Spada, Piazza Capo di Ferro, Roma, RM</title>
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         <description><![CDATA[<div>Sofia Cistullo<br><br><strong>Francesco Borromini</strong>:<br>Francesco Castelli è stato un architetto italiano operante quasi esclusivamente a Roma, tra i principali esponenti dell'architettura barocca. Egli nacque a Bissone il 27 settembre 1599, da una famiglia di tradizione artigiana. Durante la sua adolescenza si trasferì a Milano per fare pratica come scalpellino, ma nel 1619 Francesco, per raggiungere suo zio materno, si trasferisce a Roma ed è proprio qui dove la sua vita personale ed artistica prenderà forma. Dopo la morte improvvisa dello zio, egli, ancora giovane, passa sotto la protezione di Carlo Maderno. Quest'ultimo lo coinvolse in molti progetti: nella chiesa di Sant'Andrea in valle, nella fabbrica della Basilica di San Pietro, a palazzo Barberini. E' proprio a palazzo Barberini che Borromini collaborò con altri due artisti dell'epoca: Bernini e Cortona (collaborazione che per svariati motivi Borromini abbandonerà dopo qualche anno e con Bernini si instaurò anche una certa rivalità, che vede il suo culmine in un litigio "professionale" avvenuto nel 1645, dove Borromini accusò Bernini di incompetenza. Nel corso della sua vita di importante significato fu la protezione della famiglia Pamphilj, prestigiosi committenti di molte sue opere. Papa Innocenzo X (Giovanni Battista Pamphilj ) gli affidò nel 1646&nbsp; quello che è stato considerato da molti il suo incarico più prestigioso:<strong> </strong>il restauro ed rinnovamento interno di San Giovanni in Laterano. Negli anni successivi ottenne la nomina di architetto della Sacra Congregazione ed inoltre continua a lavorare sotto protezione di un'altra famiglia: la famiglia Spada.<br>Fu proprio il cardinale Bernardino Spada che, divenuto proprietario del Palazzo Spada costruito nel 1548-1550 per volontà del cardinale Girolamo Capodiferro, volle ospitarvi la sua collezione privata di dipinti e rinnovare l'edificio, affidando i lavori a Francesco Borromini, che vi costruì la famosa Galleria.<br>Desolato e malato trascorse gli ultimi anni della sua vita in solitudine e nell'agosto del 1667, a Roma, si trafisse accidentalmente con una spada durante uno scatto d'ira.<br><br><strong>La Galleria di Palazzo Spada</strong>:&nbsp;<br>Il palazzo Spada è situato a Roma, in Piazza Campo di Ferro. E' proprio in questo edificio che l'architetto Francesco Borromini venne incaricato di costruire una galleria, divenuta famosa soprattutto per il finto gioco prospettico che propone, basato su una vera e propria illusione ottica.&nbsp;<br>Si tratta di un corridoio colonnato di 8,82 metri di lunghezza che, attraverso una serie di accorgimenti architettonici e prospettici, sembra misurarne circa 35.<br>Borromini, infatti, era molto abile nella resa dello spazio e della prospettiva, creando così delle opere architettoniche molto suggestive. Per creare quest'illusione ottica stupefacente il Borromini si servì di questi accorgimenti: la convergenza del colonnato, che non procede parallelamente, bensì confluendo direttamente in un unico punto di fuga: all'epoca quest'ultimo era un affresco realizzato con la tecnica del trompe oil, ma a partire dal 1861 venne sostituito da una statuetta rappresentante un guerriero di epoca romana; poi le colonne laterali che si rimpiccioliscono andando verso il fondo, mentre il pavimento a mosaico sale gradualmente, al contrario del soffitto che dall'alto tende verso il basso.&nbsp;<br>Questo gioco prospettico è stato interpretato anche con vari significati morali e religiosi: si pensa, infatti, che il cardinale abbia richiesto esplicitamente quest'illusione architettonica per creare un parallelismo tra la vita mondana, in cui i sensi sono ingannati dall’illusorietà della vita, e quella religiosa.<br><br>Francesco Borromini è considerato un architetto dell'epoca Barocca, tendenza artistica che si sviluppa in Europa a partire dal 1600, in seguito al Manierismo, e che determinò un vero e proprio cambiamento della sensibilità e del gusto sia nell'arte, sia nella letteratura, diffondendo in molti artisti da una parte il desiderio di ritorno ad un ordine classico, dall'altra al desiderio di esuberanza, teatralità e di grandiosi effetti artistici, tutte caratteristiche presenti nell'arte di Borromini e nella Galleria di Palazzo Spada.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-05-31 21:17:33 UTC</pubDate>
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         <title>Estasi di Santa Teresa (Cappella Cornaro in Santa Maria della Vittoria) </title>
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         <description><![CDATA[<div><br>L'OPERA&nbsp;<br>La Cappella Cornaro fu realizzata da Gian Lorenzo Bernini tra il 1647 e il 1652, ed è considerata uno dei suoi capolavori più grandi. Venne commissionata al cardinale Federico Cornaro, che incaricò l’artista di progettare una cappella funeraria per la sua famiglia all’interno della Chiesa di Santa Maria della Vittoria di Roma.<br>Il tema decorativo dell’altare fu identificato con l’Estasi di santa Teresa, una santa a cui il committente era molto devoto. Ella aveva innanzitutto fondato l’ordine dei Carmelitani Scalzi, ma si era distinta per aver fatto esperienze mistiche e soprannaturali; esperienze che vengono rappresentate dal fulcro di questa scena.<br>La santa è sospesa a mezz'aria, su una nuvola, con un'espressione in viso che riflette lo stato di estasi in cui si trova, gli occhi socchiusi, le braccia aperte e la bocca quasi aperta. Un serafino di fronte a lei le scosta un lato della tunica e fa per trafiggerla con una freccia splendente, simbolo dell'amore di Dio per cui, come definito dalla santa stessa, «il dolore era così intenso che io gridavo forte; ma contemporaneamente sentivo una tale dolcezza che mi auguravo che il dolore durasse in eterno».<br>Sotto questa prospettiva, è evidente che l'opera vada al di là delle critiche che le vennero avanzate, definendola vittima di "erotismo sacro"; Bernini cerca con ogni mezzo, prospettico e compositivo, di attirare l'occhio dello spettatore verso la santa, e quindi verso Dio. Addirittura attraverso le pieghe delle vesti, che l'artista utilizza come "amplificazione" dei sentimenti espressi (e del proprio virtuosismo), si arriva a raggiungere lo scopo della meraviglia, e della teatralità. Per questo l'Estasi di Santa Teresa è definita un vero e proprio capolavoro barocco: è possibile riscontrare in ogni dettaglio, infatti, quel gusto per una rappresentazione che può essere definita come "spettacolare", "teatrale" nel vero senso della parola, che contraddistingue quest'epoca artistica.&nbsp;<br>Noto organizzatore di spettacoli, Bernini ha saputo trasformare lo spazio sacro in una scenografia: ha ampliato la profondità del transetto e, sulla parete di fondo, ha inserito una finestra all’altezza del timpano dell’altare. Si tratta di una scelta strategica e necessaria per ottenere quella fonte di luce naturale necessaria a dare un tocco realistico alla sua estasi: Bernini ha studiato nei minimi particolari come riuscire a rendere ancora più suggestiva la sua opera.<br>A contribuire all’effetto teatrale è anche l’edicola in cui l’artista ha inserito l’Estasi di Santa Teresa, ai cui lati, quale tocco finale, ha collocato dei palchetti dalle splendide architetture prospettiche in stucco, dove sono raffigurati a mezzo busto diversi membri della famiglia Cornaro che assistono all’evento estatico con un atteggiamento distaccato e disincantato. Lavorando il marmo come fosse cera, l’artista ha restituito un effetto drammatico e dinamico all'insieme.&nbsp;<br>Rappresentare i santi e le loro estasi mistiche era un tema caro all’arte barocca: secondo le funzioni pedagogiche dell’arte sacra, tali raffigurazioni dovevano aiutare i fedeli a percepire le emozioni del santo e a diventare più devoti. Per tale motivo l’Estasi di Santa Teresa rappresenta anche un esempio cui si ispireranno i posteri non solo per la magnificenza della realizzazione ma soprattutto per il messaggio religioso.<br><br>L'AUTORE<br>Giovan Lorenzo Bernini, meglio conosciuto come Gian Lorenzo Bernini (Napoli, 7 dicembre 1598 – Roma, 28 novembre 1680), è stato un artista poliedrico e multiforme, ed è considerato il massimo protagonista della cultura figurativa barocca. La sua opera conobbe un clamoroso successo e dominò la scena europea per più di un secolo dopo la morte; analogamente, l'influenza di Bernini sui contemporanei e sui posteri fu di enorme portata.&nbsp;<br>Tra i suoi principali committenti, in particolare fu il cardinale Scipione Caffarelli-Borghese a scommettere su di un giovane Bernini poco più che ventenne, affidandogli la realizzazione di quelle che sarebbero diventate le opere più famose dell’artista.<br>Tra il 1618 e il 1625, Bernini realizzò per i Borghese opere come Enea, Anchise e Ascanio fuggitivi da Troia (1618-1619), il Ratto di Proserpina (1621-1622), il David (1623-1624) e l’Apollo e Dafne (1622-25). Nel 1623 avvenne un evento che rese inarrestabile l’ascesa del Bernini. In quell’anno infatti, Maffeo Barberini, uno dei primi mecenati dell’artista, divenne papa con il nome di Urbano VIII. Barberini amava l’arte e riponeva grande fiducia in Gian Lorenzo Bernini, così gli affidò importanti progetti, soprattutto nel campo dell’architettura e dell’urbanistica.<br>Nel 1629 infatti l’artista assunse la direzione dei lavori a San Pietro in Vaticano, per cui realizzò il Sepolcro di Urbano VIII e il Baldacchino di San Pietro, che si trovano ancora oggi all’interno della Basilica.&nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-06-01 02:11:45 UTC</pubDate>
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         <title>Chiesa di Sant&#39;Andrea al Quirinale, Via del Quirinale, Roma, RM</title>
         <author>francescasistostudenti</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) si forma presso la bottega del padre, artista toscano tardo-manierista, perciò entrerà in contatto, già da giovanissimo, con grandi committenti e frequenterà molti cantieri artistici romani che gli permetteranno di sviluppare un nuovo linguaggio artistico derivante dai diversi con cui era venuto a contatto. L'artista, infatti, sviluppa un talento vivace e multidirezionale: combinando tecniche e materiali, integrando architettura, pittura, scultura e arti minori nelle sue opere.<br>Nel XVII secolo, il principe Camillo Pamphilj incaricò Gian Lorenzo Bernini di ricostruire questa chiesa (le cui origini risalgono all’XI secolo), che assunse, così, l’aspetto attuale soltanto nel 1662.<br><em><sup>Alessandra Maccagnani</sup></em></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-06-01 03:48:08 UTC</pubDate>
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         <title>Santa Maria della Pace, Arco della Pace, Roma, RM</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div><br><br><strong>L'autore:<br></strong><br></div><div>Pietro da Cortona (Cortona, 1º novembre 1597 - Roma 16 maggio 1669), nato Pietro Berrettini, è stato un rinomato pittore e architetto italiano. La sua carriera artistica lo vide attivo principalmente a Roma e Firenze nel corso del XVII secolo. Ebbe il privilegio di lavorare per famiglie influenti e potenti in entrambe le città e sotto il patrocinio diretto di ben quattro dei sei pontefici che sedettero sulla cattedra di San Pietro durante la sua vita.<br><br>Nacque in una modesta famiglia di muratori e scalpellini e iniziò a formarsi presso il pittore Andrea Commodi, che seguì a Roma appena quindicenne. Nell’Urbe si dedicò al disegno guardando agli antichi e ai moderni pittori del primo barocco come Rubens, Guercino e Lanfranco. Dopo due anni, il suo maestro partì e Cortona continuò l’apprendistato presso Baccio Ciarpi.&nbsp;<br><br></div><div>Le prime importanti giunsero dai fratelli Marcello e Giulio Cesare Sacchetti, poi subentrarono quelle della famiglia Mattei e successivamente dei Barberini, durante il pontificato di Urbano VIII. Questo pontefice in particolare aiutò a consolidare la sua posizione come uno degli artisti più importanti dell'epoca. Successivamente, lavorò per i Medici a Firenze, poi per la famiglia Pamphilj durante il pontificato di Innocenzo X, in seguito per i Chigi sotto papa Alessandro VII e infine per i Rospigliosi durante la reggenza di Clemente XI.<br><br>Pietro da Cortona è considerato uno dei massimi esponenti del barocco romano insieme a Gian Lorenzo Bernini e al Borromini. Tra le sue opere di architettura spicca la chiesa dei Santi Luca e Martina al Foro Romano. In campo pittorico, è noto per le grandi tele di soggetto mitologico e di battaglia per la collezione Sacchetti, il ciclo affrescato del Trionfo della Divina Provvidenza nel salone grande di Palazzo Barberini a Roma, gli otto cicli presenti nelle sale dei Pianeti e nella Stufa di Palazzo Pitti a Firenze, gli affreschi sulle Storie di San Filippo Neri nella chiesa di Santa Maria in Vallicella a Roma, e infine le Storie di Enea nella galleria di Palazzo Pamphilj in piazza Navona.<br><br>L’Argan definisce Pietro da Cortona come un artista “ugualmente lontano dai grandi assunti di ideologico-religioso del Bernini e del Borromini” che “riduce il problema nei termini di una cultura specificamente artistica, ad una questione di stile e di gusto”. Molto attento ai grandi del passato e del presente, Cortona ne risulta largamente influenzato, specialmente in pittura, ov’è perennemente alla ricerca di un suo binomio Raffaello-Tiziano. Tuttavia, è l’architettura il campo in cui egli risulta maggiore poiché in essa si lascia toccare meno da influenze esterne e la sua cultura è più certa e ingegnosa nello sviluppare il binomio Bramante-Palladio: la sua è una linea di neo-cinquecentismo che ridà valore alla struttura e alla “misura umana”, che non concepisce il muro come un limite, ma come un vivo organismo plastico.<br><br></div><div><strong>La facciata:</strong><br><br>Santa Maria della Pace è una chiesa a cui il Cortona inizia a lavorare nel 1656, un edificio già esistente ch’egli modifica rifacendo la facciata. L’architetto si fa artefice di qualcosa di nuovo e di sensibile importanza: la chiesa del cui esterno egli si occupa, la inserisce come elemento non solo architettonico, ma anche urbanistico. La parete frontale convessa, barocca, non dissimile da quella della chiesa dei Santi Luca e Martina tanto quanto le ali laterali che egli appunto riprende e rielabora facendo loro spiccare il volo a formare un’esedra, come di teatro palladiano; il bramantesco pronao semicircolare, da lui aggiunto, che si getta, opponendo la propria curvatura all’esedra, sulla piazza antistante; le viuzze laterali che si inseriscono prospettiche nel complesso; tali gli elementi che sciolgono la facciata dalle catene del suo consueto ruoto di limite e la rendono un organismo plastico articolato che si inserisce nello spazio circostante anche come elemento urbanistico.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-06-01 22:11:50 UTC</pubDate>
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