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      <title>Bagnoli by vinicio calia</title>
      <link>https://padlet.com/viniciocaliaibweb/31keigj2xonl</link>
      <description>ITALSIDER</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2019-10-06 08:55:37 UTC</pubDate>
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         <title>&quot;La storia dell&#39;area industriale di Bagnoli.&quot;</title>
         <author>viniciocaliaibweb</author>
         <link>https://padlet.com/viniciocaliaibweb/31keigj2xonl/wish/394071563</link>
         <description><![CDATA[<div><strong><em><mark>1853</mark></em></strong>:<strong> Sulla spiaggia di Bagnoli sorge la società Vetreria Lefevre.</strong></div><div><strong><em><mark>1905:</mark></em></strong><strong> Inizia la costruzione dell’impianto Ilva di Bagnoli, su una superficie di 12ha, con due (poi tre) altiforni da 250t  e quattro (poi cinque) forni Martin da 50t.</strong></div><div><mark>1908</mark><strong>: La vetreria, gia rilevata alla fine dell’800 dalla società Colli e Concimi, passa alla Montecatini che installa una linea di produzione di solfato di rame, acido fosforico e fertilizzanti fosfatici.</strong></div><div><strong><em><mark>1910</mark></em></strong><strong>:</strong> S<strong>i inaugura l’Ilva che occupa 2000 operai. Lo stabilimento è strutturato con la logica del ciclo integrale: riceve le materie prime via mare e provvede alla spedizione del prodotto finito</strong></div><div><strong>sempre via mare.</strong></div><div><strong><em><mark>1917-1919</mark></em></strong><strong>: Gli eventi bellici incrementano fortemente la produzione degli stabilimenti napoletani: Ilva, Partison, Bacini e Scali; la sola Ilva, nel 1918, occupa 4000 operai.</strong></div><div><strong><em><mark>1920</mark></em></strong><strong>: La crisi post-bellica determina la chiusura di numerosi stabilimenti; l’Ilva  resterà ferma fino al 1924.</strong></div><div><strong><em><mark>1927</mark></em></strong><strong>: Sorge presso l’Ilva la prima fabbrica italiana di cementi per l’utilizzo delle loppe di altoforno, la Società cementiere litoranee.</strong></div><div><strong><em><mark>1936-1938</mark></em></strong><strong>: Sorge lungo il tracciato della vecchia via Neghelli, oggi via P. Leopardi Cattolica,</strong></div><div><strong>la società genovese Eternit per la produzione di manufatti in cemento-amianto.</strong></div><div><strong><em><mark>1939</mark></em></strong><strong>: Si attua una completa trasformazione e il completamento dello stabilimento Ilva.</strong></div><div><strong><em><mark>1943</mark></em></strong><strong>: Le truppe tedesche in ritirata distruggono ciò che era sopravvissuto ai bombardamenti   anglo-americani. L’Ilva è ferma, l’Eternit demolita ed il porto di Napoli paralizzato.</strong></div><div><strong><em><mark>1946</mark></em></strong><strong>:</strong> <strong>All’Ilva riprendono a funzionare i laminatoi e l’acciaieria, ma la capacità produttiva anteguerra, sarà recuperata solo nel 1951.</strong></div><div><strong><em><mark>1954</mark></em></strong><strong>: Nasce la Cementir in area adiacente allo stabilimento Ilva con l’obiettivo di utilizzare come materia prima per la produzione del cemento un sottoprodotto delle lavorazioni siderurgiche:</strong></div><div><strong>la loppa di altoforno.</strong></div><div><strong><em><mark>1961</mark></em></strong><strong>: Nasce l’Italsider dalla fusione dell’Ilva con la Cornigliano. In questo periodo, la produzione annua a Bagnoli è di 860'000t  di ghisa  e 820'000t di acciaio.</strong></div><div><strong><em><mark>1962</mark></em></strong><strong>:</strong> <strong>Il piano quadriennale di investimenti della Finsider prevede la costruzione di un grande centro siderurgico dell’Ilva a Taranto e l’ampliamento dello stabilimento di  Bagnoli per aumentare la capacita produttiva di circa 1'000'000 di tonnellate annue. Per l’installazione di nuovi impianti  e l’ampliamento di quelle esistenti occorre acquisire nuovi spazi mediante una colmata a mare. I lavori comporteranno 70'000'000'000 di investimenti e 800 nuovi posti di lavoro in aggiunta  ai 4'600 esistenti.</strong></div><div><strong><em><mark>1964</mark></em></strong><strong>: La Montecatini viene assorbita dalla Montedison, alla quale subentra  nel 1975 la Federconsorzi che chiude la linea di produzione del solfato di rame.</strong></div><div><strong><em><mark>1964-1966</mark></em></strong><strong>: Il marcato processo di deindustrializzazione costringe l’Italsider a ridimensionare la produzione.</strong></div><div><strong><em><mark>1970</mark></em></strong><strong>: Il Consiglio comunale adotta il nuovo piano regolatore generale.Il piano verrà approvato nel 1972 dal ministero dei lavori pubblici, con modifiche che riguardano, tra l’altro, anche l’insediamento industriale di Bagnoli, per il quale viene stabilito che il 30% della superficie totale occupata lungo la fascia costiera venga destinata a verde attrezzato con impianti turistici ed il restante 70% ad attività di tipo manifatturiero, ad alto contenuto tecnologico, nonché impianti ed attrezzature per la ricerca applicata all’industria con l’esclusione di industrie nocive ed inquinanti.</strong></div><div><strong><em><mark>1973</mark></em></strong><strong>: Allo scopo di ridurre le notevoli perdite registrate a partire dal 1969 l’Italsider propone la costruzione di un nuovo treno di laminazione e di un nuovo impianto di colata continua e chiede una variante normativa alle zone industriali (N) del Prg appena approvato.Il 21 aprile 1975 il Consiglio comunale adotta la variante, definitivamente approvata l’anno successivo dalla regione.La variante prevede la possibilità che nelle aree di proprietà dell’Italsider, senza far ricorso ai piani particolareggiati, si possono realizzare opere di ammodernamento, integrazione ed ampliamento degli impianti esistenti, ivi compreso il nuovo treno di laminazione ed il nuovo impianto di colata continua, sempre che esse non compromettano le eventuali ipotesi di delocalizzazione da inserire nel piano di assetto territoriale.</strong></div><div><strong><em><mark>1978</mark></em></strong><strong>:</strong> <strong>Il Comitato tecnico consultivo istituito con il compito di analizzare le aree di perdita esistenti all’interno del gruppo IRI nel Rapporto conclusivo del 27/10/1976, per l’impianto di Bagnoli aveva affermato che i risultati negativi registrati a partire dal 1969 erano imputabili a deficienze impiantistiche e produttive non eliminabili per carenza di spazio, giungendo alla conclusione che la localizzazione era inadatta all’esercizio di un impianto siderurgico moderno.Il successivo rapporto del Comitato per la siderurgia presieduta da Pietro Armani prevede per Bagnoli “la progressiva chiusura” in quanto le “razionalizzazioni e ristrutturazioni che si impongono” non possono essere realizzate con la normativa urbanistica vigente, nonostante le modifiche introdotte dalla variante del 1976. Per consentire la realizzazione del piano siderurgico nazionale, che per Bagnoli in stanzia circa 1'000' miliardi, il Consiglio comunale adotta una nuova variante che elimina le prescrizioni sull’intera area industriale occidentale, consentendo “La realizzazione di opere per l’ammodernamento, integrazione e ampliamento degli impianti e delle loro attività complementari esistenti, e fin qui esistenti.</strong></div><div><strong><em><mark>1985</mark></em></strong><strong>: Chiude lo stabilimento dell’Eternit impossibilitato a mantenere in vita lavorazioni altamente nocive. L’area, sgomberata dagli impianti, viene acquistata dalla Mededil Spa. Nel corso del </strong><strong><em><mark>1989</mark></em></strong><strong> è sottoposta a una prima  bonifica ambientale.</strong></div><div><strong><em><mark>1989</mark></em></strong><strong>: A seguito  del ridimensionamento dell’apparato produttivo napoletano l’Italsider chiude l’area a caldo. La Cementir, venendo meno la fornitura della loppa di altoforno, converte gli impianti per renderli idonei all’utilizzo della pozzolana.</strong></div><div><strong><em><mark>1991</mark></em></strong><strong>: La Federconsorzi cessa ogni attività viene posta in liquidazione. Verrà poi rilevata dalla Fondazione Idis–Città della Scienza nel 1993.</strong></div><div><strong><em><mark>1992</mark></em></strong><strong>: Chiusura definitiva dell’Italsider. La caduta complessiva di posti di lavora nell’area è particolarmente forte. Basta ricordare che nel 1973 l’Italsider occupava 7698 unità, la Cementir non considerata oggi dimessa ma temporaneamente inattiva per ragioni di mercato 327, l’Eternit 604, la ex Federconsorzi 165,  per un totale di 8794 dipendenti senza contare gli occupati dell’indotto.</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-10-06 08:56:00 UTC</pubDate>
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         <title>Progetti Bagnoli Futura</title>
         <author>viniciocaliaibweb</author>
         <link>https://padlet.com/viniciocaliaibweb/31keigj2xonl/wish/394072235</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Il Parco urbano e la spiaggia</strong><br>Al centro della trasformazione di Bagnoli Futura viene posto il progetto di Parco Urbano, per un totale di 160 ettari di cui 33 di spiaggia. Nel luglio 2006 il concorso internazionale per la progettazione preliminare del parco vede la vittoria di un gruppo di architetti diretto da Francesco Cellini, preside della Facoltà di Architettura dell'Università di Roma Tre, su un totale di 24 progetti presentati. Il nuovo enorme polmone verde di Napoli viene diviso in quattro lotti da realizzare in tempi diversi, fruibili indipendentemente. Nel 2008 il progetto definitivo per il primo lotto viene approvato e iniziano le procedure burocratiche per avviare i lavori di realizzazione.<br>Il parco comprende tre chilometri e mezzo di viali alberati, cinque ettari di prati, cinque di laghi artificiali, un'area giochi per bambini, un roseto di tre ettari e diversi altri giardini tematici. Diversi sono gli edifici industriali che vengono riadattati a nuovi usi:</div><ul><li><strong><em>Impianto di Trattamento Acque del treno di laminazione: diventa l'Acquario tematico.</em></strong></li><li><strong><em>Officina meccanica: diventa sede dei Napoli Studios.</em></strong></li><li><strong><em>Altoforno e Batteria Cowpers: diventano il Museo della Civiltà e del Lavoro che prevede un percorso archeologico-didattico interno e l'archivio dell'ex Italsider.</em></strong></li><li><strong><em>Centrale termoelettrica: diventa la centrale per la produzione di energia.</em></strong></li><li><strong><em>Capannone Morgan: ospita l'ombracolo fotovoltaico, un innovativo edificio ricoperto di pannelli solari per la produzione di energia pulita.</em></strong></li><li><strong><em>Acciaieria: diventa la Città della Musica, che comprende un'arena all'aperto e due enormi sale, una da 5.000 ("Steelmusic") e l'altra da 2.000 posti ("Newmusic"). </em></strong>Successivamente si è deciso di trasformare la struttura in uno spettacolare acquario moderno ma il nuovo governatore Stefano Caldoro ha annullato il progetto.</li></ul><div>La spiaggia di Coroglio, finalmente resa balneabile, viene valorizzata con la pedonalizzazione di Via Coroglio, diversi laghi artificiali interni per sport d'acqua e la lunga passeggiata a mare di un chilometro e mezzo realizzata attraverso il recupero del pontile nord. Lungo la spiaggia si snoda una pista ciclabile di 8,5 km.<br><br><strong><br>Il Parco dello Sport</strong></div><div>Il Parco dello Sport<br>Un'ampia parte dell'area ex Italsider, per un totale di 35 ettari, viene adibita a ospitare un polo sportivo. L'area individuata è quella ai piedi del costone di Posillipo, lungo via Cattolica, in uno spazio dalla complessa orografia per i dislivelli e salti di quota. Per realizzare il Parco dello Sport, dunque, il terreno viene rimodellato così da realizzare un sistema “a crateri” che riprende la morfologia tipica dei Campi Flegrei. Lungo la sommità dei crateri - tre in tutto - si snoda una pista ciclabile che percorre l'intero Parco dello Sport, per un totale di 3,2 chilometri. All'interno di ogni singolo cratere sono realizzati invece gli spogliatoi che pertanto non sono visibili dall'esterno. A sud del parco è prevista l'installazione di un campeggio a tre stelle per un'estensione di circa 25.000 m² che può ospitare circa 60 tende e 40 camper e roulotte. Tra il Parco dello Sport vero e proprio e il campeggio è previsto un biolago costituito da due distinte vasche con funzione anche di depurazione delle acque. I campi sportivi previsti sono:</div><ul><li><strong><em>Calcio e giochi su erba;</em></strong></li><li><strong><em>Tennis;</em></strong></li><li><strong><em>Basket:</em></strong></li><li><strong><em>Pallavolo;</em></strong></li><li><strong><em>Atletica leggera;</em></strong></li><li><strong><em>Hockey sul ghiaccio e su ruote;</em></strong></li><li><strong><em>Pattinaggio artistico e su ghiaccio;</em></strong></li><li><strong><em>Tiro con l'arco;</em></strong></li><li><strong><em>Bocce;</em></strong></li><li><strong><em>Skateboard e Rollerblade.</em></strong></li></ul><div>Il progetto definitivo del Parco è firmato da un gruppo internazionale di architetti guidato da Massimo Pica Ciamarra che a Bagnoli ha già lavorato nel progetto di Città della Scienza. L'investimento complessivo è di 30 milioni di euro.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-10-06 09:01:11 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>viniciocaliaibweb</author>
         <link>https://padlet.com/viniciocaliaibweb/31keigj2xonl/wish/394073460</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>La zona ricettiva e il porto canale</strong><br>Nei diversi progetti per la nuova Bagnoli il leit motiv è sempre stato quello di creare un grande polo turistico nell'area, viste le enormi potenzialità paesaggistiche. Il progetto Bagnoli Futura ha recepito queste direttive individuando all'interno del Parco urbano un'ampia area ad hoc: l'area tematica 2 "Bagnoli-Coroglio" del PUE. Posta lungo via Nuova Bagnoli, quindi sul lato est dell'area ex Italsider, la zona ricettiva gira intorno alla Porta del Parco, un grande centro multifunzionale di 12.500 m² dedicato al benessere e al turismo posto tra via Nuova Bagnoli e via Enrico Cocchia. Progettato da Silvio D'Ascia sulla base di un precedente disegno modificato in corso d'opera, e costata circa 40 milioni di euro, la Porta del Parco ospiterà tre grandi piscine termali, un bagno turco, percorsi d'acqua e molte altre aree di benessere e bagni particolari e curativi, pensati considerando l'importanza delle vicine acque termali della zona. Inoltre la Porta del Parco presenta un ampio spazio espositivo per manifestazioni ed esposizioni turistiche e un centro congressi da circa 300 posti; il termine "Porta del Parco" allude anche alla sua funzione di ingresso orientale dell'area del Parco urbano attraverso posti auto interrati per circa 600 vetture. Completano l'edificio un solarium e un'amplissima terrazza collegata a bar e punti ristoro. Nelle immediate vicinanze del grande edificio sorge la zona destinata alla vendita a privati per la realizzazione di alberghi. Gli edifici, che danno su via Nuova Bagnoli e sull'area del Parco urbano, sono intervallati da quattro grandi viali alberati che collegano il parco con il quartiere di Bagnoli. La grande ciminiera, l'unica rimasta in piedi dopo la dismissione, è in corso di recupero e l'ipotesi è quella di realizzarvi un ristorante con punto panoramico sull'intera area del Parco urbano. Il "carro ponte", altra struttura di archeologia industriale, servirà come passaggio pedonale sul principale lago artificiale dell'area orientale del Parco e permetterà ai residenti degli alberghi di raggiungere la Porta del Parco.<br>La zona ricettiva è progettata soprattutto in funzione del turismo da diporto. La grande richiesta aumentata negli anni di attrezzature per i natanti nell'area di Napoli verrà in buona parte coperta dalla costruzione, a Bagnoli, di un porto canale, ossia di un attracco per circa 350 imbarcazioni private da realizzare all'interno della costa, con un canale artificiale costruito sul retro della zona alberghiera. Il progetto sostituisce quello precedente di un normale attracco lungo la costa, impraticabile per le correnti marine della zona, ma sulla sua attuazione restano molti dubbi. La Sovrintendenza non ha ancora rilasciato il parere conforme perché la rottura della continuità costiera prodotta dal porto canale potrebbe ledere vincoli paesaggistici e inoltre rendere impraticabile il recupero della balneazione sull'intero litorale (il PUE salva comunque tutta la zona di via Coroglio oggi ancora non balneabile, da destinare alle spiagge). Nel caso in cui il progetto di porto-canale venisse bocciato, sono comunque allo studio progetti alternativi. Tra i principali critici del progetto di porto-canale, l'architetto napoletano Aldo Loris Rossi.<br><br><strong>Il Polo tecnologico dell'ambiente</strong><br>Le numerose idee riguardo "parchi tecnologici" e centri di ricerca da ubicare nell'area di Bagnoli - il cui primo passo è stata la nascita di Città della Scienza - vengono recepiti dal PUE Bagnoli-Coroglio individuando nell'area tematica 4 "Cocchia" (per un totale di 97.000 m²) il sito per la realizzazione di un grande centro d'avanguardia, il Polo tecnologico dell'ambiente. In esso verranno insediate circa 80 aziende specializzate nella produzione di servizi innovativi in campo ambientale, con un'occupazione prevista tra i 600 e gli 800 addetti tra tecnici, scienziati e dirigenti. A realizzare il Polo sarà una società consortile costituita dalla Camera di Commercio e dal Centro di competenza AMRA (analisi e monitoraggio del rischio ambientale), che aprirà all'ingresso di fondazioni e Università. Si tratta dunque della prima area completamente ceduta a privati, che la Bagnolifutura ha venduto nel settembre 2008 per un totale di circa 50 milioni di euro. Il cantiere del nuovo complesso aprirà nel gennaio 2010 e il Polo sarà operativo a partire dal 2012 con un investimento totale di 200 milioni di euro, finanziati dal Banco di Napoli.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-10-06 09:12:11 UTC</pubDate>
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         <title>Stop ai lavori</title>
         <author>viniciocaliaibweb</author>
         <link>https://padlet.com/viniciocaliaibweb/31keigj2xonl/wish/394074233</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>La Porta del Parco, cattedrale nel deserto</strong><br>Nel gennaio 2007, sui primi suoli dell'area 2, viene aperto il cantiere della Porta del Parco, il Centro multifunzionale per i servizi e il turismo che - come il nome suggerisce - costituisce l'ingresso ideale alla nuova Bagnoli. In corso d'opera, il progetto subisce una variante dovuta alla nuova legislazione sul risparmio energetico e la struttura viene ridisegnata dall'architetto Silvio D'Ascia. I lavori, completati nel 2009, non coincidono però con l'apertura al pubblico: nonostante la gara per l'affidamento dei servizi venga espletata, concedendo al consorzio delle Terme di Agnano la realizzazione degli spazi termali, a una prima inaugurazione "ristretta" nel 2010 non fa seguito la definitiva apertura. Il polo congressuale, inoltre, si rivela inadeguato rispetto a quello limitrofo di Città della Scienza, producendo un surplus di offerta rispetto alla domanda reale. Il mancato completamento dell'infrastruttura viaria retrostante, inoltre, impedisce la regolare fruizione della struttura. Nel luglio 2012 la Porta del Parco viene inaugurata una seconda volta, questa volta dal sindaco Luigi de Magistris, con il completamento della strada che permette l'accesso al parcheggio di 600 posti e della caffetteria, ma senza le strutture della SPA.<br><br><strong>Il flop della vendita dei suoli</strong><br>Nel settembre 2008 la Bagnoli Futura completa la vendita dei suoli dell'area 4 del PUE ("Cocchia") per un totale di 7 ettari e 52 milioni di euro. Come da progetto, nell'area una società consortile ad hoc avvia le procedure per la realizzazione del Polo tecnologico dell'ambiente, un centro che intende ospitare aziende specializzate nella produzione di servizi eco-friendly. Alla fine del 2008 viene pubblicata la gara per la selezione delle aziende che saranno ospitate nel Polo, mentre l'apertura del cantiere è prevista per il 2010 e l'apertura del centro è fissata al 2012, interamente con capitali privati. Tuttavia, ben presto sorgono i problemi. Nel 2011 vengono sequestrati due dei sette ettari a disposizione, per questioni legate alla mancata bonifica. La presenza contestuale del Polo tecnologico di Città della Scienza nella stessa area, inoltre, ridimensiona ben presto l'interesse dei finanziatori, che si tirano indietro, portando il progetto al fallimento.<br>Nel 2010 si procede alla messa all'asta dei suoli dell'area 2, limitrofi alla Porta del Parco e prospicienti via Nuova Bagnoli, destinata alla costruzione di aree residenziali e di terziario. Il lotto, di 66.000 metri quadrati, permetterebbe alla Bagnoli Futura di incamerare i primi profitti e risanare parte dei debiti contratti nel corso dei lavori di bonifica. L'asta, tuttavia, si conclude nell'ottobre 2010 senza nessuna offerta. La scarsa appetibilità dei suoli deriva dalla forte incertezza sul completamento del progetto di bonifica - i cantieri hanno accumulato forti ritardi -, dai vincoli che impongono una maggiore presenza di volumetrie per il terziario rispetto al residenziale, e dal fatto che le aree previste per la realizzazione delle strutture alberghiere affacciano su via Nuova Bagnoli anziché sul golfo di Pozzuoli, ridimensionandone l'appeal turistico. Nella nuova asta la percentuale di volumetrie destinate a residenze sale dal 30% al 65%, mentre il lotto in vendita viene ridimensionato a 35.000 m², con l'intenzione poi di procedere successivamente alla vendita del secondo lotto.<br>Anche la nuova asta finisce deserta, nonostante un roadshow internazionale per attirare investimenti esteri. Nel 2012 si decide per un terzo tentativo, aumentando ancora al 70% le volumetrie residenziali e frazionando l'area 2 in tre lotti, il primo con base d'asta di 21 milioni e gli altri due di 14 milioni di euro, ridimensionando così la richiesta iniziale. Il terzo flop consecutivo è un colpo durissimo per la Bagnoli Futura, le cui casse sono svuotate. I timori di una corsa al ribasso dei prezzi per interessi speculativi, inoltre, convincono l'amministrazione De Magistris a non tentare un'ulteriore asta.<br><br><strong>Il blocco dei cantieri</strong><br>Nel 2010, intanto, la vittoria della coalizione di centrodestra guidata da Stefano Caldoro al governo della Regione comporta un blocco totale dei fondi e dei progetti di Bagnoli Futura, al centro di un duro braccio di ferro politico. Uno dei primi atti della giunta Caldoro consiste, nel luglio di quell'anno, in una delibera che annulla tutti gli atti della precedente giunta Bassolino effettuati nei 45 giorni precedenti le elezioni. Tra questi ci sono gli atti che prevedevano il cambio di destinazione d'uso dell'Acciaieria, da Parco della Musica ad Acquario sul modello genovese, e successivamente i fondi per il completamento dei cantieri in corso, tra cui il Parco dello Sport e l'Acquario tematico per le tartarughe marine. Aperto nell'aprile 2007, quest'ultimo cantiere costituisce la prima opera all'interno del progettato Parco Urbano. Si tratta anche del primo cantiere non "ex novo" ma consistente nel recupero strutturale di un preesistente fabbricato industriale, l'ex impianto di trattamento acque del treno laminazione nastri (TNA) dell'Italsider. La gestione dell'area dedicata alle tartarughe marine è affidata alla Stazione zoologica Anton Dohrn, che già gestisce l'omonimo e storico Acquario di Napoli.<br>Il cantiere per il Parco dello Sport, inaugurato anch'esso nel 2007 contestualmente agli altri due, è posto lungo via Cattolica ai piedi del costone di Posillipo e interessa un'area più ampia di quelle precedenti, ben 30 ettari. I lavori subiscono un significativo rallentamento a seguito di lungaggini burocratiche in quanto la Provincia non emana nei tempi previsti i certificati per l'avvenuta bonifica dei suoli. Solo nel maggio 2008 il primo certificato viene emesso garantendo l'accelerazione dei lavori del primo lotto, ma lasciando bloccati quelli del secondo lotto: la Provincia non ritiene completata la bonifica di quei suoli. I rallentamenti impediscono anche di avviare i lavori per la realizzazione dei servizi (ossia le infrastrutture sportive che saranno concretamente ospitate nei tre crateri del Parco dello Sport). Completati nel 2010 i lavori, la struttura - pronta per l'apertura - versa attualmente in stato di abbandono, mancando i fondi necessari alla sua apertura.<br>Tra le altre cose, la delibera della giunta Caldoro blocca anche il cantiere di Corporea, il museo del corpo umano che costituisce l'ultimo lotto del progetto Città della Scienza. La contestuale decisione di tagliare i fondi regionali destinati al science centre di Coroglio getta la Fondazione IDIS, che gestisce la struttura, in una profonda crisi.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-10-06 09:17:49 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>viniciocaliaibweb</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Dal sequestro al fallimento</strong><br>Nel 2013 il progetto Bagnoli Futura, ormai in crisi, subisce il colpo definitivo. In aprile, le aree dell'ex Italsider e dell'ex Eternit di Bagnoli vengono sequestrate dai carabinieri nell'ambito di un'indagine della Procura di Napoli che ipotizza una situazione di disastro ambientale. Iscritti nel registro degli indagati sono ben 21 ex dirigenti di vari enti locali e della società Bagnolifutura. Sono sequestrati tutti i cantieri, nonché il Pontile nord e la Porta del Parco, che alcuni mesi dopo verranno tuttavia riaperti, seppur parzialmente. Il mese prima, un incendio doloso di cui restano ancora ignoti gli autori distrugge il science centre di Città della Scienza, facendo letteralmente terra bruciata nell'area. Nel corso di quei mesi, inoltre, la struttura dell'Acquario tematico è oggetto di una serie di raid vandalici che distruggono o sottraggono tutte le attrezzature necessarie all'apertura dell'edificio. Anche il cantiere del Parco dello Sport subisce diversi atti vandalici.<br><br>Nel frattempo la Bagnoli Futura subisce un cambio ai vertici: nel gennaio 2012 si dimettono sia il presidente Riccardo Marone, successore di Rocco Papa, sia il direttore generale Mario Hubler. Nuovo presidente viene nominato Omero Ambrogi, già presidente della Corte d'Assise, mentre il nuovo direttore generale è Tommaso Antonucci, ex dirigente della Regione Lazio. Nel luglio 2013, in un ultimo tentativo di salvare Bagnoli Futura, il Comune di Napoli decide di ricapitalizzare la STU. Ma è tutto inutile. Nel febbraio 2014 la società chiede al Comune una nuova ricapitalizzazione di 10 milioni, che l'amministrazione, in pre-dissesto, non è in grado di assicurare. Dei 190 milioni di euro di debiti contratti, 59 sono vantati da Fintecna per la vendita dei suoli di sua proprietà: è proprio quest'ultima, nel richiedere in tribunale in versamento dei crediti vantati, a provocare la messa in liquidazione di Bagnoli Futura. Il 29 maggio 2014 il Tribunale di Napoli, considerata l'impossibilità della STU di pagare i debiti alla Fintecna, dichiara il fallimento della Bagnoli Futura, i cui 59 dipendenti in cassa integrazione vengono smistati in altre partecipate del Comune di Napoli.<br><br>Il fallimento di Bagnoli Futura conclude il progetto di recupero e trasformazione dell'area urbana, ora oggetto di nuovi progetti da parte dell'amministrazione comunale attraverso una ventilata modifica del piano regolatore generale e un intervento diretto del Comune nell'area, a partire dall'Accordo di Programma Quadro per la ricostruzione di Città della Scienza che prevede anche lo sblocco di una prima tranche di fondi necessari per la bonifica e la riapertura del litorale.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-10-06 09:20:33 UTC</pubDate>
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