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      <title>Padlet IVE by Antonella Ferrara</title>
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      <description>Realizzato con le migliori intenzioni</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-04-05 15:05:06 UTC</pubDate>
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         <title>                                IL SACRIFICIO NELL&#39; ANTICA GRECIA</title>
         <author>scuolasuperioree</author>
         <link>https://padlet.com/antonella_ferrara4/30zuoakw1ftb/wish/166780911</link>
         <description><![CDATA[<blockquote> « Se la preghiera e la divinazione erano importanti mezzi per comunicare con la divinità, non c'è dubbio che il più importante modo di comunicazione con il divino fu, per i Greci, il sacrificio. »                                                                                    Jan N. Bremmer</blockquote><div>Nella religione greca il <strong><em>sacrificio</em></strong> è il principale atto di culto. <br>I greci conoscevano due principali tipologie di sacrificio: quello <strong>espiatorio, </strong>che serviva a liberare l'uomo da una condizione di impurità e di colpa,  placando la divinità irata. Quello <strong>alimentare</strong> invece consisteva nell'uccidere l'animale che si configurava come un cibo offerto alla divinità. Si credeva infatti che la divinità si nutrisse della vittima, e più precisamente del fumo che dal rogo saliva verso il cielo.  Non tutto l'animale era comunque donato al dio: l'offerta consisteva solitamente nelle "ossa",  estratte dalle cosce, che venivano bruciate dopo essere state ricoperte da uno strato di grasso. Le carni erano invece consumate da chi partecipava sacrificio. L'uomo non era dunque solo l'officiante del rito,  ma anche un compagno di banchetto della divinità. Il <strong><em>sacrificio</em></strong> era infatti una delle principali occasioni in cui la carne entrava a far parte della dieta degli antichi. <figure class="attachment attachment-preview"><img src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/a/a8/NAMA_Sacrifice_aux_Charites.jpg/550px-NAMA_Sacrifice_aux_Charites.jpg" width="550" height="229"><figcaption class="caption"></figcaption></figure>Gli antichi avevano un <em>racconto</em> che spiegava questa curiosa divisione.<br><strong><em>IL MITO DI PROMETEO <br></em></strong>Il protagonista, Prometeo, discendente di Urano e Gea,  si trovò un giorno a dover spartire un toro tra dei e uomini e meditò un inganno per tenere la parte migliore: avvolse dunque le ossa dell'animale in uno strato di lucido grasso, in modo da celarle e renderle appetibili,e inserì invece la carne, tagliata a pezzi, in una pelle, per indurre Zeus a scegliere la parte dall'aspetto migliore ma in realtà più povera. Zeus intuì l'inganno ma anziché svelarlo preferì vendicarsi, scelse dunque le ossa avvolte nel grasso, ma punì Prometeo privando gli uomini dell'uso del fuoco.<figure class="attachment attachment-preview"><img src="http://www.pathguy.com/a00009c8.jpg" width="318" height="390"><figcaption class="caption"></figcaption></figure><br><br>                                                               <em>MARIANGELA GUIDA E MORENA MONTANO</em><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-04-18 15:00:35 UTC</pubDate>
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         <title>LA VITA DI OMERO</title>
         <author>scuolasuperioree</author>
         <link>https://padlet.com/antonella_ferrara4/30zuoakw1ftb/wish/169536582</link>
         <description><![CDATA[<div>Omero è vissuto forse nel IX sec. a. C. Malgrado le molte biografie di Omero, tutto è incerto della sua vita e la sua stessa esistenza è stata messa in dubbio. Sette città (Atene, Argo, Chio, Colofone, Rodi, Salamina e Smirne) si contendono i suoi natali. Viene raffigurato vecchio, cieco, girovago e mendico. Oltre l'Iliade e l'Odissea (entrambe in dialetto ionico), la tradizione gli assegna anche gli Inni agli dei, la Piccola Iliade, la Batracomiomachia e i poemetti Focide e Margites. Ma già alcuni critici alessandrini avevano affermato che l'Iliade e l'Odissea, opere tanto differenti per stili, mondo sociale ed economico, non potevano essere opera dello stesso autore. Aristarco di Samotracia attribuì invece l'Iliade alla gioventù e l'Odissea alla vecchiaia di Omero. La tesi dei due differenti autori fu ripresa, in età moderna anche da Abate d'Aubignac e da Giambattista Vico che diedero inizio alla questione omerica, affermando che la poesia di Omero è l'espressione impersonale di un'età ancora barbara. Ancora oggi, i pareri sono molti e discordanti. <br>SIMONE D'ADDIO </div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-02 20:03:30 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>antonella_ferrara4</author>
         <link>https://padlet.com/antonella_ferrara4/30zuoakw1ftb/wish/169542426</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-05-02 20:36:06 UTC</pubDate>
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         <title>I PERSONAGGI DELL’ILIADE</title>
         <author>scuolasuperioree</author>
         <link>https://padlet.com/antonella_ferrara4/30zuoakw1ftb/wish/169883721</link>
         <description><![CDATA[<div>Nell’Iliade si trovano molti personaggi principali e di secondo piano. Tra i personaggi di primo piano troviamo i protagonisti, intorno ai quali è incentrata la vicenda della guerra, gli <strong>eroici guerrieri</strong> di entrambi gli schieramenti. Accanto a loro, si trova una particolare categoria di personaggi, anch’essi principali: quella degli <strong>dei</strong>, che hanno la funzione non di rappresentare dei modelli, ma di fare evolvere le vicende parteggiando per lo schieramento Greco o per quello Troiano. Tra i personaggi di secondo piano esiste anche un piccolo <strong>universo femminile</strong>, quello delle mogli e delle schiave, cui è riservata un’attenzione particolare, in quanto rappresentano il lato in ombra di tutta la vicenda della guerra, cioè gli affetti umani e familiari. Tra i personaggi di secondo piano si trovano anche delle semplici <strong>comparse</strong>, che contribuiscono a popolare lo scenario della guerra.<br><br></div><div><strong>ACHILLE<br></strong>Achille, l’invincibile e feroce protagonista del poema era un <strong>semidio</strong>, figlio di Peleo, re dei Mirmidoni, e della ninfa Teti, dea del mare. Nacque a Ftia, in Tessaglia, e alla nascita la madre lo rese invulnerabile immergendolo nel fiume Scamandro, ma, trattenendolo per il <strong>tallone</strong>, fece sì che questo fosse l’unico punto vulnerabile del suo corpo. Crescendo, Achille venne educato dal centauro Chirone. Un giorno un oracolo predisse a Teti che Achille sarebbe morto in una guerra che si sarebbe combattuta a Troia. Allo scoppio della guerra Teti nascose allora il figlio alla corte di Sciro. Ma a nulla valse questo stratagemma, perché quando i Greci si riunirono per muovere guerra a Troia, l’indovino Calcante li incitò a ricercare Achille, senza il quale Troia non sarebbe mai stata sconfitta; e rivelò loro dove la madre lo aveva fatto nascondere. Lì fu trovato e smascherato con un inganno da Ulisse, incaricato di condurre l’eroe a Troia. Il decimo anno di assedio, a causa di una controversia sorta tra i Greci, Achille si ritirò dal combattimento per tornare sul campo solo per <strong>vendicare</strong> la morte dell’amico Patroclo. Uccise in un duello Ettore e fu ucciso a sua volta da Paride, che lo colpì nel suo unico vulnerabile, il tallone.<br><br></div><div>Achille era un valoroso <strong>guerriero</strong>, piuttosto irascibile e crudele ma anche gentile e sensibile. In tutto il proemio si evince l’importanza di questo personaggio e della sua <strong>ira</strong>, si mostra crudele, determinato e assetato di <strong>vendetta</strong>. Ma, al termine del proemio Achille si mostra sensibile, affettuoso e si commuove mostrando un atteggiamento più <strong>umano</strong> grazie al ricordo del padre.<figure class="attachment attachment-preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:160,&quot;url&quot;:&quot;https://media.padletcdn.com/v13/image/a_exif,c_limit,dpr_1.0,h_160,w_358/https%3A%2F%2Fpadletuploads.blob.core.windows.net%2Fprod%2F189763071%2Fbaffca6c8a3b100d34e724e010aec093%2F49949873_1.jpg&quot;,&quot;width&quot;:357}" data-trix-content-type="image" data-trix-attributes="{&quot;caption&quot;:&quot;Achille trascina il corpo di Ettore intorno alle mura di Troia.&quot;}"><img src="https://media.padletcdn.com/v13/image/a_exif,c_limit,dpr_1.0,h_160,w_358/https%3A%2F%2Fpadletuploads.blob.core.windows.net%2Fprod%2F189763071%2Fbaffca6c8a3b100d34e724e010aec093%2F49949873_1.jpg" width="357" height="160"><figcaption class="caption caption-edited">Achille trascina il corpo di Ettore intorno alle mura di Troia.</figcaption></figure>&nbsp; &nbsp; &nbsp; <br><strong>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;     &nbsp; &nbsp;DI SENA ROSA</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-04 09:52:17 UTC</pubDate>
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         <title>La deturpazione del cadavere</title>
         <author>scuolasuperioree</author>
         <link>https://padlet.com/antonella_ferrara4/30zuoakw1ftb/wish/170018749</link>
         <description><![CDATA[<div>Fin dall'inizio, la vicenda dello scontro tra Achille ed Ettore è dominata dall'apprensione per quella che sarà la sorte del cadavere del perdente.<br>Prima di dare inizio al duello, Ettore si rivolge ad Achille e lo invita ad impetrare gli dei come garanti del giuramento: l'eroe troiano asserisce che non recherà umiliazione al cadavere dell'avversario, qualora sia lui a riportare la vittoria, ed invita Achille ad impegnarsi nel medesimo vincolo.<br>Nell'avanzare questa supplica, Ettore cerca di proteggersi dal repentaglio contro cui lo aveva messo in guardia la madre: per far si che il figlio non lottasse contro Achille, Ecuba si era detta assodata che il belluino eroe greco non avrebbe restituito il cadavere ai familiari, bensì lo avrebbe dato in pasto ai cani.<br><br><strong>Achille infierisce sul cadavere di Ettore<br></strong><br>Il mesto presagio di Ecuba diventa realtà: Achille declina la proposta di Ettore e, dopo averlo ferito a morte, vessa contro di lui garantendogli che cani e uccelli faranno annientamento del suo corpo senza vita.<strong><br><br>L'aikìa<br><br></strong>Il termine ''αἰκὶα'' significa ''oltraggio, maltrattazione''.<br>L'aikía è l'uso di deturpare il cadavere del nemico: sfigurare il corpo dell'avversario costituisce una sorta di ''cerimonia di annichilimento'', teso a spolpare la persona della propria identità rendendone non identificabile la labbia.<strong><br><br>L'aikìa, pratica inversa al rito funebre<br><br></strong>L'aikía rappresenta di conseguenza il rovescio del rito funebre, in cui il corpo veniva lavato, avvolto in vesti preziose e profumato: in questo modo si forniva un'immagine più bella e integra della persona.<br>Il rito funebre adottato dalla civiltà omerica era quello della cremazione, in cui il corpo veniva affidato al fuoco che lo distruggeva celermente: si ha perciò il passaggio immediato del corpo dall'integrità alla sua dissoluzione in cenere, senza che il corpo subisca il processo di disfacimento e di putrefazione.<br><br><strong>L'oltretomba negato e gli spiriti vendicatori<br><br></strong>Il guerrirero sottoposto ad aikía perdeva non solo la sua identità, ma anche l'accesso al regno dei morti. Infatti secondo i Greci, finchè il corpo non aveva ricevuto gli onori funebri, l'anima non poteva entrare nel regno dei morti. Il funerale infatti per i Greci costituiva un ''rito di passaggio'' dal mondo dei vivi all'oltretomba.<br>Se questo passaggio non avveniva, l'anima era bloccata tra il mondo dei vivi e quello dei morti e non faceva parte di nessuno dei due.<br>La cosa viene fatta presente anche nell'Iliade: infatti Patroclo apparì in sogno ad Achille chiedendogli di velocizzare il suo rito funebre.<br><br><br>I Greci credevano inoltre che le anime prive di onori funebri si trasformassero in ''spiriti vendicatori''. Questo viene ricordato da Ettore ad Achille nell'estremo tentativo di convincerlo a restituire il suo corpo ai suoi genitori.<br><br>''Bada piuttosto ch'io non diventi per te vendetta divina''<br><br>                                                                                      <strong><em>SIGNORIELLO MARIO </em></strong><br><strong><br></strong><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-04 18:06:17 UTC</pubDate>
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         <title>IL GIURAMENTO</title>
         <author>scuolasuperioree</author>
         <link>https://padlet.com/antonella_ferrara4/30zuoakw1ftb/wish/170148843</link>
         <description><![CDATA[<div>Nell'antica Grecia, per pronunciare correttamente un giuramento bisognava innanzitutto indicare un garante, che poteva essere una divinità o un oggetto. La divinità aveva la prerogativa di sorvegliare sull'adempimento del giuramento e punire colui che non lo rispettava. <br><br>UN PO' DI STORIA...<br><br>L’importanza del giuramento (hórkos) in Grecia è strettamente proporzionale alla scarsa diffusione della scrittura. Protettore del giuramento era considerato lo stesso Zeus, che veniva chiamato a testimone e garante, e a cui si riconosceva il diritto di punire lo spergiuro.Da un’analisi attenta delle attestazioni epiche di ὅρκος si nota, inoltre, come spesso il giuramento s’identifichi con un oggetto materiale dotato di un valore sacro: lo scettro, le vittime sacre, il vino, l’acqua di Stige(come accade nei poemi omerici). Esiste un espressione in greco,ovvero "ὅρκον ὄμνυμι",che avrebbe avuto  in origine il senso di “afferrare l’oggetto del giuramento”, un oggetto “sacralizzante”, ponendosi sotto il suo potere, un potere, come è evidente nel caso dello scettro, sopraindividuale, sovrumano. <br><figure class="attachment attachment-preview"><img src="https://media.padletcdn.com/v13/image/a_exif,c_limit,dpr_1.0,h_814,w_535/https%3A%2F%2Fpadletuploads.blob.core.windows.net%2Fprod%2F189763071%2Fb2a7b4822a145aaf9be37266c857b5eb%2Fzeus.jpg" width="182" height="277"><figcaption class="caption"></figcaption></figure>Una foto di Zeus.<br><br>IL GIURAMENTO DI ACHILLE<br><br>Nel pronunciare il suo giuramento Achille segue uno schema ben preciso. Per prima cosa indica il garante, nel suo caso uno scettro. Ma Achille non si limita soltanto a giurare in nome dello scettro, ma lo afferra e lo scaglia al suolo. Questo passaggio conferiva validità al giuramento poiché una volta toccato lo scettro era dotato di un potere maligno pronto a riversarsi su colui che non rispettava il giuramento.<br>                 <figure class="attachment attachment-preview"><img src="https://media.padletcdn.com/v13/image/a_exif,c_limit,dpr_1.0,h_535,w_535/https%3A%2F%2Fpadletuploads.blob.core.windows.net%2Fprod%2F189763071%2Fd05442ceb318002755f722f3c0c9ae7f%2Flo_scettro.png" width="349" height="349"><figcaption class="caption"></figcaption></figure>Lo scettro adesso e lo scettro prima.</div><div><br>                                                    <strong>PISCITELLI GIORGIA E MARLETTA MARIA RITA<br></strong><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-05 11:41:30 UTC</pubDate>
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         <title>GLI EROI NELLA ANTICA GRECIA</title>
         <author>scuolasuperioree</author>
         <link>https://padlet.com/antonella_ferrara4/30zuoakw1ftb/wish/170819577</link>
         <description><![CDATA[<div>LA VIRTU GUERRIERA<br>Eroi nell'antica Grecia era sinonimo di guerrieri; infatti nei poemi omerici gli epiteti fissi che li contraddistinguono sono tutti riferiti alla loro abilità in battaglia e al loro specifico modo di combattere: Achille è "piede rapido", ovvero un guerriero dotato di grande mobilità, rapido&nbsp; nell'azione; Aiace è "rocca degli Achei",quindi solido,possente perfetto per arginare il nemico.Questo per evidenziare quanto fosse importante l'abilità in battaglia di un guerriero greco.<br>UN UMANITA' IDEALE&nbsp;<br>Gli eroi greci sono gagliardi,coraggiosi e simili agli dei, infatti diòs"divino",isòtheos "uguale a un dio",diotrephès"nutrito da Zeus" sono epiteti che accompagnano frequentemente i nomi dei guerrieri nei poemi greci.Omero ad esempio sottolinea esplicitamente la differenza tra gli eroi dei suoi racconti e i guerrieri del suo tempo,una differenza evidente soprattutto dal punto di vista della forza fisica. Egli infatti afferma che sia Ettore sia Aiace per esempio sono in grado di sollevare&nbsp; macigni che i deboli uomini del suo tempo non riuscirebbero nemmeno a smuovere.Anche dal punto di vista delle qualità spirituali gli eroi greci sono il modello di una umanità ideale.<br>LA timè E LA CULTURA DELLA VERGOGNA<br>La situazione nella quale l' aretè può meglio rifulgere è il duello con un eroe di pari grado,a sua volta cioè nobile,forte e coraggioso come il suo sfidante.Lo scontro ha come unica possibile conclusione la morte di uno de due contendenti:l'onore, unica aspirazione del guerriero,si conquista sia uccidendo l'avversario sia affrontando intrepidamente la morte.L'importante è che il guerriero non venga meno al codice etico,pur semplice, al quale si uniforma e che ha appunto nell'onore la sua chiave di volta.Tale codice non lascia spazio per i dubbi:nel combattimento o si è prodi o si è vili, non esistono vie di mezzo.In una società che è basata sulla cultura della vergogna la scelta dell' eroe non può essere che univoca: anche la prudenza può essere interpretata come mancanza di coraggio.<br>IL RICONOSCIMENTO DEL VALORE<br>&nbsp;Non basta essere forti e coraggiosi, bisogna anche essere considerati tali dalla pubblica opinione:in questo consiste la timè.<br>In tale prospettiva si spiegano sia i pericoli cui gli eroi vanno contro per impossessarsi della armi e delle spoglie del nemico ucciso(il "trofeo" così conquistato è l prova provata della loro&nbsp; aretè) sia l'importanza attribuita alla suddivisione del bottino la cui qualità e quantità costituisce il riconoscimento concreto del loro valore in guerra<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-09 16:40:29 UTC</pubDate>
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