<?xml version="1.0"?>
<rss version="2.0">
   <channel>
      <title>Progetto &quot;Si va in biblioteca&quot; - Club Soroptimist - Napoli e ITN &quot;Duca degli Abruzzi&quot; - Napoli by Paola RAGO</title>
      <link>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug</link>
      <description>Classe IV D Capitani - Prof.ssa Paola Rago</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-03-16 13:26:34 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2019-04-16 06:06:35 UTC</lastBuildDate>
      <webMaster>hello@padlet.com</webMaster>
      <image>
         <url>https://padlet-uploads.storage.googleapis.com/189400826/a5b1c5081a2b343f9827c85db0dcfb3a/nautica.jpg</url>
      </image>
      <item>
         <title> Valeria Romeo         </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/243005258</link>
         <description><![CDATA[<div><br>[bè, pure cosi non tenevo proprio niente da protestare.]</div><div> </div><div> Quante volte ho pensato al mio sogno più grande, quello di far guarire mio figlio Niccoló per portarlo con me in una città che da sempre volevo visitare. Sì, sto parlando proprio di New York! </div><div>Prima di ricevere questo “miracolo” vedevo questo sogno impossibile da realizzare, anche perché l’operazione alla quale mio figlio doveva sottoporsi era molto costosa.<br> Oggi posso dire che i sogni bisogna sempre inseguirli fino a raggiungerli, ve lo dice uno che sta scrivendo questa “mezza pagina che non c’è “ da New York!  </div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-03-16 20:40:30 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/243005258</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Matteo Montella</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/243110638</link>
         <description><![CDATA[<div><br>[Lui ha ringraziato un’altra volta e se ne è andato.]</div><div> </div><div> Il ragazzo salì le scale con una foga mai vista. La testa gli pulsava forte, aveva le mani sporche di ruggine e sangue. Non vedeva l’ora di tornare a casa e sciacquarsi la faccia... Il lavabo si riempì di sangue, man mano che si strofinava con le mani il volto: l’avevano picchiato forte. Sapeva che a quell’ora dormivano già tutti da tempo. Non avendo né la volontà né la forza di fare altro, se ne andò direttamente a dormire: il calore delle coperte lo avrebbe consolato, almeno in parte, dal trauma subito. </div><div>Prima di chiudere gli occhi, pensò ancora una volta al volto di quell’uomo che gli aveva salvato la vita: gli sarebbe stato debitore per sempre… gli sembrava di averlo già visto da qualche parte. Ma si fece tutto nero: dormiva già.</div><div>Il giorno  seguente, il padre con uno scossone lo svegliò. </div><div>"E che cos’è quest’asciugamano sporco di sangue?".</div><div> Il ragazzo si alzò di scatto, confuso. Il padre, notando il volto tumefatto, si preoccupò ancora di più. </div><div>"Che ti hanno fatto Giacomo? Chi è stato a babbo?".</div><div> "Niente, papà… ieri certi cafuncielli hanno provato a rapinarmi, ma poi è venuto un signore… mi ha salvato. Non mi sono fatto quasi niente, papà, stai tranquillo".</div><div>"Ma <em>comm’è</em>… e chi sono questi ragazzi? E chi è questo signore?"</div><div>"Quello..., l’operaio. Quello che ti chiede tutte le mattine se vuoi il caffè".</div><div> "Ma chi, Esposito dei cantieri? Quello che abita di fronte? Quello col figlio malato?". </div><div>"Eh sì, papà, quello là…"</div><div> "Ah..., <em>vabbuò</em>, vatti a lavare, va’…, Ho capito chi è”.</div><div>Lo stesso giorno, il padre del ragazzino entra nel tabaccaio sotto casa.</div><div>"Scusate, vorrei un biglietto del Superenalotto, per piacere…"</div><div>"Buongiorno signor Nicoli. Ecco a lei. Sono due euro".</div><div>Nicoli aprì il portafoglio: aveva solo una banconota di duecento euro.</div><div>"Ha il resto?", mostrò la banconota. </div><div>Il tabaccaio si mise a ridere.</div><div>"Se li vuole giocare tutti oggi? Sì, mo’ mando il ragazzo a cambiare… non si preoccupi".</div><div>"Me ne voglio giocare uno in ogni ricevitoria…, veramente".</div><div>"Vuje nun state buono!". </div><div>Il tabaccaio non credeva ai suoi occhi, ma la cosa lo divertiva.</div><div>"Lo so, lo so… è una <em>pazzaria</em>!".</div><div>Mentre esce, si ferma sulla soglia e pensa tra sé e sé un pensiero che quella giornata ripeterà altre duecento volte: San Gennà, per piacere… ha salvato mio figlio. Voglio salvare pure io il suo.</div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-03-17 19:07:17 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/243110638</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Vincenzo D’Ambrosio </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/243123130</link>
         <description><![CDATA[<div><br>[bé, pure così non tenevo proprio niente da protestare.]</div><div> </div><div> Un po’ di tempo dopo, mentre tornavo a casa, fermo nel traffico, vidi il ragazzino seduto su una panchina nel parco. </div><div>Decisi di fermarmi e andare da lui. Mi sedetti affianco e lo guardai. Gli chiesi come stava e lui con tono cupo e triste mi guardò e calò di nuovo la testa. </div><div>Io, dunque, compresi che c’era qualcosa che non andava. Cercai di capire cosa fosse successo, ma lui non parlava, guardava a terra e non mi degnava di uno sguardo. </div><div>Poco dopo, però, riuscii a smuoverlo, perché gli portai un bel gelato, che avevo preso al chiosco lì vicino. </div><div>Lui lo accettò e iniziò a mangiarlo, io lo guardai incuriosito e gli dissi: "Certo che sei proprio un golosone!" </div><div>Vidi che ora aveva un'aria più rilassata. Iniziò a parlare e io attento lo ascoltavo. Mi raccontò che quella mattina si era svegliato, ma che in casa non c’era nessuno. I suoi genitori erano molto occupati con il lavoro e lui era appunto sempre solo. Quando era andato in cucina, aveva visto una lettera molto lunga sul tavolo. Allora si era seduto e aveva cominciato a leggere. In quella lettera, gli comunicavano che erano andati via per sempre e che, quindi, l’avevano abbandonato, ma non si capiva il perché. </div><div>Allora io, a quel punto, non sapevo proprio cosa fare... Posso dire che non mi ero mai trovato in una posizione tanto complicata... </div><div>Poi gli dissi: "Vieni con me". </div><div>Il ragazzino mi seguì. Dopo esserci divertiti al luna park, decisi di portarlo a casa mia. </div><div>Noi, io e Antonella,  amiamo i bambini, e ho pensato che avremmo potuto adottare il ragazzino. </div><div>La procedura fu abbastanza semplice, perché il ragazzino ovviamente non era stato abbandonato dai genitori... Era, invece, orfano e viveva in una casa-famiglia. </div><div>Da quando Thomas, questo è il suo nome, vive con noi, la nostra vita è cambiata. Siamo più felici che mai. </div><div>Io e Antonella stiamo dando tutto l’amore di cui siamo capaci ai nostri adorati figli. E i nostri figli hanno gli occhi che brillano di luce.</div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-03-17 21:48:44 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/243123130</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Mario Pennacchio </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/243128839</link>
         <description><![CDATA[<div><br>[bè, pure cosi non tenevo proprio niente da protestare.]<br><br></div><div> Nonostante la guarigione di Niccolò, la felicità per le adozioni e la vita senz’altro più serena avevo per la testa sempre mille pensieri. Ma, in particolare, pensavo costantemente al ragazzetto a cui avevo salvato la vita. E, se la mia memoria non mi tradiva, mi sembrava di averlo già visto da qualche altra parte. Forse per strada, forse in un bar... Chissà, pensavo tra me e me.</div><div>Un giorno ero a casa e sentii il citofono bussare. Andò Antonella a rispondere. "C'è un tuo amico", mi avvertì mia moglie, "ma non è voluto salire. Ti aspetta giù". Dopo aver aperto il portone, mi ritrovai proprio il ragazzetto che avevo salvato dallo scippo. Io fui molto felice di rivederlo.</div><div>“Grazie per avermi aiutato durate il furto”, mi disse.</div><div>“Non preoccuparti! Comunque io sono Giovanni, piacere di conoscerti”, gli risposi.</div><div>“E' vero non ci siamo presentati! Io sono Marco, Marco Zagaria”.</div><div>Nella mia mente pensai che quello era un cognome molto particolare, specialmente nella periferia a est di Napoli. Ma poi mi resi conto che a Napoli ci sono molti Zagaria e che, naturalmente, non fanno tutti parte del giro malavitoso.</div><div>“Mi farebbe piacere che venissi a conoscere la mia famiglia”, mi disse Marco .“Gli ho raccontato di te e vorrebbero conoscerti”.</div><div>Io, senza pensarci su, gli risposi che avrebbe fatto piacere anche a me conoscere la sua famiglia e che quello era anche il giorno perfetto, perchè ero appena tornato dal lavoro. Avvertii Antonella e mi avviai con Marco verso la mia auto. Dopo una mezz'oretta facemmo il nostro ingresso in un viottolo di campagna ed ecco profilarsi davanti ai miei occhi un capannone tutto diroccato.</div><div>“Ovviamente, non abito qui” mi disse Marco.</div><div>Da lì esce una persona di bassa statura, proprio come Marco, che aveva al collo un grosso crocifisso.</div><div>“Piacere Michele, Michele Zagaria”. mi disse. </div><div>“Giovanni, so che ha fatto una grossa vincita al lotto” mi fece.</div><div>“E' vero", risposi io. "Ma lei come fa a saperlo?”</div><div>“Beh, se non fosse per me quei soldi non li avresti mai vinti...”</div><div>“Come... scusi, può ripetere?”, gli chiesi in palese stato di confusione.</div><div>“Hai capito bene. I soldi li hai vinti grazie a me. Io sono Michele Zagaria, boss di tutta la zona a est di Napoli. Ti ho visto in chiesa, mentre chiedevi il miracolo a San Gennaro.”</div><div>Michele mi raccontò così della sua vita. Mi disse che era nato nei quartieri più difficili della città e che, dopo la morte della madre, aveva iniziato a frequentare la malavita, fino a diventare un boss.</div><div>“Come avete fatto capire quello che avevo chiesto a San Gennaro”, gli chiesi.</div><div>“Nella stessa chiesa c'era mio figlio che pregava con me. Si vedeva che eri disperato. Così mandai Marco a leggere quello che avevi scritto sul biglietto che avevi appeso. Così io e mio figlio pensammo che eri la persona giusta...”</div><div>Capii così che il volto di Marco non mi era nuovo. Ecco dove l'avevo visto... in quella chiesa!</div><div>“La persona giusta...?" ripetei meccanicamente io.</div><div>“Certo, Sei proprio la persona giusta! Ecco la proposta che non puoi rifiutare... Altrimenti, già sai, che cosa può accadere a te e alla famiglia, soprattutto <em>‘o piccirillo. M'aggio spiegato buono</em>?” </div><div>Mi si gelò il sangue nelle vene. Pensai che dovevo uccidere una persona. Ma poi scartai subito questa ipotesi, perché non ero un professionista. Ma non ebbi il tempo di lambiccarmi ulteriormente il cervello, perché subito Michele Zagaria continuò il suo agghiacciante discorso.</div><div>“Ti daremo un compito facile, tranquillo e ben retribuito. Dovrai andare nelle mie piazze di spaccio e veder come lavorano i miei uomini. Poi verrai qui e mi riferirai tutto. Questa cosa dovrà rimanere naturalmente segreta”.</div><div>Io sentii tutto il mondo crollarmi addosso. Non avevo mai subito un ricatto. Sentivo il sangue ribollirmi nelle vene. Avevo vissuto tutta la mia vita, cercando di comportarmi sempre come un cittadino onesto e rispettabile, nonostante le prove che la vita mi aveva chiamato ad affrontare, le difficoltà economiche, la malattia di mio figlio... </div><div>"Signor Zagaria", dissi con voce ferma, "non posso accettare".</div><div>Lui mi guardò fisso e, senza dire parola, scomparve sul lato sinistro della sagoma grigia del fabbricato. Dopo poco si sentì il rombo di un motore.</div><div>Mi avviai con Marco verso l'auto.</div><div>“Come mai quel compito volevate darlo proprio a me?”</div><div> “Vedi, Giovanni", mi rispose Marco, "tu sei una persona sconosciuta per i nostri uomini. Eri la persona perfetta”. </div><div>“Come mai c'è stato bisogno del mio aiuto durante lo scippo?”</div><div>“Avrei potuto sparare ai tre ragazzetti, ma ho capito che non avevano il coraggio di uccidermi. Se avessi sparato a uno, avrei dovuto uccidere gli altri, compreso te, che eri un testimone. Inoltre, in quel parco ci sono diverse telecamere e la polizia sarebbe subito risalita a me. Poi, a un certo punto, uno di loro mi ha riconosciuto e perciò hanno mollato la presa...”</div><div>"Vi restituirò tutto, fino all'ultimo centesimo".</div><div>"Giovanni, noi non abbiamo bisogno di soldi. Abbiamo bisogno di persone fidate... Mio padre non dimenticherà il tuo sgarro!".</div><div>Dopo circa tre giorni,  al telegiornale, sentii che Michele Zagaria era stato catturato in un bunker costruito sotto una casa. Quando entrai nella Chiesa, San Gennaro stava sempre là, con i panni dorati e quello sguardo dolce e un po' furbo.</div><div>“Se il merito è tuo, grazie!”, gli dissi. “Se tu non c'entri, grazie lo stesso!”</div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-03-17 23:35:51 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/243128839</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Roberto Modestino</title>
         <author>paolarago1</author>
         <link>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/243178569</link>
         <description><![CDATA[<div><br>[Lui ha ringraziato un’altra volta e se ne è andato.]</div><div>&nbsp;</div><div>&nbsp;</div><div>&nbsp;Dopo un paio di giorni dalla vicenda, si presentò a casa mia il ragazzo a cui avevo salvato la vita pochi giorni prima. Lo feci entrare e gli chiesi se gradiva qualcosa.&nbsp;</div><div>Mentre aspettavano di bere insieme una bella tazzina di caffè, cominciammo a parlare. Lui mi disse che, dopo quella sera, la sua vita era cambiata radicalmente. Aveva cominciato a pregare e ad andare in chiesa.</div><div>Poi, guardando fisso, mi disse che una sera pensò di ringraziarmi, accendendo per me una candela a San Gennaro. Ma ecco che all’improvviso una voce scandì dei numeri: 24, 37, 49, 78 e 89. Ma questa è una cinquina!&nbsp;</div><div>Detto fatto prese a giocare quei numeri in tutte le ricevitorie di Napoli, finché non gli finirono tutti i soldi...&nbsp; Il giorno dopo, girovagò per le strade di Napoli, disperato per la sua dabbenaggine.</div><div>Poi accadde qualcosa di imprevisto. E lui tornò in quella chiesa per ringraziare San Gennaro per avergli permesso di ripagare il suo debito con me.&nbsp;</div><div>Io rimasi sconvolto, intanto la caffettiera iniziava a fischiare. Io mi alzai e in lacrime lo abbracciai, mentre la caffettiera continuava a fischiare. E anche se il caffè cominciava a schizzare fuori e a sporcare tutto a me non importava nulla. Davvero non mi importava, nonostante sapessi che Antonella mi avrebbe fatto pulire tutto, finché tutto non brillasse come un diamante sotto il sole! In quel momento contava solo una cosa: ero con colui che mi aveva permesso di salvare mio figlio e aiutare tanti altri bambini.</div><div>Ora è trascorso tanto tempo e vi confesso che ancora oggi mi è rimasto il dubbio se il mio benefattore mi abbia raccontato la verità su quanto è accaduto nella chiesa.&nbsp;</div><div>Mi spiego meglio... Ha sentito veramente una voce misteriosa? O, per salvaguardare la mia dignità, si è servito del soprannaturale per&nbsp; nascondere il suo atto di generosità?</div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-03-18 12:29:58 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/243178569</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Sara Venturelli</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/243183439</link>
         <description><![CDATA[<div><br>[bè, pure cosi non tenevo proprio niente da protestare.]<br><br></div><div>&nbsp;Sono passati diversi mesi da quando ho adottato tutti quei bambini a distanza e mi sento una persona migliore. Continuo a pensare a chi mi ha potuto mandare quella busta fortunata, ma non riesco a capire chi sia stato e perché l'abbia fatto.&nbsp;</div><div>È sera e Antonella mi chiede di buttare la spazzatura. Ne approfitto per andare a zonzo per la città. Penso a Niccolò che fino a due mesi fa stava in fin di vita e invece ora è un ragazzino sano. Poi penso alla lettera che ho scritto a San Gennaro mesi fa e, infine, a quel ragazzetto che ho salvato. Mi capita spesso di pensare a lui...&nbsp;</div><div>È il 19 settembre e a Napoli si festeggia San Gennaro. Per la prima volta sono andato a vedere il miracolo. Durante la messa guardo la statua e vedo il mio foglietto.&nbsp;</div><div>Mentre torno a casa, immerso nei miei pensieri, vedo il ragazzetto. &nbsp;</div><div>"Sei tu?", domando, non appena gli sono vicino.</div><div>Mi dice di sì e pronuncia il suo nome,&nbsp; la stessa cosa faccio io. Poi gli chiedo se vuole un caffè e lui accetta. Forse ha capito che ho bisogno di spiegazioni. Gli racconto tutto quello che mi era successo da quando l'avevo visto in quel vicolo.&nbsp;</div><div>"Perché mi hai mandato quella busta?", gli faccio a bruciapelo.&nbsp;</div><div>"Perché mi avete salvato la vita, quella sera. Siete un brav'uomo, signor Esposito e le brave persone vanno aiutate".&nbsp;</div><div>Poi si alza dalla sedia e se ne va.&nbsp;</div><div>Torno a casa,&nbsp; Antonella mi ha fatto la pasta al forno. Mi siedo a tavola con la mia famiglia, felice di non avere niente a cui pensare.</div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-03-18 13:14:42 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/243183439</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Maria Cerqua</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/243276389</link>
         <description><![CDATA[<div><br>[bé, pure così non tenevo proprio niente da protestare.]</div><div>&nbsp;</div><div>&nbsp;Ormai nostro figlio era salvo, gli sfizi pure ce li eravamo fatti passare, finalmente vivevamo una vita tranquilla.&nbsp;</div><div>Eravamo bloccati nel traffico, pensavo e ripensavo a chi potesse avere mandato la busta fortunata e, a un certo punto, mi rivolsi a mia moglie: "Antonè, secondo te, può essere stato veramente San Gennaro? Quel ragazzetto è stato mandato proprio da lui..?"&nbsp;</div><div>Mia moglie mi guardò come se avesse visto un fantasma.</div><div>"Ma sei tutto scemo?!?", mi rispose con una voce che non ammetteva repliche. E io così la lasciai appesa, senza una risposta, tanto sapeva tutto lei…&nbsp;</div><div>Ma io continuavo a pensare a quel ragazzetto gentile… Forse aveva semplicemente messo dei soldi da parte, magari per comprarsi una di quelle magliettine che vanno mo’ di moda. Magari aveva rotto il salvadanaio e aveva tirato fuori monetine da due euro e si era divertito a girare per i tabaccai della città a giocarsi i numeri. Qua si usa, siamo molto superstiziosi noi napoletani, eh già, e comunque un po' il caso un po' San Gennaro… Fatto sta che quei numeri sono usciti.&nbsp;</div><div>Chissà..! Resteremo, purtroppo, sempre col dubbio. In fondo la nostra città è sempre stata in mano alla sorte...</div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-03-18 23:39:03 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/243276389</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Vincenzo Viola</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/243387880</link>
         <description><![CDATA[<div><br>[Lui ha ringraziato un’altra volta e se ne’è andato.]</div><div>&nbsp;</div><div>Tornai a casa un po’ ansioso, ma allo stesso tempo fiero dell’azione che avevo compiuto poco prima.&nbsp;</div><div>Ero più che convinto che se non avessi bevuto quei bicchieri di vino, forse non avrei trovato la forza e il coraggio di proteggere quel ragazzo… Chissà. O meglio, chissà chi era quel ragazzo per rispondere così a modo a una rapina, senza alcun timore, nonostante la sua giovane età, senza farsi nessuno scrupolo... Ma la cosa che più mi incuriosiva era capire perché mi aveva chiesto dove abitassi, o forse era ancora l’effetto del vino che mi stava facendo fare troppi pensieri…</div><div>La mattina seguente in città si diffuse la notizia della rapina, a tal punto che se ne parlava in ogni luogo: fuori ai bar, nei parchi pubblici, al centro.</div><div>Si diceva che “un signore coraggiosissimo aveva salvato un ragazzetto da una rapina”.</div><div>Così feci finta di non conoscere il cosiddetto ‘signore’ per capire cosa si vociferava, anche se sapevo benissimo che quel signore ero io.</div><div>Ebbene sì, chiedendo a un paio di amici in piazzetta, mi resi conto che quel ‘signore’ aveva salvato il figlio di uno dei boss della città e che ora padre avrebbe fatto di tutto per sdebitarsi.</div><div>Rimasi sconvolto, pur sempre fiero dell’azione che avevo compiuto, ma anche&nbsp; spaventato dalle possibili conseguenze.</div><div>Decisi così che se mi avesse donato dei soldi, invece di usarli per fare una vita lussuosa, li avrei usati per salvare mio figlio e, se fossero avanzati, per salvare i figli di chiunque non si fosse trovato nella possibilità di farlo.&nbsp;</div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-03-19 10:10:42 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/243387880</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Michele Della Ragione</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/243497532</link>
         <description><![CDATA[<div><br>[bé, pure così non tenevo proprio niente da protestare.]</div><div>&nbsp;</div><div>&nbsp;Per tutta la durata del tragitto, avevo lo sguardo rivolto verso il finestrino avvolto completamente dai miei pensieri. Pensavo a tutto quello che era successo e a quanto la vita<strong> </strong>poteva riservarci delle sorprese inaspettate.&nbsp;</div><div>Mi chiedo se un giorno uno di questi bambini adottati riuscirà ad avere successo e a compiere buone azioni e atti generosi.&nbsp;</div><div>Tornato a casa, mangiai la pasta al forno di Antonella, che mi diede una busta. La aprii e ci trovai una chiavetta USB, la collegai al PC e cliccai sull'unico file disponibile. In quel momento io e Antonella ci sentimmo felicissimi perchè quel file era un video di ringraziamento mandato dai bambini adottati a distanza.&nbsp;</div><div>Oggi ho capito che la vita segue la regola della causa ed effetto, cioè compiendo buone azioni ne riceverai altrettante.</div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-03-19 13:56:32 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/243497532</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Costantino Sabbatino</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/243524536</link>
         <description><![CDATA[<div><br>[bè, pure cosi non tenevo proprio niente da protestare.]<br> </div><div>Passò un mese, ed io ero di ritorno dal cantiere, come ogni giorno, col 118. </div><div>"Finalmente mancano solo due fermate per arrivare a casa", pensai.</div><div>A quel punto vidi dal finestrone del pullman quel misterioso ragazzo vestito alla moda, che avevo salvato da due teppisti il mese scorso, seduto su una panchina. </div><div>Il desiderio di potergli parlare di nuovo era irrefrenabile, così scesi ad una fermata prima di quella di casa. </div><div>Mi sedetti vicino a lui e notai che mi aveva riconosciuto, aveva uno strano sorriso misterioso stampato sulla faccia. </div><div>Dopo secondi di silenzio gli dissi: "Sai, da quando ti ho salvato quella sera, la mia vita è cambiata del tutto. Adesso io e la mia famiglia possiamo di nuovo mangiare un pasto decente e mio figlio Niccolò è guarito del tutto.'' </div><div>"Mi fa davvero piacere", rispose il ragazzo.</div><div>"Ho anche adottato trenta bambini a distanza”, continuai, “mi sento davvero un uomo diverso".</div><div>Intanto il ragazzo continuava sorridermi. </div><div>Stava per farsi orario di cena e non volevo far aspettare Antonella, così alla fine gli dissi: "Ancora mi domando però se sia stato un miracolo quello che mi è successo o una coincidenza" e per scherzare gli dissi: "Non è che in questa storia c’entri anche tu?" </div><div>E tra una risata e l'altra con tutta la spontaneità di questo mondo mi disse: "Forse... Chi lo sa", di nuovo con quel suo sorriso misterioso, lasciandomi nel dubbio.</div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-03-19 14:29:56 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/243524536</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Carla Scagliola </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/243574383</link>
         <description><![CDATA[<div><br>[bè, pure cosi non tenevo proprio niente da protestare.]<br><br></div><div>Un giorno apro la porta e vedo un ragazzino.</div><div>Lo guardo bene e noto che è lo stesso ragazzo a cui ho salvato la vita.</div><div>Mi fa un sorriso a trentadue denti.</div><div>Lo ringrazio per i cedolini spediti, ma la sua risposta è del tutto ingenua.</div><div>Mi dice che lui non aveva fatto ancora niente per me e che era venuto appunto per ringraziarmi e donarmi una lettera. Dentro c’erano i ringraziamenti dei genitori e cinquanta euro. Ma io dopo tutti i soldi che mi erano piovuti dal cielo mi tengo le belle parole dei genitori e gli dò indietro i soldi. Poi gli racconto cosa era successo, lui rimane sbalordito e ci salutiamo. </div><div>La sera, però, non riesco a prendere sonno.</div><div>Se non è stato lui, allora chi è stato? </div><div>Un dono dal cielo? </div><div>Un benefattore sconosciuto? </div><div>Chissà.</div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-03-19 15:36:23 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/243574383</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Vincenzo Tramonto</title>
         <author>vincenzotramonto</author>
         <link>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/243651495</link>
         <description><![CDATA[<div><br>[bè, pure cosi non tenevo proprio niente da protestare.] <br><br>Venticinque anni dopo...<br><br></div><div>Niccolò: "...e così il nonno aiutò ben trenta bambini bisognosi…"</div><div>Fortuna: "Papà, ma allora nonno era un eroe! Scusa, papà, ma quella busta magica da dove è saltata fuori? Secondo me è stato quel ragazzino."</div><div>Gennaro: "Nooooo, ma cosa dici! È stato San Gennaro, eh, si chiama anche come me", disse ridendo mio figlio.</div><div>Eh già, ormai sono io a raccontare la storia. Sono passati ormai venticinque anni da quel momento e papà non c'è più. Ora racconto la sua storia ai miei figli, perchè lui deve essere ricordato come un eroe, perchè nella sua povertà ha deciso di aiutare chi era più povero di lui.</div><div>Niccolò: "Io, se sono qua, è grazie a nonno che ha sempre fatto di tutto per tutti, e anche voi dovete fare come lui, figli miei. E poi anche grazie a, come dici tu Fortuna, quel bambino che gli ha donato quella busta piena di cedolini vincenti dopo che lui gli ha salvato la vita, oppure come dici tu Gennaro, al miracolo del santo pregato pochi giorni prima da papà. Io anche pensavo proprio come voi, che entrambe le cose potessero essere giuste, ma il bello di questa storia è che voi potete pensare qualunque cosa, ma la morale è una sola, e cioè che finché voi fate azioni benevole vi ritorna tutto il bene che fate sottoforma di magia, fortuna o in altri modi misteriosi, e la stessa cosa vale per le azioni brutte, al contrario però. Dai, ora si è fatto tardi, andate a dormire," conclusi con uno sbadiglio finale.</div><div>"Grazie per averci raccontato un’altra volta la storia, papà, buonanotte" esclamarono Fortuna e Gennaro all’unisono.</div><div>Beh, in realtà, io dopo anni so cosa è successo però voglio farli rimanere ancora nel dubbio. A voi, però, posso raccontarlo.</div><div>Allora, qualche annetto fa, scesi per andare al lavoro.</div><div>Entro nella mia officina, mi vesto con i panni da lavoro tutti unti di olio e catrame ed entra un ragazzo quasi della mia età con una Ferrari stupenda, ma con una ruota bucata.</div><div>Io con emozione dissi: "Buongiorno, bella macchina, cosa posso fare per lei?"</div><div>E lui con un tono allegro, quasi come se mi conoscesse:"Ho bucato la ruota, mi può aiutare?"</div><div>Ed io:"Sì, certo!"</div><div>Fa entrare la macchina e ci mettiamo a chiacchierare del prezzo della gomma, quando ad un tratto lui dice: "Tu sei Niccolò, vero?"</div><div>Ed io: "Sì, ci conosciamo?"</div><div>Lui: "Eeeeh, diciamo che ho aiutato molto la tua famiglia… Tuo padre mi salvò la vita. Il mio aiuto in confronto a quello che fece tuo padre, non è stato niente... Ma tuo padre come sta?", esclamò con tono più cupo.</div><div>"Beh..., mio padre ormai non c’è più", risposi pietrificato.</div><div>Gli occhi gli si riempirono di lacrime, si mise quasi a piangere.</div><div> </div><div>Io istintivamente l'ho abbracciai e gli dissi:"Grazie!"</div><div>Lui, quasi come vergognoso del suo pianto, se ne andò esclamando: "Ci vediamo domani per la macchina".</div><div>Quel giorno chiusi prima l'officina, tornai a casa, mi feci una doccia e andai a letto senza cena. Non potevo credere di aver conosciuto colui che mi aveva salvato la vita.</div><div>Il giorno dopo, stanco per non aver dormito, aprii comunque l'officina Cambiai tutte le ruote a quella stupenda Ferrari, la lucidai, le levai tutti i graffi e le sistemai anche le sospensioni che erano un po’ <em>inguaiatucce</em> a causa delle buche.</div><div>Quando lui tornò, spalancò gli occhi e esclamò: "Io t'ho detto di cambiare la ruota, non di farmela nuova!" </div><div>"Beh, per chi mi ha salvato la vita”, risposi sorridendo, ”faccio questo ed altro. Anzi, non ho fatto nulla e permettimi di regalarti perlomeno il mio lavoro, è una piccola cosa, ma è il segno della mia gratitudine per avermi regalato una nuova vita".</div><div>Ci abbracciammo e da allora non ci siamo più separati. </div><div>Ecco, cosi ho saputo chi mi ha salvato la vita, e da quel momento vivo la vita con una marcia in più per i miei figli.</div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-03-19 17:33:08 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/243651495</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Lorenzo Pilato  </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/243763252</link>
         <description><![CDATA[<div><br>[bè, pure cosi non tenevo proprio niente da protestare.]<br> </div><div> Tornato a casa e gustata la pasta al forno fredda di Antonella, sono andato sereno a riposare.</div><div>Passano tre giorni, quando il direttore dei lavori del cantiere mi convoca in ufficio.</div><div>“Signor Esposito”, mi dice, “domani deve recarsi per un sopralluogo in via Caravaggio al n. 24, 5 piano, interno 13“. </div><div>Non ero felice di questa notizia, perché dovevo rinunciare al passaggio del collega, al cornetto caldo che ogni giorno lui mi offre e soprattutto andare a lavorare con i mezzi pubblici.</div><div>Ma come potevo rifiutare…? Il direttore, persona dispettosa, una volta che mi rifiutai di sbrigare una commissione, mi minacciò di decurtarmi lo stipendio.</div><div>La sera sul divano ho detto ad Antonella: ”Mia cara, domani vorrei che mi venisse un accidenti, così eviterei di andare a fare il sopralluogo nell’appartamento che mi ha indicato il direttore”.</div><div>Antonella, donna saggia, mi ha invitato a non comportarmi da bambino, e mi ha detto:</div><div>”Hai una famiglia, se il capo ti licenzia come andremo avanti?“ </div><div>“Hai ragione, mia cara”, le ho risposto con serenità. </div><div>Al risveglio, di buon’ora, mentre gustavo la colazione preparata con amore da Antonella, avverto brividi di piacere inaspettati. Gli stessi brividi non mi abbandonano per tutto il tragitto da casa a lavoro. Salito nel 118, penso al numero civico 24, al 5 piano e all’interno 13. Stupito, esclamai: “Ma vuoi vedere, che questi numeri potrebbero essere un terno vincente?”</div><div>Nell’autobus affollato improvvisamente mi sento osservato, mille occhi mi guardano meravigliati. <br> Penso che ho urlato troppo. </div><div>Mentre l'autobus continua il suo percorso, i tre numeri del terno vincente mi ronzano nella mente</div><div>Giunto a destinazione una strana sensazione mi pervade, però, preso dall’euforia mi appresto a bussare l'interno 13 del 5 piano di via Caravaggio 24 e mi apre il ragazzo salvato mesi prima dalla rapina del motorino.</div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-03-19 20:58:36 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/243763252</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Mattia Ippolito</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/243877470</link>
         <description><![CDATA[<div><br>[Invece gli davo il cedolino e loro mi pagavano: ogni ricevitoria settemila e ottocento euro.]</div><div> </div><div>Non pensavo ad altro che all'operazione di Niccolò, saremo andati a Lione tra due settimane. Il giorno dopo, chiesi il permesso di ferie al lavoro. </div><div>Quella mattina in cucina c'era un'aria di speranza. Antonella era molto felice. Insomma, era avvenuto un miracolo, pensai. Antonella mi guardò e notò che avevo uno sguardo opaco. </div><div>"C'è qualcosa che non va?". mi chiese. "No", risposi. "Non c'è niente che non va. È solo che vorrei sapere chi aveva<strong> </strong>spedito i cedolini vincenti". </div><div>Deve essere stato qualcuno di buon cuore, pensai. </div><div>In giornata, decisi di recarmi in chiesa e mi piazzai di fronte alla statua di San Gennaro. </div><div>"San Gennà", dissi, "sei stato tu? Ti ringrazio per aver ascoltato la mia preghiera. Hai salvato la vita di mio figlio!". </div><div>Mentre tornavo a casa, guardai in quel vicoletto e c'era di nuovo quel ragazzino, stavolta da solo. Mi avvicinai e lo salutai.</div><div>"Ciao" gli dissi e lui mi rispose: "Buonasera, signor Esposito". </div><div>Rimasi perplesso, conosceva il mio cognome. In quel momento compresi tutto quello che era successo.</div><div>Forse è figlio di un mafioso, pensai. </div><div>Gli chiesi senza esitazione:"Sei stato tu a mandarmi la busta con i cedolini?"</div><div>"Si!", mi rispose. "Non dica nulla. Ora siamo pari". </div><div>Sembrava sapere tutto della mia vita.</div><div> "Perché l'hai fatto? Sapevi anche che di mio figlio stava male?". </div><div>“Sapevo della sua situazione familiare”, mi rispose, “Lei, mi aveva salvato la vita ed io, come potevo, ho contraccambiato. </div><div>Poi si girò e se ne andò, ma i miei pensieri non se ne andranno mai.</div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-03-20 08:32:07 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/243877470</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Michele Palumbo</title>
         <author>paolarago1</author>
         <link>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/244886137</link>
         <description><![CDATA[<div><br>[bé, pure così non tenevo proprio niente da protestare.]<br><br>Passarono giorni da questa mia avventura e sembrava essere tornata la mia vita di sempre, monotona e stancante. Quasi non pensavo più a come era stato possibile salvare mio figlio, anche perché Niccolò era sempre più birbante, anche troppo... se proprio devo dirla tutta.<br>Dopo qualche tempo, tornai in banca per controllare il fatto se le rette dell’adozione erano in regola. E stranamente erano tutti gentili… Signor Esposito di qua, signor Esposito di là… Subito pensai, Non c’è niente da fare, le persone cambiano il loro comportamento a seconda della consistenza del tuo conto bancario… Ma, va be’, passiamo avanti, questa è un’altra cosa ...</div><div>Andai dritto dal direttore, visto che non avevo tempo da perdere con l’impiegato dell’altra volta. Il direttore, quando mi vide, quasi fece gli occhi a cuoricino, e mi disse: “Carissimo dottor Esposito, come va?” </div><div>Senza rispondere alla domanda, gli chiesi diretto se i bambini avessero ricevuto il nostro aiuto, mio e di Antonella. </div><div>“Ma certo, Signor Esposito, stia tranquillo, e quei birbantelli se li sono anche spesi”, concluse cercando di fare il simpatico.</div><div>Poi si fermò, si fece serio, aprì un cassetto, rovistò per qualche secondo e ne tirò fuori una busta gialla.</div><div>“Ecco, la prenda, ci sono le foto dei suoi figli”.</div><div>Il solo vedere quei sorrisi innocenti e quelle manine rivolte verso il cielo, mi fece annebbiare gli occhi dalle lacrime. La commozione prese il sopravvento e calò il silenzio. </div><div>Anche il direttore mi sembrò commosso. Anche i bancari hanno un’anima?</div><div>Lo salutai e stavo per varcare la soglia, quando un signore mi fermò e disse con un sorrisetto: “So’ stati d’aiuto…”</div><div>“So’ stati d’aiuto?”, ripetei meccanicamente.</div><div>“Pensaci, non erano in una busta gialla?”</div><div>“Ma lei cosa ne sa?” </div><div>A quel punto passò da quel sorriso ad una faccia seria e iniziò a spiegare. </div><div>“Ho assistito a tutto, sai? La volta che sei entrato in questa banca, ti hanno respinto in malo modo… Il tuo sguardo mi è rimasto impresso… non sapevo ancora per cosa eri così disperato…, poi l’ho compreso, quando mi sono informato. Ti servivano soldi, per salvare tuo figlio… Solo io potevo capirti… Io avevo tutto, ma mio figlio non l’ho potuto salvare. Allora, ho pensato di lasciare fare al destino. Il destino si è preso mio figlio e il destino ti ha ridato il tuo. Così ho giocato 200 € in tante lotterie diverse, il resto lo sai già”.</div><div>“Grazie… grazie… grazie…”, cominciai a farfugliare</div><div>Non sapevo cos’altro dire… </div><div>Allora lui mi interruppe e con un sorriso angelico mi disse: “Sei un brav’uomo,  un buon marito e un ottimo padre con un gran cuore. Niccolò crescerà bene, diventerà forte e bello. Lassù hanno apprezzato”.</div><div>Ma ecco che mi sentii chiamare dal direttore, mi girai per un secondo e lui scomparve.</div><div>Non so che cosa pensare, ma mi piace pensare che fosse un angelo mandato da Dio su consiglio di San Gennaro.</div><div>Uscito dalla banca, passai un’altra volta da San Gennaro per ringraziarlo, poi tornai a casa, abbracciai Niccolò e Antonella e mi misi a letto contento ma stremato per quella lunga giornata.</div><div><br></div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-03-22 09:17:19 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/244886137</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Prof.ssa Paola Rago</title>
         <author>paolarago1</author>
         <link>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/245703259</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Presentazione</div><div><br></div><div>Il progetto "Si va in Biblioteca", promosso dal Club Soroptimist di Napoli, s’inquadra in un più ampio progetto nazionale messo in campo dal Soroptimist International d’Italia, che ha come obiettivo la diffusione e la frequentazione della biblioteca come luogo di trasmissione e di elaborazione del sapere e anche come luogo dell’inclusione e della  mediazione facilitata  tra le generazioni e le culture.</div><div>La classe IV D dell’Istituto “Duca degli Abruzzi” di Napoli ha preso parte a tre incontri: due nella Sala Lettura e uno presso la Biblioteca “Giancarlo Mazzacurati” di Bagnoli.</div><div>I lavori, che sono qui raccolti, nascono da una attività sviluppata, durante il secondo incontro, dallo scrittore Andrej Longo, che ha chiesto ai ragazzi di cambiare il finale a un  suo racconto  ‘Il prestito non glielo possiamo fare’.</div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-03-24 08:24:15 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/paolarago1/30f62qcc2zug/wish/245703259</guid>
      </item>
   </channel>
</rss>
