<?xml version="1.0"?>
<rss version="2.0">
   <channel>
      <title>Il caso Vajont 3B by Erica</title>
      <link>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx</link>
      <description>Conoscere per non sbagliare ancora</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-01-02 10:30:51 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2023-02-07 00:18:33 UTC</lastBuildDate>
      <webMaster>hello@padlet.com</webMaster>
      <image>
         <url></url>
      </image>
      <item>
         <title>Vajont</title>
         <author>erica_marobin</author>
         <link>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/218289021</link>
         <description><![CDATA[<div><a href="https://dentroilvajont.focus.it/numeri-del-vajont.html">https://dentroilvajont.focus.it/numeri-del-vajont.html</a></div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-01-02 10:31:03 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/218289021</guid>
      </item>
      <item>
         <title>&quot;Come un sasso in un bicchiere d&#39;acqua&quot;</title>
         <author>erica_marobin</author>
         <link>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/218289461</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
         <enclosure url="https://padletuploads.blob.core.windows.net/prod/104035297/69dd74c40580fbdc959108ca881d0c96/Vajont.jpg" />
         <pubDate>2018-01-02 10:37:14 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/218289461</guid>
      </item>
      <item>
         <title></title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/218521557</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-01-03 15:15:44 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/218521557</guid>
      </item>
      <item>
         <title>La mia riflessione sul Vajont</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/218527002</link>
         <description><![CDATA[<div>Più di una volta la diga del Vajont prima del suo completamento sul monte Toc aveva cominciato a franare ,boati e scosse avevano avvisato che il territorio stava soffrendo,poi un grosso pezzo di monte andò a finire nel lago artificiale.I timori della gente di Longarone avevano cominciato a farsi sentire.Bisognava fermarsi ,fare un passo in dietro e salvare vite.Una storia triste!Ci auguriamo che non possa ripetersi più anche se oggi abbiamo notizia di progetti e interventi sul territorio non sempre attenti e capaci di rispettare la nostra terra e i suoi abitanti.  INFORMAZIONI SUL DISASTRO DEL VAJONT:alle 22:39 duecentosessanta milioni di metri cubi di montagna precipitano nel lago a 100 Km l'ora.Dalla finestra ,il parroco di Casso vede il bosco correre giù.L' acqua ,invece vola in alto.Forma un'onda a tre punte ,alta 250 metri .La prima è più alta del paese colpisce il piano terra della scuola elementare.     CURIOSITA':ho letto il libro dal titolo" la storia di Mariella "  scritta dalla giornalista Emanuela Da Ros che trova le pagine del diario della bambina del Vajont e decide di pubblicare i  suoi sogni e il disastro di quella notte perchè i bambini di oggi sappiano quello che è successo il 9 ottobre 1963.                     Elena V.   <br>                                                                                                                                                                                           </div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-01-03 15:25:23 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/218527002</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Vajont</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/218793263</link>
         <description><![CDATA[<div>Questo disastro non fu un evento naturale: fu causato dall'avidità dell'uomo, che volle costruire la diga ad arco più alta del mondo, ben 262 metri, in un luogo morfologicamente inadatto.</div><div>La diga venne costruita dalla <em>Società Adriatica di Elettricità</em> per produrre energia idroelettrica e guadagnare denaro.<br>Questo dramma ci dice che l'uomo non può pretendere di imbrigliare la natura perché la natura è più forte e, prima o poi, si riprende i propri spazi. Ci dice anche che noi esseri umani dobbiamo vivere in armonia sul pianeta che ci ospita, e che dobbiamo preservarlo e conservarlo in salute per le generazioni che verranno dopo di noi.<br>Chiedete ai vostri nonni un ricordo:  a memoria è il modo migliore per far sì che disastri simili non accadano mai più.<br>Riccardo S.</div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-01-04 17:09:05 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/218793263</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Dramma Vajont</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/219148607</link>
         <description><![CDATA[<div> Una massa franosa di 270 milioni di metri cubi era precipitata in poche decine di secondi nell’invaso artificiale, sollevando un’ondata micidiale che scavalcò la diga (rimasta intatta) di 200 metri, piombando nella valle del Piave.<strong>L’impatto dell’enorme ondata sulla valle</strong>, situata alcune centinaia di metri più in basso, fu tale da creare una <strong>scossa sismica</strong> che venne registrata da diversi sismografi. A Longarone, che si trovava proprio allo sbocco della stretta valle del Vajont, non rimase niente in piedi, tutto fu spazzato via. 1450 persone morirono nel paese. <strong>Altre centinaia morirono a Codissago e Castellavazzo</strong>, sempre sulla Valle del Piave.Anche <strong>Erto e Casso,</strong> i paesi montani situati nella Valle del Vajont sul versante opposto a quello franato furono colpiti, anche qui ci furono molti morti. Enormi spruzzi d’acqua scoperchiarono case e fecero danni, anche se non comparabili con la distruzione avvenuta più a valle.Così raccontò agli italiani cosa era successo Dino Buzzati, il grande scrittore che a quel tempo scriveva per il Corriere della Sera: “<em>Un sasso è caduto in un bicchiere, l’acqua è uscita sulla tovaglia. Tutto qua. Solo che il sasso era grande come una montagna, il bicchiere alto centinaia di metri, e giù sulla tovaglia, stavano migliaia di creature umane che non potevano difendersi</em>“.<br>TREVISAN  MARTINA</div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-01-07 13:56:12 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/219148607</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Un disastro preannunciato: il VAJONT</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/219405616</link>
         <description><![CDATA[<div>Nella sera del 9 ottobre 1963 una frana di 270 milioni di metri cubi si staccò dal fianco del Monte Toc, al confine tra il Veneto e il Friuli. La frana precipitò in un lago artificiale e l’acqua <br>fuoriuscendo creò una gigantesca onda, simile ad uno tsunami, che uccise circa 2.000 persone. Tutto nacque dalla necessità di creare un rapido sviluppo in aree rimaste economicamente arretrate, ma soprattutto dalla volutamente scarsa conoscenza della situazione geologica contrapposta alla troppa fiducia nelle scienze "esatte".<br><br>---------------------------------------------------- <strong><em>IL PROGETTO E LA COSTRUZIONE</em></strong><sub> </sub>---------------------------------------------<br><br>Nel 1929 iniziarono gli studi e i progetti per la costruzione udi un bacino artificiale nella Valle del Vajont. Per compensare alla irregolare portata del fiume Piave e dei suoi affluenti,  con portate utili alla produzione di energia elettrica solo in primavera e in autunno, doveva essere costruito un enorme lago artificiale, nel quale stoccare circa 150 milioni di metri cubi d’acqua.<br>In pochi anni il progetto era pronto, ma scoppia la seconda guerra mondiale. <br>Nel 1943 iniziò l'acquisizione dei terreni dei comuni di Erto e di Casso. <br>Nel <strong>luglio</strong> del <strong>1957 iniziarono i lavori</strong>, con circa 400 operai, e la diga venne <strong>inaugurata</strong> nel settembre del <strong>1960</strong>. Ci sono voluti soltanto 3 anni per costruire quella che è oggi la "diga del Vajont" e che, allora, rappresentava la più grande diga a doppio arco del mondo. <br>Una diga alta 262 metri, larga 190, spessa 22 metri alla base e solo 3,40 metri alla sua sommità e dove vennero utilizzati 353 000 metri cubi di calcestruzzo; tuttavia, però, non vennero fatti molti studi sulla stabilità del versante settentrionale del Monte Toc, che era ben nota. <br><br>------------------------------------------------------------------ <strong><em>LA FRANA</em></strong> ----------------------------------------------------------------------<br><br>Terminata la costruzione della diga iniziarono le prove di invaso e svaso della diga. Durante la prima prova 800 000 metri cubi di roccia cadde all'interno del bacino poiché al crescere del livello dell’acqua diminuiva la coesione tra le rocce. Nel 1962 vennero fatti studi su modelli che, in scala, riproducevano il bacino del Vajont. Dopo varie simulazioni, condotte sottostimando le dimensioni di una eventuale frana, venne fissato un limite di sicurezza della quota massima dell’acqua del lago, circa 20 metri sotto alla quota massima prevista. Nell’aprile 1963 iniziò una terza prova di invaso, che portò l’acqua del lago al suo livello massimo; nel settembre 1963 vennero evidenziati movimenti di 2 centimetri al giorno del fianco del Monte Toc, e quindi venne deciso un rapido svuotamento del lago, ma oramai l’acqua del lago aveva fluidificato dei livelli di argilla e la frana era stata innescata. Il giorno 8 ottobre 1963 gli strumenti di rilevazione mostrarono che il versante del Monte Toc si era mosso in poche ore di più di mezzo metro, e quindi si decide di svuotare ancora più rapidamente il lago. Paradossalmente il rapido svuotamento del lago diventò uno dei fattori scatenanti, in quanto la presenza della massa d’acqua del lago funge proprio da puntello alla frana stessa. Il 9 ottobre era una giornata di sole. Il Comune di Erto e Casso emetté un'ordinanza di sgombero per alcune frazioni più vicine al lago. A mezzogiorno alcuni operai videro ad occhio nudo il movimento della montagna, e gli alberi che si inclinavano. Vennero inviate a Roma, per posta ordinaria, delle richieste di istruzioni.<br><br>--------------------------------------------------------------- <strong><em>LA TRAGEDIA</em></strong> -------------------------------------------------------------------<br><br>Alle 22:39 del 9 ottobre 1963 una frana di 270 milioni di metri cubi precipita nel lago a 100 km l’ora. La frana colma la depressione del lago, spingendo l’acqua in alto. La frana non colpisce direttamente la diga, che quindi non crolla, e riempendo l’invaso di detriti fa sì che la massa d’acqua sollevata non si schianti contro la diga stessa, ma la superi. L’acqua, sollevata dalla frana come uno tsunami, forma una onda alta 250 metri d’altezza, che si divide in tre parti. La prima onda colpisce il paese di Casso, ed è più alta del paese stesso. L’acqua e i massi sfondano i tetti delle case, ma per fortuna non si registra nessun morto. La seconda onda si dirige verso Erto; il paese non viene colpito perché protetto da uno sperone di roccia, ma vengono distrutte alcune frazioni, con circa 350 morti. La terza onda supera il coronamento della diga e 50 milioni di metri cubi d’acqua e di roccia volano oltre la diga a 80 km all’ora. L’onda produce un vento sempre più intenso, che porta con sé una nuvola di goccioline d’acqua, e allo sbocco della valle del Vajont l’onda è alta 70 metri.<br>A Longarone la gente è nei caffè per vedere alla televisione la finale di Coppa dei Campioni tra il Real Madrid e i Glasgow Rangers. Va via la luce, si vedono sulla montagna dei lampi. Poi arriva il vento, che toglie il respiro. Alle 22.43 l’onda che ha scavalcato la diga crolla nella Valle del Piave e piomba su Longarone, polverizzando persone e case. Il livello del fiume si alza di 12 metri in pochi istanti e dopo 15 minuti l’onda di riflusso torna giù a lisciare tutto, e la valle è trasformata in una spianata di fango. In totale muoiono 1.917 persone, di cui 487 bambini e ragazzi; 451 vittime non sono mai state ritrovate.<br><br>QUESTO LINK E' LA TESTIMONIANZA DI UN UOMO SOPRAVVISSUTO A QUESTA TRAGEDIA:<br>------------------------------ <a href="https://www.youtube.com/watch?v=7LwbG3n8bBg">https://www.youtube.com/watch?v=7LwbG3n8bBg</a> -----------------------------------------<br><br>                                                                                                                                           Anzolin Tatiana<br><br></div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-01-08 15:55:25 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/219405616</guid>
      </item>
      <item>
         <title>DISASTRO DEL VAJONT</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/219764771</link>
         <description><![CDATA[<div>9 OTTOBRE 1963<br><br> La frana che si staccò alle ore 22.39 dalle pendici settentrionali del monte Toc precipitando nel bacino artificiale sottostante aveva dimensioni gigantesche. Una massa compatta di oltre 270 milioni di metri cubi di rocce e detriti furono trasportati a valle in un attimo, accompagnati da un'enorme boato. Tutta la costa del Toc, larga quasi tre chilometri, costituita da boschi, campi coltivati ed abitazioni, affondò nel bacino sottostante, provocando una gran scossa di terremoto. Il lago sembrò sparire, e al suo posto comparve una enorme nuvola bianca, una massa d'acqua dinamica alta più di 100 metri, contenente massi dal peso di diverse tonnellate. Gli elettrodotti austriaci, in corto-circuito, prima di esser divelti dai tralicci illuminarono a giorno la valle e quindi lasciarono nella più completa oscurità i paesi vicini.<br><br>La forza d'urto della massa franata creò due ondate. La prima, a monte, fu spinta ad est verso il centro della vallata del Vajont che in quel punto si allarga. Questo consentì all'onda di abbassare il suo livello e di risparmiare, per pochi metri, l'abitato di Erto. Purtroppo spazzò via le frazioni più basse lungo le rive del lago, quali Frasègn, Le Spesse, Cristo, Pineda, Ceva, Prada, Marzana e San Martino.<br><br>La seconda ondata si riversò verso valle superando lo sbarramento artificiale, innalzandosi sopra di esso fino ad investire, ma senza grosse conseguenze, le case più basse del paese di Casso. Il collegamento viario eseguito sul coronamento della diga venne divelto, così come la palazzina di cemento, a due piani, della centrale di controllo ed il cantiere degli operai. L'ondata, forte di più di 50 milioni di metri cubi, scavalcò la diga precipitando a piombo nella vallata sottostante con una velocità impressionante. La stretta gola del Vajont la compresse ulteriormente, facendole acquisire maggior energia.</div><div>Allo sbocco della valle l'onda era alta 70 metri e produsse un vento sempre più intenso, che portava con se, in leggera sospensione, una nuvola nebulizzata di goccioline. Case, chiese, porticati, alberghi, osterie, monumenti, statue, piazze e strade furono sommerse dall'acqua, che le sradicò fino alle fondamenta. <br>Alle prime luci dell'alba l'incubo, che aveva ossessionato da parecchi anni la gente del posto, divenne realtà. Gli occhi dei sopravvissuti poterono contemplare quanto l'imprevedibilità della natura, unita alla piccolezza umana, seppe produrre. La perdita di quasi duemila vittime stabilì un nefasto primato nella storia italiana e mondiale... si era consumata una tragedia tra le più grandi che l'umanità potrà mai ricordare.<br>MARIA TERESA ORTOMAN</div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-01-09 15:02:46 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/219764771</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Energia Idrica</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/220319443</link>
         <description><![CDATA[<div>Di Riccardo Storato</div>]]></description>
         <enclosure url="https://padletuploads.blob.core.windows.net/prod/104035297/eace30dcf482f837ecb1ccbe8acb0c10/Curiosit__energia_idrica.doc" />
         <pubDate>2018-01-10 18:30:11 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/220319443</guid>
      </item>
      <item>
         <title>VAJONT</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/222789510</link>
         <description><![CDATA[<div>La diga del Vajont venne costruita tra il 1957 e il 1960 con lo scopo di ottenere energia idroelettrica dai diversi bacini presenti nella zona del Veneto.<br>Il 9 ottobre del1963 dal monte Toc si staccò un'enorme frana. La massa della frana cadendo dentro il bacino causò due onde gigantesche che distrussero paesi e frazioni, soprattutto Longarone, e uccisero quasi 2000 persone.<br>Per molto tempo si è discusso se il disastro del Vajont è stato provocato da errori umani prevedibili o se è stato un evento naturale. È ormai chiaro che senza la costruzione del bacino e del suo riempimento attraverso tre successivi invasi, l'evento naturale della grande frana del monte Toc non sarebbe accaduto.<br>Questo ci porta a dire che ci sono stati errori di valutazione, di progettazione e di conduzione dell'impianto che scatenarono la tragedia. <br>Per prima cosa non era stata considerata la reale conformazione geologica del bacino e la progettazione si era basata su perizie geologiche errate e non si sono approfondite le indagini prima di iniziare la costruzione.<br>                                                                                ALBERTO SERRAGLIA<br><br></div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-01-19 14:29:32 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/222789510</guid>
      </item>
      <item>
         <title></title>
         <author>erica_marobin</author>
         <link>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/223847136</link>
         <description><![CDATA[<div>VAJONT&nbsp;<br>La diga del Vajont venne costruita tra il 1957 e il 1960 con lo scopo di ottenere energia idroelettrica dai diversi bacini presenti nella zona del Veneto.<br>Il 9 ottobre del1963 dal monte Toc si staccò un'enorme frana. La massa della frana cadendo dentro il bacino causò due onde gigantesche che distrussero paesi e frazioni, soprattutto Longarone, e uccisero quasi 2000 persone.<br>Per molto tempo si è discusso se il disastro del Vajont è stato provocato da errori umani prevedibili o se è stato un evento naturale. È ormai chiaro che senza la costruzione del bacino e del suo riempimento attraverso tre successivi invasi, l'evento naturale della grande frana del monte Toc non sarebbe accaduto.<br>Questo ci porta a dire che ci sono stati errori di valutazione, di progettazione e di conduzione dell'impianto che scatenarono la tragedia.&nbsp;<br>Per prima cosa non era stata considerata la reale conformazione geologica del bacino e la progettazione si era basata su perizie geologiche errate e non si sono approfondite le indagini prima di iniziare la costruzione.<br>ALBERTO SERRAGLIA</div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-01-23 16:03:34 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/223847136</guid>
      </item>
      <item>
         <title>IL DISASTRO DEL VAJONT </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/224710550</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Il <strong>disastro del Vajont</strong> è stato un disastro ambientale ed umano, occorso la sera del 9 ottobre 1963 nel neo-bacino idrico del torrente Vajont (al confine tra Friuli e Veneto), dovuto alla caduta di una colossale frana dal soprastante pendio del Monte Toc nelle acque del bacino lacustre alpino realizzato con l'omonima diga; la conseguente tracimazione dell'acqua contenuta nell'invaso, con effetto di dilavamento delle sponde del lago, coinvolse prima Erto e il Casso, paesi geograficamente vicino alla riva del lago dopo la costruzione della diga, mentre il superamento della diga da parte dell'onda generata provocò l'inondazione e la distruzione degli abitati del fondovalle veneto tra cui Longarone, e la morte di 1.910 persone. Secondo me chi doveva costruire la diga non doveva pensare solo ai soldi che guadagnava ma anche alle povere persone che rischiavano la vita e che ormai abitavano lì da generazioni e generazioni .<br>ARTIOM AKULIC </div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-01-25 15:49:17 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/224710550</guid>
      </item>
      <item>
         <title>VAJONT</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/224849830</link>
         <description><![CDATA[<div>Cinquantadue anni fa, il 9 ottobre 1963, accadeva il disastro del Vajont. Una frana colossale è precipitata nell’invaso della diga più alta del mondo: provocando un’onda che ha scavalcato la diga e ucciso 2.000 persone. Dove prima sorgeva la cittadina di Longarone, la mattina del 10 ottobre c’è un’enorme distesa di fango. Iniziano ad arrivare i soccorsi, vengono recuperati i primi cadaveri. Il giorno dopo, poiché c’erano rischi di ulteriori frane, viene ordinato lo sgombero a monte della diga, gli abitanti di Erto e Casso sono costretti a lasciare le loro case, ma alcuni di loro torneranno clandestinamente. Finita la tragedia, ci si inizia a domandare se in tutto questo qualcuno avesse una responsabilità. MATTEO STRAFEZZA<br>&nbsp;&nbsp;</div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-01-25 19:53:07 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/224849830</guid>
      </item>
      <item>
         <title>VAJONT</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/224853820</link>
         <description><![CDATA[<div>Il <strong>disastro del Vajont</strong> è stato un disastro ambientale ed umano, occorso la sera del 9 ottobre 1963 nel bacino idroelettrico artificiale del torrente Vajont dovuto alla caduta di una colossale&nbsp; frana dal soprastante pendio del Monte Toc nelle acque del bacino lacustre alpino realizzato con la diga;; la conseguente tracimazione dell'acqua contenuta nell'invaso, con effetto di dilavamento delle sponde del lago, coinvolse prima Erto e Casso, paesi vicino alla riva del lago dopo la costruzione della diga, mentre il superamento della diga da parte dell'onda generata provocò l''inondazione e la distruzione degli abitati del veneto, tra cui Longarone, e la morte di 2000 persone.<em>Sono stati commessi tre fondamentali errori umani che hanno portato alla strage: l'aver costruito la diga in una valle non idonea sotto il profilo geologico; l'aver innalzato la quota del lago artificiale oltre i margini di sicurezza; il non aver dato l'allarme la sera del 9 ottobre per attivare l'evacuazione in massa delle popolazioni residenti nelle zone a rischio di inondazione.</em>&nbsp;CUBALCHINI JASMINE</div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-01-25 20:03:31 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/224853820</guid>
      </item>
      <item>
         <title>VAJONT</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/224863368</link>
         <description><![CDATA[<div><br>La diga, costruita dal 1957 al 1960, oggi in disuso, è tristemente famosa per il disastro del 9 ottobre 1963, quando una frana del monte toc precipitò nel bacino, facendolo traboccare e inondando il paese di Longain provincia di Belluno, causando 1.917 vittime, tra cui 487 bambini e ragazzi sotto i 15 anni.&nbsp;<br><br></div><div><br>Pare che le cause del disastro siano da attribuire principalmente al collaudo dell'opera, che consisteva nel riempimento dell'invaso ed il suo successivo parziale svuotamento per arrivare alla quota di regime. Infatti sembrerebbe che la variazione delle pressioni esercitate dall'acqua sul già precario versante sia stato l'elemento scatenante la frana.&nbsp;<br><br></div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-01-25 20:28:26 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/224863368</guid>
      </item>
      <item>
         <title>VAJONT</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/224863931</link>
         <description><![CDATA[<div><br>La diga, costruita dal 1957 al 1960, oggi in disuso, è tristemente famosa per il disastro del 9 ottobre 1963, quando una frana del monte Toc precipitò nel bacino, facendolo traboccare e inondando il paese di Longarone, in provincia di Belluno, causando 1.917 vittime, tra cui 487 bambini e ragazzi sotto i 15 anni.&nbsp;<br><br></div><div><br>Pare che le cause del disastro siano da attribuire principalmente al collaudo dell'opera, che consisteva nel riempimento dell'invaso ed il suo successivo parziale svuotamento per arrivare alla quota di regime. Infatti sembrerebbe che la variazione delle pressioni esercitate dall'acqua sul già precario versante sia stato l'elemento scatenante la frana.&nbsp;<br>MARCO.POMARO</div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-01-25 20:29:28 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/224863931</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Il Vajont</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/225269952</link>
         <description><![CDATA[<div><br><br></div><div>&nbsp;|&nbsp; | IL DISASTRO DEL VAJONT <strong>&nbsp;</strong></div><div><br></div><div><strong>IL LUOGO<br></strong><br></div><div>La diga del Vajont fu pianificata per opera di u ambizioso ingegnere della Sade, Carlo Semenza, nel 1929, affiancato dal geologo Giorgio dal Piaz, professore universitario stimato dagli italiani.<br><br></div><div>La diga fu fatta erigere in una valle compresa trai monti Salta e Toc. Dove vivevano cittadini e si trovavano diverse coltivazioni: la gente del luogo sa che lì il terreno è soggetto a piccoli e continui frammenti. La toponomastica del luogo racconta appunto che “Vajont” vuol dire “viene giù” e “Toc” significa “pezzo marcio”. Per i tecnici della Sade non vi è però luogo migliore per costruire “la banca dell’acqua”.</div><div><strong>L’IMPRESA<br></strong><br></div><div>Nonostante il parere pubblico, la Sade riesce, attraverso un decreto di “pubblica utilità” dell’opera, a imporre al comune la cessione delle proprie terre, Nascono dunque varie opposizioni tra gli abitanti e un comitato “antidiga” presieduto dal medico del paese; ma tutti i tentativi risultano invani. Non è concepibile opporsi al “progresso della nazione”. Nel frattempo è però in corso la seconda guerra mondiale.<br><br></div><div>Nel gennaio del 1957 la Sade apre un cantiere di 400 operai offrendo anche ai contadini la possibilità di diventare salariati. Inizia così a scavare anche se senza l’autorizzazione all’avvio dei lavori.</div><div>&nbsp;</div><div><strong>LA PAURA SI FA SENTIRE<br></strong><br></div><div>Il ministero è d’accordo, ma chiede un’altra perizia geologica, al fronte della quale si iniziano a percepire i primi timori verso il progetto, e gli abitanti di Erto, a soli 54m dalla superficie del lago, avvertono paura.&nbsp;<br><br></div><div>Nell’anno stesso la diga del Vajont, la più alta al mondo del tipo a doppio arco, è pronta. Per realizzarla ci vollero operai da tutta Italia e contributi governativi.<br><br></div><div>Non cessano però le preoccupazioni, è un terzo intervento geologico rivela la presenza di una frana lunga un paio di km e profonda centinaia di metri. Il 4 novembre 1960, una frana precipita infatti nel lago e, con la paura di non raggiungere il successo economico desiderato, si progetta una galleria di sorpasso collegante i due invasi.</div><div>&nbsp;</div><div><strong>DAL TIMORE AI FATTI<br></strong><br></div><div>I provvedimenti risultano però inutili. Il 9 ottobre 1963 alle 22:39, mentre la gente era nei caffè per l’eurovisione della finale di Coppa Campioni, va via la luce, e si avvicina un vento umido, costante e carico di terra. L’aria, compressa dall’acqua che la spinge acquista una potenza pari al doppio di quella della bomba di Hiroshima, e toglie il respiro. Presto si aggiunge l’onda d’acqua che sommerge la valle lasciandola nel fango, e polverizzando le vittime mai più rintracciabili.</div><div>&nbsp;</div><div><strong>L’AMBIZIONE CONDUCE ALL’ERRORE<br></strong><br></div><div>Tutto ciò avvenne a causa di un errore umano non casuale, ma voluto delle mani di coloro che spettavano in un patrimonio economico che potesse dar loro vantaggio e successo, in un periodo devastato dalla guerra nel quale si trovavano, e che rendeva inagibile e succube la popolazione.<br><br></div><div>I colpevoli rimasero nascosti per molto tempo, nel quale si arrivò addirittura a colpevolizzare la natura anziché riconoscere l’effettivo e immenso errore umano.</div><div><strong>BEATRICE MARTA FEDRIGO</strong></div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-01-27 08:08:21 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/225269952</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Il CASO VAJONT</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/225270091</link>
         <description><![CDATA[<div>LA DIGA DEL VAJONT</div><div>La diga del Vajont è una diga oggi in disuso, progettata dal 1926 al 1958 dall'ingegner Carlo Semenza; fu costruita tra il 1957 e il 1960 nel territorio del comune di Erto e Casso (provincia di Pordenone),lungo il corso del torrente Vajont, nota principalmente per il disastro che è avvenuto il 9 ottobre del 1963.</div><div>Di tipo a doppio arco, lo sbarramento è alto 261,60 m con un volume di 360.000 m³ e con un bacino di 168,715 milioni di metri cubi. All'epoca della sua costruzione era la diga più alta al mondo.</div><div>Pare che le cause del disastro siano da attribuire principalmente al collaudo dell'opera, che consisteva nel riempimento dell'invaso ed il suo successivo parziale svuotamento per arrivare alla quota di regime. Infatti sembrerebbe che la variazione delle pressioni esercitate dall'acqua sul già precario versante sia stato l'elemento scatenante la frana.</div><div>La tragedia fu causata dall'onda provocata dalla frana, che superò il coronamento della diga,abbattendosi nella Valle del Piave, e dall'onda di riflusso che tornò verso il lago. È importante ricordare che la diga non crollò, ma riportò lesioni al coronamento nella parte superiore.</div><div>Nel 1971, dopo 7 anni e mezzo di processo, la Corte di Cassazione riconobbe Alberico Biadene (direttore del servizio costruzioni idrauliche della SADE) e Francesco Sensidoni (capo del servizio dighe del ministero dei lavori pubblici e componente della commissione di collaudo) colpevoli di inondazione aggravata dalla prevedibilità dell’evento, e di non aver dato per tempo l’allarme alla popolazione. ENEL e Montedison, che aveva intanto inglobato la SADE, la società che aveva costruito la diga, furono condannate al risarcimento dei danni.</div><div>Dal 11 agosto 2007, è stato aperto al pubblico, dopo l'inaugurazione ufficiale, il coronamento della diga. La gestione è affidata al Parco naturale delle Dolomiti Friulane. I turisti possono ora accedere all'intero percorso del coronamento, pur senza la prenotazione, per osservare con i propri occhi l'impressionante scenario della frana del Monte Toc e della valle sottostante di Longarone.<br>Lorenzo Priori</div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-01-27 08:12:04 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/erica_marobin/2r9exvcgf9zx/wish/225270091</guid>
      </item>
   </channel>
</rss>
