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      <title>ANTROPOLOGIA DELLO SVILUPPO E DELL&#39;ECONOMIA by mattia gargiulo</title>
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      <description>La storia e le nuove prospettive</description>
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      <pubDate>2022-03-20 18:14:13 UTC</pubDate>
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         <author>mattiagar1998</author>
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         <pubDate>2022-03-20 18:25:55 UTC</pubDate>
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         <author>mattiagar1998</author>
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         <pubDate>2022-03-20 18:28:51 UTC</pubDate>
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         <author>mattiagar1998</author>
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         <pubDate>2022-03-20 18:35:12 UTC</pubDate>
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         <title>I numerosi fallimenti di grandi progetti intrapresi in precedenza hanno influenzato la nuova strategia politica delle istituzioni internazionali e dei Paesi industrializzati e portato a considerare con maggiore attenzione lo sviluppo rurale di quelle aree del mondo insieme all’urgente necessità di ridurre la povertà. Nascono così nuove politiche che fanno leva sulla partecipazione delle comunità coinvolte nei processi di sviluppo in una logica di una migliore conoscenza dei contesti sociali e culturali. Questa tendenza contribuì ad una maggiore apertura verso la conoscenza e le capacità professionali degli antropologi. L’antropologia quindi, a partire dai primi anni 70 del 900, si propose come strumento tecnico-scientifico per migliorare gli interventi, mettendo al centro dello sviluppo non più i soli processi economici – secondo la logica del top-down (Top-Down e Bottom-Up rappresentano due visioni diverse degli interventi di sviluppo: il primo, dominante fino agli anni ’70, promuoveva lo sviluppo dei sistemi economici. Il secondo, proposto dall’antropologia dei primi anni 70, cerca di capovolgere la prospettiva e di orientarsi verso le comunità umane, partendo invece dal basso) – ma le comunità umane, partendo quindi dal basso secondo un diverso paradigma definito come bottom-up.</title>
         <author>mattiagar1998</author>
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         <pubDate>2022-03-20 18:35:34 UTC</pubDate>
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         <author>mattiagar1998</author>
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         <pubDate>2022-03-20 18:36:12 UTC</pubDate>
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         <title>In quel periodo, nelle aree del Sud del mondo, si stava compiendo la decolonizzazione da parte dei paesi europei, che si erano convinti che avevano assolto al loro meglio possibile il compito di civilizzatori di quelle stesse aree che ora cercavano l’indipendenza e l’autonomia economica. Il 1960 fu l’anno della decolonizzazione e il decennio seguente fu chiamato Il decennio dello sviluppo. Questo era il contesto in cui si muovevano i paesi colonizzatori in relazione ai paesi dell’allora terzo mondo. Uno sviluppo che non si sarebbe comunque implementato autonomamente, ma a cui occorrevano strumenti, personale e organizzazioni per il trasferimento del sapere necessario dal Nord al Sud del mondo. Fu questo il contesto in cui l’Antropologia reclamò il proprio spazio, con il suo complesso di tecniche e pratiche scientifiche che potevano essere funzionali alla gestione delle operazioni di sviluppo. Quindi l’emergere di un‘Antropologia dello Sviluppo, contemporaneamente alla collaborazione tra antropologi ed istituzioni dedite alla gestione di interventi nei Paesi in via di sviluppo è dipeso da diversi fattori.</title>
         <author>mattiagar1998</author>
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         <pubDate>2022-03-20 18:37:15 UTC</pubDate>
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         <title>Prima di inoltrarci su questo cammino è bene però non tralasciare una parte importante delle origini dell‘Antropologia dello Sviluppo, che ha visto la disciplina camminare di pari passo al periodo della colonizzazione. L’allora indirizzo disciplinare era nato con il nome di Antropologia Applicata &quot;Applied Anthropology&quot; e si sviluppò insieme alla corrente funzionalista dell’antropologo polacco Bronislaw Malinowski. Anzi, è proprio grazie alla nuova impostazione di Malinowski che l’antropologia affiancherà le autorità governative inglesi durante il colonialismo.  Queste sono le origini dell’antropologia dello sviluppo e non tutti gli antropologi di allora collaborarono e non tutti poi presero atto e si confrontarono con quella parte di storia della propria disciplina. L’impero colonialista inglese fece largo impiego di antropologi; questo non accadde senza contrasti o divergenze. Ma le collaborazioni, insieme ai rapporti a volte anche difficili, hanno fatto parte di un dialogo continuativo tra Amministratori coloniali e Antropologia, la quale ha rappresentato uno strumento per consolidare l’autorità coloniale. Nata negli anni 20, già con esperienza in Africa, India e Sud America, la prima Antropologia applicata si occupava di etnologia ed etnografia, e raccoglieva la maggior parte possibile di informazioni sui costumi e le pratiche culturali di diverse comunità non occidentali. Questo consentiva di esercitare un controllo più efficace sui popoli colonizzati. L’antropologia degli anni 20, ebbene sì, era considerata “ancella” del Colonialismo.</title>
         <author>mattiagar1998</author>
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         <pubDate>2022-03-20 18:38:28 UTC</pubDate>
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         <author>mattiagar1998</author>
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         <pubDate>2022-03-20 18:45:30 UTC</pubDate>
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         <title>Le origini dell&#39;antropologia economica sono piuttosto vaghe ma con sicurezza possiamo affermare che colui che diede un grande contributo alla nascita di questa disciplina, fu Karl Polanyi, un economista ungherese trasferitosi in Gran Bretagna nel 1940 per sfuggire ai nazisti, il quale sulla base degli studi antropologici di Bronisław Malinowski (le forme di scambio cerimoniale kula delle isole Trobriand), Franz Boas (le cerimonie del potlatch degli indiani nordamericani del Pacifico) e Marcel Mauss (studio sul dono presso i Māori) elaborò la sua teoria economica basata sul principio di reciprocità.</title>
         <author>mattiagar1998</author>
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         <pubDate>2022-03-20 18:46:36 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;antropologia economica è una disciplina dell&#39;antropologia che cerca di spiegare il comportamento economico umano attraverso l&#39;antropologia e l&#39;economia. È esercitata dagli antropologi ed ha un complesso rapporto con l&#39;economia. All&#39;interno dell&#39;antropologia economica ci sono tre paradigmi importanti: formalismo, sostantivismo e culturalismo. Più semplicemente l&#39;antropologia economica studia la produzione, la distribuzione e la circolazione delle risorse materiali; è bene sottolineare che le risorse non sono soltanto di tipo materiale ma anche di tipo simbolico (un sapere, una tecnica, un&#39;ideologia politica o religiosa...), queste ultime costituiscono l&#39;oggetto di studio privilegiato dell&#39;antropologia politica.</title>
         <author>mattiagar1998</author>
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         <title>L&#39;opera intitolata &quot;La grande trasformazione&quot;, insieme ad altri lavori di ricerca di Polanyi e collaboratori, rappresenta una delle più importanti critiche alla società di mercato. Come altri studiosi prima di lui, il filosofo ungherese capovolge l&#39;idea secondo cui il mercantilismo costituisce una tappa naturale nella storia delle società umane. Dominati dalla competizione e dall&#39;avidità, la società capitalistica e il libero mercato sarebbero destinati prima o poi a chiudersi con una crisi violenta. Egli critica per esempio l&#39;utilitarismo e l&#39;avidità dell&#39;uomo. L&#39;essere umano non viene considerato rapace e indomabile, creatura fatta di passioni e impulsi che spingono inesorabilmente a consumare. Generoso e capace di andare incontro ai bisogni dei suoi simili, l&#39;uomo ha piuttosto smarrito il cammino che lo conduce verso relazioni più giuste con i suoi simili, con l&#39;ambiente che lo ospita, e verso una vita più salutare e felice. Egli sarebbe attualmente incapace di valutare il mondo e le relazioni sociali secondo parametri diversi da quelli imposti e favoriti dal mercantilismo. È divenuto vittima delle logiche del libero mercato, il quale ha saputo nel tempo favorire una precisa costruzione sociale nella quale «apprendiamo come consumare e quale valore attribuire al nostro tempo, alla felicità e ai nostri simili». Polanyi apre la strada a riflessioni successive, di natura economica e sociale, che confluiranno nelle varie prospettive della filosofia della condivisione. Questa corrente raggruppa attualmente studiosi di discipline diverse che, accomunati da un ripensamento dell&#39;economia e della società a partire da relazioni più giuste, si richiamano a molte ricerche di antropologia economica. L&#39;unità del genere umano, il mancato riconoscimento dei diritti fondamentali dell&#39;uomo, l&#39;impegno a prendersi cura degli altri, la critica al consumismo o l&#39;idea secondo cui tutti devono poter beneficiare delle risorse naturali del pianeta nel rispetto dell&#39;ambiente sono solo alcuni dei temi più importanti nella riflessione di questa corrente di pensiero.</title>
         <author>mattiagar1998</author>
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         <title>Il termine &quot;sviluppo&quot; non è comparso in questo secolo. Gli stessi albori della Sociologia sono legati a questo tema. È infatti durante la rivoluzione industriale del XIX secolo che nasce la disciplina sociale e con essa i suoi primi teorizzatori e contributi. Lo sviluppo allora era però coniugato in termini di progresso scientifico, industriale e accompagnato parallelamente dal pensiero positivista. La seconda metà dello stesso secolo è incentrato sul concetto di Evoluzione. Ma il termine sviluppo, inteso come capacità di acquisire le condizioni della modernità, generare crescita economica e aumentare il ben-essere e la qualità della vita è tema importante della seconda metà del XX° secolo, e nello specifico, a ridosso del periodo della decolonizzazione degli anni ’40 del 900.</title>
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