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      <title>La Vita Sott&#39;Acqua by anastasia baxan</title>
      <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012</link>
      <description>Fatto da Anastasia, Ahmed, Aladdin, Lovejaan e Sara</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2024-01-17 07:17:52 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>anastasiabaxan</author>
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         <pubDate>2024-01-26 15:00:39 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title></title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2863108615</link>
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         <pubDate>2024-01-26 15:19:23 UTC</pubDate>
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         <title>Come fa Slat a pulire l&#39;oceano?</title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2867048754</link>
         <description><![CDATA[<p>Sono passati cinque anni da quando Slat, appena <mark>diciannovenne</mark>, ha lasciato gli studi in ingegneria aerospaziale per dedicarsi alla sua missione, <strong>pulire gli oceani dalla plastica</strong>. Il ragazzo prodigio olandese ha fondato la ong Ocean Cleanup e ha progettato una <strong>macchina per raccogliere rifiuti plastici</strong> dal mare sfruttando le correnti oceaniche. Dopo uno studio di fattibilità e una campagna di raccolta fondi di successo, il macchinario chiamato<mark> Ocean Array Cleanup </mark>è pronto per essere testato sul campo.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-30 15:56:15 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Boyan Slat</title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2867137239</link>
         <description><![CDATA[<p>Cresciuto in una famiglia di origini croate, Slat ha iniziato ad appassionarsi al mondo <strong>dell’ingegneria</strong> fin da piccolissimo, battendo persino un record nel <strong>Guinness dei Primati</strong> grazie ad un lancio simultaneo di ben 231 razzi a soli 14 anni. Appena due anni dopo, a 16 anni, il giovane si è reso conto nel corso di un’immersione in <strong>Grecia</strong> di come nel mare ormai ci fossero più pezzi di <strong>plastica</strong> che <strong>pesci</strong>: è stato proprio a partire da questa constatazione che è emersa la necessità di sviluppare un progetto sull’<strong>inquinamento dei mari </strong>mentre ancora studiava al liceo. Prima dell’impegno profuso da Slat, infatti, erano in molti a pensare che l’oceano fosse impossibile da ripulire da tutti i rifiuti prodotti dagli esseri umani. Il primo step del suo percorso verso la no profit che avrebbe fondato è stato a proposito un evento <strong>TED Talk </strong>a Delft in occasione del quale l’inventore ha presentato un <strong>sistema passivo di raccolta</strong> che sfruttava la circolazione delle correnti oceaniche.</p><p><br/></p><p>Boyan Slat ha poi deciso di lasciare i suoi studi in <strong>ingegneria aerospaziale</strong> per dedicarsi anima e corpo allo sviluppo della sua innovativa idea: è stato così che nel 2013 ha fondato <strong>Ocean Cleanup</strong>, diventandone anche amministratore delegato. </p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-30 16:49:04 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Che cos’è Ocean Clenup?</title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2867142976</link>
         <description><![CDATA[<p>L’idea nata dal genio di Slat è stata accolta fin da subito con enorme entusiasmo da parte del pubblico, che si è attivato per trasformare il suo sogno in realtà partecipando ad una fortunatissima campagna di <strong>crowdfunding</strong> in grado di raccogliere nel giro di cento giorni oltre <strong>due milioni di dollari</strong>, con un totale di 38.000 donatori sparsi in 160 Paesi.</p><p><br></p><p>Un risultato straordinario, che ha così permesso alla no profit di portare ad un livello superiore la sua campagna di <mark>pulizia degli oceani</mark><strong>:</strong> il denaro raccolto è stato investito da Slat per sviluppare processi ingegneristici molto avanzati e per far partire le prime missioni negli oceani, utili a raccogliere dati preziosi per poter <mark>sviluppare il sistema di</mark><strong><mark> raccolta rifiuti</mark></strong><mark>. </mark>Si era trattato, tra l’altro, della campagna di crowdfunding di maggior successo della storia fino a quel momento, dov’era stata organizzata l’iniziativa.</p><p><br></p><p>11 anni dopo la sua fondazione, Ocean Cleanup raccoglie diverse tonnellate di materie plastiche finite negli oceani di tutto il mondo attraverso un particolare sistema passivo che sfrutta le <strong>forze naturali </strong>del <strong>vento</strong> e delle <strong>correnti</strong> e che si alimenta completamente con<strong> energia solare</strong>. Il primo sistema in assoluto è stato perfezionato da Slat nel 2018 e prevedeva l’utilizzo di un <strong>grosso tubo galleggiante</strong> a forma di U lungo fino a due chilometri che avrebbe permesso di concentrare la plastica in un unico punto, facilitandone così il <strong>recupero</strong>: questo primissimo prototipo, tuttavia, ha mostrato fin da subito i suoi limiti, per cui è stato fondamentale apportarvi delle migliorie. Ecco dunque che Slat si è inventato un nuovo sistema che utilizzava anche <strong>un’ancora</strong> lasciata a 600 metri di profondità e un <strong>pannello rigido</strong> posizionato sotto al tubo galleggiante per bloccare del tutto la plastica.</p><p><br></p><p>I miglioramenti apportati nel corso del tempo al sistema di raccolta rifiuti hanno permesso a Ocean Cleanup di raccogliere fino a<strong> 5 tonnellate di rifiuti plastici in mare in un solo mese</strong>. Boyan Slat però non si vuole certo fermare qui e ha un obiettivo ancor più ambizioso:<strong> l’imprenditore punta infatti ad <mark>eliminare il 50% di rifiuti</mark> nel <mark>Great Pacific Garbage Patch</mark> e il <mark>90% della plastica </mark>da tutti gli oceani <mark>entro il 2040</mark>.</strong></p><p><br></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-30 16:52:39 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title></title>
         <author>saraamani2</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2867147427</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2024-01-30 16:55:23 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>A che punto siamo?</title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2874594925</link>
         <description><![CDATA[<p>🔴 Fenomeni crescenti quali l’eutrofizzazione, l’acidificazione, il riscaldamento del mare e l’inquinamento da plastica, nonché la tendenza alla pesca eccessiva, stanno compromettendo la salute degli oceani.</p><p>🟢 Sebbene siano stati compiuti alcuni progressi nell’espansione delle aree marine protette e nella lotta alla pesca illegale per sostenere i piccoli pescatori, il raggiungimento dell’Obiettivo 14 richiede ancora numerose azioni su larga scala.</p><p>🟡Bisognerebbe aumentare i finanziamenti per la scienza oceanica, intensificare gli sforzi di conservazione, promuovere soluzioni basate sulla natura e sugli ecosistemi, affrontare gli impatti indotti dall’uomo.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-06 05:56:44 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>target dell&#39;obbiettivo 14</title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2875157055</link>
         <description><![CDATA[<p><mark>14.1 Entro il 2025</mark>, prevenire e ridurre in modo significativo ogni forma di inquinamento marino, in particolar modo quello derivante da attività esercitate sulla terraferma, compreso l’inquinamento dei detriti marini e delle sostanze nutritive</p><p><mark>14.2 Entro il 2020</mark>, gestire in modo sostenibile e proteggere l’ecosistema marino e costiero per evitare impatti particolarmente negativi, anche rafforzando la loro resilienza, e agire per il loro ripristino in modo da ottenere oceani salubri e produttivi</p><p><mark>14.3</mark> Ridurre al minimo e affrontare gli effetti dell’acidificazione degli oceani, anche attraverso una maggiore collaborazione scientifica su tutti i livelli</p><p><mark>14.4 Entro il 2020</mark>, regolare in modo efficace la pesca e porre termine alla pesca eccessiva, illegale, non dichiarata e non regolamentata e ai metodi di pesca distruttivi. Implementare piani di gestione su base scientifica, così da ripristinare nel minor tempo possibile le riserve ittiche, riportandole almeno a livelli che producano il massimo rendimento sostenibile, come determinato dalle loro caratteristiche biologiche</p><p><mark>14.5 Entro il 2020</mark>, preservare almeno il 10% delle aree costiere e marine, in conformità al diritto nazionale e internazionale e basandosi sulle informazioni scientifiche disponibili più accurate</p><p><mark>14.6 Entro il 2020</mark>, vietare quelle forme di sussidi alla pesca che contribuiscono a un eccesso di capacità e alla pesca eccessiva, eliminare i sussidi che contribuiscono alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata e astenersi dal reintrodurre tali sussidi, riconoscendo che il trattamento speciale e differenziato per i paesi in via di sviluppo e per quelli meno sviluppati che sia appropriato ed efficace, dovrebbe essere parte integrante dei negoziati per i sussidi alla pesca dell’Organizzazione Mondiale del Commercio</p><p><mark>14.7 Entro il 2030</mark>, aumentare i benefici economici dei piccoli stati insulari in via di sviluppo e dei paesi meno sviluppati, facendo ricorso a un utilizzo più sostenibile delle risorse marine, compresa la gestione sostenibile della pesca, dell’acquacoltura e del Turismo</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-06 14:24:28 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title></title>
         <author>saraamani2</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2875312650</link>
         <description><![CDATA[<p><strong><em>Inquinamento delle acque</em></strong></p><p>Sulla Terra sono presenti circa un miliardo e mezzo di chilometri cubi di acqua, il 97% dei quali costituito da acqua salata dei mari ed il restante 3% costituito da acqua dolce sotto forma di laghi, fiumi, ghiacciaie acque sotterranee. Abitualmente si considera l'acqua un bene illimitato, suddiviso in due sole varietà, dolce e salata.</p><p>In realtà le acque si possono distinguere in base ad altre caratteristiche:</p><p>di tipo fisico (temperatura, colore, torbidità)</p><p>di tipo chimico (contenuto di sali, di gas, di prodotti chimici);</p><p>di tipo biologico (presenza di microrganismi)</p><p>Inquinare l'acqua significa proprio modificarne le caratteristiche in modo tale da renderla inadatta allo scopo a cui è destinata.</p><p><br/></p><p><strong><em>Tipi di inquinamento delle acque</em></strong></p><p>Ci sono diversi tipi di inquinamento dell’acqua:</p><p>civile: deriva dagli scarichi delle città quando l'acqua si riversa senza alcun trattamento di depurazione nei fiumi o direttamente nel mare;</p><p>industriale: formato da sostanze diverse che dipendono dalla produzione industriale;</p><p>agricolo: legato all'uso eccessivo e scorretto di fertilizzanti e pesticidi, che essendo generalmente idrosolubili, penetrano nel terreno e contaminano le falde acquifere.</p><p>Alcune sostanze chimiche presenti nell'acqua sono particolarmente pericolose per la salute dell'uomo e per la sopravvivenza di numerose specie viventi, come ad esempio alcuni metalli (cromo, mercurio) o composti quali i solventi clorurati.</p><p><br/></p><p><strong><em>Cause dell'inquinamento delle acque</em></strong></p><p>Gli scarichi industriali contengono una grande quantità di inquinanti e la loro composizione varia a secondo del tipo di processo produttivo. Il loro impatto sull'ambiente è complesso: spesso le sostanze tossiche contenute in questi scarichi rinforzano reciprocamente i propri effetti dannosi e quindi il danno complessivo risulta maggiore della somma dei singoli effetti. I fertilizzanti chimici usati in agricoltura e i liquami prodotti dagli allevamenti sono ricchi di sostanze organiche che, dilavate dalla pioggia, vanno a riversarsi nelle falde acquifere o nei corpi idrici superficiali. A queste sostanze si aggiungono spesso detriti più o meno grossi, che si depositano sul fondo dei bacini.</p><p>&nbsp;</p><p><br/></p><p><strong><em>Inquinamento dei mari</em></strong></p><p><strong>Inquinamento delle acque interne</strong></p><p>L'acqua che viene utilizzata dalle piante, dagli animali e dall'uomo arriva principalmente dai fiumi. Se questi sono inquinati, anche la vita dell'uomo è in pericolo. L'uomo è il principale inquinatore perché introduce sostanze chimiche nelle acque che poi arrivano nei fiumi attraverso fognature, piogge e scarichi industriali.</p><p>L'inquinamento delle acque interne si verifica soprattutto dove non possono essere presenti sistemi attivi di bonifica, come ad esempio le imbarcazioni antinquinamento, o nei grandi fiumi, dove la difficoltà principale è data dalla forte corrente. Un esempio è l’incidente sul fiume Lambro.</p><p>Anche i laghi sono soggetti al fenomeno dell'inquinamento, specialmente i più grandi a causa dell'intenso traffico di imbarcazioni tra cui anche servizi di linea di traghetti medio grandi, con trasporto di autovetture e camion, l'elevato traffico di imbarcazioni private e non, stazioni di rifornimento carburanti e siti industriali lungo le sue coste.</p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-06 16:01:44 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>La barriera corallina in pericolo</title>
         <author>abdallahahmef469</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2882466472</link>
         <description><![CDATA[<p><br/></p><p><br>La barriera corallina reagisce agli effetti del cambiamento climatico, proprio come noi. I famosi colori arancioni, rossi e gialli della Grande Barriera Corallina sono prodotti da un’alga unicellulare che vive in simbiosi con i coralli, conosciuta dagli scienziati come “zooxantelle”. Questa alga non solo produce gli splendidi colori che vediamo nei fondali, ma rappresenta un’importante fonte di energia per i coralli (grazie al processo di fotosintesi).Purtroppo, quando si verificano cambiamenti nelle condizioni ambientali, come l’innalzamento delle temperature marine causata dai cambiamenti climatici o dei livelli di inquinamento, i coralli possono reagire espellendo questa alga simbiotica. Questo fa “sbiancare” i coralli, che assumono un colore bianco spettrale. Perché lo sbiancamento è un grave allarme. Il corallo sbiancato, privo di quest’alga, non può più ottenere energia vitale dalla fotosintesi, ha difficoltà a riprodursi e nella maggior parte dei casi è destinato a morire.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-13 16:55:05 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Di che cosa parla l&#39;obbiettivo 14</title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2887329078</link>
         <description><![CDATA[<p>L’inquinamento è lo sfruttamento eccessivo degli Oceani causano un numero sempre maggiore di <strong>problemi</strong>, come il pericolo acuto per la diversità delle specie, l’acidificazione dei mari e l’aumento dei rifiuti di plastica. Oltre alla pesca e allo sfruttamento a livello industriale delle risorse marine, anche i mutamenti climatici sono causa di una <strong>pressione sempre maggiore sugli ecosistemi</strong>. La popolazione mondiale in continuo aumento sarà in futuro ancora più dipendente dalle risorse dei mari. <em>L’obiettivo 14</em><strong><em> mira a ridurre in modo significativo entro il 2030 tutti i tipi di inquinamento marittimo</em></strong><em> </em>e a portare a un livello minimo l’acidificazione degli oceani. La pesca dovrà essere disciplinata in modo efficace. Per porre un limite alla pesca eccessiva nei mari, le attività illegali e non regolamentate in questo campo nonché le pratiche distruttive dovranno essere sradicate. Inoltre, determinate forme di sovvenzioni alla pesca dovranno essere vietate.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-18 20:21:58 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Animali marini in via di estinzione</title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2887334327</link>
         <description><![CDATA[<p>Il ruolo dei prodotti in <mark>plastica nella vita quotidiana</mark> delle persone di tutto il mondo è incomparabile. Potremmo parlare di statistiche tutto il giorno (per esempio, lo sapevi che ogni anno vengono consumati oltre 300 milioni di tonnellate di plastica?), ma quello che davvero importa è che l’impatto di questi numeri rasenta l’inconcepibile. Per coloro che vivono sulle coste o che le frequentano durante il periodo estivo, una semplice passeggiata sulla spiaggia fa capire bene quanto sia diventata sbalorditiva la nostra <strong><mark>dipendenza dalla plastica</mark></strong>, poiché bottiglie, lattine, borse, coperchi e cannucce (solo per citare alcuni oggetti) sono sempre presenti. In altre aree lo scenario è ancora più preoccupante, perché si possono osservare frequentemente <strong>resti di  animali</strong>: i detriti di plastica che molti di loro hanno ingerito o in cui sono rimasti impigliati sono ancora visibili molto tempo dopo la loro morte. Inoltre, una quantità inimmaginabile di inquinamento da plastica non è nemmeno visibile all’occhio umano, poiché gran parte di questo fenomeno si verifica al largo o a livello microscopico. L’uso di milioni di tonnellate di plastica non riciclabile e non riutilizzabile è, semplicemente, insostenibile e pericoloso. Secondo uno studio della Plymouth University, l’inquinamento da plastica colpisce almeno <strong>700 specie marine, mentre alcune stime suggeriscono che almeno 100 milioni di mammiferi marini vengono uccisi ogni anno a causa dell’inquinamento da plastica.</strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-18 20:35:00 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Parte 1</title>
         <author>saraamani2</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2890057709</link>
         <description><![CDATA[<div>Microplastiche e idrocarburi nel mare, pesca accidentale e incontrollata, inquinamento luminoso e acustico.<strong> Le specie marine sono sempre più in pericolo</strong> per mano dell’uomo. Occorre fare qualcosa. Per cominciare, salvaguardare l’habitat in cui vivono e soprattutto smettere di credere che possano essere medicamenti miracolosi per curare la disfunzione erettile. Ci sono quasi 2 milioni di specie animali e vegetali che vivono sulla Terra. Almeno sono quelle che si contano negli habitat più accessibili agli uomini. Ogni giorno l’inquinamento, il commercio illegale, il fenomeno del bracconaggio, la distruzione di ecosistemi e habitat naturali e i cambiamenti climatici in atto, mettono sempre più a rischio queste specie. Migliaia di animali rischiano di sparire per sempre. E ogni anno l’International Union for Conservation of Nature (IUCN) diffonde la Lista Rossa degli animali a rischio estinzione. Una lista che non sembra mai diminuire. Tra le cause che mettono in pericolo le specie animali ci sono anche quelle che interessano nello specifico mari e oceani. La temperatura dell'acqua è in costante aumento, le microplastiche invadono i mari, la pesca è spesso fuori controllo e l’inquinamento a causa di rifiuti abbandonati (bottiglie di plastica, stoviglie monouso, cottonfioc, sacchetti…) è sotto i nostri occhi. Ogni giorno. Molte specie marine sono a rischio di estinzione. Quelle che seguono sono solo alcune. Animali marini a <strong>rischio di estinzione</strong><br>1.Balenottera azzurra<br>2.Vaquita<br>3.Squalo<br>4.Tartaruga<br>5.Orcella asiatica<br><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="http://asiatica6.Il">6.Il</a> cavalluccio marino<br><strong>Balenottere azzurre</strong><br>L’eccessivo traffico navale, la cattura accidentale, quella illegale e incontrollata, e le numerose attività petrolifere in mare aperto mettono in difficoltà le balenottere azzurre. A questo si aggiunge anche la contaminazione acustica e ambientale: l'aumento dei rumori oceanici, compresi quelli provocati dai sonar delle navi, disturbano le vocalizzazioni prodotte dalle balenottere e rende loro molto difficile la comunicazione. E poi ci sono i cambiamenti nella temperatura degli oceani che provocano una diminuzione delle fonti di cibo della balenottera azzurra. Attualmente <strong>la popolazione più consistente di balenottere, che comprende circa duemila esemplari, è quella delle balenottere azzurre settentrionali del Pacifico nord-orientale, diffuse dall'Alaska </strong>al Costa Rica e che in estate fanno capolino anche in California.<br><strong>Vaquita</strong><br>è il più piccolo cetaceo del mondo. Ne sono rimasti meno di <strong>60 </strong>esemplari in totale. è noto anche come Focena del Golfo di California, e vive unicamente nelle acque del mare di Cortez. Appartiene alla famiglia di cetacei denominata Phocoenidae, della quale è l'unica creatura a vivere in acque calde.Questo animale marino è in via d'estinzione imminente. La sua scomparsa si deve alla contaminazione dell'acqua e all'eccessiva pesca. Questi animali non sono il bersaglio dei pescatori, ma sfortunatamente restano impigliati nelle reti utilizzate per la pesca massiva del totoaba, una specie che vive nel Golfo della California.E ancora una volta c’entra la medicina tradizionale cinese, per cui si crede che la vescica di questo pesce abbia proprietà terapeutiche: pare assurdo, ma si arriva a pagare dai 2.500 ai 9.500 dollari l’etto per questa parte di animale. In Messico invece, il Ministero dell’Agricoltura e della Pesca ha presentato un piano da<strong> 37 milioni di dollari (circa 30 milioni di euro) allo scopo di bandire la pesca nella maggior parte delle acque di Cortez.</strong><br><strong>Squalo</strong><br>Anche lo squalo è a rischio di estinzione. Soprattutto nel Mediterraneo. Anche se al mondo ne esistono <strong>465 specie</strong>, circa un quarto di queste è ormai a rischio. La causa principale è la pesca accidentale o by-catch: squali, razze e chimere vengono infatti spesso catturati nelle reti a strascico o negli attrezzi da pesca utilizzati per la pesca al tonno o al pesce spada. Solo nel 2015 sono state pescate circa 14.065 tonnellate di squali e razze nel Mare Nostrum, e tra il 10 e il 15% dei pesci catturati dai palangari (lunghe lenze con centinaia di ami destinati al pesce spada e tonno) sono proprio squali pelagici.<br><strong>Tartarughe Ferite </strong>malate o imprigionate nelle reti da pesca accidentalmente.<br> Anche le tartarughe non se la cavano meglio. La tartaruga marina è infatti inserita nella Lista Rossa delle specie a rischio estinzione stilata dalla IUCN: ogni anno nelle reti dei pescatori del Mar Mediterraneo, destinate alla pesca di altre specie, vengano catturate 150.000 tartarughe. Di queste, 40.000 muoiono.A questo si aggiunge l'elevata presenza di idrocarburi nelle acque del Mediterraneo, la presenza sempre più marcata dell'uomo sulle coste (che spesso causa la distruzione dei siti di nidificazione delle tartarughe) e l'inquinamento luminoso, ossia la presenza costante di luci artificiale in prossimità delle spiagge che spesso disorienta i piccoli appena nati e non consente loro di raggiungere il mare.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-20 21:09:27 UTC</pubDate>
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         <title>Parte 2 degli animali marini in via di estinzione</title>
         <author>saraamani2</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2890059295</link>
         <description><![CDATA[<div>Il lavoro costante di diversi centri di recupero, delle associazioni ambientaliste e degli ospedali delle tartarughe contribuisce alla salvaguardia di questi esemplari, ma evidentemente non è ancora abbastanza per essere fuori pericolo.<br><strong>Orcella asiatica</strong><br>Dallo stato di “vulnerabile” a quello “in pericolo” sono passate le orcelle asiatiche, anche note come delfini dell’Irrawaddy, praticamente dimezzate nell’arco degli ultimi 60 anni. L'orcella asiatica vive nei pressi delle coste e nuota anche in acque fluviali poco profonde, condizione che la rende estremamente vulnerabile. La causa principale del loro declino è il passo in avanti che hanno fatto gli attrezzi da pesca non selettivi, così come la distruzione del loro habitat e la pesca delle loro prede che contribuisce alla diminuzione degli esemplari del delfino. Sembra che nel fiume Mekong, gli esemplari di questo delfino siano addirittura sotto il <a href="http://centinaio.Il">centinaio.Il</a> cavalluccio marinoInquinamento, pesca incontrollata, impoverimento degli habitat costieri hanno messo in pericolo anche il cavalluccio marino. Oltretutto, in Asia il cavalluccio marino viene ut ilizzato per la medicina tradizionale, aspetto che espone numerose specie a rischio di estinzione: sembra infatti che i cavallucci marini siano destinati a diventare medicinali per curare la disfunzione erettile dell’uomo cinese, e per questo motivo ogni anno più di 35 milioni di cavallucci marini vengono uccisi. Non serve aggiungere altro o cosa augurare a questi mezzi latin lover dell’Oriente.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-20 21:11:26 UTC</pubDate>
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         <title>Come inquinano le crociere?</title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2893795700</link>
         <description><![CDATA[<div>L’incremento del mercato e l’inquinamento navi da crociera. Mezzo preferito da chi ama i comfort e le attività di un villaggio turistico, ma vuole visitare più luoghi durante le sue vacanze, le navi da crociera rappresentano un mercato in crescita esponenziale. Oltre alle tipiche destinazioni legate al Mediterraneo, ai Caraibi e al “giro del mondo”, i marchi di lusso stanno investendo nella costruzione di nuove imbarcazioni. Da Silversea destinata a conquistare un terzo del mercato globale delle crociere ultra lussuose, a Four Seasons che si è alleata con Fincantieri per la costruzione di navi proprietarie, il settore è in espansione e avrà un forte impulso nei prossimi tre anni. Il numero di passeggeri disposti a spendere cifre esorbitanti per viaggiare su navi da crociera esclusive è infatti in aumento. Un bisogno che spinge le compagnie a offrire rotte sempre più insolite e un tempo inaccessibili. I viaggi verso i circoli polari artici stanno aumentando, così come quelli nelle acque più incontaminate del pianeta. Una tendenza che rischia di avere un profondo impatto ambientale a causa dell’inquinamento delle navi da crociera. Quali sono le conseguenze dell’inquinamento navi da crociera... Progettate per essere delle vere e proprie città galleggianti, le navi da crociera consumano più di dieci volte l’energia di un hotel con la medesima capienza. Le emissioni di CO2 sono ben superiori a quelle di un viaggio aereo. Secondo i dati di Altra economia, i livelli di PM10 e PM2.5 che si registrano sui ponti di queste giganti imbarcazioni sono paragonabili a quelli delle città più inquinate del mondo. Nello studio “Environmental and human health impacts of cruise tourism: a review” di Josep Lloret, Arnau Carreño, Hrvoje Carić, Joan San e Lora E. Fleming, si evince come le aree portuali dove attraccano le navi da crociera abbiano livelli di inquinamento dell’aria superiori a quelli dell’intero parco auto circolante. Per non parlare dell’impatto sugli ecosistemi marini, difficilmente misurabile a causa della carenza di sistemi di monitoraggio dell’inquinamento dovuto alle navi da crociera. I parametri per stabilire l’impatto ambientale delle imbarcazioni... Per comprendere l’impatto ambientale delle navi a uso turistico, è fondamentale considerare questi elementi: modalità di trattamento degli scarichi livelli di inquinamento dell’aria rispetto delle normative sulla qualità dell’acqua quantità di inquinamento acustico marino. Il primo punto è cruciale poiché gli scarichi di combustibile pesante sono la causa dei più gravi disastri ambientali. Anche gli sversamenti di sostanze tossiche filtrate hanno un forte impatto ambientale sugli ecosistemi e sull’inquinamento dovuto alle navi da crociera. Chi cerca di intervenire su questo aspetto, impiegando Gnl (ovvero gas naturale liquefatto), migliora l’impatto sugli oceani ma peggiora il tema delle emissioni. Questo combustibile è infatti composto da metano, gas serra che alimenta il riscaldamento globale fino a 86 volte in più dell’anidride carbonica.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-23 15:43:15 UTC</pubDate>
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         <title>Lo scioglimento dei ghiacciai</title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2893810823</link>
         <description><![CDATA[<p>Nel corso degli anni, ogni ciclo di precipitazioni al Polo Sud ha portato con sé i detriti atmosferici accumulatisi durante la giornata: <strong>pollini, ceneri vulcaniche</strong> <strong>e i prodotti della contaminazione umana.</strong> L'inquinamento dell'Antartico può avere origini lontane che partono dall'emisfero settentrionale: le sostanze chimiche che fluttuano nel vento possono arrivare al Polo Sud nel giro di pochi giorni. "<mark>Questi strati di neve diventano il registro della contaminazione dell'ambiente, risalente a decenni fa</mark>", spiega Halsall, chimico dell'Università di Lancaster nel Regno Unito. I paesaggi ghiacciati del mondo preannunciano anche il nostro futuro ambientale. <strong>Quando iceberg e ghiacciai si sciolgono, le sostanze inquinanti intrappolate all'interno vengono rilasciate nei mari, nei corsi d'acqua e nell'aria</strong>. Lo scioglimento dei ghiacci può liberare molecole nocive che danneggiano gli ecosistemi, riducono lo strato di ozono o alterano il clima. A causa dell'aumento delle temperature globali, sempre più zone ghiacciate del mondo si stanno scongelando. "<mark>stiamo assistendo al rilascio di vecchi contaminanti che sono rimasti bloccati nel ghiaccio per molti decenni</mark>", afferma Halsall. È fondamentale sapere cosa viene emesso, tuttavia interpretare ciò che è intrappolato nella neve antartica è più complicato di quanto si pensi. I ricercatori hanno scoperto che l'acqua ghiacciata presente nei poli della Terra, contrariamente alle credenze, è un focolaio di reazioni chimiche. Ciò che è intrappolato all'interno può trasformarsi nel tempo. Per molto tempo gli scienziati hanno dato per scontato il contrario, cioè che gli elementi inquinanti congelati rimanessero inerti. "<mark>Nella maggior parte dei casi, se si congela qualcosa o si rende qualcosa più freddo, se ne rallentano i processi</mark>", continua la studiosa di chimica Amanda Grannas della Villanova University negli Stati Uniti. Le molecole si muovono più lentamente nel ghiaccio solido e nella neve rispetto a come si comportano nell'acqua liquida, il che significa che si scontrano di meno e che hanno meno opportunità di partecipare a reazioni chimiche. È per questo che il congelamento della carne cruda ne impedisce il deterioramento. È anche il motivo per cui i corpi di diversi mammut lanosi, risalenti a circa trentamila anni fa, sono emersi intatti dal terreno ghiacciato durante il disgelo. Nel corso di esperimenti in laboratorio, gli scienziati hanno scoperto che<strong> molti inquinanti (se illuminati con una luce intensa che simula il sole) si decompongono più velocemente nel ghiaccio che nell'acqua allo stato liquido</strong>.  </p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-23 15:58:04 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Tutti insieme...</title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2906559077</link>
         <description><![CDATA[<div>Gli stati europei, Italia compresa, hanno abolito l’uso delle buste di plastica nei supermercati sostituendole dal 1° gennaio 2018 con le shopper biodegradabili e compostabili a pagamento (direttiva 2015/720 dell’Unione Europea). E dal 2019 il nostro Paese ha rimosso dal mercato i cottonfioc prodotti con bastoncini di plastica. La Commissione Europea ha stilato una lista di oggetti che dal 2021 stanno scomparendo. Si tratta di quelli maggiormente presenti sui nostri fondali marini, tra cui cannucce e posate di plastica, insomma tutta la plastica monouso. Anche ripulire i fiumi, il mezzo principale che rilascia materiali plastici nelle acque salate di mari ed oceani, dovrebbe essere tra le azioni primarie nelle agende degli stati a livello internazionale .C’è ancora tanta strada da fare. Tra gli obiettivi che sono stati stabiliti in accordo con la Commissione Europea vi sono: la possibilità di raccogliere entro il 2029 il 90% delle bottiglie di plastica ed entro il 2025 di produrne almeno per il 25% con materiale riciclabile (entro il 2030 il 30%); etichettare prodotti come tabacco con filtri, bicchieri di plastica ecc., in modo che tutti sappiano come smaltirli correttamente. Inoltre, l’accordo stabilisce che nel caso in cui filtri di sigaretta e attrezzi da pesca vengano dispersi nell’ambiente, saranno i produttori stessi a sostenere i costi della raccolta e della pulizia. L’obiettivo è quello di avere un ambiente più sano, plastic free con una riduzione delle emissioni di Co2 e un risparmio economico di 6,5 miliardi. E noi ce lo auguriamo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-05 16:36:28 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Si può &quot;rimediare&quot;?</title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2906562973</link>
         <description><![CDATA[<p>Molte leggi nazionali, oltre che accordi internazionali, attualmente<strong> proibiscono lo smaltimento di materiali nocivi in mare</strong>, ma far rispettare tali regolamenti non è facile.</p><p>Molte sostanze inquinanti continuano a sussistere nell'ambiente ed è difficile rimuoverle totalmente. La decomposizione di<mark> </mark><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.nationalgeographic.it/ambiente/2020/01/anche-il-tuo-spazzolino-da-denti-inquina"><mark>sostanze chimiche inquinanti</mark></a> spesso richiede tempi lunghissimi, oppure queste sostanze aumentano la loro concentrazione nel momento in cui risalgono la catena alimentare. La lenta decomposizione della plastica, per la quale possono essere necessari centinaia di anni, induce a considerarla una minaccia secolare per l'ambiente marittimo.</p><p>I tentativi isolati di ripristinare gli estuari e le baie hanno riscosso alcuni successi, ma le sostanze inquinanti restano imprigionate nei sedimenti marittimi e rendono praticamente impossibile la rimozione completa.</p><p>Proseguendo su questa strada, favorendo il riciclo e il riutilizzo è possibile almeno limitare al minimo l'inquinamento da plastica. Lo smorzamento dell'illuminazione non strettamente necessaria può contribuire a contenere l'inquinamento luminoso. La promozione di un uso responsabile dei prodotti chimici da parte dei consumatori e i provvedimenti politici possono contribuire alla protezione ambientale per il futuro.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-05 16:39:10 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Le fabbriche e l&#39; inquinamento delle acque</title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2908518518</link>
         <description><![CDATA[<p>Questa piccola presentazione parla dell'inquinamento che svolgiamo con le <mark>fabbriche</mark>, anche involontariamente perché molti pensano che abbia <mark>cambiamenti solo nel suolo</mark>... </p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-06 18:10:36 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Rifiuti solidi che finiscono nei mari</title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2908645692</link>
         <description><![CDATA[<ol><li><p><mark>Sacchetti di plastica, palloni, scarpe, materiali di imballaggio</mark>. Ogni anno si stima che finiscano nelle acque marine&nbsp;<mark>dai 4,8 ai 12,7</mark> milioni di tonnellate di rifiuti plastici. Una regione critica in tal senso è il Sud-est asiatico. Sempre secondo le stime, nei mari sono finiti già complessivamente almeno 86 milioni di tonnellate di plastica, di cui una buona parte si è depositata sui fondali.</p></li><li><p> Nelle acque e negli oceani si trovano anche le microplastiche, che derivano dall'abrasione&nbsp;degli pneumatici, dal lavaggio di tessuti sintetici o dalla disintegrazione di rifiuti plastici. Le piccole particelle di materiale plastico vengono inoltre aggiunte a prodotti cosmetici come creme per la pelle, peeling, gel doccia e shampoo e giungono nei fiumi e nei mari attraverso le acque reflue. </p></li><li><p>A inquinare le acque con i rifiuti sono anche i pescatori che perdono <mark>le reti in mare aperto</mark> o semplicemente gettano dalle barche quelle rotte. In esse rimangono imprigionati balene, delfini e altri mammiferi marini che soffocano fra atroci sofferenze. Solamente nel Mar Baltico finiscono ogni anno fino a 10 000 pezzi di reti di origine sconosciuta.<br><br><br><br></p></li></ol><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-06 19:51:11 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Londra</title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2908652179</link>
         <description><![CDATA[<p>Concimi, pesticidi e sostanze chimiche mettono a dura prova i nostri mari. Un enorme problema per le zone costiere è rappresentato dai <strong>deflussi dei concimi impiegati nei campi, che attraverso i fiumi vanno a finire nei mari</strong>. L'eccessiva concimazione favorisce la crescita di alghe che consumano l'ossigeno presente nell'acqua&nbsp;e provocano la <strong>morte di molti esseri viventi marini</strong>. Il fenomeno crea vaste zone morte dove la vita è impossibile, com'è accaduto ad esempio in alcune aree del<mark> Golfo del Messico </mark>o del<mark> Mar Baltico.</mark></p><p>Il problema non si limita unicamente alle zone costiere: quasi ogni essere vivente che popola i mari è contaminato da <strong>sostanze chimiche</strong>. Fino agli anni Settanta gli oceani venivano tranquillamente considerati vere e proprie discariche. Nei mari veniva «<mark>smaltito</mark>»&nbsp;praticamente di tutto, quindi anche <strong>pesticidi, armi chimiche e rifiuti radioattivi</strong>. Si ipotizzava che gli oceani fossero sufficientemente estesi&nbsp;per diluire le enormi quantità di sostanze chimiche rendendole innocue. In realtà le sostanze tossiche non sono mai scomparse, anzi fanno ritorno dall'uomo, talvolta in forma concentrata, tramite la catena alimentare. La Convenzione di Londra del 1972 , mirata&nbsp;alla tutela dei mari dall'inquinamento dovuto ai rifiuti tossici e radioattivi, ha portato qualche miglioramento. Ad essa ha fatto seguito&nbsp;il Protocollo di <mark>Londra</mark>, siglato nel 1996, che ha introdotto restrizioni più severe come il divieto di scaricare e incenerire in mare rifiuti industriali, radioattivi e tossici. Purtroppo, però, gli scarichi avvenuti negli anni passati e l'incessante <strong>smaltimento illecito&nbsp;di rifiuti</strong> hanno già provocato l'inquinamento dei mari. Anche i rifiuti depositati legalmente possono nuocere gravemente alla salute delle acque marine. Inoltre, le sostanze chimiche continuano a finire per sbaglio nei mari durante la produzione, l'uso e lo smaltimento delle merci.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-06 19:57:07 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>La pesca intensiva</title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2909997320</link>
         <description><![CDATA[<ol><li><p><em>La prima causa è il fatto che i pescatori pescano troppi pesci e poi ci sono delle conseguenze</em></p></li><li><p><em>Barche da pesca molto grandi vanno nei i mari per trovare i pesci utilizzando un’elettronica di tracciamento all’avanguardia.</em></p></li><li><p><strong><em>La pesca a strascico</em></strong></p><p><em>Le reti a strascico possono essere lunghe fino a un miglio. </em></p></li></ol>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-07 15:19:03 UTC</pubDate>
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         <title>       Le sabbie inquinate di</title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2910016044</link>
         <description><![CDATA[<p>A sud di Livorno l'inquinamento si insinua da decenni nel suolo e nelle falde acquifere, si diffonde nell'aria e contamina il mare. Quella che coinvolge lo stabilimento della <strong>Solvay di Rosignano marittimo,</strong>&nbsp;dove da oltre&nbsp;un secolo si produce carbonato di sodio (soda Solvay) è una lunga storia di battaglie ambientali, giudiziarie e politiche.&nbsp;La sodiera sulla costa toscana,&nbsp;la più grande d'Europa,&nbsp;da decenni è accusata di sversare solidi e metalli pesanti in mare e di causare danni ambientali e di salute. A tutt'oggi, nell'impianto di Rosignano si produce quasi tutto il carbonato di sodio&nbsp;necessario all'industria italiana.<br>&nbsp;</p><p><mark>I&nbsp;simboli&nbsp;di questa vicenda sono i colori&nbsp;della sabbia e dell'acqua, simili&nbsp;a quelli&nbsp;dei Caraibi. Colori che in realtà non sono merito della natura, ma&nbsp;degli scarichi di sostanze industriali e di carbonato di sodio. Le famose "spiagge bianche" di Rosignano. </mark>È&nbsp;dal&nbsp;1999 che questi 14 chilometri di litorale sono inseriti tra le aree più inquinate del Mediterraneo. Almeno secondo l'<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.unep.org/">United Nation Enviroment Programme</a>, il programma delle Nazione Unite per l'ambiente.</p><p><strong>Anche le star danno battaglia alla Solvay</strong></p><p>L'ultimo capitolo di questa lunga storia di inquinamento è del&nbsp;22&nbsp;marzo scorso quando ai vertici della multinazionale belga con quasi 160 anni di storia viene recapitato <strong>un ricorso al Tar </strong>sottoscritto oltre che dal&nbsp;Wwf Italia, da Project Zero (l'organizzazione no profit che si batte per la salvaguardia dei mari e che conta celebrità come Sienna Miller, Slash, Cara Delevingne e Liv Tyler); dalla&nbsp;onlus&nbsp;Medicina Democratica e&nbsp;dagli investitori-attivisti del fondo Bluebell Capital Partners (gruppo finanziario londinese&nbsp;guidato&nbsp;dagli italiani Giuseppe Bivona e&nbsp;Marco Taricco che hanno avviato azioni di <em>One share Esg Campaign</em>: messa a disposizione di fondi per battaglie ambientaliste).&nbsp;</p><p><br>Un fronte comune anche con i&nbsp;cittadini di Rosignano, guidati da <strong><em>Maurizio Marchi, ecologista che da anni critica l'impianto del colosso chimico</em></strong>.&nbsp;Nel ricorso chiedono di annullare il decreto con cui il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha rinnovato in anticipo di cinque anni l'Autorizzazione integrale ambientale dell'impianto di Rosignano. Oltre la&nbsp;sodiera, ci sono due centrali elettriche a gas, un impianto per la produzione di cloro e soda caustica, un altro di polietilene e uno di acqua ossigenata.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p><p><strong><mark>Altri 12 anni di scarichi in mare&nbsp;</mark></strong></p><p><mark>Al centro di quest'ultima battaglia legale tra il colosso della chimica in Italia da 110 anni e le associazioni ambientaliste c'è&nbsp;l'</mark><strong><mark>Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA)</mark></strong><mark> rinnovata per i prossimi 12 anni.</mark> Un provvedimento che disciplina l'impianto e che prevede misure <strong><em>per ridurre le emissioni nell'aria, nell'acqua e nel suolo</em></strong>. Oltre lo smaltimento degli scarti di lavorazione. Sarebbe dovuta scadere nel 2027, ma è stata rinnovata lo scorso 20 gennaio e fino al 2034. Con il rinnovo dell'Aia lo stabilimento Solvay è stato autorizzato a sversare per altri12 anni un massimo di 250 mila tonnellate all'anno di rifiuti e scarti di produzione attraverso un canale aperto in mare considerato in regola sul fronte della protezione ambientale.</p><p><br>Eppure solo <em>nel dicembre 2021 il Relatore Speciale delle Nazioni Unite Marcos A. Orellana, al termine del suo viaggio nei siti inquinati d'Italia</em>, aveva annunciato nel'incontro con il governo di "aver ricevuto informazioni sull'inquinamento creato dalla Solvay a Livorno" e di voler "approfondire la questione".&nbsp;Il report delle Nazioni Unite su Rosignano è&nbsp;atteso&nbsp;a settembre 2022.</p><p><strong>Le motivazioni del ricorso</strong></p><p><em><mark>Il</mark></em><strong><em><mark> </mark></em></strong><em><mark>ricorso si fonda su tre motivazioni: in primo luogo la presunta violazione da parte di Solvay della linee guida europea e nazionale che vietano l'accumulo localizzato di solidi sospesi sversati a mare. In secondo luogo il presunto eccesso di potere delle autorità italiane per carenza di istruttoria da parte del ministero che ha rilasciato l'autorizzazione senza che fossero stati esaminati tutti gli elementi utili a valutare i pericoli per l'ambiente e per la salute.</mark></em><br>&nbsp;</p><p>Infine il <em>potenziale conflitto di interesse di Cingolani </em>per aver firmato un decreto che avrebbe avvantaggiato la società (Solvay) con cui, da responsabile della Ricerca e Innovazione di Leonardo&nbsp;- incarico che ricopriva prima di diventare ministro e che ha lasciato - aveva concluso una joint-venture per un programma di ricerca e sviluppo sui polimeri per applicazioni aeronautiche.</p><p><strong>Le repliche e le verifiche</strong></p><p>Sempre <strong><em>nelle scorse settimane era arrivata la replica del ministro: il rinnovo della Aia era stato disposto dal ministero dell'Ambiente nel 2018 prima dell'insedimento di Cingolani nel 2021 sulla base di nuove normative europee entrate in vigore l'anno precedente</em></strong><em>.</em> "In pratica, mentre si svolgeva l'iter amministrativo per valutare se la Solvay era in regola, la Commissione Europea ha stabilito le nuove <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.eea.europa.eu/themes/air/links/guidance-and-tools/eu-best-available-technology-reference"><mark>Bat</mark></a><mark>&nbsp;(Best available techniques- le migliori tecniche possibili)</mark> - spiega Domenico Aiello, l'avvocato che rappresenta il&nbsp;Wwf e uno dei&nbsp;firmatari del&nbsp;ricorso - a quel punto <strong>i<em>l ministero ha dovuto rivalutare&nbsp;tutte le vecchie autorizzazioni emanando di fatto nuovi decret</em>i.</strong> L'autorizzazione è&nbsp;così ricominciata&nbsp;con una nuova data,&nbsp;quella appunto del 2022". Una questione burocratica, dunque. E allora perché presentare il ricorso? "Perché sia nella prima Aia del 2015, sia in quella attuale secondo noi, mancano&nbsp;una serie di valutazioni sugli scarichi in mare, sulla dispersione degli scarti di lavorazione. Parliamo di una struttura molto vecchia, del 1912, e di una situazione ambientale già molto compromessa".</p><p><br><em><mark>I&nbsp;simboli&nbsp;di questa vicenda sono i colori&nbsp;della sabbia e dell'acqua, simili&nbsp;a quelli&nbsp;dei Caraibi. Colori che in realtà non sono merito della natura, ma&nbsp;degli scarichi di sostanze industriali e di carbonato di sodio. Le famose "spiagge </mark></em><br>&nbsp;<br><br></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-07 15:32:08 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Parte 2</title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2910041120</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>La posizione della multinazionale</strong></p><p>I vertici della Solvay che oggi in Toscana supportano il progetto "<em><mark>Enel Green Geothermal Power Production</mark></em>" fornendo carbonato di sodio a 35 moderne nuove stazioni geotermiche, hanno così&nbsp;replicato alle accuse di inquinamento: "Il processo di produzione di soda a Rosignano è sicuro e conforme alle normative europee e italiane". E per sapere quali sono le sostanze scaricate attualmente in mare dalla Solvay è necessario consultare <em><mark>l'</mark></em><strong><em><mark>European Pollutant Release and Transfer Register</mark></em></strong><em><mark>, un registro che contiene le informazioni su inquinanti in aria, terra e acqua di tutti gli stabilimenti presenti sul territorio europeo.</mark></em>&nbsp;<em><mark>Nell'ultima dichiarazione del 2017, l'azienda ha dichiarato di aver scaricato 3,88 tonnellate di arsenico, 3,7 tonnellate di cromo, 59 chili di mercurio e altri inquinanti.<br></mark></em></p><p>Sempre Solvay ha spiegato che<em><mark> la&nbsp;tecnologia messa a punto dall'azienda&nbsp;consente il riciclo dei rifiuti di&nbsp;produzione che, trasformati, integrano&nbsp;il bisogno di materia prima di origine naturale.</mark></em>&nbsp;"La maggioranza dei termovalorizzatori e inceneritori italiani utilizza questa tecnologia - spiegano -&nbsp;che prevede la purificazione dei fumi catturando la componente acida grazie al Bicarbonato di Sodio Solvay. Una considerevole porzione dei residui viene poi conferita a un impianto di trattamento e recupero sempre di Solvay, nei pressi di Rosignano. I rifiuti&nbsp;trattati&nbsp;vengono reinseriti in un ciclo di produzione.<em><mark> Una tecnologia che si sta utilizzando anche in ambito marittimo, per la purificazione dello zolfo dei fumi emessi dai grandi motori delle navi.</mark></em> Dal&nbsp;2000 rifornisce sia l'azienda&nbsp;<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.a2aenergia.eu/">A2A</a> per la&nbsp;disinfezione delle acque del depuratore di Milano e dal 2010 <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.acea.it/">ACEA</a> per quello di Roma Sud".&nbsp;</p><p><strong>Così&nbsp;è iniziato tutto</strong></p><p><em><mark>Nel luglio 2003 la Solvay ha firmato un accordo con gli enti territoriali che prevedeva tre punti:</mark></em></p><ul><li><p><em><mark>la riduzione degli scarichi a mare del 70% entro il 2007</mark></em></p></li><li><p><em><mark>la cessazione del processo produttivo di cloro e di soda caustica basato sull'elettrolisi a mercurio (altamente inquinante) e sostituzione con quello basato su tecnologia a membrana</mark></em></p></li><li><p><em><mark>diminuzione dei consumi di acqua dolce di 4 milioni di metri cubi l'anno.</mark></em></p></li></ul><p><strong>I finanziamenti</strong></p><p><em><mark>Nel 2004 la multinazionale ha ricevuto </mark></em><strong><em><mark>13 milioni di euro di risorse pubbliche</mark></em></strong><em><mark> finalizzate al miglioramento delle condizioni ambientali dello stabilimento di Rosignano, oltre i </mark></em><strong><em><mark>30 milioni stanziati nel 2003</mark></em></strong><em><mark> in seguito alla firma dell'accordo di programma. </mark></em>Non solo. Nel 2017 il ministero dello Sviluppo Economico e la Regione Toscana hanno dato il via libera a investimenti da parte della Solvay di <strong>52 milioni di euro</strong> per un piano di "tutela ambientale", ma tramite Invitalia hanno dato <strong>contributi pubblici per circa 9,5 milioni di euro</strong>.</p><p><strong>L'inchiesta sugli sversamenti</strong></p><p><em><mark>Nel 2008, l'associazione Medicina Democratica ha presentato un esposto alla procura di Livorno per il mancato rispetto dell'accordo di programma del 2003 e la presenza di quattro scarichi abusivi sconosciuti all'Arpat (Agenzia regionale protezione ambientale della Toscana).<br></mark></em><br>Nel maggio 2013, dopo quattro anni di indagini, la magistratura ha accertato&nbsp;lo <strong>sversamento illecito di fanghi nell'area delle "spiagge bianche"</strong> attraverso un sistema di scarichi non mappati che permettevano di scaricare in mare mercurio, piombo, selenio e fenoli.<em><mark> I vertici della mutinazionale&nbsp;patteggiarono la pena per reati ambientali pagando una maxi multa di quasi&nbsp;7 milioni di euro da investire in bonifiche ambientali&nbsp;e la messa in sicurezza del sito.&nbsp;</mark></em></p><p><strong>Le contaminazioni</strong></p><p>Nella relazione dell'Arpat Toscana del giugno 2017 tra i siti oggetto di bonifica c'è&nbsp;anche la Solvay che <em><mark>presenta "</mark></em><strong><em><mark>contaminazioni sia dei terreni che delle acque sottorranee da arsenico, mercurio, composti organoclorurati e Pcb (policlorobifenili)</mark></em></strong></p><p><em><mark>I bersagli delle contaminazioni&nbsp;dovuta sia alle lavorazioni sia ai rinterri di scarti di lavorazioni, sono:</mark></em></p><ul><li><p><em><mark>i lavoratori esposti ai vapori</mark></em></p></li><li><p><em><mark>i pozzi ad uso irriguo delle abitazioni vicine</mark></em></p></li><li><p><em><mark>le acque del fiume Fine</mark></em></p></li><li><p><em><mark>le acque del Mar Ligure (spiagge bianche di Rosignano e Vada).</mark></em></p></li></ul><p>Secondo il <strong>Cnr di Pisa</strong> nella spiaggia bianca la Solvay <strong>avrebbe scaricato 337 tonnellate di mercurio </strong>e altri veleni tra cui <strong>cadmio nichel, piombo, zinco</strong>. Per&nbsp;<strong>Legambiente</strong> nel tratto di mare antistante la Solvay di Rosignano sarebbero state <strong>scaricate 500 tonnellate di mercurio </strong>(dato riportato nell'osservatorio di programma di 2003).</p><p><strong>I black-out e la moria di pesci</strong></p><p>Il 19 giugno del 2007, un black-out elettrico, originò uno sversamento di&nbsp;azoto ammoniacale&nbsp;nelle acque davanti lo stabilimento. Secondo l'Arpat furono circa 11,7 tonnellate in sole 24 ore&nbsp;rispetto alle circa 3,67 tonnellate che l'impianto avrebbe scaricato in condizioni di normale funzionamento. La stessa agenzia in un rapporto conclusivo sottolineò che il disservizio elettrico occorso, pur rappresentando una situazione eccezionale, aveva fatto emergere diversi aspetti critici legati alla sicurezza dell'impianto e relativi, in particolare, alle procedure e dispositivi d'emergenza finalizzati al confinamento di ammoniaca. Dieci anni dopo il&nbsp;29 agosto 2017, a causa di un altro black-out elettrico, ci fu un nuovo sversamento in mare di ammoniaca che, secondo l'istituto Zooprofilassi di Pisa, ha determinato una moria eccezionale di pesci.</p><p><strong>I fumi di Solvay</strong></p><p><em><mark>Il polo Solvay, comprese le due centrali elettriche a gas metano, sempre secondo l'</mark></em><strong><em><mark>European Pollutant and</mark></em></strong><em><mark>&nbsp;</mark></em><strong><em><mark>Transfer Registrer</mark></em></strong><em><mark> è il&nbsp;secondo emettitore di CO<sub>2</sub> in Toscana&nbsp;con 2.200.000 tonnellate all'anno. La quantità di mercurio rilevato è di 4 grammi per 1000 kg di cloro prodotto, corrispondenti a 480 kg di mercurio l'anno in atmosfera.</mark></em></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-07 15:49:24 UTC</pubDate>
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         <title>             Il tonno Rosso </title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2910069541</link>
         <description><![CDATA[<p>Il tonno rosso è uno dei più grandi pesci del Mediterraneo ed è il più grande della sua specie: arriva a misurare i 3 metri di lunghezza e pesare fino a 650 kg. Solitamente non vive in acque con temperature inferiori ai 10 -14°. Ha un corpo massiccio e allungato con una colorazione blu acciaio sul dorso, a volte molto scura, quasi nera mentre il ventre e i fianchi sono invece bianco-argentei. È un predatore vorace e temibile si nutrono principalmente di banchi di pesci più piccoli come aringhe, sgombri e sardine ma si nutre anche di cefalopodi pelagici.<br>Durante il periodo riproduttivo smette di mangiare. In primavera migliaia di tonni maturi lasciano l’Atlantico settentrionale dove vivono abitualmente&nbsp;&nbsp; e migrano verso il Mediterraneo passando per lo stretto di Gibilterra. Seguendo la corrente superficiale si dirigono verso oriente dove si riproducono, per tornare poi nell’oceano in autunno.&nbsp;</p><p>Questa specie alterna due fasi di vita: una<mark> erratica</mark> in cui il tonno vive in piccoli gruppi, e una <mark>gregaria</mark>, che coincide con l’inizio della stagione riproduttiva, ed è il periodo in cui si raggruppa in grossi branchi e migra verso le aree riproduttive che si trovano nel Mediterraneo.</p><p>I branchi tendono a passare negli stessi luoghi anno dopo anno: la conoscenza di queste rotte ha permesso la costruzione di impianti di pesca fissi dette “tonnare”. Questa pesca avveniva in forma sostenibile e faceva parte di quelle attività tradizionali che si praticavano lungo le coste italiane fino a pochi decenni fa.</p><p>I grandi pesci pelagici da molti anni subiscono la pressione delle flotte pescherecce asiatiche anche nel Mediterraneo. La pesca tradizionale con le tonnare a terra sfruttava il passaggio dei tonni durante le migrazioni e il prelievo avveniva in forma sostenibile.<br>Negli ultimi anni il tonno rosso è diventato<strong> <em>uno dei pesci più pregiati sul mercato</em></strong>. Questo ha portato ad una richiesta di pescato impossibile da sostenere. La<em> </em><strong><em>pesca eccessiva</em></strong> ha spinto le popolazioni di tonno rosso sull’orlo dell’estinzione, con un crollo degli stock dell’85% in pochi anni. Oggi, 80% di tutto il tonno pescato viene venduto al Giappone.</p><p>La pesca non è l’unica minaccia, l’introduzione di<strong> <em>allevamenti di tonno rosso </em></strong>nel Mediterraneo, dove i pesci ancora giovani e quindi di modeste dimensioni vengono fatti ingrassare per essere venduti, ha aperto un nuovo mercato finalizzato alla cattura dei giovani tonni. Prima che i tonni avessero la possibilità di riprodursi, venivano catturati per essere trasportati negli allevamenti, causando un decremento repentino degli stock riproduttivi.&nbsp;</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-07 16:11:25 UTC</pubDate>
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         <title>Blue Concervancy</title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2910110367</link>
         <description><![CDATA[<p><strong><em>Blue Conservancy</em></strong> è un’associazione ambientalista fondata <mark>nel 2009</mark> <em>con lo scopo di salvaguardare gli ecosistemi marini</em>. La nostra missione è proteggere gli oceani da tutte quelle attività antropiche che ne minacciano la sopravvivenza, tra cui la pesca e l’inquinamento.</p><p>La pesca intensiva, l’inquinamento, la scomparsa degli habitat e l’eccessiva pressione antropica, stanno portando molte specie all’estinzione. In particolar modo nel Mar Mediterraneo che ad oggi risulta essere uno dei mari più sovra-sfruttati al mondo.</p><blockquote><p><strong>"Crediamo fortemente che per preservare la biodiversità dei nostri oceani non sia sufficiente salvaguardare solo le specie protette. Serve uno sforzo maggiore per difendere anche tutte quelle specie che non godono di particolari tutele ma che sono molto importanti per garantire un elevato livello di biodiversità.</strong></p></blockquote><blockquote><p><strong>Sogniamo un futuro dove l’uomo possa convivere senza arrecare alcun danno agli ecosistemi marini e per questo promuoviamo attività che rispettano il mare e i suoi abitanti." , dicono.</strong></p></blockquote>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-07 16:42:17 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>L&#39;inquinamento del mare e...</title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2910118752</link>
         <description><![CDATA[<p>I mari di tutto il mondo sono inquinati, e questa non è certo una novità, ma una ricerca portata avanti da un team di <strong><em>studiosi internazionali provenienti da Norvegia, Israele e Inghilterra, ha rivelato nuovi scenari.</em></strong></p><p>Non c’è solo la plastica ad avvelenare il mare, ma anche la luce artificiale prodotta dall’uomo. Il team di studiosi ha elaborato un atlante per stimare l’inquinamento luminoso marino e quantificare che impatto possa avere sugli ecosistemi. I dati che ne sono venuti fuori dovrebbero far riflettere.</p><p>Oltre il 3% delle acque costiere globali supera le soglie di luminosità stabilite dagli studiosi, oltre le quali iniziano a esserci delle conseguenze per gli ecosistemi marini. Le <em><mark>principali fonti luminose sono le città, ma anche le enormi piattaforme offshore per l’estrazione di idrocarburi fanno la loro parte, non a caso dalla ricerca come zona più inquinata al mondo viene segnalato il Golfo Persico, ma sono state segnalate anche alcune zone in Adriatico e Tirreno.</mark></em></p><p>La luce eccessiva attira i pesci e gli altri organismi marini anche fino a una profondità di 20 metri, ma quello che, se visto sott’acqua, può sembrare uno spettacolo, con molto pesce che si raduna sotto la colonna di luce, in realtà è il vero problema. <em><mark>L’inquinamento luminoso altera le fasi vitali dei pesci, limitandone la migrazione, la riproduzione e in parte anche l’alimentazione</mark></em>. Un processo simile finisce quindi per alterare la catena alimentare delle specie, e favorire situazioni anomale come la scomparsa di alcune e il predominio totale di altre.</p><p>Secondo la ricerca a peggiorare la situazione sono le illuminazioni al led.<em><mark> La luce blu penetra più in profondità nella colonna d’acqua, causando un impatto maggiore. La soluzione per le piattaforme offshore o l’illuminazione nelle strade che costeggiano il mare sarebbe quella di usare luci al led dalle tonalità più calde.</mark></em></p><p>L’inquinamento luminoso è l’ennesimo campanello di allarme di una pressione che l’uomo esercita sull’ambiente marino e che sta diventando sempre più insostenibile. Gli Oceani di tutto il mondo stanno cambiando in modo irreversibile, senza che vengano posti in essere degli interventi strutturali risolutivi.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-07 16:47:47 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Le alghe ci aiutano!</title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2910158911</link>
         <description><![CDATA[<p>Secondo un nuovo studio condotto dall’Università dell’Alaska Fairbanks, le capacità di filtrare l’acqua delle alghe d’allevamento<em><mark> potrebbero contribuire a ridurre l’inquinamento marino nelle aree costiere</mark></em>. Il lavoro, pubblicato su Aquaculture Journal, ha analizzato i livelli di <strong><em>carbonio e azoto</em></strong> in due allevamenti di alghe di specie miste nel centro-sud e nel sud-est dell’Alaska, durante la stagione di crescita 2020-21. I campioni di tessuto e di acqua marina hanno mostrato che le specie di alghe<em> possono avere diverse capacità di rimuovere i nutrienti dall’ambiente circostante</em>. “<em><mark>Alcune alghe sono letteralmente come </mark></em><strong><em><mark>spugne</mark></em></strong><em><mark>: aspirano e succhiano senza mai saturarsi</mark></em>”, ha dichiarato Schery Umanzor, professore presso il College of Fisheries and Ocean Sciences dell’UAF e autore principale dello studio. “Sebbene il sequestro del carbonio da parte delle alghe abbiano ricevuto la maggior parte dell’attenzione, <em>le alghe sono in realtà molto più efficaci nel mitigare quantità eccessive di </em><strong><em>azoto</em></strong><em> rispetto al carbonio</em>”, ha detto Umanzor. “Credo che questa sia una storia davvero<mark> sottovalutata</mark>”.</p><p>L’inquinamento da azoto è causato nelle aree costiere da fattori quali le acque reflue urbane, il deflusso delle acque domestiche o lo smaltimento dei rifiuti della pesca. Può portare a una serie di potenziali minacce negli ambienti marini, tra cui fioriture di alghe tossiche, aumento dell’attività batterica e riduzione dei livelli di ossigeno. Il kelp (la laminaria) coltivata in acque inquinate non dovrebbe essere usato come alimento, ma potrebbe comunque essere uno strumento promettente per la pulizia di queste aree. L’allevamento di<strong><em><mark> kelp </mark></em></strong>è un’industria emergente in Alaska, che si dice possa migliorare la sicurezza alimentare e creare nuove opportunità di lavoro. È stata anche considerata come un metodo su scala globale per immagazzinare il carbonio, che potrebbe essere un modo per ridurre i livelli di quello atmosferico che contribuiscono al cambiamento climatico.</p><p><br>le alghe sono in realtà molto più efficaci nel mitigare</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-07 17:18:22 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2910158911</guid>
      </item>
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         <title>L&#39;inquinamento acustico marino è causato, infatti, dall&#39;impatto antropico. Questi rumori, estranei alla vita marina, sono prodotti da diverse fonti: gli impianti di trivellazione per l&#39;estrazione di petrolio o gas; il traffico marittimo e le navi rompighiaccio; la pesca; gli impianti eolici; i sonar e via dicendo.</title>
         <author>mortabitalaaddin</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2911400218</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2024-03-08 13:51:36 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2911400218</guid>
      </item>
      <item>
         <title>L&#39;inquinamento chimico</title>
         <author>mortabitalaaddin</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2911403484</link>
         <description><![CDATA[<div>L'inquinamento chimico riguarda l'inserimento (accidentale o volontario) di sostanze contaminanti nelle acque oceaniche come pesticidi, fertilizzanti, detergenti, prodotti chimici industriali ed erbicidi. Si tratta di una famiglia di sostanze molto grande, ciascuna con un diverso impatto ambientale</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-08 13:54:06 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>ONU</title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2915675657</link>
         <description><![CDATA[<div>L'<strong><em>Organizzazione delle Nazioni Unite</em></strong> (ONU) è stata istituita <em>dopo la Seconda Guerra Mondiale da 51 Paesi </em>ed è in funzione dal 1° gennaio 1946, in seguito all'entrata in vigore della <strong>Carta delle Nazioni Unite </strong>il<strong> 24 ottobre del 1945</strong>.<br>Oggi l'Organizzazione è costituita dalla <strong>quasi totalità degli Stati</strong> (193 membri).  La sede centrale dell'ONU è a New York.<br>L’ONU è la massima organizzazione multilaterale, operante a fini politici generali e a struttura e raggio d’azione mondiali. Essa presenta analogie con l’organizzazione statale, in particolare con quella che si ispira ai principi del <em>Welfare State</em> e postula forme di intervento delle pubbliche istituzioni per la giustizia sociale ed economica, lo sviluppo, la garanzia dei diritti umani, il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-12 13:55:02 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Che cos&#39;è l&#39;agenda 2030?</title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2915694598</link>
         <description><![CDATA[<p>L’Agenda 2030  <strong><em>è un programma</em></strong> che si sono posti i <strong>193 paesi dell'<em><mark>ONU</mark></em></strong> nel settembre <em>2015</em>. Raggruppa<strong><em> 17 Obiettivi</em></strong> per lo <em><mark>Sviluppo Sostenibile</mark></em> in un grande programma d’azione per un totale di 169  traguardi. L’avvio ufficiale degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile ha coinciso con l’inizio del 2016, guidando il mondo sulla strada da percorrere nell’arco dei prossimi 15 anni.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-12 14:07:13 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;acidificazione delle acque</title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2915714723</link>
         <description><![CDATA[<div>L'<strong>acidificazione dei mari</strong> è una conseguenza diretta dell'eccesso di anidride carbonica (CO<sub>2</sub>) rilasciato nell'atmosfera, quel gas che emettiamo ogni volta che utilizziamo un veicolo a motore o bruciamo combustibili fossili.<br>Secondo il <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.ipcc.ch/site/assets/uploads/2018/02/SYR_AR5_FINAL_full.pdf">Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico</a> , dal 1750 al 2014, una percentuale pari al <strong>30%</strong> dell’anidride carbonica emessa come conseguenza di attività umane è stata assorbita dagli oceani.<br>Quando l'acqua di mare assorbe CO<sub>2</sub>, si verifica una reazione chimica che porta alla <strong><em>formazione di acido carbonico</em></strong> (<em>H<sub>2</sub>CO<sub>3</sub></em>), rendendola più acida. È come se il mare si trasformasse in un <em>gigantesco bicchiere di acqua frizzante</em>, che però non è invitante come una bibita gassata.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-12 14:18:58 UTC</pubDate>
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         <title>Acidificazioni delle acque, conseguenze</title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2915726013</link>
         <description><![CDATA[<p>Per coralli, crostacei e molluschi è come vivere in una casa con le pareti di un centimetro...<br>L'acidificazione dell'oceano rende più difficile per coralli ,  crostacei e molluschi costruire e mantenere le loro strutture calcaree. <strong>Questo può portare all'indebolimento degli ecosistemi marini</strong>, che sono fondamentali per la vita sulla Terra.</p><p>E gli oceani più acidi stanno anche influenzando le specie di pesci e di plancton che formano la base della catena alimentare marina. E se questi soffrono o vengono a mancare, a risentirne è l'intero ecosistema marino.</p><p>&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-12 14:25:36 UTC</pubDate>
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         <title>Le plastiche</title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2915730384</link>
         <description><![CDATA[<ol><li><p>La plastica è un materiale non biodegradabile e rischia di&nbsp;essere ingerita da balene, gabbiani, tartarughe marine e altri animali. I pezzi di plastica possono restare nella&nbsp;gola degli animali o ostruirne il tratto digerente, e di conseguenza bloccare le vie respiratorie e impedire l'assunzione di cibo. Se giovani esemplari rimangono impigliati nella plastica possono sviluppare danni alla pelle o malformazioni durante la crescita. Una volta in mare, però, i rifiuti possono anche tornare sulla terraferma sospinti dal movimento&nbsp;delle onde, e inquinare&nbsp;così spiagge e altre zone costiere. </p></li><li><p> Le microplastiche possono essere assorbite dagli organismi marini: in numerosi animali è stata rinvenuta la presenza di queste microparticelle.</p></li><li><p>Nelle barche e nelle reti dei pescatori gettate in mare rimangono imprigionati balene, delfini e altri mammiferi marini che soffocano fra atroci sofferenze. Solamente nel Mar Baltico finiscono ogni anno fino a 10.000 pezzi di reti di origine sconosciuta.</p></li></ol>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-12 14:28:21 UTC</pubDate>
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         <title>Riscaldamento degli oceani</title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2915921589</link>
         <description><![CDATA[<p>Le acque assorbono il calore che si crea a causa dei combustili fossili, deforestazione e altri tipi di inquinamento.  <strong><em>Più del 90% del calore extra generato negli ultimi anni è stato sottratto all’atmosfera dai mari</em></strong>, salvando temporaneamente la vita sulla terra da temperature altrimenti catastrofiche.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-12 16:37:02 UTC</pubDate>
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         <title>Conseguenze del riscaldamento delle acque</title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2915955431</link>
         <description><![CDATA[<p>Quello che sta succedendo è la <strong><em>tropicalizzazione</em></strong> :la acque finiranno per assomigliare sempre più <strong>a quelle dei tropici</strong>. Questo vuol dire che si stanno insediando specie <strong><em>animali e vegetali aliene</em></strong>, che non hanno mai fatto parte del nostro ecosistema.  Alcune di queste specie, come  pesce palla, sono innocue altre stanno distruggendo l’habitat di altri animali e stanno degradando tutto il fondale marino. Sono arrivate mille specie aliene tra il 2004 e il 2010: una ogni due settimane.</p><p>Un altro rischio è che le specie aliene sostituiscano quelle <strong>endemiche</strong>, cioè tipiche del Mediterraneo, la cui scomparsa sarebbe un danno gravissimo alla biodiversità: specie come la foca monaca mediterranea, per esempio, o i coralli bianchi profondi. I pesci coniglio, tipici dell’Oceano Indiano, nel Mediterraneo sono responsabili del 40% del declino delle specie native.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-12 17:00:56 UTC</pubDate>
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         <title>Pesca intensiva</title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2915989382</link>
         <description><![CDATA[<ol><li><p><em>I pesci, siccome ne pescano troppi , non sono in grado di riprodursi "in tempo"  </em></p></li><li><p><em>Queste imbarcazioni raccolgono migliaia di tonnellate di pesce a ogni viaggio e possono rimanere in mare per mesi interi, conservando il pescato a bordo.</em></p></li><li><p><em>E per questa causa di pesci ne vengono pescati davvero tanti , e come se non bastasse, a volte i pescherecci le buttano in mare quando hanno finito di utilizzarle.</em></p></li><li><p><em>Mentre le prede dei pesci si moltiplicano , la quantità di pesci diminuisce a causa dei pescatori che ne pescano troppi</em></p></li></ol>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-12 17:24:22 UTC</pubDate>
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         <title>La pesca sostenibile</title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2916008180</link>
         <description><![CDATA[<p>Per<strong> pesca sostenibile </strong>si intende <strong>l’attività di pesca </strong>svolta in modo da considerare la vitalità a lungo termine degli <strong>stock ittici </strong>ed il<strong> benessere degli oceani </strong>nel complesso. I metodi legati all’<strong>attività di pesca sostenibile </strong>sono quelli che rispettano i <strong>cicli biologici dell'ecosistema</strong>, il cui ritmo di prelievo non alteri drasticamente la densità di popolazione delle specie interessate.</p><p><strong><em>Ma che cos'è lo stock ittico?</em></strong></p><p>Lo stock ittico è la consistenza e la variazione dei pesci nel mare.</p><p><strong>Che cosa significa Pesca Sostenibile?</strong></p><p><strong>Praticare la pesca sostenibile </strong>significa lasciare nei mari<strong> <em>abbastanza pesci</em>, rispettare gli habitat </strong>e assicurarsi che le persone che dipendono dall’economia della pesca possano mantenere i loro mezzi di sussistenza. Infatti, <strong>pescare sostenibilmente</strong> e scegliere solamente prodotti provenienti da <strong>pesca certificata sostenibile</strong> vuol dire anche garantire i mezzi di sussistenza alle comunità coinvolte direttamente e indirettamente nel settore della pesca.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-12 17:38:49 UTC</pubDate>
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         <title>Cosa si può fare?</title>
         <author>anastasiabaxan</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2916091730</link>
         <description><![CDATA[<ul><li><p><strong>Risparmiare l’acqua pulita e limitare lo spreco di acqua sporca: </strong> è preziosa e se la sprechiamo verrà buttata negli oceani e verrà inquinata anche quella.</p></li><li><p><strong>Preferire sostanze biodegradabili e naturali</strong>: per esempio borse in tessuto riutilizzabile, preferire bottiglie di vetro riempite d'acqua con le acque potabili del comune (ad esempio la fontanell'acqua qui a Fontanellato).</p></li><li><p><strong>Non buttare rifiuti in acqua </strong>e insegnare questo gesto anche al prossimo.</p><p><br></p></li></ul>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-12 18:47:38 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>mortabitalaaddin</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2024-03-13 08:30:07 UTC</pubDate>
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         <title>isola di plastica</title>
         <author>anastasiabaxan</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2024-03-13 08:48:29 UTC</pubDate>
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         <title>Glossario</title>
         <author>saraamani2</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiabaxan/buongiornoprincipessa_2012/wish/2922081440</link>
         <description><![CDATA[<p>smorzare: Far diminuire di forza o d'intensità, attenuare, attutire.</p><p>CNR: <strong>Consiglio nazionale delle ricerche.</strong></p><p><strong>non-profit: enti senza scopo di lucro, cioè senza essere pagati.</strong></p><p><strong>Epatite: infiammazione delle cellule del fegato, determinata da un virus.</strong></p><p><strong>Salmonellosi: è un'infezione che deriva da un gruppo di batteri molto frequenti in natura.</strong></p><p><strong>Febbre tifoide: malattia infettiva sistemica provocata da un batterio</strong> (Salmonella typhi).</p><p>Sradicare: Portare a vivere lontano dal paese natio o dall'ambiente familiare</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-17 19:19:46 UTC</pubDate>
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