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      <title>Aiuti per i percorsi d&#39;esame di maturità by Prof</title>
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      <description>Futurismo/Pirandello/Pascoli/ecc</description>
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      <pubDate>2017-03-25 16:25:56 UTC</pubDate>
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         <author>canale_rina</author>
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         <pubDate>2017-02-27 22:09:36 UTC</pubDate>
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         <author>canale_rina</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>PASCOLI </strong></div><div><strong>E LA LETTERATURA FRANCESE</strong><br><br>Il rapporto tra Baudelaire e il Simbolismo di fine Ottocento e la poesia di Giovanni Pascoli, esponente principale, accanto a D’Annunzio, del Decadentismo italiano. </div><div>Alla base della poesia decadente, vale a dire della poesia di fine Ottocento e inizio Novecento, in Italia e in Europa, si colloca la poetica simbolista di Baudelaire e dei poeti della generazione immediatamente successiva, i poeti simbolisti P. Verlaine e A. Rimbaud. Di fatto essi non fanno altro che approfondire e radicalizzare le innovazioni stilistiche e i temi fondamentali della poesia di Baudelaire: </div><div>- il rifiuto della ragione come strumento di indagine e di conoscenza del reale, e di conseguenza il rifiuto del primato della scienza e della cultura positivista; </div><div>- l’esplorazione delle sfere del reale che sfuggono all’occhio dell’uomo comune, ma anche all’occhio avvertito dello scienziato; </div><div>- l’idea che la realtà non si esaurisce nella sua apparenza fenomenica (per come è, dunque come dato puramente materiale o positivo, come sostenevano i positivisti), ma cela un significato nascosto e profondo, simbolico. I simbolisti della generazione successiva a Baudelaire riprendono e approfondiscono la poetica delle Corrispondenze, secondo cui tutta la realtà appare come una “foresta di simboli”, legati tra loro da analogie o corrispondenze segrete che solo il poeta è in grado di decifrare (profumi freschi come carne di bimbo…); </div><div>- l’arte come unica forma possibile di conoscenza: mentre la scienza si limita a registrare e a descrivere i fenomeni visibili, l’arte permette di andare oltre le apparenze e di porsi in contatto con l’ignoto, con il mistero che permea tutta l’esistenza; </div><div>- la conoscenza avviene attraverso l’intuizione irrazionale: per raggiungere la verità segreta che si cela dietro le apparenze i poeti – afferma A. Rimbaud – devono farsi “veggenti”, mediante “un lungo e ragionato disordine di tutti i sensi”; a cogliere il mistero che si cela dietro le apparenze, a decifrare i simboli si arriva anche attraverso esperienze forti come il sogno, l’allucinazione, l’ebbrezza prodotte dall’alterazione totale dei sensi; </div><div>- ne deriva una nuova concezione del linguaggio poetico: la poesia non è più imitazione della realtà, non è più uno strumento per descrivere oggettivamente il mondo o per esprimere, attraverso la rappresentazione della natura, la propria soggettività. La poesia diventa una formula magica che permette l’accesso a un universo di connessioni tra le cose soggettivamente intuito e allusivamente svelato dalla parola. La parola poetica non descrive, ma suggerisce, allude attraverso le analogie, le metafore e le sinestesie, ma anche attraverso la ricerca della musicalità. </div><div>- Rispetto a quella di Baudelaire, la poesia dei simbolisti della fine dell’Ottocento, è sì nuova e moderna, ma anche volutamente oscura ed elitaria, rivolta a un pubblico di pochi eletti, in grado di coglierne le profonde risonanze. </div><div><br></div><div><strong>Il caso di G. Pascoli: il poeta-fanciullino e il poeta veggente di Rimbaud </strong></div><div>G. Pascoli (1853-1911), professore universitario e poeta, è uno dei più importanti esponenti della poesia decadente in Italia: è colui che, a differenza degli Scapigliati che, pur animati da istanze di cambiamento venate di ribellismo, di fatto, a livello metrico e lessicale, erano rimasti alla poesia del tardo Romanticismo, immette forti elementi di innovazione nel tessuto tradizionale della poesia italiana, contribuendo al progressivo scardinamento della sintassi e della metrica e alla definizione di un linguaggio poetico moderno adatto a esprimere le inquietudini e le contraddizioni dell’uomo moderno. </div><div>Pascoli non conosceva direttamente né Baudelaire né i simbolisti della generazione successiva (Verlaine e Rimbaud) a differenza di G. D’Annunzio; eppure la sua poetica risente fortemente della nuova sensibilità decadente che in poesia si traduce nei punti fondamentali che abbiamo delineato sopra in maniera sintetica. </div><div>Emblematica, sotto questo aspetto, la corrispondenza tra l’immagine del poeta-fanciullino elaborata da Pascoli e quella del poeta-veggente di Rimbaud, due concezioni della poesia formulate in contesti molto diversi (l’Italia arretrata e provinciale di fine Ottocento e la Francia moderna e aperta al mondo della stessa epoca) da figure diametralmente opposte per condotta di vita e valori (Pascoli è una figura dimessa, appartata; è uno studioso e un professore universitario che ama la quiete e la solitudine della campagna; Rimbaud è un poeta maledetto, dalla condotta di vita dissoluta, dedito all’alcol e alla droga, senza freni inibitori, cultore di ogni possibile eccesso, provocatore e ribelle). </div><div><br></div><div>Nella seconda unità, leggeremo due righe della prosa “Il poeta veggente” di A. Rimbaud (1854-1891) e lo confronteremo con il saggio dal titolo Il fanciullino in cui Pascoli precisa i fondamenti della sua poetica. Lo scopo è mettere in evidenza l’influsso del simbolismo francese sulla poesia decadente di fine Ottocento-inizi Novecento, influsso che riguarda, indirettamente, anche la riflessione e la produzione di G. Pascoli (1855-1911), che la critica considera uno dei massimi esponenti del Decadentismo italiano. </div><div>Il poeta-veggente di A. Rimbaud (1871) </div><div>In una lettera all’amico Paul Demey del 15 maggio 1871 – che diverrà nota come Lettera del veggente – Arthur Rimbaud delinea con toni enfatici il carattere e il ruolo del poeta. Ne leggiamo un breve estratto: </div><div>“[...] Io dico che bisogna esser veggente, farsi veggente. Il Poeta si fa veggente mediante un lungo, immenso e ragionato disordine di tutti i sensi. Tutte le forme d'amore, di sofferenza, di pazzia; egli cerca se stesso, esaurisce in sé tutti i veleni, per non conservarne che la quintessenza. Ineffabile tortura nella quale ha bisogno di tutta la fede, di tutta la forza sovrumana, nella quale diventa il grande infermo, il grande criminale, il grande maledetto — e il sommo Sapiente! — Egli giunge infatti all’ignoto! Poiché ha coltivato la sua anima, già ricca, più di qualsiasi altro! […] Dunque il poeta è veramente un ladro di fuoco . Ha l'incarico dell'umanità, […] dovrà far sentire, palpare, ascoltare le sue invenzioni; se ciò che riporta di laggiù ha forma, egli dà forma; se è informe egli dà l'informe. Trovare una lingua; […]questa lingua sarà dell'anima per l'anima, riassumerà tutto: profumi, suoni, colori […]”. </div><div><br></div><div>Quali sono i punti fondamentali del discorso di Rimbaud sul poeta-veggente? </div><div>a) Per sondare l’ignoto, il poeta, secondo R., deve esplorare le zone più recondite dell’io (di se stesso), della propria soggettività, che non è più, come per i romantici, un luogo dai contorni definiti, ma un’entità caotica (Il Poeta si fa veggente mediante un lungo, immenso e ragionato disordine di tutti i sensi. Tutte le forme d'amore, di sofferenza, di pazzia; egli cerca se stesso, esaurisce in sé tutti i veleni, per non conservarne che la quintessenza); </div><div>b) La poesia è in sostanza un viaggio verso l’ignoto alla ricerca della quintessenza del mistero della vita, che è possibile solo attraverso un “lungo, immenso e ragionato disordine dei sensi”, sperimentando l’amore, la follia, la sofferenza, tutti i veleni dell’esistenza per coglierne l’essenza pura, il significato più profondo. </div><div>c) Il poeta tra maledizione e sapienza. Per questo, proprio perché sperimenta la purezza dell’anima ma anche abiezione e nefandezza (gli estremi), il poeta è al contempo un “criminale”, cioè un maledetto e un sapiente con la s maiuscola, perché proprio questa esplorazione senza freni inibitori nelle zone recondite della propria anima, comporta sì la dissacrazione totale della morale comune, il varcare ogni limite, ma conduce alla verità, all’essenza ultima dell’esistenza umana. </div><div>d) Il poeta attraverso “un lungo, immenso e ragionato disordine dei sensi”, cioè attraverso la follia, l’allucinazione, l’irrazionalità totale, riesce a scandagliare le zone inesplorate della realtà e dell’io portandone alla luce il mistero, il segreto; egli è il detentore privilegiato di tale segreto che, come un novello Prometeo, è chiamato a dispensare agli uomini, senza tuttavia ricorrere al linguaggio convenzionale (perché non è in grado di esprimere tale verità), ma a una nuova lingua che è in sostanza quella sinestetica, delle segrete corrispondenze di Baudelaire (. Trovare una lingua; […]questa lingua sarà dell'anima per l'anima, riassumerà tutto: profumi, suoni, colori). </div><div><br></div><div>Il poeta veggente di Rimbaud e il poeta-fanciullino di G. Pascoli </div><div>Premessa </div><div>Benché, a differenza di D’Annunzio, Pascoli non sia stato influenzato direttamente dalla poetica simbolista, anch’egli, consapevole della crisi del pensiero e della cultura positivista, ridefinisce il ruolo del poeta rispetto alla tradizione e lo fa in un saggio programmatico dal titolo Il fanciullino, la cui prima edizione esce nel 1897, quando già il poeta aveva pubblicato la sua prima raccolta Myricae. Qui egli precisa i fondamenti della sua poetica. </div><div>Riportiamo alcuni estratti significativi dal I e dal IV capitolo (manuale a p. 518-521). </div><div>1. E’ dentro noi un fanciullino che non solo ha brividi, come credeva Cebes Tebano i che primo in sé lo scoperse, ma lagrime ancora e tripudi suoi. Quando la nostra età è tuttavia tenera, egli confonde la sua voce con la nostra, e dei due fanciulli che ruzzano e contendono tra loro, e, insieme sempre, temono sperano godono piangono, si sente un palpito solo, uno strillare e un guaire solo. Ma quindi noi cresciamo: ed egli resta piccolo; noi accendiamo negli occhi un nuovo desiderare, ed egli vi tiene fissa la sua antica serena maraviglia; noi ingrossiamo e arrugginiamo la voce, ed egli fa sentire tuttavia e sempre il suo tinnulo squillo come di campanello. [...] </div><div>2. Ma i segni della sua presenza e gli atti della sua vita sono semplici e umili. Egli è quello, dunque, che ha paura al buio, perché al buio vede o crede di vedere; quello che alla luce sogna o sembra sognare, ricordando cose non vedute mai; quello che parla alle bestie, agli alberi, ai sassi, alle nuvole, alle stelle: che popola l'ombra di fantasmi e il cielo di dei. Egli è quello che piange e ride senza perché, di cose che sfuggono ai nostri sensi e alla nostra ragione. Egli è quello che nella morte degli esseri amati esce a dire quel particolare puerile che ci fa sciogliere in lacrime, e ci salva. Egli è quello che nella gioia pazza pronunzia, senza pensarci, la parola grave che ci frena. Egli rende tollerabile la felicità e la sventura, temperandole d'amaro e di dolce, e facendone due cose ugualmente soavi al ricordo. […] Egli ci fa perdere il tempo, quando noi andiamo per i fatti nostri, ché ora vuol vedere la cinciallegra che canta, ora vuol cogliere il fiore che odora, ora vuol toccare la selce che riluce. </div><div>3. E ciarla intanto, senza chetarsi mai; e, senza lui, non solo non vedremmo tante cose a cui non badiamo per solito, ma non potremmo nemmeno pensarle e ridirle, perché egli è l'Adamo che mette il nome a tutto ciò che vede e sente. Egli scopre nelle cose le somiglianze e relazioni più ingegnose. Egli adatta il nome della cosa più grande alla più piccola, e al contrario. E a ciò lo spinge meglio stupore che ignoranza, e curiosità meglio che loquacità: impicciolisce per poter vedere, ingrandisce per poter ammirare. Né il suo linguaggio è imperfetto come di chi non dica la cosa se non a mezzo, ma prodigo anzi, come di chi due pensieri dia per una parola. E a ogni modo dà un segno, un suono, un colore, a cui riconoscere sempre ciò che vide una volta. C'è dunque chi non ha sentito mai nulla di tutto questo? Forse il fanciullo tace in voi, professore, perché voi avete troppo cipiglio, e voi non lo udite, o banchiere, tra il vostro invisibile e assiduo conteggio. Fa il broncio in te, o contadino, che zappi e vanghi, e non ti puoi fermare a guardare un poco; dorme coi pugni chiusi in te, operaio, che devi stare chiuso tutto il giorno nell'officina piena di fracasso e senza sole. Ma in tutti è, voglio credere. </div><div>4. Se è in tutti, è anche in me. E io, perché da quando s'era fanciulli insieme, non ho vissuto una vita cui almeno il dolore, che fu tanto, desse rilievo, non l'ho perduto quasi mai di vista e di udita.[…] Comunque, parlo spesso con lui, come esso parla alcuna volta a me, gli dico: - Fanciullo, che non sai ragionare se non a modo tuo, un modo fanciullesco che si chiama profondo, perché d'un tratto, senza farci scendere a uno a uno i gradini del pensiero, ci trasporta nell'abisso della verità [...]. Tu sei il fanciullo eterno, che vede tutto con maraviglia, tutto come per la prima volta. L’uomo le cose interne ed esterne, non le vede come le vedi tu: egli sa tanti particolari che tu non sai. Egli ha studiato e ha fatto suo pro' degli studi degli altri. Sì che l'uomo dei nostri tempi sa più che quello dei tempi scorsi, e, a mano a mano che si risale, molto più e sempre più. I primi uomini non sapevano niente; sapevano quello che sai tu, fanciullo. Tu sei ancora in presenza del mondo novello, e adoperi a significarlo la novella parola. Il mondo nasce per ognun che nasce al mondo. E in ciò è il mistero della tua essenza e della tua funzione. </div><div><br></div><div>I punti fondamentali del discorso di Pascoli sul poeta-fanciullino </div><div>1. Pascoli afferma che in tutti gli individui è presente un “fanciullino”, la cui voce, ben distinguibile nell’età infantile, viene poi accantonata dai più nell’età adulta, in seguito al prevalere della razionalità. Il fanciullino è l’espressione dell’irrazionale e insieme dell’autenticità dello sguardo nei confronti del mondo: egli è dotato di fervida immaginazione (si immagine di vedere creature misteriose nel buio e per questo ne ha paura, sogna ad occhi aperti), è in contatto profondo con la natura con cui dialoga continuamente, non nasconde i suoi sentimenti e le contraddizioni della sua anima (ride e piange senza perché), piange e ride senza un motivo preciso per cose che sfuggono al senso comune, alla razionalità degli adulti. </div><div>2.Proprio per questo, a differenza dell’adulto, il fanciullino vede con occhi nuovi ogni cosa, e come un novello Adamo, egli è in grado di indicare ogni elemento della realtà con un nome nuovo. Fuor di metafora, Pascoli vuol dirci che la lingua del fanciullino è la lingua della poesia, che continuamente scopre, ricrea e nomina le cose, istituendo relazioni inedite e originali tra gli elementi del reale. La poesia, in quanto espressione privilegiata del fanciullino, è una voce che non parla la lingua razionale degli adulti (per es. il fanciullino adatta il nome della cosa più grande alla più piccola e al contrario), che non adotta una grammatica e una sintassi logico-argomentativa (l’eloquenza di Verlaine), ma che procede per intuizioni fulminanti attraverso un discorso volutamente alogico (quello dei bambini) e analogico, fondato cioè su corrispondenze inedite e irrazionali. Il fanciullino coglie direttamente l’essenza segreta delle cose, senza mediazioni, “senza scendere ad uno ad uno i gradini del pensiero” (come fa l’indagine scientifica), facendoci sprofondare direttamente nell’abisso di verità. </div><div>3. Il fanciullino non è appannaggio esclusivo di qualcuno, ma un dato naturale di ogni uomo: non c’è persona, indipendentemente dal grado di cultura, dalle condizioni di lavoro e dalla classe sociale, che non se lo porti dentro. Tuttavia, a differenza dell’uomo comune e dello scienziato, il poeta mantiene un dialogo continuo con il fanciullino, dando espressione nella poesia alla sua voce infantile e primigenia, che non si esprime con il linguaggio tradizionale, che non segue la grammatica istituzionale della lingua. </div><div><br></div><div>Quali sono i punti di contatto tra Pascoli e la poesia simbolista francese (il Baudelaire delle Corrispondenze e il Rimbaud del poeta-veggente)? </div><div>1.Il fanciullino di Pascoli – metafora del poeta – è a suo modo un “veggente”, perché proprio come in Rimbaud, è in grado di arrivare diritto al mistero, di carpire l’essenza segreta della realtà e di decifrarne le relazioni misteriose, i simboli, senza procedimenti logici, ma direttamente, grazie all’intuizione folgorante, all’irrazionalità. </div><div>2.Come per Rimbaud e per i simbolisti francesi della fine dell’Ottocento, anche per Pascoli la scienza è incapace di sondare e di spiegare il mistero e l’ignoto che si celano tanto nel macrocosmo dell’universo quanto nel microcosmo della nostra interiorità. </div><div>3.Come per Rimbaud e per i simbolisti francesi delle fine dell’Ottocento, anche la poesia di Pascoli, in quanto espressione della voce infantile e primigenia del fanciullino, rinuncia alla lingua razionale degli adulti e della scienza, rifiuta “l’eloquenza” per dirla con Verlaine, cioè un discorso ordinato e logico dal punto di vista grammaticale e sintattico; la decifrazione dei simboli della natura e la rivelazione del mistero che si cela in ogni uomo e nell’universo avviene attraverso una lingua alogica, che parla anche attraverso il suono (il significante), che si esprime attraverso l’analogia fulminante (l’associazione inedita e non immediatamente comprensibile di immagini, suoni, odori ecc. proprio come nelle Corrispondenze di Baudelaire). </div><div><br></div><div>Schemi per il ripasso generale </div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-25 16:34:08 UTC</pubDate>
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         <author>canale_rina</author>
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         <description><![CDATA[<div>PIRANDELLO EN FRANCE<br><br>Au début des années vingt, la France découvre le théâtre de Luigi Pirandello : son traducteur, Benjamin Crémieux, se charge de la médiation de cette dramaturgie. Sa lecture critique de Pirandello contribue d'une manière décisive à sa réception. Également importante est la «lecture» régistique de Georges Pitoëff : sa création des Six personnages en quête d'auteur en 1923 ouvre une nouvelle saison du théâtre italien en France. Il s'agit pour le dramaturge d'une rencontre qui marque aussi un tournant dans sa réflexion sur la pratique théâtrale. S'il avait toujours refusé d'accorder une valeur proprement artistique à la mise en scène, cela était dû à son expérience d'auteur et au retard du théâtre italien dans ce domaine. La rencontre avec le monde du théâtre français, avec Pitoëff notamment, aide Pirandello à se rapprocher des théories de la régie et à devenir à son tour metteur en scène de 1925 à 1928 à la tête de son Teatro d'Arte. Toutefois, la gloire française de Pirandello s'estompe rapidement : depuis 1924, les relations politiques entre l'Italie et la France deviennent plus difficiles, ce qui n'est pas sans conséquences sur les échanges culturels. Après 1925, le succès de l'auteur italien en France fera place à un sentiment de lassitude à son égard, nourri par des accusations de cérébralisme, relayées par la critique et la presse de l'époque. Son théâtre continuera d'être représenté, mais ce ne sera qu'en 1934, après l'attribution du Prix Nobel, que Pirandello renouera avec le triomphe. Le succès de la mise en scène de Ce soir on improvise (dans l'adaptation de Pirandello, Crémieux et Pitoëff), en 1935, marque la dernière étape du parcours français du dramaturge, de son vivant. Quand Pirandello s'éteint, en décembre 1936, malgré le succès, malgré le formidable retentissement de ses pièces, la France ne le connaît que partiellement. Une seconde phase de sa gloire sera posthume, et ne viendra qu'après la Seconde Guerre mondiale.</div><div>CARACTÉRISTIQUES</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-25 16:49:05 UTC</pubDate>
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         <author>canale_rina</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Littérature française du xxe siècle</strong></div><div>La littérature française du xxe siècle s'inscrit dans un siècle tumultueux marqué par deux guerres mondiales, par l'expérience des totalitarismes fascistes et communistes et par une décolonisation difficile. <br>La littérature verra aussi son statut évoluer sous l'effet des transformations technologiques comme l'apparition et le développement des éditions de poche ou la concurrence d'autres loisirs comme le cinéma, la télévision ou la pratique informatique. On assistera parallèlement à une dilution progressive des courants esthétiques et intellectuels après l'époque du surréalisme, de l'existentialisme et du Nouveau Roman.</div><div><br></div><div><strong>L'esprit de liberté du début du siècle </strong></div><div>Le xxe siècle commence dans un esprit de liberté qu'évoque l'atmosphère des années 1900 : les artistes novateurs sont nombreux dans le domaine de la peinture avec le fauvisme et le cubisme qui ouvre le chemin à l'abstraction ou dans le domaine de la musique avec, en France, Erik Satie (1866-1925), Maurice Ravel (1875-1937) et plus tard Pierre Boulez (1925-2016). C'est aussi le moment où s'installe l'art du cinéma avec Méliès (qui ne deviendra parlant qu'à partir de 1927) et où la modernité s'impose aussi dans le domaine littéraire. La littérature française du xxe siècle va à l'évidence être traversée par les coups et contrecoups de l'Histoire que nous allons rappeler à grands traits.</div><div><br></div><div><strong>Lénine et Staline</strong></div><div><strong>Mussolini et Hitler</strong></div><div><strong>D'une guerre mondiale à l'autre </strong></div><div>Les antagonismes nationaux en Europe conduisent rapidement à la saignée de la guerre de 14-18 d'où sortiront le communisme soviétique avec Lénine puis Staline et les fascismes mussolinien puis nazi. L'après-guerre est en effet un temps de tensions internationales et sociales avec des crises économiques graves (1929) et des choix politiques déterminants, c'est ainsi que le Front populaire en France est perçu comme une victoire sur la droite conservatrice et ses avancées sociales (congés payés…) sont saluées par les classes populaires. Très vite, le deuxième conflit mondial se préfigure avec la guerre d'Espagne (1936 - 1939), où les partis progressistes et l'URSS luttent contre le coup d'État réactionnaire de Franco et les soutiens que lui apportent Benito Mussolini et Adolf Hitler. La défaite des Républicains espagnols apparaît comme le prologue de la défaite de la France en 1940 face à l'Allemagne nazie qui, ayant conquis l'Europe, entreprend bientôt une extermination raciale des « sous-hommes », et au premier chef, des Juifs. La Shoah reste comme la marque absolue de l'abomination nazie et révèle en même temps toutes les compromissions et toutes les collaborations des individus et des pouvoirs en Europe comme l'illustre le pétainisme en France. Mais l'Occupation allemande fait naître des mouvements de Résistance qui ont aussi l'ambition de transformer la France, ce qu'entreprend le gouvernement du général de Gaulle à la Libération avec des nationalisations économiques et une politique sociale (Sécurité sociale…)[2].</div><div><br></div><div><br></div><div><strong>De Gaulle</strong></div><div>Les alliés Anglais, Américains et Russes l'ont emporté sur Hitler et sur son allié japonais à la fin d'un conflit terrifiant par ses destructions et ses morts (plus de 50 millions), mais très vite les grandes puissances victorieuses, lancées dans la course aux armements atomiques, entrent dans une « guerre froide » où s'affrontent l'URSS qui contrôle les États de l'Europe de l’Est et les États-Unis qui s'investissent du rôle de défenseur de l'Occident et de la liberté. Cet affrontement trouvera son terme dans la dernière décennie du siècle qui verra la chute du communisme dont la face totalitaire et l'échec économique étaient devenu patents.</div><div><br></div><div>La deuxième moitié du siècle </div><div><br></div><div><strong>Bombe atomique</strong></div><div>La deuxième moitié du siècle est également marquée par la décolonisation et la France après les guerres d'Indochine ou d'Algérie cherche une redéfinition de son avenir dans une Europe en construction. Cependant la diffusion mondiale de la langue française a abouti à une éclosion d'œuvres littéraires hors du territoire national, en Afrique en particulier, que l'on nomme communément « littérature francophone ».</div><div><br></div><div>Par ailleurs, le xxe siècle montre également une accélération rapide des avancées scientifiques et technologiques qui vont participer à la richesse des pays occidentaux où s'étend l'influence américaine. La diffusion des œuvres imprimées est devenue très importante (livre de poche – phénomène des « best-sellers ») avec une féminisation du lectorat qu'accompagne une féminisation du monde des écrivains. Par ailleurs, le livre entre de plus en plus en concurrence avec le cinéma, la radio et le disque puis la télévision et la bande dessinée, et aujourd'hui les loisirs informatiques : les révolutions technologiques du xxe siècle modifient les mentalités du monde entier que certains voient s'uniformiser avec des succès planétaires comme ceux de Harry Potter et du Da Vinci Code. La France est elle aussi dans ce monde de concurrence économique de plus en plus accentuée et « américanisée » où l'on rêve de société de jeunesse, de loisirs et de consommation en s'interrogeant sur son ou ses identité(s), en évoquant la rébellion juvénile de 1968[3].</div><div><br></div><div>Le combat féministe avec Simone de Beauvoir comme figure de proue a également participé à la transformation des mentalités tout comme l'engagement pour les causes « humanitaires » qui remplacent partiellement les causes politiques, l'individualisation de la société étant une autre marque du temps avec en parallèle un affaiblissement de la notion d'école artistique et de mouvement littéraire.</div><div><br></div><div>Pour avoir un panorama littéraire du siècle précédent on se reportera à la littérature française du xixe siècle.</div><div><br></div><div>Panorama de la littérature française du xxe siècle .</div><div><br></div><div>Le xxe siècle est marqué par une remise en question progressive des genres littéraires : si la narration devient le genre de plus en plus dominant avec un roman polymorphe, les frontières avec l'autobiographie se troublent avec la mode de « l'autofiction » des années 1980-2000, tout comme la poésie tend à se confondre avec la chanson en même temps que l'œuvre de théâtre est remplacée par des mises en scène à partir de textes non spécifiques où le metteur en scène l'emporte sur l'auteur dramatique.</div><div><br></div><div>Par ailleurs la deuxième moitié du siècle est particulièrement marquée par les expériences de "littérature de laboratoire" et le jeu intellectuel (nouveau roman – littérature potentielle), mais aussi par le poids d'une littérature commerciale en forte concurrence avec les traductions de l'américain (collections sentimentales – romans policiers – romans de science-fiction – chansons…) que retient peu l'histoire littéraire.</div><div><br></div><div>La poésie du xxe siècle </div><div>La poésie française du xxe siècle est à la fois héritière et novatrice dans ses thèmes comme dans sa forme avec une nette prédilection pour le vers libre, mais elle semble en déclin ou du moins déplacée dans le domaine plus incertain de la chanson.</div><div><br></div><div>Les débuts du siècle : symbolisme, décadentisme, poésie spirituelle.</div><div><br></div><div>Émile Verhaeren</div><div>Les débuts du siècle montrent une grande diversité avec les héritages du siècle précédent, qu'il s'agisse de la continuité du mouvement symboliste et décadentiste avec Sully Prudhomme, Saint-Pol-Roux, Anna de Noailles et certains aspects d’Apollinaire, de la lignée de la cérébralité et du travail formel mallarméen avec Paul Valéry (Charmes, 1922), ou encore de la libération des thèmes nouveaux comme l'humilité du quotidien avec Francis Jammes (Les Géorgiques chrétiennes, 1912) ou Paul Fort (Ballades françaises, 1922-1951) et l'ouverture au monde moderne avec Émile Verhaeren (Les villes tentaculaires, 1895 – Toute la Flandre, 1904-1911) .</div><div><br></div><div><br></div><div>Charles Péguy</div><div>Dans les mêmes années, des voix singulières se font entendre avec ceux qu'on a appelé « les Poètes de Dieu » comme Charles Péguy avec son inspiration patriotique et religieuse et la force d'une poésie simple (Jeanne d’Arc, 1897 - Tapisserie d’Eve, 1913), ou Paul Claudel avec sa quête spirituelle exprimée à travers l'ampleur du verset (Cinq Grandes Odes, 1904 - 1908 - 1910)[4].</div><div><br></div><div><br></div><div>Calligramme</div><div><br></div><div>Apollinaire</div><div>De "l'Esprit nouveau" à la révolution surréaliste </div><div><br></div><div>Max Jacob</div><div>C'est aussi le temps des « découvreurs » comme Blaise Cendrars (Les Pâques à New York, 1912 - La Prose du Transsibérien, 1913), Guillaume Apollinaire (Alcools, 1913 - Calligrammes, 1918), Victor Segalen (Stèles, 1912), Max Jacob (Le Cornet à dés, 1917), Saint-John Perse (Éloges, 1911 – Anabase, 1924, avec une œuvre prolongée dans la durée par exemple Amers en 1957) ou Pierre Reverdy (Plupart du temps, 1945, regroupement des poèmes de 1915-1922) qui explorent « l'Esprit nouveau » en recherchant la présence de la modernité et du quotidien (la rue, le voyage, la technique) et l'éclatement de la forme (disparition de la rime, de la ponctuation, du vers métré et audaces stylistiques exploitant l'expressivité des images, les ressources du rythme et des sonorités…) . Ils préfigurent des recherches plus systématisées comme celle du dadaïsme de Tristan Tzara et après lui du surréalisme qui confie à la poésie l'exploration de l'inconscient en utilisant des dérèglements rimbaldiens et en bousculant les « assis ». L'écriture automatique apparaît également dans un même objectif. Les poètes majeurs de cette mouvance surréaliste sont André Breton, le théoricien du mouvement avec le Manifeste du Surréalisme en 1924, Paul Éluard (Capitale de la douleur, 1926), Louis Aragon (Mouvement perpétuel, 1926), Robert Desnos (Corps et biens, 1930), Philippe Soupault (Les Champs magnétiques, 1920, en collaboration avec André Breton) ou Benjamin Péret (Le grand jeu, 1928), auxquels on peut associer des peintres comme Dali, Ernst, Magritte ou Miro.</div><div><br></div><div>Appropriations individuelles et dépassements du surréalisme.</div><div>Des dissidences apparaissent assez vite dans le groupe en particulier à propos de l'adhésion au communisme, et les violences de l'Histoire comme l'Occupation de la France vont amener de nombreux poètes à renouveler leur inspiration en participant à la Résistance et à publier clandestinement des textes engagés. C'est le cas de Louis Aragon (Les Yeux d'Elsa, 1942 - La Diane Française, 1944), de Paul Éluard (Poésie et vérité, 1942 – Au rendez-vous allemand, 1944), de René Char (Feuillets d'Hypnos, 1946) ou de René-Guy Cadou (Pleine Poitrine, 1946) . Les poètes ne seront pas épargnés par l'extermination nazie : Robert Desnos mourra dans un camp allemand et Max Jacob dans le camp de Drancy.</div><div><br></div><div>Jean Cocteau</div><div>Cependant, des individualités produiront des œuvres qui feront apparaître des approches différentes avec l'onirisme touche à tout de Jean Cocteau (Plain-Chant, 1923), les recherches d'expressivité d'Henri Michaux (Ailleurs, 1948), le jeu verbal repris par Jacques Prévert, poète du quotidien et des opprimés (Paroles, 1946-1949) ou par Francis Ponge (Le parti-pris des choses, 1942) à la recherche d'une poésie en prose descriptive. Tous traduisent des émotions et des sensations dans la célébration du monde avec Jules Supervielle (Oublieuse mémoire, 1948) ou Yves Bonnefoy (Pierre écrite, 1965), célébration renouvelée par des voix venues d'ailleurs comme celle d'Aimé Césaire, l'Antillais (Cahier d'un retour au pays natal, 1939 – 1960), de Léopold Sédar Senghor (Chants d’ombre, 1945) ou de Birago Diop (Leurres et lueurs, 1960) qui chantent l'Afrique].</div><div><br></div><div>Poésie et chanson. </div><div>La diffusion de plus en plus massive des disques va fortement participer à un genre nouveau, la poésie chantée qu'illustrent dans les années 1950-1970 Boris Vian, Léo Ferré, Georges Brassens, Jacques Brel et Jean Ferrat. L'importance de leurs successeurs est bien délicate à établir, avec des auditoires très variables et des effets de modes comme le folk song, le rap ou le slam…</div><div><br></div><div>La poésie contemporaine </div><div>Après guerre, le surréalisme s'essouffle en tant que mouvement, même s'il influence fortement la production poétique de la seconde moitié du siècle. Les poètes qui apparaissent alors sur la scène poétique, tels Yves Bonnefoy, Jacques Dupin, Philippe Jaccottet, ou encore André du Bouchet, s'écartent des voies surréalistes pour privilégier une poésie en quête d'authenticité, davantage méfiante à l'égard des artifices langagiers et notamment de la métaphore.</div><div><br></div><div>Les années 1960 et 1970 voient également apparaître une poésie plus expérimentale. C'est ainsi que l'OuLiPo (avec notamment Raymond Queneau) se propose d'écrire en s'imposant des contraintes formelles pour stimuler la production poétique. C'est aussi la période où se développe le littéralisme, pratiqué notamment par Emmanuel Hocquart ou Anne-Marie Albiach et théorisé par Jean-Marie Gleize.</div><div><br></div><div>Les années 1980 sont marquées par un nouveau lyrisme, pratiqué par des poètes tels que Guy Goffette, Marie-Claire Bancquart, James Sacré ou encore Jean-Michel Maulpoix.</div><div><br></div><div>Le théâtre du xxe siècle </div><div>Le genre du théâtre montre des évolutions repérables même si les distinctions ont tendance à se brouiller et si on assiste à la prééminence accentuée des metteurs en scène (Louis Jouvet, Jean Vilar, Roger Planchon, Patrice Chéreau…) qui met en partie en crise le texte de théâtre à la fin du siècle.</div><div><br></div><div>Persistance d'un théâtre populaire .</div><div>Sacha Guitry</div><div>La persistance du théâtre de boulevard, populaire, amusant et satirique est assurée par Jules Romains (Knock, 1928), Marcel Pagnol (Marius, 1929 - Topaze, 1933) puis par Sacha Guitry (Désiré, 1927 – Quadrille, 1937), Marcel Achard (Jean de la Lune, 1929) - Patate, 1954), André Roussin (Les Œufs de l'autruche, 1948) et d'autres, jusqu'à Agnès Jaoui /Jean-Pierre Bacri (Cuisine et dépendances, 1989) ou Yasmina Reza (Art, 1994) aujourd'hui.</div><div><br></div><div>Une mention particulière doit être faite pour Jean Anouilh qui approfondit dans une œuvre abondante et variée une approche « moraliste » de l'humanité avec des sujets souriants et grinçants à la fois (Pièces roses) comme Le voyageur sans bagage (1937), L'Invitation au château (1947), Cher Antoine (1969), ou des sujets historiques, graves et tragiques, (pièces noires) comme Antigone (1944), L'Alouette (1952) ou encore Becket ou l'honneur de Dieu (1959) .</div><div><br></div><div>Le renouvellement du théâtre littéraire Modifier</div><div>La première moitié du xxe siècle est en même temps un moment de renouvellement du théâtre littéraire avec les compositions dramaturgiques totalisantes et foisonnantes de Paul Claudel marquées par la foi chrétienne, le lyrisme et l'évocation historique (Le Soulier de satin, écrit en 1929 mais monté en 1943, d'une durée de cinq heures) . Un peu plus tard, c'est par la reprise des mythes antiques que va s'exprimer le tragique de l'homme et de l'histoire perçu avec acuité dans la montée des périls de l'Entre-deux-guerres et qu'illustrent Jean Cocteau (Orphée, 1926 - La Machine infernale, 1934), Jean Giraudoux (La Guerre de Troie n'aura pas lieu, 1935 - Électre – 1937), Albert Camus (Caligula, écrit en 1939 mais créé en 1945) et Jean-Paul Sartre (Les Mouches, 1943) . On peut associer à cette approche certaines pièces d’Henry de Montherlant comme La Reine morte (1942) ou Le Maître de Santiago (1947), nourries d'une méditation sur l'Histoire.</div><div><br></div><div>Cette interrogation sur la marche du monde et l'influence de Brecht et de Pirandello vont déboucher sur des pièces plus engagées politiquement et se nourrissant de réflexion philosophique sur l'action, la révolution et la responsabilité individuelle ou sociale. En témoignent les œuvres d'Albert Camus (L'État de siège, 1948, Les Justes, 1949), de Jean-Paul Sartre (Les Mains sales, 1948) ou de Jean Genet (Les Bonnes, 1947) . L'existentialisme sartrien s'exprime aussi au théâtre comme avec Huis clos, en 1945.</div><div><br></div><div>Le "théâtre de l'absurde" Modifier</div><div>Le reflux de l'idéologie communiste et la complexité de la modernité vont trouver leur échos dans ce qu'on a appelé le « Théâtre de l'absurde » qui, dans les années cinquante, reflète la perte des repères et la défiance vis-à-vis du langage manipulateur. Les dramaturges, bien différents cependant les uns des autres et autonomes, représentent le vide, l'attente et, influencés par Antonin Artaud (Le Théâtre et son double, 1938), la vacuité du langage à travers des personnages dérisoires, à l'existence absurde et aux échanges vides. Ce mélange du tragique métaphysique et de l'humour dans la dérision et la déstructuration du langage et de la forme théâtrale (pas de scènes, actes très longs, didascalies abondantes) se retrouve chez Eugène Ionesco (La cantatrice chauve, 1950 - Les Chaises - La Leçon - 1951) et plus encore chez Samuel Beckett (En attendant Godot, 1953 - Fin de partie, 1957).</div><div><br></div><div>Le théâtre contemporain </div><div>Ajoutons quelques noms d'aujourd'hui qui montrent que le texte de théâtre demeure vivant à côté des expériences dramaturgiques des metteurs en scène actuels : Jean-Claude Grumberg (L'Atelier- 1979), Bernard-Marie Koltès (Roberto Zucco, 1988) ou Jean-Claude Brisville (Le Souper, 1989)[13].</div><div><br></div><div>Le roman du xxe siècle </div><div>Évolutions du roman littéraire </div><div><br></div><div>Jules Romains</div><div>Ce genre très large voit la continuation du roman traditionnel mais aussi des innovations et des remises en cause comme celles du statut du narrateur, de la notion de personnage ou de l'intrigue, souvent éclatée et parfois rejetée. La présentation à grands traits du roman du xxe siècle (qu'il faudrait peut-être appeler « récit ») est évidemment une gageure mais on peut définir quelques lignes de force en suivant l'avancée du siècle.</div><div><br></div><div>Accompagnant la forme classique et les idées progressistes d'Anatole France (L'Île des pingouins, 1908), des romanciers écrivent de grands cycles romanesques constituant des fresques sociales et historiques marquent l'époque, que ce soit Les Thibault (1922-1929) de Roger Martin du Gard, Les Hommes de Bonne Volonté (1932-1946) de Jules Romains, la Chronique des Pasquier (1933-1945) de Georges Duhamel ou encore des œuvres plus complexes comme Les Chemins de la liberté de Jean-Paul Sartre (1945) et/ou Les Communistes (1949-1951) de Louis Aragon.</div><div><br></div><div><br></div><div>Henri Barbusse</div><div><br></div><div>Raymond Radiguet</div><div><br></div><div>Colette</div><div>Parallèlement le roman va se nourrir des différentes expériences de la vie de chacun en mettent au jour des itinéraires singuliers, que ce soit à travers la guerre avec Henri Barbusse (Le feu, 1916) ou Roland Dorgelès (Les croix de bois, 1919), l’adolescence avec Alain-Fournier (Le Grand Meaulnes, 1913), Romain Rolland (Jean-Christophe, 1903-1912) ou Raymond Radiguet (Le diable au corps, 1923), la condition féminine avec Colette et la série des Claudine ou La Chatte (1933), la nature et le régionalisme avec Louis Pergaud (La guerre des boutons, 1912), Charles-Ferdinand Ramuz (La grande peur dans la montagne, 1926), Jean Giono (Colline, 1928 - Regain, 1930), Henri Bosco (L'Âne Culotte, 1937) ou l’interrogation morale et métaphysique avec Georges Bernanos (Sous le soleil de Satan, 1926), François Mauriac (Thérèse Desqueyroux, (1927), Charles Plisnier ou Joseph Malègue (Augustin ou le Maître est là) .</div><div><br></div><div><br></div><div>Louis-Ferdinand Céline</div><div><br></div><div>André Gide</div><div>Le roman d'approfondissement psychologique initié par Maurice Barrès ou Paul Bourget, va trouver deux maîtres avec Marcel Proust et son œuvre fondatrice sur la fonction du roman et le jeu de la mémoire (À la recherche du temps perdu, 1913-1927), et André Gide, également poète (Les Nourritures terrestres, 1895) et autobiographe (Si le grain ne meurt, 1920-1924) qui met en scène l'acte gratuit (Les caves du Vatican, 1914). Ce questionnement psychologique va déboucher à la génération suivante sur le sentiment de l'absurde avec le personnage de Meursault dans L'Étranger (1942) d'Albert Camus ou le Roquentin de La Nausée (1938) existentialiste de Jean-Paul Sartre. Des auteurs moins prestigieux peuvent leur être associés comme Valery Larbaud (Fermina Márquez, 1911) ou Paul Morand (L'Homme pressé, 1940) .</div><div><br></div><div><br></div><div>Le poids des évènements historiques va aussi orienter certains romanciers vers l'engagement en exaltant les héros politiques et guerriers comme André Malraux dans La Condition humaine (1933) ou L'Espoir (1937), Antoine de Saint-Exupéry (auteur du conte mondialement célèbre Le Petit Prince, publié en 1943) dans Vol de nuit (1931) ou Terre des hommes (1939) ou Albert Camus dans La Peste (1947) . À l'opposé apparaît le type du antihéros à la manière du Bardamu de Louis-Ferdinand Céline balloté par les évènements et confronté au non-sens du monde oppresseur des faibles sur tous les continents dans Voyage au bout de la nuit (1932)[15].</div><div><br></div><div>Ces orientations thématiques particulières sont accompagnées d'un certain renouveau formel : Marcel Proust renouvelle la prose romanesque avec sa phrase-rosace et cultive l'ambiguïté quant à l'auteur/narrateur[16], Louis-Ferdinand Céline invente une langue oralisante et André Malraux applique le découpage cinématographique. Avec d'autres perspectives, André Breton (Nadja, 1928 et L'Amour fou, 1937) et après lui Raymond Queneau (Pierrot mon ami, 1942 – Zazie dans le métro, 1959), Boris Vian (L'écume des jours, 1947 - L'herbe rouge, 1950) et Julien Gracq (Le Rivage des Syrtes, 1951) introduisent une poétisation surréaliste. Pour sa part André Gide organise avec minutie une narration complexe en multipliant les points de vue dans Les Faux-monnayeurs en 1925, alors que plus tard Albert Camus joue, sous l'influence du roman américain, avec le monologue intérieur et le rejet de la focalisation omnisciente dans L’Étranger (1942). Dans les années 1930 Jean Giono s'appuie sur la force des métaphores créatrices dans Regain (1930) ou dans Le Chant du monde (1934) tandis que Francis Carco (L'homme traqué, 1922) et Marcel Aymé (La jument verte, 1933) ou plus tard Albert Simonin (Touchez pas au grisbi ! 1953) exploitent la verdeur des parlers populaires[17]. Bien d'autres auteurs, plus méconnus, participent à ce renouveau comme René Daumal et ses approches pataphysiques, Luc Dietrich avec le roman quête de soi proche de l'autobiographie (L’Apprentissage de la ville, 1942) ou encore Vladimir Pozner qui fait exploser la narration et la fiction (Le Mors aux dents, 1937).</div><div><br></div><div>La recherche formelle devient systématique avec le courant que l'on a appelé « le nouveau roman »[18] des années cinquante aux Éditions de Minuit : ces « romanciers de laboratoire » œuvrent à la disparition du narrateur, du personnage, de l’intrigue, de la chronologie au bénéfice de la subjectivité et du désordre de la vie, de la présence brute des choses avec surtout Alain Robbe-Grillet (Les Gommes, 1953), Michel Butor (La modification, 1957), Claude Simon (La route des Flandres, 1960) et Nathalie Sarraute (Le Planétarium, 1959) qui se différencient[19] alors nettement des romanciers traditionnels comme Françoise Sagan (Bonjour tristesse, 1954), Hervé Bazin (Vipère au poing, 1948), Henri Troyat (La lumière des justes, 1959/1963) ou Robert Sabatier (Les Allumettes suédoises, 1969) ou encore François Nourissier (Allemande, 1973) .</div><div><br></div><div>À côté de ces romans « expérimentaux » ou de ces œuvres assez peu marquantes, les années 1960-80 offrent des auteurs de grande réputation avec des personnalités littéraires affirmées et des œuvres originales et fortes. Par exemple Marguerite Yourcenar (Mémoires d'Hadrien, 1951 - L'Œuvre au noir, 1968), Marguerite Duras, parfois rattachée à la mouvance du nouveau roman, (Moderato cantabile, 1958 - L'amant, 1984), Albert Cohen (Belle du seigneur, 1968), Michel Tournier (Vendredi ou les limbes du Pacifique, 1967 - Le Roi des aulnes, 1970) ou JMG Le Clézio (Le procès-verbal, 1963 - Désert, 1980) .</div><div><br></div><div>Le roman populaire (policier, historique, science-fiction, fantastique...) Modifier</div><div><br></div><div>Didier Daeninckx</div><div>Le siècle est également riche de la profusion des formes populaires issues du xixe siècle comme le roman policier peu à peu influencé par le roman noir américain avec Georges Simenon, (Le Chien jaune, 1932), Boileau-Narcejac (Celle qui n'était plus, 1952), Léo Malet (Nestor Burma et le monstre, 1946), Jean Vautrin (Canicule, 1982), Jean-Patrick Manchette ("Le Petit bleu de la côte Ouest" 1976), Didier Daeninckx (La mort n’oublie personne, 1989), Philippe Djian (Bleu comme l'enfer, 1983), Jean-Christophe Grangé (Les Rivières pourpres, 1998)… Le roman historique se multiplie avec Maurice Druon (Les Rois maudits, 1955-1977), Gilles Lapouge (La bataille de Wagram, 1987), Robert Merle (Fortune de France, 1977) ou Françoise Chandernagor (La Chambre, 2002) . Abondent aussi les récits de voyage et d'aventure (Henry de Monfreid - Les Secrets de la mer Rouge, 1932) et les romans d'action et d'exotisme avec Jean Lartéguy (Les Centurions, 1963), Jean Hougron (La Nuit indochinoise, 1950/1958) ou encore Louis Gardel (Fort-Saganne, 1980) . La science-fiction et le fantastique produisent également un nombre très important d'œuvres avec René Barjavel (La Nuit des temps, 1968), Michel Jeury (Le Temps incertain, 1973), Bernard Werber (Les Fourmis, 1991)… qui ont cependant une certaine difficulté à concurrencer les œuvre traduites.</div><div><br></div><div>L'écriture de soi Modifier</div><div>La veine égocentrique est, elle aussi, très productive avec des formes plus ou moins innovantes d'autobiographie avec Marcel Pagnol (La Gloire de mon père, 1957), Simone de Beauvoir (Mémoires d'une jeune fille rangée, 1958), Jean-Paul Sartre (Les mots, 1964), Julien Green (Terre lointaine, 1966), Nathalie Sarraute (Enfance, 1983), Georges Perec (W ou le souvenir d'enfance, 1975), Marguerite Yourcenar (Archives du Nord, 1977) ou Hervé Guibert (À l'ami qui ne m'a pas sauvé la vie, 1990) et l'écriture de soi s'associe au roman dans le genre assez vague de l'autofiction[20] avec Patrick Modiano (Rue des Boutiques obscures, 1978), Annie Ernaux (La Place, 1983), Jean Rouaud (Les Champs d'honneur, 1990), Christine Angot (Sujet Angot, 1998)…</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-25 17:21:45 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>canale_rina</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>La Champagne et le champagne durant la Première Guerre Mondiale.</strong></div><div><strong>La guerre de 1914-191</strong>8 va constituer une menace pour la pérennité du champagne en mettant en danger ses sources et son commerce. <strong>Le 3 septembre 1914</strong>, un mois après le début des hostilités, les armées allemandes entrent à Reims. <strong>Le 4 septembre</strong>, elles sont à Épernay, se dirigeant sur Paris. </div><div><br><br></div><div><strong>Dans la nuit du 4 au 5 septembre</strong>, le général Joffre, commandant en chef des armées françaises, lance son fameux ordre du jour: <em>L'heure est venue d'avancer coûte que coûte et de se faire tuer sur place plutôt que de reculer</em><strong><em>. </em></strong><strong>La contre-offensive victorieuse de la bataille de la Marne délivre Épernay le11 septembre et Reims le 13</strong>. Commence alors la guerre de tranchées, dont l'atroce monotonie est interrompue, en Champagne, par deux coûteuses offensives françaises, <strong>celle de septembre 1915</strong>, à l'est de Reims, et <strong>celle du printemps 1917</strong>, qui arrache à l'ennemi les positions dominantes des Monts de Champagne.</div><div><br><br></div><div><strong>Le 27 mai 1918</strong>, les Allemands prennent à leur tour l'offensive. <strong>Ludendorf</strong> échoue à l'est de Reims, mais à l'ouest ses armées franchissent la Marne, avant d'être définitivement repoussées en juillet, au cours de la deuxième bataille de la Marne, par les troupes françaises, britanniques, canadiennes, néo-zélandaises, américaines et italiennes, placées sous le commandement de <strong>Foch, le général en chef des armées alliées</strong>. La région de Reims est évacuée par les Allemands à la fin du mois de septembre et la Champagne est libérée au début du mois d'octobre, libérée mais meurtrie.</div><div><strong>Pendant les trois années et demie</strong> que dure la guerre de tranchées, les lignes allemandes demeurent à 1500m au nord-est de Reims, qui subit plus de mille jours de bombardements. <a href="http://www.maisons-champagne.com/bonal/pages/pop_up/cathedrale.htm">La cathédrale</a> est atteinte dès le 19 septembre 1914 puis à plusieurs reprises terriblement endommagée. À la fin de la guerre, la ville aura été détruite à 90% et durant l'hiver 1918-19, la voûte de la basilique <a href="http://www.maisons-champagne.com/orga_prof/mecenat_stremi.htm">Saint-Rémi</a> s'effondrera en pleine nuit.</div><div><br><br></div><div><strong>Les vignes de la région de Reims sont dans la zone de feu</strong>. Sillonnées de tranchées, allemandes ou françaises, criblées de trous d'obus, l’exploitation des vignes continue malgré de grandes difficultés. <strong>Les hommes sont aux armées, il ne reste que les vieillards, les invalides, les </strong><a href="http://www.maisons-champagne.com/bonal/pages/16/00"><strong>femmes</strong></a><strong>, les enfants; tous font preuve d'un courage splendide pour faire face à l'adversité</strong>. Les engrais manquent, ainsi que les produits nécessaires à la lutte contre les parasites, les chevaux sont réquisitionnés, les vendangeoirs sont occupés par la troupe, les <a href="http://www.maisons-champagne.com/bonal/pages/15/canon.php">canons</a> et les avions tuent dans les vignes, mais celles-ci produisent envers et contre tout. <strong>La qualité est même très bonne et la guerre donnera un des meilleurs millésimes du XX</strong><strong><sup>e</sup></strong><strong> siècle, le 1914, et deux autres excellents, les 1915 et 1917.</strong></div><div>Si la plupart des vins de l'année 1914 sont remarquables, ils ne le sont pas tous car <strong>les </strong><a href="http://www.maisons-champagne.com/encyclopedie/vignes_au_plaisir/vendanges.htm"><strong>vendanges</strong></a><strong> ayant lieu juste après la victoire de la Marne</strong>, certains raisins sont cueillis prématurément dans la crainte d'un retour offensif des Allemands. Ils donnent des vins que leur acidité exagérée rend peu agréables au début de leur carrière mais qui les aidera à se conserver, si bien que soixante ans plus tard, ils seront bus avec grand plaisir dans les rares grandes maisons qui, par <a href="http://www.maisons-champagne.com/pop_up/chance.html">chance</a>, en auront gardé. D'autres raisins, au contraire, sont cueillis fort tard, comme c'est le cas à Reims pour <em>la vendange du </em><strong><em>Clos </em></strong><a href="http://www.maisons-champagne.com/liste_maisons/Champagne/Pommery"><strong><em>Pommery</em></strong></a><em> qui s'effectue sous une pluie de bombes </em> le 20 octobre 1914.</div><div><br><br></div><div>La situation précaire du vignoble se trouve plus compromise que jamais au <strong>printemps de 1918</strong> lorsque l'offensive allemande oblige à évacuer certaines des localités, tandis que les combats se déroulent au milieu des vignes de la vallée de l'Ardre et dans la vallée de la Marne en aval de Dormans, et si on peut généralement se procurer du raisin pour faire son champagne, les moyens de production sont dramatiquement réduits.</div><div><strong><em>(À Reims</em></strong><em>, la plupart des bâtiments d'exploitation sont très vite démolis, mais dans la mesure où les installations de surface ne sont pas complètement hors d'usage, on continue à produire du champagne, dont la prise de mousse se fait parfois à proximité immédiate des lignes allemandes. On travaille dans les caves qui, à l'épreuve des obus et bombes d'avion, sont la chance du producteur et aussi des habitants de Reims. Les services administratifs de la ville viennent s'y installer, ainsi que des écoles, des hôpitaux. On y loge la population, on y cantonne l'armée. Il se crée une vie souterraine dont on parle beaucoup dans la presse de l'époque, faisant alterner le travail, le repos et les loisirs. </em></div><div><br><br></div><div><br><br></div><div><strong><em>À Épernay</em></strong><em>, la situation est meilleure. On a seulement à déplorer des bombardements d'avion sporadiques, qui causent quelques dégâts et entretiennent une atmosphère d'insécurité mais n'arrêtent pas le travail. Si bien que des négociants de Reims viennent s'y installer provisoirement pour poursuivre plus aisément leur activité. L’ordre donné le 25 mars 1918 est d'évacuer Reims, mais les maisons de champagne sont autorisées à y laisser une garde, prise en subsistance par l'armée</em><strong><em>.)</em></strong></div><div><br><br></div><div>Certains matériels font défaut pour la production du champagne, en particulier les bouteilles; les livraisons étant insuffisantes, on récupère pour un nouvel usage, contrairement aux habitudes du temps de paix, les bouteilles ayant déjà servi. Comme dans le vignoble, on manque de main-d'œuvre masculine et les femmes travaillent à tous les échelons. Dans ces temps difficiles, il ne suffit pas de faire le champagne, il faut pouvoir le vendre. Des priorités existent pour le transport des marchandises et le champagne passe après bien d'autres produits. Les <a href="http://www.maisons-champagne.com/bonal/pages/livraison.htm">expéditions</a> au départ de Reims se font par des voies dangereuses et au trafic limité ( bombardements aériens et la guerre sous-marine désorganise les transports maritimes. <strong>Vendre le champagne est relativement aisé en France, où une forte demande existe, mais difficile à l'étranger</strong>. Les relations commerciales sont bien entendu rompues avec les pays ennemis. La Russie est en révolution, les ventes aux Etats-Unis sont de plus en plus freinées par les ligues antialcooliques et tous les pays en guerre réservent leurs devises à l'achat des produits de première nécessité. Les négociants sont inquiets</div><div>Le champagne a-t-il aidé les Alliés à gagner la guerre ? Dans la <em>Revue des Deux Mondes </em>du 15 septembre 1916, Louis Madelin a bien écrit, à propos de la première bataille de la Marne : <em>On cueillit des grappes de soldats ivres de la Garde et corps voisins, victimes du champagne. </em>Et il est bien certain qu'il y avait beaucoup de bouteilles vides dans les fossés des routes de Champagne. Mais de là à imputer au vin de la province un rôle réel dans l'issue des opérations militaires, il y a un grand pas qu'il serait imprudent de franchir. <strong>Ce que l'on peut seulement affirmer, c'est que les Allemands ont réquisitionné ou, pour employer un terme d'origine militaire, chapardé du champagne chaque fois que les hasards de la guerre le leur ont permis et que... les soldats français et alliés en ont fait tout autant.</strong></div><div>De toute façon, les quantités de bouteilles disparues lors des batailles de la Marne sont insignifiantes par rapport aux stocks. </div><div>Les négociants approvisionnent les hôpitaux des armées en bouteilles de champagne, portant une contre-étiquette : <strong><em>Offert pour les blessés et malades militaires</em></strong><em>. </em>Mais en commerçants avisés, ils n'oublient pas de tirer profit de la situation et font enregistrer des marques patriotiques, comme <strong><em>N'oublions jamais, Un As, Champagne anti-boche, Gloire française, La Gloire des Alliés</em></strong> ou, ne reculant pas devant la longueur de l'inscription, <strong><em>Alliance Creaming Tommy's Spécial Dry Reserve.</em></strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-25 20:29:59 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>canale_rina</author>
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         <description><![CDATA[<div><br><strong>Paris dans l'entre-deux-guerres est au cœur d'une agglomération.</strong><br><br> Si pour certains il reste un Paris « intra-muros », alors-même que ses fortifications sont démolies après 1919, pour d'autres, la réalité de Paris est celle du « Grand Paris » (Paris avec ses banlieues), défini juridiquement en 1932 dans un rayon de 35 km autour de Notre-Dame. Paris est la ville de l'histoire, de la culture, de l'art et des plaisirs, du travail. Mais c'est aussi un mythe moderne au rayonnement mondial auquel adhèrent les élites comme les simples gens, les provinciaux comme les étrangers.<br><br>Paris se révèle à travers les regards croisés des politiques, des urbanistes, des hommes de lettres, des peintres et des photographes,... un Paris qui traverse les métamorphoses engendrées par la Grande Guerre, les Années Folles entre 1919 et 1925 et les années de reconstruction, de deuil surmonté et de plaisirs retrouvés. Après 1927-1928 commencent à s'exprimer des doutes sur la perte de puissance de Paris, l'idée qu'une époque s'achève. La crise se profile. 1931 marque un tournant important pour l'histoire des villes : la population française devient majoritairement urbaine (7 millions d'habitants dans l'agglomération parisienne pour une France de 41,8 millions). L'opinion a conscience de cette transformation des équilibres entre ville et campagne, entre Paris et province, entre la France et le monde.<br><br>La capitale est un formidable lieu de mémoire. Le 14 juillet 1919, jour du Défilé de la Victoire (de l'Arc de Triomphe à la République) ouvre et marque l'après-guerre. Cœur religieux de la France, lieu du souvenir de cette épreuve, Paris incarne la renaissance de l'unité nationale. Paris apparaît comme un baromètre de l'être national français. Les Parisiens aspirent alors au calme. Certains revendiquent leur appartenance à Paris comme à un village, à un « pays ». D'autres affirment que l'on peut être " naturalisé " parisien ; les nationalistes xénophobes, quant à eux, refusent le statut de Parisien à un juif ou à un étranger. Le « Paris des étrangers », omniprésent, est plus ou moins toléré par les Parisiens les plus nationalistes qui dénoncent la transformation de Paris en « Babel » et en « Cosmopolis ». Les étrangers construisent des microcosmes dans la capitale et lui renvoient une image à laquelle elle se confronte, s'affronte et s'identifie parfois.<br><br>La cohésion politique de Paris renvoie à celle de la France. Droite et Gauche ont des représentations politiques symétriques et opposées qui font apparaître une géographie politique : la Droite revendique « sa Ville » (qui vote à droite depuis 1900) ; elle organise Paris depuis son centre politique et à l'ouest. La Gauche s'estime dépossédée d'une ville dont elle prétend incarner l'Histoire ; repliée dans l'est de Paris et en banlieue, elle veut reconquérir Paris, l'encercle d'une ceinture rouge, et cherche ses appuis en province. Le clivage politique, symbolique, social, entre ouest et est, est reconnu de tous (<a href="#1"><strong>1</strong></a>). <br><br></div><div><br>Paris, puissance de la France est un organe d'unification des provinces, des populations, des coutumes, des parlers. Le « Grand Paris » attire une population en quête de travail, d'ascension sociale ou d'une autre vie, mais cette représentation tend à s'effacer derrière celle qui dit que <em>Paris n'est pas la France</em>. Une nouvelle position des provinces vis-à-vis de Paris s'exprime dans les domaines culturel, gastronomique, dans le comportement des provinciaux. L'affirmation du régionalisme conduit à un nouvel équilibre entre Paris et les régions, à une nécessaire conciliation entre régionalisme et modernité.<br><br>L'analyse des guides touristiques consacrés à Paris dans l'entre-deux-guerres met en évidence une transformation dans la perception de l'espace parisien, et surtout une modification de l'image des monuments essentiels de Paris. Entre 1921 et 1939, l'Arc de Triomphe, les Invalides, et la Tour Eiffel prennent des étoiles dans les guides et viennent se placer aux côtés de Notre-Dame et de la Place de la Concorde. Ils dominent maintenant le paysage. La France met en avant les valeurs nationales et militaires. Personnage féminin, Paris incarne la France, déclinant beauté, audace, gloire et séduction. L'image de Paris, construite, diffusée, reçue, revient vers Paris, en particulier par le canal des étrangers qui continuent d'arriver dans la capitale.<br><br>L'image de Paris dans les guides, dans les portraits qu'en font les écrivains-voyageurs, dans les expositions internationales, est celle d'une ville-décor, d'une ville-musée et d'une ville imaginaire. Les représentations visuelles de Paris prennent de plus en plus d'importance : photographies de Kertesz, de Krull..., Tours Eiffel de Delaunay et de Chagall, articles de Paris et cartes postales... la Tour Eiffel devient le symbole de Paris. Elle occupe une position centrale, oubliant ses origines républicaines. Symbole de la communication, de la modernité, monument aérien dont l'esthétique est au goût de l'époque, elle représente Paris et la France. Dans les expositions elle incarne la beauté et Citroën l'illumine de sa publicité.<br><br>Les intellectuels aiment Paris, ville de la Culture. Tous y convergent, recherchant un lieu d'espoir, celui de la réussite sociale, de la quête artistique ou de la recherche des libertés. Paris permet une articulation entre l'Histoire et la Modernité. Ce lieu chargé de sens est donc celui d'où l'on peut percevoir les grandes questions des années trente. Les intellectuels s'en font les interprètes ; ils aperçoivent la fin d'une Epoque et s'interrogent sur le monde futur. A cet égard les urbanistes ont un rôle central; ils doivent faire triompher les droits urbains du citoyen, réfléchir au Paris de demain en tenant compte de celui d'hier. La démolition des fortifications de Paris entre 1919 et 1930 ouvre un lien possible entre Paris et ses banlieues. La ville hérite de plusieurs images forgées par l'Histoire, celle concentrique du développement autour de la Cité et des enceintes successives, celle étoilée de l'aménagement français à partir d'un centre et d'un réseau ferré (<a href="#2"><strong>2</strong></a>).<br><br>En définitive, on assiste à une transformation des rapports entre Paris et sa banlieue, entre Paris et la France, entre Paris et le monde<br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-25 20:32:44 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>canale_rina</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>L'<strong>exposition universelle de 1900</strong> est la cinquième <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Exposition_universelle">exposition universelle</a> organisée à <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Paris">Paris</a> après <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Exposition_universelle_de_1855">celle de 1855</a>, <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Exposition_universelle_de_1867">celle de 1867</a>, <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Exposition_universelle_de_1878">celle de 1878</a> et <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Exposition_universelle_de_1889">celle de 1889</a>.</div><div>Elle est inaugurée le 14 avril par le président <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/%C3%89mile_Loubet">Émile Loubet</a>, puis elle ouvre au public le 15 avril. Elle se termine le 12 novembre, après 212 jours d'ouverture. Elle accueille plus de 50 millions de visiteurs.</div><div>Manifestation emblématique de la <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Belle_%C3%89poque">Belle Époque</a>, dont le thème est « Le bilan d’un siècle », elle lègue à Paris plusieurs bâtiments dont le <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Petit_Palais">Petit Palais</a> et le <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Grand_Palais_(Paris)">Grand Palais</a>.</div><div><br></div><div>Ticket d'entrée à l'exposition universelle de 1900, Paris. Le prix de l'entrée est de 1 franc entre 10 h et 18 h. 48,3 millions de visiteurs paient cette entrée.</div><div><br></div><div>Plan pratique.</div><div>L’exposition s’étend sur 216 hectares répartie sur deux sites :</div><div>112 hectares du <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Champ-de-Mars_(Paris)">champ-de-Mars</a> et de la <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Palais_de_Chaillot">colline de Chaillot</a>, d'une part, à l'<a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Esplanade_des_Invalides">esplanade des Invalides</a> et le <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Cours_la_Reine">cours la Reine</a> au niveau de la <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Place_de_la_Concorde">place de la Concorde</a>, d'autre part, en passant par les rives de la Seine ;</div><ul><li><br>104 hectares au <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Bois_de_Vincennes">bois de Vincennes</a> pour l’exposition sur l’agriculture, les maisons ouvrières, les chemins de fer, les concours sportifs).<br><br></li><li>L'exposition universelle de 1900 est 10 fois plus étendue que celle de 1855. Elle comporte 136 entrées.  Elle accueille 83 000 exposants dont 45 000 étrangers<a href="#cite_note-2"><sup>[2]</sup></a>.</li></ul><div>C'est la plus importante <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Exposition_universelle">exposition universelle</a> jamais organisée par la <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/France">France</a>.</div><div>Un parking à vélos de 750 m<sup>2</sup> est construit aux <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Avenue_des_Champs-%C3%89lys%C3%A9es">Champs-Élysées</a>, et un autre de 250 m<sup>2</sup> au <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Quai_d%E2%80%99Orsay">quai d’Orsay</a>.</div><div><br></div><div><strong>Quelques héritages et attractions </strong>de nouveaux transports : <br>la « <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Rue_de_l%27Avenir_(Exposition_universelle_de_1900)">rue de l'Avenir</a> », un <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Trottoir_roulant">trottoir roulant</a>,</div><ul><li>'apparition du <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/M%C3%A9tro_de_Paris">métropolitain</a>, invention de <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Fulgence_Bienven%C3%BCe">Fulgence Bienvenüe</a>, avec la <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Ligne_1_du_m%C3%A9tro_de_Paris">première ligne de métro de Paris</a> (<a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Porte_de_Vincennes_(m%C3%A9tro_de_Paris)">Porte de Vincennes</a> - <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Porte_Maillot_(m%C3%A9tro_de_Paris)">Porte Maillot</a>) inaugurée le <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/19_juillet">19</a><a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Juillet_1900">juillet</a><a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/1900">1900</a> (les entrées de stations sont signées <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Hector_Guimard">Hector Guimard</a>),</li><li>de nouvelles gares : <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Gare_d%27Orsay">gare d'Orsay</a>, <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Gare_des_Invalides">gare des Invalides</a>, <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Gare_de_Lyon">gare de Lyon</a> ;</li><li>la fontaine lumineuse et l'usage nocturne de l'électricité ;</li><li>la <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Tour_Eiffel">tour Eiffel</a> (construite à l'occasion de l'<a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Exposition_universelle_de_Paris_de_1889">exposition de 1889</a>) ;</li><li>le <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Globe_C%C3%A9leste">Globe Céleste</a> ;</li><li>des attractions cinématographiques : </li><li>la projection des films des <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Fr%C3%A8res_Lumi%C3%A8re">frères Lumière</a> sur écran géant,</li><li>la projection de <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Cin%C3%A9ma_sonore">films sonores</a> (par exemple, ceux de <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Cl%C3%A9ment_Maurice">Clément Maurice</a>),</li><li>la présentation du <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Cin%C3%A9orama">Cinéorama</a> ;</li><li>le <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Petit_Palais">Petit</a> et <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Grand_Palais_(Paris)">Grand Palais</a>, construits sur l'emplacement de l'ancien <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Palais_de_l%27Industrie">Palais de l'Industrie et des Beaux-arts</a>, lui-même bâti pour l'<a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Exposition_universelle_de_1855">exposition de 1855</a> </li><li>Le Palais de l'Optique, et la <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Grande_lunette_de_l%27exposition_universelle_de_Paris_1900">Grande lunette</a>, la plus grande <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Lunette_astronomique">lunette astronomique</a> jamais construite ;</li><li>la <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Grande_Roue_de_Paris">Grande Roue de Paris</a>, d'un <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Diam%C3%A8tre">diamètre</a> de 100 mètres, installée <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Avenue_de_Suffren">avenue de Suffren</a>, à côté d'un <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Village_suisse">village suisse</a>, et démolie en <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/1937">1937</a>.</li></ul><div><br></div><div>Un <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Banquet_des_maires_de_1900">banquet</a> gigantesque regroupant tous les maires de France est organisé dans le <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Jardin_des_Tuileries">jardin des Tuileries</a>.<br><br></div><div><strong><br>Ponts sur la Seine<br></strong>Le <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Pont_Alexandre-III">pont Alexandre-III</a> et le <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Grand_Palais_(Paris)">Grand Palais</a>.</div><div>Liste:<br>le <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Pont_d%27I%C3%A9na">pont d'Iéna</a>, réservé à l'exposition et élargi par deux extensions latérales métalliques qui survivront longtemps à l'exposition ;</div><ul><li>la <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Passerelle_Debilly">passerelle Debilly</a>, construite pour l'exposition ;</li><li>Le <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Pont_de_l%27Alma">pont de l'Alma</a>, doublé en amont par une passerelle métallique provisoire réservée à l'exposition ;</li><li>le <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Pont_des_Invalides">pont des Invalides</a>, doublé en aval par une passerelle métallique provisoire réservée à l'exposition ;</li><li>le <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Pont_Alexandre-III">pont Alexandre-III</a>, symbole de l'<a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Alliance_franco-russe">alliance franco-russe</a>, inauguré le 14 avril <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/1900">1900</a> — la première pierre avait été posée en <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/1896">1896</a> par le <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Tsar">Tsar</a><a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Nicolas_II_de_Russie">Nicolas II de Russie</a>.</li></ul><div><br></div><div><strong><br>Passerelles et tranchées<br></strong><br></div><div>De nombreuses passerelles sont construites afin de permettre aux visiteurs d'aller de site en site sans sortir de l'enceinte de l'exposition et sans gêner la circulation des Parisiens.</div><div><br></div><div>Les expositions universelles avaient débuté <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Exposition_universelle_de_1851">en 1851 à Londres</a> avec 6 millions de visiteurs. Lors des expositions qui se sont tenues à Paris, la fréquentation n'a cessé de se développer, montrant l'engouement du public pour ce type de manifestation :<br><br></div><ul><li><a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Exposition_universelle_de_1855">exposition universelle de 1855</a> : 5,1 millions ;<br><a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Exposition_universelle_de_1867">exposition universelle de 1867</a> : 11 millions ;<br><a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Exposition_universelle_de_1878">exposition universelle de 1878</a> : 16 millions ;<br><a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Exposition_universelle_de_Paris_de_1889">exposition universelle de 1889</a> : 32,3 millions ;<br>exposition universelle de 1900 : 50.8 millions.</li></ul><div><br></div><ul><li>L'exposition est dirigée par l'industriel Louis Delaunay Belleville (gendre de l'ingénieur et inventeur <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Julien_Belleville">Julien Belleville</a> qui a donné son nom aux <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Rondelle_ressort">rondelles Belleville</a>).</li></ul><div><br></div><div>Des <a href="http://fr.wikipedia.org/w/index.php?title=Concours_Internationaux_d%27Exercices_physiques_et_de_Sports&amp;action=edit&amp;redlink=1">Concours Internationaux d'Exercices physiques et de Sports</a> sont organisés durant l'exposition. Le <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Pierre_de_Coubertin">baron de Coubertin</a> tente, sans succès, de les faire admettre comme <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Jeux_olympiques">Jeux olympiques</a>. Pourtant, depuis 1920 le mouvement olympique revendique comme Jeux olympiques ces concours organisés, financés, arbitrés et récompensés par le seul Comité de l'Exposition. Voir <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Jeux_olympiques_d%27%C3%A9t%C3%A9_de_1900">Jeux olympiques d'été de 1900</a> où la seule référence d'époque pour justifier le palmarès n'est rien d'autre que l'un des rapports officiels de l'Exposition.</div><div><br></div><div>Une section est consacrée à l'<a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Exposition_de_mat%C3%A9riel_ferroviaire_lors_de_l%27exposition_universelle_internationale_de_1900">exposition de matériel de chemin de fer</a>.<br><br></div><div><a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Valdemar_Poulsen">Valdemar Poulsen</a> fait des démonstrations de son enregistreur sonore magnétique.<br>Plusieurs films documentaires sont réalisés à l'occasion de l'exposition :</div><div><br></div><ul><li><a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Georges_Meli%C3%A8s">Georges Meliès</a> : dont <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/L%27Exposition_de_1900"><em>L'Exposition de 1900</em></a> et <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Panorama_pris_du_trottoir_roulant_Champ_de_Mars"><em>Panorama pris du trottoir roulant Champ de Mars<br></em></a><br></li><li><a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/James_H._White"><br>James H. White</a> : dont <a href="http://fr.wikipedia.org/w/index.php?title=Palace_of_Electricity&amp;action=edit&amp;redlink=1"><em>Palace of Electricity</em></a> et <a href="http://fr.wikipedia.org/w/index.php?title=Eiffel_Tower_from_Trocadero_Palace&amp;action=edit&amp;redlink=1"><em>Eiffel Tower from Trocadero Palace</em></a>.<br><br></li></ul><div>Le docteur <a href="http://fr.wikipedia.org/w/index.php?title=L%C3%A9on_Azoulay&amp;action=edit&amp;redlink=1">Léon Azoulay</a>, de la <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Soci%C3%A9t%C3%A9_d%27Anthropologie_de_Paris">Société d'Anthropologie de Paris</a>, effectue des enregistrements sonores de parlés et de musiques du monde entier, sur 411 cylindres de cires. Une partie de ces documents linguistiques et ethnographiques est consultable.<br><br></div><div><strong><br></strong><br></div><div><br><br><br><br></div><div>    Inaugurée sous un soleil pascal, le 14 Avril 1900, par le président Loubet, l’exposition s’est étendue comme jamais sur 216 hectares. Aux 112 hectares du Champ-de-Mars, de l’Esplanade des Invalides et des bords de Seine, il faut ajouter 104 hectares au bois de Vincennes pour l’exposition sur l’agriculture, les maisons ouvrières, les chemins de fer, les concours sportifs. Cette exposition est 10 fois plus étendue que celle de 1855. Cent trente-six entrées sont prévues pour y accéder.<br><br></div><div><br><br></div><div><br><br></div><div>    L’expo de 1900 dont le thème était «Le bilan d’un siècle» a attiré 83 000 exposants dont 45 000 étrangers malgré les scandales financiers, les grèves et les fréquents changements de gouvernement qui précédèrent la fin du siècle. En deux cent douze jours, dans une France qui ne comptait alors que 41 millions d’habitants, 51 millions de visiteurs participent au succès de la manifestation dont on fait la publicité partout en France. Cent deux millions de voyageurs sont enregistrés dans les gares parisiennes. Celles de Lyon, de l’Est et de Montparnasse sont réaménagées,<a href="http://www.expositions-universelles.fr/1878-gare-champ-de-mars.html"> l’ancienne gare du Champ-de-Mars</a> est remplacée du côté des Invalides par la<a href="http://www.expositions-universelles.fr/1878-colline-du-trocadero.html"> gare d’Orsay</a>, transformée aujourd’hui en musée. Un parking à vélos de 750 m2 est construit aux Champs-Elysées, et un autre de 250 m2 au quai d’Orsay. <br>    <br><br></div><div><br>Le métropolitain, projet établi par Fulgence Bienvenüe, est inauguré le 14 juillet sans tambour ni trompette, les travaux n’ayant pu permettre d’ouvrir à temps pour l’exposition. Les entrées de stations sont signées par Guimard. Il en coûtait 15 centimes pour prendre la ligne Porte de Vincennes-Porte Maillot et descendre à Champs-Élysées (Clemenceau), la station Concorde n’étant pas encore achevée. <br><br></div><div><br><br></div><div>    Le succès est au rendez-vous : entre juillet et la mi-novembre, 10 millions de voyageurs empruntent le métro. Les billets d’entrée au prix de 1 franc (l’heure de travail est alors payée entre 40 et 50 centimes) étaient vendus dans les perceptions d’impôts partout en France ainsi que dans les bureaux de tabac et les cafés. L’entrée est gratuite pour les militaires en tenue. <br><br></div><div>!<br><br></div><div>    L'exposition très étendue nécessitait <a href="http://www.expositions-universelles.fr/1900-porte-binet.html">une grande porte principale</a> : René Binet est chargé de sa construction. Bordant la place de la Concorde, la porte, (ci-dessus) qui cumulait à 45 mètres de haut, était précédée d'un excèdre flanquée de deux longs minarets.Trois grandes arches en plein cintre d'une vingtaine de mètres de largeur supportaient une immense coupole surbaissée.L'excèdre est surmonté d'une figure féminine représentant la ville de Paris accueillant les visiteurs de l'exposition. Les guichets, fonction principale de ce bâtiment éphémère, étaient au nombre de 16 à droite et à gauche : Binet prévoyait un flux possible de 60 000 personnes à l'heure et au final, sa porte livra passage à près de 9 millions de visiteurs. La structure générale était en métal et la porte fut entièrement recouverte de staff. Le décor présentait une grande originalité. Des milliers de cabochons lumineux et colorés , bleus, verts, jaunes recouvraient l'ensemble. la peinture complêtait cette polychromie auxquels fut ajouté des feuilles l'or dans les parties les plus visibles. Enfin, l'ensemble était animé par de nombreux mats et oriflammes, créant une féerie souvent soulignées par les commentateurs de l'Exposition. Monument transitoire, il s'agissait d'une " architecture d'exposition" éclatante et saisissante pour la foule comme pour les élites". La porte connut un immense succès populaire et même si elle fut décriée par la presse qui goute peu la fantaisie de Binet, elle reste cependant l'un des édifices importants et représentatif de l'Art nouveau européen. <br><br></div><div><br><br></div><div>    Au sein de l’exposition, le trottoir roulant à 2 vitesses (4,2 km/h ou 8,5 km/h heures) eut un grand succès. Baptisé « Rue de l’Avenir », il était composé de plates-formes mobiles de 3 kilomètres de longueur montées sur roues comme un petit train sans fin qui se mord la queue. Il roulait sur un viaduc à 7 mètres au-dessus du sol. Faisant une boucle, il passait par le quai d’Orsay, longeait l’avenue de la Bourdonnais et arrivait au carrefour de l’École militaire. Ensuite, il continuait à gauche, avenue de la Motte-Piquet, revenait par l’esplanade des Invalides, puis passait le long de la Seine par la rue des Nations étrangères pour rejoindre à nouveau le quai d’Orsay. Pour les voyageurs moins aventureux, un petit train électrique Decauville parcourait le même chemin, mais sur rail, à la manière des petits trains ceux des parcs d’attractions d’aujourd’hui.<br><br></div><div><br><br></div><div>    Le prix des repas a explosé depuis 1889, et en 1900 il faut compter un minimum de 2,50 francs par personne pour un repas simple, soit une demi-journée de paie d’ouvrier. En revanche, pour boire à l’œil, on pouvait toujours déguster quelques alcools forts au pavillon des Alcools russe. Du Village Suisse à l’angle de l’avenue de Suffren et de l’avenue de la Motte-Piquet, il ne reste que le nom. A cet endroit, un véritable versant de montagne avait été reconstitué, avec cascades, herbages, veaux et vaches, l’auberge de Mümpf, la maison de Jean-Jacques Rousseau… L’église de Wurzbrunnen complétaient le tableau. Trois cents personnes, paysans, artisans et ouvriers sculpteurs animaient ce paysage alpestre. Grâce à la laiterie fribourgeoise, les gens du quartier pouvaient acheter leur beurre, lait et crème fraîche. <br><br></div><div>    La rue de Paris, entre le pont de l’Alma et le Trocadéro, le long de la rive droite de la Seine est une attraction à succès. Agrémentée de boutiques, de débit de boissons et de nombreux théâtres, elle s’étirait en face à la rue des Nations étrangères, rive gauche, beaucoup plus sérieuse. Un pavillon de l’esplanade des Invalides est entièrement destiné aux jouets de toutes sortes. Les poupées bien sûr tiennent une grande place ainsi que les dînettes et cuisines modèle réduit, mais la mode est aux automates à ressort, comme <a href="http://www.expositions-universelles.fr/1889-pavillon-garnier-scandinave.html">ces petits animaux Martin</a> qui émettent des cris. Pourtant malgré ces innovations, les chroniqueurs de l’époque se plaignent déjà : « Bien pauvre, bien médiocres sont les jouets d’aujourd’hui, lorsqu’on les compare aux jouets d’autrefois ! La matière est commune, la fabrication hâtive. » Il est vrai que seule la nostalgie ne change jamais. Ces mêmes chroniqueurs notaient, réprobateurs, dans leur rubrique le peu d’intérêt de la foule pour les pavillons éducatifs. Les alignements pompeux de costumes et d’objets manufacturés n’attirent plus le chaland. La fête foraine et les attractions spectaculaires prennent le pas sur l’aspect didactique. <br><br></div><div><br><br></div><div>    Cette expo, plus joyeuse et populaire que les autres, marque un réel tournant dans l’organisation des fêtes internationales. Le visiteur s’amuse avec la grande roue de Chicago de 70 mètres de haut. Celle-ci fut imaginé par Georges Washington Gate Ferry à Pittsburg pour l'expo de Chcago de 1893. Deux moteurs à vapeur actionnaient les 36 nacelles de 60 places chacune.. Après Paris, elle retourna aux Etats-Unis, à Saint-Louis pour disparaître, démontée en 1904. (source Wikipedia). Le visiteur s'émerveillait aussi en découvrant « le Manoir à l’Envers » (où l’on marche sur le plafond), ou le Grand Kaléidoscope du palais de l’optique : ce dernier attire près de 3 millions de visiteurs et reste encore aujourd’hui une des grandes animations du musée Grévin sous le nom du Palais des Mirages. <br><br></div><div>Durant les congrès sur l'électricité, le 24 août 1900, dans une communication Constantin Perskyi, une Russe né en 1854,, souligne les futur application de l'électricité :"La télévision au moyen de l'électricité.", vingt-six années avant son invention. <br><br></div><div><br><br></div><div>    Le cinéma des frères Lumière est à l’honneur avec des projections sur écran géant de 21 mètres sur 16 dans la galerie des Machines (à titre de comparaison, le gigantesque écran du Grand Rex à Paris mesure 25 mètres sur 11). Au Phono Ciné Théâtre, on assiste – déjà ! – à des projections de cinéma parlant, synchronisées (à la main) à l’aide de phonographes. Des attractions spectaculaires de cette exposition, il reste encore l’appareil de prise de vue/projecteur de Raoul Grimoin Sanson, inventeur du Cinéorama, au musée des Arts et Métiers. Ce procédé simule un voyage en ballon : dans une rotonde polygonale de 93 mètres de circonférence, 10 appareils cinématographiques synchronisés projettent un film présentant des paysages grandioses. Les spectateurs installés dans une réplique de montgolfière au centre de la salle étaient invités à un voyage sans risque. Une attraction semblable fut présentée à l'Exposition de Yeosu en Corée du sud en 2012. Il ne reste plus de trace en revanche d’un des clous de l’expo, le Maréorama, crée par Hugo Alesi ; Dans une salle évoquant le ponton d’un paquebot, des images peintes sur une immense toile se déroulent et s’enroulent sur deux axes tels des parchemins anciens défilant devant les yeux des passagers. Le voyage commençait à Villefranche pour se terminer à Constantinople. Sous l’action de vérins, le pont du bateau bouge imitant ainsi le mouvement de la houle, les effets d’éclairage et le vent du large reproduits par des souffleries complètent l’illusion. <br><br></div><div><br><br></div><div><br>    Au Palais de l’optique, on découvre la lumière froide, le miroir magique, les rayons X, les danseuses phosphorescentes, le Monde Invisible contenue dans une goutte d’eau. La « Lune à 1 mètre » enflamme l’imagination et la curiosité de millions de personnes. Un instrument d’astronomie de 60 mètres de long adapté à un appareil photographique donne l’impression d’observer la lune comme si on en était à… 58 kilomètres. Le miroir de réflexion de l’image de cette attraction, le sidérostat, se trouve aujourd’hui à l’Observatoire de Paris, dans le vestibule de la façade nord. <br><br></div><div><br>L’Exposition détendra l'atmosphère envenimée par l'affaire Dreyfus. C'est la plus baroque des expositions, à la fois cosmopolite et nationale, intellectuelle et distrayante, incohérente et rationnelle. <br><br></div><div><br>Thème : "Le bilan d'un siècle" <br><br></div><div> <strong>Inventions et innovations diverses</strong></div><div><br></div><ul><li>Trottoir roulant à deux vitesses (4,2km/h et 8,5km/h)</li><li>Inauguration le 14 juillet 1900 du métropolitain parisien réalisé par Fulgence Bienvenü</li><li>Le grand kaléidoscope du palais de l’Optique fascine toujours au musée Grévin sous le nom de palais des Mirages</li><li>Au palais de l’Optique : la lumière froide, les rayons X, le sidérostat (instrument d’astronomie de 60 m de long donnant l’impression d’observer la lune comme si l’on se trouvait à 58 km d’elle)</li><li>L’appareil de prises de vue du Cinéorama, toujours visible au musée des Arts et Métiers</li><li>Les ondes électriques, présentées par Edouard Branly dans le cadre du Congrès international d’électricité de l’Exposition. Elles sont à l’origine de la TSF et de la télécommande</li><li>Le Guide Michelin</li><li>L’Exposition de 1900 fut la dernière exposition universelle organisée en France (les suivantes ne furent qu’internationales).</li></ul><div><br></div><div><em>"L'exposition constituera la synthèse et déterminera la philosophie du XIX</em><em><sup>e</sup></em><em> siècle"</em> écrit dans son rapport au Président de la République le ministre du Commerce en 1892.<br><br></div><div><br>La ville de Paris aménage 120 hectares entre le Champ-de-Mars, les Invalides, le Trocadéro et les Champs-Élysées, sans oublier les annexes de Vincennes et de Billancourt, où se tient à nouveau l'exposition d'agriculture. Pas de bâtiment central, pas d'itinéraire ordonnateur mais une porte extravagante, baptisée par les Parisiens "la salamandre", qui donne accès à une ville éphémère, dont la Seine forme l'axe principal.<br><br></div><div><br>Pourtant convaincue de son incapacité à accueillir une exhibition de cette envergure, la province ne cache pas son mécontentement de voir encore la capitale bénéficier de la manifestation. Mais l'Etat ne l'entendrait pas autrement : plus que jamais il fait de l'évènement une opération nationale qu’il veut maîtriser. Dans un premier temps, on organise un concours d'architecture pour examiner s'il convient de maintenir les bâtiments hérités des expositions précédentes. Ne survivront que le Palais du Trocadéro de 1878 (transformé en musée d'ethnographie et en musée de sculpture comparée) et la Tour Eiffel ainsi que la galerie des machines de 1889 transformée en salle des fêtes. Le Palais de l'Industrie de 1855 sera démoli et l'on construira à la place le Grand et le Petit Palais, respectivement destinés à recevoir les expositions décennale et centennale et la rétrospective d'art français. Tous deux seront remis à la ville de Paris, en échange de la subvention accordée par cette dernière à l'exposition.<br><br></div><div><br>La Seine reçoit un de ses fleurons : le Pont Alexandre III qui rapproche d'un seul trait les deux rives. Baptisé du nom du Tsar mort en 1894, il symbolise l'alliance franco-russe. Sur la rive gauche de la Seine, s'étire la rue des Nations. Les pavillons étrangers y sont installés, reproduisant une grande variété d'édifices historiques, témoins de l'architecture de chaque pays. Il ne s'agit plus de simples façades comme en 1878 mais de bâtiments à part entière. La "fée électricité" a un palais tout de verre et de lumière. Pour la première fois dans une exposition française, la femme se voit consacrer un pavillon, comme à Chicago, traduisant son irruption sur la scène moderne. L'économie sociale forme à elle seule un groupe de douze classes. On n'y expose plus des meubles et des vêtements bon marché car la production en grande série a entraîné une démocratisation de la consommation. On s'intéresse davantage à la présentation de mesures et d'actions sociales. Ce groupe aborde donc l'apprentissage collectif, l'enseignement professionnel, la participation aux bénéfices, la sécurité dans les ateliers, la prévoyance, etc. Le président Loubet montre d'ailleurs sa sollicitude pour les questions sociales en inaugurant en Sorbonne le Congrès International d'Assistance publique.<br><br></div><div><br>A l'annexe de Vincennes, le plan est tout aussi confus. On y trouve des locomotives, des maisons ouvrières, l'horticulture, le ballon captif, bref, tout ce qui s'avère encombrant. Le grand public voit réunis pour la première fois un grand nombre de fabricants d'automobiles : Benz, Peugeot, Renault, Ford, Fiat (fondée il y a tout juste un an !).<br><br></div><div><br>L'exposition accueille 51 millions de visiteurs. Les premiers bilans officiels feront état d'un déficit mais, deux ans plus tard, on annoncera que la liquidation financière laisse un excédent. <br><br></div><div>  | Exposition universelle de Milan 2015 | </div><div><br></div><div>Thème : Nourrir la planète, énergie pour la vie<br>128 pays sont d’ores et déjà inscrits pour participer à l’événement qui se déroulera du 1<sup>er</sup> mai au 31 octobre 2015.</div><div><br></div><div>« Renommée dans le monde entier pour sa culture culinaire et hôte aux plusieurs agences internationales pour la sécurité alimentaire, l’Italie se prépare à accueillir à Milan en 2015 une Expo Universelle sur les défis auxquels notre planète doit faire face pour nourrir sa population dans ce nouveau millénaire. L’Expo attend 21 millions de visiteurs et la participation de 120 gouvernements, 10 organisations internationales et 30 entités du secteur privé ».<br><br></div><div><br>Expo Milano 2015 a organisée une table ronde publique « Carta 2015 » pour discuter de son thème «Nourrir la planète, énergie pour la vie », qui devrait être l'un de ses principaux legs à l'humanité. « Carta 2015 » invitera des intellectuels du monde scientifique et culturel du monde entier pour discuter des questions clés. Pendant ces trois prochaines années, des experts rédigeront un document proposant des solutions aux défis auxquels le monde est confronté dans le domaine de la nutrition.<br><br></div><div><br>«Le thème de Expo Milano 2015 touche au cœur de notre survie : l'utilisation excessive des ressources, l'accès inégal à la nourriture, les déséquilibres entre les modes de consommation, etc. » a déclaré M. González Loscertales, Secrétaire Général du BIE. « La nourriture, élément essentiel et vital, est l'une des sources principales de risque pour le bien-être de l'humanité et de notre planète. 2015 reste une date stimulante pour atteindre les objectifs de développement du Millénaire de l'ONU. Expo Milano peut contribuer à relancer les objectifs et à redynamiser la communauté internationale. »<br><br></div><div><br></div><div><strong>L’ambition de l’Expo 2015 à Milan : poser les grands problèmes du développement durable.<br></strong><br></div><div>L’Expo 2015 donnera de la visibilité à la tradition, à la créativité et à l’innovation dans le secteur de l’alimentation, à la lumière d’un droit à une alimentation saine, sûre et suffisante pour tous les habitants de la Terre.<br><br></div><div>Parmi les thèmes de travail et de discussion :<br><br></div><ul><li>Renforcer la qualité et la sécurité de l’alimentation, c'est-à-dire la certitude d’avoir une nourriture suffisamment abondante, des aliments sains et de l’eau potable.<br><br></li><li>Assurer une alimentation saine et de qualité à tous les êtres humains pour éliminer la faim, la soif, la mortalité infantile et la malnutrition qui frappent aujourd'hui 850 millions de personnes, en enrayant les famines et les pandémies.<br><br></li><li>Prévenir les nouvelles grandes maladies sociales de notre époque, de l’obésité aux pathologies cardiovasculaires, des tumeurs aux épidémies les plus diffuses, en mettant en valeur les pratiques qui permettent de prévenir et guérir ces maladies.<br><br></li><li>Innover à tous les stades de la filière alimentaire, de façon à améliorer les caractéristiques nutritives des produits, leur conservation et leur distribution.<br><br></li><li>Enseigner les règles de l'alimentation correcte pour favoriser de nouveaux modes de vie, en particulier pour les enfants, les adolescents, les porteurs de handicap et les personnes âgées.<br><br></li><li><br>Mettre en valeur la connaissance des " traditions alimentaires " en tant qu’éléments culturels et ethniques.<br><br></li></ul><div><br>L’Expo 2015 offrira une grande occasion de communication et de promotion aux entreprises travaillant dans cet esprit.<br><br></div><div><br>Source : <a href="http://fr.expo2015.org/theme">http://fr.expo2015.org/theme<br></a><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-25 20:53:36 UTC</pubDate>
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         <author>canale_rina</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-05-22 09:19:45 UTC</pubDate>
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         <author>canale_rina</author>
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         <description><![CDATA[<h1>Empire colonial français</h1><div><a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/image/Exposition_coloniale_de_Paris_/1315871"></a></div><div><br>Ensemble des pays d'outre-mer colonisés par la France.<br><br></div><div><strong>1. Des premières tentatives (xvi</strong><strong><sup>e</sup></strong><strong> siècle) au premier Empire colonial (1661-1763)</strong></div><div><strong><br>1.1. Des initiatives sans lendemain (xvi</strong><strong><sup>e</sup></strong><strong> siècle)<br></strong><br></div><div><a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/images/Jacques_Cartier/1315861"></a>Jacques Cartier</div><div>Jusqu'au xvii<sup>e</sup> siècle, exploration, conquête et peuplement de terres lointaines sont le fait d'initiatives dispersées soutenues épisodiquement par la volonté royale. Au xvi<sup>e</sup> siècle, le seul établissement solide est la Nouvelle-France (Canada) grâce à <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/personnage/Jacques_Cartier/111926">Jacques Cartier</a>, qui, soutenu par <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/personnage/Fran%C3%A7ois_I_er/120185">François I<sup>er</sup></a> remonte le Saint-Laurent (1535). Mais, faute d’or et de passage du Nord-Ouest vers la Chine, elle est délaissée après 1541. Les autres établissements français, au Brésil et en Floride, tournent court en 1559 et 1565. Seules les pêches miraculeuses de Terre-Neuve maintiennent l’intérêt français pour le Nouveau Monde.<br><br></div><div><br></div><div><strong><br>1.2. Une volonté politique nouvelle (début du xvii</strong><strong><sup>e</sup></strong><strong> siècle)<br></strong><br></div><div>À partir d’<a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/personnage/Henri_IV/123595">Henri IV</a> (1589-1610), et surtout de <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/personnage/Louis_XIII/130426">Louis XIII</a> (1610-1643) et <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/personnage/Armand_Jean_du_Plessis_cardinal_de_Richelieu/140941">Richelieu</a> (1624-1642), la colonisation française est soutenue plus activement par la royauté, qui tente de donner l’impulsion à des initiatives privées jugées déficientes. Le <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/divers/mercantilisme/69393">mercantilisme</a>, théorisé par <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/personnage/Antoine_de_Montchrestien/133760">Antoine de Montchrestien</a> en 1615, considère qu’il faut dégager des excédents commerciaux par la création de colonies d’exploitation destinées à ne produire et commercer qu’au profit exclusif de la métropole.<br><br></div><div><a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/images/D%C3%A9couverte_et_colonisation_de_Madagascar/1011325"></a>Découverte et colonisation de Madagascar</div><div>Dès 1608, <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/personnage/Samuel_de_Champlain/112648">Samuel de Champlain</a> relance le comptoir de Québec, puis Montréal est fondé en 1642 : la Nouvelle-France se peuple et se développe, tout comme les Antilles, où les Français s'emparent notamment de Saint-Christophe (1625), de la <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/departement/Guadeloupe_971/122457">Guadeloupe</a> et de la <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/departement/Martinique_972/126604">Martinique</a> (1635). Pour intensifier la <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/divers/traite_des_Noirs/98193">traite des Noirs</a>, des comptoirs sont fondés à l’embouchure du Sénégal (1626), à l’île Bourbon (actuelle → <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/departement/La_R%C3%A9union_974/138726">Réunion</a>, 1638) et à Madagascar (Fort-Dauphin, 1642), et surtout en Inde, où, grâce à la <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/divers/Compagnie_fran%C3%A7aise_des_Indes_orientales/124922">Compagnie française des Indes orientales</a>, la France dispose en 1701 des établissements de <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/ville/Pondich%C3%A9ry/139098">Pondichéry</a>, <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/autre-region/Mah%C3%A9/131123">Mahé</a>, <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/ville/Karikal/127046">Karikal</a>, <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/divers/Yanaon/150226">Yanaon</a>, <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/ville/Machilipatnam/130919">Masulipatam</a>, <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/ville/Chandernagor/112671">Chandernagor<br></a><br></div><div><br></div><div><strong><br>1.3. Le premier empire colonial (1661-1763)<br></strong><br></div><div>Sous le règne personnel de <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/personnage/Louis_XIV/130427">Louis XIV</a> (1661-1715), <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/personnage/Jean-Baptiste_Colbert/114048">Colbert</a>, secrétaire d’État de la marine, impose la colonisation comme une nécessité pour la prospérité de la France.<br><br></div><div><a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/images/Ren%C3%A9_Robert_Cavelier_de_La_Salle/1313304"></a>René Robert Cavelier de La Salle</div><div>L’empire colonial s’agrandit de la partie occidentale de <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/autre-region/Ha%C3%AFti/122970">Saint-Domingue</a> (1665), riches de ses produits tropicaux (café, sucre, etc.). <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/personnage/Ren%C3%A9_Robert_Cavelier_de_La_Salle/128911">Cavelier de La Salle</a> prend possession de la <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/autre-region/Louisiane/130471">Louisiane</a> (1682) : la France n'aura de cesse de joindre ce second noyau à la Nouvelle-France. Des comptoirs sont fondés sur les côtes de Guinée et du Sénégal (→ <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/ville/Saint-Louis/142494">Saint-Louis</a>, 1659 ; <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/autre-region/Gor%C3%A9e/121839">Gorée</a>, 1677).<br><br></div><div>Le domaine colonial français continue à s'étendre au xviii<sup>e</sup> siècle avec notamment l'occupation de l'île de France (→ <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/pays/Maurice/132355">île Maurice</a>) [1715] et, à partir de 1741, l'action de <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/personnage/Joseph_Fran%C3%A7ois_Dupleix/117405">Dupleix</a> en Inde. Avec 10 millions de km<sup>2</sup> et 30 millions d'habitants en 1754, l'empire est alors à son apogée.<br><br></div><div><strong>2. La perte des colonies (1763-1814)</strong></div><div><strong><br>2.1. Les faiblesses du premier empire colonial<br></strong><br></div><div>Mais la colonisation se heurte à de multiples obstacles : à l'intérêt étroitement mercantile des compagnies (qui obtiennent en 1754 le rappel de Dupleix, parce qu’elles désapprouvent sa politique expansionniste en Inde), la faiblesse démographique des colonies (particulièrement visible en Amérique du Nord, en regard de l’implantation anglaise) et les vicissitudes de la politique étrangère.<br><br></div><div><strong><br>2.2. La rivalité franco-anglaise au xviii</strong><strong><sup>e</sup></strong><strong> siècle<br></strong><br></div><div>La rivalité franco-anglaise commence sous <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/personnage/Louis_XIV/130427">Louis XIV</a> et se solde par de premières pertes territoriales, encore limitées, au <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/divers/trait%C3%A9s_d_Utrecht/147968">traité d’Utrecht</a> (1713) : <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/autre-region/Acadie/103914">Acadie</a> (façade atlantique du Canada), territoire de la baie d’Hudson, <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/autre-region/Terre-Neuve/146365">Terre-Neuve</a> et Saint-Christophe. Elle aboutit au <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/groupe-homonymes/trait%C3%A9s_de_Paris/137075">traité de Paris</a> (1763), qui réduit le domaine colonial français à quelques territoires des Antilles (Martinique, Guadeloupe, Saint-Domingue, Sainte-Lucie), à la Guyane, à Gorée, aux îles de France et Bourbon et à cinq comptoirs en Inde, auxquels s'ajouteront en 1783 (→ <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/divers/trait%C3%A9_de_Versailles/148668">traité de Versailles</a>) les comptoirs du Sénégal et <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/autre-region/Tobago/146937">Tobago</a>. Les <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/pays/Seychelles/144043">Seychelles</a> ont été occupées entre-temps.<br><br></div><div>En outre, l'opinion et les élites sont indifférentes aux affaires coloniales, du moment que les intérêts commerciaux sont garantis par la possession des « Isles à sucre » des Antilles, des comptoirs des Indes et des relais pour la traite de Gorée.<br><br></div><div><strong><br>2.3. Révolution et Empire<br></strong><br></div><div>Les colonies redeviennent objet de débat sous la <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/divers/R%C3%A9volution_fran%C3%A7aise/140733">Révolution</a>, à propos de l'<a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/divers/esclavage/49330">esclavage</a>, qui est aboli par la <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/divers/Convention_nationale/114563">Convention</a> (1794) mais rétabli par Bonaparte (1802). Ce dernier abandonne ses velléités impérialistes d'outre-mer après l'échec de Saint-Domingue (1801-1803) et vend la <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/autre-region/Louisiane/130471">Louisiane</a> (à peine récupérée sur l’Espagne en 1800) aux États-Unis (1803). Enfin, la France doit céder à la Grande-Bretagne Tobago, <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/pays/Sainte-Lucie/142225">Sainte-Lucie</a>, les Seychelles et l'île de France par le <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/groupe-homonymes/trait%C3%A9s_de_Paris/137075">traité de Paris</a> (1814).<br><br></div><div><strong>3. Renouveau de la colonisation (1830-1880) et impérialisme (1880-1919)</strong></div><div>Au xix<sup>e</sup> siècle, dans le cadre de la <a href="http://www.larousse.fr/dictionnaires/francais/industriel_industrielle/42742">révolution industrielle</a> et des rivalités impérialistes, la colonisation française, désormais orientée par une volonté politique claire, acquiert une autre dimension.<br><br></div><div><strong><br>3.1. Les premiers jalons (1830-1870)<br></strong><br></div><div><a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/images/Abd_el-Kader_vers_1835/1315375"></a>Abd el-Kader vers 1835</div><div>La <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/divers/seconde_Restauration/138702">Restauration</a> rouvre l'ère des aventures d'outre-mer avec l'expédition d'Alger (1830). La conquête de l'Algérie par <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/personnage/Thomas_Robert_Bugeaud/110524">Bugeaud</a> s'achève avec la reddition d'<a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/personnage/Abd_el-Kader/103760">Abd el-Kader</a> (1847) et l'occupation de la <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/autre-region/les_Kabylies/126372">Kabylie</a> (1857).<br><br></div><div>La route de l'Afrique est rouverte avec la fondation de comptoirs sur la côte occidentale, qui forment en 1862 les Établissements français de la Côte-de-l'Or et du Gabon, tandis qu'à l'est, la France achète <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/ville/Obock/135854">Obock</a>(1862), au débouché de la mer Rouge. Le Sénégal, conquis par <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/personnage/Louis_L%C3%A9on_C%C3%A9sar_Faidherbe/118951">Faidherbe</a> (1854-1865), devient une base de pénétration vers l'Afrique intérieure. <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/autre-region/Mayotte_976/132452">Mayotte</a> (1843), <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/autre-region/Tahiti/145776">Tahiti</a> (1842-1847) et la <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/region-france/Nouvelle-Cal%C3%A9donie/135666">Nouvelle-Calédonie</a>(1853) intègrent le domaine français.<br><br></div><div>Enfin, les bases de l'Indochine française sont jetées avec l'occupation de la <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/autre-region/Cochinchine/113980">Cochinchine</a> (1862-1867) et l'établissement du protectorat sur le <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/pays/Cambodge/110962">Cambodge</a> (1863).<br><br></div><div><strong><br>3.2. L’œuvre de la III</strong><strong><sup>e</sup></strong><strong> République (1880-1919)<br></strong><br></div><div><strong><br>Les raisons d’un essor<br></strong><br></div><div>Toutefois, c'est la <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/divers/III_e_R%C3%A9publique/140713">III<sup>e</sup>&nbsp;République</a> qui crée définitivement l'empire colonial français. La pression des puissants intérêts financiers et industriels, qui veulent contourner les barrières protectionnistes mises en place après la crise économique de 1873, et un certain nationalisme de substitution qui, à défaut de « revanche » en Europe, recherche gloire et puissance outre-mer, contribuent à la formation de cet Empire, qui se construit en une trentaine d'années à partir de 1880.<br><br></div><div><strong><br>Les conquêtes en Afrique subsaharienne<br></strong><br></div><div><a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/images/Timbres_des_colonies_fran%C3%A7aises/1315918"></a>Timbres des colonies françaises</div><div>La France contrôle successivement le Moyen Congo (→ <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/pays/Congo/114371">Congo</a>, 1885), la Côte-d’Ivoire (1893), le Dahomey (→ <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/pays/B%C3%A9nin/98870">Bénin</a>, 1893), la Haute-Volta (→ <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/pays/Burkina/110582">Burkina</a>, 1893), le Soudan (→ <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/divers/Mali_histoire/187739">Mali : histoire</a>, 1893), l’Oubangui-Chari (→ <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/pays/R%C3%A9publique_centrafricaine/112337">Centrafrique</a>, 1894), la <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/pays/Guin%C3%A9e/122712">Guinée</a>(1896), le <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/divers/Nigeria%C2%A0_histoire/187409">Niger</a> (1897-1899), le <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/pays/Tchad/146134">Tchad</a>(1900) et la <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/pays/Mauritanie/132366">Mauritanie</a> (1902), mais se heurte à l'expansion anglaise lorsqu'elle tente d'établir une zone d'influence continue du Congo à Djibouti (→ <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/divers/affaire_de_Fachoda/118931">affaire de Fachoda</a>, 1898).<br><br></div><div>Deux fédérations regroupent ses territoires d’Afrique subsaharienne, l'<a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/autre-region/Afrique-Occidentale_fran%C3%A7aise/104188">Afrique-Occidentale française ou A-OF</a> (capitale Dakar), créée en 1904, et l'<a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/autre-region/Afrique-%C3%89quatoriale_fran%C3%A7aise/104183">Afrique-Équatoriale française ou A-ÉF</a> (capitale Brazzaville), fondée en 1910.<br><br></div><div><strong><br>Les autres conquêtes jusqu’à la Première Guerre mondiale<br></strong><br></div><div><a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/images/Indochine_fran%C3%A7aise/1315946"></a></div><div>Indochine française</div><ul><li></li><li></li></ul><div>Dans le même temps, son empire s'agrandit de la Tunisie (1881), de Madagascar (1885), des <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/pays/Comores/114264">Comores</a> (1886), de la côte des Somalis (1892), des Nouvelles-Hébrides (→ <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/pays/Vanuatu/148309">Vanuatu</a>) – placées sous condominium franco-anglais en 1906 – et surtout, en Extrême-Orient, du <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/autre-region/Tonkin/147053">Tonkin</a>, de l'<a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/autre-region/Annam/105559">Annam</a> (1885) et du <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/pays/Laos/128785">Laos</a> (1895). Sa dernière grande conquête est le Maroc, placé sous protectorat en 1912 et dont la pacification et la mise en valeur sont entreprises par <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/personnage/Louis_Hubert_Gonzalve_Lyautey/130768">Lyautey</a>.<br><br></div><div><br></div><div><strong><br>Les acquis de la Première Guerre mondiale<br></strong><br></div><div>À l'issue de la Première Guerre mondiale, par le système des mandats (territoire enlevé à une puissance vaincue et placé sous mandat confié par la <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/divers/SDN/144659">Société des Nations</a>, en théorie comme transition vers l’indépendance), la France obtient le contrôle de la Syrie et du Liban, enlevés à l’<a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/autre-region/Empire_ottoman/136521">Empire ottoman</a>, et de la majeure partie du Cameroun et du Togo, retirés à l’Allemagne (→ <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/divers/trait%C3%A9_de_Versailles/148669">traité de Versailles</a>, 1919).<br><br></div><div><strong>4. Le second Empire colonial (1919-1946)</strong></div><div><strong><br>4.1. L’apogée de l’Empire<br></strong><br></div><div><a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/images/Exposition_coloniale_de_Paris_/1315871"></a>Exposition coloniale de Paris</div><div>L'Empire français a alors atteint son étendue maximale avec 12 millions et demi de km<sup>2</sup> et 65 millions d'habitants. L'Exposition coloniale internationale, qui se tient à Paris en 1931, consacre son apogée. Sa création est considérée comme une des plus belles réalisations de la <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/divers/III_e_R%C3%A9publique/140713">III<sup>e</sup>&nbsp;République</a>, qui la légitime au nom de sa mission civilisatrice.<br><br></div><div><br></div><div><strong><br>4.2. L’idée coloniale<br></strong><br></div><div><a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/images/Paris_1931/1315955"></a>Paris 1931</div><div>Depuis la fin des années 1870, avec <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/personnage/L%C3%A9on_Gambetta/120756">Gambetta</a> (plus qu'avec <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/personnage/Jules_Fran%C3%A7ois_Camille_Ferry/119381">Jules Ferry</a>), bien des républicains se sont convertis à l'idée coloniale, considérée sous l'angle de la puissance, des affaires et du progrès. La colonisation a ses doctrinaires (tel <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/personnage/Paul_Leroy-Beaulieu/129592">Paul Leroy-Beaulieu</a>, auteur en 1874 de <em>De la colonisation chez les peuples modernes</em>) et ses partisans, qui forment un groupe parlementaire officiel. Les milieux d'affaires s'intéressent particulièrement aux territoires d'outre-mer, sources de matières premières, de débouchés pour l'industrie et de placements de capitaux : c'est à la défense de ces intérêts qu'est voué le parti colonial, groupe parlementaire formé par <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/personnage/Eug%C3%A8ne_%C3%89tienne/118618">Eugène Étienne</a> en 1892. Les pays de l'Empire doivent produire essentiellement ce dont a besoin la métropole, et leurs habitants ne bénéficient que d'une participation dérisoire dans les institutions représentatives.<br><br></div><div><br></div><div><strong><br>4.3. Les prémices de la dislocation<br></strong><br></div><div>Malgré les critiques du parti communiste et les premiers signes de craquement en 1925-1926 (révolte d’<a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/personnage/Abd_el-Krim/103761">Abd el-Krim</a> au Maroc et du djebel Druze en Syrie [→ <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/divers/Syrie/187694">campagnes de Syrie</a>]), cette doctrine n’est pas remise en question dans les années 1920.<br><br></div><div><a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/images/Empire_colonial_fran%C3%A7ais/1315896"></a>Empire colonial français</div><div>Les prémices de la dislocation de l'Empire se manifestent vraiment avec la <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/divers/la_crise_de_1929/187370">crise mondiale</a> de 1929 et surtout lors de la Seconde Guerre mondiale, qui entame gravement le prestige de la métropole. La France doit reconnaître l'indépendance de la Syrie et du Liban (1941). Si, à la <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/divers/conf%C3%A9rence_de_Brazzaville/110058">conférence de Brazzaville</a> (1944), elle écarte sans équivoque toute idée d'autonomie ou d'indépendance, des mouvements nationalistes naissent et s'affirment, cependant, particulièrement en Afrique du Nord et en Indochine, où le <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/divers/Vi%C3%AAt-minh/148878">Viêt-minh</a> proclame l'indépendance du Viêt Nam (1945).<br><br></div><div><br></div><div><strong>5. La décolonisation</strong></div><div><strong><br>5.1. Les tentatives de réorganisation de l’Empire<br></strong><br></div><div>Dès lors, en moins de vingt ans, le mouvement de décolonisation et d'émancipation va faire disparaître la majeure partie de l'Empire français, et ce malgré la départementalisation de la Martinique, de la Guadeloupe, de la Guyane et de La Réunion, l'attribution de la citoyenneté française à tous les nationaux (1946), puis la loi-cadre du 23 juin 1956 qui marque un tournant vers l'autonomie, et deux tentatives de réorganisation de l'Empire, transformé en <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/divers/Union_fran%C3%A7aise/147902">Union française</a> (1946) puis en <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/divers/Communaut%C3%A9/114246">Communauté</a> (1958).<br><br></div><div><strong><br>5.2. Les indépendances<br></strong><br></div><div><a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/images/Rivoire__Carret/1315906"></a>Rivoire &amp; Carret</div><div>La France doit reconnaître l'indépendance de l'<a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/autre-region/Indochine_fran%C3%A7aise/124939">Indochine</a> (Laos, Cambodge et Viêt Nam coupé en deux jusqu'en 1975) en 1954, de la Tunisie et du Maroc (1956), de la Guinée (1958), puis des treize républiques (plus la République malgache) qui se substituent à ses anciens territoires d'Afrique noire (1960), de l'Algérie (1962), des Comores (1975), des Afars et Issas, ancienne <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/autre-region/C%C3%B4te_fran%C3%A7aise_des_Somalis/144790">Côte française des Somalis</a> (→ <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/pays/R%C3%A9publique_de_Djibouti/116701">République de Djibouti</a>, 1977), et des Nouvelles-Hébrides (→ <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/pays/Vanuatu/148309">Vanuatu</a>, 1980).<br><br></div><div>Autour de la métropole ne gravitent plus aujourd'hui que les départements et Régions d'outre-mer (Guadeloupe, Martinique, Guyane, La Réunion et Mayotte, qui n'a obtenu ce statut qu'en 2011), et les collectivités d'outre-mer (<a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/region-france/Nouvelle-Cal%C3%A9donie/135666">Nouvelle-Calédonie</a>, <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/autre-region/Polyn%C3%A9sie_fran%C3%A7aise/138652">Polynésie française</a>, <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/autre-region/Wallis-et-Futuna/149452">Wallis-et-Futuna</a>, <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/autre-region/Saint-Pierre-et-Miquelon_975/142638">Saint-Pierre-et-Miquelon</a>, <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/ville/Saint-Martin_97150/142526">Saint-Martin</a> et <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/autre-region/Saint-Barth%C3%A9lemy_97133/142106">Saint-Barthélemy</a>, <a href="http://www.larousse.fr/encyclopedie/autre-region/terres_Australes_et_Antarctiques_fran%C3%A7aises/106794">Terres australes et antarctiques françaises</a>).<br><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <author>canale_rina</author>
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         <pubDate>2022-02-10 21:50:31 UTC</pubDate>
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