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      <title>Vincent Van Gogh by Stefania Trinca</title>
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      <description>Vita e opere</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-05-10 17:17:42 UTC</pubDate>
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         <title>la vita</title>
         <author>teddy_16</author>
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         <description><![CDATA[<div>Vincent Willem van Gogh (Zundert, 30 marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, 29 luglio 1890) è stato un pittore olandese. Fu autore surrealista di quasi novecento dipinti e più di mille disegni, senza contare i numerosi schizzi non portati a termine e i tanti appunti destinati probabilmente all'imitazione di disegni artistici di provenienza giapponese. Tanto geniale quanto incompreso in vita, van Gogh influenzò profondamente l'arte del XX secolo. Dopo aver trascorso molti anni soffrendo di frequenti disturbi mentali, morì all'età di 37 anni.In quell'epoca i suoi lavori non erano molto conosciuti né apprezzati.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-10 17:21:26 UTC</pubDate>
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         <title>Le lettere a suo fratello </title>
         <author>teddy_16</author>
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         <description><![CDATA[<div>La più completa fonte primaria per la comprensione di van Gogh come artista e come uomo è Lettere a Theo, la raccolta di lettere tra lui e il fratello minore, il mercante d'arte Théo van Gogh, con il quale intratteneva un rapporto particolarissimo e intimo: Théo, infatti, fornì a Vincent sostegno finanziario e emotivo per gran parte della sua vita.<br>Il patrimonio epistolare di Vincent e Théo, si è detto, è una documentazione fondamentale, non solo perché raccoglie notizie determinanti per ricostruire la personalità e le tormentate vicende esistenziali del pittore (profilandosi, dunque, come un vero e proprio «lessico familiare»), ma anche perché consente di comprenderne a pieno le concezioni artistiche. Tra il mondo pittorico e quello letterario di Van Gogh, invero, correva una forte compenetrazione: in ragione della celebre formula oraziana ut pictura poësis, infatti, il pittore nelle proprie missive commentò molto dettagliatamente i propri capolavori, che di fatto dispongono quasi sempre di una riflessione epistolare in merito al soggetto, all'apparato cromatico, alle circostanze gestative. Anche se molte di queste lettere non sono datate, gli storici dell'arte sono stati in grado di ordinarle cronologicamente. Il periodo in cui Vincent visse a Parigi è il più difficile da ricostruire per gli storici, poiché i due fratelli, vivendo insieme, non ebbero bisogno di scriversi.<br>Oltre alle lettere da Vincent per Théo ne sono state conservate altre e, in particolare, quelle a Van Rappard, a Émile Bernard e alla sorella Wil. Il corpus di lettere è stato pubblicato nel 1913 dalla vedova di Théo, Johanna van Gogh-Bonger, che le rese pubbliche con molta cautela, perché non voleva che il dramma nella vita dell'artista mettesse in ombra il suo lavoro. Van Gogh stesso era un avido lettore di biografie di altri artisti e pensava che la loro vita dovesse essere in linea con le caratteristiche della loro arte fantastica, anche se talvolta poco seria. </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-10 17:40:08 UTC</pubDate>
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         <title>La morte misteriosa</title>
         <author>teddy_16</author>
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         <description><![CDATA[<div>La sera del 27 luglio 1890, una domenica, dopo essere uscito per dipingere i suoi quadri come al solito nelle campagne che circondavano il paese, rientrò sofferente nella locanda e si rifugiò subito nella sua camera. Ravoux, non vedendolo a pranzo, salì in camera sua, trovandolo disteso e sanguinante sul letto: a lui van Gogh confessò di essersi sparato un colpo di rivoltella al petto in un campo vicino.<br>Essendo il pittore morto suicida, il parroco di Auvers si rifiutò di benedirne la salma, e il carro funebre fu fornito da un municipio vicino. La vicina cittadina di Méry, comunque, acconsentì alla sepoltura e il funerale si tenne il 30 luglio. Van Gogh venne sepolto adagiato in una bara, rivestita da un drappo bianco e ricoperta da mazzi di fiori, dai girasoli che amava tanto, dalle dalie e da altri fiori gialli. Oltre a Théo e al dottor Gachet furono presenti pochi amici giunti da Parigi: Lucien Pissarro, figlio di Camille, Émile Bernard, père Tanguy. <br>Pochi mesi dopo, anche Théo van Gogh, distrutto dopo la morte del fratello, venne ricoverato in una clinica parigina per malattie mentali. Dopo un apparente miglioramento, si trasferì a Utrecht, dove morì il 25 gennaio 1891, a sei mesi di distanza da Vincent, oppresso dai sensi di colpa di non avere aiutato il fratello a sufficienza. Nel 1914, le sue spoglie, per volontà della vedova Johanna van Gogh-Bonger, furono trasferite ad Auvers e tumulate accanto a quelle dell'amato fratello</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-10 17:44:17 UTC</pubDate>
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         <title>Ritratto di père Tanguy </title>
         <author>teddy_16</author>
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         <description><![CDATA[<div>La persona ritratta è Julien François Tanguy, affettuosamente soprannominato dai suoi amici père [padre] per il suo spirito caritatevole e generoso. Nato in Bretagna, père Tanguy nel 1870 partecipò alla breve e drammatica esperienza della Comune di Parigi e, quando tale tentativo autogovernativo venne schiacciato dall'intervento armato del presidente Thiers, fu imprigionato proprio perché comunardo. Una volta libero père Tanguy, anziché inseguire utopistici idealismi, preferì aprire un colorificio e, nella formidabile speranza di contribuire a un mondo migliore, accettò di aiutare tutti quegli artisti squattrinati non apprezzati dal''establishment artistico. Faceva loro credito, dava loro da mangiare, vendeva i loro lavori nel proprio retrobottega e accettava persino i loro dipinti come forma di pagamento per i vari materiali per dipingere.<br><br>Intorno alla bottega di père Tanguy gravitavano artisti come Pissarro, Gauguin, Cèzanne e ovviamente Vincent van Gogh, il quale si strinse in affettuosa amicizia con quel vecchio sognatore. A Julien Tanguy van Gogh dedicò ben tre dipinti: se il primo è molto convenzionale ed è ancora immerso nei toni terrosi del periodo di Nuenen, gli altri due sono molto più vivaci dal punto di vista cromatico e seguono un'impostazione sostanzialmente simile tra di loro. La seconda versione, oggi appartenente alla collezione Stavros di Parigi, è più famosa rispetto alla seconda e perciò di essa tratteremo. In primo piano troviamo raffigurato proprio père Tanguy: le sue mani, grandi, rozze e vitali, sono giunte in grembo, mentre l'espressione fissa, contemplativa, rivela attraverso quegli occhi acquosi, paterni e senescenti la «iconica tranquillità di uno Buddha» (Naomi Maurer). Julien è seduto, indossa una giacca a doppio petto e sul capo presenta un cappello da contadino giallo.<br><br>Van Gogh si accosta a questa figura benevola e protettrice in maniera quasi commovente. Il suo stile non è ancora giunto pienamente a maturazione, ma già in questo ritratto egli rinuncia ai rapidi tocchi virgolettati impressionisti in favore di una pennellata più corposa, densa, perfettamente in grado di veicolare in maniera energica e penetrante l'emotività e la psicologia del ritrattato. Al di là della figura centrale di Tanguy, «vero monumento a un essere umano con tutte le caratteristiche di una presenza iconica» (Metzger), particolarmente interessante è lo sfondo, composto da un tripudio di stampe giapponesi, a testimoniare il viscerale interesse che alla fine del XIX secolo era suscitato dall'arte del Sol Levante. Nel segno di un'unità sincretica tra arte orientale e occidentale, infatti, il fondale decorativo alle spalle di père Tanguy è foderato di diversi ukiyo-e raffiguranti attori, cortigiane e, ovviamente, la montagna sacra del Fujiyama</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-10 18:21:06 UTC</pubDate>
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         <title>Ramo di mandorlo fiorito</title>
         <author>teddy_16</author>
         <link>https://padlet.com/teddy_16/27s1wkobtve7/wish/259740754</link>
         <description><![CDATA[<div>è un dipinto a olio su tela (73.5x92 cm) realizzato dal pittore Vincent van Gogh a Saint Rémy nel 1890. La tela fu un regalo che lo stesso pittore fece al fratello Theo Van Gogh e alla moglie Johanna Bonger per la nascita del loro figlioletto, di nome Vincent Willem.<br><br>L'opera è la rappresentazione di un ramo di mandorlo fiorito, dai petali bianchi, quasi perlacei, che si stagliano in un cielo blu, dalle sfumature turchesi. Come simbolo di vita, Van Gogh scelse i rami del mandorlo, uno dei primi alberi in fiore che, nel soleggiato sud, in quel febbraio annunciava l'imminente primavera.<br><br>L'opera fu sicuramente ispirata dalle stampe giapponesi, probabilmente la prima di una serie che Vincent non riuscì a terminare perché sconvolto da una crisi.<br><br>Il quadro oggi è esposto al Van Gogh Museum di Amsterdam nella sezione 1889-90 Saint Rémy.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-10 18:24:10 UTC</pubDate>
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