<?xml version="1.0"?>
<rss version="2.0">
   <channel>
      <title>Il giorno della civetta by Mathias Torres</title>
      <link>https://padlet.com/mathias_cta/27oi5ievj46r</link>
      <description>Fatto da Mathias Torres
3°D
</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-01-06 09:09:03 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2026-02-11 04:12:39 UTC</lastBuildDate>
      <webMaster>hello@padlet.com</webMaster>
      <image>
         <url></url>
      </image>
      <item>
         <title></title>
         <author>mathias_cta</author>
         <link>https://padlet.com/mathias_cta/27oi5ievj46r/wish/219064700</link>
         <description><![CDATA[<div>Il libro l'ho letto dal PDF dato dal prof.<br><br></div>]]></description>
         <enclosure url="https://padletuploads.blob.core.windows.net/prod/250989556/58549c4f39b4be0ba6766f188963ad3e/il_giorno_della_civetta_200x300.jpeg" />
         <pubDate>2018-01-06 09:14:54 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/mathias_cta/27oi5ievj46r/wish/219064700</guid>
      </item>
      <item>
         <title></title>
         <author>mathias_cta</author>
         <link>https://padlet.com/mathias_cta/27oi5ievj46r/wish/219064945</link>
         <description><![CDATA[<div>La vicenda narrata nel romanzo "<strong>Il giorno della civetta</strong>" inizia una mattina, in un paese non precisato della Sicilia degli anni ’50, quando viene assassinato un uomo, Salvatore Colasberna, presidente di una piccola cooperativa edilizia, mentre sta per prendere, come ogni giorno, l’autobus. <br>L’indagine, che da subito incontra difficoltà dovute all’omertà dei cittadini, (il controllore, l’autista e i passeggeri dell’autobus affermano di non aver sentito nulla e inoltre tutti i testimoni abbandonano il luogo del delitto) viene affidata al <strong>capitano dei carabinieri Bellodi</strong>, emiliano ed ex partigiano, uomo che crede fermamente nei valori di una società democratica e moderna.<br>Le indagini di Bellodi, condotte con grande professionalità e intelligenza, non si fermano alle apparenze e scavano sempre più in profondità arrivando ad orientarsi sempre più verso l’<strong>omicidio di mafia</strong>.<br>Bellodi interroga un confidente, Calogero Dibella, soprannominato <strong>Parrinieddu</strong>, al quale riesce a strappare un'indicazione preziosa che lo porta ad avere la conferma di essere sulla strada giusta, ovvero che si tratta di un delitto mafioso. <br>Nel frattempo un possibile testimone dell’omicidio, il contadino Paolo Nicolosi, scompare. Bellodi intuisce che tra i due fatti c’è una relazione e durante l’interrogatorio della moglie di Nicolosi, la donna confessa che suo marito pochi istanti dopo il delitto ha incrociato, mentre usciva per andare al lavoro, un uomo in fuga proveniente dalla piazza in cui è stato ucciso Colasberna, noto con il soprannome di <strong>Zicchinetta</strong>. Quest’ultimo viene arrestato, sospettato di essere lui l’esecutore dell’omicidio.<br>Il confidente, Parrinieddu, che, pur senza volerlo, ha contribuito a mettere i carabinieri sulla pista giusta, capisce di essere un uomo morto, i mafiosi adesso lo considerano un traditore e ne hanno decretato la condanna a morte, così prima di essere ucciso, Parrinieddu manda una lettera a Bellodi in cui fa i nomi di Rosario Pizzuco e Don Mariano Arena, quali mandanti dell’omicidio, permettendo così al capitano di arrestare i due mafiosi.&nbsp;<br>I primi ad essere interrogati da Bellodi sono: Zicchinetta e Pizzuco. Per indurli a confessare, Bellodi ed i suoi uomini, utilizzano uno stratagemma usando una falsa deposizione, un tranello basato su una falsa confessione da parte di Pizzuco che riversa tutta la responsabilità su Marchica ed in cui, per rendere più credibile la confessione, viene esattamente svelata la dinamica dell’omicidio, mettendo in tal modo i due mafiosi uno contro l’altro. I due cadono nell’inganno e confessano, prima Diego Marchica e poi Pizzuco.<br>Nel frattempo la eco della vicenda arriva al parlamento e al governo, l’arresto di Marchica, Pizzuco e Arena ha grande rilievo sulla stampa ed incominciano ad emergere i legami di Arena con l’ambiente politico romano. Segue l’interrogatorio di Don Mariano Arena, capomafia e individuato come reale mandante dell’omicidio. Don Arena, in questo dialogo con il Capitano Bellodi, si dimostra fiero e sicuro, convinto sostenitore della propria visione mafiosa del mondo, la sicurezza che dimostra si basa sulla convinzione che la lotta alla mafia è perdente in partenza perchè il potere mafioso si avvale dell'omertà della popolazione e di connivenze politiche ad alto livello. Egli riconosce comunque in Bellodi un degno avversario a cui riconosce l'onestà e la coerenza che ne fanno un vero uomo.&nbsp;<br>L’indagine condotta da Bellodi sta diventando sempre più pericolosa per i poteri forti perchè sta facendo emergere una fitta rete di collusione tra mafia e politica. Gli ambienti politici ed ecclesiastici romani temendo di essere coinvolti e di perdere la loro credibilità si mobilitano per impedire che Bellodi arrivi ad una conclusione. Un capomafia ancora più potente di Don Mariano, il cui nome non è citato, ordina di far costruire dei falsi alibi per i tre uomini, in modo da far risultare le confessioni frutto delle "torture psicologiche" a cui erano stati sottoposti dai carabinieri durante gli interrogatori.&nbsp;<br>Così ben presto la polizia deve rilasciare Marchica, perchè ritrattato quanto in precedenza confessato, fa valere un alibi, creatogli ad hoc dalla mafia, che lo scagiona, e che di conseguenza scagiona anche gli altri imputati.&nbsp;<br>Le indagini, vengono tolte al capitano Bellodi e proseguono su un’altra strada, quella dell’omicidio passionale. La principale sospettata dell'omicidio diventa quindi la vedova Nicolosi ed il suo amante.&nbsp;<br>Nella scena finale del romanzo Bellodi si trova a Parma, sua città natale. È un uomo devastato dall’esperienza, profondamente deluso e demoralizzato. Appare come uno sconfitto, un perdente in cui sta prevalendo la voglia di mollare e di arrendersi ma l’incontro con una amica di vecchia data fa riemergere ad un certo punto la sua voglia di lottare e di non rinunciare a perseguire il bene, così anche se sconfitto dalla mafia e umiliato dai suoi superiori, si rende conto di amare la Sicilia nonostante tutto e di volervi ritornare.</div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-01-06 09:21:04 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/mathias_cta/27oi5ievj46r/wish/219064945</guid>
      </item>
   </channel>
</rss>
