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      <title>La Guerra del Kosovo by Paola Saviola</title>
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      <description>Realizzato da: Francesco Caucci
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-05-15 14:48:08 UTC</pubDate>
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         <title>La Guerra del Kosovo</title>
         <author>psaviola</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2018-05-15 14:58:48 UTC</pubDate>
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         <title>Contesto Storico-Politico prima dell&#39;inizio della Guerra</title>
         <author>psaviola</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>Il Kosovo  era una provincia autonoma della Serbia, i cui abitanti però erano a maggioranza<del> </del>albanesi.<br><br></div><div><br>Con la morte di Josip Broz Tito (1980) e con il rinascere e crescere dei vari nazionalismi, l'insofferenza etnica della popolazione albanese in Kosovo verso la Federazione Jugoslava aveva cominciato a sfumare dalla rivendicazione autonomista a quella indipendentista.<br><br></div><div><br>Il conflitto precipitò alla fine degli anni ottanta: nel marzo del 1989 l'autonomia della provincia risalente alla costituzione della Repubblica Jugoslava di Tito venne revocata su pressione del governo serbo guidato da Slobodan Milošević. Fu, tra l'altro, revocato lo <em>status</em> allo stesso modo goduto dalla lingua albanese-kosovara (lingua co-ufficiale nel Kosovo insieme al serbo-croato), chiuse le scuole autonome, rimpiazzati funzionari amministrativi e insegnanti con serbi o persone fedeli alla Serbia.<br><br></div><div><br>Dal 1989 al 1995 la maggioranza della popolazione d'etnia albanese del Kosovo mise in atto una campagna di resistenza prevalentemente non violenta sotto la guida del partito LDK e del suo leader Ibrahim Rugova.<br><br></div><div><br>Dopo la fine della guerra in Bosnia ed Erzegovina, tra i kosovari (in maggioranza di religione musulmana) nacquero e si rafforzarono in breve tempo forze armate guidate da veterani di quella guerra con intenti indipendentisti.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-15 15:01:25 UTC</pubDate>
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         <title>Prime fasi della guerra</title>
         <author>psaviola</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>Nel 1989 e 1990 Slobodan Milošević liquida le autonomie del Kosovo. Il regime di Milosevic nel marzo 1998 iniziò un'azione di repressione, stavolta contro la popolazione albanese e i gruppi guerriglieri della provincia autonoma del Kosovo.<br>Per dieci anni quasi due milioni di albanesi del Kosovo, guidati dal loro presidente liberamente eletto Ibrahim Rugova, si sono difesi prevalentemente con mezzi non violenti e con forme di resistenza pacifica contro i soprusi e la repressione quotidiana. I governi occidentali, invece, non hanno minimamente premiato questo atteggiamento politico, anzi, hanno assistito passivamente alla continua violazione dei diritti umani e politici in Kosovo e all'aumento dei flussi di profughi albanesi verso i paesi dell'Europa centrale (inclusa l'Italia) che dal 1990 fino ad oggi ha superato 300.000 persone, e quindi notevolmente più persone di quante ne fossero arrivate in Italia dall'Albania in tutto questo periodo.<br>Tra il 1996 e il 1999 furono i separatisti albanesi dell'UÇK a compiere atti di terrorismo contro le postazioni militari e contro le entità statali. Successivamente ci fu una repressione sempre più dura da parte della polizia e, più tardi, da parte di forze paramilitari ispirate da estremisti serbi.<br>Nel 1999 ci fu l'intervento della NATO contro la Serbia. Per tutto il 1998, mentre la guerra sul terreno si espandeva e la repressione dei serbi si faceva via via più pesante e sanguinosa, la NATO adottò una politica di dissuasione e minaccia contro il governo della Repubblica federale iugoslava guidato da Slobodan Milošević.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-15 15:35:32 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;intervento della Nato</title>
         <author>psaviola</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>Da Aviano e dalle altre basi NATO italiane presero il volo i caccia bombardieri: la guerra si tenne tutta su questo livello (eminentemente aereo, senza presenza di truppe sul suolo), si disse per minimizzare i rischi per i soldati della NATO; a posteriori si è anche sostenuto che la scelta fu dettata dall'assenza di una chiara strategia su che cosa si volesse veramente ottenere e come ottenerla<sup>[8]</sup>.  A seguito della decisione della NATO, il governo D'Alema autorizzò l'utilizzo dello spazio aereo italiano, delle basi aeree presenti sul territorio nazionale, e mise a disposizione un'aliquota di cacciabombardieri per le operazioni aeree. Fu il secondo intervento militare italiano a carattere offensivo dalla fine della seconda guerra mondiale (il primo era stato la guerra del golfo contro l'Iraq nel 1991).In media, la Serbia subiva almeno 600 raid aerei al giorno. Il numero esatto di vittime della guerra, sia serbe che albanesi, militari e civili, non è ancora oggi conosciuto con esattezza, ma è presumibile che si aggiri tra i 2000 e 5000. Si tratta di una ulteriore tragedia che si somma a quella dei dieci precedenti anni di conflitti balcanici, che hanno fatto circa 250.000 vittime tra serbi ed albanesi, in gran parte civili.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-15 15:43:15 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>psaviola</author>
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         <description><![CDATA[<div>caschi blu delle nazioni unite</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-15 15:47:53 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>psaviola</author>
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         <description><![CDATA[<div>bombardiere delle nazioni unite</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-15 15:49:21 UTC</pubDate>
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