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      <title>Consorzio di bonifiche acque sorgive -2G by Gruppo 8</title>
      <link>https://padlet.com/cc881/acqua2g8</link>
      <description>il nostro obiettivo è di occuparci della bonifica e dare ideé e significati </description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2016-04-21 10:16:05 UTC</pubDate>
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         <title>la malaria paludi</title>
         <author>cc881</author>
         <link>https://padlet.com/cc881/acqua2g8/wish/107185076</link>
         <description><![CDATA[<div>Lungo un arco storico millenario la malaria è stata, per le popolazioni mediterranee, uno dei più irriducibili nemici dell’uomo.</div><div>Malattia per eccellenza dell’ambiente, essa ha opposto spesso ostacoli insormontabili alla presenza umana sulla terra, ha pesantemente condizionato la vita delle popolazioni e la potenzialità produttiva del lavoro nelle pianure.</div><div>L’azione preventiva contro la malaria, condotta con la diffusione del chinino nelle campagne segna un momento fondamentale nella storia delle bonifiche in Italia. Non si dimentichi che le cifre ufficiali davano, sino al 1895, una media di 15.000 morti l’anno.</div><div>&nbsp;deve il suo nome al fatto che nei secoli scorsi veniva attribuita ai miasmi (mal-aria) dell’aria umida e malsana delle pianure coperte di acquitrini e paludi.</div><div>Infatti si era notato che l’infezione malarica infieriva nelle zone acquitrinose e paludose, proprio in quelle zone dove si riproduceva, depositando le uova sul pelo dell’acqua, la zanzara anofele. La malaria, dovuta a protozoi chiamati plasmodi della malaria, veniva trasmessa dall’individuo malato a quello sano tramite la zanzara anofele femmina. L’uomo, una volta ammalato, era facilmente soggetto ad altre infezioni, quali il tifo, la tubercolosi, la broncopolmonite, ecc..</div><div>La somministrazione del chinino, estratto da una pianta delle Ande, era il modo più pratico, e spesso l’unico, per combattere l’infezione. La bonifica del terreno palustre invece, era il sistema per impedire la riproduzione della zanzara.</div><div>Ma il più delle volte la sola bonifica idraulica poteva non bastare; ad essa doveva necessariamente seguire una bonifica di tipo agrario.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-04-22 09:13:57 UTC</pubDate>
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         <title>la bonifica in italia e in venezia</title>
         <author>cc881</author>
         <link>https://padlet.com/cc881/acqua2g8/wish/107185359</link>
         <description><![CDATA[<div>Come si può definire l’attività di bonifica</div><div>Quell’insieme di attività finalizzate, in un dato territorio, all’utilizzabilità dei</div><div>suoli e alla salubrità dell’ambiente di vita e lavoro, attività che si</div><div>concretizzano nello scolo delle acque, nella difesa dalle acque esterne,</div><div>nell’approvvigionamento idrico, nell’uso plurimo delle acque</div><div>Quando è iniziata l’attività di bonifica</div><div>È un’attività che indubbiamente ha accompagnato lo sviluppo delle civiltà quando</div><div>l’incremento della popolazione e lo sviluppo dei centri urbani pose sempre</div><div>più pressanti problemi di difesa idraulica, di approvvigionamento idrico, di</div><div>approvvigionamento di derrate alimentari, di trasformazione dei prodotti.</div><div>La bonifica in Veneto (e in Italia)</div><div>Inquadrate secondo le enunciazioni di cui sopra le attività di bonifica in</div><div>Veneto hanno origine antica e si sono sviluppate non diversamente da</div><div>quanto avvenuto nel resto del nord-Italia, semmai con delle connotazioni</div><div>particolari. Quando Venezia ha cominciato ad interessarsi di terraferma lo</div><div>ha fatto per finalità di sicurezza, per le necessità di approvvigionamento,<br><br></div><div>per garantire la sopravvivenza stessa della città e della sua laguna.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-04-22 09:16:25 UTC</pubDate>
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         <title>la bonifica</title>
         <author>cc881</author>
         <link>https://padlet.com/cc881/acqua2g8/wish/107185719</link>
         <description><![CDATA[<div>Principalmente, la bonifica consiste nella realizzazione di una rete di canali che raccolgono e convogliano altrove le acque delle aree da bonificare, impedendo l'afflusso delle acque esterne.<br><br></div><div>I corsi d'acqua di bonificazione richiedono una periodica, accurata manutenzione per asportare i depositi lasciati dalle acque canalizzate che, ammassandosi, modificherebbero il regime di movimento delle acque<br><br></div><div>Quando i terreni da risanare si trovano tutti a quota più elevata rispetto all'opera destinata ad ospitare e smaltire le acque incanalate, si ha la <strong><em>bonifica per scolo naturale</em></strong>: la rete di canali sfrutta, per il movimento delle acque, la pendenza naturale dei terreni. In caso contrario, è necessario sopperire con apposito impianto idrovoro.<br><br></div><div>Quando la zona da risanare si trova al di sotto rispetto a quelle circostanti ed è disponibile un corso d'acqua ricco di <em>torbida</em> (cioè che trasporta in sospensione molto materiale solido), è possibile ricorrere alla <strong><em>bonifica per colmata</em></strong> le acque di questo corso vengono lasciare ristagnare, perché possano depositare la torbida e così colmare la depressione; dopodiché le acque ormai limpide vengono eliminate con il normale prosciugamento.<br><br></div><div>In taluni casi lo scolo deve avvenire in modo meccanico, attraverso pompe deputate al sollevamento delle acque meteoriche.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-04-22 09:19:37 UTC</pubDate>
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         <title>Il problema della malaria</title>
         <author>cc881</author>
         <link>https://padlet.com/cc881/acqua2g8/wish/107185886</link>
         <description><![CDATA[<div>Dal primo decennio dell'Unità d'Italia, in materia d'agricoltura vennero emanate diverse leggi (1862, 1865, 1866, 1869) e proposte (1862, 1863, 1868, 1873) in linea con le politiche liberali dell'epoca dove lo sviluppo arrivava dalle moderne imprese piemontesi e lombarde che sarebbero state d'esempio al resto del paese.La rete ferroviaria era l'opera che catalizzava il maggior impegno finanziario fino agli anni settanta dell'Ottocento durante i quali la malaria ne aveva rallentato la costruzione in diversi punti del suo percorso particolarmente nel centro-sud incentivando l'interesse per la lotta igienico sanitaria insieme alla volontà di creare occupazione in ampie aree disabitate e paludose.Nel 1868 Emilio Broglio notava come la differente natura idrogeologica determinava diversi tipi di pandemie malariche, meno aggressive e problematiche nella pianura padana dove con semplici bonifiche idrauliche si riduceva sensibilmente il problema, mentre da sud dell'Appennino oltre all'assenza del sistema consorziale.La mortalità era ben più elevata, in particolare nell'Italia centro-meridionale da rendere intere zone completamente inabitabili e dove si richiedevano un insieme di opere molto più complesse e onerose non ancora realizzabili all'epoca,tutte queste ragioni favorivano da secoli il potere dei grandi latifondi;anche se nel 1878 con lo spostamento a Roma della capitale era stata approvata la legge del progetto di bonifica locale che per le caratteristiche sull'integralità avrebbe rappresentato un modello per i futuri interventi specialmente dal primo dopoguerra.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-04-22 09:20:40 UTC</pubDate>
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         <title>il consorzio della bonifica</title>
         <author>cc881</author>
         <link>https://padlet.com/cc881/acqua2g8/wish/107186036</link>
         <description><![CDATA[<div>Il Consorzio di bonifica è pertanto lo strumento mediante il quale i proprietari degli immobili di qualsiasi natura, sia terreni che fabbricati, adempiono ai loro doveri riguardo alla manutenzione ed all'esercizio  delle opere di sistemazione idraulica, idrogeologica, idrica e ambientale, realizzate mediante l'attività di bonifica ed aventi lo scopo di realizzare e mantenere le caratteristiche e le condizioni necessarie ad un conveniente utilizzo del suolo per gli insediamenti in genere, residenziali, produttivi, commerciali etc, oltre che per l'esercizio dell'attività agricola.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-04-22 09:21:58 UTC</pubDate>
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         <title>la storia della malaria</title>
         <author>cc881</author>
         <link>https://padlet.com/cc881/acqua2g8/wish/107186236</link>
         <description><![CDATA[<div>in&nbsp; Italia la presenza del&nbsp;<em>Plasmodium vivax</em>&nbsp;e&nbsp;<em>Plasmodium malariae</em>, parassiti responsabili rispettivamente della malaria terzana benigna e della malaria quartana, è probabilmente attestabile intorno al VIII-VII secolo a.C.,Proprio l’incremento demografico di questi fiorenti centri delle coste del Sud Italia sino al II secolo a.C. è probabile indice che la terzana maligna non fosse ancora diffusa.&nbsp; con un ambiente favorevole al ciclo della malaria, conoscono in questo periodo storico solo le forme più lievi dell’infezione. Nella stessa Roma, sorta in ambiente paludoso, la malaria è presente, ma contrastata dalle opere idrauliche e dalle bonifiche del suolo, donde la sua espansione dei secoli successivi. Una probabile diffusione in Italia del&nbsp;<em>Plasmodium falciparum&nbsp;</em>si ha nel corso del III secolo a.C. Il parassita, introdotto probabilmente per tramite degli scambi commerciali, trova poi terreno fertile in un’epoca segnata dalle guerre puniche: l’abbandono delle campagne da parte della popolazione lascia immensi latifondi incoltivati nelle zone centro-meridionali della Penisola. Una prima bonifica dell’Agro Romano è progettata in epoca repubblicana ma mai realizzata. In epoca imperiale la malaria interessa la penisola a seconda delle condizioni socio-economiche e militari: al periodo della cosiddetta&nbsp;<em>Pax Augusta</em>&nbsp;consegue ad esempio una stabilità economica e sociale capace di contenere il carico sanitario dovuto alla malaria .<strong>&nbsp;</strong>Il III sec d.C. registra invece una serie di epidemie, tra cui verosimilmente anche quelle malariche.Come spesso accade nella storia, la fine di una dominanza politica determina anche una decadenza culturale. Con la caduta dell’Impero si perde infatti il patrimonio di conoscenze mediche e ingegneristiche ereditate dagli antichi. Le febbri intermittenti, precedentemente&nbsp; classificate, sono ora confuse con altre febbri epidemiche. Per una differenziazione empirica delle febbri epidemiche bisognerà attendere la fondazione della Scuola Medica Salernitana, nel IX secolo. Alla Scuola, che riprendeva la tradizione medica greco-ellenistico-romana completata dalle nozioni della cultura arabo-ebraica, si deve la successiva rinascita degli studi medici nell’Occidente cristiano. &nbsp; Nel V secolo,l’epidemia malarica si diffonde in molte parti della Penisola Italica, che in uno stato di degrado urbano e sociale, subisce continue piene del Tevere. Tra il VI e il VII secolo il&nbsp;<em>Plasmodium falciparum</em>&nbsp;colpisce anche le zone di Ferrara e Ravenna, il delta del Po, e la Laguna Veneta: le epidemie sono probabilmente favorite dalle invasioni barbariche, dalle guerre che lasciavano dietro di loro carestie, dai disboscamenti e dagli impaludamenti. Nelle regioni centro-meridionali della Penisola,Il meridione è terra di conquista musulmana e poi normanna, e a queste guerre di conquista le fonti storiche del periodo associano la piaga delle epidemie, probabilmente malariche. A Roma, è presumibilmente la malaria a fermare le truppe di Federico I Barbarossa nel 1167, e a impedirne la conquista.&nbsp; I cronachisti dell’epoca riferiscono di un’epidemia che uccise circa settemila soldati sotto le Mura Aureliane. L’esercito in risalita verso Nord perdeva invece duemila militi.Per impedire il flagello malarico le varie aree infestate oppongono una serie di espedienti.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-04-22 09:23:26 UTC</pubDate>
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         <title>la storia della malaria</title>
         <author>cc881</author>
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         <description><![CDATA[<div>Dal XII secolo le classi più agiate della popolazione prendono l’abitudine di ritirarsi in zone più salubri per evitare le febbri intermittenti del periodo estivo. Il Papato praticò questo espediente dal 1116, sotto il Pontificato di Pasquale II  e lo mantenne sino al XV secolo.Il XVI vide una recrudescenza della malaria, ormai endemica in molte parti d’Italia: un esempio per tutti la grave epidemia che colpì Roma e l’Agro Romano nel 1590, causa della morte di due papi, Sisto V e Urbano VIII e di 60.000 persone. Per contrastare la piaga malarica si avanzarono al Nord come nel Centro della Penisola provvedimenti di bonifica idraulica e la messa a coltura dei terreni paludosi.Sotto i pontificati di  Innocenzo XI (1676-1689) e Pio VI (1775-1799) si realizzò in parte il progetto di Cornelio Meyer per il prosciugamento delle Paludi Pontine. Le sporadiche misure adottate nelle regioni centro-meridionali del Paese non portarono però a un miglioramento sensibile.  </div><div>Più felici  risultati, quantomeno di contenimento delle epidemie malariche, si ebbero nel Nord Italia, in particolare in Veneto. Qui già dal IX secolo erano state istituite particolari magistrature per controllare le acque e gli impaludamenti; la terra che si riusciva a strappare alle acque veniva poi coltivata. Dal X secolo si era anche affermata la pratica dell’enfiteusi, con la quale i proprietari terrieri davano ai contadini la possibilità di fruire di un terreno coltivato.Progetti di bonifica quali  l’irrigimentazione delle acque degli affluenti del Po furono realizzati nel XVI secolo. Diversi editti sulle risaie furono inoltre promulgati nel Seicento in Piemonte e Lombardia: con essi si stabiliva la distanza delle coltivazioni risicole dai centri abitati e si imponeva l’acqua corrente nelle risaie. È certo che un declino della malaria nelle zone settentrionali del Paese fu dovuto a un’organizzazione socio-economica più avanzata, e al conseguente miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. Come nel Nord Europa, per quanto in misura minore, si praticarono innovazioni nel campo dell’agricoltura e dell’allevamento, nonché si assistette a un miglioramento delle condizioni abitative. Il caso delle risaie è esemplare: una loro diffusione aumentò certamente i casi di terzana primaverile, ma l’innovazione delle tecniche di coltivazione associata a una miglioria delle condizioni igieniche e abitative arginarono l’endemia.<br><br></div><div>le nuove conoscenze idrauliche permisero di perfezionare le opere di bonifica.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-04-22 09:29:46 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>cc881</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2016-04-22 09:34:12 UTC</pubDate>
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         <author>cc881</author>
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         <pubDate>2016-04-22 09:35:35 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>cc881</author>
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         <pubDate>2016-04-22 09:44:54 UTC</pubDate>
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