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      <title>Amarcord - Vite  di 2^ A - frammenti by Vincenzina Pace</title>
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      <description>Laboratorio di scrittura: il testo autobiografico</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2016-11-29 10:26:48 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2026-07-12 10:04:57 UTC</lastBuildDate>
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         <title>Dalla scatola del tempo</title>
         <author>vince_vip221</author>
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         <description><![CDATA[<div>La foto la porto sempre con me, le biglie pure. È il 27 luglio 1965 - così dice la scritta incerta sul retro, forse di mamma o forse di papà- ho due anni e mezzo e qualcuno mi sta rubando tempo prezioso. È il fotografo, che ha bisogno che io stia ferma e mi metta "in posa".&nbsp; Ma io ho solo il tempo della messa per stare con mia nonna e li, davanti alla piazzolina laterale della chiesa,&nbsp; quello mi dice che devo stare in posa! Non mi piace il fotografo, voglio che la nonna mi racconti le sue storie, che mi dica quando mi porterà di nuovo una settimana intera a casa sua. Occhi miti e nervi d'acciaio, nonna Lucia, aveva resistito al fascio e pure alla retorica dei preti. Di lei vorrei ora quella pazienza quieta e sicura che dicono abbiano i tibetani, quando invitano a lasciare scorrere l'acqua e crescere l'erba. Un po' ne ho imparata, ma ruzzolo ancora come facevano le biglie quando ci giocavamo, i miei fratelli e io,&nbsp; su quelle grossolane piste di terra e invariabilmente perdevo.&nbsp;<br>Ho perso tante cose, nell'epoca che è trascorsa, anche la fede, ma la biglia di papà ha accompagnato tutti i miei studi, dalle superiori alla laurea, mi ha seguito nei concorsi, è qui nel borsellino delle penne che mi porto a scuola.&nbsp;<br>Del fotografo ricordo bene il&nbsp; viso squadrato e che aveva la barba; ricordo bene pure il suo studio a Pianella. Allora non era mica come adesso che abbiamo sempre in mano un telefono che fa fotografie sempre più perfette che poi possiamo da soli modificare e migliorare in mille maniere, all’epoca il fotografo veniva&nbsp; a casa nelle occasioni da ricordare. L’occasione per cui Sestili era venuto quella volta però non me la ricordo, erano cose da grandi.&nbsp;<br>Quante cose saltano fuori dalla scatola del tempo! non ha un motore che mi riporti indietro, che mi eviti la scoperta dell'ingiustizia e del dolore, ma ogni ricordo sa restituirmi solo, ogni volta, la medesima emozione che ho vissuto. È lì a dirmi che sì, nulla si perde finché si "sente", finché si ricorda.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-11-29 10:30:57 UTC</pubDate>
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         <title>Autobiografia Nicla Pantalone</title>
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         <description><![CDATA[<div><br>Sono nata il 3 febbraio 2009 e sin da piccolissima ho sempre amato gli animali, così i miei genitori all'età di tre anni decisero di regalarmi un cagnolino. Il suo nome era Lillo, era un chihuahua Toy a pelo corto di colore bianco, pesava solo 900gr!!! Era minuscolo e stava sempre con me, tutti i giorni e tutte le ore, non ci dividevamo mai per nessun motivo al mondo!&nbsp;<br>Gli anni passavano e io e Lillo crescevamo assieme, oggi purtroppo tutto questo è solo un ricordo indelebile nella mia mente e nel mio cuore.<br>&nbsp;Un weekend del mese di novembre di quattro anni fa decisi di andare a stare dai miei nonni mentre i miei genitori erano fuori con degli&nbsp; amici.&nbsp;<br>Lillo così, dovettimo portarlo a stare dalla sua Dog Sitter Luigia, perché la nonna aveva già un cane di grossa taglia in casa e insieme non potevano stare perché litigavano sempre.<br>È stato il weekend più brutto della mia vita, penso di non dimenticarlo mai perché ho vissuto il dolore più grande da quando sono nata.<br>Il dolore fu causato dalla morte improvvisa del mio amato Lillo: Luigia, con negligenza, nel weekend non aveva custodito amorevolmente il nostro cagnolino, bensì lo aveva lasciato incustodito insieme ad un Pitbull.<br>Fu una vera e propria tragedia, anche quello che successe nei giorni successivi, i Carabinieri, la denuncia, la Asl di Chieti : ricordo con esattezza ogni piccolo frammento.<br>&nbsp;I giorni erano interminabili, stare a casa, vedere le sue cose e la sua cuccia vuota: non facevo altro che piangere e di notte non riuscivo più a dormire. Così, dopo qualche settimana, io e la mamma andammo a Roma presso un allevamento grandissimo: lì il musetto dolce di Totò mi colpì subito, era il chihuahua più grasso di tutti !!!!&nbsp; Con la mamma decidemmo di farlo tornare a casa con noi.&nbsp;<br>Ora Totò è il mio compagno leale e affettuoso ma Lillo ha e avrà&nbsp; sempre un posto speciale nel mio cuore che nessuno potrà occupare mai.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-12 17:40:38 UTC</pubDate>
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         <title>Autobiografia. Beatrice De Berardis</title>
         <author>carloeterry</author>
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         <description><![CDATA[<div>La piccola me del 2017 che andava correndo e saltellando dappertutto un bel giorno, come gli altri, andò a scuola, 2° elementare, quel periodo nel quale si imparano tante cose… anche a superare i propri ostacoli che apparivano come enormi muri, ma ora che ci penso per me sono piccoli scalini. Mi ricordo come oggi il discorso che si era creato sull'argomento "bicicletta". Io pur avendo sette anni non ci sapevo andare, i miei amichetti invece sì. Io ci volevo andare ma avevo troppa paura di cadere. Mia madre mi aveva anche raccontato che una volta eravamo andate a fare una passeggiata e ci trovammo davanti un bambino, anche lui sulla bici, che era appena caduto. Per un attimo mi venne da ridere, ma quel momento finì subito perché lui con vocina arrabbiata mi disse "cosa ridi tu, che vai ancora con le rotelle!". Guardai in basso, a destra e a sinistra, erano lì… le mie rotelle che ogni volta mi davano una sicurezza in più. Tornata a casa dissi a papà "togli le rotelle, subito", ora non ricordo bene ma indubbiamente lì per lì mio padre era confuso. Poi mia madre gli spiegò l'accaduto. Il giorno successivo ci mettemmo&nbsp; all'opera. 1° metodo: una rotella si e un no , inutile dire che mi sbilanciavo dalla parte senza rotella. 2° metodo: completamente senza, ma con un aiutino da papà. "Non mi lasciare sennò cado!!" Papà non mi spinse dalla schiena sennò quando mi lasciava me ne accorgevo, bensì&nbsp; dal sellino. Una piccola spintarella ed eccola, la piccola Beatrice che va in bici senza rotelle da sola.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-13 17:09:06 UTC</pubDate>
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         <title>Autobiografia Benedetta Mambella</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel 2013 avevo solo 4 anni ma amavo cantare,mia madre un giorno decise di comprare un microfono con l’asta.</div><div>Mi ricordo che amavo ascoltare le canzoncine che provenivano dal microfono</div><div>cercando di cantare.</div><div>Amavo farmi sentire dai miei genitori,creando degli spettacoli in cui oltre che cantare ballavo anche.</div><div>Nel 2013 però era nato mio fratello,era molto attivo e voleva copiare ogni cosa che facevo tra queste anche cantare e ballare.</div><div>Un giorno però mio fratello prese il microfono e iniziò a sbatterlo a terra,tolse il filo che lo collegava all’asta e iniziò a mettere in bocca tutto,ricordo che in quel momento ho iniziato a piangere e a gridare”no,non romperlo!”ma tutto questo non servì,il mio microfono era rotto.</div><div>Da quel giorno mi annoiavo&nbsp; molto perché non avevo più il gioco con cui passare la maggior parte del tempo,trovai altri modi per divertirmi ma nulla era come il microfono.</div><div>Passarono diversi mesi e per il mio compleanno mia madre mi comprò un altro microfono,questa volta senza l’asta.</div><div>Da quel giorno ad oggi conservo quel microfono usandolo tutti i giorni.</div><div><br><br></div><div><br><br><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-14 13:42:05 UTC</pubDate>
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         <title>Frammenti della mia autobiografia Giorgia Brandimarte</title>
         <author>giorgiabrandimarte</author>
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         <description><![CDATA[<div>Guardando le foto di quando io e la mia sorellina eravamo piccole, mi torna sempre in mente il giorno della sua nascita.</div><div>Quando ero piccola, io chiedevo sempre ai miei genitori se potevo avere una sorellina e, il 7 maggio 2013 (avevo 3 anni), è arrivata Martina.</div><div>Mi ricordo che, quando la mamma era in ospedale, le ho portato il disegno di un fiore, avendo tre anni non era bellissimo, ma io ne ero orgogliosa!</div><div>Il giorno del parto io ero agitata; sono andata a dormire su a casa di mia nonna, visto che noi abitavamo al piano di sotto.</div><div>Io ho dormito sul letto di mia zia e lei si è messa per terra e, visto che non riuscivo a prendere sonno, lei mi ha dato la sua mano e l'ho tenuta stretta.</div><div>Quando è tornato a casa mio padre, io ero stanca, visto che&nbsp; avevo passato la notte quasi insonne.</div><div>Papà mi ha chiesto se volevo tornare a casa, io gli ho risposto di sì, quindi siamo scesi sotto.</div><div>Se adesso io dovessi avere un'altra sorella, non riuscirei a dormire per niente, sarei agitata ma, sinceramente, una basta!</div><div>Il giorno dopo, io e mio padre siamo andati all'ospedale per farmi vedere per la prima volta la mia sorellina.</div><div>Quando l'ho vista ero emozionata e ho chiesto se potevo tenerla in braccio (a me piacevano e piacciono tantissimo i bambini e averne una piccola in casa era bellissimo).</div><div>Quando i miei genitori me l'hanno messa in braccio ovviamente loro mi aiutavano&nbsp; per timore che potesse cadere.</div><div>Quando stavamo tutti insieme a casa io mi sentivo grande, perché ero la bimba più grande della casa.</div><div>Mi ricordo il suo primo bagnetto: Martina strillava, piangeva e si muoveva come una pazza, ma, quando la mamma la riprendeva in braccio, lei si calmava subito.</div><div>Una volta le ho dato l'omogeneizzato di frutta e lei lo ha mangiato di gusto.</div><div>A volte lo mangiavo con lei, ma, tra tutti i suoi cibi, i miei preferiti erano i Plasmon, che io mangerei anche adesso.</div><div>Adesso che Martina è più grande litighiamo, ma ci raccontiamo i segreti, l'aiuto e parliamo tanto; a volte, quando non riesce a dormire, ci sediamo sul mio letto e parliamo, lei dice che facciamo un pigiama party.</div><div>Io le voglio davvero tanto bene!</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-15 11:56:45 UTC</pubDate>
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         <title>Autobiografia Di Tomo Carolina</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/vince_vip221/1tdi1blha8ni/wish/1993523227</link>
         <description><![CDATA[<div>Avevo 3 anni e mezzo ed ero a casa di mia zia. Era la mattina del 12 ottobre 2013. Quel giorno mi svegliai, mi alzai dal letto e la zia mi costrinse a fare colazione, cosa che non avevo mai amato fare. Dopo aver fatto colazione mi misi a giocare a carte e non feci in tempo nemmeno a finire la partita che subito mio nonno si precipitò in casa per dirmi che era nato mio fratello e per sdrammatizzare la situazione si mise a saltellare per farmi capire che era una cosa bella. Pensavo di essere troppo piccola per avere un fratello e il pensiero di non essere più figlia unica mi arrabbiava perché da quel momento non avrei più avuto i miei genitori solo per me. Mio nonno mi portò in macchina e subito andammo all'ospedale di Castel Volturno a vedere Alessandro appena nato e come stava mia madre. Ricordo ancora oggi il momento in cui entrai nella stanza e mi dissero che potevo vedere mio fratello. Mi avvicinai piano piano alla culla e lo vidi: un bambino grosso e robusto, occhi marroni e capelli color rame. Era carino ma lo vedevo come un rivale, un nemico. Dopo quel giorno i miei genitori sembravano amare di più Alessandro e a volte cercavo di attirare la loro attenzione ma invano. Passano gli anni e stiamo sempre insieme ma stavolta sembra essere cambiato qualcosa: litighiamo di meno, ci incoraggiamo a vicenda, giochiamo insieme e ci divertiamo sempre di più. Oggi vedo Alessandro come un compagno, un amico con cui stare insieme per tutta la vita. </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-15 13:29:19 UTC</pubDate>
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         <title>Autobiografia di Roberto Luciani</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Quando la mia mamma mi disse che sarebbe arrivata una sorellina, non la presi tanto bene perché mi piaceva che tutte le attenzioni fossero destinate solo a me. Ma poi il giorno in cui la mia sorellina venne al mondo ero felice. Avevo solo 4 anni ma capì che in fondo non era poi così male avere una sorella. Ricordo che quel giorno che andai a trovarla in ospedale la mia mamma piangeva e mi disse che la piccola Emily non sarebbe tornata a casa con noi perché aveva un problema di salute e doveva rimanere in ospedale un altro po. Allora l’infermiera la prese dalla sua culletta e me la fece abbracciare forte forte. Le diedi un bacino e tornai a casa con i nonni. Tutti i giorni chiedevo alla mamma quando la sorellina sarebbe tornata a casa e lei mi diceva sempre che ci voleva ancora un po’ di pazienza. Finalmente dopo 1 mese la mamma mi disse che stava andando in ospedale perché finalmente i dottori avevano detto che Emily stava bene e potevano riportarla a casa. Ero tanto tanto felice, corsi in cameretta e mi misi a fare un disegno che poi attaccai sulla culletta della mia sorellina per darle il benvenuto a casa. Appena la mamma aprì la porta, il primo che la prese in braccio fui io ed ero tanto emozionato, Emily invece piangeva ma forse perché aveva fame. Da quel giorno ho sempre protetto la mia sorellina perché io sono il fratello maggiore, e il mio compito è di proteggerla anche se a volte mi fa un po’ arrabbiare e litighiamo; ma poi mi passa e facciamo pace!</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-15 16:21:03 UTC</pubDate>
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         <title>   Cristian Pagliaro NUOVO ARRIVATO </title>
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         <description><![CDATA[<div>&nbsp;Era un bel giorno di luglio mentre io e mio&nbsp; padre eravamo a casa a riposare quando ad un certo punto arrivò una chiamata dall’ospedale che diceva che mia mamma stava partorendo.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<br>Appena sentite queste parole ci siamo recati subito alla macchina e siamo andati di corsa all’ospedale.Avevo il cuore a mille mentre aspettavo fuori dalla stanza dove stava partorendo mia mamma.<br>Dopo dozzine di minuti di attesa aprirono la porta dicendoci che potevamo entrare , a quel punto corsi subito dentro vedendo una neonata che piangeva tra le braccia di mia madre.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<br>Guardai mia sorella con degli occhi pieni di gioia che la presi in braccio per un paio di minuti guardandola negli occhi così bene che ogni volta che la guardo anche dopo sei anni mi torna in mente quella scena.Quando ero piccolo mi aspettavo che presto avremo giocato insieme , ma invece oggi io e mia sorella facciamo la lotta e litighiamo spesso , però le voglio lo stesso un sacco di bene.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-16 13:38:11 UTC</pubDate>
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         <title>Autobiografia di Helena Di Toro Mammarella </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Mi chiamo Helena , ho 12 anni e vivo con la mia famiglia ha Pescara.<br>La mia non è una vita molto movimentata, anzi è molto tranquilla è, pensandoci bene ,non ci sono dei fatti particolarmente interessanti che mi sono capitati durante la mia "semplice vita ".<br>Una sola cosa, &nbsp;bellissima , straordinaria ed emozionante ho vissuto ed il suo ricordo lo porterò per tutta la vita .<br>Da che ho memoria ho sempre desiderato avere un cane ,un cucciolo tutto mio da coccolare e amare .<br>Però ogni volta che supplicavo i miei genitori di poterne avere uno , la loro risposta era sempre la stessa :"No, non vogliamo animali per casa ".Siccome sono una ragazza abbastanza testarda , non mi sono mai lasciata scoraggiare e ho continuato a insistere per molto tempo.<br>Purtroppo nel 2020 in Italia e nel resto del mondo e scoppiata la pandemia che tutti conosciamo : Covid 19.<br>Questa pandemia ha costretto tutti gli studenti, me compresa , a rimanere a casa e studiare con la didattica a distanza . In quel periodo ero particolarmente triste perché la mia vita era completamente cambiata , non potendo più né vedere&nbsp; gli amici né uscire anche per una semplice passeggiata .<br>Avevo rinunciato anche al mio meraviglioso sogno di avere un cane. Ma la vita e imprevedibile!<br>Era il 21 marzo 2020 , la maestra ci diede una pausa tra una lezione e l'altra ed io mentre mettevo a posto &nbsp;i materiali che non servivano più , sentii la voce di mia madre che gridava il mio nome dicendo di uscire subito fuori in giardino . Io corsi immediatamente e appena fuori mi bloccai immediatamente . I miei occhi non credevano a quello che stavano vedendo !<br>Mio padre era in giardino, in piedi che teneva in braccio un bellissimo cucciolo di cane . Capii immediatamente che il mio sogno si era realizzato e, nel vedere quel batuffolo di pelo bianco e marrone e quegli occhi marroni dolci che mi fissavano, non riuscii a trattenere le lacrime. Non dimenticherò mai la sua corsa verso di me e le sue leccate su tutta la mia faccia , è stato amore a prima vista per entrambi . Ho sempre saputo in cuor mio che Jordy un giorno sarebbe arrivato nella mia vita.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-16 13:42:43 UTC</pubDate>
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         <title>Autobiografia Trivelli Lisa Ester </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/vince_vip221/1tdi1blha8ni/wish/1995669214</link>
         <description><![CDATA[<div><br><br></div><div>Era il 21/08/2017 e io, mia madre, mio padre e mia cugina Alice siamo partiti per l'Australia. Io ero molto emozionata per il viaggio, Siamo partiti alle 3 del mattino,&nbsp;</div><div>accompagnati dalla nonna alla stazione per prendere l'autobus verso Fiumicino. Ci sono volute tre ore circa.Arrivati&nbsp; all'aeroporto di Fiumicino&nbsp; ci imbarchiamo su un aereo a due piani con circa 800 persone a bordo: era la prima volta che prendevo un aereo in vita mia ed ero molto emozionata. Sull'aereo ho mangiato un cibo buonissimo i maccheroni cheese . Dopo circa 6ore di viaggio arriviamo all'aeroporto di Abu Dabi per una sosta di due ore. Ripartiamo per Sydney e finalmente arriviamo nella grande città. Era notte ed andammo subito in albergo per riposarci. Il giorno dopo andammo in giro per la città e la prima cosa che facemmo fu la colazione in un bar che si chiamava 85 dove ho bevuto un tè verde con delle</div><div>&nbsp;pastarelle buonissime. È stato allora che ci dirigemmo all'Opera House ,dove abbiamo fatto tantissime foto, e poi siamo andati sull'Harbor Bridge che è un ponte alto 20 m da cui si gode di una vista panoramica bellissima sulla città. Dopo due giorni siamo andati a Melbourne in un altro albergo e con la metropolitana finalmente a casa dello zio Aldo. Gli zii e i nostri cugini ci hanno accolto con tanto affetto ed abbiamo pranzato tutti insieme,con il brodo della zia Anna che era buonissimo. Nel pomeriggio io e Aida siamo andati poi al parco e per cena lo zio ci ha preso il kfc. È stata una giornata bellissima come tutte le altre di questa vacanza. Poi siamo tornati a dormire in albergo e la mattina dopo siamo andati a visitare la città, che mi ha impressionata con i suoi grattacieli immensi; ad un certo punto vedo un negozio con dei pupazzi a me molto familiari: erano i pupazzi del mio gioco preferito che si chiama: Five nights at freddy's ! Entro nel negozio e ne acquisto diversi.Qualche</div><div>&nbsp;giorno dopo partiamo per l'Isola di Phillip Island dove incontro i canguri e i koala.</div><div>La sera visitiamo una riserva naturale dove ci sono i pinguini che&nbsp; dall'oceano&nbsp; dopo una giornata di pesca tornano nelle proprie" case." È stato un momento bellissimo vedere quei piccoli pinguini ma è stata anche una giornata molto fredda perché in quel periodo in Australia è inverno. Dopo circa due settimane ripartiamo e torniamo in Italia stanchissimi ma molto felici. È stato un viaggio bellissimo spero di ritornarci presto.</div><div><br><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-17 11:22:25 UTC</pubDate>
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         <title>Un cibo speciale </title>
         <author>chiemelaemmaniaddicharles</author>
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         <description><![CDATA[Mi ricordo quei giorni in qui vivevo ancora a Montesilvano più o meno 6 anni fa dove non ci stava un giorno in cui mi sono divertito un sacco con la mia famiglia. <div>Mi ricordo quando siamo andati da un amico e abbiamo mangiato una lasagna che se cerco su google con tutte le sue caratteristiche non usciva mai. L'ha cucinata lui stesso,se non ricordo male,</div><div>era di un rosso fluo così acceso che fra un po' mi facevano male gli occhi e con delle chiazze bianche molto grandi e poi aveva un sapore che non dimenticherò mai. </div><div>È da premio nobel manco da ristorante</div><div>se fosse un quadro sarebbe più famoso della gioconda.</div><div>E purtroppo come ogni cosa bella è durata solo una volta e mai più. </div><div>Mangiare cose del genere capita pochissime volte nella vita ed è molto bello godersela perché non si sa mai se ricapiteranno </div><div><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-17 11:40:21 UTC</pubDate>
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         <title>Autobiografia Emanuele Di Nicola</title>
         <author>emanueledinicola</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel 2013, quando avevo 4 anni mi fu regalato un puzzle che&nbsp;</div><div>per me era cosí importante che non potevo stare nemmeno un giorno senza giocarci.Peccato che oggi&nbsp; non ce l'ho più anche perché quando avevo quel puzzle mi sentivo di fare la cosa più importante della mia vita che senza quel puzzle non potevo vivere.</div><div><br></div><div>L'immagine del puzzle non la ricordo peró mi ricordo che ci mettevo 30 Min massimo 1 ora anche perché il puzzle non era né troppo grande né troppo piccolo,e mi piaceva soprattutto giocarci sopra il mio letto e il puzzle certe volte si smontava perché lo mettevo sul letto e non ci mettevo nulla sotto il puzzle</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-17 11:43:01 UTC</pubDate>
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         <title>Autobiografia Rosati Aurora </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>                    L'arrivo di Lola&nbsp;<br> Io ho sempre&nbsp; desiderio un cagnolino tutto mio, ma non era possibile,però mai dire mai...Era il 22/12/2018 e in quel giorno la mia vita cambiò ma non solo il modo di giocare. Finalmente mia mamma decise di prendermi una  cagnolina!!! Quel giorno ero molto entusiasta e non vedevo l'ora di andarla a prendere. Avevo deciso di prendere una maltesina, e di chiamarla Lola. Pesava circa 800 g e sembrava un batuffolo.&nbsp;<br>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Comunque dopo averla presa il mio cuore batteva a mille e credo anche il suo. Lola era nata da poco ad Ancona ed era stata accudita per due mesi dalla sua mamma. Questo compito importante diventò il mio!!!Dovevo e volevo con tutto il cuore rendere la vita bella a questa gioia appena arrivata nella mia vita. Lola fù subito socievole e molto amorevole nei miei confronti, e le nostre giornate erano piene di momenti allegri pieni di giochi e risate.  Oggi Lola ha 3 anni e ne deve compiere 4. Ancora oggi dico a mia mamma "mamma non possi creerci di avere un cagnolino"!!! Grazie Lola mi hai migliorato e cambiato la vita,ti voglio bene♡<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-18 16:14:19 UTC</pubDate>
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         <title> AUTOBIOGRAFIA DI ROBERTA ROIO</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Vivevamo con la nonna e&nbsp; la mamma aveva un pancione enorme,stava per partorire...era in arrivo il mio fratellino Francesco.</div><div>Avevo appena due anni ,quando un bel giorno del settembre 2011, mamma mi disse che doveva andare in ospedale per far nascere "Chicco". Si,proprio così mio fratello si chiama Francesco ma io l'ho sempre chiamato con questo "nomignolo". Non so perché, ma quel soprannome che gli avevo dato era appropriato per lui,forse perché l'avevo scelto io, lo associavo a qualcosa di morbido,soffice,una cosa bella,un qualcosa che esprime gioia. Il giorno che mamma partorì, andai in ospedale. Ero bellissima,vestita a puntino,i capelli raccolti in una bella coda di cavallo,che io odiavo...,ho sempre odiato portare i capelli legati, ma l'avevo fatto per essere bella all'incontro con mio fratello. Ero emozionatissima. Lo vidi nella sua culletta,era piccolo,con le guance rosse,e i pochi capelli che aveva erano tutti all'insù. Mamma lo prese per darmelo in braccio,ma io all' improvviso mi bloccai,mi allontanai. Avevo paura di fargli male. Passarono i giorni ,mamma e Francesco tornarono a casa dall'ospedale. Aiutavo la mamma a dare il latte al mio fratellino,a cambiarlo e a farlo addormentare. Mio fratello però aveva un difetto,non piangeva mai,quindi io non sapevo com' era il suono della sua voce. Allora un giorno pensai di fare una cosa ...avevo delle bambole che se gli premevi la manina piangevano..però i tasti erano talmente duri che apposto di premere lì mordevo con la bocca, così da far riprodurre il suono che volevo... e così provai con mio fratello...ma la cosa fu alquanto drastica.....Francesco si ritrovò in un mare di lacrime con un livido nero sulla mano e io oltre a una bella strillare mi ritrovai in punizione da parte di mamma....però avevo realizzato il mio sogno.Gli anni passavano,&nbsp; io e mio fratello crescevano sempre più uniti e andavamo d'accordissimo infatti la mamma ci chiamava " i fratelli siamesi". Con il crescere pensavo che io e Chicco saremmo rimasti&nbsp; come quando eravamo piccoli, invece no! Litighiamo sempre,facciamo la lotta e ci ammazziamo di botte però allo stesso tempo ci amiamo follemente e come dice lui ,io sarò per sempre il tuo "Chicco" e tu la mia "Roby". Tvb.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-18 18:44:17 UTC</pubDate>
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         <title>La cicatrice, Matteo Ferrante</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Era sera ed ero fuori dalla chiesa di San Pietro ad aspettare che mia sorella finisse la lezione di catechismo per poi andare ad una festa di compleanno, per cercare di ammazzare la noia, saltellavo sugli scalini della chiesa e provai a saltare a piedi uniti e ...scivolai. Non so perché in quel momento le mie mani non si attivarono ma la prossima volta che succederà le mie mani si sveglieranno di sicuro. Comunque si creò una ferita enorme sulla mia fronte, dopo quello, i miei ricordi sono frammentati: il dolore, il sangue,io che entravo dentro l'aula del catechismo ed io in braccio a mia madre mentre la catechista ci portava all'ospedale. Mi ricordo che mi portarono in barella e poi il risveglio in un letto d'ospedale con una grande benda che mi copriva la testa dagli occhi in su. Stetti all'ospedale per 2 giorni e non era tanto male , c'erano altri bambini, giochi e puzzle, dato che era periodo natalizio venne "Babbo Natale" e i giocatori del calcio del pescara che mi regalarono delle calamite e un quaderno a tema, dopo essere uscito dall'ospedale mio nonno mi regalò un puzzle di topolino, ogni volta che lo ricompongo penso a questo incidente.<br>Ritornato a casa, per settimane ogni sera mia madre mi mise una crema sulla ferita e dopo mi rimetteva la benda che ormai era diventata un grande cerotto, un paio di mesi dopo mi fecero ben 8 punti e la storia finì lì. Ripensandoci oggi penso che sia stato solo uno stupido incidente basato sul fatto che volevo provare a saltare a piedi uniti su uno scalino e che tutto questo sarebbe stato facilmente evitabile ma nonostante tutto questo "stupido incidente" ha causato molta preoccupazione e timore in tutta la mia famiglia.<br>Ma alla fine ho un cicatrice perenne che mi ricorda di stare attento agli scalini.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-19 21:17:30 UTC</pubDate>
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