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      <title>Attività di compresenza Accoglienza Turistica-Scienze degli Alimenti by Prof.ssa Anita Miniello</title>
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      <description>Geografia turistica III A at</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-11-16 17:04:22 UTC</pubDate>
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         <title>La Regione Campania</title>
         <author>anitaminiello</author>
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         <pubDate>2017-11-16 17:39:02 UTC</pubDate>
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         <title>Le province della Regione</title>
         <author>anitaminiello</author>
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         <pubDate>2017-11-16 17:44:22 UTC</pubDate>
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         <title>Giuda al lavoro.......</title>
         <author>anitaminiello</author>
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         <pubDate>2017-11-16 17:46:04 UTC</pubDate>
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         <title>Benvenuto a tutti e .....Buon lavoro ragazzi!</title>
         <author>sandramolinari</author>
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         <pubDate>2017-11-22 09:51:40 UTC</pubDate>
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         <title>La pizza...</title>
         <author>symocros01</author>
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         <description><![CDATA[<div>La pizza nacque a Napoli per onorare la regina Margherita Di Savoia d'Italia, il cuoco Raffaele Esposito preparò una pizza chiamata ''margherita'' con dentro il richiamo dei colori della bandiera italiana (rossa bianca e verde, cioè: pomodoro,mozzarella e basilico). Nacque prima del 1889 e oggigiorno rappresenta Napoli in tutto il mondo. La storia della pizza inizia ad evolvere agli inizi del Seicento con la scoperta dell'America e la diffusione del pomodoro in Italia..... Secondo la leggenda il pizzaiolo Esposito volendo far bella figura con la regina giunta a Napoli per alcuni giorni, preparò tre tipi di pizze: la classica FOCACCIA (strutto,formaggio e basilico), la MARINARA ( origano,aglio e pomodoro) ed infine quella più gradita dalla regina la MARGHERITA ( pomodoro,mozzarella e basilico) che prese addirittura il suo nome.. ''Margherita''.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-29 09:10:47 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>luisadylyll</author>
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         <description><![CDATA[<div>LA CAMPANIA E I SUOI SETTORI.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-29 09:22:24 UTC</pubDate>
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         <title>Il casatiello....</title>
         <author>symocros01</author>
         <link>https://padlet.com/anitaminiello/1puumpptb1ji/wish/211299420</link>
         <description><![CDATA[<div>Il casatiello è un prodotto della cucina tradizionale Napoletana. Si diffuse dagli inizi del Seicento come tipica tradizionale pasquale partenopea. Il casatiello ha precise caratteristiche e specifici significati: le uova ingabbiate semi-sommerse nell'impasto rappresentano la croce su cui, secondo il mito fondativo del Cristianesimo, morì Gesù mentre l'aspetto anulare richiama alla ciclicità insìta della resurrezione pasquale. La sua preparazione richiede i seguenti passaggi e i seguenti ingredienti: si basa su una pasta di pane trattata con formaggi, strutto, cicioli e altri tipi di salume come il salame, preferibilmente dovrebbe essere cotto a legna. Di conseguenza viene poi modellato con una forma a ciambella, posto in uno stampo e fatto lievitare a lungo almeno per 12 ore. Il casatiello viene anche usato come pranzo a sacco durante gite fuori porta tipiche del giorno della pasquetta.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-29 09:25:23 UTC</pubDate>
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         <title>I PIATTI TIPICI DI NAPOLI</title>
         <author>fabiana_donnarumma01</author>
         <link>https://padlet.com/anitaminiello/1puumpptb1ji/wish/211306511</link>
         <description><![CDATA[<div><br>La cucina napoletana ha antichissime radici storiche che risalgono al periodo greco-romano e si è arricchita nei secoli con l'influsso delle differenti culture che si sono susseguite durante le varie dominazioni della città e del territorio circostante.<br>PIZZA DI SCAROLE<br>Questa pizza è tipica del periodo natalizio e si prepara anche a Capodanno. Si consuma durante il pranzo delle due vigilie, come preparazione all' attesa di grandi cenoni.<br>SPAGHETTI AL POMODORO<br>Sono tre gli elementi fondamentali, pomodorini del piennolo, pasta ed olio di oliva.<br>FRITTURA DI ALICI<br>Il Mar Mediterraneo ne è ricco ed il popolo campano ha ben saputo sfruttare questa ricchezza naturale.<br>PARMIGIANA DI MELANZANE<br>L' origine di questo piatto è da condividere con i cugini siciliani. I campani lo hanno adottato&nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-29 09:46:52 UTC</pubDate>
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         <title>DOLCI TIPICI CAMPANI</title>
         <author>luigisarnataro71</author>
         <link>https://padlet.com/anitaminiello/1puumpptb1ji/wish/211418484</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>La Campania, regione dai mille paesaggi, dai mille luoghi caratteristici, dalle bellissime coste, dai tanti monumenti.</strong></div><div><strong>Tempio di arte, amore, musica e di una cultura culinaria tra le più vaste al mondo.</strong></div><div><strong>Un viaggio che inizia proprio dai dolci e da Napoli, capoluogo della regione, città che per la sua ambiguità e per le sue molteplici caratteristiche ha sempre destato grande fascino e curiosità.</strong></div><div>I dolci napoletani per antonomasia sono la pastiera, il babà e la sfogliatella ma questi sono solo tre di una lunga lista.<br>Il giovedì santo nelle cucine napoletane le donne preparano il casatiello ed il tortano, preparazioni che necessitano di lievitazioni lente e lunghe e nel frattempo quindi,si procede alla preparazione della PASTIERA.<br>Regina indiscussa della tavola nel periodo pasquale, secondo la leggenda ha origini nell' epoca romana quando la Sirena Partenope era omaggiata del suo canto con sette doni:farina, uova, ricotta, grano cotto nel latte, fiori d'arancio, zucchero e spezie che lei stessa mescolò creando questo dolce che,  molto probabilmente  nacque nel XVI secolo nel convento  di S.Gregorio Armeno.<br>Da secoli la pastiera invade la città e tutt'oggi delizia il palato di chiunque voglia assaggiarla proprio come il babà al rum, un dolce Europeo, nato in Polonia, trasferitosi in Francia e che ha trovato a Napoli la sua migliore e più famosa dimora.<br>Incluso nell' elenco dei PAT(Prodotti Agroalimentari tradizionali), è il risultato della lievitazione e cottura di farina, burro, zucchero, uova, lievito di birra, ed un pizzico di sale.<br>Proprio come la pastiera, ci sono molte varianti di babà:classico, al limoncello, babà rustico, alla crema...<br>Passeggiando per le strade di Napoli tra un babà ed una fetta di pastiera è d'obbligo lasciare un po' di spazio per gustare, in una delle pasticcerie storiche , le tipiche sfogliatelle (riccia o frolla)accompagnate magari da una tazzina di caffè.Questi dolcetti consistono in un guscio fragrante e profumato di agrumi contenente un ripieno avvolgente di ricotta e semolino.Il luogo d' origine è Amalfi, per la precisione il monastero di S.Rosa nel quale le monache passavano molto tempo a cucinare.<br>Ma da Amalfi nel 1600, la sfogliatella arrivò a Napoli nei primi dell' 800 grazie a Pasquale Pintauro la cui pasticceria insieme ad Attanasio continua a sfornare questi gustosi dolcetti.<br>La maggior parte delle ricette tipiche italiane ed in particolar modo quelle regionali, sono legate a qualche ricorrenza, in modo particolare al periodo natalizio.<br>Dolce natalizio tipico della tradizione napoletana sono anche gli struffoli, palline di impasto fritte nell'olio e ricoperte di miele, confettini e cedro disposti poi in un piatto a forma di ciambella o in una cornucopia simbolo di buon auspicio.<br>Ancora, trascorrendo un Natale napoletano potremmo assaggiare varie tipologie di biscotti:<br>•MUSTACCIOLI: duri o morbidi, sono biscotti ricoperti da una glassa al cioccolato ed aromatizzati con molte spezie come la cannella, la noce moscata ed i chiodi di garofano.<br>•ROCCOCÒ: con una forma tondeggiante e consistenza dura, può essere ammorbidito bagnandolo nel limoncello.Fatto con mandorle, agrumi, e tante spezie, ha un mix di sapori ineguagliabile.<br>•SUSAMIELLI:biscotti preparati con zucchero, mandorle, miele e spezie. Con la tipica forma ad S, non contengono nè uova nè burro. La pasticceria napoletana accontenta anche gli intolleranti  con questa ricetta.<br>Tra i più semplici dolci natalizi della regione troviamo le zeppole di Natale.Croccanti fuori e morbide dentro, sono una prelibatezza da gustare soprattutto nel Cilento e nella penisola sorrentina spolverate con zucchero e cannella o tuffate nel miele.<br>Come quella natalizia, la tradizione Partenopea del carnevale non si fa mancare niente e vanta di particolari dolci come il sanguinaccio che in passato era prodotto con cioccolato e sangue di maiale da cui deriva il nome.Oggi questa tradizione è stata abbandonata ed il sanguinaccio è una semplice crema densa al cioccolato ed è complemento indispensabile per le chiacchiere, dolce anch'esso carnevalesco, che in antichità era fritto nel grasso di maiale mentre oggi si procede con l' utilizzo dell' olio o addirittura vengono cotte al forno .<br>Ma la lista dei dolci carnevaleschi non finisce qui infatti, c'è anchee il migliaccio, torta preparata con farina di miglio, uova ed arricchita con ricotta, canditi, canditi ed acqua di mille fiori.<br>Sappiate che a Napoli però il carnevale non è solo sinonimo di dolci infatti, come  da tradizione, in quel periodo si prepara una ricchissima lasagna fatta con polpettine, ragù, ricotta e latticini.<br>Insomma in Campania ci sono dolci per ogni occasione e come non averne per la festa del papà?<br>Ecco la zeppola di S.Giuseppe dolce dalle origini risalenti al 500 a.C. quando a Roma si celebravano le festività delle divinità del vino e del grano.Consiste in una pasta bignè a forma di ciambella fritta nell'olio ed in seguito o nello strutto o al forno, spolverizzata con zucchero a velo e variamente guarnita con crema pasticcera ed amarene candite.<br>Ma a Napoli non c'è bisogno di particolari ricorrenze per coccolarsi con qualche prelibatezza in quanto,basta passeggiare per notare numerose pasticcerie che offrono gustose dolcezze.<br>Una di queste è la  pasticceria Poppella sita al centro storico di Napoli, nella Sanità che ha inventato il FIOCCO DI NEVE , una brioscina dal candido ed avvolgente ripieno di ricotta leggera e spumosa e dall' aspetto immacolato. La ricetta è custodita gelosamente proprio come quella della POLACCA AVERSANA, specalità della città di Aversa cosituita da un guscio sottile di impasto farcito con molta crema pasticcera ed amarene.<br>Seppure non molto conosciuta al di fuori del territorio casertano, la morbidezza della pasta, la setosità della crema e l' acidulo delle amarene fanno innamorare chiunque provi ad assaggiarla.<br>L' alta offerta di ingredienti di ottima qualità che propone il territorio rendono i dolci ed in generale tutti i piatti campani unici al mondo.<br>Potremmo ricordare i pomodorini del piennolo, molte varietà di olii extravergini D.O.P , la nocciola di Giffoni, la melannurca, il fico bianco del Cilento ed i fantastici limoni I.G.P. simbolo della costiera Amalfitana con i quali si producono tre tipologie di limoncello:Sfusato di Amalfi, Ovale di Sorrento e Femminiello di Capri e che sono ingrediente fondamentale per la preparazione della delizia al limone.<br>Fatta con una base di pan di spagna bagnato con uno sciroppo a base di limoncello e farcito e ricoperto di crema al limone è diventata in Campania uno dei dolci più diffusi.<br>La terra ferma però non è l' unica a vantare una lista lunga di dolci tipici infatti, spostandoci lungo le isole dell' arcipelago, l' offerta resta alta, ad esempio nell' isola di Ischia, una delle più belle isole napoletane, è possibile gustare la torta di mele e gustosi gelati artigianali. A Capri, invece è possibile gustare la famosa torta caprese o i caprilù (pasta di mandorle agli agrumi) e, infine nella piccola Procida famose sono le lingue di bue.<br> Allontanandoci dal capoluogo napoletano possiamo ricordare alcune specialità gastronomiche delle altre provincie della Campania. Ad esempio Avellino è famosa per i ravioli imbottiti di castagne e cioccolato, Salerno per la cosìddetta ''Scazzetta del Cardinale" (pan di spagna con crema e fragoline di bosco) e infine come non ricordare il famoso torrone di Benevento, conosciuto in tutto il  mondo.<br>Se in Campania si mette sù qualche chilo facilmente non c'è da meravigliarsene!<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-29 14:48:59 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>iovenefrancesco4</author>
         <link>https://padlet.com/anitaminiello/1puumpptb1ji/wish/211483912</link>
         <description><![CDATA[<div>Basilica di San Domenico Maggiore<br>La basilica di San Domenico Maggiore è una chiesa monumentale di Napoli sita in posizione pressoché centrale rispetto al decumano inferiore, nella piazza omonima.Voluta da Carlo II d'Angiò ed eretta tra il 1283 e il 1324, divenne la casa madre dei domenicani nel regno di Napoli e chiesa della nobiltà aragonese.La basilica, assieme al suo adiacente convento, costituisce uno dei più grandi e importanti complessi religiosi della città, sia sotto il profilo storico, che artistico che culturale.Nel 1231 i domenicani, con a capo Fra Tommaso Agni da Lentini, giunsero a Napoli e non disponendo di una sede propria si stabilirono nell'antico monastero della chiesa di San Michele Arcangelo a Morfisa, gestita dai padri benedettini, prendendone possesso.La consacrazione della basilica a San Domenico avvenne nel 1255 per volere di papa Alessandro IV, come attestato da una lapide posta alla destra dell'ingresso principale.La costruzione della basilica fu voluta da re Carlo II, per un voto fatto alla Maddalena durante la prigionia patita nel periodo dei vespri siciliani. La prima pietra fu posta il 6 gennaio del 1283, con i lavori che si protrassero sino al 1324, seguiti nella fase definitiva dagli architetti francesi Pierre de Chaul e Pierre d'Angicourt.Nel corso dei secoli importanti personalità hanno avuto legami con il complesso; vi insegnò infatti san Tommaso d'Aquino, la cui cella è tutt'oggi visitabile nell'edificio,mentre tra gli alunni illustri si ricordano su tutti i filosofi Giovanni Pontano, Giordano Bruno e Tommaso Campanella.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-29 16:23:51 UTC</pubDate>
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         <title>Museo Nazionale di Capodimonte</title>
         <author>iovenefrancesco4</author>
         <link>https://padlet.com/anitaminiello/1puumpptb1ji/wish/211486930</link>
         <description><![CDATA[<div>Il Museo nazionale di Capodimonte è un museo di Napoli, ubicato all'interno della reggia omonima, nella località di Capodimonte: ospita gallerie di arte antica, una di arte contemporanea e un appartamento storico.È stato ufficialmente inaugurato nel 1957, anche se le sale della reggia hanno ospitato opere d'arte già a partire dal 1758. Conserva prevalentemente pitture, distribuite largamente nelle due collezioni principali, ossia quella Farnese, di cui fanno parte alcuni grandi nomi della pittura italiana e internazionale (tra cui Raffaello, Tiziano, Parmigianino, Bruegel il Vecchio, El Greco, Ludovico Carracci, Guido Reni), e quella della Galleria Napoletana, che raccoglie opere provenienti da chiese della città e dei suoi dintorni, trasportate a Capodimonte a scopo cautelativo dalle soppressioni in poi (Simone Martini, Colantonio, Caravaggio, Ribera, Luca Giordano, Francesco Solimena). Importante anche la collezione di arte contemporanea, unica nel suo genere in Italia, in cui spicca Vesuvius di Andy Warhol.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-29 16:29:31 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title></title>
         <author>iovenefrancesco4</author>
         <link>https://padlet.com/anitaminiello/1puumpptb1ji/wish/211491597</link>
         <description><![CDATA[<div>Donnaregina vecchia<br>La chiesa di Santa Vecchia è una chiesa monumentale di Napoli costruita agli inizi del XIV secolo per le monache clarisse del convento omonimo Maria Donnaregina.La chiesa si trova alle spalle di Santa Maria Donnaregina Nuova.Lungo le pareti del coro delle monache è conservato il più grande e uno dei più importanti cicli di affreschi del XIV secolo a Napoli.Il complesso originario occupava un'insula doppia della città greco-romana ed è attestato a partire dal 780 come "convento di San Pietro del Monte di Donna Regina", appartenente alle monache basiliane. Il convento era inoltre dotato di una porta difesa da una torre. Nel IX secolo passò alle monache benedettine, che lo intitolarono a Santa Maria e nel corso del XIII secolo passò alla regola delle clarisse.Sotto Carlo I d'Angiò il monastero fu adibito a prigione per i nobili avversari della casa regnante. Il convento fu danneggiato da un terremoto del 1293 e venne ricostruito dalle fondazioni grazie alle donazioni della regina di Napoli Maria d'Ungheria. La nuova chiesa, aperta al culto nel 1316, venne consacrata nel 1320 e la regina vi venne sepolta in una tomba monumentale, opera di Tino di Camaino del 1326.Nel XVI secolo fu aggiunto al complesso un nuovo chiostro e nel XVII secolo venne costruita una seconda chiesa, Donnaregina Nuova<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-29 16:37:17 UTC</pubDate>
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         <title>Duomo di Napoli</title>
         <author>iovenefrancesco4</author>
         <link>https://padlet.com/anitaminiello/1puumpptb1ji/wish/211494624</link>
         <description><![CDATA[<div>La cattedrale metropolitana di Santa Maria Assunta è una basilica monumentale nonché duomo e sede dell'arcidiocesi della città di Napoli. Il Duomo sorge lungo il lato est della via omonima, in una piazzetta contornata da portici, e ingloba a modi di cappelle laterali altri due edifici di culto sorti autonomamente rispetto alla cattedrale: la basilica di Santa Restituta, che custodisce il battistero più antico d'Occidente, quello di San Giovanni in Fonte, e la reale cappella del Tesoro di san Gennaro, che conserva le reliquie del Santo patrono della città.Si tratta di una delle più importanti e grandi chiese della città, sia da un punto di vista artistico, (si evidenzia  la sovrapposizione di più stili che vanno dal gotico puro del Trecento fino al neogotico ottocentesco), che sotto un profilo culturale, ospitando infatti tre volte l'anno il rito dello scioglimento del sangue di san Gennaro.Le più antiche fonti  attribuiscono la fondazione della Chiesa di Napoli a San Pietro. La presenza di una comunità cristiana nel II secolo, è attestata con certezza dalle testimonianze archeologiche del complesso catacombale di Capodimonte. Secondo la Cronaca di Partenope, risalente al XIV secolo, nell'area in cui insiste il complesso religioso sorse l'oratorio di Santa Maria del Principio dove Aspreno, il primo vescovo della città databile al I secolo, decise di insediare l'episcopato di Napoli.Durante il terremoto del 1349 crollarono il campanile e la facciata, che venne ricostruita agli inizi del XV secolo in stile gotico. A metà del secolo, un altro terremoto danneggiò gravemente la cattedrale, facendo crollare alcune parti della navata, che in seguito fu però ricostruita.Durante la seconda guerra mondiale i bombardamenti alleati danneggiarono le strutture e pertanto, tra il 1969 e il 1972, vennero effettuati restauri e consolidamenti strutturali all'intero edificio. Durante i lavori vennero portati alla luce resti archeologici romani, greci e alto-medievali oggi opportunamente fruibili e con reperti raccolti e organizzati. Uno dei più recenti restauri è stato apportato alla cappella del Succorpo e ha permesso il recupero del cassettonato marmoreo del Cinquecento.All'interno del duomo si trova uno dei tesori più preziosi del mondo il tesoro di San Gennaro.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-29 16:42:50 UTC</pubDate>
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         <title>Gesù Nuovo</title>
         <author>iovenefrancesco4</author>
         <link>https://padlet.com/anitaminiello/1puumpptb1ji/wish/211496974</link>
         <description><![CDATA[<div>La chiesa del Gesù Nuovo, o della Trinità Maggiore, è una chiesa monumentale di Napoli, sita in piazza del Gesù Nuovo di fronte all'obelisco dell'Immacolata e alla basilica di Santa Chiara.Si tratta di una delle più importanti e vaste chiese della città, tra le massime concentrazioni di pittura e scultura barocca a cui hanno lavorato alcuni dei più influenti artisti della scuola napoletana.All'interno è custodito il corpo di san Giuseppe Moscati, canonizzato da papa Giovanni Paolo II nel 1987.In origine insisteva in quell'area il palazzo Sanseverino, progettato e ultimato nel 1470 da Novello da San Lucano per espresso volere di Roberto Sanseverino principe di Salerno. Cita una targa posta nella facciata dallo stesso Novello:« Novello da San Lucano, architetto egregio, per più ossequio che per mercede innalzò questo palazzo al Principe di Salerno, suo signore e precipuo benefattore, l'anno 1470. »<br>Da Roberto poi, l'edificio passò al figlio Antonello che, per contrasti con la Corte aragonese.Successivamente, suo figlio Roberto II ottenne il perdono dal re di Spagna e la famiglia poté tornare nel palazzo dove tenne in seguito le celebri "accademie" che ne furono vanto. Ospite del palazzo fu Pietro Aretino, che vi incontrò i letterati napoletani Scipione Capece ed Antonio Mariconda.Sotto il viceregno di don Pedro di Toledo, nel 1547 fu tentato di introdurre a Napoli l'inquisizione spagnola; il popolo si ribellò e Ferrante Sanseverino sostenne l'opposizione popolare. Pur riuscendo ad impedire questa grave iattura per Napoli, tuttavia egli non poté evitare la vendetta degli spagnoli che gli confiscarono tutti i suoi beni e lo obbligarono nel 1552 ad andare in esilio.I beni dei Sanseverino (almeno riguardo al ramo dei principi di Salerno), passarono allora al fisco e furono messi in vendita per volontà di Filippo II. Nel 1584 il palazzo con i suoi giardini fu venduto ai gesuiti, i quali riadattarono tra il 1584 ed il 1601 l'edificio civile a chiesa istituendo poi in quell'area la cosiddetta "insula gesuitica", cioè il complesso di edifici ospitanti la compagnia di Gesù, composta oltre che dalla chiesa anche dal palazzo delle Congregazioni (1592) e dalla casa Professa dei Padri Gesuiti (1608).Entrati in possesso del palazzo, i gesuiti incaricarono della ristrutturazione di tutto il complesso i loro confratelli Giuseppe Valeriano e Pietro Provedi. Essi sventrarono completamente il sontuoso palazzo, non risparmiando né le splendide sale né i giardini; le uniche parti che si salvarono furono la facciata a bugne ed il portale marmoreo rinascimentale. I lavori furono finanziati dalla principale benefattrice dei gesuiti di Napoli: Isabella Feltria Della Rovere, principessa di Bisignano.Nel Rinascimento esistevano a Napoli alcuni maestri della pietra che si credeva fossero in grado di caricarla di energia positiva per tenere lontane le energie negative. Gli strani segni incisi che si riconoscono sulla facciata ai lati delle bugne "a punta di diamante" hanno dato luogo ad una curiosa leggenda.La leggenda vuole che chi fece edificare il palazzo (che a questo punto bisogna presupporre sia stato Roberto Sanseverino), avesse voluto servirsi in fase di costruzione di maestri pipernieri che avevano anche conoscenza di segreti esoterici, segreti tramandati solo oralmente e sotto giuramento dai maestri agli apprendisti, capaci di caricare la pietra di energia positiva. I segni misteriosi graffiti sulle piramidi della facciata, secondo la leggenda, avevano a che fare con queste arti magiche o conoscenze alchemiche; essi dovevano convogliare tutte le forze positive e benevole dall'esterno verso l'interno del palazzo. Per imperizia o malizia dei costruttori, queste pietre segnate non furono piazzate correttamente, per cui l'effetto fu esattamente opposto: tutto il magnetismo positivo veniva convogliato dall'interno verso l'esterno dell'edificio, attirando così ogni genere di sciagure sul luogo.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-29 16:46:55 UTC</pubDate>
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         <title>Museo Archeologico di Napoli</title>
         <author>iovenefrancesco4</author>
         <link>https://padlet.com/anitaminiello/1puumpptb1ji/wish/211497946</link>
         <description><![CDATA[<div>Il Museo archeologico nazionale di Napoli (MANN) è un museo archeologico, tra i più importanti della città di Napoli. Vantando il più ricco e pregevole patrimonio di opere d'arte e manufatti di interesse archeologico in Italia, è considerato uno dei più importanti musei archeologici al mondo se non il più importante per quanto riguarda la storia dell'epoca romana. Ha una superficie espositiva complessiva di 12.650 m². L'edificio che attualmente ospita il museo è il palazzo degli Studi, costruito nel 1585 come "caserma di cavalleria". Il palazzo presenta una certa rilevanza architettonica essendo infatti uno dei più imponenti palazzi monumentali di Napoli. Il museo è formato da tre sezioni principali: la collezione Farnese (costituita da reperti provenienti da Roma e dintorni), le collezioni pompeiane (con reperti provenienti dall'area vesuviana, facenti parte soprattutto delle collezioni borboniche) e la collezione egizia che, per importanza, si colloca nel mondo al terzo posto dopo quelle del museo egizio del Cairo e del museo egizio di Torino.Sia questi tre settori che altri del museo sono costituiti da collezioni private acquisite o donate alla città nel corso della storia, come per esempio, oltre alle già citate collezioni Farnese e Borbone, la collezione Borgia, la Santangelo, la Stevens, la Spinelli ed altre.Giunto sul trono di Napoli Ferdinando IV, dopo aver espulso nel 1767 i Gesuiti dal regno di Napoli, nel 1777 spostava definitivamente l'università dei Regi Studi nel loro ex convento del Salvatore e decideva quindi di trasferire nel liberato palazzo degli Studi sia il "museo Hercolanese" dalla reggia di Portici che il "museo Farnesiano" dalla reggia di Capodimonte, oltre alla biblioteca ed alle scuole di Belle Arti.Il progetto prevedeva una netta separazione tra i vari nuclei con al pianterreno il museo Hercolanese intorno al cortile occidentale, la quadreria farnesiana invece intorno al cortile orientale, mentre gli ambienti sul piano ammezzato venivano destinati da un lato al bibliotecario ed al restauro, dall'altro alle accademie ed allo "studio del nudo". Il "Gran Salone" al primo piano, invece fu destinato ad accogliere la biblioteca.Tra il 1786 ed il 1788 Ferdinando IV riuscì, nonostante le vive proteste e l'opposizione di papa Pio VI, a trasferire da Roma a Napoli le ricche e importanti collezioni di antichità farnesiane ereditate dalla  nonna Elisabetta Farnese.<br>Ciò richiese un progetto di ampliamento del museo.Dopo la parentesi murattiana, ritornando il re Ferdinando IV sul trono di Napoli (ora come "Ferdinando I Re delle Due Sicilie"), il 22 febbraio 1816 egli decretava ufficialmente l'istituzione del "real museo Borbonico". In questa occasione fu eseguita da Antonio Canova una scultura dedicata a Ferdinando posta sullo scalone monumentale del museo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-29 16:48:38 UTC</pubDate>
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         <title>Museo San Martino</title>
         <author>iovenefrancesco4</author>
         <link>https://padlet.com/anitaminiello/1puumpptb1ji/wish/211499348</link>
         <description><![CDATA[<div>Il museo nazionale di San Martino fu aperto al pubblico a Napoli nel 1866, all'indomani dell'Unità d'Italia, dopo che la Certosa inclusa tra i beni ecclesiastici soppressi, fu dichiarata monumento nazionale.Per volontà dell'archeologo Giuseppe Fiorelli gli ambienti furono destinati a raccogliere in un museo testimonianze della vita di Napoli e dei Regni meridionali (Regno di Napoli e Regno di Sicilia prima e del Regno delle Due Sicilie dopo).Al museo, che si sviluppa su due livelli, si accede dai due chiostri della certosa.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-29 16:50:52 UTC</pubDate>
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         <title>Museo Virtuale </title>
         <author>iovenefrancesco4</author>
         <link>https://padlet.com/anitaminiello/1puumpptb1ji/wish/211501931</link>
         <description><![CDATA[<div>Il museo archeologico virtuale, conosciuto anche con l'acronimo di MAV, è un museo di tipo archeologico-virtuale, ubicato ad Ercolano, a pochi passi degli scavi archeologici, che racconta la vita delle città romane ai piedi del Vesuvio, poco prima dell'eruzione del 79: si tratta, nel suo genere, di uno dei più importanti al mondo.La nascita del museo risale al 2003, quando venne firmato il protocollo d'intesa per il restauro dell'ex plesso scolastico Iaccarino, da destinare appunto a sede museale: i lavori iniziarono nel 2005 e la struttura venne inaugurata l'8 luglio 2008; con una superficie di circa cinquemila metri quadrati, suddivisa in tre livelli, nei primi due anni è stato visitato da oltre duecentomila visitatori, diventando il museo più visto della Campania, superando sia quello archeologico nazionale che quello di Capodimonte a Napoli.L'obiettivo principale del museo è quello di far scoprire la realtà della vita quotidiana di tutte quelle città che sorgevano alle falde del Vesuvio e che furono distrutte dalla sua furia eruttiva nel 79: mancano al suo interno reperti, basando la visita esclusivamente mediante tecniche di ricostruzioni tridimensionali, effetti multisensoriali, libri virtuali, ologrammi e multiproiezioni sincronizzate, per un totale di settanta installazioni. Un tavolo interattivo, coadiuvato da suoni di voci e grida da mercato, illustra gli usi e costumi della popolazione ercolanense, mentre riproduzioni grafiche permettono di osservare la Villa dei Papiri e la sua ricca biblioteca ed il Foro e la Schola Armaturarum di Pompei, ultima sala del museo ad essere inaugurata nel dicembre 2010. La ricostruzione del Teatro di Ercolano, ancora sepolto sotto una coltre di tufo ed esplorato tramite cunicoli in epoca borbonica, è affidata ad un video wall, un sistema audio ad alta definizione ed un modellino in scala 1:1000: le stesse tecniche vengono utilizzate anche per la ricostruzione delle terme; in un ambiente tridimensionale, chiamato cave, è possibile osservare la ricostruzione di case e giardini non solo di Pompei ed Ercolano, ma anche di Stabiae, Baia e Capri. Il museo è dotato inoltre di una galleria, di circa millecinquecento metri quadrati, dove oltre allo svolgimento di mostre ed eventi, ospita anche una sala di proiezione con uno schermo di ventisei metri e tecnologia 3D, nella quale viene riprodotta l'eruzione del Vesuvio del 79, con l'aggiunta di una piattaforma vibrante per la simulazione di terremoti. La struttura si completa con un auditorium di trecento posti, dotato di uno schermo di dieci metri di lunghezza.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-29 16:55:20 UTC</pubDate>
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         <title>Basilica di San Lorenzo Maggiore</title>
         <author>iovenefrancesco4</author>
         <link>https://padlet.com/anitaminiello/1puumpptb1ji/wish/211505209</link>
         <description><![CDATA[<div>La basilica di San Lorenzo Maggiore è una basilica monumentale di Napoli, tra le più antiche della città, ubicata nel centro antico, presso piazza San Gaetano.Storicamente ed artisticamente è uno dei complessi monumentali più rilevanti della città.All'interno del convento ha sede il Museo dell'Opera di San Lorenzo Maggiore, che comprende inoltre la visita agli scavi archeologici omonimi.Nel 1235 il papa Gregorio IX ratificò la concessione di una chiesa dedicata a san Lorenzo da erigere in città. All'epoca sono documentate in città la presenza di almeno altre cinque chiese dedicate al santo, con quella del Foro, di epoca paleocristiana, assegnata ai frati francescani come edificio su cui sarebbe stato costruito il nuovo tempio.Negli anni successivi la basilica fu protagonista di importanti eventi storici per la città ed il regno più in generale: san Ludovico da Tolosa, rinunziatario al trono del padre Carlo II d'Angiò, a beneficio del fratello Roberto d'Angiò, fu infatti consacrato sacerdote in questa basilica. Altra consacrazione celebre fu quella di Felice Peretti, vescovo di Sant'Agata de' Goti, il futuro papa Sisto V.Nel 1343 soggiornò nel convento Francesco Petrarca, come egli stesso documentò in una lettera all'amico Giovanni Colonna, descrivendogli il maremoto che il 25 novembre colpì la città, mentre Giovanni Boccaccio pare che qui si innamorò di Fiammetta, la bella Maria d'Aquino, figlia del re Roberto d'Angiò, sua musa ispiratrice, dopo averla vista nella basilica durante la messa del sabato santo del 1334.L'area sottostante il convento vede gli scavi archeologici greco-romani datati intorno alla seconda metà del I secolo, quando in piazza San Gaetano sorgeva un tempo l'agorà greca prima, ed il foro romano poi. Mentre sul lato della basilica di San Paolo Maggiore i sotterranei mettono in luce i resti dell'anfiteatro, quelli sul lato di San Lorenzo evidenziano l'area destinata al macellum, dove aveva luogo quindi il mercato cittadino in epoca romana, le cui botteghe mostrano inoltre nei basamenti preesistenti strutture greche risalenti al IV secolo a.C.All'interno del convento è ospitato il Museo dell'Opera, che espone antichi costumi ed arredi del convento con le private collezioni pittoriche; fa parte del circuito anche l'area archeologica.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-29 17:01:48 UTC</pubDate>
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         <title>Piazza del Plebiscito</title>
         <author>antoniojr269</author>
         <link>https://padlet.com/anitaminiello/1puumpptb1ji/wish/212177494</link>
         <description><![CDATA[<div>Piazza del Plebiscito<br>Corrisponde ad una delle più belle piazze di Napoli posizionata al termine di via Toledo, non appena oltrepassata piazza Trieste e Trento.</div><div>Ubicata nel centro storico, tra il lungomare e via Toledo, con una superficie di circa 25 000 metri quadrati la piazza si presenta come una delle più grandi della città e d'Italia. Non a caso spesso vengono organizzate importanti manifestazioni  e spettacoli che, costituiscono un forte richiamo turistico. Piazza del Plebiscito può essere suddivisa in due parti distinte: la prima è ai piedi della Basilica e presenta una conformazione semicircolare, mentre l'altra - al di sotto dell'asse di chiusura dell'emiciclo - ha una forma rettangolare, delimitata nei lati brevi dalle cortine dei palazzi gemelli e nel lato lungo dal profilo del palazzo Reale. Lungo l'asse di chiusura del colonnato, si ergono isolate nella piazza le due statue equestri di Carlo III Di Borbone e di suo figlio Ferdinando<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ferdinando_I_delle_Due_Sicilie"> </a>I, realizzate da Antonio Canova. Come già accennato, la piazza lateralmente è chiusa da due edifici simmetrici ed identici, gli odierni palazzo della Prefettura e palazzo Salerno. Questi due, fronteggiandosi, formano un ampio spazio di passeggio delimitato dal palazzo Reale di Napoli; in questo modo, si viene a creare una scenografica piazza rettangolare corredata di porticati a semicerchio</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-12-01 09:00:25 UTC</pubDate>
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         <title>Piazza San Gaetano</title>
         <author>antoniojr269</author>
         <link>https://padlet.com/anitaminiello/1puumpptb1ji/wish/212179216</link>
         <description><![CDATA[<div>Piazza San Gaetano è una piazza di Napoli situata in posizione pressoché centrale del decumano maggiore.<br>Il nome deriva dalla presenza nella Basilica di San Paolo Maggiore della tomba di San Gaetano, di cui esiste anche una scultura nella piazza omonima. <br>La piazza sorge nello spazio che in epoca greca prima, ed in quella romana poi, era occupato dall'agorà e dal foro.</div><div>In epoche antiche vi si riunivano le dodici <em>fratrie</em> del popolo; qui si ricevevano gli ambasciatori stranieri per trattare la pace e guerra; qui si accoglievano gli imperatori romani in pompa magna e infine sempre qui il popolo napoletano accorreva in armi al suono delle campane, per respingere i Longobardi e i Saraceni. Ai margini della piazza sono situati due edifici religiosi di estrema importanza cattolica e artistica: la Basilica di San Paolo Maggiore e la Basilica di San Lorenzo Maggiore, al centroinvece si erge la seicentesca Statua di San Gaetano. Posti uno di fronte all'altro, infine, vi sono gli ingressi all'acquedotto Greco-Romano ed agli scavi archeologici di San Lorenzo, grazie ai quali è possibile visitare il sottosuolo della città ed i resti greci e romani dell'area.<br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-12-01 09:09:28 UTC</pubDate>
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         <title>La Galleria Borbonica</title>
         <author>antoniojr269</author>
         <link>https://padlet.com/anitaminiello/1puumpptb1ji/wish/212181250</link>
         <description><![CDATA[<div>Con decreto del 19 febbraio 1853 Ferdinando II di Borbone commissionò all'architetto Errico Alvino un lungo traforo sotterraneo che collegasse il Largo della Reggia (odierna Piazza Plebiscito) a Piazza della Vittoria, passando al di sotto della collina di Pizzofalcone. Una prima idea di eseguire una galleria sotto il colle, che però non ebbe esiti né conseguenze concrete, fu elaborata da Antonio Nicolini verso il 1850.<br>L'opera rientrava nell'ambito delle opere pubbliche che Ferdinando II aveva ideato, tuttavia il suo vero fine era militare: doveva costituire una rapida via di fuga per la famiglia reale in caso di tumulti e un rapido collegamento con la reggia per i soldati acquartierati nelle caserme di Chiaia: la Caserma della Vittoria e la Caserma della Cavallerizza. Dal 2005 la struttura è tornata all'attenzione dei geologi che lo hanno ispezionato, su incarico del Commissariato di Governo per l'Emergenza Sottosuolo. Nel 2007, furono riscoperti ulteriori ambienti e infine, dopo vari lavori di scavo e messa in sicurezza della struttura, il sito è stato aperto al pubblico dall'Associazione Culturale "Borbonica Sotterranea" il 29 ottobre 2010. Gli ambienti sommersi da metri e metri di detriti di vario genere sono ritornati allo stato originario, divenendo una rilevante attrazione turistica, grazie all'opera di volontari scavatori provenienti da tutte le zone della città e senza alcun contributo pubblico.<br>La Galleria Borbonica ha tre ingressi:<br>1:Via Domenico Morelli, vicino a piazza dei Martiri, all'interno del parcheggio Morelli.<br>2:Vico del Grottone nº4, Traversa di via Gennaro Serra, nei pressi di piazza del Plebiscito, poche decine di metri sopra il palazzo della prefettura. Questo accesso fu realizzato nel XVII secolo per permettere ai <em>pozzari</em> di eseguire manutenzione alle cisterne dell'antico acquedotto, adoperato per accedere al rifugio antiaereo negli anni della guerra e in seguito colmato di detriti e macerie.<br>3:Via Monte di Dio n. 14, Palazzo Serra di Cassano. Questo accesso fu realizzato nel XVII secolo per permettere ai <em>pozzari</em> di eseguire manutenzione alla cisterna del palazzo Serra di Cassano, adoperato per accedere al rifugio antiaereo negli anni della guerra e in seguito colmato di detriti e macerie.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-12-01 09:18:39 UTC</pubDate>
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         <title>PRODOTTO A ORIGINI CAMPANE: LA MOZZARELLA</title>
         <author>maraperrino2</author>
         <link>https://padlet.com/anitaminiello/1puumpptb1ji/wish/216908806</link>
         <description><![CDATA[<div>Le origini della mozzarella si perdono nel tempo e gli autori non sono d'accordo sull'epoca in cui fu inventato questo latticino, certamente esso ha una storia ultramillenaria e, a causa della necessità di consumarla freschissima, la mozzarella, sino all'avvento delle ferrovie, era prodotta in piccole quantità ed era consumata esclusivamente nei pressi del luoghi di produzione. La mozzarella è un latticino a pasta filata originario della Campania e che da secoli è prodotta anche nel resto del Sud e nel Centro Italia; oggi la sua produzione è diffusa in vari paesi del mondo. Viene preparata con latte bufalino oppure vaccino, assumendo per legge le seguenti denominazioni:<br>-Mozzarella di bufala campana: fino al 1996 era la sola a poter essere chiamata "mozzarella" .<br>-Mozzarella di latte di bufala: indica la mozzarella di latte bufalino che non ha la denominazione di origine protetta.<br>-Mozzarella di latte vaccino.<br>-Mozzarella di bufala o bufalina.<br>La mozzarella deve il suo nome all'operazione di MOZZATURA compiuta per separare dall'impasto i singoli pezzi durante la lavorazione artigianale, come testimonia anche la sua antica denominazione:mozza.<br>Oltre che da solo latte di bufala o solo latte vaccino, questo latticino si può ricavare anche da latte misto, ossia miscelato. Altre qualità sono quelle di solo latte pecorino e solo latte caprino: la variante pecorina è tradizionalmente preparate in certe zone, mentre quella caprina è di origine recente.<br>Esiste anche la variante definita da pizza, che è riconosciuta da una norma legale; deve contenere meno acqua e grasso: 15-20% contro 20-25% di quella da tavola.<br>La mozzarella è prodotta nelle tipiche forme tonde e sferoidali più o meno appiattite, in varie pezzature, ossia dal bocconcino di 80-100 grammi alle forme da mezzo chilo e più: certi pezzi da latte bufalino arrivano a 5 chili; altre forme sono quelle a treccia, esiste anche in versione affumicata. Di produzione esclusivamente industriale, è la pezzatura a ciliegina. In Molise e in Puglia viene prodotta anche nelle tipiche forme a fischietto. Come per altri formaggi a pasta filata, nella produzione della mozzarella si utilizza un notevole riscaldamento. Estratta la cagliata, si scalda una parte del siero a 50 gradi e lo si versa sulla cagliata. Questa operazione si ripete dopo 15 minuti alla temperatura di 60 gradi, quindi si lascia riposare per favorire l'acidificazione. La cagliata viene poi "filata" , ovvero tagliata a fette lunghe e sottili, le quali sono immesse in acqua a 90 gradi. Quindi si procede alla lavorazione a mano per ottenere le forme desiderate. Ci vogliono dieci litri di latte per produrre un chilo di mozzarella. </div>]]></description>
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         <pubDate>2017-12-18 11:37:57 UTC</pubDate>
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         <title>VIETRI SUL MARE</title>
         <author>luigisarnataro71</author>
         <link>https://padlet.com/anitaminiello/1puumpptb1ji/wish/233417966</link>
         <description><![CDATA[<div>Vietri sul mare è un borgo antico sospeso sul Tirreno, in provincia di Salerno ed è da circa 20 anni patrimonio dell'Umanità insieme ad altri paesi della Costiera Amalfitana.<br>Un borgo tutto da conoscere e scoprire: tegole in cotto, chiesette con le cupole in maiolica, Vietri è una vera e propria perla che racchiude in sé un'esperienza ricca d'emozioni.<br>Posta a tre chilometri da Salerno la bella Vietri sul mare si raggiunge facilmente :treni, bus, mezzi urbani, ed extraurbani la collegano con il capoluogo di provincia ma anche con Napoli.<br>In questo piccolo borgo nella provincia di Salerno si trova infatti una delle strade più romantiche e paronamiche d'IItalia. La perfetta posizione in cui si colloca la rende anche un'ottima tappa per un viaggio in Costiera Amalfitana, rinomata per le sue spiaggie, tradizioni e le caratteristiche ricette della cucina Campana.<br>Una volta giunti a Vietri sul Mare la prima tappa da fare è la Chiesa di San Giovanni Battista, nel cuore del centro storico.<br>La Chiesa è il vero cuore pulsante del borgo, fondata nel X secolo come chiesa privata fu distrutta dai Saraceni e ricostruita.<br>La facciata è in stile tardo-rinascimentale e presenta un gioco di chiaro-scuro dato dall'uso della pietra del tufo nero di Fiano.<br>La cupola è realizzata in maiolica colorata e si eregge su quattro colonne sui cui pilastri spiccano quattro bellissimi affreschi raffiguranti i quattro evangelisti.Al suo interno è presente una croce datata XV secolo ed il soffitto è a cassettoni in oro zecchino risalente al XVII secolo. Il Duomo insieme ad altri tesori del territorio quali:Chiesa parrocchiale di Raito, Torre di Marina di Vietri, Villa Guariglia, nella frazione di Raito, costituiscono parte del tesoro culturale della cittá.<br>Imperdibili sono gli scorci pittoreschi dei vicoli, un attento osservatore potrà soffermarsi e godere dei tanti angoli affrescati ed ornati dalle belle maioliche fatte a mano ancora come un tempo.<br>È questo un borgo dove l' arte dei ceramai è tra le più radicate in Europa.<br>Spostandosi di qualche chilometro dal centro di Vietri, verso la frazione di Raito, un balcone sulla Costiera Amalfitana, si trova Villa Guariglia, uno scrigno incantato che ospita il Museo provinciale della ceramica, appartenuta a Raffaele Guariglia, Ministro degli Esteri del Governo Badoglio è stata donata all'amministrazione provinciale di Salerno che l'ha destinata ad iniziative culturali.<br>Il museo è stato inaugurato nel 1992, era inizialmente ospitato nella Torretta della villa, successivamente nel 1999 è stato ampliato includendo nel suo percorso museale anche le cantine ed i garage dove venivano esposte collezioni private acquistate in seguito dalla Provincia di Salerno.<br>Nel 2001 la collezione si è arricchita di una sezione dedicata alle '' riggiole'' , le mattonelle utilizzate per i rivestimenti e le pavimentazioni delle celebri abitazioni in stile vietrese.<br>Il Museo contiene l'intera raccolta prima ospitata dal Museo Archeologico Provinciale di Salerno e numerosi elementi della collezione Guariglia, nonchè diverse donazioni di privati, il tutto distribuito nei tre piani in ordine temporale e tematico.<br>Ma il Museo non è l'unico ad ospitare questi capolavori infatti possiamo  notare: Sol'art ceramiche, ceramica solimene, museo della ceramica, ceramiche D'Urso...<br>Un paradiso di arte e cultura ma anche di natura, emersa e sommersa che offre la visitatore la possibilità di spaziare dal mare (la spiaggia è tra le più lunghe della Costiera Amalfitana) alla collina con i terrazzamenti.<br>Il Parco Croce, oasi del WWF nato per volontà di Silvia Croce figlia di Benedetto Croce, sorge in collina ed ospita varie specie come il corvo imperiale e diverse specie aromatiche di arbusti Mediterranei.<br>Una parte dell' area è occupata dal bosco Mediterraneo. Al suo interno si trova la sorgente de ''Il Cesare''.<br>La Costiera Amalfitana con i suoi quasi 50 km di costa offre la possibilità di vivere coinvolgenti immersioni su fondali che degradano dalla linea di riva fino a profondità notevoli.<br>La vegetazione costituita da banchi di posidonia che animano la sabbia e la fauna, che in passato ha visto anche la proliferazione di coralli, accolgono coloro che vogliono esplorare questo particolare aspetto della Costiera Amalfitana introducendoli in un mondo tutto da scoprire. <br>La bellezza di ogni grotta è arricchita dai riflessi del mare che grazie a sifoni aperti verso il cielo, acquista colorazioni diverse ad ogni ora e stagione.<br>La costa vietrese ospita, essendo estesa, nemerose spiagge: la Baia, la Crespella, Marina di Vietri, Marina di Albori che rendono la località una delle più gettonate per quanto riguarda il turismo balneare.<br>Da Vietri poi è d' obbligo una tappa nella vicina Pompei alla scoperta delle antiche rovine così come ci si può spingere sino a Paestum, ma ovviamente andrà fatta escursione lungo tutta la Costiera Amalfitana e dunque la bella ed incantevole Amalfi, l'affascinante Minori e perchè no grazie anche ad Ischia e Capri raggiungibili via mare con brevi crociere o semplicemente in aliscafo.<br> <br>SARNATARO MIRIAM<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-20 18:04:38 UTC</pubDate>
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         <author>simy_memoli</author>
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         <pubDate>2018-02-23 10:31:57 UTC</pubDate>
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