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      <title>La Reggia di Caserta  by Num Hee</title>
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      <description>Realizzato con allegria da Alice De Simone e Maria Chiara Polleggioni</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-05-21 12:19:54 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;architetto Luigi Vanvitelli</title>
         <author>kenmagnomneko</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Luigi Vanvitelli</strong> (Napoli, 12 maggio 1700 – Caserta, 1º marzo 1773) è stato un pittore e architetto italiano di origine olandese.</div><div>Il Vanvitelli è considerato uno dei maggiori interpreti del periodo del Rococò; eseguì un cospicuo numero di opere che ancor oggi caratterizzano il paesaggio di varie città italiane: a Caserta la scenografica Reggia, alla quale il suo nome è tuttora indissolubilmente legato, e l'imponente acquedotto Carolino; ad Ancona il grande Lazzaretto, su un'isola artificiale pentagonale da lui realizzata, e la chiesa del Gesù; a Napoli il Foro Carolino, il palazzo Doria d'Angri, la chiesa della Santissima Annunziata; a Roma il difficile restauro della Basilica di Santa Maria degli Angeli.<br><br>L'eclettismo delle sue realizzazioni e la versatilità del suo estro creativo rendono Vanvitelli un architetto difficilmente inseribile entro i ristretti orizzonti di una definita corrente artistica: la produzione del Vanvitelli appare pertanto non priva di contraddizioni, tipiche del periodo di transizione fra barocco e neoclassicismo. Generalmente, si può affermare che il linguaggio vanvitelliano da una parte raccoglie l'eredità delle esperienze tardo-barocche, e dall'altra promuove le nuove soluzioni architettoniche offerte dal neoclassicismo; in ogni caso, continuano i dibattiti per inserire il Vanvitelli nella schematicità scandita dalla suddivisone in stili artistici.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-21 12:28:47 UTC</pubDate>
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         <title>Cenni storici della Reggia</title>
         <author>kenmagnomneko</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel 1750 Carlo di Borbone (1716-1788) decise di erigere la Reggia quale centro ideale del nuovo regno di Napoli, ormai autonomo e svincolato dall’egida spagnola. La scelta del luogo dove sarebbe sorta la nuova capitale amministrativa del Regno cadde sulla pianura di Terra di Lavoro, nel sito dominato dal cinquecentesco palazzo degli Acquaviva.</div><div>Il progetto per l’imponente costruzione, destinata a rivaleggiare con le altre residenze reali europee, fu affidato, dopo alterne vicende, all’architetto Luigi Vanvitelli (1700-1773), figlio del più importante pittore di vedute, Gaspar Van Wittel, già attivo a Roma sotto Benedetto XIV nel restauro della cupola di S.Pietro.</div><div>La costruzione della Reggia ebbe inizio con la posa della prima pietra il 20 gennaio del 1752 e procedette sino al 1759, anno in cui Carlo di Borbone, morto il Re di Spagna, lasciò il regno di Napoli per raggiungere Madrid. Dopo la partenza di Carlo i lavori di costruzione del Palazzo nuovo, come veniva denominata all'epoca la Reggia, subirono un notevole rallentamento, cosicchè alla morte di Luigi Vanvitelli, nel 1773, essi erano ancora lungi dall'essere completati. Carlo Vanvitelli, figlio di Luigi e successivamente altri architetti, che si erano formati alla scuola del Vanvitelli, portarono a compimento nel secolo successivo questa grandiosa residenza reale. a reggia, definita l'ultima grande realizzazione del Barocco italiano, fu terminata nel 1845 (sebbene fosse già abitata nel 1780), risultando un grandioso complesso di 1 200 stanze e 1 742 finestre, per una spesa complessiva di 8 711 000 ducati (1 Ducato = 50,00 € per un totale di <br>435 550 000 €).<br><br>Nel 1997 è stata dichiarata dall'UNESCO, insieme con l'acquedotto di Vanvitelli e il complesso di San Leucio, patrimonio dell'umanità.<br><br>Dichiarazione dei disegni del palazzo: <a href="http://www.reggiadicasertaunofficial.it/it/collezioni/libri/dichiarazione-dei-disegni-del-reale-palazzo-di-caserta/">http://www.reggiadicasertaunofficial.it/it/collezioni/libri/dichiarazione-dei-disegni-del-reale-palazzo-di-caserta/</a></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-21 12:41:26 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>kenmagnomneko</author>
         <link>https://padlet.com/kenmagnomneko/1jo4q43xthux/wish/262344249</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel 1787 giunse alla Reggia lo scrittore Goethe mentre eseguiva il suo Grand Tour, il quale meravigliato dai giardini così li descrisse :<br><br></div><var><strong><em><sub> </sub></em></strong><strong><em>« La posizione è di eccezionale bellezza, nella più lussureggiante piana del mondo, ma con estesi giardini che si prolungano fin sulle colline; un acquedotto v'induce un intero fiume, che abbevera il palazzo e le sue adiacenze, e questa massa acquea si può trasformare, riversandola su rocce artificiali, in una meravigliosa cascata. I giardini sono belli e armonizzano assai con questa contrada che è un solo giardino. »</em></strong><strong> </strong></var><div><br>(Johann Wolfgang von Goethe, Viaggio in Italia) </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-21 13:07:28 UTC</pubDate>
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         <title>La struttura della Reggia</title>
         <author>kenmagnomneko</author>
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         <description><![CDATA[<div>La reggia è un grandioso complesso di 1 200 stanze e 1 742 finestre, per una spesa complessiva di 8 711 000 ducati. Nel lato meridionale, il palazzo è lungo 249 metri, alto 37,83, decorato con dodici colonne. La facciata principale presenta un corpo centrale sormontato da un frontone; ai lati, dove il corpo longitudinale si interseca con quello trasversale, si innestano altri due avancorpi. La facciata sul giardino è uguale alla precedente, ma presenta finestre inquadrate da lesene scanalate. </div><div>Il palazzo ricopre un'area di circa 47.000 m2; dispone di 1 026 fumaroli e 34 scale. Oltre alla costruzione rettangolare, il palazzo ha, all'interno del rettangolo, due corpi di fabbricato che s'intersecano a croce e formano quattro vasti cortili interni di oltre 3.800 m2 ciascuno. Accanto al portone centrale sono ancora visibili i basamenti sui quali dovevano essere poste le statue della Giustizia, della Magnificenza, della Clemenza e della Pace, virtù attribuite al re.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-21 13:10:46 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>kenmagnomneko</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2018-05-21 13:37:28 UTC</pubDate>
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         <title>La Cappella Palatina</title>
         <author>kenmagnomneko</author>
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         <description><![CDATA[<div>La cappella palatina si trova all'interno della reggia di Caserta, anche se per accedervi non è necessario entrare negli appartamenti reali. Per formazione si ispira alla cappella della reggia di Versailles. Fu inaugurata nel Natale del 1784 nel corso della messa di mezzanotte celebrata in presenza del re Ferdinando IV. La tribuna reale è decorata da semicolonne e ad essa si accede tramite una scala a chiocciola. Nell'abside è posta una grande pittura di Giuseppe Bonito (uno dei maggiori pittori di genere napoletani del Settecento) raffigurante l'Immacolata Concezione. <br>La Cappella subì gravi danni nel 1943 a causa dei bombardamenti americani sulla città di Caserta e sulla Reggia; venne danneggiato il soffitto, le colonne e le pareti e vennero distrutte opere di inestimabile valore e due organi posti ai lati dell'altare e 7 degli 8 dipinti della cappella. Nel 1948 furono restaurati il pavimento della navata centrale, l'abside, il tabernacolo dell'altare, la balconata, gli stucchi e i marmi.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-21 13:41:06 UTC</pubDate>
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         <title>Appartamento Vecchio</title>
         <author>kenmagnomneko</author>
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         <description><![CDATA[<div>L'Appartamento Vecchio fu il primo a essere abitato da Ferdinando<br>IV e dalla consorte Maria Carolina ed è composto da una serie di stanze con pareti rivestite in seta.Le prime quattro stanze, sono dedicate alle quattro stagioni e affrescate. Segue lo studio di Ferdinando II, con dipinti a tempera di Jakob Philipp Hackert che rappresentano vedute di Capri, Persano, Ischia, la Vacchieria di San Leucio, Cava de' Tirreni e il giardino inglese della reggia stessa. Dallo studio si accede, alla camera da letto i cui mobili però furono distrutti e rifatti in stile Impero dopo la morte del sovrano a causa di una malattia contagiosa. Oltre la camera è la sala dei ricevimenti, che, mediante una serie di anticamere, è collegata alla Biblioteca Palatina cioè alla Sala Ellittica, che ospita un esempio di presepe napoletano. <br><br>Sala della primavera</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-21 14:01:16 UTC</pubDate>
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         <title>Appartamento Nuovo</title>
         <author>kenmagnomneko</author>
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         <description><![CDATA[<div>L'Appartamento Nuovo, posto sulla destra della sala di Alessandro il Grande, fu costruito tra il 1806 e il 1845. Vi si accede tramite la Sala di Marte, progettata da Antonio de Simone in stile neoclassico e affrescata da Antonio Galliano. Proseguendo oltre la Sala di Astrea, con rilievi e stucchi dorati, si giunge quindi all'imponente Sala del Trono, che è l'ambiente più ricco e suggestivo degli appartamenti reali. Questo era il luogo dove il re riceveva ambasciatori e delegazioni ufficiali, in cui si amministrava la giustizia del sovrano e si tenevano i balli di corte. Una sala lunga 36 metri e larga 13,50 che fu terminata nel 1845.&nbsp;</div><div>Intorno alle pareti corre una serie di medaglioni dorati con l'effigie di tutti i sovrani di Napoli, da Ruggero d'Altavilla a Ferdinando II di Borbone (tranne Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat), poi un'altra serie con gli stemmi di tutte le province del regno, mentre nella volta domina un affresco che ricorda la cerimonia della posa della prima pietra. Le successive stanze rappresentano il cuore dell'Appartamento Nuovo e furono ultimate dopo il 1816. Tra queste si ricorda la camera di Gioacchino Murat, in stile Impero, con mobili in mogano e sedie con le iniziali dello stesso Murat.&nbsp;<br><br>Sala del Trono.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-21 14:06:14 UTC</pubDate>
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         <title>Quadreria</title>
         <author>kenmagnomneko</author>
         <link>https://padlet.com/kenmagnomneko/1jo4q43xthux/wish/262370918</link>
         <description><![CDATA[<div><br></div><ul><li>Sala I. Conserva i dipinti di Michele Scaroina, che attestano l'interesse sempre vivo da parte della corte borbonica per la civiltà orientale. </li><li>Sala II. Raccoglie le opere dei migliori allievi dell'Accademia di belle arti di Napoli; si segnala il dipinto del pittore foggiano Giuseppe De Nigris “Paesaggio con Ossian e giovinetta che suona la cetra” che indica quanto fosse viva l'opera dello scrittore James Macpherson autore de I canti di Ossian. </li><li>Sala III. Da segnalare l'opera dell'anconetano Francesco Podesti “Leonardo” che presenta il pensiero del Cenacolo al Duca di Milano Ludovico il Moroche si caratterizza per la raffinata esecuzione e la puntuale ambientazione storica. </li><li>Sala IV. La sala contiene una collezione di nature morte. </li><li>Sala V. Sono qui esposti dipinti della scuola di Salvator Rosa. </li><li>Sala VI. Vi si ammirano le opere legate al tema "I Santi: la Passione ed il Martirio". </li><li>Sala VII e sala VIII. Vi ha sede la collezione di ritratti della Corte Borbonica e delle corti europee a essa legate con vincoli matrimoniali. </li></ul><div>• Sala IX. È dominata dalla tela del pittore Salvatore Fergola “Inaugurazione della Ferrovia Napoli- Portici” </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-21 14:13:34 UTC</pubDate>
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         <title>Presepe Reale</title>
         <author>kenmagnomneko</author>
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         <description><![CDATA[<div>l Presepe Reale è allestito nella Sala Ellittica della reggia. La tradizione del presepe natalizio venne inaugurata da Carlo di Borbone e poi ripresa dai suoi successori: è soprattutto Francesco I, che si rivelerà un grande collezionista di personaggi presepiali. Nell'archivio storico della reggia si ha testimonianza di come la realizzazione del presepio ogni Natale coinvolgesse non solo artisti e artigiani di corte ma anche le principesse e le dame di Corte, abilissime nel confezionamento degli abiti delle figure. La struttura di base, detta “Lo scoglio”, è realizzata in sughero ed occupa una superficie di 40 metri quadri; su questa sono collocate le 1200 figure secondo rigide regole e nel rispetto delle scene canoniche. Le più importanti sono realizzate interamente in terracotta, mentre quelle minori </div><div>sono composte di un'anima di stoppa, sorretta da un fil di ferro, con solo la testa, le mani e i piedi in terracotta. Quello che si può vedere oggi esposto nella Sala Ellittica è una ricostruzione del 1988 del maestoso presepe del 1844 voluto da Ferdinando II: l'originale andò tragicamente perduto a seguito del furto subito nel 1985.  Notevole è l'utilizzo di miniature, tipiche del presepe napoletano settecentesco. </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-21 14:15:23 UTC</pubDate>
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         <title>La Castelluccia</title>
         <author>kenmagnomneko</author>
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         <description><![CDATA[<div>Eretta nel 1769 , la Castelluccia, recentemente restaurata, è un fortino a pianta ottagonale su tre ordini, protetto da un fossato, con corsi d'acqua e ponti levatoi. <br>Nata come struttura destinata alle esercitazioni militari del piccolo Ferdinando IV, la costruzione si è trasformata in epoca ottocentesca in luogo  di svaghi: il castello è divenuto un  sito di intrattenimento, abbellito da un belvedere e da un giardino, mentre le caserme circostanti sono diventate padiglioni per la cucina, il pranzo e il caffè. <br>In un angolo del giardino si trova un "cupolino cinese", realizzato secondo la moda del tempo.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-21 14:27:43 UTC</pubDate>
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         <title>Terrae Motus </title>
         <author>kenmagnomneko</author>
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         <description><![CDATA[<div>La Collezione Terrae Motus, costituita dopo gli eventi sismici che nel 1980 devastarono la Campania e la Basilicata, nasce per iniziativa del gallerista napoletano Lucio Amelio . Su sua richiesta numerosi artisti contemporanei come Joseph Beuys, Andy Warhol, Robert Mapplethorpe, Michelangelo Pistoletto, Mimmo Paladino e Jannis Kounellis,  risposero all'evento catastrofico attraverso la realizzazione di un'opera,  avviando una riflessione sui temi della distruzione sismica e sul contributo che l’arte può dare per ricostruire. <br><br>Costituita da più di 70 pezzi, la collezione è stata esposta in diverse mostre temporanee prima di essere donata nel 1993 con legato testamentario alla Reggia di Caserta. <br><br>Dal 1994 la Collezione Terrae Motus è esposta, con periodiche rotazioni, nelle Retrostanze dell' Appartamento settecentesco della Reggia, secondo una logica che punta ad integrare le opere d’arte contemporanea nell'antico e prezioso apparato decorativo del Palazzo</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-21 14:33:23 UTC</pubDate>
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         <title>Fontana dei Tre Delfini</title>
         <author>kenmagnomneko</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>La Fontana dei Delfini rappresenta la figura di un mostro marino con la testa di un delfino, fiancheggiata da due delfini più piccoli. Le sculture, in travertino di Bellona, furono eseguite da Gaetano Salomone tra il 1776 e il 1779.<br><br></div><div><figure class="attachment attachment--preview"><img width="1" height="1"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure>Il disegno appartiene (come da note d’archivio) a Carlo Vanvitelli, che rielabora quelli del padre. Dalla bocca del mostro marino fuoriescono i getti d’acqua che ricadono in una vasca lunga 470 metri larga 27 e con una profondità di 3 metri. Sullo sfondo un bugnato listato crea l’effetto naturalistico delle rocce in un gioco tra il geometrico e il naturale. La fontana nasconde, sotto gli scogli tufacei, una grotta percorribile con sedili di sosta. Nel 1781 Ferdinando IV di Borbone diede una grande festa illuminando i viali, dal palazzo fino alla fontana.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-22 06:25:17 UTC</pubDate>
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         <title>Le Altre Fontane</title>
         <author>kenmagnomneko</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il parco della reggia si estende per 3 chilometri di lunghezza, con sviluppo sud-nord, su 120 ettari di superficie. In corrispondenza del centro della facciata posteriore del palazzo si dipartono due lunghi viali paralleli fra i quali si interpongono una serie di suggestive fontane che, partendo dal limitare settentrionale del giardino all'italiana, collegano a questo il giardino all'inglese:<br>la Fontana Margherita;<br>la Vasca e Fontana dei Delfini;<br>la Vasca e Fontana di Eolo;<br>la Vasca e Fontana di Cerere;<br>La fontana di Diana e Atteone, sovrastata dalla Grande Cascata.<br>Cascatelle e Fontana di Venere e Adone</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-22 06:30:47 UTC</pubDate>
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         <title>Fontana Margherita </title>
         <author>kenmagnomneko</author>
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         <title>Fontana di Eolo</title>
         <author>kenmagnomneko</author>
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         <title>Fontana di Cerere</title>
         <author>kenmagnomneko</author>
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         <title>Fontana di Diana e Atteone</title>
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         <title>Fontana di Venere e Adone</title>
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