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      <title>I gruppi etnici africani 3E by elvira vitulano</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2023-02-08 16:13:20 UTC</pubDate>
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         <title>BERBERI</title>
         <author>elvy90vitulano</author>
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         <description><![CDATA[<p>I berberi costituiscono un gruppo etnico dell'odierno Maghreb.</p><p>Citati già in alcune iscrizioni egizie, varie popolazioni berbere durante il periodo antico dettero vita a vari regni. Durante il Medioevo nacquero vari regni romano-berberi. La conquista araba del Maghreb nel VII secolo avviò un ampio processo di islamizzazione e parziale arabizzazione delle popolazioni berbere. Vaste comunità di berberi si stabilirono a partire dal XX secolo in Francia, Spagna, Paesi Bassi, Belgio, Italia, Germania, Stati Uniti d'America, Canada e Israele.</p><p>(Antonio Cinti)</p><p><br/></p><p><br/></p><p>Il loro stile di vita è propriamente caratterizzato dall’essere un popolo nomade.</p><p>Questo elemento consente loro di definirsi “uomini liberi”, infatti la loro sopravvivenza dipende direttamente dalla loro capacità di spostarsi facilmente da un luogo all'altro.</p><p>(Anna Mele)</p><p><br/></p><p><br/></p><p>I berberi rappresentano una popolazione <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Europoide">europoide</a>. Sembra che almeno fino all'età del bronzo (circa 1200 a.C.) tra le popolazioni berbere fosse piuttosto diffusa la <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Depigmentazione">depigmentazione</a>, cioè l'<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Albinismo">albinismo</a> e il <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Biondismo">biondismo</a> come carattere genetico.</p><p>(Agnese Elmo)</p><p><br/></p><p><br/></p><p>I berberi costituiscono un gruppo etnico autoctono dell'odierno Maghreb. I berberi comprendono quelle popolazioni tradizionalmente di lingua berbera che non sono state arabizzate e rappresentano una vasta minoranza delle popolazioni di Marocco e Algeria. Minoranze berbere sono distribuite anche in Libia, Tunisia, nell'oasi di Siwa in Egitto e in Mauritania. Sottogruppo berbero sono i tuareg, distribuiti in Algeria, Libia, Mali, Niger e Burkina Faso. Berberi erano anche i guanci delle isole Canarie.</p><p>(francesco zonno)</p><p><br/></p><p>  </p><p><br/></p><p>I nomadi berberi in Marocco vivono in tende fatte di lana di dromedario e capra, soluzione esposta pesantemente agli agenti atmosferici (il caldo ed il freddo si fanno sentire) e si presentano grandi e suddivise in due parti, una per le donne e l'altra per gli uomini.</p><p>(Ilary Martellotti)</p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p>Il nome "berbero" è un termine del vocabolo francese berbère, a sua volta derivato dal termine greco-romano "barbaro", volto a designare chi non parlava il latino o il greco. L'endonimo usato da molti berberi è amazigh, che significa "uomini liberi".</p><p>La lingua berbera o <em>tamaziɣt</em> appartiene alla famiglia linguistica <a rel="noopener noreferrer nofollow" class="mw-redirect" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Lingue_afroasiatiche">afroasiatica</a> o camito-semitica. La sua estensione copre quasi tutta l'Africa del Nord, dall'<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Oceano_Atlantico">Oceano Atlantico</a> fino all'Egitto occidentale; sembra che una varietà di berbero fosse un tempo parlata anche dai guanci delle <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Isole_Canarie">isole Canarie</a>.</p><p>La lingua berbera fu in passato duramente repressa dai Paesi del Nordafrica che si proclamavano arabi, che procedettero a sistematiche campagne di <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Arabizzazione">arabizzazione</a>. ( Filippo Gemma)</p><p><br/></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2023-02-08 16:46:41 UTC</pubDate>
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         <title>TUAREG</title>
         <author>elvy90vitulano</author>
         <link>https://padlet.com/elvy90vitulano/1eojmh0yqf87n6ov/wish/2473765737</link>
         <description><![CDATA[<p>I Tuareg sono un gruppo etnico, tradizionalmente nomade, stanziato lungo il deserto del Sahara (principalmente nel Mali e nel Niger, ma anche in Algeria, Libia, Burkina Faso, Marocco e perfino nel Ciad dove sono chiamati Kinnin). La lingua tuareg e le sue varietà sono dialetti del berbero. (Alessandro Cinti) </p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p>I Tuareg abitano da sempre l'area sahariana, hanno origini berbere e, da secoli, occupano i territori compresi tra Libia, Algeria, Mali, Niger, Burkina Faso, Nigeria e Ciad. Questo gruppo etnico vive di pastorizia, del commercio di sale, spezie e avorio. Sono alti di statura, ben allenati ma magri, con occhi scuri e pelle rigata dal sole e il tipico turbante, il “<strong>taguelsmut</strong>”, che ricopre il viso quasi per intero.</p><p>(Simone Buongiorno)</p><p><br></p><p><br></p><p>Vengono chiamati “uomini blu”, poiché si vestono con abiti in lana blu, che con il tempo tingerà la loro pelle del colore stesso. </p><p>Inoltre, i Tuareg portano anche un velo, per la vergogna di una sconfitta subita in tempi antichi e mai riscattata. </p><p>(Anna Mele)</p><p><br></p><p><strong>Il velo è obbligatorio solo per gli uomini</strong>. Con ospiti e viaggiatori condividono la cerimonia del thè. Tradizionalmente si preparava il thè per meditare, perché ritenevano che il fischio della teiera, mentre l'acqua gorgoglia e bolle, aiutasse a calmare la mente.(Sara Zantonini)</p><p><br></p><p><br></p><p><strong>Pastori </strong>nomadi, abili <strong>guerrieri</strong>, vivono in villaggi provvisori formati da tende.</p><p>I loro <strong>clan </strong>sono rigidamente <strong>patriarcali</strong> e le varie tribù sono divise in classi sociali.</p><p>Originariamente animisti (attribuivano un'anima alle cose del mondo), hanno assimilato solo superficialmente la religione musulmana.</p><p>Conservano la loro lingua originaria e usano una scrittura propria (<strong>tifinagh</strong>).</p><p><strong>Rebecca Taliento</strong></p><p><br></p><p><br></p><p>i <strong>Tuareg</strong> hanno basato la loro sussistenza sull'allevamento e sul commercio con le popolazioni confinanti con il Sahara. La religione che praticano è l'Islam; le donne hanno una libertà maggiore rispetto ad altre culture islamiche. Una usanza dei <strong>Tuareg</strong> è la cerimonia del tè, conosciuta con il nome "Il tè nel deserto". (Agnese Elmo)</p><p><br></p><p><br></p><p>Vivono in tende</p><p>costituite da un telaio in legno strallato rivestito con tessuti di diversa natura, come peli di animali o tappeti leggeri e con una struttura triangolare, consentono allo stesso tempo di fornire riparo, proteggere dal vento e dalla sabbia e fornire la mobilità necessaria per la continua ricerca di acqua ed erba. Ogni campo ha diverse tende. Di solito ce n’è una più grande come camera da letto comune e una più semplice come soggiorno. A volte costruiscono una piccola costruzione in mattoni per la cucina e la dispensa. Altri spazi possibili sono piazzole per gli animali e una piccola tenda, fuori dal campo, destinata agli adulti per godersi momenti di privacy. </p><p>(Roberta Cohen)</p><p><br></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2023-02-08 16:53:32 UTC</pubDate>
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         <title>PIGMEI</title>
         <author>elvy90vitulano</author>
         <link>https://padlet.com/elvy90vitulano/1eojmh0yqf87n6ov/wish/2473766798</link>
         <description><![CDATA[<p>I pigmei sono di bassa statura (inferiore ai 150 cm) e caratterizzati da pelle scura, capelli crespi, naso schiacciato e cranio brachimorfo. "Pigmei” è un termine collettivo usato per indicare diversi popoli cacciatori-raccoglitori del bacino del Congo e di altre regioni dell'Africa centrale. Il termine è considerato dispregiativo e quindi evitato da alcuni indigeni, ma allo stesso tempo viene utilizzato da altri come il nome più facile e conveniente per riferirsi a se stessi. (Alessandro Cinti)&nbsp;</p><p><br></p><p><br></p><p>I pigmei sono molto probabilmente la popolazione più antica che abbia abitato le foreste equatoriali e tropicali africane. Sui monumenti egiziani del secondo millennio a.C. compaiono notizie scritte nelle quali i Pigmei sono chiamati "Danzatori degli Dei" per la loro grande abilità nella danza.</p><p>(Anna Mele)</p><p><br></p><p><br></p><p>I pigmei hanno una suddivisione delle attività di caccia ben precisa, infatti gli uomini cacciano con arco e frecce avvelenate e le donne pescano. Questo stile di vita è basato sulla loro profonda conoscenza della natura, infatti conoscono persino le piante a fine curativo o quelle che producono veleno. In alcuni casi praticano anche scambi commerciali con tribù nelle vicinanze poichè hanno una grande abilità nel lavorare il legno e l'osso.</p><p>(Samuele Bleve)</p><p><br></p><p><br></p><p>Secondo una teoria scientifica, le popolazioni pigmee devono la loro piccola statura alla pressione selettiva naturale che ha permesso loro di adattarsi meglio alle dense foreste tropicali dove il caldo è opprimente e il cibo è scarso.</p><p>(Gaia Gatti)</p><p><br></p><p><br></p><p>I gruppi di pigmei sono diffusi lungo gran parte della fascia tropico-equatoriale dell'Africa; sono presenti in Camerun, Repubblica Centrafricana, Gabon, Repubblica del Congo, Repubblica Democratica del Congo, Uganda e Ruanda.</p><p>Vivono di caccia e di pesca, sono nomadi raccoglitori. Vivono in foreste inestricabili, che incutono paura. Guaritori e indovini, hanno resistito a lungo alla contaminazione dell'uomo moderno. Hanno resistito anche alle malattie che i loro vicini dei villaggi hanno portato inconsapevolmente</p><p>Secondo una teoria scientifica, le popolazioni pigmee devono la loro piccola statura alla pressione selettiva naturale che ha permesso loro di adattarsi meglio alle dense foreste tropicali dove il caldo è opprimente e il cibo è scarso (Rachele Virdia)</p><p><br></p><p><br></p><p><strong>La vita dei Pigmei è profondamente sintonizzata con la natura circostante</strong>, di cui conoscono tutti i segreti. Dalla foresta non solo ricavano il cibo necessario alla sopravvivenza ma anche piante ed erbe curative, di cui sono veri esperti. Estraggono unguenti contro gli insetti, veleni per le frecce, medicinali per malanni vari. A proposito della raccolta dei frutti, sono le donne a occuparsene, li trasportano fino all’accampamento in cestini e in gerle, suddividendoli con l’intera comunità e consumandoli nel breve termine. Tranne in alcuni casi, come per la manioca, che viene essiccata al sole e ridotta in farina, quindi conservata più a lungo. (Roberta Cohen)</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2023-02-08 16:54:09 UTC</pubDate>
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         <title>MURSI</title>
         <author>elvy90vitulano</author>
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         <description><![CDATA[<p>I <strong>Mursi</strong> sono un gruppo etnico dell'Etiopia, localizzato nella zona dell'Omo meridionale. I Mursi sono conosciuti come <strong>nomadi</strong>, infatti, il loro movimento è sempre stato orientato alla ricerca di un luogo fresco in cui poter vivere, un luogo con foresta lungo il fiume per la coltivazione e con prati ben irrigati per l'allevamento del bestiame. I bovini continuano a dare un contributo vitale alla loro dieta. (Riccardo Santangelo)</p><p><br></p><p>Il “disco labiale” si usa spesso tra le donne mursia, per simboleggiare la loro maturità sessuale. </p><p>oltre che tra le labbra, può essere portato nei lobi delle orecchie. (Anna Mele)</p><p><br></p><p>I Mursi sono un’etnia di guerrieri selvaggi e pericolosi.</p><p>Per loro il combattimento e la lotta costituiscono la forma più alta di prestigio e di rispetto.</p><p>Fino a poco tempo fa per visitare questi villaggi era obbligatoria la scorta armata. &nbsp;</p><p>La visita è prudente farla la mattina. Molti uomini di questa etnia possiedono un Kalashnikov ovvero un fucile mitragliatore e, purtroppo, appena si svegliano iniziano a bere una birra “artigianale” derivata dalla fermentazione del sorgo.</p><p>&nbsp;L’alcool li rende aggressivi e litigiosi e, considerando che sono armati, non c’è proprio da scherzare. (Agnese Elmo)</p><p><br></p><p><br></p><p>I Mursi si trovano nel Parco Nazionale Mago e sono circa 5.000 e sono principalmente pastori classificati nella famiglia di lingue nilo-sahariane. Vivono in una area difficilmente accessibile tra il Mago National Park e l'Omo River e vivono prevalentemente di pastorizia. (Rachele Virdia) </p><p><br></p><p> I Mursi sono principalmente pastori, ma anche guerrieri.</p><p>Essi sono <strong>meglio conosciuti per la loro tradizione degli anelli nella labbra delle loro donne</strong>. Il labbro inferiore di una donna non sposata verrà trafitto e poi allungato progressivamente per circa un anno. Un disco di argilla a forma di ruota viene schiacciato nel foro del labbro.(Sara Zantonini)</p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2023-02-08 16:55:11 UTC</pubDate>
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         <title>MASAI</title>
         <author>elvy90vitulano</author>
         <link>https://padlet.com/elvy90vitulano/1eojmh0yqf87n6ov/wish/2473769173</link>
         <description><![CDATA[<p>I Masai raccontano che la loro origine ebbe luogo quando il progenitore di tutti i Masai (Mamasinta) risalì il grande burrone. Il riferimento geografico potrebbe corrispondere alla serie di ripide scarpate che separano la valle del lago Turkana nel nord del Kenya dagli altopiani centrali del paese. I Masai sono un popolo nilotico, originari quindi della Valle del Nilo, che nel corso del XV e del XVII secolo è migrata verso gli altipiani al confine tra Kenya e Tanzania.</p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p>Il popolo dei Masai, che abita tra il Kenya e la Tanzania, si caratterizza per una cultura decisamente unica, diversa non solo da quella occidentale ma anche da quella di molte altre tribù africane. Questa popolazione, che vive in clan, basa il proprio sostentamento soprattutto sull’allevamento e abita in villaggi molto isolati, situati a chilometri di distanza dagli insediamenti più vicini.</p><p>Tra le tribù della Tanzania più suggestive, i Masai sono concentrati soprattutto nei dintorni del Cratere Ngorongoro e nelle zone di Arusha. Le case in cui abitano si trovano in questi contesti decisamente straordinari, in cui i villaggi sono strutturati secondo un approccio familiare. </p><p>Mariachiara Riganti </p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p>Una caratteristica curiosa dei Masai è l'<strong>assenza di strumenti musicali</strong>: questo vuol dire che la sola musica di cui possono godere è quella del canto a cappella. Quasi sempre i canti prevedono un solista e un coro che risponde.&nbsp;</p><p>Carlotta Abate</p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p>In molte culture indigene vi è per esempio l'abitudine di estrarre uno o più denti per sancire il passaggio dall'infanzia all'età adulta. Per entrare a far parte della comunità, i giovani Masai si fanno infatti estrarre gli incisivi superiori o inferiori senza anestesia né disinfettanti.</p><p>(Gaia Gatti)</p><p><br/></p><p><br/></p><p>Anche se sono cattolici, gli uomini Masai possono avere più di una sposa. Nella maggior parte dei casi il primo matrimonio si svolge quando la donna ha 14 anni e l’uomo non è molto più grande: si tratta di nozze combinate dalle famiglie degli sposi.</p><p>Prima di potersi unire in matrimonio con la ragazza prescelta, il futuro sposo deve entrare nella savana e ammazzare con la lancia un leone: si tratta non solo di un dono per la donna, ma anche di una dimostrazione di forza.</p><p>La famiglia dello sposo compra la donna con un certo numero di mucche, che variano in base alla ricchezza della famiglia stessa e alla bellezza della ragazza. Dopo il primo matrimonio, gli uomini possono sposarsi ancora, e cioè continuare a comprare ragazze, con cui avere altri figli. I maschi sono destinati a occuparsi del bestiame, mentre le femmine sono considerate sinonimo di ricchezza, visto che possono essere scambiate con le mucche.</p><p>GIULIA FORTE</p><p><br/></p><p><br/></p><p>Questa popolazione di pastori originariamente seminomadi, ma ormai sedentari, venerano una figura divina chiamata <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Religione_dei_masai"><strong>Enkai</strong></a>, un dio che si rivela in diverse forme e colori a seconda del proprio umore, rosso se è&nbsp;arrabbiato e&nbsp; nero se è calmo.</p><p>Secondo le tradizioni Masai, le meteore sarebbero gli occhi della divinità lanciati per vedere da vicino gli uomini. Nel sistema religioso Masai, un ruolo di primo piano è quello interpretato dallo sciamano, il <strong>Laibon</strong>. Si tratta del leader spirituale delle singole comunità, in grado di far da tramite tra Dio e gli essere umani. Il Laibon è considerato un profeta, a volte un guaritore, e viene interpellato dagli anziani del villaggio, che hanno un potere assoluto su tutti gli affari che riguardano la comunità Masai, per dare il suo giudizio e suoi consigli su aspetti non prettamente spirituali. (Roberta Cohen)</p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p> </p><p><br/></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2023-02-08 16:55:39 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>TUTSI</title>
         <author>elvy90vitulano</author>
         <link>https://padlet.com/elvy90vitulano/1eojmh0yqf87n6ov/wish/2473770036</link>
         <description><![CDATA[<p>Gruppo etnico dell'Africa centro-orientale che rappresentava nella zona l'elemento aristocratico dominante, erano esclusivamente pastori che si distinguevano per le loro tecniche agricole. Sono noti per la loro altezza (in media 185 cm nelle donne e fin oltre i 2 metri negli uomini).</p><p><br></p><p><br></p><p>I <strong>Tutsi</strong> rappresentano l'élite economica e sociale nettamente distinti dalla massa agricola della popolazione <strong>Bantu</strong> (<strong>Hutu</strong>).</p><p><strong>Burundi</strong>, <strong>Ruanda</strong> e <strong>Regione dei Grandi Laghi</strong> (Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda e Uganda occidentale) sono i paesi intorno ai quali ruota l'origine di questo popolo.</p><p>Oggi i Tutsi sono organizzati in <strong>clan patrilineari</strong>, facenti parte dello stesso ceppo etnico-culturale degli Hutu con i quali convissero pacificamente in Ruanda (Africa orientale) per diversi secoli.</p><p>Nel 1916 il Ruanda passò sotto il dominio coloniale del Belgio che favorì i Tutsi, che rappresentavano il 15% della popolazione.<br><strong>Rebecca Taliento</strong></p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p> </p><p>Dal 6 aprile al 16 luglio 1994 si compie in Ruanda il genocidio dei tutsi e degli hutu moderati, per mano dell'esercito regolare e degli interahamwe, milizie paramilitari. Il movente ideologico fondamentale è l'odio razziale verso la minoranza tutsi, che aveva costituito l'élite sociale e culturale del Paese. </p><p>Vi è poca differenza tra la cultura dei Tutsi e quella degli Hutu e i due gruppi parlano la stessa lingua, praticano la stessa religione, vivono l'uno accanto all'altro. Queste significative somiglianze portano molti a concludere che Tutsi è un'espressione di classe o di casta, piuttosto che di etnia. Gli esperti discutono ancora se queste somiglianze tra Hutu e Tutsi derivino da un'origine comune, oppure da un elevato tasso di matrimoni misti. (Rachele Virdia)</p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p>Oggi la validità del termine Tutsi come indicativo di un'etnia distinta da quella Hutu è oggetto di un considerevole dibattito. Alcuni ricercatori credono che ci sia poca o nessuna differenza tra i due gruppi e che le differenze esistenti possano essere spiegate dalle strutture sociali nella regione dei Grandi Laghi. La maggior parte delle differenze tra i gruppi sono sociali, economiche e culturali, e sono riconducibili a diverse professioni: gli hutu sono tradizionalmente considerati agricoltori, mentre i tutsi sono allevatori di bestiame. Sebbene siano una minoranza, i tutsi sono stati definiti da una letteratura coloniale come una classe sociale elevata, a causa dell'alto valore che la loro cultura assegna al bestiame. Nonostante questo, la maggior parte dei ruandesi si qualifica oggi come tutsi o hutu. (Filippo Gemma)</p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2023-02-08 16:56:11 UTC</pubDate>
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         <title>BOSCIMANI</title>
         <author>elvy90vitulano</author>
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         <description><![CDATA[<p>(Ciro Alessandro Lombardo)</p><p>I Boscimani che vivevano di caccia, persero da un giorno all'altro la possibilità di cacciare gli animali che dal deserto del Kalahari erano soliti migrare a nord per abbeverarsi. Per poter sopravvivere si misero quindi a predare gli animali di allevamento, scatenando la reazione violenta degli allevatori</p><p><br/></p><p>i Boscimani vivono fin campi di reinsediamento. Per sopravvivere dipendono in gran parte dalle razioni di cibo distribuite dal governo perché sono praticamente impossibilitati a cacciare, e vengono picchiati e arrestati se sorpresi a farlo.</p><p>(Carlotta Abate)</p><p><br/></p><p><br/></p><p>Non hanno un termine per indicare il proprio popolo nel suo insieme: il nome "San" fu loro attribuito dai khoikhoi, nella cui lingua <em>san</em> significa "straniero", "diverso".</p><p>In genere, i Boscimani, difatti, preferiscono farsi chiamare "boscimani", sebbene questa denominazione appaia offensiva a molti occidentali.</p><p>boscimani sono stati considerati la possibile fonte della linea di discendenza del DNA mitocondriale della Eva mitocondriale.</p><p>Si definiscono "coloro che seguono la luce" poiché si spostano in funzione delle piogge per nutrirsi di frutti, radici e di tutto quello che la natura mette a disposizione.</p><p>(Agnese Elmo)</p><p><br/></p><p><br/></p><p>Tradizionalmente dediti alla caccia e raccolta, vivono in piccoli gruppi e la loro cultura materiale è costituita da pochi utensili. In contrasto con questa estrema povertà di beni materiali, notevole è il loro patrimonio culturale, ampiamente studiato dagli antropologi. (Rachele Virdia)</p><p><br/></p><p><br/></p><p>Le terre ancestrali dei boscimani si trovano nel cuore della zona diamantifera più ricca del mondo. Si sa con certezza che esiste almeno un grande deposito di diamanti presso la comunità boscimane di Gope. Ma nella riserva sono già stati individuati molti altri giacimenti di kimberlite (la roccia vulcanica al cui interno si trovano i diamanti).</p><p>Nel maggio 2007, la De Beers ha venduto il giacimento di Gope alla compagnia Gem Diamonds per 34 milioni di dollari.</p><p>La Gem Diamonds ha affermato che il giacimento di Gope contiene diamanti per un valore stimato di 4 miliardi di dollari.</p><p>(Roberta Cohen)</p><p><br/></p><p><br/></p><p>Il nome “Boscimani” è usato per identificare una popolazione dell'Africa sud-occidentale, oggi vivente nelle steppe del Kalahari, di piccola statura, corporatura magrissima, pelle giallastra chiara. </p><p>trae il nome dall'olandese boschjesman «uomo della boscaglia» dato dai coloni olandesi ai gruppi di cacciatori e raccoglitori insediati all'interno e nei territori circostanti il deserto del Kalahari.</p><p>(Ilary Martellotti)</p>]]></description>
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         <pubDate>2023-02-08 16:57:00 UTC</pubDate>
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         <title>ZULU</title>
         <author>elvy90vitulano</author>
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         <description><![CDATA[<p>Gli <strong>Zulu</strong>  sono un gruppo etnico africano che ebbe fortuna politica e militare agli inizi del XIX secolo. Gli Zulu sono circa 11 milioni e si trovano in Sudafrica. Il loro nome deriva da amazulu, che in isiZulu significa "gente del cielo".</p><p><br></p><p>Originariamente, il nome Zulu apparteneva a un clan minore del nord di quella che oggi è la provincia del KwaZulu-Natal; all'epoca, l'area era occupata da molte piccole tribù Ngoni. Alla fine del XVIII secolo, il capo degli Zulu era Senzangakona, che ebbe con una donna di nome Nandi un figlio illegittimo, Shaka. Esiliati da Senzangakona, Nandi e Shaka si rifugiarono presso la tribù degli Mthethwa, presso i quali Shaka divenne un apprezzato guerriero. (Alessandro Cinti) </p><p><br></p><p>Gli <strong>Zulu</strong>, che superano i 5 milioni di individui e rappresentano circa il 29% della complessiva popolazione sudafricana, costituiscono il maggiore gruppo etnico del paese e uno dei più importanti gruppi di <strong>lingua nguni</strong>.</p><p>A partire dalla fine del XVIII secolo il loro espansionismo sconvolse il Paese nel tentativo di creare un impero unitario e ottennero potere militare, influenza politica e incremento demografico.</p><p>Tradizionalmente agricoltori e allevatori, oggi lavorano da salariati.</p><p><strong>Rebecca Taliento </strong></p><p><br></p><p><br></p><p>Gli Zulu sono una <strong>popolazione che si costituì in regno dell'od.</strong> <strong>Repubblica sudafricana.</strong> Il regno fu creato intorno al 1816, organizzando gruppi di agricoltori e allevatori  attraverso una complessa ed efficace organizzazione militare.</p><p>Gli <strong>Zulu vivono</strong> in tradizionali capanne ad alveare disposte circolarmente in stanziamenti detti kraal.</p><p>Il loro “look” è costituito da <strong>una lunga gonna di pelle di vacca, trattata e ammorbidita con grassi e carboni di origine animale, abbinata a gilet di cotone, o reggiseni.</strong></p><p>Ad assistere all'esercitazione il<strong> Capo di Stato Maggiore</strong> ha salutato le truppe con un BZ (bravo zulu), che in gergo militare significa <strong>ben fatto.</strong>(Sara Zantonini)</p><p><br></p><p>-</p><p>Una curiosità interessante sui <strong>Zulu </strong>riguarda il loro sistema di comunicazione noto come "Ulwimi Lwabantu" o "Lingua degli uomini". Questo sistema è basato su <em>suoni vocali</em> e <em>clic</em>, che sono suoni prodotti dalla lingua e dal palato.</p><p>I click sono particolarmente distintivi e sono utilizzati come fonemi nella lingua zulu. Ci sono diversi tipi di clic, come il clic laterale, il clic centrale e il clic anteriore. Questi suoni sono incorporati nel <strong>linguaggio</strong> e possono cambiare completamente il <strong>significato</strong> di una parola a seconda di come vengono utilizzati.</p><p><br></p><p>(<em>Flavia Tommasi</em>)</p>]]></description>
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         <pubDate>2023-02-08 16:57:30 UTC</pubDate>
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         <title>ASHANTI</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Gli <strong>Ashanti</strong> sono una popolazione dell’omonima regione del Ghana. Eredi di un antico impero che combatté a lungo contro quello britannico, gli Ashanti vivono in parte in ambienti urbani&nbsp;parlando inglese e praticando il cristianesimo o l’islam ed in parte in villaggi rurali, nei quali la lingua utilizzata è il twi.</p><p>La popolazione è fortemente votata alle attività economiche, in particolare commercio ed agricoltura. Le sue influenze culturali hanno raggiunto il mondo occidentale e le sue architetture tradizionali sono state riconosciute patrimonio dell’umanità. (Riccardo Santangelo)</p><p><br></p><p>La bandiera del Ghana <strong>è stata adottata nel 1957</strong>. I colori sono quelli panafricani. Il rosso rappresenta il sangue di coloro che lottano per la libertà; il giallo la ricchezza mineraria; il verde le foreste e la stella simboleggia la libertà.</p><p>(Anna Mele)</p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p>Gli Ashanti o Asante sono uno fra i più importanti gruppi etnici del Ghana. Furono una potente nazione, militarista e molto disciplinata. Gli antichi Ashanti migrarono in prossimità del fiume Niger nord-occidentale dopo la caduta dell'Impero del Ghana nel 1200. Fu uno stato pre-coloniale dell'Africa occidentale in quella che ora è la Repubblica del Ghana. Il suo impero si estese dal Ghana centrale fino al Togo e alla Costa d'Avorio odierni. Oggi la monarchia asante continua ad esistere insieme ad altre unità sotto-statali tradizionali riconosciute dalla costituzione, all'interno dell'odierna Repubblica del Ghana. Tra il XVIII e il XIX secolo prosperò soprattutto grazie ai commerci con i mercanti europei insediati nella Costa d'oro, con i quali scambiarono soprattutto oro e schiavi (Rachele Virdia)</p><p><br></p><p><br></p><p>Nel XIX secolo quello del popolo <strong>Ashanti </strong>era uno dei più potenti regni africani, immerso nelle foreste, nel cuore dell’odierno Ghana. Il regno venne fondato secoli prima, precisamente nel 1660. Grazie a una serie di condizioni favorevoli, come una capace organizzazione sociale e militare, gli Ashanti si trasformarono negli artefici dell’unificazione di quella terra un tempo chiamata<strong> Costa d’Oro.</strong> Una denominazione che non stupisce, dato che i giacimenti auriferi abbondavano nel regno Ashanti. <strong>L’oro è uno degli emblemi che contraddistinguono i componenti dignitari di questo popolo fiero.</strong> Ancora oggi, durante varie cerimonie, le figure di alto rango indossano gioielli d’oro e persino le spade sono rivestite con questo prezioso minerale. Gli orafi Ashanti sono rinomati proprio per la loro abilità nel forgiare splendidi monili.</p><p>GIULIA FORTE</p><p><br></p><p><br></p><p>Gli Ashanti o Asante sono una popolazione appartenente al gruppo etnico Akan stanziata principalmente nell'omonima regione del Ghana.</p><p>Parlano,oltre all'inglese, il <strong><em>twi</em></strong>,una lingua kwa parlata nel Ghana e in alcune zone della Costa d'Avorio.</p><p>Praticano come religione <strong><em>l'islam</em></strong>, il <strong><em>cristianesimo,il</em></strong> <strong><em>mussulmano</em></strong> e <strong><em>l'akan</em></strong>.</p><p>Gli Ashanti sono organizzati in una società matrilineare.</p><p>Le feste più importanti e celebrate sono il funerale, <strong><em>l'akwasidae</em></strong>, il <strong><em>dipo</em></strong>, <strong><em>millet</em></strong><em> </em><strong><em>festival</em></strong>, il <strong><em>bakatue</em></strong>, <strong><em>l'aboakyer</em></strong> e il <strong><em>fetu</em></strong><em> </em><strong><em>afahye</em></strong><em>.</em></p><p>TROTTA MARTINA ZAYRA</p><p><br></p><p><br></p><p><strong>L’importanza che gli Ashanti riservano all’ultraterreno e all’aldilà</strong>, come in tutte le culture vudù e animiste, è rappresentato anche dalle <strong>cerimonie funebri</strong>. Più che eventi tristi, sembrano vere e proprie feste, condite da canti e danze sfrenate. Chiunque può parteciparvi, in un momento collettivo di condivisione festosa, che porta conforto ai famigliari e rende <strong>omaggio al defunto</strong>, non tanto per ciò che ha realizzato in vita, ma soprattutto per ciò che farà nell’aldilà e la protezione che invierà dal potente regno dei morti. I colori di queste vere e proprie parate, sono <strong>il rosso e il nero</strong>. Di rosso acceso sono vestiti i parenti stretti del defunto, di nero i conoscenti. Più sarà alto il rango sociale della famiglia, più sarà sontuosa la cerimonia. Il capo-clan è obbligato a presenziare, accompagnato dai suoi servitori e immediatamente riconoscibile per l’ombrello e la canna reale, lo sfoggio di gioielli in oro e la preziosa stoffa adinkra, riservata solo ai componenti delle famiglie reali. (Roberta Cohen)</p><p><br></p><p><br></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2023-02-14 16:15:09 UTC</pubDate>
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