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      <title>In Laboratorio con Strabone: alla scoperta della Magna Grecia e della Sicilia by Antonella Corsetti</title>
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      <description>Laboratorio di geostoria della classe 1B del Liceo Scientifico Farnesina.</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2016-03-03 18:06:54 UTC</pubDate>
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         <title>La prof,</title>
         <author>acor81</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Benvenuti</strong>, ragazzi! Oggi svolgerete un lavoro multimediale alla&nbsp;<strong>scoperta delle colonie greche in Italia.&nbsp;</strong>Una volta&nbsp;<strong>divisi in gruppi</strong>, analizzerete le varie colonie che sono state fondate sui territori della Magna Grecia e della Sicilia. Indicate per ciascun insediamento&nbsp;<strong>caratteristiche geografiche</strong>,&nbsp;<strong>il</strong>&nbsp;<strong>mito, la storia</strong>,&nbsp;<strong>i reperti archeologici,</strong>&nbsp;<strong>le fonti letterarie.<br></strong><br></div><div><strong>Buon lavoro e buon divertimento</strong>, miei piccoli storici!</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-03-03 18:15:13 UTC</pubDate>
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         <title>poggioli puglia</title>
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         <description><![CDATA[<div>&nbsp;INTORNO al 750 a.C. la Grecia era ormai vittima di una crisi economica e politica che non riusciva più a fronteggiare: la popolazione aumentava, ma la terra restava sempre la stessa. Lo scontro tra la nobiltà e il popolo era ormai aperto e così, sempre dopo aver consultato l' immancabile oracolo sull'esito dell' impresa,partirono spedizioni organizzate che sfidavano il mare per rifugiarsi nell'Italia meridionale.<br>Dopo aver combattuto con le popolazioni già presenti ed aver conquistato del territorio fondarono nell'ottavo secolo Taranto.<br>Sulla fondazione della prima colonia greca in Puglia esistono numerose leggende. Le fonti storiche, quelle di Antioco ed Eforo, riportate anche da Strabone, raccontano versioni diverse che però coincidono nell' attribuire la fondazione di Taranto ai Parteni, ovvero quegli Spartani che in patria non godevano di nessun diritto. Anche Falanto, la guida dei Parteni, fu protagonista di numerosi racconti ed episodi di carattere aneddotico: il più conosciuto vuole che l' uomo, mentre andava a Delfi per consultare il celebre oracolo, fosse naufragato nei pressi del golfo di Crisa dove un delfino l' avrebbe poi portato fino a terra. Ed è proprio da questa leggenda che deriva l' immagine di un uomo a cavallo di un delfino poi riportata anche sulle monete di Taranto<figure class="attachment attachment-preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:373,&quot;url&quot;:&quot;https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/8/8c/Moneta_Taranto.jpg&quot;,&quot;width&quot;:399}" data-trix-content-type="image"><img src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/8/8c/Moneta_Taranto.jpg" width="399" height="373"><figcaption class="caption"></figcaption></figure>&nbsp;Nel giro di due secoli Taranto fiorì. Le sue basi erano agricole, ma vantava un' aristocrazia amante del bello e dell' armonia, che frequentava con piacere i santuari ellenici, di cui a ricordo restano adesso un gruppo di tombe risalenti al 500 a.C. dove sono stati ritrovati vasi per unguento, strìgli che venivano utilizzati dagli atleti per detergersi dal sudore e dalla polvere dopo gli esercizi, nonché anforea volte di origine ateniese che con grande probabilità venivano offerte come premio nelle gare panatenàiche. Questo periodo fortunato e dorato per l' aristocrazia non durò però a lungo: tra il 470 e il 460 a. C. l' élite si trovò a fare i conti con dei movimenti democratici. I coloni, infatti, sia per ragioni strategiche che prettamente economiche, avevano esteso i loro domini anche nell' entroterra arrivando ad appropriarsi di quelle terre che si estendevano da Torre Castelluccia fino a Ginosa Marina. Avevano fatto loro Talsano, Pulsano, Lizzano, ma anche San Giorgio Ionico, Carosino, Monteiasi, Statte e perfino Crispiano.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-03-04 07:27:48 UTC</pubDate>
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         <title>Le Colonie della Calabria-Frate Giulia</title>
         <author>ludob</author>
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         <description><![CDATA[<div><a href="http://www.calabriatours.org/colonie/kroton.htm"><strong>Kroton</strong></a><strong>&nbsp;- Crotone</strong></div><div>Fondata nel 709 a.C. sulle sponde del fiume Esaro, da un gruppo di coloni achei, la città di Kroton fu certamente tra le più potenti colonie della Magna Grecia, sede di famose scuole antiche come quella filosofica di Pitagora.<br><br></div><div><a href="http://www.calabriatours.org/colonie/lokroi.htm"><strong>Lokroi Epizephyrioi</strong></a><strong>&nbsp;- Locri</strong></div><div>Ancora dibattuta la data di fondazione della città antica e le modalità della stessa, Lokroi Epiphyrioi fu certamente una delle colonie più potenti che diede i natali a diversi personaggi illustri della Magna Grecia di&nbsp;<a href="http://www.calabriatours.org/">Calabria</a>.<br><br></div><div><a href="http://www.calabriatours.org/colonie/medma.htm"><strong>Medma</strong></a><strong>&nbsp;- Rosarno</strong></div><div>Edificata intorno alla seconda metà del VII secolo a.C. dai locresi per ampliare il proprio dominio, Medma divenne nota in epoca arcaica per l'apprezzata scuola artigiana, tra le più sofisticate di tutta la&nbsp;<a href="http://www.calabriatours.org/">Calabria</a>.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-03-04 07:28:08 UTC</pubDate>
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         <title>Gasperoni- Sicilia</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2016-03-04 07:28:33 UTC</pubDate>
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         <title>Le colonie della Calabria Giulia O</title>
         <author>francescescagasparini21</author>
         <link>https://padlet.com/acor81/1a336n53wf8f/wish/98967354</link>
         <description><![CDATA[<div><a href="http://www.calabriatours.org/colonie/metauros.htm"><strong>Metauros</strong></a><strong> - Gioia Tauro<br></strong><br>-Sulla riva destra del fiume Metauro, nella vasta piana dell'odierna Gioia Tauro, i calcidesi di Zancle fondarono nel VII a.C. una piccola colonia posta a confine tra i territori di Rhegion e quelli tirrenici di Locri Epizefiri.<br><br></div><div><a href="http://www.calabriatours.org/colonie/rhegion.htm"><strong>Rhegion</strong></a><strong> - Reggio Calabria</strong></div><div><br>-Potente colonia d'origine calcidese, fu fondata ai tempi della guerra messenica, anche con l'apporto di alcuni nobili messeni sfuggiti al predominio di Sparta. La città antica si trova sotto l'abitato dell'attuale Reggio Calabria.<br><br></div><div><a href="http://www.calabriatours.org/colonie/skylletion.htm"><strong>Skylletion</strong></a><strong> - </strong><a href="http://www.calabriatours.org/colonie/skylletion.htm"><strong>Scolacium</strong></a><strong> - Roccelletta di Borgia</strong></div><div><br>-Roccaforte ionica dei crotoniati edificata nel VII a.C. per arginare l'espansione a nord della nemica Locri Epizefiri, l'antica Skylletion risulta oggi coperta dai resti della colonia romana di Scolacium.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-03-04 07:28:44 UTC</pubDate>
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         <title>Mito greco della Sicilia</title>
         <author>sofiabasili28</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>La leggenda di Aci e Galatea</strong></div><div>Tale leggenda ha un’origine greca e spiega la ricchezza di sorgenti d’acqua dolce</div><div>nella zona etnea.</div><div>Esistono in provincia di Catania: Acitrezza, Acicastello, Acibonaccorsi, Acicatena,</div><div>Aci San Flippo, numerosi paesi di nome "Aci".... Racconta la leggenda che viveva</div><div>sulle rive di un fiume un pastorello di nome Aci, che con il suo flauto incantava gli</div><div>animali e la bella ninfa Galatea, la quale sedeva sulla riva del mare, ascoltando il</div><div>giovane. Di lei era innamorato Polifemo, il ricco pastore, ma lei lo respingeva</div><div>sempre. Quando il Ciclope si accorse che la ragazza era innamorata di Aci e lui la</div><div>ricambiava, scagliò contro il pastorello un masso e lo uccise. Gli dei, inteneriti dallo</div><div>straziante dolore di Galatea, trasformarono il pastorello in un fiume, il torrente Aci e</div><div>mescolarono le sue acque con quelle della ninfa che si era sciolta in lacrime. Così Aci</div><div>e Galatea poterono continuare a stare insieme nelle fresche e gorgoglianti acque del</div><div>torrente che li accolse.</div><div><br>&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-03-04 07:29:12 UTC</pubDate>
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         <title>Le colonie della Calabria (Caro)</title>
         <author>paola_gerola</author>
         <link>https://padlet.com/acor81/1a336n53wf8f/wish/98967419</link>
         <description><![CDATA[<div><br><a href="http://www.calabriatours.org/colonie/hipponion.htm"><strong>Hipponion</strong></a><strong>&nbsp;- Vibo Valentia</strong>Sopra una piccola altura posta a poco meno di 500 metri sul livello del mare, coperti dal moderno abitato di Vibo Valentia, si trovano i resti dell'antica colonia locrese di Hipponion, costruita sul precedente centro indigeno di Veipo.<br><br><a href="http://www.calabriatours.org/colonie/kaulonia.htm"><strong>Kaulonia</strong></a><strong>&nbsp;- Monasterace Marina.&nbsp;</strong>L'origine della colonia è incerto, poichè alcune fonti storiche indicano Kaulonia come città fondata dai crotoniati nel VII secolo a.C. altri studiosi ritengono invece che sia una colonia achea fondata nel VIII a.C. dall'ecista Tifone di Aegion.<br><br><a href="http://www.calabriatours.org/colonie/krimisa.htm"><strong>Krimisa</strong></a><strong>&nbsp;- Cirò&nbsp;</strong>L'identificazione della città di Krimisa è oggi quasi unanimemente risolta a favore della zona attorno a Cirò Superiore, dove gli archeologi hanno identificato una continuità abitativa che risale sin dall'epoca del Ferro.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-03-04 07:29:16 UTC</pubDate>
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         <title>Alessandro,le colonie della calabria</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/acor81/1a336n53wf8f/wish/98967434</link>
         <description><![CDATA[<div><a href="http://www.calabriatours.org/colonie/sybaris.htm"><strong>Sybaris</strong></a><strong>&nbsp;-&nbsp;</strong><a href="http://www.calabriatours.org/colonie/sybaris.htm"><strong>Thourioi</strong></a><strong>&nbsp;-&nbsp;</strong><a href="http://www.calabriatours.org/colonie/sybaris.htm"><strong>Copia</strong></a><strong>&nbsp;- Sibari</strong></div><div><br>Il primo impianto coloniale risale al 720 a.C. col nome di Sybaris, potente città achea distrutta dai crotoniati nel VI secolo. Il secondo impianto venne fondato nel 444 a.C. dagli ateniesi di Pericle. Divenne poi colonia romana col nome di Copia.<br><strong><em>Gli Scavi Archeologici di Sibari si estendono su oltre cinque ettari e si articolano in cinque diversi cantieri . La realtà archeologica e storica di maggiore importanza del luogo è Sybaris una delle prime colonie greche nella Magna Grecia, fra le più popolose, ricche, potenti e lussuose del mondo antico, distrutta dai Crotoniati intorno al 500 a.C. che vi deviarono il corso del fiume Sybaris.Condotti dalle guide del Parco Archeologico di Sibari, il più grande della Calabria, è possibile passeggiare nel tempo e scoprire lo straordinario modello&nbsp; urbanistico di Thurii fondata dai Sibariti superstiti nel 444 a.C. con l’aiuto di Atene e progettata dal grande architetto Ippodamo da Mileto.&nbsp; &nbsp; &nbsp; Dopo numerose battaglie, Thurii, nel 204 a. C. è assediata da Annibale e dal suo esercito che trasferisce i suoi abitanti a Crotone.Saranno poi i romani, nel 194 a. C. a ripopolarla, fondando la colonia di diritto latino dal nome di Copia.Costruita in parte sullo straordinario impianto urbanistico di Thurii, Copia è la città del mondo antico di Sibari che gli scavi archeologici hanno riportato alla luce, conservando alcune tracce delle due precedenti città di Sybaris e sopratutto di Thurii.Si possono visitare ad esempio, il teatro, le grandi strade, le domus romanae, le terme, le fontane monumentali e la porta urbica a nord.Il viaggio del tempo continua al moderno Museo Archeologico della Sibarite a due passi dagli scavi , composto da cinque sale espositive che conducono il&nbsp; &nbsp; visitatore in un percorso cronologico, che parte dal periodo protostorico,quello precoloniale e coloniale, fino ad arrivare al periodo classico, ellenistico, romano e brettio, per offrire al visitatore un quadro dell’evoluzione della cultura materiale, di cui Sibari è una parte importante, ma non isolata, di tutta la Sibaritide.Il Parco Archeologico di Sibari, è quindi in grado di regalare al turista un viaggio nel tempo unico al mondo alternando in un unico sito la visita agli scavi per ammirare gli aspetti urbanistici delle antiche città ed il percorso museale per scoprire da vicino la vita dei loro popoli.<br>&nbsp;&nbsp;</em></strong><strong>Il geografo greco Strabone la ricorda così: “Sybaris aveva raggiunto tal grado di prosperità da esercitare l’egemonia su quattro popoli limitrofi; le erano soggette venticinque città; trecentomila persone vivevano nei confini delle sue mura”.</strong><figure class="attachment attachment-preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:276,&quot;url&quot;:&quot;http://images.serviziadv.it/00037/scavi_sibari.jpg&quot;,&quot;width&quot;:431}" data-trix-content-type="image"><img src="http://images.serviziadv.it/00037/scavi_sibari.jpg" width="431" height="276"><figcaption class="caption"></figcaption></figure><figure class="attachment attachment-preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:163,&quot;url&quot;:&quot;http://images.serviziadv.it/00037/scavi_sibari_1.jpg&quot;,&quot;width&quot;:249}" data-trix-content-type="image"><img src="http://images.serviziadv.it/00037/scavi_sibari_1.jpg" width="249" height="163"><figcaption class="caption"></figcaption></figure><figure class="attachment attachment-preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:468,&quot;url&quot;:&quot;http://images.serviziadv.it/00037/scavi_sibari_2.jpg&quot;,&quot;width&quot;:620}" data-trix-content-type="image"><img src="http://images.serviziadv.it/00037/scavi_sibari_2.jpg" width="620" height="468"><figcaption class="caption"></figcaption></figure></div><div><a href="http://www.calabriatours.org/colonie/temesa.htm"><strong>Temesa</strong></a><strong>&nbsp;- Amantea</strong></div><div><br>Ricordata nell'Odissea da Omero, che la cita per le sue ricche miniere di rame, e conosciuta per il ritrovamento di monete in argento incuso con legenda TE o TEM, Temesa possedeva le uniche miniere di rame presenti in&nbsp;<a href="http://www.calabriatours.org/">Calabria</a>.<br>La localizzazione dell'antica città di Temesa non è stata ancora definita in maniera certa ed univoca. Gli ultimi scavi archeologici del biennio 2005-2007 hanno rinvenuto in località Campora San Giovanni, frazione del comune di<a href="http://www.calabriatours.org/mare/amantea.htm">Amantea</a>, i resti di due necropoli e di un antico heraion, cioè un luogo di culto, che farebbe propendere per una definitiva localizzazione. Mentre perde valore la prima ipotesi che voleva la città di Temesa situata in una località del comune di Nocera Terinese posta alla confluenza dei fiumi Savuto e Grande.<br>L'antica Temesa è ricordata nell'Odissea da Omero, che la cita per le sue ricche miniere di rame, e conosciuta per il ritrovamento di monete in argento incuso con legenda TE o TEM. Le uniche miniere di rame presenti in Calabria si trovano fra Catanzaro e la costa ionica, e questo non facilità l'identificazione della città. Lo storico Strabone ritiene che l'antica Temesa sia stata fondata dagli Ausoni, popolazione italica precedente ai greci, e che da queste parti si troverebbe un santuario dedicato a Polites, compagno di Ulisse. Pandosia invece racconta della legenda del mostro di Temesa, sconfitto in duello dall'atleta pluriolimpionico<a href="http://www.calabriatours.org/personaggi/eutimo.htm">Eutimo</a>&nbsp;di&nbsp;<a href="http://www.calabriatours.org/colonie/lokroi.htm">Locri Epizefiri</a>. Secondo lo storico greco, Polites, compagno di Ulisse, ubriaco violentò una giovane fanciulla del luogo e per questo venne lapidato dagli Ausoni. L'anima di Polites si tramutò in mostro maledicendo il popolo di Temesa. A quel punto la Pizia dell'oracolo di Delfi ordinò di placare il mostro erigendo un santuario in onore di Polites e di consacrargli ogni anno una tra le più belle vergini di Temesa. Il sanguinoso tributo venne annullato allorquando il pugile<a href="http://www.calabriatours.org/personaggi/eutimo.htm">Eutimo</a>&nbsp;di&nbsp;<a href="http://www.calabriatours.org/colonie/lokroi.htm">Locri Epizefiri</a>, innamoratosi della fanciulla che sarebbe andata offerta al mostro, decise di sfidare quest'ultimo in duello, e dopo averlo battuto e sprofondato nel mare, liberò la città tra la gioia e le feste della gente.<br>Nel VI secolo a.C. Temesa era sotto il controllo di&nbsp;<a href="http://www.calabriatours.org/colonie/sybaris.htm">Sybaris</a>, dopo la distruzione di questa ad opera dei crotoniati, la città passò sotto il controllo della potente<a href="http://www.calabriatours.org/colonie/kroton.htm">Kroton</a>. A questo periodo si riferisce tutta la monetazione a doppia legenda fin qui trovata, che riporta il Tripode Delfico con la scritta KPO sul fronte, e l'elmo corinzio con legenda TEM sul retro. Nel IV e III secolo a.C. Temesa sopravvive nella nuova organizzazione politica brettia con il nome di Noukria.<br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-03-04 07:29:23 UTC</pubDate>
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         <title>Paglioni/Campania:Velia</title>
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         <description><![CDATA[<div><br></div><div>VELIA - Colonia greca della Magna Grecia, posta sulla spiaggia tirrenica della Lucania, in un luogo dominante la baia dove sbocca il fiume Alento (ant.&nbsp;<em>Hales</em>, poi Alyntos), e quindi fra le due colonie sibaritiche di Lao e Posidonia; le rovine dell'antica città greca furono poste in luce da scavi moderni, nel sito del borgo medievale di Castellammare di Veglia o della Bruca.</div><div>Fu fondata, secondo il racconto di Erodoto (I, 164-167), dai Focesi di Alalia dopo la battaglia del 540 a. C. (v. aleria), e dal nome di un piccolo abitato indigeno preesistente, chiamata&nbsp;<em>Hyele&nbsp;</em>(la forma&nbsp;<em>Elea&nbsp;</em>compare la prima volta in Platone).<figure class="attachment attachment-preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:173,&quot;url&quot;:&quot;http://www.cilentotravelguide.com/img/Mappa_01.jpg&quot;,&quot;width&quot;:190}" data-trix-content-type="image"><img src="http://www.cilentotravelguide.com/img/Mappa_01.jpg" width="190" height="173"><figcaption class="caption"></figcaption></figure></div><div>L'insediarsi dei nuovi venuti in territorio che Sibari considerava a buon diritto come riservato alla sua sfera d'influenza, destò malumore nei vicini Posidoniati, contro i quali Velia dovette difendersi con le armi. Di lì a trent'anni però, distrutta Sibari, migliorarono i rapporti di Velia non solo con i vicini Posidoniati, ma anche con gli Etruschi, che avevano prima mantenuto attivissimi traffici con Sibari.<br><br></div><div>Cominciò allora il periodo della massima floridezza di Velia. Oltre alla pesca, gli abitanti della città&nbsp;<em>si&nbsp;</em>dedicarono con fortuna al commercio, stringendosi in lega con i Reggini e, poco dopo, con i Massalioti stessi, che si valsero di quell'ottimo scalo nel Tirreno meridionale come luogo dí sosta per le loro navi mercantili che si dirigevano, attraverso lo stretto di Messina, nei porti della Sicilia orientale e della Grecia stessa: tanto che Velia fu anche considerata come colonia di Marsiglia.<br><br>Lo sviluppo dei commerci della città è testimoniato dalle sue belle monete, che portano su una faccia la testa di Atena o quella della ninfa Velia, sull'altra, un leone, spesso in lotta con un cervo.<figure class="attachment attachment-preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:339,&quot;url&quot;:&quot;http://m.italiatua.it/userimg/721.jpg&quot;,&quot;width&quot;:685}" data-trix-content-type="image"><img src="http://m.italiatua.it/userimg/721.jpg" width="685" height="339"><figcaption class="caption"></figcaption></figure><figure class="attachment attachment-preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:939,&quot;url&quot;:&quot;http://www.sihrma.it/07mar/wp-content/uploads/2010/09/area-archeologica-velia.jpg&quot;,&quot;width&quot;:800}" data-trix-content-type="image"><img src="http://www.sihrma.it/07mar/wp-content/uploads/2010/09/area-archeologica-velia.jpg" width="800" height="939"><figcaption class="caption"></figcaption></figure></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-03-04 07:29:38 UTC</pubDate>
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         <title>alessandro letta campania</title>
         <author>gio_gabriele70</author>
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         <description><![CDATA[<div>Pithecusa è la più antica colonia della Magna Grecia. Fu fondata dagli Euboici nel 770 a.C. Questi erano una popolazione greca proveniente dall'Eubea, nella Calcide. La città sorge sull'isola di Ischia, nel promontorio di Monte Vico, che anticamente era abitata dagli Ausoni, popolazione del basso Lazio. I greci convissero molto bene con gli abitanti locali, attivando una fitta rete di commerci con la madrepatria. Ne danno testimonianza i numerosi vasi e reperti archeologici trovati anche sull'isola di Vivara. La città diventa un centro di smistamento della ceramica cicladico-euboica, sopratutto in direzione degli Etruschi, in particolare con la città di Amina, l'odierna Pontecagnano. Nel VI secolo a.C. la città venne abbandonata per le limitrofe Dicearchia, Cuma e Partenope. &nbsp;<figure class="attachment attachment-preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:194,&quot;url&quot;:&quot;https://encrypted-tbn3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcR12RTuZGhl_NJ67W0-2jm2_sWk5VnjpMVITG4ytL2ytUb_Bk4TiQ&quot;,&quot;width&quot;:259}" data-trix-content-type="image"><img src="https://encrypted-tbn3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcR12RTuZGhl_NJ67W0-2jm2_sWk5VnjpMVITG4ytL2ytUb_Bk4TiQ" width="259" height="194"><figcaption class="caption"></figcaption></figure><br>Cuma fu fondata intorno all'VIII sec. a.C. dagli abitanti della vicina Pithecusa (Ischia) . Le cause che li spinsero furono: scarsità di terreno coltivabile, sovrappopolazione, lotte interne. La Cuma era&nbsp; un luogo fortificato naturalmente con un fertilissimo terreno. La città Cuma rimase padrona della costa mentre gli abitanti autoctoni emigrarono verso l'intero. Divenne una città fiorente e potente, estendendo i suoi confini sui golfi flegreo e partenopeo. Verso il 504 a.C. i cumani, insieme al loro condottiero Aristodemo, insieme ai Latini, combatterono contro gli Etruschi di Porsenna, riportando una prestigiosa vittoria presso Ariccia. In questa occasione venne ucciso Arhuns, il figlio del re tirrenico. Aristodemo riscosse un grande successo e divenne il padrone della città. La spedizione del generale cumano venne appoggiata dal senato, capeggiato da Hippomedon, con la speranza che lo stesso venisse ucciso ed eliminato; invece la vittoria di Ariccia diede ad Aristodemo il comando della città, che venne regnata con carisma. L'ultima fase del suo governo fu caratterizzata dal terrore, al punto che si scatenò una rivolta capeggiata dai figli di Hippomedion, ucciso durante il regime aristodemico. Nel 474 a.C. la città fu attaccata dagli Etruschi, che vennero respinti dall'azione di Siracusa, chiamata in aiuto. Lerone, signore siracusano, prese le redini della città. Cuma fu conquistata dai Sanniti fra il 438 e il 424 a.C. e dai Romani nel 295 a.C. Cominciò così il suo declino. Verso la fine della repubblica, quando Puteoli divenne il porto principale di Roma, Cuma decadde in breve tempo.<br>Oggi quello che ci rimane di Cuma sono i ruderi del Tempio dei Giganti e dei templi del Foro, dove si apriva la più vasta piazza di Cuma. Più a nord, dietro i poderosi resti delle Terme si estende l'ampia zona della Necropoli, cosparsa di antichissime tombe.&nbsp;<br>La Dicearchia fu fondata nel 513 a.C. dall' approdo di alcuni profughi di Samo, sfuggiti alla tirannide di Policrate . Fino ad oggi di Dicearchia esiste solo una fonte scritta e pervenuta fino a noi, ma della presunta città non è stata rinvenuta una sola pietra.<br>&nbsp;Charles Dubois, uno dei più illustri studiosi della storia antica di Pozzuoli, avanza un'ipotesi &lt;&nbsp;<em>I contatti tra i Sami ed i Cumani che erano originari di Calcide, furono&nbsp; facilitati dal ricordo delle vecchie tradizioni di amicizia che esistevano tra Samo e Calcide. . L'amicizia dei Sami e dei Calcidesi e delle colonie euboiche dell'Italia e della Sicilia, ebbe certamente peso sulla fusione che si operò tra le genti di Cuma ed i fuggiaschi di Samo</em>.&gt;<br>Dicearchia visse alle dipendenze di Cuma e, pertanto, difese con essa l'ellenismo della Campania prima contro gli etruschi e poi contro i sanniti.&nbsp;<br>Strabone inoltre ci parla in generale della Campania come riportato nella RASSEGNA DI ISCHIA.<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sanniti"><br></a><br></div><div><br><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-03-04 07:30:07 UTC</pubDate>
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         <title>alessia caprio campania</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Paestum<br>fu uno dei centri principali della Magna Grecia. Intorno al 600 a.C., coloni greci&nbsp; vi fondarono una città, cui diedero il nome di Posidonia, ed edificarono il grande santuario di Era. Alla fine del V secolo a.C. Paestum fu conquistata dai lucani.Delimitata da imponenti mura , esibisce lungo la direttrice del cardo romano gli edifici principali: a nord si trova il tempio di Atena del 500 ca. a.C. Al centro si estende l'area pubblica: sull'agorà della città greca si affacciavano 'Ecclesiasterion(costruzione per le riunioni dell'assemblea),&nbsp; il tempio della Triade Capitolina (Capitolium) e la basilica.Alle spalle del foro si ergevano l'anfiteatro&nbsp; e un ginnasio ellenistico con una grande piscina. A sud era situato il grande santuario urbano di Era.Al periodo greco risalgono i grandiosi templi dorici (la Basilica, il tempio di Nettuno ed il tempio di Cerere).La cosiddetta Basilica di Paestum, risalente al 540-510 a.C., costituisce uno degli esempi più noti e meglio conservati di tempio dorico in Magna Grecia. Essa deve questo suo nome alla credenza settecentesca che si trattasse non di un tempio, ma di una basìlica, appunto, nel senso romano del termine: vale a dire un ambiente coperto destinato a sede di tribunale e, in genere, alle riunioni pubbliche dei cittadini. Si tratta invece di un grandioso tempio periptero ennàstilo (cioè con 9 colonne sul fronte) dedicato alla dea Hera e collocato nella zona del santuario meridionale di Poseidonia .Nell’area del santuario settentrionale dell’antica Poseidonia sorgono i resti di un secondo tempio dorico, di dimensioni più piccole, originariamente dedicato ad Athena ma oggi noto come Tempio di Cerere, in onore della veneratissima dea romana della fertilità e dell’agricoltura . L’edificio è del tipo periptero.Viene qui applicata per la prima volta in Magna Grecia la regola secondo la quale il numero delle colonne sul lato maggiore deve essere uguale al doppio più una di quelle presenti sul lato minore. Tale regola proporzionale è la stessa che ritroviamo anche nel Partenone di Atene.Infine, poco più a Nord della Basilica e a essa parallelo, sempre nell’area del santuario meridionale, sorge il grande Tempio di Nettuno,costituito da colonne con 24 scalanature.<figure class="attachment attachment-preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:120,&quot;url&quot;:&quot;http://www.pestum.it/immagini/img_nettuno1.jpg&quot;,&quot;width&quot;:180}" data-trix-content-type="image"><img src="http://www.pestum.it/immagini/img_nettuno1.jpg" width="180" height="120"><figcaption class="caption"></figcaption></figure></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-03-04 07:30:54 UTC</pubDate>
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         <title>pertosa  PUGLIA</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<ul><li>I contatti del mondo greco con il Mediterraneo centro-occidentale sono attestati sin dall’età preistorica. La vocazione marittima e la ricerca di materie prime (ossidiana, metalli) spinsero le popolazioni dell’Egeo a creare e a intrattenere una rete intensa di relazioni commerciali in tutto il bacino del Mediterraneo. I rapporti e gli scambi del mondo egeo con il versante adriatico dell’Italia risalgono al III millennio a.C. I materiali archeologici, soprattutto ceramici, rinvenuti in Italia documentano la frequentazione micenea sin dalle prime fasi di questa civiltà (XVI-XV sec. a.C.): nelle Isole Eolie (Lipari, Filicudi, Salina), nell’arcipelago flegreo (Ischia e Vivara), ma anche lungo le coste dell’Italia, nella Puglia adriatica (Giovinazzo, Molinella e Grotta Manaccore nel Gargano), nella Calabria ionica, nella Grotta del Pino vicino Salerno e nella Sicilia meridionale, dove nel santuario-officina di Montegrande, presso Agrigento, sono state rinvenute fornaci di lavorazione dello zolfo, che si estraeva nella zona.</li></ul><div><br></div><div>A partire dalla metà circa del secolo VIII a.C., un vasto movimento migratorio di popolazioni greche interessò la Sicilia e ne sconvolse l'assetto politico-territoriale, economico, etnico, sociale e culturale. Non era, la Sicilia, la sola regione verso cui era diretta questa migrazione di popolazioni elleniche, ma tutto l'Occidente mediterraneo ne fu interessato: la Sicilia, però, e le regioni meridionali dell'Italia, anche per la loro più felice posizione geografica rispetto alla Grecia, furono maggiormente investite dall'ondata colonizzatrice e in esse le popolazioni greche fondarono il maggior numero di colonie.<br><br><br><br></div><div><em>La colonizzazione greca dei secoli VIII-VI</em>. - Dalle coste dell'Asia Minore era impossibile estendersi verso l'interno tenuto da stati forti; perciò, quando la pressione dell'eccesso di popolazione con le sue conseguenze (fame di terre, lotta di classe, guerre) si fece nuovamente sentire, i Greci furono spinti a cercare altrove e più lontano nuovi terreni da occupare. L'allargarsi delle cognizioni geografiche e i progressi della nautica favorirono il nuovo movimento d'espansione. Nel quale gl'interessi commerciali ebbero dapprima parte subordinata, e principale la fame di terre; e se effettivamente la colonizzazione partì soprattutto da città nelle quali l'industria e il commercio cominciavano a fiorire, bisogna tener presente che in esse specialmente gli emigranti potevano trovar navi e guide e più forti si facevano sentire i contrasti sociali. Ebbe così principio nel sec. VIII il secondo e più grande periodo della colonizzazione greca, che costellò di città elleniche le coste di quasi tutto il Mediterraneo e avviò la civiltà greca a divenire mondiale. I centri principali dell'irradiazione coloniale, che fino agli ultimi anni del sec. VII è d'iniziativa privata, non furono più ora la Beozia, l'Attica, o l'Argolide, ma Corinto e Megara sull'Istmo, Calcide ed Eretria nell'Eubea, Rodi, Lesbo, e le città della Ionia con alla testa Mileto. Le fertili coste dell'Italia e della Sicilia, con il loro clima simile al greco e alle quali si poteva arrivare navigando rasente terra, tranne che sui 75 km. di mare che dividono l'Epiro dall'Italia, si offrirono per prime ai coloni greci, ai quali erano del resto già note per rapporti commerciali risalenti all'età micenea.<br><br><br><figure class="attachment attachment-preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:413,&quot;url&quot;:&quot;http://www.charmingitaly.com/sites/charmingitaly.com/files/u1473/paestum-3.jpg&quot;,&quot;width&quot;:550}" data-trix-content-type="image"><img src="http://www.charmingitaly.com/sites/charmingitaly.com/files/u1473/paestum-3.jpg" width="550" height="413"><figcaption class="caption"></figcaption></figure></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-03-04 07:30:58 UTC</pubDate>
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         <title>capici-le colonie greche in PUGLIA</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2016-03-04 07:31:51 UTC</pubDate>
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         <title>HIPPONION (calabria)</title>
         <author>paola_gerola</author>
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         <description><![CDATA[<div>Hipponion, l'attuale Vibo Valentia, fu la colonia di Locri Epizefiri più settentrionale del versante tirrenico.<br>La sua fondazione si fa tradizionalmente risalire alla fine del VII secolo a.C., data confermata dai ritrovamenti archeologici degli ultimi anni.<br>Posta a presidio su un'alta collina, Hipponion controllava il Golfo di Sant'Eufemia (nell'antichità chiamato anche Golfo di Hipponion) e le vaste campagne del Poro; col tempo la sua ricchezza e il suo spirito di indipendenza la portarono, nel 422 a. C., a scendere in lotta contro la madrepatria Locri.<br>Già nei primi anni del secolo vennero riportati alla luce la poderosa cinta muraria della città (opera in grossi blocchi di tufo a struttura isodoma con tecnica a sacco e doppia cortina), tre torrioni semicircolari, i resti di un tempio dorico periptero in antis (VI-V secolo a.C.) e le fondamenta di due templi minori.<br>Gli ultimi scavi archeologici hanno dato risultati assai interessanti.<br><figure class="attachment attachment-preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:200,&quot;url&quot;:&quot;https://0.academia-photos.com/3088876/1015029/1268998/s200_maurizio.cannat_.jpg&quot;,&quot;width&quot;:200}" data-trix-content-type="image"><img src="https://0.academia-photos.com/3088876/1015029/1268998/s200_maurizio.cannat_.jpg" width="200" height="200"><figcaption class="caption"></figcaption></figure><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-03-04 07:33:29 UTC</pubDate>
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         <title>KROTON</title>
         <author>ludob</author>
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         <description><![CDATA[<div>La fondazione di Kroton avvenne sulla fine dell'VIII secolo a.C. ad opera degli Achei. Di tale evento la leggenda ha tramandato la storia di Myskellos di Rhype il quale, avendo interrogato l'oracolo di Apollo a Delfi ebbe l'ordine di fondare una nuova città nel territorio compreso fra Capo Lacinio e Punta Alice.<br>Attraversato il mare ed esplorate quelle terre, Myskellos si chiese se non fosse stato meglio fermarsi a Sybaris, già florida e accogliente anziché affrontare i rischi della fondazione di una nuova città. Il dio adirato gli ordinò di rispettare il responso dell'oracolo, intimandogli di fermarsi fra il promontorio Lacinio e la sacra Krimisa.<br><figure class="attachment attachment-preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:330,&quot;url&quot;:&quot;http://www.magnagrecia.it/pagare/calabria/italiano/itinerar/kroton/apollo.jpg&quot;,&quot;width&quot;:195}" data-trix-content-type="image"><img src="http://www.magnagrecia.it/pagare/calabria/italiano/itinerar/kroton/apollo.jpg" width="195" height="330"><figcaption class="caption"></figcaption></figure><br>Un'altra leggenda si intreccia al racconto della fondazione; sarebbe stato Eracle o Ercole a fondare la città in onore del suo amico Kroton, da lui ucciso per errore al posto del ladrone Lacinio che gli aveva rubato alcuni buoi.&nbsp;<br>La città era un centro culturale ricchissimo di fermenti, come testimonia la presenza, a partire dal 530 a.C. circa, del filosofo e matematico Pitagora e della prestigiosa scuola di medicina di Alcmeone.<br>La grande ricchezza e l'intraprendenza degli abitanti la spinsero a muovere guerra alla sua più diretta rivale: nel 510 a.C. i Crotoniati armarono un esercito guidato dall'atleta Milone e annientarono le forze sibarite, distruggendo per sempre la città di Sybaris.<br>Dopo la vittoria la potenza di Kroton raggiunse l'apogeo e le sue mire espansionistiche la portarono a cercare l'egemonia su tutte le rotte commerciali del territorio dell'attuale Calabria.<br>A Kroton esistevano inoltre importanti aree sacre e santuari suburbani, il più famoso dei quali era il santuario di Hera Lacinia (VI secolo a.C.). L'imponente tempio dorico periptero esastilo, un tempo decorato dai dipinti di Zeusi e del quale non resta che un'alta colonna, era luogo di venerazione da parte di tutti i Greci d'Occidente.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-03-04 07:35:21 UTC</pubDate>
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         <title>Metauros (calabria</title>
         <author>francescescagasparini21</author>
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         <description><![CDATA[<div>-L’antica Matauro, attuale Gioia Tauro, è uno dei centri greci minori lungo le coste tirreniche.<br>-Nel 1956 iniziarono i primi scavi archeologici in contrada Petra, dove si rinvenne una cospicua necropoli greca con sepolture risalenti tra il VI ed il V secolo a.C. In totale 1.500 sepolture ad incinerazione depositate in anfore o brocche fittili, corredate da ceramica corinzia ed egea di buona manifattura. Questi ritrovamenti confermano l'origine calcidese di questa colonia. Altri scavi hanno evidenziato parecchio materiale di provenienza locrese, attestando la conquista da parte di <a href="http://www.calabriatours.org/colonie/lokroi.htm">Locri Epizefiri</a> della città intorno al VI secolo a.C.<br>-La colonia calcidese di Metauros, chiamata più tardi Matauros dai locresi, è nota per essere stata la patria del poeta Stesicoro. L'attuale documentazione letteraria ed archeologica non consente la ricostruzione storica della città di Matauros oltre il V secolo a.C. Ciò potrebbe significare che l'antica Metauros sia passata in modo definitivo sotto il controllo di <a href="http://www.calabriatours.org/colonie/rhegion.htm">Rhegion</a>, oppure ritornata in orbita di <a href="http://www.calabriatours.org/colonie/lokroi.htm">Locri Epizefiri</a>, più come avamposto, che città vera e propria.<br>- Oreste, figlio di Agamennone e Clitemnestra fu re di Argo, Micene e Sparta. Poco più che bambino assistette all'uccisione del padre ad opera di Clitemnestra e del suo amante Egisto. Prima della rivolta, ed anche per salvargli la vita, la sorella e nutrice Elettra lo portò dal re Strofio, in Focide, vecchio amico e cognato di Agamennone che lo allevò insieme al figlio Pilade. I due cugini divennero inseparabili.<br><br></div><div>Nove anni dopo Oreste, ormai adulto, si recò a Delfi e chiese all'oracolo come doveva agire per vendicare la morte del padre. L'oracolo gli ordinò di uccidere la madre Clitemnestra ed Egisto.</div><div> In segreto si avviò con Pilade a Micene, facendosi riconoscere dalla sorella Elettra che, secondo Euripide, era stata costretta da Egisto a sposare un umile contadino il quale rispettava la sua verginità.</div><div> Elettra aiutò il fratello a uccidere la madre e l'usurpatore.</div><div> Sugli avvenimenti successivi le versioni discordano. Alcuni dicono che diventò pazzo, altri che fu Erinni o Furie (il cui compito era di punire i gravi delitti) ma Apollo diede ad Oreste un arco con cui scacciarle lontano e altri ancora che fu condannatpo a morte ma dopo salvato da Apollo.</div><div> <br> </div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-03-04 07:36:00 UTC</pubDate>
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         <title>Giulia Antonini (campania)</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Neapolis (Napoli)&nbsp; fu fondata dai greci provenienti da cuma.<br>Sulla fondazione di Neapolis ci sono varie teorie, ma la più affidabile è quella di Strabone, che sotiene che agli abitanti di Cuma poi si sovrapposero ateniesi e clacidesi, abitanti di Pithecusae (Ischia) e cosi la città da quel momento fu detta "città nuova" (Neapolis) in sostituzione di quella vecchia (Palaepolis). Peapolis, il cui nome originario era parthenope, sarebbe statala colonia più antica dei cumani, mentre Neapolis quella più recente dei clacidesi. Strabone sostiene anche che in realtà Palaepolis è stata costruita dai rodi in epoca anteriore a quella cumana. Nel 304 a.C i romani cominciarono a penetrare in campania e Neapolis fu conquistata&nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-03-04 07:36:21 UTC</pubDate>
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         <title>Capici-puglia</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/acor81/1a336n53wf8f/wish/98968206</link>
         <description><![CDATA[<div>Le ondate ripetute di popolazioni greche che si stanzieranno nel&nbsp;<strong>Salento</strong>&nbsp;saranno numerose per tutto il corso dell’epoca antica, dai Cretesi, primi dominatori incontrastati del Mediterraneo orientale, fino a Bizantini, la storia del Salento è strettamente legata a quella della lontana Grecia.<br><br></div><div>Le ondate di migrazioni da oriente erano causate da una serie di motivi: da un lato le civiltà greche che erano in piena espansione commerciale ed imperialistica, e che tendevano a fondare colonie su tutta l’area costiera mediterranea per avere una base sicura per i loro traffici; dall’altro lato sovente lo spostamento di popolazioni greche verso l’Italia Meridionale, Sicilia, Calabria e Puglia in particolare, sarà dovuta a situazioni di instabilità sociale e politica interna, oppure per la minaccia di invasioni da parte di popolazioni barbariche provenienti dal nord dei Balcani e volte a dilagar in Grecia.<br><br></div><div>Anzi, in alcuni periodi, la&nbsp;<strong>Magna Grecia</strong>, così verrà chiamato l’insieme degli insediamenti greci in Italia, diventerà più potente e culturalmente avanzata rispetto alla madre patria.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-03-04 07:37:28 UTC</pubDate>
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         <title>Miriam Muraru (Sicilia)</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div><figure class="attachment attachment-preview"><img src="http://www.webalice.it/gasparelombardo/images/trinacria.jpg" width="449" height="318"><figcaption class="caption"></figcaption></figure></div><div><br><br>Nella prima <strong>colonizzazione Greca in Sicilia </strong>vennero fondate: Zancle (l’ odierna Messina), Naxos (l’odierna Giardini- Naxos), Leontinoi (l’odierna Lentini) e Katane (l’odierna Catania); nella parte sud-orientale i Corinzi ed i Megaresi fondarono rispettivamente Syrakousai (l’odierna Siracusa) e Megara Hyblaea(l’odierna Augusta).<br>Mentre nella costa Meridionale, nel 688 a.C., Cretesi e Rodii fondarono Ghelas (l’odierna Gela), con cui si concluse la prima fase della colonizzazione Greca in Sicilia. </div><div> La seconda fase della <strong>colonizzazione Greca in Sicilia </strong>vide protagoniste le stesse “Polis” (Città- Stato) Siciliane, che fondarono varie sub-colonie: nacquero così, tra il VII secolo e la prima metà del VI secolo a.C., le città di Akrai (l’odiena Palazzolo Acreide), Casmene (Monte Casale), Himera (l’odierna Termini Imerese), Selinunte, Camarina (colle Cammarana in provincia di Ragusa) e Akragas (l’odierna Agrigento). <br> Selinunte <br><a href="https://youtu.be/XczzlFT3zL4">https://youtu.be/XczzlFT3zL4</a><br>Siracusa <a href="https://youtu.be/on1b_OxX8DI">https://youtu.be/on1b_OxX8DI</a> <br>Agrigento <a href="https://youtu.be/4eYLqq8O8YY">https://youtu.be/4eYLqq8O8YY</a><br><strong>Mito di Siracusa</strong><figure class="attachment attachment-preview"><img src="http://magazine.snav.it/wp-content/uploads/2010/09/aretusa.jpg" width="400" height="254"><figcaption class="caption"></figcaption></figure>Mito di Aretusa A Siracusa al centro dell'isola di Ortigia c'è una fonte di acqua dolce alimentata da un fiume sotterraneo. Racconta la leggenda che Aretusa fosse una ninfa di Diana e un giorno mentre passeggiava nel bosco si bagnò nelle acque di un ruscello. Questi, che era il fiume Alfeo (figlio di Oceano e Teti) si invaghì di lei, e prese sembianze umane per farla sua. Aretusa cercò di scappare dal dio e pregò Diana di nasconderla. La dea impietosita dalla sua preghiera la celò dentro una cortina di nebbia, ma Alfeo la sentì respirare e riprese l'inseguimento. Allora Artemide trasformò la ninfa in nebbia e poi in acqua, lanciando una freccia nel terreno, aprì una voragine, nella quale Aretusa cominciò a scorrere. Navigò sottoterra per parecchie miglia, finché non spuntò in un luogo incantato. Sembrava l'Eden pieno di fiori e uccelli variopinti. Alfeo la raggiunse in questo luogo incantato, mescolando le sue acque a quelle della ninfa, per non lasciarla più. Così si creò la leggendaria fonte di Aretusa, nelle cui acque convergono quelle della ninfa e del dio, prima di rituffarsi in mare. Secondo altre versioni la ninfa riuscì a sfuggirgli, creando questa fontana che la separerebbe dal dio che la inseguiva. In realtà, Alfeo era un piccolo fiume della Grecia che effettua un breve tragitto in superficie per poi scomparire sotto terra. Quando i Greci trovarono la piccola sorgente nei pressi della fonte di Aretusa, trovarono la spiegazione fantasiosa alla scomparsa del fiume Alfeo in Grecia, che sarebbe riapparso in superficie in Sicilia. La leggenda è nata per spiegare l'origine di questa fonte d'acqua dolce a due passi dal mare. Non si riesce ancor oggi a capire se la fonte sia alimentata dal fiume sotterraneo, che poi si tuffa in mare, o se sia generata dall'acqua marina, che a contatto con le rocce subisce un processo di desalinizzazione. <br><strong>I reperti archeologici<br></strong> Alcune delle colonie greche conservano i fratelli dei templi dorici di Atene, Olimpia e di Paestum, pari a questi per eleganza ed armonia. Le città della Sicilia greca conservano, ancora oggi, l'antica pianta regolare - con strade che si incrociano ad angolo retto, tagliate al centro da un'arteria maggiore - con resti delle mura di cinta: sono esemplari <strong>Selinunte</strong>, Agrigento e Tindari. Splendida l'architettura dorica del <strong>Tempio della Concordia </strong>del V sec. a.C. ad Agrigento, e il <strong>Castello Eurialo </strong>di Siracusa, famoso per essere il sistema di fortificazioni più vasto in Sicilia, comprendente mura, trincee e gallerie sotterranee. In ogni città era presente una piazza centrale, l'agorà, tipicamente greca, con teatri, visibili ancora oggi, come quello immerso tra i solitari monti di Segesta o quello di Tindari, che domina sull'infinità del mare.<br>Caratteristica di tutti i templi sicelioti è la decorazione della loro parte alta, insieme alle cornici, al frontone, agli acroteri (ornamenti della parte superiore dell'edificio).<br>Molto diffusa, tra l'altro, la grande plastica in terracotta o in pietra, come quella di Gela.<br>Nelle metope scolpite spesso nella stessa pietra del tempio sono trattati temi religiosi e i miti più conosciuti in Sicilia e nella Magna Grecia.<br>Tempio della Concordia<figure class="attachment attachment-preview"><img src="https://encrypted-tbn3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcT3r_2LYZTRov2cK0E-1Fej0lLt6EvzOJt5wzPNHll4z_5vaAqr" width="274" height="184"><figcaption class="caption"></figcaption></figure>Castello Eurialo<br><figure class="attachment attachment-preview"><img src="http://www.regione.sicilia.it/beniculturali/dirbenicult/musei/immaginimusei/eurialo.jpg" width="354" height="356"><figcaption class="caption"></figcaption></figure></div>]]></description>
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         <title>CAULONIA (Calabria</title>
         <author>paola_gerola</author>
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         <description><![CDATA[<div><figure class="attachment attachment-preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:168,&quot;url&quot;:&quot;http://static.deamoneta.com/auctions/179/thumbs/48D.jpg&quot;,&quot;width&quot;:150}" data-trix-content-type="image"><img src="http://static.deamoneta.com/auctions/179/thumbs/48D.jpg" width="150" height="168"><figcaption class="caption"></figcaption></figure></div><div><br>Fu una colonia della Magna Grecia, fondata verso la fine del VII secolo a.C. sulla costa orrientale della Calabria. Secondo la tradizione raccolta dagli antichi sarebbe stata fondata da coloni achei. Nel secolo IV si narrava anche la leggenda dell'amazzone Clete, regina di quel luogo quando vi sbarcarono gli Achei: i Crotoniati, venuti a rinforzare gli Achei, distrussero il regno di Clete, il cui figlio, Caulon, unico sopravvissuto alla strage, riedificò la città che chiamò Caulonia.<br>Caulonia non raggiunse mai kla floridezza e l'importanza di altre città italonie. Anche quando, dopo la rivoluzione anti-pitagorica della metà del sec. V a. C., si costituì a stato indipendente. Verso la fine del sec. IV, alla Lega achea, che si trasformò in Lega italiota, a difesa contro i Lucani e, di lì a poco, contro Dionisio il Vecchio di Siracusa (v. crotone). Dopo la vittoria sugli Italioti presso il fiume Elleporo (389 a. C.), Dionisio smantellò la città e ne diede il territorio ai Locresi, trasportandone gli abitanti a Siracusa.</div><div>La città risorse quando si sfasciò l'impero di Dionisio; cadde più tardi nelle mani dei Campani di Reggio, da cui si liberò con l'aiuto dei Romani (270 a. C.)&nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-03-04 07:42:50 UTC</pubDate>
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         <title>Capici-puglia</title>
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         <description><![CDATA[<div>puglia nel VI sec. a. C.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-03-04 07:44:05 UTC</pubDate>
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         <author>francescescagasparini21</author>
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         <pubDate>2016-03-04 07:48:23 UTC</pubDate>
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         <title>LOCRI EPIZEFIRI</title>
         <author>ludob</author>
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         <description><![CDATA[<div>Fù fontata poco dopo kroton nel 709 a.C.Secondo Aristotele gli abitanti erano servi scappati con le mogli dei loro padroni spartani.La città era organizzata secondo il&nbsp; modello della madrepatria dell'epoca, con&nbsp; una aristocrazia conservatrice.Locri Epizefiri è una città che è stata citata da vari pensatori.La leggenda narra che i Dioscuri lottarono con 10000 locresi. La vittoria della Sagra non portò benefici in termini politici, dato che dopo dovette chiedere aiuro a sIRACUSA PER DIFENDERSI DA rHEGIA. 422a.C.,Locri cedette l' autonomia delle sue isole,che si ribbellarono con Kroton. Dopo aver parteggiato per Pirro e occupata da Annibale nel 216 a.C. Lokroi Epizephyrioi entrò in orbita romana divenendo municipium nel 205 a.C.<br>Il sito archeologico si trova sulla costa ionica,a sud della moderna Locri.Abbiamo testimonianze che ci dicono di indigeni già residenti in questa zona,per poi passare alla città greca con moltissimi santuari,teatri e opere pubbliche.<br>Le ricerche hanno anche dato la possibilità di ricostruire molti elementi della vita pubblica, ad iniziare dalle istituzioni attraverso le famose iscrizioni in bronzo dell'archivio del santuario di Zeus Olimpio, di quella quotidiana, grazie alla varietà di reperti rinvenuti nelle abitazioni del quartiere di Centocamere, della religiosità, dell'arte e della cultura di una delle colonie più importanti della Magna Grecia. Si possono poi ammirare tanto nel Museo locale che in quello di Reggio Calabria i corredi provenienti dalle necropoli di Locri Epizefiri che, insieme alle testimonianze dei primi scavi condotti da Paolo Orsi (tempio di Marasà, tempio di Marafioti, santuario di Persefone alla Mannella, necropoli di Lucifero), offrono uno spaccato della società e della vita della colonia.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-03-04 07:48:51 UTC</pubDate>
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         <title>Paglioni/Campania: Elea</title>
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         <description><![CDATA[<div>Fondata intorno al 540 a.c. dai Focei, <strong>Elea-Velia</strong> fu sito di un'importante colonia magno-greca.<br><br>In epoca romana divenne il municipio di Velia e vi soggiornarono personaggi illustri quali Bruto e Cicerone. Quest'ultimo ne apprezzo le cure termali, che, secondo la leggenda, avevano rimesso in salute Augusto, di ritorno dall'Oriente: si narra, inoltre, che Orazio guarì da una quasi totale cecità, tanto che fu sede di una Scuola Medica precorritrice della Scuola medica Salernitana.<figure class="attachment attachment-preview"><img src="http://www.eleavelia.it/images/stories/foto/parmenide-.jpg" width="150" height="227"><figcaption class="caption"></figcaption></figure><br><br>Fu patria della scuola eleatica, il cui massimo esponente fu il filosofo greco Parmenide, poi seguito dal discepolo Zenone.<br><br>Con il passare del tempo Velia perse il suo antico splendore per via del progressivo interramento dei due porti che fornivano la maggiore risorsa commerciale della città. Venne distrutta dai Saraceni fra IVIlI ed il IX sec d. C. <figure class="attachment attachment-preview"><img src="http://www.marbellaclub.it/wp-content/uploads/2014/07/4_9.jpg" width="700" height="462"><figcaption class="caption"></figcaption></figure><br><br>Dichiarata patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, è tra i più importanti siti archeologici della Campania, nella parte meridionale sorge la ripianificazione urbana della città alla fine del IV sec. a.c.<br><br><br></div><div>Nell'acropoli  si possono ammirare i resti della Torre Angioina, di un teatro ellenistico, di un tempio ionico ed inoltre vi si ergono le strutture del Castello Normanno sovrapposte a quelle greche e romane.<br><br><br></div><div>Sempre nella parte meridionale si può ammirare ancora la Porta Marina, il Criptoportico, il complesso termale del II secolo d.C., il cosiddetto “Gimnasium”, dove sono state rinvenute terme e statue legate al culto di Apollo Guaritore. La “Casa degli Affreschi”, da poco portata alla luce, è una magnifica abitazione della borghesia romana, ricca di dipinti murali di rilevante interesse. <br>Dracma della colonia Elia datato 541 a.C.<figure class="attachment attachment-preview"><img src="http://www.archart.it/wp-content/uploads/2012/01/moneta-elea.jpg" width="600" height="320"><figcaption class="caption"></figcaption></figure></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-03-04 07:52:29 UTC</pubDate>
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         <title>ALESSIO-SICILIA</title>
         <author>b_pignatone2000</author>
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         <description><![CDATA[<div>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<strong>&nbsp;TEATRO DI TAORMINA</strong><br>Risale a questo periodo la costruzione del&nbsp; famoso Teatro Antico costruito precisamente nel III secolo a.C. sfruttando la struttura morfologica della collina dove risiede è contornato da un panorama affascinante comprendente due estremi geografici, la baia di Schisò ed il Vulcano Etna &nbsp;</div><div>&nbsp;Il teatro era stato costruito seguendo la morfologia della collina dove si trova; questo permetteva al pubblico di ascoltare perfettamente lo spettacolo , anche se si trovavano nella parte piu alta del teatro.</div><div>&nbsp;Il teatro è composto da tre parti principali:la cavea, l'orchestra e la scena.</div><div>&nbsp;La cavea è formata dalla gradinata che partiva dal basso e andava salendo verso l’alto dove prendevano posto gli spettatori. I gradini della gradinata erano ricavati dalla roccia viva, in assenza di questa venivano costruiti in muratura. La cavea era divisa orizzontalmente in 5 zone che gli spettatori percorrevano per prendere posto nella gradinata. Perpendicolarmente, invece, la cavea era percorsa da 8 scalette strette. Sopra le volte dei due portici semicircolari c’erano due terrazze semicircolari con sedili di legno, destinate alle donne che assistevano agli spettacoli separate dagli uomini. &nbsp;</div><div>&nbsp;L’orchestra è la parte più bassa di tutto il teatro. In questo spazio si collocavano i suonatori che accompagnavano lo spettacolo.</div><div>&nbsp;La scena era il luogo dove gli attori e i ballerini recitavano e danzavano.<br>&nbsp; Era ornata da due ordini di colonne, uno sovrapposto all'altro.&nbsp;<br><br><figure class="attachment attachment-preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:500,&quot;url&quot;:&quot;http://www.fotografieitalia.it/foto/2045/2045-12-25-55-7054.jpg&quot;,&quot;width&quot;:339}" data-trix-content-type="image"><img src="http://www.fotografieitalia.it/foto/2045/2045-12-25-55-7054.jpg" width="339" height="500"><figcaption class="caption"></figcaption></figure><br>&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-03-04 07:52:44 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <pubDate>2016-03-04 07:56:58 UTC</pubDate>
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         <title>KRIMISA (Calabria)</title>
         <author>paola_gerola</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>Secondo alcuni racconti mitici, non sempre univoci e coerenti, l'eroe greco&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Filottete">Filottete</a>, reduce dalla&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_di_Troia">guerra di Troia</a>&nbsp;, era giunto in questi luoghi esule da&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Melibea&amp;action=edit&amp;redlink=1">Melibea</a>, con dei&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rodi">Rodii</a>&nbsp;guidati da&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tlepolemo">Tlepolemo</a>&nbsp;e vi aveva fondato le città di Krimisa, Petelia, Macalla e Chone.<br>Nella zona tra &nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sibari">Sibari</a>&nbsp; e &nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Crotone">Crotone</a>&nbsp; colonizzò, quindi, il promontorio di Crimissa e vi fondò la città cui diede lo stesso nome.&nbsp;<br>In età classica la città si estese lungo le colline prospicienti i colli, con insediamenti sparsi di fattorie, sino poi a raggiungere, verosimilmente, l'area pianeggiante vicina all'attuale città di Cirò Marina. Filottete, inoltre, aveva dedicato un santuario ad Apollo Aleo, dove avrebbe deposto l'arco e le frecce ricevute in dono da&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Eracle">Eracle</a>. Successivamente, accorso in aiuto dei suoi amici Rodii, sarebbe morto combattendo contro barbari indigeni. Sulla sua tomba eretta presso il fiume Sibari, o secondo un'altra versione della leggenda, eretta a Macalla, sarebbe stato successivamente edificato un tempio dove egli veniva onorato&nbsp;<br>con dei sacrifici.<figure class="attachment attachment-preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:204,&quot;url&quot;:&quot;http://www.comune.ciromarina.kr.it/1/museo/img/tempio_1%20foto%204.jpg&quot;,&quot;width&quot;:272}" data-trix-content-type="image"><img src="http://www.comune.ciromarina.kr.it/1/museo/img/tempio_1%20foto%204.jpg" width="272" height="204"><figcaption class="caption"></figcaption></figure><figure class="attachment attachment-preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:279,&quot;url&quot;:&quot;http://www.archeocalabria.beniculturali.it/archeovirtualtour/images/small/Numismatica%202_tetradramma%20Messina%20Anaxilas%20R.jpg&quot;,&quot;width&quot;:304}" data-trix-content-type="image"><img src="http://www.archeocalabria.beniculturali.it/archeovirtualtour/images/small/Numismatica%202_tetradramma%20Messina%20Anaxilas%20R.jpg" width="304" height="279"><figcaption class="caption"></figcaption></figure></div>]]></description>
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         <title>PUGLIA</title>
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         <description><![CDATA[<div><br><br><br>TEMPIO DI TARANTO<figure class="attachment attachment-preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:227,&quot;url&quot;:&quot;https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/0/0c/Colonne_Doriche.JPG/170px-Colonne_Doriche.JPG&quot;,&quot;width&quot;:170}" data-trix-content-type="image"><img src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/0/0c/Colonne_Doriche.JPG/170px-Colonne_Doriche.JPG" width="170" height="227"><figcaption class="caption"></figcaption></figure></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-03-04 08:18:24 UTC</pubDate>
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         <title>Latella-Puglia</title>
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         <description><![CDATA[<div>I motivi principali dell'espansione greca verso l'occidente era la ricerca&nbsp; di nuove terre da coltivare e di materie prime.<br>alcune tra le colonie più importanti erano Taranto, fondata nel 706 a.C. dai partheni, Gallipoli, Mattinata e Canosa.<br>Le colonie greche venivano fondate da un ecista che partiva, con circa 200 uomini su due o tre navi, dalla città d'origine per fondare una colonia. La Magna Grecia in quel tempo era popolata da popolazioni indigene, in particolare in Puglia erano presenti i Lapigì una popolazione di origine illirica.<br><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-03-04 08:20:38 UTC</pubDate>
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         <title>Rhegion (calabria)</title>
         <author>francescescagasparini21</author>
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         <description><![CDATA[<div>&nbsp;-L'antica Rhegion sorgeva sulla riva destra dell'Apsias, doveva assicurare il controllo dello Stretto, un passaggio obbligato nelle principali rotte commerciali del Mediterraneo antico. &nbsp;<br><br></div><div>&nbsp;-Venne fondata in un periodo compreso tra il 730-720 a.C. da coloni di origine calcidese con l'appoggio di alcuni nobili messeni. Le fonti a proposito ricordano due ecisti fondatori : Artimedes di Calcide, che fondò Rhegion, e Antimnestos di Zancle che fondò la dirimpettaia colonia di Zancle.<br><br></div><div>&nbsp;-Sempre Tucidide narra del ruolo decisivo avuto dall'oracolo di Apollo a Delfi nella fondazione delle due città sullo Stretto. Durante la guerra messenica, sul finire del VIII secolo a.C. alcuni nobili della città di Messana, sopraffatti dagli spartani, consultarono l'oracolo per decidere il luogo della colonizzazione. Apollo per bocca della Pizia li costrinse ad unirsi al gruppo dei calcidesi per fondare due città dirimpettaie a controllo delle rotte commerciali dello Stretto di Messina. L'antica Rhegion conobbe, anche se per poco tempo, un momento di grande espansione commerciale e territoriale durante il V secolo a.C. quando il tiranno&nbsp;<a href="http://www.calabriatours.org/personaggi/anassilao.htm">Anassilao</a>&nbsp;avviò una possente campagna militare di espansione in Sicilia, conquistando e sottomettendo la dirimpettaia Zancle, che prese da allora il nome di Messena. Il controllo univoco delle rotte commerciali tra lo Ionio ed il Tirreno, portò la città di Rhegion a conoscere un periodo di prosperità e ricchezza.&nbsp;<a href="http://www.calabriatours.org/personaggi/anassilao.htm">Anassilao</a>fece costruire una possente cinta muraria in mattoni crudi. Il IV secolo a.C. segna invece un periodo caratterizzato da assedi e distruzioni a partire dalla tregua del 393 a.C. firmata con Dionisio di Siracusa che, alleato di&nbsp;<a href="http://www.calabriatours.org/colonie/lokroi.htm">Locri Epizefiri</a>, sottomise la città al pagamento di forti tributi. Cinque anni più tardi, in una nuova crisi con i siracusani, Rhegion venne messa ancora sotto assedio per 11 mesi ed infine conquistata con la deportazione degli ultimi resistenti a Siracusa. Dopo le scorribande di Pirro e di Annibale, nel III secolo a.C. Rhegion divenne municipio romano col nome di Rhegium Iuleum.<br>&nbsp;Nel periodo di massimo splendore economico, Rhegion conobbe altresì una florida attività artistica e culturale. Nel V secolo a.C. infatti nella colonia calcidese operavano artisti del calibro di Syllax, decoratore del Peloponneso, il maestro scultore Klearkos ed il suo più famoso e celebrato discepolo&nbsp;<a href="http://www.calabriatours.org/personaggi/pytaghoras.htm">Pitagora di Reggio</a>, che scolpì le più belle statue dell'antichità in Grecia e Magna Grecia, ed oggi indicato tra i possibili realizzatori dei celeberrimi&nbsp;<a href="http://www.calabriatours.org/rinvenimenti/bronzi_di_riace.htm">Bronzi di Riace</a>.<br><figure class="attachment attachment-preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:159,&quot;url&quot;:&quot;https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/5c/Rhegion_tetradramma_leone_di_nemea.jpg&quot;,&quot;width&quot;:167}" data-trix-content-type="image"><img src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/5c/Rhegion_tetradramma_leone_di_nemea.jpg" width="167" height="159"><figcaption class="caption"></figcaption></figure></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-03-04 08:21:17 UTC</pubDate>
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         <title>ALESSIO-SICILIA</title>
         <author>b_pignatone2000</author>
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         <description><![CDATA[<div>&nbsp;<strong>L</strong>a storia della città di Taormina alterna periodi floridi e periodi di forte negatività e di depressione e tutte le fasi cittadine rispecchiano l'andamento storico e culturale proprio della Sicilia.<br><br></div><div>&nbsp;<strong>L</strong>a nascita di questa citta&nbsp; fu determinata dall'arrivo di alcuni profughi greci provenienti dalla vicina città di Naxos, nel 358 a.C., origine che prevede un nome diverso da quello attuale per la città, cioè Tauromenion.<br>&nbsp;Con tale dominazione la città assume l'aspetto tipico delle varie colonie greche, a partire dalla costruzione dell'agorà, dall'acropoli e dalla costruzione del Bouleuterion - necessaria sede del consiglio cittadino.<br><figure class="attachment attachment-preview" 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         <pubDate>2016-03-04 08:26:07 UTC</pubDate>
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         <title>SKYLLETION (Calabria)</title>
         <author>paola_gerola</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>Come per <a href="http://www.calabriatours.org/colonie/kaulonia.htm">Kaulonia</a>, anche per l'antica Skylletion le fonti non sono concordi nel definire l'ambito di costruzione della città greca. Alcuni storici antichi narrano di una fondazione da parte di Menesteo, re ateniese compagno di Ulisse, che reduce dalla guerra di Troia avrebbe fondato l'antica Skylletion prima di recarsi in Libia. A conferma della pista ateniese è il culto della dea Atena riferito da Licofrone. Strabone (un famoso storico) però, dopo aver ricordato la leggenda di Menesteo, ricorda che Skylletion entrò subito dopo in orbita crotoniate.<br>Tra il VII ed il V secolo a.C. Skylletion divenne la roccaforte ionica, e come tale dovette partecipare ai maggiori accadimenti storici al fianco della potente <a href="http://www.calabriatours.org/colonie/kroton.htm">Kroton</a>, condividendone il destino. Ciò induce a credere che l'antica Skylletion sia stata fondata nel VII a.C. dai crotoniati. Sempre Strabone cita la città di Skylletion tra i territori sottratti ai crotoniati e ceduti ai locresi da parte di Dionisio di Siracusa nel 386 a.C.. Durante il IV ed il III secolo a.C. Skylletion cadde sotto il dominio dei Brettii. Dopo la sconfitta di Annibale nel 205 a.C. i romani vincitori assoluti nell'Italia meridionale, si ritorsero contro le città della Laga Italiota comandata dai crotoniati e alleata dei cartaginesi. La sconfitta contro i romani pose fine alla vitalità dei centri magnogreci. Nel 122 a.C. il console Caio Gracco riorganizzò le città greche deducendone colonie romane, l'antica Skylletion divenne Scolacium. Scolacium crebbe d'importanza, e tra il 96 ed il 98 d.C. l'imperatore Nerva, la fece potenziare ulteriormente chiamandola Minervia Nervia Augusta Scolacium.<br>La città venne poi abbandonata nel corso del VII secolo d.C. dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente,</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-03-04 08:27:35 UTC</pubDate>
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         <title>MEDMA</title>
         <author>ludob</author>
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         <description><![CDATA[<div>Fondata da Locri Epizefiri, Medma, secondo il racconto di Ereteo da Mileto, deve il suo nome a una ninfa delle acque, mentre un'altra tradizione vuole che il nome derivi da una sorgente ancora oggi presente sul territorio intorno a Rosarno.<br>A partire dal XIX iniziò nella zona una ricerca (o meglio una spogliazione) di pezzi antichi che portò alla dispersione di molto materiale archeologico di Medma.<br>I manufatti provenienti dalla città sono contraddistinti dall'uso di una particolare terracotta con componente sabbiosa bianca e uniforme: spiccano per bellezza di fattura le teste femminili, molte delle quali è possibile oggi ammirare nelle sale del Museo Nazionale di Reggio Calabria, altri pregevoli esemplari sono custoditi nei maggiori musei del mondo.<br>Il territorio dell'antica Medma coincide con quello dell'attuale Piana di Rosarno percorsa dal fiume Mesima, importante asse fluviale del versante tirrenico calabrese. La fondazione della città fu motivata dal bisogno che aveva Locri di possedere un porto, irrealizzabile in quella parte di costa jonica dove la città sorgeva. Sul fiume Mesima doveva esistere un porto fluviale, ma le fonti antiche parlano anche di un E<em>mporion</em>&nbsp;la cui localizzazione è da ricercarsi nella Marina di Nicotera, dove un uso portuale della costa è documentato fino in età federiciana.<br><br></div><div>Simmetricamente disposta rispetto a Medma, sorgeva Metauros, città situata sulla riva destra del fiume Metauros (l'odierno Petrace) che ha restituito vaste necropoli a incinerazione.<br>Metauros, considerata colonia dei Calcidesi di Zancle (Messina), segnò per lungo tempo la zona di confine fra l'influenza politica di Rhegion e quella di Locri.<br>Questo itinerario si snoda fra le città<em>&nbsp;</em>di Hipponion, Medma e Metauros, seguendo lo sviluppo costiero del massiccio del monte Poro che è geograficamente inserito tra i golfi di Sant'Eufeumia e Gioia, delimitato ai margini dalle pianure alluvionali formate dall'Amato e dal Mesima.&nbsp;<br>Costituito da una compatta massa granitica, il promontorio è caratterizzato dalla presenza di cime rotondeggianti (pori) sicché è possibile parlare di Poro di Nicotera, Poro di Mileto, Poro di Spilinga.&nbsp;<br>Di notevole bellezza è il terrazzamento costiero della zona di Tropea, mentre ad oriente, una serie di piani terrazzati congiungono il promontorio del Poro alle montagne delle Serre.&nbsp;<br><br></div><div>Dopo aver visitato Hipponion, non trascurando di affacciarsi sulla terrazza panoramica del castello normanno di Vibo Valentia, da cui è possibile allargare lo sguardo sia verso l'entroterra che verso il mare, si può iniziare il percorso costiero (S.S. 522) che, toccando Tropea, Capo Vaticano e Nicotera, porterà a Rosarno, luogo dell'antica Medma e a Metauros, l'odierna Gioia Tauro.<br>Tutta l'area del Poro, da Torre Galli a Tropea a Nicotera, ha restituito notevoli testimonianze archeologiche oggi visibili nelle sale del Museo Vito Capialbi di Vibo Valentia.<br>Il promontorio del Poro si presenta come una zona di grande bellezza per le suggestive scogliere che scendono a picco sul mare incastonando preziose spiagge.<br>Per gli amanti della montagna il territorio di Vibo Valentia offre la possibilità di raggiungere, percorrendo la S.S. 182 in direzione Serra S. Bruno incontaminati boschi di lecci, conifere e faggi, piccole oasi di pace, segnate dalla presenza dell'antico monastero di Santo Stefano del Bosco.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-03-04 08:28:45 UTC</pubDate>
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         <title>PUGLIA</title>
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         <description><![CDATA[<div>Un capitolo a parte nella storia della Puglia protostorica merita la città di Taranto, che fu una tra le più belle colonie fondate dai Greci nell’Italia meridionale e nella Sicilia orientale, cioè l’antica Magna Grecia, tra l’VIII e il VI sec. a.C.<br>La cronologia tradizionale data la fondazione di Taranto nel 706 a.C.<br>Le fonti storiche parlano del trasferimento di alcuni coloni Spartani in quella zona, per necessità di espansione, o per questioni commerciali. I guerrieri greci, distruggendo l’abitato indigeno, portarono una nuova linfa di civiltà e di tradizioni.<br>La leggenda racconta che l’eroe spartano Falanto divenne il condottiero dei Partheni, cioè di un gruppo di cittadini emarginati in quanto figli illegittimi dell’aristocrazia al potere. Prima di avventurarsi per mare alla ricerca di nuove terre, consultando l’Oracolo di Delfi, Falanto apprese che sarebbe giunto nella terra degli Iapigi e che lì avrebbe dovuto fondare una città, quando avesse visto cadere la pioggia da un cielo sereno e senza nuvole. Egli si mise in viaggio, fino a quando giunse nei pressi della foce del fiume Tara e, stanco, si addormentatò sul grembo della moglie. Questa cominciò a piangere a dirotto, ripensando all’oscuro responso dell’Oracolo e alle difficoltà sopportate, bagnando, perciò, con le sue lacrime, il volto del marito.<br>L’oracolo si era avverato: una pioggia era caduta su Falanto da un “cielo sereno”.<br>Sciolto l’enigma, l’eroe fondò la sua città presso l’insediamento iapigio di Saturo.<br>Secondo un’altra leggenda, invece, la nascita della città risale a circa 2000 anni prima di Cristo, ad opera di Taras, uno dei figli di Poseidone. Taras sarebbe giunto in questa regione con una flotta, approdando presso un corso d’acqua che poi da lui stesso avrebbe preso il nome: il fiume Tara. Poi, un giorno, Taras sarebbe scomparso nelle acque del fiume e dal padre sarebbe stato assunto fra gli eroi.<br>L’antica Taranto ebbe così un grande culto per il dio Poseidone, come dimostra il tempio che dovette essere dedicato in città al Dio dei mari.<br>Comunque siano andate le cose, la struttura sociale della colonia sviluppò, nel tempo, una vera e propria cultura aristocratica, la cui ricchezza proveniva, probabilmente, dallo sfruttamento delle risorse del fertile territorio circostante, che venne popolato e difeso da una serie di “phrouria”, cioè piccoli centri fortificati in posizione strategica.<br>Una volta fondata la colonia, fu necessario erigere una cinta muraria per la difesa dagli attacchi nemici. Resti di queste antiche mura sono visibili ancora oggi.<br>Seguì quindi l’assegnazione dei lotti di terra ai coloni (i primi arrivati avevano la terre più fertili) ed infine l’edificazione di grandiosi templi. Quindi, come accadeva per le città greche, anche Taranto possedeva un’acropoli, “la città alta”, con le dimore degli dei ed i larghi spazi riservati alle cerimonie religiose e ai sacrifici, ed una “città bassa”, dipsota in maniera più irregolare e caotica, che presentava strade strette, case assiepate, e rari pozzi d’acqua.<br>Nel V secolo a.C. Taras si allineò alla politica di Sparta e, dopo numerose battaglie con le popolazioni locali, la città greca visse il periodo di maggiore floridezza durante il governo settennale di Archita, che segnò l’apice del suo sviluppo e il riconoscimento della superiorità politica sulle altre colonie dell’Italia meridionale.<br>Dal 343 a.C. al 338 a.C. i Tarantini si scontrarono ancora con i Messapi, rimediando una sconfitta pesante che culminerà con la morte del re spartano Archidamo III, accorso, nel frattempo, in aiuto della città.<br>Questo evento provocò la crisi della classe aristocratica al potere, che non poté opporsi ad una rivoluzione istituzionale di tipo democratico. La democrazia, tuttavia, confermò la politica aggressiva nei confronti del mondo esterno. Molte furono le guerre che ne seguirono che videro Taranto trionfare sempre.<br>Tuttavia, nel 303 a.C., allo scopo di frenare l’espansione di Taranto, i Lucani si allearono con Roma. Ne nacque una guerra che, nel 272, determinò la fine di Taranto e il crollo dell’autonomia di tutte le città greche, che entrarono nell’orbita di Roma.<br>E’ interessante sottolineare che i coloni greci, una volta approdati con le loro navi in Puglia, si trovarono di fronte al problema di dover instaurare dei rapporti con le popolazioni del posto, i Messapi e gli Iapigi, che vivevano di pastorizia e di agricoltura. Gli indigeni erano organizzati in tribù, ma essi non avevano niente a che vedere con la più avanzata organizzazione politica, sociale ed economica delle poleis greche.<br>Si venne così a creare un urto violento tra gli abitanti di questi luoghi ed i nuovi colonizzatori che volevano appropriarsi delle loro terre.<br>Inizialmente, i conquistatori spartani insediatisi nelle nuove terre per affermare la loro supremazia sulle popolazioni, il loro dominio sul territorio, il nuovo ruolo politico e sancire così le loro conquiste, spazzarono via gli italici idoli ed innalzarono templi alle divinità del Pantheon greco, trapiantando le loro tradizioni religiose e civili in Magna Grecia.<br>Successivamente, però, la convivenza o la vicinanza tra i due popoli portò ad un’integrazione. Questo determinerà una sovrapposizione dei culti e delle tradizioni indigene ed elleniche, che in alcuni casi vengono a confondersi: mitici eroi si fondono con divinità locali (numi e custodi di sorgenti, grotte e fiumi) che esprimono la potenza delle forze naturali.<br>Caratteristiche della religiosità magnogreca tarantina fu la sua impronta arcaica, che la distingueva dalla madrepatria; e il fatto che molti santuari extraurbani – almeno i più antichi – erano dedicati a divinità femminili, chiamate a proteggere i luoghi di approdo e i punti di passaggio, alle porte della città.<br>I culti di Hera, Persefone e Afrodite, in onore delle quali vennero eretti numerosi templi, testimoniano anche il forte nesso esistente tra la donna e la terra, e potrebbero anche essere espressione del ruolo centrale dato alla donna nella famiglia magnogreca.<br>Tra le divinità maschili erano, invece, particolarmente vivi i culti di Zeus, Apollo, Hermes e Dioniso. A proposito di quest’ultimo, il filosofo Platone, in visita alla città, scrisse “a Taranto nella nostra colonia ho potuto assistere allo spettacolo di tutta la città in ebbrezza per le feste di Dioniso, nulla di simile accade da noi”.<br>Alla luce di tutto ciò, non è sbagliato affermare che Taranto abbia a lungo gareggiato in potenza politico culturale con le città più importanti dell’antica Grecia; certamente fu la più grande tra quelle della Magna Grecia pugliese.<br><br></div><div><br><br><br></div><div><br> </div>]]></description>
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         <pubDate>2016-03-04 08:32:25 UTC</pubDate>
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         <title>Le fonti letterarie della Sicilia </title>
         <author>sofiabasili28</author>
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         <description><![CDATA[<div><a href="http://www.lombardiabeniculturali.it/img_db/bcoa/G1050/1/l/27_58825.jpg">&nbsp;Purtroppo ci rimangono poche fonti letterarie tra cui quelle di :<br><em>Diodoro 	Siculo</em>&nbsp;	storico greco (Agirio, Sicilia, 90 a.C. - 27 	a.C.). Vissuto al tempo di Giulio 	Cesare, soggiornò forse a Roma e certamente ad Alessandria, 	come si ricava dalla sua opera in 40 libri, la&nbsp;<em>Bibliotheca historica</em>, una storia universale 	dei Greci, Romani e barbari, dalle origini mitiche al tempo di Cesare. A noi rimangono solo i primi 5 libri, sulla preistoria di 	Europa, Asia ed Africa e i libri XI-XX, che contengono notizie sul 	V-IV sec. a.C., oltre a numerosi frammenti. Gran parte dell'opera è 	costituita da parafrasi o citazione di altri autori, altrimenti 	perduti.&nbsp;<br><em>Teocrito</em>&nbsp;	poeta greco (Siracusa 315 a.C. - 260 ca. a.C.). 	Dimorò per qualche tempo a Cos e poi ad Alessandria, dove entrò 	in amicizia con Callimaco. 	Compose moltissimo, ma ci sono giunti solo gli&nbsp;<em>Idilli</em>&nbsp;	, una raccolta di 30 brevi componimenti, di cui 21 certamente 	autentici. Alcuni di questi sono espressamente di contenuto 	mitologico e sono detti&nbsp;<em>Epilli</em>, 	anche se certamente più celebri sono quelli di stile bucolico, che 	furono fonte di ispirazione per tantissimi poeti posteriori&nbsp; come 	Virgilio 	e L'Arcadia 	del '700.&nbsp;</a></div><div><a href="http://www.lombardiabeniculturali.it/img_db/bcoa/G1050/1/l/27_58825.jpg"><br>&nbsp;</a></div><div><a href="http://www.lombardiabeniculturali.it/img_db/bcoa/G1050/1/l/27_58825.jpg">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;</a><br><br></div><div><br>&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-03-04 08:32:49 UTC</pubDate>
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         <title></title>
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         <pubDate>2016-03-04 08:36:07 UTC</pubDate>
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         <title>TERINA (Calabria)</title>
         <author>paola_gerola</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>Verosimilmente Terina è stata colonia fondata dalla città di&nbsp;<a href="http://www.calabriatours.org/colonie/kroton.htm">Kroton</a>&nbsp;tra il VI ed il V secolo a.C.. Insieme alla città di&nbsp;<a href="http://www.calabriatours.org/colonie/skylletion.htm">Skylletion</a>, affacciata sul mar Ionio, doveva garantire il controllo dell'istmo di Marcellinara, permettendo ai crotoniati un facile spostamento da una costa all'altra.<br>Fra il&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/V_secolo_a.C.">V</a>&nbsp;e il&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/IV_secolo_a.C.">IV secolo a.C.</a>&nbsp;cadde, come molte città greche della&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Calabria">Calabria</a>, sotto il dominio dei&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Siracusani">Siracusani</a>&nbsp;finché, nel&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/III_secolo_a.C.">III secolo a.C.</a>&nbsp;venne conquistata dai&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Bruzi">Bruzi</a>. Nel&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/272_a.C.">272 a.C.</a>, con la fine della guerra contro&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Taranto">Taranto</a>, cadde sotto l'autorità di&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Roma">Roma</a>. Venne infine distrutta da&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Annibale">Annibale</a>&nbsp;nel&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/203_a.C.">203 a.C.</a>&nbsp;perché non aveva voluto schierarsi al fianco dei&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cartagine">cartaginesi</a>.<br>Le informazioni storiche e la documentazione esistente sull'antica città di Terina, sono per ora abbastanza scarse, e riferite in gran parte alla storia della colonia achea di&nbsp;<a href="http://www.calabriatours.org/colonie/kroton.htm">Kroton</a>, che avrebbe fondato la città di Terina nel VI secolo a.C. legando al suo destino le vicende storiche delle sue colonie.<br><br>Attualmente non sono ancora venute alla luce prove inconfutabili della posizione di Terina. Secondo l'archeologo&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Orsi">Paolo Orsi</a>, la città era situata nella valle alluvionale del torrente Bagni, in particolare sulle sue rovine sarebbe sorta l'<a href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Abbazia_di_Sant%27Eufemia&amp;action=edit&amp;redlink=1">Abbazia di Sant'Eufemia</a>&nbsp;nel 1062. Egli sostenne questa teoria basandosi sul ritrovamento di un "tesoretto" trovato nelle vicinanze e identificando nel promontorio di Sant'Eufemia Vetere una posizione plausibile per l'<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Acropoli">acropoli</a>&nbsp;della città.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-03-04 08:41:15 UTC</pubDate>
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         <title>PERTOSA (canosa_puglia)</title>
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         <description><![CDATA[<div>&nbsp;Città àpula sita all'estremo limite della Daunia, al confine con la Peucezia, sulla riva destra dell'Ofanto, a circa 20 km dalla foce. Le corrisponde oggi, come estensione del territorio urbano, la moderna Barletta. Il suo porto sull'Ofanto, probabilmente identificabile con quello di&nbsp;<em>Cannae<br></em>Della sua origine greca C. serbò sino all'ultimo la tradizione della lingua e l'uso, tanto che Orazio dice&nbsp;<em>Canusini more bilinguis.&nbsp;</em>La città inoltre coniò monete di argento e di bronzo con leggenda greca (Garrucci,&nbsp;<em>Monete d'Italia,&nbsp;</em>94, e&nbsp;<em>Berliner Münzkatalog</em>, iii, 1, 190). Questa circostanza dimostra la sua potenza economica derivatale dall'essere, oltre che il più importante centro dell'Apulia per la produzione e la lavorazione della lana, anche quasi sicuramente un centro di commercio di questo prodotto, una specie di borsa della lana, favorita dalla privilegiata posizione topografica, e dalla distesa dei pascoli. Plinio parlando delle lane ricorda le&nbsp;<em>Canusinae fuscae</em>; famosi erano inoltre i&nbsp;<em>birri Canusini&nbsp;</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-03-17 16:11:35 UTC</pubDate>
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         <pubDate>2016-03-31 15:15:04 UTC</pubDate>
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