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      <title>aristotele bacheca condivisa 3 b by Salvatore Improta</title>
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      <description>realizzato con la 3 B</description>
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      <pubDate>2017-02-24 09:19:37 UTC</pubDate>
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         <title>ARISTOTELE</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <author>salvatore_improta71</author>
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         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <author>salvatore_improta71</author>
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         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2017-03-10 15:30:08 UTC</pubDate>
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         <title>LA VITA</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>La mente filosofica più universale dei Greci<br><br></div><div>Se il filosofo è colui che 'ama il sapere', Aristotele ‒ vissuto in Grecia nel 4° secolo a.C. ‒ ne ha rappresentato la massima incarnazione. La sua attività di ricerca è stata prodigiosa: si è occupato di metafisica, fisica, biologia, psicologia, etica, politica, poetica, retorica e logica, lasciando in ognuno di questi campi un'impronta indelebile. A questa immensa mole di ricerche Aristotele ha dato inoltre una veste sistematica, creando una vera e propria 'enciclopedia del sapere' che ha dominato la cultura occidentale sino al 17° secolo<br><br></div><div><br>Nel 384 a.C. a Stagira, una cittadina della penisola Calcidica, nasce Aristotele, figlio del medico personale del re di Macedonia. All'età di diciassette anni, rimasto orfano, si trasferisce ad Atene ed entra nell'Accademia di Platone, dove incomincia a studiare, con pieni risultati, tutto ciò che riguarda il campo del sapere matematico e astronomico. Durante l'assenza del maestro, Aristotele si avvale dell'insegnamento di Eudosso di Cnido. Dopo la morte di Platone avvenuta nell'anno 347, il filosofo stagirita lascia la scuola di Atene per trasferirsi ad Atarneo, dove conosce Teofrasto, col quale, qualche anno dopo, si trasferisce a Mitilene nell'isola di Lesbo, per dedicarsi a ricerche di carattere biologico. |&nbsp;</div><div>Dalla professione del padre, Aristotele riceve probabilmente un incentivo verso l'interesse per le scienze della natura che rimase costante in tutta la sua attività di ricerca.<br>&nbsp;Nel 343 Filippo di Macedonia offre ad Aristotele l'incarico di sovrintendere all'educazione del figlio Alessandro. Nella località di Mieza, Aristotele svolge abilmente il suo compito di precettore del futuro Alessandro Magno, trovandosi così in rapporto diretto tra la nuova monarchia emergente nel mondo greco, e la tradizionale cultura delle città elleniche.&nbsp;<br>&nbsp;Dopo l'assassinio di Filippo di Macedonia, Alessandro sale al trono, trovandosi, in giovane età, a dover fronteggiare una rivolta antimacedone, che porterà alla distruzione della città di Tebe. In questo periodo Aristotele torna ad Atene e fonda una scuola propria, un ginnasio pubblico posto sul colle del Licabetto, chiamato Liceo, poiché aveva sede in un luogo sacro ad Apollo Licio. E' qui che il maestro tiene le sue lezioni, sia di tipo specialistico sia per un pubblico più vasto. Ai numerosi giovani che frequentano le sue lezioni, Aristotele rende noti i risultati dei propri studi riguardanti diverse discipline quali la fisica, la geometria, l'astronomia, la zoologia, e la politica. Successivamente fu costituita una ricca biblioteca per favorire un'intensa attività di ricerca.&nbsp;<br>&nbsp;Nel 323, l'anno in cui morì Alessandro, si afferma ad Atene il partito antimacedone. Aristotele è costretto a lasciare nuovamente la città e si ritira a Calcide, nell'isola Eubea, dove, nel 322, all'età di 62 anni, muore dopo alcuni mesi di malattia.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-10 19:20:54 UTC</pubDate>
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         <title>LA FISICA</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>Quella di Aristotele ‒ vista con gli occhi del fisico moderno ‒ è una fisica 'ingenua', basata cioè sull'esperienza comune. Stando a quest'ultima, la Terra sembra stare ferma, mentre il Sole si muove nel cielo; inoltre i corpi celesti, a differenza di quelli terrestri, sembrano rimanere uguali e si muovono circolarmente. Partendo da queste osservazioni Aristotele elabora una concezione geocentrica e disomogenea dell'Universo. Geocentrica, perché la Terra sta immobile al centro dell'Universo, mentre il Sole e i pianeti le ruotano attorno. Disomogenea, perché si basa sulla distinzione tra due zone: quella celeste (dalla luna in su), nella quale i corpi sono eterni, immutabili e si muovono di moto circolare, e quella sublunare (dalla luna al centro della Terra), nella quale i corpi sono mutevoli, composti da elementi (terra, acqua, aria, fuoco) e caratterizzati dal moto rettilineo. Tale moto è dovuto alla naturale tendenza dei corpi verso il loro 'luogo naturale', come dimostra il fatto che le pietre, composte di terra, cadono verso il basso, mentre le bolle, composte d'aria, vanno verso l'alto. Tale concezione dell'Universo, ripresa da Tolomeo, dominò sino al 16° secolo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-11 11:00:33 UTC</pubDate>
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         <title>LA POLITICA</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>L'uomo, secondo Aristotele, è un animale naturalmente socievole. Soltanto vivendo in società gli uomini possono realizzare le loro potenzialità, così come gli organi possono vivere soltanto all'interno del corpo. Ma questa concezione non deve condurre alla negazione delle differenze individuali. Aristotele rifiuta il comunismo teorizzato dal suo maestro, perché ritiene che abolendo la proprietà privata non solo non sparirebbero i mali della convivenza umana, ma sorgerebbe una società economicamente povera e spiritualmente grigia. L'unità sociale nasce invece proprio dalla compresenza delle differenze, così come nella musica l'armonia scaturisce dalla varietà degli accordi e dei toni.<br><br></div><div>Quanto alle forme di governo, se Platone preferiva l'<a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/aristocrazia_(Enciclopedia_dei_ragazzi)/">aristocrazia</a> (il governo dei migliori, che a suo parere erano i sapienti), Aristotele preferisce la <em>politìa</em>, (da <em>polìtes</em> "cittadino"), ossia il governo delle maggir parte dei cittadini, perché è convinto che l'insieme dei cittadini giudichi meglio di alcuni individui eccellenti. Chi è, si chiede Aristotele, il miglior giudice di un pranzo? Il cuoco, che è un esperto, o gli invitati? Gli invitati, perché le capacità di giudizio dei singoli si sommano tra di loro e finiscono per superare quelle dell'esperto. Perché la <em>politìa</em> funzioni è però necessario che si formi un'ampia classe media, né troppo ricca, né troppo povera.<br><br></div><div><strong><br></strong><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-11 11:04:14 UTC</pubDate>
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         <title>il cosmo secondo aristotele</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2017-03-11 14:34:22 UTC</pubDate>
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         <title>quante sostanze?</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>il cosmo aristotelico</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2017-03-11 14:49:27 UTC</pubDate>
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         <title>Riflessione film: &#39;&#39;Quasi amici&#39;&#39;</title>
         <author>antoniagiglio45</author>
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         <description><![CDATA[<div>GIGLIO   3  D<br><br>Il film, basato su una storia vera, è incentrato sulla forza indissolubile dell’amicizia tra due uomini completamente opposti: Philippe un miliardario divenuto tetraplegico a seguito di un incidente e il giovane immigrato senegalese Driss. Nonostante la loro diversità i due instaureranno un amicizia senza confini, intoccabile, folle che finirà per cambiare inaspettatamente la vita dei due.<br>Il personaggio di Driss è capace di provare un diverso genere di pietà, quella che dà la forza di continuare ad andare avanti e che non avvilisce né permette di autocommiserarsi, egli apprenderà molto dal suo compagno, che interpreta il personaggio del tetraplegico Philippe. Quest'ultimo sceglie Driss come suo badante per non sentirsi diverso e giudicato, ma soltanto una persona umana con desideri e volontà, con cui chiacchierare, ridere e scherzare. Dunque nonostante queste enormi diversità, ognuno dei due ha bisogno dell’altro per essere sé stesso e accettare l’altro per quello che è, senza volerlo cambiare a tutti i costi, lo scopo del film è infatti questo: prendersi cura dell’altro con tutto se stesso, comprese le proprie fragilità personali e le proprie difficoltà, anche se ciò non guarirà una persona da una malattia da cui non si può guarire, ma potrà curarla, infonderle la speranza, darle una prospettiva di vita vera non tenendo conto delle differenze di razza, dello status sociale ecc... Ad un certo punto, tuttavia, ci si dimentica della pietà del senegalese nei confronti dell'uomo affetto da handicap e ci si concentra unicamente sulla storia di due uomini, diversi forse, ma entrambi semplicemente uomini.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-04-24 17:01:54 UTC</pubDate>
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         <title>atto e potenza</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/152t6khlxyrk/wish/334300857</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2019-02-22 19:23:10 UTC</pubDate>
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         <title>Una domanda, due risposte  </title>
         <author>cristianpecoraro77</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/152t6khlxyrk/wish/339221934</link>
         <description><![CDATA[<div>Una delle domande più importanti che l'uomo si sia mai posto è come e soprattutto perché esiste il mondo(inteso anche come universo) e l'uomo.<br>Filosofi e scienziati da tutte le epoche si schierano a favore di due visioni diametralmente opposte: la visione meccanicistica(punto cardine della filosofia di Democrito) e la visione finalista(introdotta per la prima volta da Platone).<br>-Modello Meccanicista:<br>Secondo Democrito, l'esistenza è governata da leggi intrinseche della materia che, secondo i principi di aggregazione e disgregazione, rendono l'universo un  sistema ciclico e completamente casuale. Secondo questo modello il mondo, quindi, si muove autonomamente, senza il bisogno di un essere sovrannaturale che amministri secondo sua volontà gli eventi, cioè senza un progetto intelligente.<br>-Modello Finalista<br>Al contrario, il modello finalista prevede un progetto intelligente non guidata solo dalla necessità e dal caso bensì anche da un essere esterno che trascende la realtà.<br>Platone, nel <em>Timeo</em>, espone un mito che a detta sua non è dimostrabile per via razionale nonostante abbia ad esso attribuito verosimilità.<br>In questo mito viene spiegato che un demiurgo (dal greco <em>dēmiūrgós :artigiano)</em> diede alle idee nell'Iperuranio ordine e con esse "forgiò" l'universo seguendo il suo scopo di renderla più bella e buona possibile.<br>Da questo mito si può evincere che Platone dona alla realtà uno scopo provvidenziale in quanto dettato da una forza soprannaturale dotata di volontà e a cui nessuno può sottrarsi.<br><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-08 09:35:59 UTC</pubDate>
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         <title>Lotta fra meccanicismo e finalismo</title>
         <author>cristianpecoraro77</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/152t6khlxyrk/wish/339221956</link>
         <description><![CDATA[<div>Nell'antica Grecia dal conflitto di queste due fazioni ne uscì vincitore il finalismo, appoggiato&nbsp; non solo dalla filosofia stoica, ma anche da Aristotele, allievo dello stesso Platone da cui prende la visione teleologica.<br>Il meccanicismo verrà in seguito sostenuto da pochi autori, come l'epicureo Lucrezio. Nel Medioevo la visione di una realtà non governata da un Dio-padre non poteva venire assolutamente accettata sia dal clero che dai suoi fedeli. Da questo rigetto totale del Meccanicismo da parte della cristianità medievale si allontana il Rinascimento, che, appoggiando spiritualmente il finalismo dando al mondo l'accezione di "vivente e intelligente" come creatura senziente, non ripudia completamente alcuni tratti del modello "casuale e non&nbsp; provvidenzialstico" dell' universo.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-08 09:36:05 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>La svolta della rivoluzione scientifica</title>
         <author>cristianpecoraro77</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/152t6khlxyrk/wish/339222003</link>
         <description><![CDATA[<div>Fino a un determinato periodo che  coincide con le grandi rivoluzioni scientifiche, la maggioranza appoggiava il modello finalista,che come abbiamo detto precedentemente, sostenevano  che il mondo fosse organizzato da una forza intelligente. Maggioranza che andò via via scemando a causa proprio delle rivoluzioni in campo scientifico, con Galileo, Cartesio, Newton e Darwin. Questi appoggiavano ovviamente il modello meccanicista, escludendo esplicitamente la concezione finalistica senza però negare la presenza in origine di un Dio,che immise nella natura quelle leggi meccaniche che il fisico ha il compito di esprimere in forma matematica.Riservando a Dio la sola funzione creatrice e regolatrice. L' egemonia culturale del finalismo venne ulteriormente intaccata dalla teoria evoluzionistica di Charles Darwin. Nella quale spiegava come il tutto fosse iniziato da ominidi, che in seguito alle evoluzioni dovute ai cambiamenti di clima e di adattamento al luogo, arrivarono a noi. Teoria che ha avuto le sue conferme in seguito a scoperte di resti di ominidi e alle osservazioni sul campo di mutamenti adattivi. Darwin inoltre trovò "l'appoggio" di Richard Dawkins ,uno dei maggiori esperti di selezione naturale, che su Darwin affermò" Ha il potere di spiegare come la complessità organizzata emerge da inizi semplici senza alcun intervento esterno".</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-08 09:36:17 UTC</pubDate>
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         <title>Essere finalisti nonostante Darwin</title>
         <author>cristianpecoraro77</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/152t6khlxyrk/wish/339222033</link>
         <description><![CDATA[<div>Parte di biologi e fisici sostengono la possibilità di un qualche tipo di "intelligent design"(progetto intelligente), ovvero la corrente di pensiero secondo la quale «alcune caratteristiche dell'universo e delle cose viventi sono spiegabili meglio attraverso una causa intelligente.<br>Sulla teoria Darwiniana ci sono varie ipotesi: alcuni la ritengono fallace, mentre altri la ritengono vera ma con concezioni finalistiche. Varie tesi in confronto hanno fatto sorgere una domanda: perché Dio avrebbe usato un metodo così tortuoso, se poteva creare tutto direttamente? <br>Di recente un biologo americano, Micheal Behe, ha sollevato molte polemiche su quello che riguarda la teoria della complessità irriducibile (sistemi il cui funzionamento dipende dall'interazione di molte parti, tutte indispensabili). Behe si chiede come sia possibile che ciascuna parte sia stata selezionata dall' ambiente se solo il risultato finale favorisce dei vantaggi. Un caso classico per gli anti darwiniani è l'occhio: se funziona solo se compiuto, come si è sviluppato gradualmente? Per Behe si è evoluto in vista di un risultato finale, per i darwiniani invece può essere esistito una forma primitiva d' occhio. Una terza posizione pone l'attenzione su particolari caratteri della mente umana(pensiero morale o l'amore per il bello): Darwin riteneva che ogni competenza umana deve essersi evoluta nel tempo a partire dalle forme più semplici(altruismo).<br>Una quarta obiezione si sofferma sulla nascita della vita: in particolare si riferisce a quello che i fisici chiamano "fine turning"(perfetta sintonia). Si tratta del valore delle costanti delle leggi fisiche che se fossero state anche solo leggermente diverse, non avrebbero permesso la vita. Varie opinioni affermano che questa sia stata prevista fin dall'inizio da una intelligenza trascendente, in caso contrario si tratterebbe di un fenomeno troppo improbabile per poter avvenire casualmente. I meccanicisti affermano che un evento improbabile non è impossibile: quindi per loro la via è un incidente della storia dell'universo, non previsto fin dall'inizio.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-08 09:36:24 UTC</pubDate>
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         <title>Micheal Behe</title>
         <author>cristianpecoraro77</author>
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         <description><![CDATA[<div>Micheal Behe è un biologo americano, sostenitore del movimento antievoluzionista  riguardo il Disegno Intelligente. Mentre Stephen Colbert, conduttore televisivo e scrittore statunitense, ha chiamato Micheal Behe "il padre del Disegno Intelligente". I suoi argomenti furono chiamati "quasi eretici" da New York Times Book Review, e Richard Dawkins ha pubblicamente criticato Behe per le sue "eretiche visioni". Ovunque vada, Behe faceva scalpore, ma nonostante ciò lui rimase concentrato sui suoi studi scientifici.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-08 09:36:31 UTC</pubDate>
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         <title>Darwin&#39;s Black Box</title>
         <author>cristianpecoraro77</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/152t6khlxyrk/wish/339222066</link>
         <description><![CDATA[<div>E' un libro di divulgazione scritto da Micheal Behe: il libro introduce il concetto della complessità irriducibile e sostiene che molti sistemi biochimici si spiegano meglio come frutto di un disegno intelligente piuttosto che un processo evolutivo darwiniano. Ci fu un dibattito fra Keith Fox e Behe: trattava del processo evolutivo delle micromacchine cellulari; se le deduzioni sotto un punto di vista scientifico siano accettabili. E se le mutazioni possano essere unite fino a portare gli organismi complessi.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-08 09:36:37 UTC</pubDate>
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         <title>LA FIGURA DI IPAZIA IN AGORA&#39; E IL CONTRASTO TRA LA MORTE REALE E LA MORTE DEL FILM. (Auggiero e Iorio)</title>
         <author>auggiero</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/152t6khlxyrk/wish/364593591</link>
         <description><![CDATA[<div>Ipàzia ( Alessandria d'Egitto 350/370 - Alessandria d'Egitto 415 ) è stata una matematica, astronoma e filosofa greca antica. Esponente della filosofia neo-platonica, è anche la protagonista del film Agorà ( 2009, diretto da Alejandro Amenàbar ), che tratta in forma romanzata l'intera vita della matematica. <br>Sul finire del IV secolo le tensioni tra cristiani e pagani si accentuano ad Alessandria d'Egitto, dove coesistono una nutrita comunità cristiana e il celebre tempio pagano di Serapide. La tensione sfocia in occasionali episodi di violenza: in uno di questi, lo zelota (=adepto ad una associazione religiosa o politica) cristiano Ammonio, dopo essersi esibito dinanzi alla folla in un "miracolo" attraversando incolume un braciere, spinge nello stesso braciere un pagano per dimostrare pubblicamente l'impotenza degli dei pagani.<br>Nel Serapeo, la filosofa Ipazia predica la tolleranza e si dedica alle conoscenze classiche: fisica, filosofia e soprattutto astronomia. Queste riflessioni la portano a dubitare del modello geocentrico di Tolomeo, giudicandolo troppo astratto, e a interessarsi agli ormai dimenticati studi di Aristarco , che ponevano invece il Sole al centro del sistema solare. Viceversa, suo padre Teone mostra una decisa ostilità verso i cristiani, al punto da voler punire una schiava domestica perché in possesso di una croce di legno; per risparmiarle la punizione, un altro schiavo, Davo chiede di ricevere le frustate al posto dell'altra schiava.<br>Intanto, la comunità pagana di Alessandria si riunisce e Teone concorda con gli esponenti più facinorosi riguardo alla necessità di aggredire fisicamente i cristiani per vendicare l'affronto. Dopo l'assalto iniziale in pubblica piazza, i pagani si ritrovano in netta inferiorità numerica, e devono ritirarsi all'interno delle mura del Serapeo , che comprende non solo lo sfarzoso tempio ma anche la famosa Biblioteca di Alessandria. Durante la notte, l'assedio alle mura viene posto in stallo dall'intervento della guardia cittadina, su ordine del Pretore. Tuttavia, la mattina dopo un ambasciatore rende noto ai pagani trincerati le volontà dell'imperatore Teodosio II (anch'egli cristiano): non saranno puniti per l'attacco ai cristiani, ma dovranno ritirarsi dal Serapeo e i cristiani saranno liberi di entrarvi.<br>I pagani fuggono dall'uscita posteriore del tempio, non prima di aver però portato con sé diversi scritti di teatro, filosofia e matematica, che altrimenti verrebbero sicuramente distrutti insieme alla Biblioteca dalla folla inferocita, come appunto avviene. Davo sceglie di non fuggire insieme a Ipazia e gli altri, bensì di unirsi agli zeloti nella distruzione del Serapeo, odiato simbolo della cultura classica e pagana. Segretamente infatuato della sua padrona, torna poi nella sua casa per abusare di lei, ma desiste appena cominciato e se ne vergogna. Ipazia sceglie di liberarlo per scacciarlo dalla propria dimora, mentre Teone muore in seguito all'infezione della ferita durante gli scontri con i cristiani.<br>Passano diversi anni, durante i quali il paganesimo scompare dalla vita pubblica alessandrina e il Cristianesimo assume una posizione sempre più dominante nella società dell'Impero. Il vescovo Cirillo minaccia l'ordine sociale dal prefetto Oreste, ex-allievo di Ipazia. Scoppia inoltre un conflitto con la comunità ebraica locale, che viene assalita dagli zeloti, guidati da Ammonio, al teatro. Gli ebrei decidono di vendicarsi, attirando con l'inganno nella cattedrale i parabolani (= furono i membri di una setta che nella Chiesa delle origini si dedicavano sotto giuramento alla cura dei malati, mentre nel film sono coloro che saccheggiano e distruggono i templi pagani) di cui faceva parte anche Davo, massacrandoli a colpi di pietre, pochi sopravvivono. Ne segue una persecuzione su vasta scala degli ebrei, che vengono uccisi pubblicamente e poi ammassati in grandi pile funerarie.<br>Frattanto, Ipazia continua i propri esperimenti sul modello eliocentrico, iniziando a covare dubbi riguardo un'orbita perfettamente circolare dei pianeti. La situazione si aggrava ulteriormente quando Oreste, seppure cristiano e battezzato, rifiuta di inginocchiarsi dinnanzi alle Sacre Scritture durante una pubblica messa, dopo che Cirillo appositamente ne ha letto un passo di San Paolo che diffida le donne dall'insegnare agli uomini. Si scatenano così pesanti maldicenze sull'influenza negativa che Ipazia, dichiaratasi non cristiana di fronte al Concilio, avrebbe su Oreste. Ammonio colpisce Oreste scagliandogli una pietra all'uscita della Chiesa, e viene così messo a morte, ma ormai su Ipazia gravano le accuse di empietà e stregoneria. Proprio mentre lei finalmente intuisce che i pianeti si muovono su orbite ellittiche, i parabolani, ora fuori di sé, decidono di linciarla.<br>Davo sente questi discorsi e corre a casa della sua ex-padrona per avvertirla che Oreste le ha offerto un'ultima possibilità di scampare alla furia del popolo: battezzarsi, come hanno già fatto, seppur loro malgrado, tutti i membri del Concilio non cristiani. Ipazia rifiuta perché lei non avrebbe mai creduto in qualcosa che contrasta la filosofia e inoltre sapeva che Cirillo aveva già vinto, infatti sulla via per tornare alla propria dimora viene sequestrata da un gruppo di parabolani e di zeloti, che la portano in una chiesa isolata per scorticarla viva. Davo, che si è unito al gruppo strada facendo, propone invece di lapidarla per evitare il contatto con il suo sangue impuro. Approfittando del tempo necessario agli zeloti per raccogliere le pietre fuori dalla chiesa, si avvicina a Ipazia e, con il suo tacito consenso, la soffoca, risparmiandole così una morte ben più dolorosa per mano degli zeloti.<br>La morte di Ipazia nel film, per ovvi motivi, non rispetta la morte reale: la sua lettiga venne improvvisamente circondata dagli zeloti guidati da Pietro, che la assalgono e la tirano giù, picchiandola.<br>La trascinano fino al Cesareo, l’ex tempio di Augusto diventato la Cattedrale dei cristiani, e qui le strappano la veste, la lasciano nuda di fronte all’altare. Pietro la colpisce con una mazza ferrata mentre gli altri raccolgono dei cocci appuntiti e con questi iniziano a colpirla.<br>Ipazia viene scorticata fino alle ossa e le cavano gli occhi, ma anche dopo che il suo cuore ha smesso di battere la furia non si ferma: la sua carne viene strappata, il suo corpo fatto a brandelli. Le staccano la testa, le braccia, le gambe; continuano a farla a pezzi finché di ciò che era stato Ipazia d’Alessandria non rimane che una poltiglia sanguinolenta.<br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-05-30 11:01:15 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>giuseppeg03141</author>
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         <description><![CDATA[<div>PERCHÈ ESISTE IL MALE?<br>&nbsp;Tutti, o quasi, nel corso della propria esistenza,in occasione di qualche avvenimento spiacevole, si sono chiesti: "perché proprio a me?". Questa domanda<br>&nbsp;spesso nasce quando ciò che accade turba il nostro equilibrio, quando sentiamo di subire le conseguenze negative di una circostanza casuale o dell'azione di<br>&nbsp;qualcuno. Superando la prospettiva individuale, essa si traduce nell'interrogativo sull'origine del male che<br>&nbsp;assillal'uomo contemporaneo<br>&nbsp;quotidianamente bersagliato da notizie di eventi drammatici. Le domande intorno al male si sono imposte alla coscienza umana fin dagli albori della civiltà, manifestandosi prima nelle mitologie primitive, poi nelle grandi religioni (monoteiste e non) e nel pensiero filosofico. La riflessione ellenistica e tardoantica è quella che più si è occupata del problema del male, ma per chiarirne il senso è opportuno rivolgersi anche a filosofi anteriori.Di fronte a domande cosi complesse, il pensiero filosofico procede per scomposizione, analizzandole nelle loro componenti essenziali: quindi, prima di chiedersi:<br>&nbsp;"da dove ha origine il male" sarebbe utile chiedersi "che cos'è il male?"<br>&nbsp;Le came etimologico dei termini è uno strumento importante per avvicinarsi a una risposta. "Male" deriva dal latino malum, nome a sua volta originato dall'aggettivo malus, che traduciamo con "cattivo", "nocivo L'etimologia mette in luce due diverse sfumature: il male può essere inteso come sostantivo oppure come attributo di altro e quindi privo di sussistenza autonoma.<br>&nbsp;IL MALE COME MANCANZA DI BENE<br>&nbsp;Nella sua opera La natura del bene contro i<br>&nbsp;Agostino afferma che, prima di domandarsi da dove provenga il male, bisogna chiedersi che cosa sia ilmale. In quanto pensatore cristiano e influenzato dal neoplatonismo, Agostino ritiene che esista un unico principio da cui tutto proviene: Dio. La realtà é buona proprio perché è il prodotto dell'infinita bontà di Dio e, data questa premessa, non è possibile chel male abbia la natura di sostanza: in caso contrario,infatti, il male costituirebbe un altro principio, opposto e antagonista rispetto a quello identificato comenico creatore. Il male si configura piuttosto comeprivazione di bene: la mala natura è tale perché corrotta, cioè priva della perfezione del bene. È il suo<br>&nbsp;essere corrotta a renderla malvagia, perché la naturacome tale non può che essere il buon prodotto di un dio perfetto. Il male come mancanza di bene non contraddice l'armonioso disegno divino, ma ne fa parte come degradazione dell'essere. Abbiamo visto come Agostino muti la sua posizione sul male e sul peccato: nelle ultime opere la sua visione dell'uomo è molto pessimistica ed egli sostiene che solo una grazia incomprensibile alla nostra ragione può assicurare la salvezza dell'anima. Quando, invece, Agostino è più vicino al neoplatonismo, le sue conclusioni sono affini a quelle di Plotino che, identificando con l'Uno-Bene il principio da cui tutto deriva per emanazione, nega l'esistenza di un principio opposto e indipendente. Il male, quindi, è privato cirealtà ontologica e non dovrebbe dipendere da unprincipio autonomo. D'altronde, abbiamo visto come<br>&nbsp;anche Plotino abbia talora una visione diversa. Egl infatti ammette che la materia sia il principio del male. Per questo Plotino fu criticato da Proclo.Prima di Agostino e Plotino, anche Socrate aveva associato il male a una mancanza. Tuttavia, la sua ricerca non muoveva dalla necessità di conciliare un principiodi perfezione e bontà con l'esistenza del male, ma dalla<br>&nbsp;riflessione sull'individuo e cioè dall'esame della sua interiorità. Sembra che il bene, di fatto, per Socrate si realizzi in questa attività di ricerca su sé stessi, che ha scopi etici e non metafisici. In quest'ottica, nemmeno il berè un'entità metafisica autonoma e, di conseguenza, non lo è il male. Esso si manifesta piuttosto come assenza:il male non è mai commesso volontariamente ma per ignoranza del bene, per un mancato approfondimento che coincide invece con l'esercizio della virtù.<br>&nbsp;IL MALE CAUSATO DALL'UOMO<br>&nbsp;La concezione cristiana Indipendentemente<br>&nbsp;la sua consistenza ontologica, nel linguaggio comune quando si parla di male ci si riferisce a diversi tipi di realtà. Ancora una volta è Agostino che aiuta a chiarire le sue molteplici accezioni. Il filosofo distingue tra male fisico, cioè quello sperimentato attraverso la malattia, la sofferenza e la morte, e male morale. Il male fisico è conseguenza dello stato creaturale dei viventi che, sebbene frutto dell'attività di un dio buono, non possiedono il sommo grado di perfezione che li renderebbe incorruttibili e immuni da ogni tipo di degenerazione. Tuttavia, l'imperfezione delle creature è necessaria all'ordine armonico del cosmo, cosi come l'oscurità della notte fa risaltare il candore della luna e la brillantezza delle stelle. Diverso è il male morale, su cui si concentra l'attenzione di Agostino la sua origine andrebbe ricercata nel mancato riconoscimento dell'ordine dell'universo che porta l'uomo a rivolgersi a beni materiali - quindi mutevoli e limitati - invece che al bene assoluto rappresentato<br>&nbsp;da Dio. L'uomo fa il male non perché si rivolge a qualcosa di malvagio (tutto infatti nell'universo è buono) ma perché questo suo rivolgersi a beni particolari lo distoglie dal vero fine, l'Essere sommo: «il male non<br>&nbsp;è ciò verso cui si cade, ma riguarda l'atto del cadere.. si cade in modo cattivo perché si agisce contro l'ordine naturale» (De Civitate Dei). Il male è quindi imputabile a un atteggiamento dell'uomo che si al<br>&nbsp;lontana dalla fonte della libertà e del bene<br>&nbsp;La concezione classica Anche nel sistema filosofico di Platone il male è legato a un vizio umano che consiste in un impulso contrario alla ragione, il cui esercizio è invece funzionale alla virtù. L'uomo è libero di assecondare o meno la ragione e, di conseguenza, se si volge altrove è colpevole. Questa dinamica è esemplificata nella Repubblica attaverso tramite il mito di Er, in cui la scelta del proprio paradigma di vita è attribuita interamente all'anima: ognuno è responsabile dell'esistenza che condurrà, sia essa buona o malvagia: la responsabilità, pertanto, è di chi sceglie. Il dio non ne ha colpa. Tuttavia, al di là della veste mitica della spiegazione, risulta difficile concepire questa decisione come pienamente libera: è lo stesso Platone a sottolineare il condizionamento sia delle esperienze raccolte nella vita anteriore, sia del caso (ovvero dell'ordine con cui l'anima è sorteggiata a scegliere il proprio modello di vita). Non meno importante è la considerazione della natura immortale dell'anima: la ricompensa per una vita giusta non è limitata al soggiorno terreno, dove anzi è possibile che gli uomini ingiusti ottengano gloria e successo, ma si realizza nell'aldilà. Anche per Aristotele il bene coincide con una vita basata sulla ragione, l'unica facoltà umana che consente il raggiungimento della felicità. Il fatto che l'uomo viva una vita virtuosa o malvagia è una sua libera scelta che, diversamente da come pensava Platone, condiziona esclusivamente l'esistenza terrena, l'unica<br>&nbsp;pertinente in relazione all'etica. Nella sua filosofia siritrova inoltre una componente antisocratica, perch é per Aristotele la conoscenza del bene non è condizione sufficiente per compierlo: io posso sapere<br>&nbsp;quale sarebbe il comportamento migliore da tenere in una data circostanza ma non ruscire a perseguirlo per debolezza di carattere<br>&nbsp;IL MALE NELLO SGUARDO DELL'UOMO<br>&nbsp;Sul male morale e sul suo legame con una perversione della ragione si concentra anche il pensiero stoico. Come per Agostino, per gli stoici il cosmo è in sé perfetto e, pertanto, il male non ha sostanzialità, ma è attribuibile al vizio umano. L'errore dell'uomo sta nell'identificare il bene con il piacere e il male con il dolore rincorrendo l'uno e fuggendo l'altro. Solo esercitando la virtù l'uomo può condurre una vita buona. La morale stoica è la più rigida tra quelle fin qui citate: tra la propensione al vizio e la vita secondo ragione non ci sono vie di mezzo: gli stoici credono che il saggio e lo stolto occupino posizioni antitetiche e inavvicinabili. Il saggio è colui che cerca di armonizzare la propria ragione con quella universale e che quindi accetta come necessario tutto ciò che gli tocca in sorte. A fondamento di tale concezione c'è la tradizionale distinzione stoica tra cose che sono in nostro potere e cose che non lo sono, l'imperatore Marco Aurelio chiarisce che dall'uomo dipendono «il giudizio di valore (hypolepsis), l'impulso ad agire (hormé), il desiderio (órexis) o l'avversione e, in una parola, quanto nostra (Pensieri, XI 33-39). Quello che molti chiamano male, per esempio una malattia, non lo e in sé, ma solo per il nostro giudizio, che attribuisce malvagità a ciò che causa sofferenza. Persino ciò che gli uomini comuni fuggono come il peggiore dei mali, cioè la morte, per Epitteto può anche non essere un male, come Platone fa dire a Socrate nell Apologia: ciò che conta è come si vive, non quanto si vive.<br>&nbsp;IL MALE E IL PIACERE<br>&nbsp;La volontà stoica di negare l'identificazione tra bene e piacere e male e dolore mette in luce un altro aspetto rilevante della questione. Antistene, allievo di Socrate e fondatore della scuola cinica, ribalta addiritturala prospettiva, facendo coincidere piacere e male l'unico vero bene è la virtù, ciò che provoca godimento non è che una distrazione ed è da disprezzare. Lo<br>&nbsp;stesso pensiero, anche se meno radicale, si ritrova in Seneca, che squalifica la corporeità e il suo bisogno di appagamento in favore di una cura dell'anima, sempre intesa come facoltà razionale che porta all'autentica felicità. Di diverso parere è Aristotele, che non vede contraddizione tra il perseguimento di una vita virtuosa e il piacere legato al godimento di beni particolari: anzi, alla vita secondo virtù può essere giunto il piacere che la alimenta. In quest'ottoca facilitano la vita virtuosa, pur senza determinarla.Il male è frutto di un investimento eccessivo sul piacere che può derivare da beni materiali, senza che il"giusto mezzo" orienti le azioni. Anche in Epicuro il piacere è qualcosa di positivo e si identiftica con la felicità, unico vero obiettivo verso cui indirizzare i propri sforzi. Il piacere di cui parla è però un piacere in quiete e non quello che provoca turbamento: la misura, il razionale autocontrollo e l'accettazione dei limiti imposti dalla natura sono quindi fondamentali.<br>&nbsp;L'EVIDENZA DEL MALE<br>&nbsp;Sulla base di quanto emerso dal pensiero di questi filosofi, il male sembra perdere un'identità autonoma, manifestandosi ora come mancanza di bene, ora come errore dell'uomo che radicalizza la sua prospetti-<br>&nbsp;va parziale nell'ottica di un appagamento materiale e immediato. Sulla base dell'esperienza quotidiana degli uomini e di eventi quali soprusi e violenze, risulta difficile negare una componente affermativa, attiva e intenzionale del "male", indipendentemente dalle definizioni date o dalla stessa possibilità di definirlo. Non sembra infatti necessario abbracciare l'una o l'altra concezione per percepirlo. Tuttavia, la mancata risposta alla domanda "che cos'è il male?" impedisce di poter usare il termine "male" con la certezza di un riferimento condiviso.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-05-31 19:39:45 UTC</pubDate>
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